Corinto nel 18 aprile 2018
Fa parte di quel territorio greco che è entrato in contatto con Roma agli inizi del II secolo a.C., con le guerre macedoniche, a cui Tito Quinzio Flaminino aveva restituito la libertà nel 197. La situazione peggiora nei rapporti quando le città della Lega Achea, città del Peloponneso settentrionale, che si riuniscono per potenziare la loro posizione, entrano in conflitto con Sparta; questo conflitto porta poi all’intervento dei Romani, che intervengono per ripacificare la situazione, anche perché in questo conflitto aveva approfittato una parte della Macedonia.
Il conflitto porta alla sconfitta della Lega Achea nel 146 a.C. ad opera di Roma, e quindi alla sconfitta della stessa Corinto, che viene completamente distrutta dall’esercito romano, per volontà del senato, che impone l’uccisione di tutta la popolazione maschile e che le donne, i bambini e i liberti vengano venduti come schiavi. Corinto è sempre stata una città prospera dal punto di vista economico, a causa della sua conformazione naturale: la città era caratterizzata dalla presenza dell’istmo; Corinto aveva due porti, uno verso l’Egeo – il Porto Saronico –, e l’altro verso il Mediterraneo occidentale, - il Porto di Kerke -, la città traeva ricchezza proprio dal fatto di avere una strada sulla quale venivano fissate le navi che provenivano dall’Egeo, che venivano poi immesse nel porto di Kenkre, bypassando la circumnavigazione del Peloponneso meridionale.
Quindi Corinto era una città estremamente florida, quindi la distruzione della città è un fatto importante, anche perché Corinto era una delle città più importanti del Peloponneso. La distruzione di Corinto fu guidata da Lucio Mummio, e le fonti descrivono la messa in vendita di tutti i beni della città, l’episodio della messa all’asta di un quadro da parte di Lucio Mummio, per cui Roma decideva cosa prendere e cosa lasciare sul mercato. Riguardo un quadro di uno pittore, Lucio Mummio non lo prende per Roma, e il re Attalo si offre di acquistarlo; allora Mummio lo prende e lo incamera per il tesoro romano. Questo episodio tendeva a sottolineare che Lucio Mummio era un generale che non era conto, che non conosceva la cultura greca, e che quindi non è nemmeno ossequiente nei confronti della cultura greca.
Ma in realtà Lucio Mummio prende tutta una serie di oggetti, da Corinto e da Istmia, un santuario extraurbano di Corinto, e li porta a Roma e li rifunzionalizza nei principali complessi romani – ad esempio un arredo mobile trasportato dal santuario di Istmia a Roma, la cd. Ara di Domizio Enobarbo – inoltre Lucio Mummio aveva asportato i grandi vasi di bronzo usato nel teatro di Corinto per l’acustica e li dedica presso il Tempio di Luna, a Roma, presso il quale si svolgono delle rappresentazioni teatrali; prende anche una serie di basi di colonne, e li dedica in varie città italiche, con lo scopo di dotare tutte le città romane di quelli arredi che avevano reso grande la città greca.
La Corinto post 146 a.C.
Le fonti ci danno notizie sulla Corinto post 146: 3 momenti importanti:
- 146-44 a.C., momento della fondazione della colonia Laus Iulia Corinthiensis, cioè la rifondazione di Corinto come città, in cui Corinto assume lo status di colonia, ossia quella parte di territorio appartiene all’impero romano, e lì viene trasferito un contingente di romani e italici a livello residenziale; per quanto riguarda l’amministrazione, se si tratta di soldati in pensione, essi vengono dotati di un lotto di terreno, mentre i cittadini romani godevano di determinati privilegi.
- 44 a.C.-70 d.C.: Corinto è colonia romana, fin quando nell’età di Vespasiano diviene oggetto di una seconda deduzione coloniale.
- Successivamente la città continuerà a vivere fino all’età tarda.
La posizione geografica di Corinto farà sì che, una volta divenuta colonia, avrà sempre il legame privilegiato con i due mari. La ricostruzione della Corinto di età romana è particolarmente complessa, com’è possibile osservare dallo stato attuale dei resti. L’altro aspetto che rende difficile la ricostruzione è che la Grecia di età romana non è stata oggetto di particolare interesse da parte degli studi, perché è stata considerata una decadenza della cultura greca, quindi gli studi sono storicamente molto recenti.
Pianta della città nel II secolo d.C.
Poco prima della distruzione del 146 a.C., il centro della città ellenistica si focalizza in corrispondenza e immediatamente a sud di quello che era il monumento più rappresentativo della città, ossia il tempio di Apollo, del VI secolo a.C., com’è possibile osservare dall’echino molto espanso. Questo sorge su un plateau che è a un livello leggermente inferiore rispetto alla parte meridionale della città, dove, nel II secolo a.C. è stata costruita una grande stoà, che delimitava l’agorà, con una serie di ambienti sul fondo, una doppia navata e aperta sull’agorà. La stoà aveva un valore commerciale. Altre infrastrutture importanti sono due fontane pubbliche, la Peirené nella zona ovest e la Glauche, immediatamente fuori l’agorà, entrambe saranno ristrutturate in età romana.
Sull’agorà sfociano due assi principali: uno che costeggia l’agorà ad est, che collega la città verso la costa e la linea del Peloponneso, e la via che porta verso Lechaion (il porto) e l’altro porta a sud, verso il Po.
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