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Introduzione

Negli anni dal 1965-70 i museologi avevano notato che il museo stava morendo malgrado gli sforzi. Alcuni studiosi si danno a indagini sociologiche che dimostrano chiaramente come la visita al museo è prerogativa solo dei ceti medio-alti; le classi popolari sembrano disdegnare l'arte, soprattutto quella moderna.

Nel 1971 il museologo canadese Duncan Cameron denuncia il carattere elitario intrinseco nella natura stessa del museo, e il concetto di museo-foro in contrapposizione a quello di museo-tempio. ("I nostri musei tradizionali si sforzano di acquisire un significato più pregnante, pur conservando ancora il ruolo di templi, ma è indispensabile creare dei forum destinati al confronto, alla sperimentazione e al pubblico dibattito.")

Cambiamento quindi dei ruoli e dell'identità del museo. C'è bisogno di innovazione.

Cambiamenti nella museologia

Conferenza generale dell'ICOM ('71) dove viene detto che il rinnovamento deve essere radicale o il museo scomparirà. Così va creandosi una sorta di comunicanza che unisce i museologi di punta in tutto il mondo (concetto di "musealogia della liberazione"). Il museo diviene non più un'istituzione, bensì un processo di cambiamento che fa interagire nel tempo le persone e il patrimonio culturale. ("museo integrale" quale strumento al servizio della popolazione).

Il concetto di ecomuseo

Intanto in Francia sorgono i primi ecomusei, ampliamento del concetto di conservazione del patrimonio culturale, in cui confluiscono le funzioni di conservazione del patrimonio creato dall'umanità e di tutela dell'ambiente. L'idea ha preso spunto dal museo all'aperto diffuso in area nordica. "inserire l'opera d'arte nel suo ambiente naturale e umano", superando la centralità dell'oggetto a favore delle persone. Il museo deve essere, allora, "un luogo in cui passano i visitatori seguiti da altri visitatori, venuti per guardare più ancora che per consultare, ma di cui si sollecita la partecipazione".

Rivière dice l'ecomuseo sarà un museo dell'uomo e della natura, che fa riferimento a un dato territorio in cui vive una popolazione che partecipa alla concezione ed evoluzione permanente sul campo.

Sperimentazione e innovazione

Gaudibert vuole avviare un ciclo di attività sperimentali mirate a trasformare il museo in luogo vivo con dibattiti e tavole rotonde alla presenza di artisti e critici. A proposito dice Desvallées "il museo si apre, diventa esso stesso opera d'arte dal pavimento al soffitto".

Prende, qui, avvio quel processo di desacralizzazione del museo da cui prenderà avvio anche la forte tendenza a rendere l'istituzione sempre più simile a un'industria del divertimento di massa. Ma presto Baudrillard prevede il collasso del museo sotto il peso del consumo di massa, che avrebbe trasformato "la cultura tradizionale in un ordine dei simulacri".

Il museo come macchina di comunicazione

Il museo diviene una potente macchina di comunicazione, un posto dove studiare, incontrarsi, fare shopping, mangiare, seguire dibattiti, e va verso una spettacolarizzazione della sua architettura.

La nuova museologia e l'ingresso nel postmoderno

L'espressione "nuova museologia" non ha un senso univoco. Va fatta una distinzione tra "nouvelle muséologie", nell'accezione che ha assunto in Francia, e "new museology" di scuola anglosassone.

Scrive Desvèlles che il museo è una "scuola viva di contestazione" e che l'esigenza primaria è quella di aprirlo verso l'esterno, di farlo uscire dalle sue mura abolendo la distanza tra pubblico e collezioni.

La "new museology" studiata da Peter Vergo riflette un altro orientamento. Il nuovo modo di guardare al museo ha origine "da un radicale riesame del ruolo dei musei all'interno della società", all'interno di una società in trasformazione — universalità del soggetto. Ciò impone una decostruzione per mettere a nudo le strutture, svelando le regole, le motivazioni, le scelte culturali ed espositive.

Confronto con le istituzioni di Foucault

Paragone museo istituti di internamento studiati da Foucault: entrambe le istituzioni sono coinvolte a pieno titolo nel processo di trasformazione della società secondo la forma descritta da Foucault. Carol Duncan analizza l'uso politico che è stato fatto dei musei d'arte. ("Controllare un museo significa controllare la rappresentazione di una comunità e alcune delle sue verità più alte e autorevoli. Significa anche avere il potere di definire le persone collocandole all'interno di un ordine..")

Pratiche museali e nuova museologia

L'analisi dei meccanismi inerenti alle pratiche museali è dunque centrale nella nuova museologia. Il "sistema degli oggetti" esposti costituisce la materia prima della conoscenza che il museo produce. Gli oggetti sono portatori di segni, e il sapere che generano è direttamente legato al modo in cui essi vengono inseriti all'interno del sistema museale.

L'esposizione che il museo realizza è finalizzata a trasformare gli oggetti in simboli di identità culturale. Il contesto espositivo conferisce loro un significato che va al di là di quello che essi già possedevano in quanto erano offerti alla contemplazione estetica o in quanto manufatti culturali.

Gli oggetti mettono in moto catene di idee e di immagini che vanno molto al di là del punto di partenza iniziale. La "conoscenza" che i musei promuovono presenta tratti legati all'immaginazione, proprio perché è resa possibile solo attraverso un processo immaginativo (Ludmilla Jordanova).

Musei come zone di contatto

In Europa le collezioni di oggetti non occidentali cominciano a formarsi nei musei attorno alla metà del XIX secolo e sono generalmente inserite all'interno degli spazi dedicati alle "antichità". Dovranno trascorrere molti anni prima di essere separate dalle altre. Tuttavia non dobbiamo neppure sottovalutare il fatto che un grande numero di materiali raccolti nei musei era comunque a disposizione di quanti avessero voluto visionarli per finalità esotiche.

È evidente che il museo è un'istituzione storica, che narra l'Occidente e non può rappresentare un'altra cultura senza appropriarsene: il collezionismo di oggetti esotici è un processo intrapreso dalla società occidentale per costruire la propria identità culturale e gli oggetti di altre culture servono a ordinare la propria storia.

Il museo: tempio o forum

(di Duncan Cameron)

I nostri musei hanno un grande bisogno di psicoterapia. Il museo è un'istituzione che sta attraversando la sua crisi di identità. I nostri musei sembrano non sapere chi o che cosa sono. Esempio: l'Ontario Science Centre (1964) a Toronto. Concepito come museo, l'edificio fu totalmente riformato perché alcuni consiglieri del museo decisero che in fin dei conti i musei erano un cattivo affare.

Secondo loro un museo dotato di collezioni e di un programma di ricerca, con laboratorio di restauro e una biblioteca, non interessava più il pubblico. Oggi contiene un'accozzaglia di mostre scientifiche in mezzo a esposizioni di carattere industriale e tecnologico sponsorizzate da imprese. In pratica si tratta di un "centro di attività". Il museo ha deciso di non essere più soltanto il luogo dove esporre e interpretare per il pubblico le opere, bensì ha deciso di ospitare creazioni inedite e sperimentali, con tutte le conseguenze possibili.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danidams di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi della comunicazione visiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Leonardi Paolo.
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