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Contemporanea 28 settembre 2015

Unità d'Italia

Premesse

A partire dal 1830 prese luogo una figura, un rivoluzionario liberale che Giuseppe Mazzini entro a far parte della Carboneria nel 1830.

Carboneria

La Carboneria era una società segreta rivoluzionaria italiana nata nel Regno di Napoli nell'Ottocento e che basava i propri principi sugli ideali patriottici e liberali. Fu chiamata Carboneria perché basava i suoi tratti simbolici sul mestiere dei carbonai che vendevano il carbone al minuto. L'organizzazione era di tipo gerarchico ed era aperta solo agli uomini. La Carboneria fu presente nei moti del 1830 e del 1831 e visse e fu difesa animatamente fino al 1848.

Le attività politiche di Mazzini lo costrinsero a lasciare l'Italia per Marsiglia, dove fondò la Giovane Italia, un movimento politico rivoluzionario che si basava sulle spinte patriottiche dell'epoca per desiderare uno stato unito e repubblicano. I moti falliti di rivoluzione in Liguria e Piemonte del 1834 ebbero luogo dalle spinte del pensiero mazziniano e vi partecipò anche Giuseppe Garibaldi, che venne condannato dal governo sabaudo e fu costretto a lasciare l'Italia e a rifugiarsi in Sud America, dove partecipò ai moti rivoluzionari del Brasile e dell'Uruguay.

Il Regno delle Due Sicilie fu toccato parzialmente dai moti rivoluzionari in quanto nel 1844 fu repressa l'agitazione creata dai fratelli Bandiera (Attilio ed Emilio), ex marinai della marina austriaca ora disertori rivoluzionari, che furono processati e condannati da Ferdinando II. Per via della disorganizzazione delle masse, dell'indifferenza generale e per la scarsa partecipazione, tutte le rivolte mazziniane fallirono.

Il Biennio delle Riforme

Il regime liberale del Granducato di Toscana permise nel 1848 di organizzare il primo congresso sulla scienza, chiamato "Società Italiana per il Progresso della Scienza", un congresso di livello nazionale a cui parteciparono numerosi scienziati provenienti da tutta la penisola. Il biennio delle riforme è il periodo post-fallimento delle rivolte mazziniane in cui i pensieri e i personaggi più liberali prendono vigore. Spiccano personaggi come Massimo D'Azeglio, Vincenzo Gioberti o Cesare Balbo, con le "speranze d'Italia" che decedano in un mercato unitario la futura speranza dell'unità italiana, o come sistema federativo o forma accentrata.

Nasce con questi presupposti il movimento neoguelfo, che con le elezioni del 16 giugno 1846 elegge il papa Pio IX, considerato un liberale. Questo aumenta le speranze del partito neoguelfo e di molti patrioti italiani con l'amnistia dei prigionieri, dando alla speranza di un sostegno papale per l'ottenimento dell'unità nazionale.

Sotto la spinta moderna, molti stati italiani attuarono delle riforme modernizzatrici, tra cui il Granducato di Toscana che amplia la libertà di stampa e nel Regno di Sardegna vengono fatte delle riforme atte ad ampliare l'ordinamento giudiziario. Sia nel 1846 che due anni dopo, spinti dalle riforme, D'Azeglio e Settembrini pubblicarono delle opere (il primo pubblicò l'opera "Degli ultimi casi di Romagna" e il secondo pubblicò in forma anonima l'opera di tipo pamphlet dal titolo "Protesta del popolo delle Due Sicilie"), che ebbero enorme risonanza in tutta Europa.

Nel 1847 papa Pio IX cercò di creare un'unione tra il Regno Piemontese e il Granducato di Toscana con un atto di "Lega Doganale" che avrebbe permesso la maggiore circolazione delle merci e la successiva estensione del trattato anche al Ducato di Modena, ma esso, dopo la firma il 3 novembre del 1847, non ebbe però modo di svilupparsi poiché pochi mesi dopo iniziarono i moti del 1848.

Il Regno di Sardegna e Goffredo Mameli

Nel novembre 1847, Re Carlo Alberto decise di unire tutti i territori sotto il suo potere in un unico stato con medesime leggi e medesimo senato. Lo stesso anno, il musicista e compositore Goffredo Mameli compone "Il Canto degli Italiani", più noto come "Fratelli d'Italia", che diviene ben presto lo stendardo dei patrioti e alla fine diverrà anche l'inno nazionale della Repubblica Italiana.

Nello stesso anno, le contee di Mentone e Roccabruna insorgono al potere dei Grimaldi e formano l'Unione delle Città Libere di Mentone e Roccabruna, per poi nel 1849 annettersi alla contea di Nizza, parte del Regno di Sardegna. Dal 1847 al 1848 si ha la "Primavera dei Popoli" con la nascita di numerosi gruppi rivoluzionari.

La Rivolta di Reggio Calabria

Una rivolta di carattere mazziniano guidata da Domenico Romeo il 2 settembre del 1847 scoppiò a Reggio Calabria. La rivoluzione capeggiata da Romeo mise su un governo provvisorio con capo militare a Gerace. La rivolta non andò a buon fine a causa della scarsa partecipazione popolare e delle frammentazioni interne dei militari. Così venne repressa con la forza dall'esercito borbone, e Romeo fu decapitato. La sua testa fu portata in giro ed usata per scoraggiare nuove rivolte.

I Moti del 1848

Intanto, i moti delle Sicilia crearono una reazione a catena che nel 1848 si propagò prima nell'Italia, dove le province di Napoli e del Cilento insorsero, poi arrivò in Europa. I moti giunsero in Francia il 23 febbraio 1848, nello Stato di Boder e in tutti gli altri stati tedeschi il 28 febbraio, in Austria il 13 marzo e nelle province dell'Impero Austriaco alla fine del mese (15 marzo Ungheria e 28 marzo Polonia).

L'11 febbraio 1848, il sovrano di Napoli concesse una costituzione simile a quella francese del 1830. Gli altri sovrani attuarono la stessa manovra e concessero velocemente anch'essi una costituzione entro la fine di marzo 1848 (l'ultimo stato fu quello pontificio, che la concesse il 14 marzo). Il 1º aprile dello stesso anno, il parlamento di Sicilia eletto a Palermo conferisce e dichiara la Sicilia uno stato indipendente e invia alle 3 grandi Regioni di Roma, Toscana e Piemonte una bandiera con la scritta "…Sicilia libera e italiana".

Il 13 aprile dello stesso anno, lo stesso parlamento decreta la fine del regno e della reggenza di Federico di Borbone e della sua dinastia sulla Sicilia, dichiarando che essa era libera e indipendente e che quindi avrebbe attuato un governo costituzionale e avrebbe avuto un sovrano italiano dopo le dovute riforme. Federico II di Borbone ritira la costituzione precedentemente concessa e scioglie il parlamento il 15 maggio, giorno in cui ci sarebbe dovuta essere la prima seduta del nuovo parlamento con i deputati eletti.

I patrioti si ribellano e a Napoli, in via Toledo, formano delle barricate. Tuttavia, il tutto viene represso nel sangue.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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