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Come si arriva alla guerra e la guerra

Contesto politico nel 1914

Dimissioni nella primavera del 1914 dopo le elezioni del 1913, con una crisi politica che porta i radicali a uscire dal governo. Giolitti si trova a disagio con una maggioranza di tipo cattolico, ma mantiene comunque una maggioranza giolittiana che, in realtà, non lo era. Si ripete il modello post-elettorale del 1904-1909, cioè un governo di destra che riporti Giolitti in carica, ma scoppia la guerra e il disegno di Giolitti non si realizza.

Situazione politica e sociale

Sale al governo Salandra, un giovane astro nascente della destra, che non si lascia sfuggire l'opportunità di governare e di far uscire Giolitti dal potere, impedendogli di risalire al potere. Questo progetto si avvera nel giugno del 1920 con il sistema elettorale nuovo. Con lo scoppio della grande guerra, bisogna ricordare che il pensiero di politica interna...

La settimana rossa

Prima del periodo delle elezioni, ci fu la settimana rossa, una serie di ribellioni in alcune regioni tra cui Romagna e Marche, con epicentro di rivolta ad Ancona. Le città insorgevano e ci fu un propagarsi a macchia d'olio che diede vita a uno sciopero che si propagò in tutta Italia. Mussolini fu creatore di questa rivolta, in cui diversi partiti si unirono (anarchici, repubblicani, sindacalisti…). Si creò quindi un fronte rivoluzionario che non poteva dar luogo a una vera rivoluzione poiché dietro non aveva dei motivi politici e quindi il fenomeno si estinse da solo. Mussolini non fomentò più di tanto le questioni e alla fine aiutò a far sciamare il fronte rivoluzionario. Questo porta a una visione nuova del concetto di rivoluzione, non più un progetto a lunga data, ma una rivolta.

Neutralità italiana e dinamiche politiche

Frantumazione del fronte quando scoppia la guerra: l'Italia si dichiara neutrale mentre alcune di queste forze si dichiarano interventiste (sindacalisti rivoluzionari, socialisti, anarchici…). Si frantuma anche l'alleanza tra radicali e socialisti di Giolitti, Bissolati. Giolitti si dichiarava neutralista e si batteva per la neutralità fin dove potesse farlo, mentre gli altri chiedevano di intervenire al conflitto. Lo scontro tra neutralisti ed interventisti scinde le alleanze e si forma un nuovo equilibrio ridistribuito. La settimana rossa svolta alla soglia delle elezioni si pensava potesse modificarne l’esito.

L'entrata in guerra dell'Italia

A Milano la lista socialista non si poteva collegare ai suoi candidati e quindi non si poteva legare al fenomeno della settimana rossa. Lo scoppio della guerra scombussolò i giochi politici italiani (prima guerra mondiale una volta chiamata guerra europea). La definizione di guerra europea era più giusta perché per gran parte si svolse in Europa. Allo scoppio della guerra l'Italia si proclamò neutrale nonostante la Triplice, che era un patto atto solo alla difesa. La guerra scoppia dopo che l'Austria dichiara guerra alla Serbia. L'entrata in guerra era indesiderata da diverse parti della politica, i soli a fomentare l'entrata in guerra erano i nazionalisti, che vedevano nella guerra un modo per rafforzare la propria figura.

Pressioni politiche e decisioni di Giolitti

Le altre ipotesi oltre a entrare in guerra con la Triplice erano di entrare in guerra con l'Intesa, che cercò di far andare l'Italia dalla sua parte. L'Italia entra in guerra perché ci fu una forte pressione politico-sociale perché si entrasse in guerra con la Triplice. Alcune parti politiche pensavano che mantenendo la neutralità si sarebbero avuti più vantaggi. Giolitti si espresse subito per la neutralità e arrivò a prospettare una trattativa con l'Austro-Ungheria per la neutralità del paese. Scrisse un famoso articolo sul Messaggero in cui diceva che l'Italia avrebbe potuto ottenere parecchio dalla neutralità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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