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Nel momento in cui viene distrutta, tute le strutture amministrative sono rase al suolo,
per testimoniare la fine della città. La fase tra il 146 e il 44 a.C. è poco documentata.
Gli studi hanno dimostrato però che, in questo periodo non is può parlare di
ricostruzione della città, ma è testimoniata una centuriazione del territorio: quando un
territorio entra a far parte di roma, questo è soggetto al pagamento delle tasse; quindi
una serie di studi hanno dimostrato che la parte a nord di corinto, compresa tra la fine
di quella che era la città e il mare, ha restituito una serie di vie di percorrenza e di
divisione del territorio che testimonia che, nonostante ci sia stata la distruzione del
territorio, lo sfruttamento agricolo da parte dei romani doveva essere in atto in questo
periodo. Quindi l’insediamento non viene completamente abbandonato; prob. Gli
abitanti di corinto continuano a risiedere all’interno del centro pubblico che ormai era
stato distrutto. Anche cartagine viene distrutta nel 146 a.C., e la storiografia ci dice
che la città viene completamente distrutta, e no viene più abitata fino al 46 a.C.,
quando viene dedotta la colonia per volontà di cesare, per la necessità di dare una
ricompensa ai veterani del proprio esercito, e perché capisce la necessità di
consolidare i territori conquistati, decide di iniziare alcune deduzioni coloniali per
quelle città greche cha avevano svolto un ruolo importante nella cultura ellenistica,
ma acnhe dal punto di vista economico, perché corinto controlla il golfo, ma cartagine
controlla il promontorio dell’Africa settentrionale. Anche nel caso di cartagine,
sebbene secondo le fonti la città non era più stata abitata fino al 46, studi hanno
dimostrato che l’abitato ellenistico rimane, almeno una parte, quindi la modalità è la
stessa di quella impiegata per corinto.
La ricostruzione del centro monumentale di corinto viene in concomitanza con la
deduzione coloniale, e ha un arco di tempo che va dal 44 a.C. fino al termine dell’età
giulio claudia (metà del I sec. D.C.); in questa fase – pianta b – sono realizzate una
serie di strutture che sono completate entro la fine del II sec. D.C.
L’assetto originario, cioè quello dell’agorà superiore, viene mantenuto: la stoa
meridionale viene in parte mantenuta e in parte ricostruita, però sul fondo si realizza
una struttura che è un edificio a pianta centrale, identificabile con una basilica, che ha
il suo doppio in unaltra basilica. La ricostruzione comporta l’obliterazione di un
elemento che prima era parte integrante dell’agoà, lo stadio, perché lo stadio non
esiste più, anzi in corrispondenza della linea di partenza dello stadio si aprirà
l’ingresso della basilica iulia. L’area centrale viene regolarizzata e viene creata una
soluzione di continuità tra i dislivelli realizzando una serie di botteghe che fungono da
colllegamento. La parte occidentale, che bordava lo spazio agorale originario, lungo la
quale passava uno degli assi viari, viene monumentalizzato, cioè si inizia la
monumentalizzazione di questo lato, con la cosrtuzione di una serie di sacelli e
monumenti onorari dedicati ad alcune delle divinità più importanti della colonia.
Immediatamente fuori l’agorà sono costruiti il tempio E r il tempio C, di cui non sono
note le divinità in essi adorate. Il tempio E è completato alla fine del II sec. D.C:
riorganizzazione della zona corrispondente alla via che portava verso lechaion, che
viene monumentalizzata, con la ricostruzione dell’edificio che si trovava e che è un
ulteriore basilica, viene bordata a nord l’agorà, mediante la costruzione di un’altra
stoà, e viene realizzato un primo propileo che immette nella via verso lecaio, che
viene lastricata. Quest’operazione viene ultimata nell’arcod el II sec. D.:C, in cui
abbiamo una ricostruzione maggiormente monumentale del propileo che consente
l’accesso al lecaion, vengono ricostruite la glauche e la peirené, ad opera di erode
attico, e viene data una facciata monumentale alla stoà. Viene anche completato il
tempio e, e viene aggiunto al teatro anche un odeion, collegato al teatro mediante
una porticus post scenam di forma trapezoidale.
