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La fine della deadline e i nuovi formati giornalistici tra fiducia e memoria

Come ripensare lo spazio e il tempo nel giornalismo

Il termine "giornalismo" richiama una temporalità ben precisa: si produce, si pubblica e si legge tutti i giorni, ogni 24 ore. Il tutto avviene in uno spazio preciso quale il giornale, il quotidiano ecc.

La caratteristica principale del giornalismo prodotto dai nuovi media è la sostanziale eliminazione di una specifica caratteristica del giornalismo: la deadline. Non c’è più la corsa contro il tempo, non c’è più la linea di fine. La testata è sempre online, nella mobile staticità della home page viene modificata l’informazione a seconda delle richieste dei direttori o capiredattori. Il continuo aggiornare e la rapida modificabilità delle informazioni hanno prodotto il superamento della deadline e di conseguenza il rapporto tra giornalista e giornalismo.

La prima attività che viene praticata nelle redazioni la mattina è il confronto con i propri concorrenti. Confronto che si basa su una verifica spazio-temporale, cioè quante e quali notizie sono presenti o assenti rispetto alle testate concorrenti. Spesso i buchi sono dovuti alla minore rapidità d’arrivare su di una notizia, oltre che da una differente valutazione della sua rilevanza. L’arrivare per primi continua a costituire una delle doti principali del giornalista, su cui si misura la sua affidabilità e professionalità.

Quindi si calcola lo spazio riservato alle varie notizie dalle varie testate, si passa alla misura del fattore "spaziale": quante colonne, quanti articoli o quanti minuti sono stati concessi a uno specifico evento. Nelle redazioni online questa pratica è relativa. Ora si sa bene che l’immediatezza del confronto permette al concorrente di aggiornare il sito in pochi minuti per conformarlo alle nuove notizie, che casomai riprende proprio dal concorrente più solerte.

La scomparsa della deadline sottolinea una riorganizzazione produttiva del giornalismo, che con il tempo condurrà a un ripensamento del concetto di notiziabilità, cioè della capacità di un evento di diventare significativo in uno specifico arco temporale. Ciò che definisce il concetto di notizia è l’elemento della significatività.

Negli studi sul newsmarketing, fra i criteri di rilevanza che un evento deve avere per diventare notizia vi è da sempre quello di riuscire ad apparire emblematico, significativo nel breve tempo in cui il giornalista deve produrre la sua copertura informativa. Se di una partita di calcio non si è in grado di fornire il risultato finale, perché la sua fine non coincide con i tempi di pubblicazione della testata, la significatività di tale evento risulterà inferiore rispetto a quella che avrebbe avuto se fosse stato invece possibile fornire il punteggio conclusivo. La notiziabilità, la copertura, dell’evento sportivo dipenderà dalla possibilità di poter pubblicare il risultato.

La scomparsa della deadline per ora non è molto evidente nemmeno ai giornalisti che lavorano online. La fretta di pubblicare per primi continua a costituire un elemento caratterizzante dell’attività giornalistica e un fattore di vanto nelle strategie di posizionamento e di promozione di ogni testata. Probabilmente, i motivi di questa permanenza risiedono nella lentezza con la quale si ridefiniscono le pratiche professionali.

Si sviluppa la logica di flusso, una continua produzione che modifica costantemente il formato, cioè l’incrocio fra logiche spaziali e temporali. Mettere in forma un prodotto mediale vuol dire concepirlo all’interno di uno specifico spazio-tempo. Sulla rete il formato è completamente ridefinito rispetto alla carta stampata. Sicuramente permangono evidenze di tipo spaziali, sull’home page di qualsiasi sito giornalistico vi è sempre la notizia di testa e a scendere poche notizie da prima pagina. La loro rilevanza è data dalla sequenzialità spaziale, come fosse una classifica oppure un’esposizione analitica per punti.

Nella carta stampata la logica della prima pagina si basa su una collocazione spaziale più complessa: classificazione fra taglio alto/medio e basso/a seconda se la notizia è pubblicata nella parte superiore, centrale oppure inferiore della pagina; ma, contemporaneamente, vi sono altre caratterizzazioni: il numero di colonne assegnato al titolo con cui si riassume la notizia, la centralità nella pagina, la presenza di uno specifico corredo iconografico oppure soltanto grafico (box, finestre ecc.). Le collocazioni standard: l’editoriale in alto a sinistra, la spalla a destra, il fogliettone in basso al centro.

