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Riassunto esame Configurazioni Familiari a Rischio, prof. Carli, libro consigliato Psicologia delle Relazioni di Coppia

Riassunto per l'esame di Configurazioni Familiari a Rischio, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Psicologia delle Relazioni di Coppia consigliato dalla docente Carli. Gli argomenti sono: Già Bowlby parlava di una forte relazione causale tra l’esperienza affettiva relativa ai propri genitori e la successiva capacità di stringere legami. Oggi la nuova visione evolutiva... Vedi di più

Esame di Configurazioni familiari a rischio docente Prof. L. Carli

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Dal legame con la famiglia d’origine al legame di coppia

Già Bowlby parlava di una forte relazione causale tra l’esperienza affettiva relativa ai propri genitori e la

successiva capacità di stringere legami. Oggi la nuova visione evolutiva integra il modello bowlbiano con un

approccio più esaustivo che piuttosto che individuare una continuità deterministica rileva la presenza di

diversi fattori sia di continuità che discontinuità. La ricerca empirica sui legami di attaccamento adulti si è

mossa su due fronti. Da un lato abbiamo le ricerche relative alla trasmissione intergenerazionale

dell’attaccamento e quindi la valutazione dello stato della mente relativo all’attaccamento dell’adulto valutato

tramite AAI in relazione all’attaccamento infantile proprio e poi quello del futuro figlio. sebbene

l’attaccamento adulto sembra avere una certa predittività dell’attaccamento del bambino, è vero anche che le

ricerche rilevano un certo trasmissione gap, ossia la possibilità di individuare altri fattori che modulano la

continuità o discontinuità dell’attaccamento e della trasmissione. Per esempio, la sensibilità di cura materna,

predittiva dell’attaccamento del bambino, non è per forza legata all’esperienza infantile della madre che può

aver modificato il proprio stato della mente grazie al sostegno della rete sociale o alla qualità del rapporto di

coppia. La teoria evoluzionistica, infatti, collega pattern di attaccamento a l’utilizzo di strategie riproduttive

connesse alla scelta del partner, alla qualità di coppia e alla riproduttività della coppia stessa, quindi

l’attaccamento, all’accoppiamento fino al parenting. Il legame tra le generazioni passerebbe quindi per il

rapporto di coppia che si identifica come modulatore di quello che sarà poi l’attaccamento sia dei genitori che

del figlio. ecco quindi che andiamo alla secondo linea di ricerca che guarda all’attaccamento all’interno del

legame di coppia.

In questo caso si parte dal presupposto che ci sia un’analogia tra l’attaccamento amoroso e l’attaccamento

infantile e che la relazione d’amore sia equivalente al processo di attaccamento. Si è cercato di validare questa

teoria creando un parallelismo tra gli stili di attaccamento infantili e adulti, ma poi si è riflettuto sulla

necessità di comprendere la peculiarità dell’attaccamento adulto e sul modo in cui, nell’arco di vita, si

costruiscono le relazioni con altro significativi e non per forza sempre con lo stesso MOI creato in infanzia. La

valutazione retrospettiva tramite AAI dell’attaccamento infantile ha mostrato come non per forza ci sia una

corrispondenza rispetto al legame con il partner. Quindi, ciò che si osserva è una analogia tra l’attaccamento

infantile situato tramite SSP, l’attaccamento adulto vero la famiglie e vero il partner studiati tramite AAI e

strumenti self-report, ma si è notato come ci sia solo una moderata continuità sia a livello transgenerazionale,

quindi tra lo stato della mente del genitore e l’attaccamento del figlia, sia a livello intraindividuale tra

l’attaccamento ai genitori e l’attaccamento al partner.

In particolare, noi ci occuperemo della relazione tra legame precoce e rapporto con il partner.

Oltre l’ipotesi prototipica

Oggi si ritiene che nel soggetto ci sia una pluralità di rappresentazioni diverse derivanti sia dai legami con

figure di riferimento adulte differenti sia dall’unica rappresentazione dell’attaccamento guidato dal MOI

costituito in infanzia.

