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Contratti, introduzione tipi di contratti e paragrafo su imprese e consumatori Appunti scolastici Premium

Appunti di diritto privato sui Contratti, introduzione tipi di contratti e paragrafo su imprese e consumatori basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Conte dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea magistrale in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto privato docente Prof. G. Conte

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comportamento silenzioso. È il comportamento a costruire il segno capace di

manifestare la volontà. La manifestazione tacita di volontà contrattuale si definisce

comportamento concludente: le azioni del soggetto che, nel quadro delle

circostanze date, segnalano chiaramente la sua volontà contrattuale.

Ci sono contratti per i quali la legge non si accontenta di una manifestazione tacita,

ma richiede una manifestazione espressa di volontà, nei casi come: la delegazione,

l’espromissione e l’accollo di tipo liberatorio richiedono la dichiarazione espressa del

creditore di voler liberare il debitore originario (Art. 1268 c.1, 1272 c.1, 1273 c.2).

La volontà può manifestarsi anche tacitamente non significa che il silenzio vale

generalmente come manifestazione di volontà. Il silenzio non manifesta alcuna

volontà. Se uno riceve in casa un’enciclopedia in 48 volumi, con una lettera in cui lo

si invita ad acquistare l’intera opera alle condizioni lì specificate, e gli si chiede se

non interessato dovrà restituire il volume campione entro 10 giorni; in caso contrario

si considera che abbia accettato l’acquisto. Se il soggetto non fa nulla, non per questo

si forma il contratto: il suo silenzio non vale come accettazione della proposta.

I contratti conclusi per via informatica

Il documento informatico, come rappresentazione informatica di atti, fatti o dati

giuridicamente rilevanti. Esso è equiparato al documento cartaceo.

Il valore giuridico del documento informatico dipende dal grado di affidabilità della

firma apposta su di esso. Vengono, quindi, in gioco tre tipi di firma che assicurano

l’autenticità e l’integrità della firma stessa:

 firma elettronica semplice, non qualificata, è qualunque insieme di dati in

forma informatica

 firma elettronica qualificata, aumenta l’intensità del suo valore legale

 firma digitale, si realizza con una procedura di validazione basata su un

sistema di chiavi asimmetriche: una chiave privata per l’autore del messaggio,

nota solo a lui, e una chiave pubblica, conoscibile da tutti e quindi a

disposizione dei destinatari.

Il documento informatico con firma digitale o con firma elettronica qualificata vale

come scrittura privata, se non è con firma digitale questa è autenticata dal notaio,

vale come scrittura privata autentica. In base ad una disciplina introdotta nel 2010

può valere anche come atto pubblico (atto pubblico informatico) purché abbia la

firma digitale del notaio, apposta subito dopo la firma delle parti e dagli eventuale

testimoni. Il documento informatico che non segue queste modalità non soddisfa il

requisito della forma scritta. È pur sempre un documento che incorpora una

dichiarazione di volontà contrattuale, se riguarda un contratto a forma libera, in base

ad esso il contratto si forma validamente. Questa modalità è usata nel commercio

elettronico: cioè per acquisti di beni o servizi on-line.

LA RAPPRESENTANZA

La formazione del contratto in sostituzione dell’interessato: rappresentanza e

spendita del nome

I contratti, i quali sono formati da soggetti che non sono direttamente quelli

interessati ai contratti stessi, come ad esempio è in vendita un appartamento di A, B

lo vuole comprare, ma la vendita di a B non è fatta da A, ma bensì da X. Questo può

avvenire grazie al meccanismo della rappresentanza: X fa il contratto in

rappresentanza di A. L’idea è quella di sostituzione: X sostituisce A nella conclusione

del contratto. Con la rappresentanza il contratto è fatto da un soggetto, ma gli effetti

del contratto si producono in capo ad un soggetto diverso, perché riguardano le

situazioni giuridiche di quest’altro soggetto: chi fa il contratto si chiama

rappresentante, chi riceve gli effetti del contratto è il rappresentato.

Il rappresentante è la parte in senso formale, mentre la parte in senso sostanziale è il

rappresentato: il rappresentante partecipa al contratto, ma non è lui il titolare

dell’interesse su cui il contratto incide. La legge tiene conto di alcune regole:

 in un contratto può essere importante, che una parte sia in buona o in mala fede

determinati i fatti; così come è importante che sia caduta in errore, o sia stata

ingannata o minacciata, sono i così detti stati soggettivi rilevanti. Ciò che

conta è se nella condizioni di buona, mala fede, di conoscenza o ignoranza, si

trovi il rappresentante stesso non il rappresentato. Se A acquista da B una cosa

mobile di cui B non è proprietario sappiamo che il suo acquisto è efficace solo

se egli è in buona fede, sarebbe ingiusto se A essendo in mala fede, aggirasse

l’ostacolo facendo compiere l’acquisto da un suo rappresentante;

 il fatto che il rappresentato sia la parte sostanziale del contratto, cioè quella che

riceve gli effetti giuridico-economici, spiega la regola secondo cui per “la

validità del contratto concluso dal rappresentante è necessario che il contratto

non sia vietato al rappresentato.

Il contratto concluso dal rappresentante produce direttamente effetto nei confronti del

rappresentato, solo a una precisa condizione: che il rappresentante lo concluda “in

nome e nell’interesse del rappresentato (Art.1388), cioè nel concludere il contratto, il

rappresentante dichiari a controparte che in quel contratto egli agisce non per sé, ma

in nome e per conto del rappresentato (la spendita del nome del rappresentato). Se il

rappresentante non spende il nome del rappresentato, la rappresentanza non opera, e

il contratto produce effetti nei confronti del rappresentante stesso, che lo fa. Ciò

esclude che la rappresentanza indiretta sia una vera e propria rappresentanza. Non si

ha rappresentanza nemmeno quando il contratto è concluso con l’intervento di un

nuncius, che opera come strumento usato dall’interessato per manifestare la propria

volontà contrattuale. Ad esempio se A per comunicare a b che accetta la sua proposta,

anziché scrivergli o telefonargli manda da lui X, il quale dice a B “le comunico da

parte di A, che A accetta la sua proposta” il contratto con B è formato direttamente da

A, e non da X in rappresentanza di X. Il nuncius può anche essere incapace di

intendere e di volere, l’importante è che sia in grado di comunicare al destinatario la

dichiarazione della parte.

Ambiti di applicazione e fonti della rappresentanza: rappresentanza legale,

volontaria, organica

Si può ricorrere alla rappresentanza anche al di fuori del campo dei contratti. Una

persona può essere rappresentata ne compimento di:

1. atti unilaterali, ratifiche, convalide, rinunce possono essere fatte da un

rappresentante in nome dell’interessato. L’importante è che venga speso il

nome del rappresentato;

2. ricezione di atti (rappresentanza passiva), X è il rappresentante di A,

l’atto di B verso A è efficace anche se B lo indirizza materialmente ad X.

Esistono atti per i quali la possibilità di compierli per mezzo di un rappresentante è

esclusa o molto ridotta sono i così detti atti personalissimi legati alla personalità

dell’autore. Una persona non può farsi rappresentare nella celebrazione del

matrimonio, nella redazione del testamento. Per quanto riguarda la donazione la

rappresentanza è ammessa in limiti ristretti.

La rappresentanza è un potere: il potere di incidere, con le proprie manifestazioni di

volontà, sulle situazioni giuridiche del rappresentato. Come definisce la legge nell’

articolo 1387: “il potere di rappresentanza è conferito dalla legge ovvero

dall’interessato”. Può, però distinguersi in due tipi di rappresentanza:

- Rappresentanza legale, il potere di rappresentanza è attribuito dalla legge, la

legge stabilisce che un soggetto non può compiere personalmente gli atti che lo

riguardano, ma deve essere sostituito. L’autonomia dell’interessato non ha

spazio, non decide lui di essere sostituito da un rappresentante, e non decide lui

chi è il rappresentante che lo sostituisce. Campo tipico della rappresentanza

legale è quello degli incapaci di agire: il minore viene legalmente rappresentato

dai genitori, l’interdetto dal tutore. La rappresentanza legale si avvicina molto

alla situazione del fallito, a cui viene tolta la possibilità di compiere atti sul

proprio patrimonio, che vengono compiuti al suo posto dal curatore

fallimentare.

- Rappresentanza volontaria, domani l’autonomia dell’interessato, è lui che

decide se farsi sostituire nel compimento degli atti che lo riguardano, e da chi

farsi sostituire. L’atto con cui egli conferisce il potere di rappresentanza al

rappresentante si chiama procura.

- Rappresentanza organica, essa sta a cavallo tra la rappresentanza legale e la

rappresentanza volontaria. Il soggetto rappresentato non è una persona fisica,

ma un’organizzazione. In comune con la rappresentanza legale ha: l’interessato

non è libero di decidere se agire personalmente o farsi rappresentare, in quanto

l’organizzazione non può fare a meno di rappresentanti, cioè di organi che

agiscono in nome e per conto dell’organizzazione stessa. In comune con la

rappresentanza volontaria ha: la persona fisica, che in qualità di organi,

rappresentano l’organizzazione non sono predeterminate per legge, ma solo

liberamente scelte dagli interessati.

La procura

La procura è l’atto con cui l’interessato conferisce volontariamente al

rappresentante il potere di rappresentarlo.

È un atto unilaterale, non richiede l’accettazione del rappresentante. Ed è un atto non

ricettizio: non si indirizza propriamente al rappresentante ma opera verso terzi con

cui il rappresentante potrà contattare in nome del rappresentato. La capacità dei

soggetti, la procura richiede che chi la conferisce abbia la capacità legale di agire. Al

rappresentante, invece, si richiede solamente che sia capace di intendere e volere

(capacità naturale) non che sia capace di agire.

La procura richiede una forma, la stessa forma prevista dalla legge per il contratto

che il rappresentante concluderà in nome del rappresentato. La procura può essere

data a voce, ma vi può essere anche procura tacita, quando il potere di rappresentanza

è attribuito per fatti concludenti.