Nell’informazione radio-televisiva, esiste una logica sequenziale con la quale le notizie sono offerte secondo un ordine che contempera due differenti fattori: la rilevanza della notizia e l’appartenenza a una specifica famiglia tematica. Nel notiziario radiofonico o televisivo, le principali notizie sono fornite all’inizio, intervallate da notizie minori strettamente collegate con quelle offerte in precedenza. La gerarchia di rilevanza è contemperata con un ordine logico-tematico. La rilevanza e l’ordine espositivo.

Ora i media usano l’indice, per decidere il momento della fruizione di determinare la concentrazione del pubblico. La tv o la radio non consentono allo spettatore di decidere il momento della fruizione di una notizia. Nei siti d’informazione online l’importanza della notizia è la quantità di titoli e rimandi ipertestuali che definiscono l’informazione relativa a uno specifico evento in una vera e propria conformazione a stella, al cui centro si trova il nucleo principale del fatto, dal quale si dipanano altre informazioni, commenti, interviste, giudizi del pubblico e/o di altri opinion maker. L’informazione online rende più fluida la produzione delle notizie e le permette di procedere per accumulazione successiva, piuttosto che per accumulazione sostitutiva.

Si potrebbe dire che tendenzialmente nel giornalismo online la logica di flusso diventa quella predominante, così come nell’informazione radiofonica, e il flusso trasforma ogni notizia in una developing news, in continua evoluzione. Ogni redattore acquisisce, valuta, seleziona e ordina le informazioni che gli arrivano, la verifica con i colleghi e con le sue fonti, controlla le agenzie e per acquisizione progressiva, decide come impostare il suo lavoro: in che modo "aprire il pezzo", quale titolo suggerire al caposervizio oppure al titolista e così via. Una "presa diretta" che rende meno riparato e protetto il processo produttivo giornalistico, che era una protezione intrinseca alle forme dell’operatività quotidiane:

  • La fase della raccolta delle informazioni
  • Selezione e verifica delle informazioni
  • Gerarchizzazione delle informazioni
  • Presentazione informazioni nella redazione dell’articolo
  • Inserimento dell’articolo nel più completo e complesso prodotto pubblicato

Adesso queste fasi operative restano, ma s’intrecciano fra loro. Il prodotto pubblicato muta in continuazione e la rilevanza di un articolo può subire degradazioni e pescaggi. La continua evoluzione permette che in questo processo intervengono gli altri attori della negoziazione giornalistica: le fonti, il pubblico, i concorrenti.

L’evoluzione dei processi informativi ha cambiato il rapporto con i soggetti pubblici: imprese, enti locali, partiti politici, sindacati, squadre di calcio ecc. Ognuno di questi soggetti è spesso abbonato direttamente a varie agenzie informative. Prima il reporter doveva strappare la notizia sulla strada, ora deve difendersi dal flusso push di comunicati stampa, telefonate, mail e attraverso i quali ogni fonte cerca di definire la propria posizione in merito a ogni evento che la riguardi.

In questo processo s’inserisce anche il lettore, il pubblico è esortato a commentare in diretta, insomma nasce il citizen journalism, definito cultura partecipativa. In più c’è la concorrenza che può subito notare schiacciando un semplice tasto che cosa le manca; una foto, una frase. Un processo di micro-negoziazione avviene sempre durante le riunioni dei vertici, ma ora anche il pubblico può cambiare il tutto.

Non c’è più una precisa distinzione fra un tempo di pubblicazione e un tempo di fruizione. Questi differenti tempi accadono contemporaneamente sovrapponendo e intrecciando i ruoli dei distinti attori.

La developing news e le trasformazioni del formato giornalistico

Cambia il concetto di formato, finora decisamente limitato e quindi definito nel tempo ma anche dallo spazio. Ora non c’è più il vincolo del tempo, permangono invece i limiti spaziali. Gli articoli online sono limitati, brevi sia per la minore leggibilità consentita dallo schermo sia per la ricchezza di materiali a cui è possibile accedere. E si arriva all’ambivalenza del formato spaziale, la logica dei link, dei collegamenti progressivi potrebbe non finire mai, facendo sconfinare in due distinte direzioni il percorso della notizia:

  • Da siti propriamente giornalistici ad altri non giornalistici
  • Da contenuti gestiti da professionisti dell’informazione ad altri realizzati dalle fonti, dai produttori degli eventi, dai consumatori dell’informazione

Non solo: il titolo di ogni testata può farci spostare nel tempo facendoci accedere ai contenuti dei giorni precedenti. Il prodotto giornalistico tende a perdere l’aura della completezza per aprirsi e diventare un contenitore molto più ampio e tendenzialmente "meticcio".