Molti autori sostengono l’ipotesi di diversi MOI organizzati gerarchicamente e sottesi ad un attaccamento

generalizzato e ad uno specifico. L’attaccamento verso le figure genitoriali inizia come attaccamento specifico

ma poi si generalizza e diventa un più ampio livello di rappresentazione cognitiva che guida il nostro modo di

relazionarci agli altri. L‘attaccamento specifico è invece connesso a rappresentazioni relative a specifiche

persona e relazioni. Il fatto che parallelamente all’attaccamento generalizzato si possono essere anche quelli

specifici, ci pone il problema di indagare la loro nascita. Grossmann e Kindler hanno infatti osservato come:

- Sebbene non ci sia connessione tra la sicurezza dell’attaccamento ai genitori a 12 e 18 mesi e

l’attaccamento adulto verso i genitori e verso il partner a 22 anni 1

- Il legame con il partner è comunque predetto da una pluralità di fattori inseriti nelle relazioni

significative infantili come le strategie adottate in infanzia ed adolescenza per fronteggiare lo stress e

che attivavano il sistema di attaccamento, la responsività genitoriale, la capacità dei genitore di

cooperare nel gioco con il figlio

Inoltre, si è osservato come l’attaccamento infantile sia predittivo della qualità del’esperienza con i pari,

quindi dello sviluppo sociale in generale, e che se quindi l’attaccamento infantile non possa essere del tutto

predittivo di quello adulto e con il partner, sicuramente ha un’influenza sul modo di creare intimità con gli

altri e stabilire le relazioni amorose giovanili. Quindi, l’attaccamento precoce fornisce la basi per interpretare

e reagire alle successivo esperienze relazionali, dove però tali nuove esperienze alterano le rappresentazioni

sull’attaccamento in modo continuo e transazionale.

Owen intervista coppie con una relazione in media di 4 anni e osserva come l’attaccamento al partner correli

in modo modesto con lo stato della mente rispetto all’attaccamento infantile ma in modo più accentuato

correli con l’attaccamento amoroso mostrato dal partner e lo stato della mente sull’attaccamento del partner.

Quindi, se l’attaccamento infantile dei due partner non risulta di per sé correlato, ciò che risulta correlato e il

loro modo di aver costruito un legame nei confronti del partner, come se ci fosse un’influenza reciproca.

Quindi, possiamo dire che molti aspetti delle relazioni precoci vengono ricreati all’interno della coppia, ma

che l’attaccamento al partner è frutto di una cocostruzione di modelli relazionali condivisi. Questo fa sì che

ogni relazione sia unica poiché ogni relazione presuppone specifiche esperienze relazionali basate su una

cocostruzione e su una qualità del legami che vincolano un persona all’altra.

Dal legame con la famiglia di origine al legame con il partner

Come abbiamo già detto, integreremo all’ottica bowlbiana due nuove prospettive. Da un lato abbiamo l ricerca

empirica dell’Infant Research che individua la prospettiva intersoggettiva e dall’altro la prospettiva

transgenerazionale relativa agli studi della psicologia della famiglia. La prima si occupa di come si

costruiscono i legami affettivi mentre la secondo studia i tempi che scandiscono la maturazione dei diversi

legami.

Infant Research

La ricerca empirica ha dimostrato come l’attaccamento nei confronti dei partner sia il frutto di un mutuo

adattamento a partire dalla storia relazionale dei due partner e che esso sia diverso dall’attaccamento rispetto

ai genitori. Già Bowlby evidenziava come nella diade madre bambino l’attaccamento si costituisca in base ad

una influenza bidirezionale e che dopo il primo anno una coppia tendenza stabilire dei pattern relazionali

stabili e ad attuare una certa pressione affinché tale stabilità venga mantenuta. Questo significa che

l’attaccamento è il risultato dell’esperienza interattiva cumulativa della diade e della sia storia relazionale. Ci

apriamo quindi alla prospettiva dell’intersoggettività, ossia all’idea che il bambino sia innatamente portato a

entrare in relazione con gli altri, e che questo costituisca un sistema motivazionale distinto, ma

complementare, a quello del sistema di attaccamento.

I processi intersoggettivi nascono all’interno di una matrice relazionale dove i processi intrapsichici e

interpersonali fanno parte di un unico sistema rappresentato dalla diade, primariamente caregiver-bambino,

che diventa l’oggetto di analisi privilegiato. Tutto i basa sulla bi direzionalità dello scambio, sul monitorare

l’altro per regolare i propri stati interni, su un equilibrio tra i processi di auto e interregolazione che permette

l’adattamento reciproco. Questo adattamento si modifica, consolida e trasforma nel tempo in modo più o

meno flessibile in base all’equilibrio tra la componente auto ed interregolativa. Le relazioni si basano su un

susseguirsi di rotture e riparazioni, di adattamento reciproco e all’interno di questa dinamica nasce

l’organizzazione del sé del bambino, la capacità di far fronte allo stress, di porre rimedio a situazioni

problematiche.