La distinzione fondamentale è tra:

 procura generale, autorizza a compiere tutti gli affari del rappresentato,

ovvero tutta una categoria di affari

 procura speciale, riguarda uno o più affari determinati.

L’estinzione della procura può essere determinata: dal venir meno del rapporto

sottostante, dalla morte del rappresentante o del rappresentato, la rinuncia del

rappresentante, dalla revoca del rappresentato. La revoca non è ammessa in caso di

procura irrevocabile.

Gli interessi in gioco nella disciplina della rappresentanza: conflitto d’interessi e

contratto con sé stesso

Nelle situazioni di rappresentanza vi sono in gioco tre soggetti: il rappresentante, il

rappresentato, e il soggetto. Il rappresentante è tenuto ad agire in interesse del

rappresentato. se viola questo obbligo, e agisce in modo da avvantaggiare sé stesso

oppure un terzo, si crea un: conflitto di interessi con il rappresentato. il criterio per

scegliere a quale dare la preferenza è quello della conoscenza o conoscibilità del

conflitto di interessi da parte del terzo:

 se questi conosce o avrebbe potuto riconoscere l’esistenza del conflitto, prevale

il rappresentato e, quindi, il contratto è annullabile;

 se, invece, il terzo non era in grado di sapere del conflitto, si sacrifica la

posizione del rappresentato per proteggere l’affidamento del terzo: il contratto

resta valido.

Ipotesi estrema del conflitto d’interessi è il contratto con sé stesso, ricorre quando il

contratto concluso dal rappresentante in nome del rappresentato la controparte è il

rappresentante stesso. Esempio X rappresentante di Y in forza di procura a vendere

un bene di Y, acquista egli stesso il bene. Il contratto con sé stesso annullabile su

richiesta del rappresentato salvi due casi: quando il rappresentato aveva

specificatamente autorizzato il rappresentante a contrarre con sé stesso; e quando

aveva predeterminato il contenuto del contratto in modo tale da escludere la

possibilità di conflitto di interessi.

Revoca e modificazioni della procura

Il rappresentato è generalmente libero di cancellare o ridurre i poteri di

rappresentanza già conferiti al rappresentante. Ha però l’onere di portare a

conoscenza dei terzi, con mezzi idonei la nuova situazione, ad esempio inviando

lettere, circolari a tutti i terzi con cui il rappresentato potrebbe o ha preso contatti. Se

non lo fa, e il rappresentante ormai privato dei necessari poteri conclude ugualmente

il contratto con un terzo, in un primo momento il rappresentato è vincolato al

contratto, anche se il rappresentante non aveva più poteri. Per respingere da sé gli

effetti del contratto il rappresentato deve provare che il terzo era in mala fede, cioè ha

contratto con il rappresentante pur sapendo che la procura era stata revocata o

modificata. Senza questa prova “revoca o modificazioni non sono opponibili a terzi”

(Art.1396 c.1).

Rappresentanza senza potere e contratto del falso rappresentante

Nel momento in cui il potere di rappresentanza non vi è mai stato, si hanno i casi di

difetto di rappresentanza o rappresentanza senza potere, in cui un falso

rappresentante fa, in nome del rappresentato preteso, un contratto che non è mai stato

autorizzato a fare. Esempio X prende contatto con B, in nome di A, un appartamento

dello stesso A, situato a Milano, per il prezzo di 500000 euro. Ma X non ne aveva il

potere: o perché A non gli ha mai dato questo potere di procura: o perché gli ha dato

la procura a vendere un appartamento a Torino e non a Milano.

Questa situazione è disciplinata da quattro regole fondamentali:

1. inefficacia del contratto, il contratto del falso rappresentante non produce

effetti verso il preteso rappresentato, che non lo ha mai autorizzato, e nemmeno

verso il falso rappresentante;

2. ratifica del contratto, la legge dice che il preteso rappresentato potrebbe

trovare conveniente l’affare, che pure non aveva autorizzato: gli dà allora la

possibilità di ratificarlo. La ratifica è l’atto unilaterale con cui il preteso

rappresentato rende efficace il contratto fatto in suo nome dal falso

rappresentante. Richiede la stessa forma prescritta per il contratto da ratificare,

ed è atto ricettizio: cioè produce effetto quando giunge al terzo.

3. situazione di incertezza, la legge ci offre due rimedi: la prima è la possibilità

che i falso rappresentante e il terzo contraente sciolgano consensualmente il

contratto; l’altro è che il terzo contraente può fare un interpello al preteso

rappresentato, dandogli un termine, entro cui decidere se ratificare o no:

scaduto il termine nel silenzio dell’interessato, la ratifica si intende

definitivamente negata

4. responsabilità del falso rappresentante verso il terzo contraente. Se

interviene la ratifica, il terzo contraente non ha di che lamentarsi. Se non

interviene la ratifica, egli resta danneggiato, perché l’inefficacia del contratto

fa sfumare l’affare che pensava di aver concluso. Per tutelarlo la legge gli

accorda la possibilità di pretendere dal falso rappresentante il risarcimento del

danno da lui sofferto per aver confidato senza sua colpa nella validità del

contratto. La responsabilità del falso rappresentante si inquadra nella categoria

della responsabilità precontrattuale.

Il contratto per persona da nominare

Il contratto di persona da nominare è quello in cui un contraente si riserva di

comunicare successivamente a controparte il nome della diversa persona che

acquisterà i diritti e assumerà gli obblighi del contratto (Art.1401).

Se il contraente fa effettivamente la dichiarazione di nomina del vero interessato al

contratto, gli effetti contrattuali si producono nei confronti del nominato, e si

producono retroattivamente, cioè a far tempo dall’originaria conclusione del

contratto. Questo solo alle seguenti condizioni:

 la nomina deve essere accompagnata dall’accettazione del nominato, o

dall’esistenza di una procura anteriore al contratto

 la nomina sia tempestiva, cioè sia fatta entro il termine previsto delle parti, o in

mancanza di previsione, entro tre giorni;

 la nomina e l’accettazione o la procura siano fatte nella stessa forma che le

parti hanno usato per fare il contratto, anche se non è una forma imposta dalla

legge.

Se la nomina non viene fatta, o non è valida per mancanza di qualche requisito, il

contratto produce effetti fra i contraenti originari.

Si deve poi, realizzare un risparmio fiscale, evitando un doppio trasferimento: se A

compra da B e poco dopo rivende a C, su ciascuno dei due passaggi si paga l’imposta

di registro, ma se A compra da B per persona da nominare e successivamente nomina

C, che acquista, viene tassato un solo passaggio.

Altra cosa è il contratto per conto di chi spetta, ad esempio è incerto chi abbia

diritto alla consegna delle cose trasportate, il vettore può depositarle, o se sono

deperibili, venderle per conto di chi risulterà l’avente diritto. Qui è chiaro che chi fa il

contratto non è il vero interessato all’operazione; il vero interessato, attualmente

incerto, si determinerà in seguito.

GLI ELEMENTI DEL CONTRATTO

I requisiti del contratto

L’articolo 1325 li chiama i “requisiti” del contratto e sono quattro:

- l’accordo

- la causa

- l’oggetto

- la forma

L’oggetto del contratto

L’oggetto del contratto è costituito dalle prestazioni contrattuali, le quali indicano

gli impegni che il contratto mette a carico della parte. Ad esempio in una vendita la

prestazione del compratore è il pagamento del prezzo, mentre la corrispettiva

prestazione del venditore è il trasferimento della proprietà della cosa. Qui più che

un’obbligazione, abbiamo un effetto giuridico che si produce indipendentemente dal

comportamento della parte. Spesso le prestazioni contrattuali riguardano un

determinato bene, allora si tende a dire che l’oggetto del contratto è quel bene. In

realtà, l’oggetto del contratto è la prestazione. Un sinonimo di oggetto del contratto è

contenuto del contratto: contenuto di una vendita sono il pagamento del prezzo e il

trasferimento della cosa.

I requisiti dell’oggetto: possibilità e leicità

Il codice nell’articolo 1346 indica i requisiti dell’oggetto contrattuale, stabilendo che

deve essere: possibile, lecito, determinato o determinabile.

Il requisito della possibilità significa che il contratto non può prevedere prestazioni

irrealizzabili: sia dal punto di vista materiale, sia dal punto di vista tecnico, ed anche

dal punto di vista giuridico.

È possibile l’oggetto consistente nella prestazione di una cosa futura: il contratto può

benissimo riguardare una cosa che ancora non esiste al momento del contratto, come

ad esempio la vendita di appartamenti la cui costruzione è appena iniziata, salvi i casi

in cui la legge lo vieta (Art.1348).

Il requisito di liceità, significa che il contratto non può prevedere prestazioni

disapprovate dall’ordinamento giuridico.

I criteri dell’illiceità: norme imperative, ordine pubblico, buon costume

I criteri indicati nell’articolo 1343 indicano i tre parametri: illiceità significa

contrarietà a norme imperative, all’ordine pubblico, al buon costume.

Le norme imperative, limitano la libertà contrattuale delle parti: vietano di fare

determinati contratti, o vietano di inserire nel contratto determinati contenuti, o

impongono al contratto di avere determinati contenuti. Il loro obbiettivo è proteggere

valori fondamentali o interessi generali. Esse sono dettagliate e specifiche, e

soprattutto permettono di colpire i contratti con il rimedio di nullità in modo mirato e

sicuro. Esistono contratti che meritano la disapprovazione dell’ordinamento

giuridico, ma non risultano contrari a nessuna particolare norma imperativa. A ciò

riparano le categorie dell’ordine pubblico e del buon costume.

L’ordine pubblico, comprende i principi e i valori che informano l’organizzazione

politica ed economica della società. Essi devono avere una base normativa ricavabile

ad esempio da principi o norme della costituzione.

Il buon costume, è l’insieme delle regole di comportamento non scritte, ma

riconosciute come vincolanti secondo la coscienza etica diffusa nella società.

