L’idea alla base di un amplificatore, supponendo di avere un
segnale in ingresso variabile nel tempo, ma periodico (come ad
esempio una sinusoide), con una certa frequenza w0, è quella
di amplificare l’ampiezza del segnale di un certo fattore A.
Schematicamente:
Vs sinlw.tt
OHI A Vs
Al
sintattica
v volti
2 i
La struttura che realizza l’amplificatore è un doppio bipolo che
fornisce un fattore di amplificazione A. Se A è un amplificatore
lineare, allora l’ampiezza della sinusoide posta in ingresso
viene semplicemente moltiplicata per A. In più, supponendo il
sistema lineare, allora vale il principio di sovrapposizione degli
effetti, ovvero:
Vs tvsasinlw.tl
1h sin
vi Watt i
Atvs
Salti the
sinnott sinnott
Supponendo che l’ingresso sia un generico segnale periodico,
allora tale segnale può essere scomposto in somma di infinite
sinusoidi attraverso la serie di Fourier e quindi l’ampiezza di
ogni sinusoide, poiché vale il principio di sovrapposizione degli
effetti, sarà moltiplicata per il fattore A. Tale fattore A potrebbe
amplificare di più o di meno alcune ampiezze intorno a basse o
alte frequenze, quindi il fattore di amplificazione per una
specifica sinusoide dipenderà dalla frequenza della sinusoide
stessa.
Ciò che va quindi opportunamente costruito è il blocco A il
quale non è altro che un doppio bipolo con all’interno un
circuito composto da resistenze, induttanze, capacità e
componenti attivi (in quanto semplici impedenze non possono
fornire amplificazione). Il guadagno A può essere molto
elevato, quindi per ottenere stabilità nel sistema ottenuto, si
sfrutta la teoria della retroazione. Per poter rappresentare
questi amplificatori viene utilizzato uno strumento ovvero il
doppio bipolo, il quale è una rete che possiede 2 coppie di
morsetti, detti "porte" del doppio bipolo. Le due coppie
vengono chiamate 1 e 2. Le tensioni e le correnti vengono
prese con la convenzione dell’utilizzatore, ovvero: C2
L aaa
aaaaa
o o
2
Li lilac aaa
All’interno del doppio bipolo c’è una rete che si può
rappresentare con un modello equivalente di thevenin o di
Norton, entrambi posti sia in ingresso che in uscita, quindi è
possibile avere 4 diverse configurazioni interne diverse al
doppio bipolo:
1. Modello Thevenin-Thevenin;
2. Modello Thevenin-Norton;
3. Modello Norton-Thevenin;
4. Modello Norton-Norton;
Supponendo di associare alla porta 1 l’ingresso è alla porta 2
l’uscita, allora alla porta 1, nel primo modello al primario sarà
presente un generatore equivalente di thevenin pilotato, quindi
è presente la serie tra la resistenza del generatore pilotato ed il
generatore pilotato stesso. Similmente sarà presente la stessa
struttura al secondario. I generatori pilotati sono pilotati
vicendevolmente, ovvero il generatore pilotato posto al
primario è pilotato dalla tensione imposta al secondario e
viceversa. Quindi la struttura thevenin-thevenin è:
L Lila
o o
2
L Liza aaa
Imponendo invece un modello di Norton al secondario, allora la
struttura è quella del secondo caso, ovvero un modello
thevenin-Norton:
L Lila aaa aaa
v
o o
2
L Liza aaa aaa
Nel terzo caso, quindi nel modello Norton-thevenin si ha
invece: L Lila
aaa aaa
d
o o
2
L Liza
aaa aaa
Infine, nel quarto caso, ovvero nel modello Norton-Norton, si
ha: C2
L
aaa aaa aaa aaa
µ µ
o o
2
L Liza
aaa aaa aaa
Per completare la trattazione dei 4 doppi bipoli, restano da
determinare le 4 matrici che descrivono i loro componenti
interni. Le matrici sono costituite da 4 parametri che
provengono dai sistemi di equazioni dei doppi bipoli che
descrivono i legami tra gli ingressi e le uscite. Nel primo caso,
la matrice che prevede in ingresso e in uscita generatori di
tensione e la matrice z ovvero quella delle impedenze:
zaiitzir.ir
Me È È
E
Zaia
zeri
E
I parametri Z sono dimensionalmente misurati in ohm, quindi i
parametri indipendenti saranno le correnti i1 e i2 mentre i
parametri dipendenti saranno le tensioni.