La dinamica di mutua regolazione e il ciclo di rottura e riparazione si ricollega anche alla possibilità di

riconoscere l’altro ed essere riconosciuto. il riconoscimento è infatti una forma di comprensione bidirezionale

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che permette di cogliere l’unicità soggettiva di ogni membro della diade. I processi di auto e interregolazione

gestiscono anche i livelli di intimità ed autonomi,a l’essere con la possibilità di essere contemporaneamente

distinti da. Questi processo che assumono forma in età precoce, rimangono attivi anche in età adulta, tanto che

l’incontro con l’altro determina in riattivarsi dell’adattamento relazionale. Il ruolo centrale

dell’intersoggettività sarà quindi, anche in età adulta, la possibilità di gestire le dinamiche emotive.

Lo studio in ambito evolutivo si ricollega, quindi, allo studio dell’attaccamento adulto poiché, come osservato

da Beebe, l’attaccamento, sia infantile che adulto, è il risultato di un processo di cocostruzione. La qualità del

legame di coppia non è quindi del tutto prevedibile in base allo studio retrospettivo dell’attaccamento infantile

dei due membri, ma dipenderà dall'incontro particolare di questi due soggetti. Il continuo adattamento porterà

allo stabilizzarsi di dinamiche relazionali più o meno funzionali. Un caso disfunzionale è, per esempio, quello

del pattern di caccia e fuga( Chase and Dodge concetto di Byng-Hall) in cui osserviamo l’incontro fra partner

di tipo ansioso, ambivalente ed evitanti, dove la difficoltà di sintonizzarsi con l’altro impedisce di accettare il

funzionale alternarsi di contatto e disimpegno. Inoltre, si riscontra nella coppia la stessa presenza di quei

fattori di rischio o protezione relativi all’attaccamento infantili, ossia la responsività e sensibilità materna in

termini di apertura allo cambio comunicativo.

Prospettiva transgenerazionale

Ci occuperemo adesso del ciclo di vita della famiglia che i inserisce inevitabilmente nello studio dello

sviluppo dell’attaccamento adulto e delle relazioni affettive. Uno snodo cruciale è sicuramente la fase del

giovane adulto che richiede un riassetto delle dinamiche familiari, la creazione di un rapporto più simmetrico

per poter riconoscere l’autonomia del ragazzo che potrà così distaccarsi dalla famiglia senza rompere con essa

i legami. Questa fase viene considerata la penultima fase del ciclo di vita della famiglia, ossia la fase del nido

nuoto che precede a fase della famiglia anziana, ma coincide anche la prima fase del ciclo di vita della

famiglia, poiché la separazione dal nucleo familiare permette la formazione della nuova famiglia o,

comunque, l’apertura verso nuovi tipi di relazione più simmetrici.

Partendo al primo anno di vita, il bambino si trova sicuramente in una relazione asimmetrica in cui delega al

argive la cura dei propri bisogni. Questo può corrispondere nell’adulto al desiderio di cura nei confronti del

bambino ha propri bisogni di dipendenza e controllo che stabiliranno la qualità più o meno funzionale della

relazione di attaccamento e ne permetteranno la fase di separazione e individuazione. Nel periodo rima

adolescenziale e poi dell’età giovanile, il ragazzo cercherà sempre una maggiore autonomia e questa verrà

ricercata tramite delle tecniche negoziazione. L’esito dipenderà dalla possibilità di gesti ei conflitti ma

mantenendo saldi i legami affettivi. Infatti è fisiologico un conflitto generazionale e l’adeguamento, anche da

parte dei genitori, ad una relazione più simmetrica, ma è importante anche che vengano mantenuto un legame

affettivo che sia una base sicura per il ragazza per sperimentare la propria autonoma ma sentirsi sicuro grazie

ai genitori. La maggiore autonomia dei figli porta i genitori ad aprirsi ad una riscoperta dei propri interessi

sociali nonché alla riscoperta della coppia. L’0autonomia porta anche ad esplorare nuovi investimenti affettivi

fino a strutturare la coppia e poi la famiglia. Il passaggio alla genitorialità è un ulteriore fase importante

poiché il giovane passa dal ruolo di figli a quello di caregiver e non solo di caregiver del proprio figlio ma

anche dei propri genitori, ora anziani, nei confronti dei quali si crea nuovamente un rapporto asimmetrico.