Riguarda prima di tutto la morale sessuale, che porta a considerare nulli i contratti

che fanno di prestazioni sessuali l’oggetto di uno scambio economico; ma anche

l’etica professionale, infatti, sono immorali i contratti con cui un professionista dello

sport si impegna a giocare “ a perdere” per favorire chi ha scommesso sulla sconfitta

della sua squadra.

Determinatezza o determinabilità dell’oggetto: il contratto per relationem

Il requisito della determinatezza significa che il contratto non può prevedere

prestazioni che attribuiscono a una parte vantaggi indefiniti, e all’altra parte sacrifici

altrettanto indefiniti.

C’è però la possibilità che il contratto abbia un oggetto non determinato: purché

questo sia almeno determinabile. Esso risulta determinabile quando c’è la possibilità

di riferirsi a criteri o elementi esterni al contratto stesso, che permettono di

determinare la prestazione contrattuale. Si parla allora di contratto per relationem.

La determinazione dell’oggetto ad opera di un terzo (arbitraggio)

Un caso particolare di contratto per relationem è quello in cui la relatio è costituita

dalla successiva decisione di un terzo, a cui le parti affidano la determinazione

dell’oggetto del contratto. Questo terzo si chiama arbitratore, e l’operazione che gli

viene affidata si chiama arbitraggio. Essa può seguire due schemi:

 il terzo deve procedere con un equo apprezzamento, cioè decidere in modo

ragionevole. La sua manifestazione può essere impugnata se risulta

manifestazione erronea: la parte può chiedere che l’oggetto sia determinato dal

giudice;

 diverso è il caso in cui le parti si sono affidate al mero arbitrio del terzo, cioè

gli hanno dato carta bianca: la decisione del terzo può essere impugnata solo in

caso si provi la sua mala fede, se il terzo non decide e le parti non si accordono

per sostituirlo allora il contratto è nullo.

La causa del contratto

La causa è la ragione giustificativa degli spostamenti patrimoniali realizzati con il

contratto. Per questo è un elemento essenziale del contratto, e che ogni contratto deve

avere una causa.

Contratti onerosi e contratti gratuiti

La classificazione riguarda il modo in cui il contratto organizza vantaggi e sacrifici

economico-giuridici per le parti:

 contratti onerosi, quelli in cui entrambi le parti sostengono un sacrificio per

avere in cambio un vantaggio: intesi in senso giuridico-economico, come

prestazione patrimoniale, una parte ha l’obbligo di eseguire e l’altra parte ha il

diritto di ricevere.

 Contratti gratuiti, quelli in cui una sola parte sostiene un sacrificio, mentre

l’altra parte consegue il vantaggio corrispondente senza affrontare alcun

sacrificio, ovvero la prestazione contrattuale è prevista a carico di una sola

parte, e a vantaggio dell’altra.

Alcuni tipi di contratti sono: a) essenzialmente gratuiti, ovvero non possono non

esserlo, perché se non fossero gratuiti non sarebbero quel tipo di contratto: la

donazione; b) essenzialmente onerosi, come la vendita non è concepibile al di fuori di

uno scambio di vantaggi e sacrifici. Altri contratti possono essere sia onerosi che

gratuiti, a seconda di chi riceve la prestazione tipica del contratto sostenga o non

sostenga un sacrificio in cambio.

Contratti con prestazioni corrispettive (di scambio) e contratti associativi

Questa classificazione riguarda il modo in cui il contratto oneroso realizza l’interesse

delle parti:

- Contratti con prestazioni corrispettive, sono quei contratti onerosi in cui i

vantaggi e sacrifici delle parti sono interdipendenti, cioè ciascuna delle

prestazioni è fatta e ricevuta come diretta contropartita dell’altra: la

prestazione sta a fronte di una controprestazione, ne è un esempio la vendita

che implica il trasferimento della cosa contro il pagamento del prezzo. Queste

si definiscono anche contratti di scambio, in quanto indicano che prestazione e

controprestazione sono in rapporto diretto. In questi contratti ciascuna parte

persegue uno scopo diverso rispetto allo scopo dell’altra: il venditore punta al

prezzo, il compratore alla proprietà della cosa.

- Contratti associativi, sono caratterizzati da uno scopo comune delle parti, che

viene perseguito mediante un’organizzazione, è il caso della società e di

associazione, in cui lo scopo comune è realizzare tramite la società profitti da

dividere tra soci. I contratti associativi sono onerosi perché ogni parte affronta

un sacrificio in vista di un vantaggio, ma non sono prestazioni corrispettive

perché il vantaggio conseguito da ciascuna non corrisponde immediatamente al

sacrificio delle altre.

Contratti commutativi e contratti aleatori

Classificazione che riguarda il modo in cui le prestazioni contrattuali sono esposte al

rischio, cioè alla possibilità di qualche evento avverso:

1. contratti commutativi, quelli in cui le prestazioni dovute e attese dalle parti

sono certe e non determinate dal caso. Il compratore è sicuro di ricevere la

proprietà di quell’immobile, e il venditore è sicuro di aver diritto a quel prezzo;

2. contratti aleatori, quelli in cui il rischio dei contraenti si presenta in modo

particolare e qualificato, cioè come rischio che un evento incerto o ignoto

incida sulla stessa esistenza o consistenza della prestazione dovuta da una

parte, e attesa dall’altra. Si può parlare di contratti aleatori nelle assicurazioni

perché l’assicuratore non sa se avrà l’obbligo di pagare l’indennità prevista per

quella evenienza, e l’assicurato non sa se avrà il diritto di riceverla. Si

distinguono in contratti aleatori per natura, o per volontà delle parti.

Causa tipica e causa concreta

La causa in senso tipico, la causa del contratto è la funzione economico-sociale del

contratto stesso: i caratteri essenziali del tipo di operazione che il contratto realizza, e

in ragione dei quali l’ordinamento ritiene giustificati gli spostamenti patrimoniali che

ne derivano. La causa astratta, cioè la funzione economico-sociale del contratto può

dirsi anche causa tipica.

La causa in senso concreto, costituita dagli specifici interessi che costiuiscono la

specifica ragione giustificativa di quel determinato contratto.

L’illiceità della causa

La causa di un contratto può risultare illecita, cioè disapprovata dall’ordinamento

giuridico. Sono i casi in cui gli spostamenti patrimoniali che si vogliono realizzare

con il contratto hanno una loro interna coerenza e giustificazione, ma proprio il senso

dell’operazione è disapprovato dall’ordinamento giuridico, perché in contrasto con

l’interesse generale o con valori meritevoli di tutela. Ad esempio se l’assessore

all’urbanistica si impegna, in cambio di una tangente ad approvare una pratica

edilizia che in base alla normativa dovrebbe invece essere respinta, il contratto ha

oggetto illecito.

L’illiceità della causa impedisce al contratto di essere valido e di produrre effetti: il

contratto è nullo.

Causa e motivi del contratto

I motivi sono i particolari interessi (bisogni, desideri, aspettative) che spingono

ciascun contraente a fare il contratto, ma restano estranei alla ragione giustificativa

del contratto stesso, oggettivamente considerata.

La causa è un elemento oggettivo del contratto, caratterizza il contratto nella sua

unitarietà ed in questo senso appartiene ad entrambe le parti.

I motivi spesso possono variare, e di solito sono qualcosa che non accomuna le parti,

bensì resta chiuso nella sfera particolare di una sola fra esse.

La regola fondamentale che vale è: la rilevanza della causa e irrilevanza dei

motivi. Se il contratto presenta problemi relativi alla causa, tale problema può

influenzare la sorte del contratto stesso, se invece, nel contratto si manifesta un

problema relativo ai motivi di un contraente, a quel problema il contratto resta

indifferente e non ne viene toccato.

IL REGOLAMENTO CONTRATTUALE

La fonte autonoma: il principio di libertà contrattuale

Determinare il regolamento contrattuale spetta alle parti, titolari degli interessi che il

contratto serve a regolare: spetta alla loro volontà. Il regolamento della

compravendita fra A e B per cui la cosa di A passa a B che in cambio è obbligato a

pagare un prezzo ad A, deriva dalla loro comune volontà di vendere e rispettivamente

quella cosa per quel prezzo. Non ne deriva una volontà esterna. Vale il principio della

libertà contrattuale, che applica nel campo dei contratti il principio generale

dell’autonomia privata: gli ordinamenti giuridici moderni riconoscono ai privati il

potere di conformare i propri rapporti patrimoniali secondo le inclinazioni e i propri

interessi, dunque secondo la propria volontà senza subire imposizioni da autorità

esterne. La libertà contrattuale è perciò il riflesso della libertà di iniziativa economica

privata. La libertà contrattuale è:

- libertà do decidere se fare o non fare un contratto;

- libertà di scegliere la controparte contrattuale;

- libertà di determinare il contenuto del contratto;

- libertà di scegliere il tipo di contratto, o anche la libertà di fare contratti

atipici, cioè contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina

particolare, come ad esempio il leasing.

Tipi contrattuali e contratti atipici: la qualificazione del contratto

La legge disciplina molti tipi di contratti che corrispondono alle operazioni

economiche più collaudate e più diffuse, e sono riconoscibili e distinguibili tra loro

proprio perché ciascuno riflette un particolare schema di operazione. Si parla di tipi

legali, per dire che sono schemi previsti e regolati dalla legge. Mentre i contratti

tipici, sono quelli che corrispondono a un qualche tipo legale. Essi si chiamano anche

contratti nominati, perché è possibile individuarli con il nome del tipo, previsto

dalla legge.

Di solito quando due parti devono regolare fra loro interessi patrimoniali, ricorrono a

un contratto tipico.

Qualche volta, però, la legge gli consente di fare un contratto che non corrisponde a

nessuno degli schemi tipici previsti e regolati dalla legge. I contratti di questo genere

si chiamano contratti atipici. La libertà di fare contratti atipici è subordinato dalla

legge a un limite, cioè devono essere diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela

secondo l’ordinamento giuridico ( Art.1322 c.2). Ciò significa che non devono avere

una causa illecita, né oggetto illecito.. in Italia esistono contratti atipici come il

leasing o il franchising.