Nei modelli con Norton e thevenin insieme si hanno parametri
ibridi, ovvero i parametri h e g, i quali sono parametri
adimensionali o dimensionalmente misurati in ohm o siemens.
Nel secondo modello, si ha: sei
iii i
Nel terzo modello poi si ha:
Iiii
Infine nel quarto e ultimo modello, si ha:
anni
Io fa far
È semplice ricavare i vari sistemi di equazioni in quanto si
considera la grandezza che sta imponendo il generatore
pilotato il quale sicuramente deve dipendere dalla grandezza
posta all’altra porta. Gli equivalenti di Norton o thevenin
dipendono dal corrispettivo sull’altro porta. Si desidera che
l’uscita sia influenzata dall’ingresso e non il viceversa. Ad
esempio nel modello thevenin-thevenin z12 deve essere
piccolo o pari a 0. Il termine 12 riporta l’uscita in ingresso e
non è ciò che si desidera da un amplificatore. Nei parametri h,
h12 deve essere 0, poi y12 e g12. Eliminando tali parametri
restano solo delle resistenze dette resistenze d’ingresso o di
uscita. Realizzato il doppio bipolo amplificatore, quella
resistenza è la resistenza che si vede in ingresso al doppio
bipolo. Esempio, col modello thevenin-thevenin:
L Lila
o o
2
L Liza aaa
Si è quindi posto a 0 il termine z12. Negli altri modelli,
equivalentemente si ha:
L Lila aaa aaa
µ
o o
2
L Liza aaa aaa
L Lila aaa
o o
2
L Liza aaa
L Lila aaa aaa
µ
o o
2
L Liza aaa aaa
Le resistenze poste in ingresso sono le resistenze di ingresso.
Tutto ciò vale se il circuito e lineare in quanto se lo sono, si
possono rappresentare con elementi circuitali lineari. Gli
amplificatori infatti vengono rappresentati con questa tipologia
di circuiti perché è molto semplice affrontarli.
Poiché per ogni doppio bipolo si hanno 2 grandezze in
ingresso e 2 in uscita, allora si hanno 4 combinazioni diverse
per amplificare i vari parametri, ovvero il parametro di ingresso
può essere una corrente o una tensione e quella di uscita può
essere una tensione o una corrente. Si hanno quindi
amplificatori di tensione, corrente, trans conduttanza e trans
impedenza. Non è però la tipologia di fattore di amplificazione
a determinare il tipo di amplificatore. I vari fattori sono così
definiti:
t.hr Atc
odvNI ivoIANI
oviIWAI
At
oiIAN3
AI ir
È bene specificare che non è il parametro di amplificazione a
definire il tipo di amplificatore. Considerando ad esempio un
amplificatore di corrente, allora ci si aspetta che sul secondario
del doppio bipolo ci sia un generatore di corrente pilotato con
in parallelo la sua resistenza ed ancora in parallelo il carico Rl.
Se la grandezza da amplificare sul secondario e la corrente e si
vuole che la corrente sia amplificata, allora tale corrente
amplificata deve finire tutta in Rl e non nella resistenza in
parallelo al generatore la quale è la resistenza di uscita del
l’amplificatore. Affinché ciò accada, allora Rout deve essere
quanto più grande possibile, ovvero idealmente infinita, quindi
deve essere un aperto. Graficamente: Ia
aaa aaa aaaaa
RIN
IN Rl
AII'µ
t Roo
9 E
Rn ia
i
a aaa aaa
aaa
È possibile quindi porre:
Root
il
Az
is Router
terreo.ru
Supponendo che l’informazione da amplificare sia nella
corrente (e quindi opportuno porre in ingresso un generatore
Tiniia
equivalente di thevenin), allora della relazione ottenuta si
vorrebbe che:
AziN
A meno del segno, si vuole che il prodotto tra i rapporti di
resistenze sia unitario, quindi si vuole che Rout sia più grande
possibile (idealmente infinito) e che Rin sia più piccola possibile
(idealmente 0): root
Rin 50 to
Quando un amplificatore presenta una resistenza di ingresso
pressoché nulla è una resistenza di uscita infinita, allora tale
amplificatore corrisponde a un amplificatore di corrente.
Nonostante ciò si può sempre calcolare il parametro di
amplificazione di trans conduttanza, trans impedenza o di
tensione. Un amplificatore non è quindi descritto dal fattore di
amplificazione ma dalle sue resistenze di ingresso e uscita.