L’aziono genitore deve ora fare i conti con la possibilità di poter anche ricevere cure e non solo darle. Per

quanto riguarda la coppia genitoriale in sé, è importante che il legame coniugale sia un alleato del legame

genitoriale in modo che l’individuo possa ricercare nel coniuge quell’affetto e quel bisogno di amore spesso

prosciugato dal figlio, evitando che sia quest’ultimo a dover pagare il conto delle cure che riceve. 3

Transizioni difficili

Non sempre le fasi di cui abbiamo parato riescono ad essere portate a termine correttamente. Per esempio, è

possibile che non si completi la fase di separazione dalla propria famiglia, che si rimanga in un legame ancora

asimmetrico e che nel soggetto pianga il desiderio di risarcimento relativo a percepirsi come figlio creditore di

cure. Purtroppo questo non solo va a creare uno stallo nelle relazioni familiari, ma spesso impedisce la

creazione di nuore relazioni di coppia proprio perché non si è in grado di gestire la relazionalità simmetrica.

Spesso i soggetti con questa problematica creano delle coppie relazionali con individui che colludono con il

loro bisogno di rimanere figli e non muovere gli equilibri familiari, ma questo impedisce alla nuova coppia di

aprirsi a progetti futuri, ad una evoluzione.

Capiamo quindi come la fase giovanile - adulto sia molto importante poiché media tra i legami familiari di

natura infantile e i successivi sviluppi affettivi, media tra la storia familiare e la possibilità di creare una nuova

storia affettiva con il partner. Poiché tale fase si basa sulla capacità di rappresentare la relazione con i propri

genitori, possiamo dire che ciò che influenza l’attaccamento adulto verso il patrone non sia tanto l’analisi

retrospettiva del proprio attaccamento infantile, ma la capacità di creare una rappresentazione dei legami

giovanili - adulti con i genitori, dalla quale dipenderà la qualità del’attaccamento di coppia. Proponiamo

quindi di basare le successive ricerche su questo aspetto, lasciando un po’ più da parte da dimensione infantile.

Crisi e sofferenza nella separazione

Il crescente numero di separazioni e i nuovi intrecci familiare hanno portato a riflettere sule dinamiche che si

attivano nei momenti di crescita del rapporto di coppia e che portano alla rottura del legame.

La riflessione è partita proprio dalla teoria Bolwbyana e da presupposto che il soggetto porta con sé per tutta

la vita o propri modelli di attaccamento o MOI e che quindi anche nel legame di coppia si inseriscono quelle

dinamiche e quei ruoli relativi a fungere reciprocamente come base e rifugio sicuro per il partner. Si è inoltre

osservato come un rapporto di coppia soddisfacente può anche andare a risolvere o modificare eventuali

rappresentazioni disadattive permettendo al soggetto di accedere a visioni più flessibili e creative di sé. I

legami di coppia hanno quindi una funzione ripartiva e possono essere intesi come contesti terapeutici

naturali. Il nuovo legame sentimentale, infatti, può andare a saturare il bisogno di attaccamento residuo

nell’individuo e migliorare il suo benessere fisico e psichico. Tale funzione ripartiva è assolutamente specifica

al contesto di coppia poiché altri tipi di sostegno come quello amicale, non riescono ad avere gli stessi

benefici. Weiss, infatti, parla di solitudine emozionale riferendosi a quei soggetti che, sebbene inseriti

socialmente, sono privi di un legame amoroso in età adulta, oppure lo hanno perso, e di come questo porti ad

esperire una noia agiata che porta a conseguenze come stress e disagio fisico e psichico fino alle conseguenze

più estreme come il suicidio. I legami di attaccamento in età adulta assolvono alle stesse funzioni osservate in

età evolutiva: assicurare senso di sicurezza e appartenenza, offrirsi come base sicura per l’esplorazione e

offrire conforto in caso di stress. Differentemente dal periodo evolutivo, questo funzioni devono essere attuate

n modo flessibile e reciproco proprio perché il rapporto adulto deve essere caratterizzato da asimmetricità. È

necessario che ognuno riesca ad offrire se stesso all’altra, mentre nella condizione asimmetrica si istaura la

dinamica di protesta-separazione-distacco. Sicuramente in età adulto i modi di offrire e percepire la sicurezza

e l’appartenenza sono molto diversi e più evolutivi: l’adulto è più un grado di tollerare la distanza fisica e la

sicurezza è mediata dalla qualità della comunicazione di coppia e al modo implicito che la copia ha di offrirsi

sicurezza. È anche vero che sebbene si stia parlando di dinamiche reciprocamente costruite, bisogna

comunque tenere conto dell’influenza del personale modello di attaccamento di ciascun partner che determina

il senso di sicurezza soggettivamente esperito. Nelle coppie si crea inevitabilmente un matching tra gli stili di

attaccamento, e questo determina specifiche dinamiche. Fisher e Crandell definiscono “attaccamento

complesso” per identificare la natura duale dell’attaccamento di coppia e la bi direzionalità della dipendenza

reciproca. Una coppia caratterizzata da attaccamento sicuro riesce ad essere flessibile e mostrare reciprocità 4

nell’essere alternativamente dipendente o oggetto di dipendenza. I modelli insicuri creano invece una

situazione di asimmetria in questa dinamica. Il senso di vicinanza della coppia dipendenza anche dalle fasi del

ciclo di vita che la coppia attraversa, dalla necessità di riconfigurare il rapporto magari in relazione alla

nascita del figlio. possiamo dire che gli elementi costitutivi del legame di attaccamento adulto che possono

provocare insoddisfazione e instabilità sono:

- Oscillazioni tra il sistema di vicinanza/distanza e la sua regolazione in termini di lontananza fisica e

disponibilità emotiva. Questo incide sulla percezione soggettiva di disponibilità del partner e porta a

richieste o rottura del legame

- Reciprocità del caregiving o del careseeking. Entrambi i partner devono essere in grado di fare

confronto fisico e psichico al partner quando necessario

- Attaccamento multipli. L’adulto vive in un network relazionale e quindi è normale che mostri degli

attaccamento multiplo comunque un numero relativamente ampio di legami affettivi. Il problema

nasce quando il legame di coppia non è l’investimento prioritario, quando il partner si sente minacciato

da un'altra figura che soddisfa i bisogni emotivi del compagno sentendo una gelosia emozionale.

Il dolore della perdita e l’esperienza dell’abbandono

La rottura di un legame, anche se consensuale e conseguente ad un’esasperazione del rapporto, porta con sé

comunque una forte dose di sofferenza proprio perché viene a mancare quella comprende di base sicura svolta

dal partner. Alla fine del rapporto, lo schema sé-altro come contenitore di bisogni relazione viene svuotato e si

perde la possibilità di regolazione emotiva che era stata conquistata all’interno del rapporto con il partner.

Questo è uno dei motivi che spinge gli ex partner a rimanere in contatto, proprio per la difficoltà di

autoregolarsi. Addentrandoci nel tema del dolore, Bowlby studia la reazione alla perdita del partner per morte

non prevista, quindi in coppia con età inferiore ai 45 anni. È ovvio che la morte non è l’unica causa di

separazione e che questi elementi devono essere tratta in modo separato, ma in ogni situazione di emozioni si

hanno delle reazioni fisiologiche alla condizione di perdita relativa ala perdita di sicurezza emozionale, e tali

reazioni sono paragonabili a quelle esperite in età evolutiva. Individuando le fasi del lutto del partner,

abbiamo:

- Stordimento: difficoltà ad accettare sul piano emotivo la notizia. Spesso si osserva un’innaturale calma

interrotta da esplosioni emotive

- Fase di ricerca e struggimento o fase della collera: attraverso il pianto e l’intensa angoscia si

manifesta la consapevolezza dell’evento sebbene non ci si riesce ad arrendere alla sua irrevocabilità. Si

attuano quindi dei tentativi di ricerca continua del partner poiché non se ne accetta la perdita, ci si

ritrova smarriti, irrequieti, si mostra un moto incessante. Si osservano anche elementi percettivi

normali per un lutto come l’udire rumori abituali che denoterebbero la presenza del partner ro rilevare

somiglianza quasi perfette in sconosciuti. La collega e la ricerca di responsabilità per la morte sono un

organizzatore emotivo attraverso cui il soggetto esprime che l’idea della perdita non è ancora stata

accettata come definita. Il pianto e le richiesta vengono intese come il pianto del bambino che richiede

la presenza della madre dopo una temporanea assenza. Difficile è poi tollerare gli impulsi

incompatibili e la tristezza senza scampo, ossia l’ammettere l’impossibilità del ritorno del partner ma

inevitabilmente esprimere il desiderio di ricongiungimento

- Fase della disorganizzazione e della disperazione: è il culmine del dolore ed è una fase importante

poiché si accetta ineluttabilità di quanto accaduto. Questo implica l’inizio di una fase di

ristrutturazione della propria vita, il comprendere che non c’è altro da fare che trovare il modo di

andare avanti. È un movimento che coinvolge sia la riorganizzazione affettiva ma anche quella del

pensiero poiché devono essere riaggiornate le rappresentazioni interne ed adattate all’assenza fisica del

partner. Di aiuto è lo riscoprire le proprie capacità personali e l’assumere nuovi ruoli 5

- Fase della riorganizzazione: progressiva riorganizzazione emozionale che porta alla graduale ripresa

dei livelli di funzionamento precedenti. Comunque, e non patologico, è il mantenimento di alcuni

elementi legati alla vita precedente, come valori della coppia, progetti o stili di vita, abitudini

quotidiane, che permettono di percepire un senso di vicinanza con la persona deceduta, sentendola in

qualche modo ancora presente. Questo non è incompatibile con delle nuove iniziative indipendente e

permette, ansia, al soggetto di percepire una certa continuità e coerenza della propria vita attuale con le

esperienze passate.