Al concetto di tipo contrattuale si lega il concetto di qualificazione del contratto:

operazione logica mediante cui, di fronte a una concreta fattispecie di contratto si

stabilisce che essa corrisponde a uno piuttosto che a un altro tipo legale, oppure che è

un contratto atipico perché non corrisponde a nessun tipo legale.

La determinazione volontaria: elementi essenziali, elementi non essenziali, clausole

del contratto

Le parti in un contratto determinano gli elementi essenziali del contratto, cioè quegli

aspetti del regolamento contrattuale che definiscono i punti chiave dell’operazione

(cause ed oggetto). Ad esempio le parti determinano che il loro contratto è una

compravendita, fatta per trasferire quella certa cosa per quel certo prezzo. Di regola è

necessario che le parti provvedono a determinare con la loro volontà gli elementi

essenziali, in modo da esprimere il senso del loro programma: in caso contrario, si

dovrebbe concludere che non c’è un accordo tra le parti sul contratto, e quindi non

c’è nessun contratto.

Le parti provvedono a determinare anche gli aspetti marginali o accessori del

contratto, concordano i così detti elementi non essenziali del regolamento

contrattuale: in una vendita possono essere le modalità e i termini per la consegna

della cosa, per il pagamento del prezzo, le garanzie di integrità della cosa ecc.

Queste previsioni con cui le parti definiscono i vari elementi ( essenziali e non

essenziali) del regolamento contrattuale, si chiamano clausole del contratto: il

regolamento contrattuale è formato principalmente dalle clausole concordate fra le

parti.

Qualche volta nel regolamento compaiono clausole con le quali le parti non danno

una’autonoma regola al loro rapporto, ma si limitano a richiamare la disciplina legale

che si applicherebbe comunque, anche in assenza di quel richiamo, ad esempio la

clausola che dice che in caso di mancato pagamento del prezzo da parte del

compratore, il venditore potrà chiedere la risoluzione del contratto. Queste si

chiamano clausole di stile.

L’interpretazione del contratto

Il testo del contratto così come le parti lo hanno formulato, può essere di significato

incerto, in quanto oscuro; o ambiguo, in quanto si percepiscono due o più significati

diversi e incompatibili. In questa situazione ciascuna parte sosterrà il significato più

funzionale al proprio interesse, e respingerà il significato sostenuto dall’altra. Da tutto

ciò ne può nascere un conflitto. Lo strumento per potere risolvere questo conflitto è

l’interpretazione del contratto, operazione logica diretta ad attribuire alle clausole

del contratto il giusto significato. Essa è affidata al giudice, che deve attenersi a una

serie di criteri legali di interpretazione, questi criteri sono di due tipi:

 criteri di interpretazione soggettiva, puntano ad accertare quella che la legge

chiama la “comune intenzione delle parti”. Attribuire al testo un significato che

non risulta dalle parole che lo compongono, si può arrivare con due criteri:

1)criterio del comportamento complessivo delle parti, se le parti si sono sempre

comportate come se il contratto avesse un certo significato, è difficile sostenere

che ha un significato diverso; 2) interpretazione contestuale, ciascuna clausola

va interpretata alla luce di tutte le altre clausole che compongono il

regolamento contrattuale. Se i criteri di interpretazione soggettiva consentono

di accertare la comune intenzione delle parti, quello è il significato del

contratto;

 criteri di interpretazione oggettiva, attribuisce al contratto il senso più

rispondente a valori di ragionevolezza, funzionalità ed equità. Fra questi criteri

ricordiamo: il criterio di interpretazione secondo buona fede, il criterio della

conservazione, da cui dobbiamo scartare il significato quello che priverebbe di

effetti, criterio degli usi interpretativi, criterio dell’interpretazione contra

stipulatorem, per cui il testo predisposto unilateralmente da una parte va inteso

nel senso più favorevole all’altra; regole finali, per cui il contratto gratuito va

inteso nel senso meno gravoso per l’obbligato, e quello oneroso nel senso di

bilanciare equamente gli interessi delle parti.

L’integrazione del contratto

L’integrazione del contratto è il fenomeno per cui il regolamento contrattuale può

essere determinato anche da fonti esterne alla volontà delle parti. La norma che

disciplina questa materia è l’articolo 1374, ci dice che le parti non sono solo obbligate

a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano

secondo la legge o, in mancanza, secondo gli usi e l’equità.

Dal punto di vista della logica che la ispira possiamo distinguere:

- interpretazione suppletiva, la cui logica è rispettare e favorire le scelte

dell’autonomia privata, agevola l’attuazione degli interessi programmati dalle

parti;

- interpretazione cogente, la cui logica è contrastare le scelte dell’autonomia

privata: qui l’integrazione punta a impedire la realizzazione dell’assetto di

interessi perseguito dalle parti, perché disapprovato dall’interesse generale.

Dal punto di vista degli agenti che operano come fonti di integrazione, possiamo

distinguere:  integrazione legale, si realizza mediante norme giuridiche i cui

contenuti entrano nel regolamento contrattuale

 integrazione giudiziale, il regolamento è integrato tramite

valutazione e decisioni del giudice.

L’integrazione suppletiva di fonte legale: norme dispositivi ed usi

È impossibile che le parti, formando il contratto, riescono a prevedere e regolare tutti

i punti che possono venire in gioco nello svolgimento del rapporto, è inevitabile che

su alcuni punti le parti non dicano niente. Ad esempio in una vendita le parti

determinano il prezzo, e il termine di pagamento, ma non prevedono le modalità di

consegna della cosa.

Una volta fatto il contratto, e venuto il momento di eseguirlo, ciascuno dei due

contraenti sostiene la tesi più favorevole per sé, e ne nasce inevitabilmente un

conflitto. Conflitto che viene risolto dalla legge, con la norma in cui in mancanza di

patto , contrario, la consegna della cosa deve avvenire nel luogo dove questa si

trovava al tempo della vendita, ovvero nel luogo in cui il venditore aveva il suo

domicilio o la sede dell’impresa (Art.1510 c.1). Questa norma entra nel regolamento

contrattuale, ed opera così come fonte di integrazione. La norma opera solo in

mancanza di patto contrario, se le parti avessero previsto qualcosa sul punto,

regolando esse stesse, con una clausola le modalità di consegna, si applicherebbe la

previsione delle parti e la norma non entrerebbe in gioco. Norme del genere si

chiamano norme dispositive, indicando che le parti hanno la libertà di metterle fuori

gioco adottando soluzioni diverse da quelle da esse suggerite. Si chiamano anche

norme suppletive, perché hanno la funzione di supplire a un difetto di previsione

delle parti, riempiendo una lacuna da essi lasciata nel regolamento concordato.

Le norme dispositive intervengono sui punti del regolamento contrattuale,

corrispondenti a elementi non essenziali. Solo in casi eccezionali intervengono sugli

elementi essenziali per colmare le loro lacune ad esempio per il prezzo di determinate

vendite.

Lo stesso ruolo svolte dalle norme può essere svolto dagli usi. Si distingue tra due

diverse categorie di usi:

1. usi normativi, di cui parla l’Art.1374 e vengono identificate come

consuetudini, sono vere e proprie fonti del diritto. Se una consuetudine vigente

in un determinato ambito prescrive che una certa prestazione contrattuale

debba farsi con certe modalità, queste modalità sono obbligatorie per la parte

che è tenuta alla prestazione, anche se il contratto non dice niente al riguardo

2. usi contrattuali, regole che corrispondono alle prassi prevalente nei contratti

di un certo settore o di una certa impresa.

Di regola gli usi prevalgono sulle norme dispositive. Norme dispositive e usi non

entrano in contrasto con l’autonomia privata, anzi le permettono di funzionare e

realizzare gli obbiettivi programmati, rimediando alle sue inevitabili lacune.

GLI EFFETTI DEL CONTRATTO E IL VINCOLO CONTRATTUALE

Gli effetti del contratto

Il contratto è la fattispecie che produce i relativi effetti, corrispondenti al regolamento

contrattuale. Gli effetti del contratto possono essere molto diversi: a seconda del tipo

di effetti che producono, si identificano varie categorie di contratti.

Contratti di attribuzione e contratti di accertamento

I contratti di attribuzione, sono quelli che determinano spostamenti patrimoniali fra

le parti, perché modificano le loro situazioni giuridiche: fanno nascere debiti e crediti

che prima non vi erano, cancellano diritti che prima esistevano, trasferiscono diritti

tra un soggetto e un altro.

I contratti di accertamento, piccola categoria, che si contrappone ai contratti di

attribuzione, in quanto non determinano spostamenti patrimoniali fra le parti perché

non modificano le loro situazioni giuridiche, ma si limitano a chiarire quali sono le

situazioni giuridiche preesistenti, che non vengono toccate ma solo accertate.

Contratti con effetti obbligatori e con effetti reali

Agli effetti contrattuali si distinguono:

 Contratti con effetti obbligatori, i cui effetti si esauriscono nel generare

debiti e crediti, cioè obblighi di comportamento e correlativi diritti alla

prestazione

 Contratti con effetti reali, sono quelli che costituiscono o trasferiscono fra le

parti diritti reali, come ad esempio la vendita che trasferisce una proprietà; e

inoltre, trasferiscono fra le parti qualche altro diritto preesistente.

Contratti con effetti istantanei e contratti di durata

La classificazione che riguarda gli effetti contrattuali che si producono nel tempo:

- contratti con effetti istantanei, quelli in cui le prestazioni contrattuali si

esauriscano in un atto o effetto puntualizzato nel tempo. Si distinguono in due

classi: 1) contratti a esecuzione immediata, quelli in cui le prestazioni si

attuano immediatamente, alla conclusione del contratto, ad esempio la vendita

di una cosa determinata; 2) contratti ad esecuzione differita, quelli in cui le

prestazioni contrattuali, o una fra esse, devono attuarsi in un momento

posteriore alla conclusione del contratto, ad esempio la vendita di cose

generiche, dove il trasferimento della proprietà si realizzerà solo con la

successiva individuazione;

- contratti di durata, quelli in cui le prestazioni contrattuali si sviluppano nel

tempo. Si distinguono al loro interno in due sottocategorie: a) contratti ad

esecuzione periodica , quelle in cui le prestazioni vengono eseguite ad

intervalli periodici, ad esempio il giardiniere che deve effettuare la

manutenzione di un giardino, impegna a prestarvi la sua opera ogni martedì;

b)contratti a esecuzione continua, quelli in cui le prestazioni si realizzano in

modo permanente e non frazionato, è tale ogni prestazione di non fare.