Supponendo di avere in ingresso una resistenza d’ingresso
infinita e in uscita una resistenza d’uscita infinita, allora è lecito
supporre che ci si aspetta un generatore equivalente di Norton
in uscita, ma non in ingresso, ovvero:
Il ie
Rtm a
is
it Rom
AI
RIN di
o µ
Rio i
i Aeroua
i Ardir RINLE
Rourtri RINTRTH
Rovetta
Avendo supposto sia la resistenza d’ingresso che quella
d’uscita infinite, allora si ottiene un amplificatore di trans
conduttanza. Volendo che i prodotti tra i rapporti di resistenze
siano unitari, allora Rout e Rin devono essere appunto infiniti
(idealmente):
Ate
È
Per una resistenza d’ingresso infinita ed una resistenza
d’uscita nulla, si ha:
I i
Rtm 1 a
R IN
Arts
is
it t
RIN di
o Rio i
i
Ad
E adf.HR
aItri Irae
Supponendo Rin infinita e Rout nulla, si ottiene allora una
BiAu
amplificazione di tensione e quindi un amplificatore di tensione
in cui vale: osLV vJ
or
L’ultimo caso da analizzare e il caso in cui sia Rin che Rout
siano nulle, in modo da ottenere un amplificatore di trans
impedenza: i ira ROUT
ii
i A
µ te t
p ri
RIN r
o
Rn i 2
do
i
Ati
E ii.pk Atir e.Rn
a iniRNtRINJz
Supponendo Rin ed Rout nulle, allora si ha:
AriIN
Per usare opportunamente il bjt come amplificatore, allora
vanno usate le sue equazioni e la sua trans caratteristica. In
particolare, le equazioni di un bjt sono quelle fornite dal
modello di ebers-moll, il quale pone:
e
e 13
I Ii aEie F
Isle ftp.le
e t
le le
ii e
Invece, la sua trans caratteristica è: ivqdireaaf
iejm.jo e re
m
Attivainversi
Nella trans caratteristica vengono identificate le 4 zone di
funzionamento del bjt. Al fine di utilizzare il bjt come
amplificatore, lo si fa funzionare in zona attiva diretta, quindi
con Vbc<0 e vbe>0. Inoltre vale sempre la relazione:
ie i tie
Applicando le condizioni di funzionamento in regione attiva
diretta, le equazioni del modello di ebers moll diventano:
Isle I le D
ie.is
ii e
i IB
lei e
Considerano poi anche l’effetto early, si ha:
BE il
Isle
io ftp.I i
Il parametro beta_f con annesso effetto early è così definito:
È tv
1
pi p
Si ricava che la corrente di base è:
io e
Is i
È p
Difatti la corrente di base di un bjt non è affetta da effetto early.
Avendo applicato le condizioni di attiva diretta, il modello
circuitale di ebers-moll diventa: e
B ooo i B
pe
y E
Si suppone che vbe sia così definita:
VB
JB 93
t
e E
Ovvero la vbe è composta da una componente continua e da
una alternata che può essere vista come una variazione. È
inoltre noto che con il circuito di polarizzazione si trova il punto
di lavoro Q composto da una certa Vce e da una Ic.
Graficamente:
È Ive CEE
E e
t
Il concetto di amplificazione lo si vede su questa caratteristica
perché applicando vbe variabile (come ad esempio una
sinusoide) varia la ic la quale può aumentare o diminuire a
causa dell’oscillazione di vbe. Similmente varia anche la Vce.
Attraverso la retta di carico si ritrovano i punti di lavoro in cui si
trova il bjt istante per istante. È importante che il segnale di
ingresso non sia troppo ampio, altrimenti dall’attiva diretta si
può andare in saturazione o interdizione.
Il problema è che l’esponenziale non è lineare, ma va
linearizzato attraverso la serie di taylor in modo da avere che la
variazione dell’ingresso sia lineare con la ic e non si abbia più
un legame esponenziale. In generale la serie di taylor è così
definita:
NÉ
f I xnxx.fi
Ciò è utile perché il bjt in termini di doppio bipolo può così
essere posto: i
too
è
La corrente ic dipende da Vce ma in maniera lineare, mentre in
maniera esponenziale da vbe. Conviene allora applicare il
segnale su base ed emettitore (soprattutto perché è difficile
leggere una corrente di base dato che è piccola) e prelevare
l’uscita dal collettore:
i
f
Questo è il motivo per cui non conviene applicare il segnale sul
collettore. In generale è la tensione vbe a svolgere la funzione
di ingresso, quindi l’ingresso è posto sul nodo di base o su
quello di emettitore. L’uscita e invece presa di norma sul
collettore o sull’emettitore:
B E
Ingressi
Uscite e E
La corrente di base è inoltre molto piccola in attiva diretta,
quindi se ha piccole variazioni, tali variazioni possono essere
così piccole che sono difficili da rilevare. La corrente di base è
piccola perché sebbene sia definita in maniera esponenziale e
comunque divisa per un grande parametro ovvero beta_f
(tipicamente dell’ordine delle centinaia).