Differente, nonché più dolorosa è la condizione di abbandono da parte del partner. In questo caso non solo

viene meno la presenza del partner, ma vi è anche un azzeramento delle componenti costitutive del legame

stesso come la sicurezza, la fiducia, l’intimità e la vicinanza emotiva. Caratteristiche specifiche

dell’abbandono sono:

- Sbilanciamento dei tempi del lutto: chi abbandona, a differenza del compagno, è già da tempo in una

situazione di distanza e lontananza emotiva e quindi, già prima della rottura, azzera il rifugio sicuro

per il proprio partner

- Enfasi dei comportamenti di richiamo: il pianto e le accuse sono un modo per richiedere la vicinanza e

la ripresa del rapporto

- Aspetto di trauma e paradosso: consiste nel fatto che la fonte della sofferenza è lo stesso oggetto del

proprio attaccamento

- Sospensione e riorganizzazione degli schemi relazionali: chi viene abbandonato deve cercare di

reindirizzare i propri sentimenti e la propria ricerca di sicurezza su altri fronti, e quindi disinvestire il

partner che ha abbandonato. Un ruolo significativo assume, come spiega Bowlby (tutte le fasi del lutto

e della separazione sono concettualizzate da Bowlby), la figura del consolatore. Esso può essere un

amico, una figura di sostegno, qualcuno che rimanga neutrale rispetto al conflitto tra il

ricongiungimento e l’accettazione della perdita. Ciò di cui la persona ha bisogno è infatti avere la

possibilità di dar sfogo al proprio desiderio di riconquistare il legame perduto, e insistere

sull’irreparabilità della situazione porta il soggetto ad allontanarsi e non chiedere più aiuto. Il

consolatore ha allora il compito di accompagnare il soggetto lungo le fasi del lutto. Spesso esso è il

bersaglio del rito relativo all’analisi minuziosa della relazione e dei suoi significati. Tale rito serve più

ad annullare la distanza rispetto a partner piuttosto che ha comprenderne veramente i significati.

Ci sono poi i casi in cui l’esperienza di abbandono è vissuta in modo continuativi con diversi partner. I questo

caso è difficile percepire un senso di continuità poiché non si riesce a riconoscere la bontà della propria

strategia relazionale diadica. In questo caso bisognosa anche tenere in considerazione l’influenza implicata dei

MOI che possono portarci a scegliere sempre gli stessi match relazionali.

Sofferenza e disregolazione tra i matching di coppia

La sofferenza nella coppia è anche legata alla gelosia che viene intesa come strategia orientata alla difesa di

una relazione minacciata. Esiste una gelosia sessuale e una gelosia emozionale che può essere provata si verso

il partner che verso il figlio in termini di controllo del legame biologico e paura della perdita del contesto

affettivo adeguato alla crescita del figlio. di solito i soggetti distanzianti mostrano una maggiore gelosia

sessuale mentre i soggetti sicuri, più capaci di entrare in contatto con le loro emozioni, tendono a mostrare una

gelosia emotiva.

Ci siamo chiesti perché una coppia attiva a separarsi e abbiamo ripreso l’idea che nella coppia si crei anche un

meccanismo inconscio e condiviso di regolazione reciproca attraverso il quale ogni membro della diade regola

i propri stati affettivi e il sé. La difficoltà nel rompere il legame amoroso è quindi spiegata da Dicks in base

all’idea del “coniuge portatore”, ossia al fatto che i partner si consegnano reciprocamente aspetti negati e

scissi di sé tanto che l’uno diventa il gancio a cui appendere le proprie proiezioni. Quando ci si separa non ci

si separa solo dall’altro ma da ciò che era stato consegnato al partner, e questo, se non elaborato, crea un 6

conflitto profondo a cui si rimane legati. La strategia di relazione individuale o di coppia può essere più o

meno funzionale in base al modello rappresentazionale che ogni partner possiede. Si crea un incrocio delle

aspettative riguardo alla disponibilità della figura di attaccamento e dalla combinazione di tale aspettative si

avranno esisti molto diversificati in termini di sicurezza esperita e senso di soddisfazione. Fisher e Crandell

individuano le diverse combinazioni:

- Sicuro/sicuro: è la condizione proto tipica caratterizzata da flessibilità e interdipendenza. Ciascuno

offre accudimento ed è capace e messo nelle condizioni di chiederne a sua volta. È possibile esprimere

e trarre gli affetti in modo realistico e consapevole. Il rapporto risulta bilanciato in termini di

dissintonie e riparazioni

- Sicuro/insicuro: si ritiene che la sicurezza di un partner può svolgere una funzione riparatoria per il

partner. Più frequentemente è l’uomo ad essere sicuro

- Insicuro/insicuro: caratterizzato da insoddisfazione, conflitto, difficoltà ma, allo stesso tempo, è

possibile anche un alto livello di adattamento reciproco e stabilità nel caso di attaccamenti omologhi in

cui non bisogna affrontare l’attacco alle proprie debolezze da parte dell’altro. All’interno di questa

categoria vengono poi individuate le diverse possibilità:

Distanziante/distanziante: vengono negati il bisogno di dipendenza, la vulnerabilità e

o l’accudimento. L’espressione degli affetti è al minimo e la relazione è improntata

sull’indipendenza e l’autosufficienza reciproca. Questo può creare un patto implicita tra i due e

portare alla stabilità; entrambi eviteranno il conflitto ma il rapporto sarà sregolato e

caratterizzato da atteggiamenti rabbiosi e sprezzanti

Preoccupato/preoccupato: vengono amplificate le richieste di accudimento e vicinanza anche se

o i propri bisogni sono insaziabili e questo porta il partner a mostrare rifiuto, disconferma,

disconoscimento

Distanziante/preoccupato: è la situazione può complessa e conflittuale poiché vi è una continua

o mancanza di sintonizzazione. Spesso sono le coppie che richiedono una psicoterapia a causa

dello sbilanciamento tra partner che chiede accudimento e colui che non è prenoto né a dare né

ad esprimere i propri bisogni. Di solito la configurazione prevede una donna preoccupata e un

uomo distanziante

Nonostante ciò, Bowlby sottolinea come non per forza le coppie male assortite sono quelle meno durevoli

proprio perché la forza e la stabilità di un rapporto non dipenda dalla qualità positiva o felice della relazione.

Paradossalmente sono i soggetti sicuri quelli più capaci di interrompere una relazione quando si rendono conto

che essa non è più soddisfacente poiché hanno un insieme di rappresentazioni positive degli altri e

un’adeguata autostima tanto da valorizzare i propri bisogni ed essere certi che si sarà in grado di trovare

nuovamente una relazione soddisfacente. I soggetti insicuri, invece, tendono a ritualizzare le strategie

relazionali dei propri moi e a confermare, in relazioni disfunzionali, le proprie aspettative e rimanere

invischiati in esse.

Crisi e conflitto

L’attaccamento viene anche riferito alla capacità di regolazione le emozioni e, nel contesto diadico evolutivo o

di coppia, si intende come la capacità di regolare il flusso di stimolazione in base ai segnali emotivi reciproci.

Field parla di “sistema di comunicazione affettiva” da quale si interna lizza in modo stabile sia la strategia di

autoregolazione che quella di eteroregolazione. Andiamo ora ad indagare quali sono le situazioni che possono

portare la coppia ad una crisi.

Una prima situazione è quella di stress, all’interno della quale è possibile valutare propria le strategie

regolatorie e comprendere se la coppia è i grado di tenere a mente e i propri e altri stati emotivi o se si verifica

una disconnessione che rende impossibile il ripristino dell’equilibrio. Ricordiamo che l’attaccamento non è

solo fatto di rappresentazioni mentali ma anche di schemi e di regole e le situazioni di stress possono 7

enfatizzare le differenze di tali schemi nelle strategie regolatorie. I soggetti con diversi attaccamenti

gestiscono in modo diverso lo stress. I soggetti sicuri tendono a ricercare supporto nel partner e ad offrirlo a

sua volta. Le donne evitanti, pur mostrando grande ansia, tendono ad enfatizzare l’autonomia e il ritiro fisico

ed emotivo, mentre i preoccupati tendono ad enfatizzare i richiami e le richieste di vicinanza fino anche ad

arrivare alla violenza. Bowlby intendeva la violenza come una fora disfunzionale e distorta di attuare un

comportamento atto ala vicinanza fisica ed emotiva con il partner.