La cessione del contratto

Si immagina che A e B abbiano concluso un contratto: successivamente A può cedere

il suo contratto (con B) al terzo X, con la conseguenza che X subentra al posto di A

nel rapporto contrattuale con B. A si chiama cedente, X cessionario, B contraente

ceduto. La cessione richiede per altro due presupposti (Art.1406):

1. il contratto ceduto sia un contratto a prestazioni corrispettive, non ancora

completamente eseguite;

2. oltre al consenso del cedente e del cessionario, ci sia il consenso del contraente

ceduto, in quanto per effetto della cessione questi si ritrova ad avere una nuova

controparte, diversa da quella alla quale aveva manifestato il suo accordo

contrattuale. Un contraente può dare anche un consenso preventivo alla

cessione: allora questa ha efficacia nei suoi confronti nel momento in cui gli

viene notificata. La necessità del consenso del contraente ceduto subisce

deroghe in alcuni casi, nei quali la legge prevede che un terzo, estraneo alla

formazione di un contratto subentri nel rapporto contrattuale al posto del

contraente originario, senza bisogno che l’altro contraente manifesti il suo

consenso (la così detta cessione legale del credito) questo accade con : a) i

contratti aziendali, relativi all’azienda ceduta; b) contratto di locazione della

casa coniugale, fatto da un coniuge nel quale può subentrare l’altro coniuge

per effetto della separazione.

La cessione del contratto è un contratto plurilaterale, che dà luogo a tre serie di

rapporti:

1. Rapporti tra le parti originarie del rapporto (cedente e contraente

ceduto), vale la regola che il cedente è liberato dalle sue obbligazioni

verso il contraente ceduto nel momento in cui la cessione risulta efficace

verso quest’ultimo: momento che coincide con il suo consenso o con la

notifica ricevuta; egli può tuttavia dichiarare di non liberare il cedente: e

allora conserva il diritto di agire contro di lui se il cessionario, sua nuova

controparte, non adempie; (Art.1408 c.1-2-3)

2. Rapporti fra le attuali parti del rapporto (cessionario e contraente

ceduto), il contraente ceduto può opporre al cessionario le eccezioni

fondate sul contratto oggetto di cessione, ma non quelle relative ad altri

suoi rapporti con il cedente; (Art.1409)

Rapporti fra le parti della cessione (cedente e cessionario), il cedente è tenuto a

garantire la validità del contratto ceduto, può assumere anche la garanzia

dell’adempimento del contratto: in tal caso risponde come un fideiussore per le

obbligazioni del contraente ceduto. (Art.1410 c.1-2)

EFFETTI DEL CONTRATTO, INTERESSI DELLE PARTI E AUTONOMIA

PRIVATA

Le manovre delle parti sugli effetti contrattuali

Esistono strumenti con le parti possono fare sì che la produzione degli effetti operi

secondo modalità diverse da quelle normali. Essi permettono alle parti di

“manovrare” gli effetti contrattuali in modo da renderli più aderenti ai propri

obbiettivi e interessi.

Con la condizione, le parti influiscono sull’esistenza degli effetti del loro contratto.

Con il termine, influiscono sulla dimensione temporale degli effetti contrattuali

programmati.

Con il contratto preliminare, le parti giocano con il tempo, e con le qualità degli

effetti contrattuali: rinviano al futuro gli effetti finali programmati.

Con il contratto fiduciario, realizzano i loro interessi mediante una certa

combinazione di effetti reali e di effetti obbligatori.

Con la simulazione del contratto, perseguono i propri obbiettivi sovrapponendo agli

effetti contrattuali realmente desiderati un’apparenza di effetti contrattuali diversi.

La condizione: sospensiva e risolutiva

La condizione è la clausola che subordina gli effetti contrattuali al verificarsi di un

avvenimento futuro e incerto. In relazione ai diversi modi in cui la condizione può

incidere sugli effetti del contratto, si distinguono due tipi di condizione (Art.1353):

 Condizione sospensiva, blocca agli effetti del contratto, in attesa di vedere se

l’evento da essa previstosi verificherà;

 Condizione risolutiva, quella che consente l’immediata produzione degli

effetti contrattuali, ma li farà venire meno se l’evento da essa previsto si

verificherà;

La disciplina del contratto può applicarsi agli atti unilaterali fra vivi con contenuto

patrimoniale. Ma esistono atti in cui è vietato opporre condizioni: sono i così detti

actus legitimi, come ad esempio il matrimonio o l’accettazione dell’eredità.

Si parla di condizione legale per indicare l’evento futuro o incerto al quale non la

volontà delle parti, ma la legge, subordina la produzione degli effetti contrattuali.

Altre qualificazioni della condizione

La condizione può essere:

A. potestativa, il verificarsi dell’evento dipende dalla volontà delle parti.

Esempio “se entro il prossimo anno darò le dimissione dal mio posto di lavoro”

B. casuale, il verificarsi dell’evento è indipendente dall’iniziativa delle parti.

Esempio “ se l’attuale legislatura finirà prima del tempo, per lo scioglimento

anticipato delle camere”

C. mista, al verificarsi dell’evento concorrono insieme la volontà di una parte e

circostanze estranee a questa. Esempio “ se sarò assunto dalla Fiat come

dirigente della divisione commerciale”

D. meramente potestativa, il verificarsi dell’evento dipende dal puro e semplice

arbitrio di una parte. Se tale condizione è sospensiva, il contratto che subordina

a essa il trasferimento di un diritto o l’assunzione di un obbligo è nullo, perché

è evidente che la parte arbitra di questi effetti non ha intenzione di assumere un

impegno giuridico serio.

La condizione può presentare due patologie:

 è illecita, la condizione che risulta contraria a norme imperative,

all’ordine pubblico o al buon costume;

 è impossibile, la condizione riferita a un evento che ragionevolmente

non può realizzarsi

Il termine

Il termine è la clausola che disloca gli effetti contrattuali nel tempo. In questo caso il

giungere del termine è un fatto certo. Il termine può essere:

- iniziale, indica il momento a partire del quale gli effetti del contratto

cominceranno a prodursi

- finale, indica il momento a partire dl quale gli effetti cesseranno: al giungere

del termine finale gli effetti vengono meno, salva la possibilità di farli

proseguire tramite una proroga del contratto.

Importante, il termine non opera retroattivamente.

I problemi più interessanti riguardano il termine finale:

- primo il termine non indicato, in un contratto di durata, le parti non indicano il

termine finale. Le conseguenze possono essere diverse: a)il contratto si

considera a tempo indeterminato, e i suoi effetti continuano a prodursi fino a

quando non intervenga una causa di cessazione dei medesimi; b)altre volte la

legge vuole che il contratto non sia a tempo indeterminato, ma deve prevedere

un termine finale: a fissarlo può provvedere la legge, con una norma

dispositiva che colma la lacuna lasciata dalle parti, oppure la legge può affidare

questo compito al giudice;

- in altri casi, al legge non ritiene che occorra un termine purchessia, ma lo

stabilisce essa stessa in modo vincolante, con una norma imperativa. Il termine

vincolante può essere: 1)un termine massimo, per cui l’eccessiva durata di un

contratto è vista con sfavore; 2)termine minimo, quei contratti cui è opportuno

garantire una certa stabilità.

Speciale è il contratto di lavoro, la cui stabilità si garantiva prevedendolo come

contratto a tempo indeterminato, la possibilità di contratti a tempo determinato era

un’ipotesi particolare.

Il contratto preliminare

Il contratto preliminare, è quello con cui le parti si obbligano a concludere in futuro

un determinato contratto, del quale hanno già concordato gli elementi essenziali, ma

del quale desiderano rinviare gli effetti. Il (futuro) compratore non acquista ancora la

proprietà dell’appartamento che rimane al (futuro) venditore, ma non sorge nemmeno

l’obbligo di pagare il prezzo. Dal contratto preliminare nasce solamente, l’obbligo

delle parti di concludere, entro un termine stabilito, il contratto definitivo di

compravendita, e le parti di esso si chiamano promittente venditore e promissorio

compratore. La proprietà dell’appartamento si trasferirà, e l’obbligo di pagare il

prezzo nascerà, solo con la compravendita definitiva. Il contratto preliminare, ha

effetti obbligatori e non reali. La legge impone al contratto preliminare la stessa

forma del contratto definitivo, ad esempio il contratto immobiliare di vendita è nullo

se non è scritto.

Il contratto fiduciario

Il contratto fiduciario, combina effetti reali ed effetti obbligatori. È il contratto con

cui una parte trasferisce la proprietà di un bene all’altra parte, che si obbliga a gestirlo

secondo le direttive del fiduciante. Chi trasferisce il bene si chiama fiduciante, chi lo

riceve fiduciario.

L’operazione è diretta a realizzare prevalentemente l’interesse del fiduciante, ad

esempio A vuole trasferire un bene ad X, ma X non accetterà mai da lui qualcosa,

allora cede il bene fiduciariamente a B, con la direttiva di cederlo ad X. Altre volte

viene in primo piano l’interesse del fiduciario, ad esempio B, creditore di A, per

maggiore sicurezza del suo credito si trasferisce fiduciariamente un bene di A, con la

promessa di trasferirlo ad A una volta pagato il debito (c.d fiducia a scopo di

garanzia).