Un altro dispositivo che può essere usato come amplificatore è
il MOSFET il quale lavora però in saturazione.
Il bjt è composto essenzialmente di diodi i quali sono anch’essi
linearizzabili. Si pone:
eaid.IsLeWK
A SD vite VE
via
K 1
dai VE 8
Applicando la serie di taylor, si ha:
YiiiYoqr
IIlosn f
Isle It 7 e t
2 con
fai t
SD
Poiché si desidera una andamento lineare intorno al punto di
lavoro, se il termine quadrato e più piccolo dei primi due, allora
anche il termine cubo e i successivi saranno più piccoli, quindi
trascurabili. Sapendo che:
E
is IE Effort
ZEIT
t t
Allora: IE III
E E
io FÈ l't i
Il dispositivo e linearizzato se:
SÌ E
II È
24
1 5mV è
io
Il termine “molto maggiore” significa “10 volte”. Fatto ciò, e
allora possibile porre:
io È
È tis Ià fig
è
at i
i t
IF
Vi
T.it
Un generico circuito amplificatore può prevedere più
amplificatori collegati l’un l’altro. Se non ci sono segnali
variabili nel tempo e il punto di lavoro di un transistor dipende
da un altro transistor, allora i 2 amplificatori si definiscono
accoppiati in DC. Se invece il punto di lavoro dei circuiti sono
indipendenti l’uno dall’altro allora sono accoppiati in AC. Per
disaccoppiare un circuito da un altro, si usa un condensatore
in quanto in DC la frequenza e nulla, quindi l’impedenza
associata alla capacità e infinita. Ponendo un condensatore in
serie tra 2 stadi, allora in DC saranno disaccoppiati in quanto
corrente continua non può passare, ma sono accoppiati in AC:
Coin te
A o
Le capacità possono essere sia interne al transistor che
esterne. Le capacità in AC hanno una certa impedenza che
quindi definiscono il comportamento in frequenza
dell’amplificatore.
Per amplificare un segnale periodico e di ampiezza V_m si
utilizza un blocco di amplificazione A. Il segnale può essere
schematizzato in un generatore di tensione equivalente
(rappresentato dal l’equivalente di thevenin) inserito alla porta
di ingresso del doppio bipolo. L’uscita e collegata al generico
carico R_l ed è anch’essa un segnale periodico di ampiezza
pari ad A*V_m con stessa frequenza del segnale d’ingresso ma
con un certo sfasamento che può essere anche di 180º. Come
tutti i circuiti, il doppio bipolo va polarizzato. La polarizzazione
impone il punto di lavoro ai dispositivi interni al circuito. Il
generico segnale viene considerato come somma della sua
componente DC e la sua componente AC, ovvero termine
continuo e termine alternato: VEE
RTM
visit Als ooh µ
VEE
V.to VotooTttj
vsltt jodtI
Se si hanno più segnali, dato che il sistema e lineare, vale il
principio di sovrapposizione degli effetti. Affinché il sistema sia
lineare, allora all’interno del doppio bipolo devono esserci solo
componenti lineari, ovvero resistenze, condensatori e
induttanze. Il problema di questi componenti e che non sono
elementi attivi. Per questo motivo si impiegano i transistori i
quali purtroppo non sono elementi lineari. Per essere
considerati elementi lineari, tali dispositivi vanno linearizzati
intorno a un punto di lavoro che si trova nella regione di
polarizzazione adeguata che nel caso del bjt è la regione attiva
diretta. Il bjt avendo 3 ingressi, può essere così visto:
E
io a SÈ
STE aaa
In tale caso il bjt e polarizzato in attiva diretta e vanno applicate
le equazioni di ebers-moll e sovrapporre i segnali alternati. Il
modello di ebers-moll vale sempre, anche nel piccolo segnale.
Tali equazioni sono:
Isle
Ie l FI
ftp.ofltof
fijz
IseFI È
l tT Isle
ii I Pro
Profit FIT
È evidente come la corrente di base ib allora non soffre di
effetto early. Poiché si vuole linearizzati il
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Corso completo di Elettronica Analogica - Parte 5-5
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