Altra situazione è quella del conflitto dove si evidenziano le dinamiche stesse della coppia e della loro

relazionalità. Esso può essere inteso come il modo di rapportarsi e gestire l’emotività negativa e quindi spunto

di osservazione delle strategie regolatorie di coppia. Gli evitanti tendono a riconoscere poco i sentimenti

negativi e tendono all’autocentramento non riuscendo a comprendere il punto di vista dell’altro o la gravità

dei sentimenti negativi presenti. Questa strategia difensiva può essere utile sul piano individuale, poiché non

fa entrare in contatto con l’angoscia, ma di certo non è funzionale alla coppia al partner che si allontana. I

preoccupato, molto sensibili all’abbandono, tendono a massimizzare la vicinanza fisica ed emotiva con

richieste e imponendo il controllo relazionale. Spesso essi hanno la capacità del mind-reading, ossia la

riflessione costante sui propri sentimenti, legami familiari e relazionali ma, a differenza dei sicuri, tale

riflessione non porta mai ad una vera e proprio mentalizzazione ma mantiene il livello del rimuginio non

controllabile. Il conflitto può poi essere inteso come un problema di comunicazione, dove la comunicazione

disfunzionale è intesa come situazione interattiva in cui si attua l’invalidazione sistematica del partner,

l’incapacità di condurre discussioni positive, mancata sincronia ecc.

Un altro campo di crisi può essere in confronto con il sistema della sessualità e della cura. Questi due sistemi

motivazionali sono di per sé indipendenti ma intrinsecamente legati insieme all’interno del sistema di

attaccamento in cui questi due sistemi interagiscono, creando un sistema complesso. questi sistemi hanno

diversi pesi nelle diverse fai del ciclo di vita della coppia. Nella fase del flirting ha scuramente maggiore

importanza l’attrazione fisica, sebbene il corteggiamento può avere un maggiore valore se caratterizzato anche

da sensibilità affettuosa. Questo ci dimostra come anche prima della strutturazione del legame stesso, si ossa

sentirsi “attaccati” a qualcuno. Nella fase dell’amore il legame di attaccamento si stabilizza e si passa

dall’eccitamento al conforto e all’importanza dell’accudimento inteso come vicinanza emotiva. Nella fase

post-romantica aumenta la cura e la solidarietà. La crisi avviene quando c’è uno sbilanciamento tra i partner

dell’importanza data ai diversi sistemi motivazionali. Per esempio, lo sbilanciamento tra caregiving e

sessualità porta alla crisi dovuta al tradimento e all’infedeltà. Si base, infatti, l’attaccamento non implica la

fedeltà sessuale, eppure l’infedeltà va ad intaccare l’attaccamento poiché nell’ambito della sessualità risiede

anche il tema della fiducia e dell’impegno reciproco, e quindi una parte della base del senso di sicurezza della

coppia. Le conseguenza del tradimento possono anche esser paragonate ad una PTSD proprio per la mancanza

di sicurezza percepita. La cura, come attenzione e disponibilità affettuosa va ad incidere sulla stabilità del

legame e la soddisfazione di coppia.

Altro tema è la stabilità delle coppie disfunzionali, ossia quelle coppie che continuano a vivere un perenne

stato di crisi senza riuscire a lasciarsi. È il caso dei soggetti insicuri che hanno maggiori difficoltà a lasciare il

partner a causa della loro scarsa autostima e fiducia nella possibilità di essere amata e di trovare una nuova

relazione migliore di quella attuale. Estreme sono poi le condizioni di abuso o di violenza. Il problema è che il

bisogno di legame diventa quasi fisiologico e vitale, quindi si riesce a sopportare ogni altra cosa.

Bartholomew sottolinea come spesso le vittime di abuso hanno un stile preoccupato che gli impedisce di

pensare che per loro ci possa essere un’altra relazione possibile. Clulow parla di “dilemma relazione”

enfatizzando il senso di impotenza e di stallo del soggetto e la consolazione illusoria relativa al fatto che il

partner riuscirà prima o poi a offrire una certa quota di proiezione o tutela. Il tema della rabbia, di cui abbiamo

anche sottolineato l’idea di distorta strategia funzionale per ristabilire il rapporto, porta anche alla reazione di

vendetta perenne da parte del partner che crea un ambiente di conflittualità irriducibile in cui non è possibile

né separarsi definitivamente ma neanche stare insieme. 8


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Riassunto per l'esame di Configurazioni Familiari a Rischio, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Psicologia delle Relazioni di Coppia consigliato dalla docente Carli. Gli argomenti sono: Già Bowlby parlava di una forte relazione causale tra l’esperienza affettiva relativa ai propri genitori e la successiva capacità di stringere legami. Oggi la nuova visione evolutiva integra il modello bowlbiano con un approccio più esaustivo che piuttosto che individuare una continuità deterministica rileva la presenza di diversi fattori sia di continuità che discontinuità. La ricerca empirica sui legami di attaccamento adulti si è mossa su due fronti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia
SSD:
Docente: Carli Lucia
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paola.leopizzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Configurazioni familiari a rischio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Carli Lucia.

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