Le conseguenze giuridiche sono:

- fiducia romana, il fiduciario acquista la proprietà piena del bene e il fiduciante

rimane senza alcuna situazione di tipo reale sul bene stesso, ha solo il diritto di

credito verso il fiduciario. Se il fiduciario viola l’impegno preso con il

fiduciante: se consiste nel rifiuto di trasferirgli il bene può ricorrere alla

sentenza costitutiva; ma e il fiduciante trasferisce il bene a un terzo, non può

contestare l’acquisto del terzo, perché ha valore obbligatorio e non reale,

quindi è in opponibile a terzi. Può solo far valere la violazione del patto nei

confronti del fiduciario chiedendo il risarcimento dei danni.

- Fiducia germanica, il fiduciario ha solo proprietà formale, che serve a

legittimare nei confronti di terzi, ma il fiduciante conserva la proprietà

sostanziale del bene.

Il trust e l’affidamento fiduciario

I beni costituiti in un trust sono intestati al fiduciario (che si chiama trustee), il quale

è tenuto ad amministrarli secondo le direttive del fiduciante (setto) nel suo interesse.

Essi non si confondono con il patrimonio del trustee, ma anzi restono autonomi e

separati da questo (segregazione).

La simulazione del contratto

La simulazione è lo strumento a cui le parti ricorrono quando hanno interesse a

creare l’apparenza di una situazione giuridica diversa da quella che è la situazione

reale. (facendo figurare effetti contrattuali che in realtà non esistono)

Si ha una simulazione quando le parti dichiarano di fare un determinato contratto,

mentre in realtà sono d’accordo che non vogliono quel contratto, esso è il contratto

simulato. L’accordo di non volere il contratto simulato è accordo simulatorio. Il

contratto simulato crea una situazione non reale, mentre la situazione reale è indicata

nell’accordo simulatorio.

Abbiamo due tipi di simulazione:

1. simulazione assoluta, quando le parti contro dichiarano che, in luogo del

contratto simulato, non vogliono nessun contratto;

2. simulazione relativa, le controparti contro dichiarano che, in luogo del

contratto simulato, vogliono un contratto diverso, la situazione reale consiste

in effetti contrattuali diversi da quelli apparenti.

Il contratto simulato viene reso pubblico, mentre l’accordo simulato rimane nascosto

dalle parti. La controdichiarazione deve avvenire fra le parti, deve avere carattere di

bilateralità.

La simulazione nei rapporti tra le parti

Il contratto simulato non produce alcun effetto. Quando la simulazione è assoluta,

tutto si esaurisce qui. Mentre con la simulazione relativa, ha effetto fra le parti il

contratto dissimulato, che è quello realmente voluto.

La simulazione rispetto ai terzi: terzi acquirenti

Il contratto simulato che non produce effetti per le parti, non li produce nemmeno per

i terzi, ai quali la legge consente di far emergere la situazione reale quando sia per

loro più vantaggiosa della situazione apparente.

La simulazione rispetto ai terzi creditori

Si deve distinguere diverse categorie di creditori:

 creditori con prelazione, avendo acquistato un diritto sul bene oggetto del

contratto simulato, hanno posizione di acquirenti, o aventi causa delle parti di

questo

 creditori chirografari, si dividono in: a) creditori del simulato alienante,

(vogliono far prevalere la realtà) possono far emergere la realtà; b) se entrano i

conflitto con il simulato acquirente, la legge risolve il conflitto in base al

criterio cronologico: se il credito verso il simulato alienate è anteriore all’atto

simulato la legge tutela questi creditori, facendo prevalere la realtà, se è nata

dopo quando si è già creata l’apparenza, prevalgono i creditori del proprietario

apparente; c)creditori del simulato acquirente, voglio far prevalere

l’apparenza.

I RIMEDI CONTRATTUALI: INVALIDITA’ DEL CONTRATTO

Il contratto difettoso o disturbato, e i rimedi contrattuali

Il contratto può avere difetti o disturbi, che comportano la lesione di qualche interesse

meritevole di tutela.

Si definiscono rimedi contrattuali, i diversi meccanismi offerti dalla legge per

reagire al difetto o il disturbo che il contratto presenta.

Tipi di rimedi

I principali rimedi contrattuali sono:

- la nullità, si ispira all’interesse generale, reagisce contro i contratti difettosi, il cui

difetto pregiudica qualche valore fondamentale dal punto di vista sociale;

- l’annullamento, recessione, risoluzione rimedi alla tutela di un interesse

particolare, reagiscono contro contratti difettosi, il cui difetto o problema pregiudica

la posizione di uno dei contraenti.

Altra classificazione riguarda il momento in cui si presenta il difetto:

 la nullità, l’annullamento e la recessione reagiscono contro difetti originari,

cioè difetti preesistenti o contemporanei alla formazione del contratto stesso. Si

chiamano anche impugnazioni, in base ad essi il contratto viene contestato in

nome del difetto che ha inficiato la sua formazione;

 la risoluzione, reagisce contro disturbi sopravvenuti del contratto: il contratto

nasce regolare, ma successivamente si presentano durante la fase di esecuzione

del rapporto contrattuale, eventi che ne disturbano il buon funzionamento

I rimedi contro i contratti viziati: l’invalidità del contratto

I contratti nulli, annullabili, rescindibili sono contratti invalidi. Nel pensiero della

dottrina, il concetto di invalidità del contratto, indica mancanza o difetto di qualche

elemento costitutivo di quella particolare fattispecie che è il contratto. Gli elementi

del contratto sono quelli indicati dall’articolo 1325 come requisiti del contratto.

Infatti, un contratto si dice invalido quando in esso c’è qualcosa che non va riguardo

l’accordo, o alla causa, o all’oggetto, o alla forma.

I difetti che portano invalidità si chiamano vizi, e il contratto che li presenta è un

contratto viziato. I rimedi contro i vizi originari del contratto si differenziano tra loro

per il tipo di interesse a cui si ispirano: la nullità è orientata all’interesse generale;

annullamento e rescissioni all’interesse particolare.

Invalidità e inefficacia del contratto

L’inefficacia ricorre quando il contratto non produce gli effetti che normalmente ha

la forza di produrre. L’invalidità porta alla cancellazione degli effetti del contratto, il

quale si trova a non produrre i suoi effetti. L’obbiettivo dell’invalidità è l’inefficacia,

per cui un contratto invalido è inefficace. Non possiamo però dire il contrario, perché

l’inefficacia può presentarsi al di fuori dei casi di invalidità, un contratto può essere

valido, e al tempo stesso inefficace. L’inefficacia del contratto può dipendere da varie

ragioni:

 a seconda del momento in cui si manifesta l’incapacità, si distinguono: a)

inefficacia originaria, il contratto è improduttivo di effetti a partire dal

momento stesso in cui viene formato; b) inefficacia sopravvenuta, quando il

contratto è inizialmente efficace, e solo da un certo momento in avanti diventa

improduttivo di effetti;

 a seconda dell’ambito in cui si manifesta l’inefficacia, distinguiamo: 1)

inefficacia assoluta, il contratto non produce effetti né tra le parti, né verso

terzi; 2) inefficacia relativa, il contratto produce effetti tra le parti e anche

verso la generalità di terzi, ma non produce effetti verso determinati terzi che si

trovino in una certa posizione: il contratto si dice allora in opponibile a questi

terzi.

Nullità testuale e nullità virtuale

L’articolo 1418 c.3 ci dice che il contratto è nullo quando la legge lo dichiara nullo,

direttamente o indirettamente. Si parla al riguardo di nullità testuale.

Mentre il comma 1 dell’articolo 1418 ci dice che il contratto è nullo quando è

contrario a norme imperative. Questa si chiama nullità virtuale, perché ricorre in una

serie di casi aperti, non definibili: ogni contratto è virtualmente nullo, in relazione al

fatto che possa esistere una qualche norma imperativa con la quale il contratto stesso

possa risultare in contrasto. Non qualsiasi violazione di una norma imperativa

produce nullità del contratto, infatti l’articolo 1418 ci dice che il contratto è nullo,

salvo che la legge disponga diversamente.

Le ragioni dell’annullabilità: incapacità di agire e vizi della volontà; altre cause

I vizi che portano all’annullabilità del contratto si riuniscono in due grandi filoni:

1. incapacità di agire, richiama in particolare la distinzione tra incapacità legale

e incapacità naturale, per quanto riguarda l’incapacità legale si ha la

distinzione tra incapacità assoluta e incapacità relativa;

2. i vizi della volontà,sono fattori che disturbano o deviano il processo di

formazione della volontà contrattuale di una parte, che per questo conclude un

contratto che non corrisponde ai suoi programmi. Si chiamano anche vizi del

consenso e sono tre: l’errore, il dolo, e la violenza.

Al di fuori di questi il contratto è annullabile in altri casi, in cui la legge lo dichiara

tale. I casi principali sono due: il contratto concluso da un rappresentante in conflitto

di interessi con il rappresentato; ed il contratto di straordinaria amministrazione

compiuto da un coniuge sul bene della comunione, che sia immobile o mobile

registrato.

L’errore: interessi in gioco e criteri di rilevanza

L’errore è l’ignoranza o la falsa conoscenza degli elementi rilevanti per decidere in

merito al contratto. Ad esempio A compra un auto da B, A vuole un modello diesel ed

è convinto di aver acquistato un modello diesel, ma si sbaglia perché l’auto è a

benzina. A questo punto entrano in gioco due ragioni opposte ed entrambe meritevoli

di tutela: a) da una parte la volontarietà del vincolo è fasulla, se il processo

decisionale è viziato da un errore; b) dall’altra c’è l’interesse della controparte, che ha

fatto affidamento alla dichiarazione contrattuale dell’errante.

La legge, allora, concilia questi due interessi contrapposti dicendo: che non tutti gli

errori determinano l’annullabilità del contratto, ma solo alcuni, che presentano

determinati requisiti. I requisiti sono due: essenziale e riconoscibile (Art.1428). Se

un errore non presenta entrambi i requisiti, resta a carico di chi lo ha commesso:

l’errante rimane vincolato al contratto, che non è annullabile e produce regolarmente i

suoi effetti. La disciplina dell’errore si applica per i contratti onerosi, per i contratti

gratuiti si applica un’altra disciplina. Un contratto oneroso NON annullabile per

errore è la divisione. L’annullabilità viene esclusa per quanto riguarda: l’accettazione

dell’eredità, la rinuncia dell’eredità e il riconoscimento del figlio naturale.