Mentre l’agorà ellenistica era una piazza aperta, segnata dai principali monumenti,
come la stoà e le 2 fonti sacre, quindi punti di culto, nell’intervento romano si tende a
concludere l’agorà, bordandola con la stoà, con un'altra stoa monumentale che chiude
a nord-est, e sui lati brevi edifici di culti: i lati lunghi presentano strutture funzionali,
mentre i lati brevi sono destinati al culto o ad edifici rappresentativi come la basilica
giulia, che ospita un ciclo giulio claudio, quindi prob. Sede di un culto imperiale. In
questo senso si vuole definire l’agorà sulla base delle agorai con colonnati di
tradizione microasiatica, riconoscendo in questo spazio pubblico di una definizione per
funzione: lo spazio commerciale, strettamente collegato alle 2 grandi vie, che sono
monumentalizzate; lo spazio cultuale. Completamente fuori dall’agorà sono invece gli
edifici per spettacolo, uniti. La messa in relazione, attraverso una piazza porticata
trapezoidale, ricorda l’operazione effettuata da Erode attico, il quale, intorno al 160,
costruisce il nuovo odeion, collegato al teatro di dioniso attraverso la stoà di Eumene
II. A corinto viene costruito l’odeion, sempre da erode attico, il quale unisce i 2
elementi mediante la porticus, in questo caso non rettilinea, ma realizza una porticus
post scena, per collegare le 2 strutture. Queste son ofuori l’agorà, ma comunque ad
essa connessa, perché sfruttano la grande via che porta a kenkre. Erde attico restaura
anche la peirene, facnendo la stessa operazione che fa ad atene, in cui costruisce
l’odeion e il ninfeo. Nell’agorà di corinto la ricostruzione è funzionale al commercio o
all’esaltazione della famiglia giulio caludia
LE 3 BASILICHE
- a meridione
- Quella giulio claudia, da cui proviene il gruppo che rappresenta Augusto, togato,
affiancato da Gaio e Lucio Cesare; Gaio e Lucio erano i successori di augusto,
ma morirono precocemente; erano figli di Giulia e Agrippa. Augusto è
rappresentato togato, capite velato, mentre i 2 fanciulli sono rappresentati in
nudità eroica, con l’imathion che si appoggia sulla spalla e siarrotola sul braccio
sx, piegato. Riprendono lo schema dell’hermes richelier, un tipo di statuaria
ideale usato per le rappresentazioni di hermes. La presenza del gruppo nella
basilica consente di iipotizzare che la basilica fosse la sede del culto imperiale.
La basilica ha lingresso caratterizzato da una scalinata.
- Quella contigua alla via del lecaion
TERRAZZA OCCIDENTALE
Usata per realizzare una serie di piccoli edifici templari ad oikos che raccolgono culti
collegati ai culti originari della città e ai nuovi coloni.
- Tempio di afrodite, avente una finzione importante, perché la zona alta
dell’acropoli di corinto era sede di un culto di afrodite dei porti, il cui culto
prevedeva anche la prostituzione sacra, che era una sorta di controllo dei
mercanti. È realizzato un tempio che riporta un culto extraurbano; afrodite era
anche la divinità alla base della famiglia giulia
- Tempio di apollo klarios, che si trovava anche nel tempio di VI sec.
- Il tempio di ercole, divinità cara sia al mondo greco che a quello romano
- Il tempio di poseidone, forse duplicazione del santuario di poseidone di Istmia,
un santuario extraurbano di Corinto
- Un monumento onorario molto grande, a tholos, fatto da babbio, forse un
evergete della città, che regola i rapporti tra corinto e roma
- Il tempio di tike, la divinità che rappresenta anche la città stessa
- Un tempio di orientamento diverso che invece non si sa a chi fosse dedicato.
Tutti gli edifici templari sono rivolti ad est, ma seguono, con una differenza di circa 3 °,
lo stesso orientamento del tempio di apollo, allineandosi con la terrazza su cui si trova
il tempio di apollo.
Il tempio E, prob. Dedicato al culto imperiale, ha 2 fasi:
- In una, in cui abbiamo l’edificio periptero con pianta greca tradizionale, con un
porticato che occupa solo i lati lunghi e una semplice apertura
- una ricostruzione dove il tempio sembra di tipo romano, con podio e scalinata
d’ingresso; il temenos è regolarizzato con una stoà su 3 lati, e l’ingresso è
monumentalizzato con una facciata e una scalinata, e ambienti che si aprono
sulla fronte, forse taberne che si aprono sulla via di Kenkre. Si sono conservate
parti dell’apparato scultoreo, riconducibile forse ai miti legati alla fondazione
della fontana glauchè, che sarebbe una ninfa trasformata da apollo in fontana.
La parte NORD dell’agorà inferiore doveva presentarsi alla fine del II sec. Con la
facciata dei prigioniei, la facciata monumentale della basilica. Il rpopileo d’ingresso
verso la via del lecaion è trasformato in un arco a 3 fornici, con scale che impediscono
il passaggio dei carri, sormontato sull’attico con la quadriga del sole. Sono inoltre
realizzati monumenti onorari statue in onore di atena, quindi tutta la facciata nord si
trasforma in un enorme quinta scenografica, che ha una differenziazione di edifici e
livelli.
STATUE DEI PRIGIONIERI: telamoni, in abiti orientali, con tunica, mantello, e capelli
molto lunghi; il tipo di personaggio è una divinità orientale che allude alle conquiste in
oriente, realizzate nella I metà del II sec. Ad opera di traiano
TEATRO
La ricostruzione avviene nel II sec. Il teatro è Caratterizzato da un edificio scenico su 3
livelli, con fron scena con 3 nicchie porticate, il pulpitum realizzato con nicchie
semicircolari e rettangolari alternate, e 2 ambienti laterali a cui si accedeva attraverso
i vomitoria, che collegavano l’edificio scenico alla cavea. Del fronte scena so è
conservata parte dell’apparato scultoreo, e sono stati individuati una serie di rilievi
che decoravano le lastre tra le colonne, e che sono diversificati per livelli:
- livello inferiore: gigantomachia
- livello intermedio: amazzonomachia
- livello superiore: le fatiche di eracle
dal punto di vista dello stile e della composizione, lo schema compositivo prevede 2
personaggi isolati nella composizione, usato ad es. nel mausoleo di alicarnasso, con i
combattimento fra 2. È quindi uno schema classico, ripetuto per tutto il periodo
arcaico, classico e tardoclassico, in età romana, ci fa capire che le botteghe che hanno
realizzato questo apparato sono botteghe neoattiche e neoclass