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Il convivio: l'amore per la sapienza

L'opera è scritta tra il 1304 e il 1306 come il De Vulgari Eloquentia e, come questo, rimane incompiuta. Come la Vita Nova, anche esso è un prosimetrum. Secondo il progetto originario, l'opera doveva contenere il testo e il commento di 14 canzoni, ma ne contiene solo 3: "Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete", "Amor che ne la mente mi ragiona" e "Le dolci rime d'amor ch'i' solia".

Carattere dottrinario e simbolismo delle canzoni

All'interno di tale opera, la prosa ha un compito dottrinario: tramite questa, infatti, Dante illustra una gran quantità di temi filosofici e scientifici. Ne risulta, così, un'opera di carattere enciclopedico. Il titolo significa "banchetto": il poeta invita il lettore a nutrirsi di scienza e gli promette che gli servirà una vivanda (canzoni) accompagnata dal pane del commento.

Dante ci dice che le prime due canzoni sono allegoriche: esse, infatti, sembrano dedicate a una bellissima donna la quale, però, è in realtà un'immagine della filosofia. La terza, più tarda rispetto alle precedenti, è una vera e propria canzone dottrinale in quanto il pensiero dell'autore è espresso direttamente, senza la mediazione di allegorie.

Obiettivo dell'opera e pubblico

Il compito che Dante si pone con tale scritto è quello di annunciare verità e giustizia a un mondo dominato da avidità e violenza. Di conseguenza, il pubblico è più largo rispetto a quello della Vita Nova: essa è la prima opera della nostra letteratura che si indirizza consapevolmente agli italiani, accomunati da una stessa lingua e da una medesima penosa condizione politica caratterizzata dall'assenza di un sovrano.

Il primo trattato

Esso funge da discorso proemiale in cui il poeta motiva le ragioni dell'opera e la scelta del volgare piuttosto che del latino per un'opera filosofica. Egli afferma che tutti gli uomini naturalmente desiderano di sapere, ma ve ne sono alcuni impossibilitati. Dunque egli stesso si ripropone il compito di raccogliere dal banchetto dei filosofi delle briciole che saranno poi a tali uomini distribuite.

Dunque, la scelta del volgare corrisponde alla necessità di creare un nuovo gruppo di intellettuali in grado di cooperare con la provvidenza divina per il bene del paese. Il proemio si arresta con un'immagine poetica: un sole nuovo (il volgare) che sorge per illuminare coloro i quali la luce del latino non giova.

La prosa del convivio

Ci troviamo di fronte a una prosa che il poeta stesso definisce temperata e virile, per differenziarla da quella femminile. La prosa ha il compito di guidare il lettore attraverso i complessi temi trattati, offrendo un'interpretazione chiara e accessibile anche a chi non padroneggia il latino.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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