L’essenzialità dell’errore

L’errore è essenziale quando cade su determinati elementi obbiettivi del contratto,

indicati dalla legge nell’articolo 1429, cioè quando riguarda:

 la natura del contratto, ad esempio quando si pensa di concludere una

compravendita con dilazione del prezzo, mentre in realtà si firma una

vendita a rate con riserva della proprietà;

 l’oggetto del contratto, può riguardare: la prestazione in quanto tale;

l’identità del bene oggetto della prestazione ad esempio nell’errore del

riconoscimento dell’appartamento da comprare; qualità del bene stesso,

in questo caso occorre un elemento aggiuntivo, cioè quella qualità sia

importante per la vittima da rendere l’errore determinante del consenso;

 la persona dell’altro contraente, può riguardare la stessa identità della

persona, oppure le qualità della persona. Occorre però, che identità e

qualità della persona risultino determinanti del consenso.

Gli errori possono essere:

1. errori di fatto, quando cadono su elementi di fatto, gli esempi sono

quelli riportati qui sopra;

2. errori di diritto, consistenti nella ignoranza o falsa interpretazione di

norme che incidono sulle qualità giuridiche dell’oggetto del contratto o

della persona dell’altro contraente. Ad esempio un americano acquista

un importante quadro da collocare nella sua casa di Boston, senza sapere

che la legge italiana ne vieta l’esportazione. Anche l’errore di diritto

risulta determinante del consenso.

La rilevanza dell’errore di diritto non contrasta con il principio “l’ignoranza della

legge non scusa”, ciò significa che non sfugge ai comandi e ai divieti della legge

anche se li ignora, per cui l’americano non può esportare il quadro anche se pensava

di poterlo fare.

Errore essenziale non è sinonimo di errore determinante del consenso. È errore

essenziale solo quello che presenti i requisiti dell’articolo 1429. Un errore

determinante del consenso, ma non rientrante in una delle classi di errori elencate

dall’articolo 1429 non è un errore essenziale, ma si chiama errore sul motivo, è

irrilevante e non porta all’annullamento del contratto. Esempio se ha bisogno di un

frigorifero per casa sua, lo acquista perché non sa che sua moglie ne aveva già

comprato uno il giorno prima in un altro negozio, è chiaro che il suo errore è

determinato dal consenso, perché non avrebbe acquistato il frigorifero se sapeva

come stavano le cose. Ma questo è un errore non essenziale che non gli permette di

annullare il contratto. L’errore sul motivo ha rilevanza nel testamento e nella

donazione. Tipico dell’errore sul motivo è l’errore di previsione, se X acquista un

enorme partita di soia perché pensa che le condizioni del mercato di quel legume

siano tali per cui nel giro di un mese il prezzo della soia aumenterà molto, se si

sbagli, e dopo qualche settimana il prezzo della soia ha un crollo, non può pretendere

di annullare per errore il contratto di acquisto. Così è anche l’errore sul valore, se A

acquista un quadro del ‘600 genovese, permutandolo con la sua Bmw sul presupposto

che i valori economici siano più o meno equivalenti, e invece risulta che il valore di

mercato del dipinto è molto inferiore a quello da lui immaginato, il suo errore non è

essenziale.

Può essere essenziale anche l’errore sulla quantità della prestazione, purché

determinante del consenso: se X dovendo fare tre tende per casa sua, per ignoranza

tecnica ordina un quantitativo di stoffa 10 volte superiore al fabbisogno, questo è un

errore essenziale che può portare all’annullamento.

Diverso è l’errore di calcolo (il prezzo della stoffa viene determinato in maniera

errata perché il prezzo e il numero dei metri sono stati moltiplicati in modo

sbagliato), in questo caso basta correggere l’errore rimoltiplicando in modo giusto

(rettifica), senza bisogno di annullare il contratto (Art.1430).

La riconoscibilità dell’errore

Per determinare l’annullabilità del contratto, l’errore deve essere riconoscibile

dall’altro contraente. Ha questa caratteristica quando in relazione al contenuto, alle

circostanze del contratto, ovvero alla qualità dei contraenti, una persona di normale

diligenza avrebbe potuto rilevarlo (Art.1431).

Il requisito è posto alla tutela dell’affidamento. Se un contraente non è in grado di

accorgersi che l’altra parte sta trattando sulla base di un suo errore, pur essenziale,

non è giusto che sia lui a subire le conseguenze dell’errore altrui: il contratto è valido,

e l’errore resta a carico di chi l’ha commesso. Se invece, l’errore è riconoscibile,

allora non c’è ragione di proteggere il venditore: che è stato meno negligente a non

chiarire il punto così emerso.

In caso di errore riconosciuto, il contratto sia annullabile, anche se l’errore poteva

considerarsi in astratto non riconoscibile. La giurisprudenza ritiene inoltre che sia

rilevante un errore astrattamente non riconoscibile, se è un errore comune, nel quale

siano cadute entrambe le parti.

L’errore ostativo

L’errore di vizio, quello che tocca la formazione della volontà, perché si inserisce nel

procedimento di valutazione e decisione circa il contratto.

Da esso si distingue l’errore ostativo, che tocca la comunicazione della volontà, si

inserisce nel procedimento con cui la volontà è manifestata o trasmessa al

destinatario: la volontà si forma bene (A conoscendo correttamente tutti gli elementi

dell’affare, decide di comprare la cosa di B per 35.000 dollari canadesi), ma viene

comunicata male (nel formulare la proposta, A si sbaglia e invece di scrivere 35.00

dollari canadesi, scrive 53.00 dollari usa). L’errore ostativo può essere del dichiarante

stesso, oppure della persona o dell’ufficio da lui incaricati di trasmettere la sua

dichiarazione. Il contratto è annullabile se l’errore è essenziale e riconoscibile.

Il dolo (determinante)

Il dolo come vizio della volontà è l’inganno nella formazione del contratto: è il

raggiro o la menzogna usati contro un contraente, per indurlo a fare un contratto.

Esempio se A accetta di permutare la sua Bmw con un quadro di B, perchè B lo

convince che il quadro vale almeno 30.000 euro (quando in realtà ne vale meno di

10.000).

La tutela del dolo consiste nell’annullabilità del contratto. Il rimedio, però, scatta solo

ad una condizione, relativa alla gravità dell’inganno: deve trattarsi di un dolo

determinante, cioè di un inganno decisivo per la conclusione del contratto,cioè,

senza raggiro la vittima non avrebbe fatto il contratto (Art.1439 c.1).

La vittima del dolo può annullare il contratto tutte le volte che l’inganno è stato per

lui determinante del consenso, anche quando l’errore provocato a carico della vittima

si presenta come errore sul motivo: se A fosse caduto spontaneamente in errore sul

valore del quadro, il contratto non sarebbe annullabile perché si tratterebbe di errore

sul motivo, non essenziale; ma siccome è caduto in errore per l’inganno di B il

contratto è annullabile per dolo.

Il dolo può presentarsi anche come dolo omissivo, o reticenza: quando l’inganno

consiste nel tacere alla parte elementi decisivi del contratto, a lei ignoti. La legge dà

rilevanza alla reticenza nel contratto di assicurazione, fuori da questo caso la

reticenza equivale al dolo solo quando, nelle particolari circostanze del contratto,

tacere quegli elementi rappresenta una violazione dell’obbligo di buona fede.

Ma il dolo potrebbe provenire da un terzo estraneo. Si parla di dolo del terzo,

determina l’annullabilità del contratto, solo se risulta noto alla parte che ne trae

vantaggio; se invece questa parte è all’oscuro dell’inganno, il contratto resta valido.

La vittima del dolo ha un rimedio aggiuntivo, perché può richiedere all’ingannatore il

risarcimento del danno: per responsabilità precontrattuale, o extracontrattuale.

Dolo incidente, e dolus bonus

Si ritiene che non abbia alcuna conseguenza il dolus bonus, consistente nella

generica esaltazione della qualità del bene offerto: nessuna persona ragionevole

deciderebbe di acquistarli solo per effetto di queste vanterie un po’ ingenue. Il

rimedio in questo caso non può risolversi con l’annullabilità del contratto, ma vi sono

rimedi legali previsti a tutela dei consumatori contro la pubblicità ingannevole.

Diversa è il dolo incidente, in cui l’inganno non è tanto grave da risultare decisivo

per la conclusione del contratto, ma abbastanza grave da indurre la vittima ad

accettare condizioni diverse e meno vantaggiose di quelle che avrebbe accettato senza

l’inganno, se A acquista l’appartamento di B che mostrandogli delibere condominiali

e fatture false, gli fa credere che il tetto del condominio sia stato appena rifatto;

mentre il tetto deve essere ancora rifatto, e la spesa viene a gravare in parte su A; se A

lo avesse saputo, non avrebbe rinunciato all’acquisto ma ad uno sconto del prezzo.

È diritto del contraente ingannato a ottenere il risarcimento del danno, consistente

nell’aver fatto un contratto svantaggioso. Questo è un comportamento sleale da parte

della controparte durante le trattative : ed è dunque un caso di responsabilità

precontrattuale.

La violenza

La violenza psichica o morale, sinonimo di minaccia: è la minaccia rivolta contro un

contraente, per costringerlo a fare un contratto che egli non vorrebbe fare. La vittima

accetta di fare il contratto, solo perché questa gli appare l’unica alternativa per

sfuggire al male minacciato.

La violenza è causa di annullabilità del contratto solo se presenta tre caratteristiche.

La minaccia deve:

 essere inerente al contratto, il suo scopo immediato e diretto sia

forzare la vittima a fare quel contratto. È il caso del commerciante che

non sopporta più le richieste estorsive del racket di quartiere, decide di

andare via vendendo casa e negozio per trasferirsi in un’altra città.

 Essere ragionevolmente grave, questo requisito si articoli in più criteri:

a)il male prospettato dalla minaccia può riguardare beni economici, sia

beni della personalità, ma deve essere comunque un male notevole; b) la

minaccia deve essere verosimile, cioè tale da fare impressione ad una

persona sensata; c) il bene messo a rischio deve appartenere allo stesso

contraente cui la minaccia sia rivolta, oppure a persone lui vicine, qui la

violenza vizia il contratto se la minaccia non diretta contro il contraente

riguarda il coniuge, gli ascendenti o discendenti, se riguarda persone

diverse l’annullamento del contratto è rimesso alla prudente valutazione

del giudice;

 Prospettare male ingiusto, è ingiusto il male causato da un

comportamento illecito ( lesione dell’integrità fisica). La minaccia di far

valere un diritto può determinare l’annullabilità quando è diretta a

conseguire vantaggi ingiusti, cioè non collegati all’attuazione del diritto

che si minaccia di far valere.

Diversa dalla violenza è il timore reverenziale, cioè lo stato di soggezione

psicologica in cui una persona si trova di fronte ad un’altra. È l’esempio di A che

accetta, a malincuore, di vendere a B il quadro di famiglia, perché B è il suo superiore

e non si sente di dirgli di no. Qui la pressione psicologica è all’interno del contraente,

e non all’esterno, quindi il contratto non è annullabile (Art.1437).

Anche la violenza può provenire da un terzo: X che minaccia A di contrarre con B. In

questo caso la violenza del terzo causa l’annullabilità del contratto, anche se il

contraente che se ne avvantaggia non ne sapeva niente. La violenza è un vizio più

grave del dolo, per questo la vittima merita una protezione più forte.

La recessione del contratto. Presupposti e fondamento

La recessione è un rimedio che si applica ai contratti conclusi in circostanze anomale,

tali da costringere uno dei due contraenti ad accettare condizioni contrattuali

svantaggiose. Esso scatta in presenza di due requisiti:

1. requisito interno al contratto, che consiste in un grave squilibrio economico

che penalizza un contraente e avvantaggia un altro;

2. requisito esterno,consiste nelle circostanze anomale entro cui il contratto

viene fatto: circostanze che esercitano una pressione forte sul contraente, da

indurlo ad accettare un contratto squilibrato. Queste circostanze possono

essere: uno stato di pericolo, o uno stato di bisogno.

La recessione si offre come rimedio a contratti economicamente squilibrati e ingiusti,

solo se e in quanto tali contratti sono stati conclusi in circostanze fortemente anomale

e penalizzanti per una delle parti. Per l’operazione di rimedio occorrono che siano

presenti entrambi i requisiti, sia interno che esterno, perché ciascuno dei due da solo

non basterebbe a giustificarlo.

Le due ipotesi di recessione: contratti conclusi in stato di pericolo e in stato di

bisogno (recessione per lesione)

Il contratto concluso in stato di pericolo è rescindibile quando ricorrono i seguenti

requisiti:

 una parte fa il contratto solo perché vi è costretta dalla necessità di salvare sé o

altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona;

 la necessità, creata dal pericolo, è nota a controparte;

 come risultato di tutto questo, il contratto viene concluso a condizioni inique.

Ad esempio nel cuore della notte il marito chiama il medico perché la moglie

ha avuto un malore, il medico accetta di intervenire e praticare una terapia

d’urgenza solo dopo che A gli dà o gli promette 2.000euro.

Il contratto concluso in stato di bisogno, per la sua recessione occorrono i seguenti

requisiti:

- una parte fa il contratto perché si trova in stato di bisogno

- la controparte ne approfitta per trarre vantaggio

- il danno di quest’ultimo, e il vantaggio di controparte, consistono in uno

squilibrio economico fra le prestazioni delle parti.

- lo squilibrio deve perdurare fino al tempo in cui è proposta la domanda di

recessione.

IL TRATTAMENTO DEI CONTRATTI INVALIDI

Differenze fra nullità e annullabilità: il trattamento dei contratti invalidi

Mentre la nullità protegge un interesse generale, l’annullabilità protegge un interesse

particolare. La nullità può scattare in una serie di casi aperti, mentre l’annullabilità

scatta nei soli casi previsti dalla legge. Questo rapporto, però, si rovescia per le

deliberazioni delle assemblee di condominio e di società: le deliberazioni invalide

normalmente sono annullabili; sono nulle nei casi particolari indicati dalla legge.

Essi presentano diversi trattamenti giuridici dei contratti nulli e contratti annullabili.

E riguardano quattro aspetti: la legittimazione ad attivare il rimedio, la prescrizione

del diritto di attivarlo, il recupero del contratto difettoso, le conseguenze

dell’applicazione del rimedio.

La legittimazione a far valere l’invalidità

La prima differenza riguarda chi è legittimato a far valere l’invalidità del contratto:

- per la nullità, si prevede una legittimazione allargata. Il rimedio può essere

invocato: a)da chiunque abbia interesse: sia l’una che l’altra parte, sia anche un

terzo che ne trae vantaggio giuridico (es. creditore del venditore); B) può

essere applicata d’ufficio dal giudice, chiamato a decidere una lite

sull’esecuzione sull’eccezione del contratto: se il giudice scopre la nullità, la

dichiara anche se nessuna parte glielo ha chiesto. La nullità serve l’interesse

legittimo.

- rimedio dell’annullabilità, può essere invocato solo dalla parte nel cui

interesse la legge lo prevede

Ci sono tuttavia eccezioni:

1. casi di annullabilità assoluta, il cui rimedio può essere invocato da chiunque

vi abbia interesse

2. nullità relativa, la nullità può farsi valere solo da una delle parti. Queste

nullità derivano dalla violazione di norme imperative poste a tutela di una

determinata categoria di contraenti

La prescrizione del diritto di invocare l’invalidità

Il diritto di far accertare e dichiarare dal giudice la nullità è imprescrittibile. Gli

effetti pratici della regola possono essere neutralizzati in due modi:

- resta soggetta a prescrizione l’azione di ripetizione delle prestazioni l’azione di

ripetizione delle prestazioni fatte in base al contratto nullo, se ad esempio nel

1985 A compra da b una cosa, pagandone il prezzo, A può far valere la nullità

della vendita anche nel 2015, ma non può ottenere la restituzione del prezzo

perché questa nel frattempo si è prescritta;

- per l’operare dell’usocapione: B può far dichiarare nullo il contratto anche 30

anni dopo la sua conclusione, ma questo non lo porta a riavere la proprietà

della cosa venduta.

L’azione per far valere l’annullabilità del contratto si prescrive in 5 anni. Nei

principali casi di annullabilità il termine decorre da quando viene meno la causa di

questo.

Il recupero dei contratti invalidi: la convalida del contratto annullabile

Il contratto viziato di nullità non può essere valido: la convalida non è ammessa.

L’eccezione è prevista per la donazione che può essere convalidata.

Nei casi di annullabilità la regola è che il contratto può essere convalidato.

La convalida è un atto unilaterale ricettizio, che rende il contratto valido e recupera

pienamente i suoi effetti. Ha queste caratteristiche:

A) può compierla solo la parte legittimata a invocare l’annullabilità;

B) la parte legittimata deve essere in condizione di concludere validamente il

contratto, cioè deve essere venuta meno la causa di annullabilità;

C) la parte legittimata deve manifestare la volontà di convalidare, e ciò può farsi

in due modi: 1)convalida espressa, l’esplicita dichiarazione di voler

convalidare quel certo contratto, del quale si menziona la causa di

annullabilità; 2) convalida tacita, la parte realizza con il comportamento

concludente consiste nel dare volontaria esecuzione al contratto.

Quando il contratto è annullabile per errore, c’è un altro rimedio per salvarlo:

l’annullamento non può essere pronunciato, se la parte in errore offre di eseguire il

contratto alle condizioni che aveva in mente la parte in errore (mantenimento del

contratto rettificato).

La conversione del contratto nullo

La conversione è il meccanismo per cui il contratto nullo, può produrre gli effetti di

un contratto diverso. Ciò può accadere a due condizioni:

1. il contratto deve avere i requisiti di sostanza e di forma previsti per il contratto

diverso;

2. deve risultare che le parti avrebbero voluto il contratto diverso, se avessero

saputo della nullità del loro contratto.

In base al secondo requisito, ciò che si deve accertare è la volontà ipotetica delle

parti.

Criterio diverso è la conversione legale, si ha quando la legge di fronte a un contratto

considerato con sfavore, prevede la possibilità di convertirlo in un contratto di tipo

diverso, a prescindere dalla volontà ipotetica delle parti.

La nullità parziale del contratto

La nullità è solo parziale, cioè elimina dal regolamento contrattuale solo la clausola

direttamente colpita; ma può diventare totale e determinare la nullità dell’intero

contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del

suo contenuto che è colpito dalla nullità. Tuttavia può accadere che la clausola resti

comunque in piedi, ciò si verifica quando le clausole nulle sono sostituite di diritto da

norme imperative, e cioè quando opera il meccanismo della sostituzione automatica.

RISOLUZIONE DEL CONTRATTO, E ALTRI RIMEDI

La risoluzione del contratto

Risoluzione significa scioglimento: il contratto si scioglie. Si scioglie generalmente

per qualche difetto di funzionamento che sopravviene dopo la conclusione del

contratto.

C’è una differenza tra impugnazione e risoluzione:

- la impugnazione, reagiscono a difetti originari del contratto, che viziano il

contratto fin dall’inizio, rendono difettoso il contratto come atto.

- la risoluzione, riguarda atti che nascono senza vizi. Essa reagisce a difetti

sopravvenuti, che toccano non il contratto come atto, ma il contratto come

rapporto contrattuale generato dall’atto.

Le cause generali di risoluzione sono tre:

1. inadempimento, il difetto che disturba il buon funzionamento del rapporto è un

contraente che non riceve la prestazione attesa, per causa imputabile all’altro

contraente;

2. l’impossibilità sopravvenuta della prestazione, il difetto di un contraente non

riceve la prestazione attesa per causa non imputabile all’altro;


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara1207 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Conte Giuseppe.

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