Tale caratteristica produce una serie di conseguenze molto interessanti da esplicitare e valutare, che per convenienza esplicativa raggruppiamo in due principali interrogativi:

  • La maggiore indistizione produce una minore divisione degli spazi informativi da parte del pubblico, stabilendo progressivamente una minore condivisione di conoscenza e dei significati da attribuirvi, quindi, una perdita di memoria comune
  • La tendenziale scomparsa di "confini" spaziali e temporali, ridefinisce le logiche della notiziabilità, incide anche sui concetti di completezza e credibilità informativa, nonché sulla significatività degli eventi.

Condivisione dei significati e forme della memoria

Si è soliti affermare che una delle principali caratteristiche dei media giornalistici, sia quella di superare i monopoli informativi. La crescita dell’alfabetizzazione ha prodotto l’allargamento del bacino potenziale dei prodotti informativi e lo sviluppo di un ampio mercato di letteratura e stampa popolari. Col tempo il giornale diventa importante luogo di condivisione informativa e luogo dei significati d’attribuire ad un evento.

L’acquisto e la lettura di un giornale affermano anche la progressiva adesione a quelle che Benedict Anderson ha definito "comunità immaginate", un insieme di persone che iniziano a condividere uno stesso sguardo sul mondo, l’assunzione di una specifica prospettiva fondata su analoghi valori. Per Anderson è stata proprio la stampa a sviluppare il senso di appartenenza nazionale fra individui. Con l’avvento dei media elettronici questa condivisione cresce ancora. Il mondo entra in casa. Il pubblico si allarga, pone gli stessi topoi, nasce una nuova mitologia che rappresenta l’attribuzione a specifici personaggi di simboli che possano essere facilmente riconoscibili e universalmente condivisi.

I media tradizionali hanno creato la possibilità di legare soggetti, tramite incontri virtuali. Si ridefinisce totalmente la tradizionale dimensione comunitaria. Scuola, lavoro, viaggi, associazionismo, vita politica diventano pratiche sociali quotidiane e diffuse per più persone. Si realizza così una moltiplicazione di mondi sociali di ciascuno, che fa confluire la varietà di esperienze diverse nella costruzione identitaria di ognuno. Il soggetto sviluppa un capitale sociale individuale meno definito alle proprie appartenenze tradizionali e maggiormente consistente nelle sue diverse azioni in un maggior numero di ambienti sociali; diviene più facile fare esperienza d’alterità.

La varia esperienza individuale sommata a quella virtuale (che diviene parte del lavoro quotidiano mentale) aumenta il capitale immaginativo. I primi luoghi di conoscenza dell’altro perdono l’importanza passata nel passaggio di cultura e tradizione, non ci confronta più solo con vicini, parenti, prete. Si ridefiniscono identità, significati.

I media diventano uno spazio sociale, inoltre essi razionalizzano e semplificano la complessità di argomenti e pensieri, grazie alla classificazione in settori e argomenti, generi. Tale semplificazione permette di facilitare il leggere e interpretare i mondi della quotidianità. Sustein definisce i media "intermediari d’interesse generale", che cresce secondo il numero di persone che si approcciano a quel determinato interesse. I media forniscono agli individui una maggiore assunzione di consapevolezza di quanto accade e permettono loro di formarsi giudizi meditati attraverso l’esposizione a punti di vista plurimi e diversificati.

La memoria non è conversazione del passato ma opera nel presente, è strettamente correlata alla capacità di dimenticare, perché si basa sulla selezione. Grazie alla memoria, ogni individuo costruisce peculiari processi d’appropriazione culturale. Il termine "appropriazione" connota bene il lavoro di comprensione di sé e degli altri che si compie attraverso le informazioni ricevute. L’appropriazione traccia un complesso percorso d’elaborazione di una specifica prospettiva culturale da parte del ricevente, definendo il suo punto di vista sul mondo, produce forme di deliberazione, di giudizi e d’azioni conseguenti.

La caratteristica dei nuovi media è l’allargamento della memoria comune, che non produce per forza una maggior condivisione, anzi rende la stessa molto problematica per la varietà d’interpretazioni messe in campo. In tal modo rende più aspra la lotta per la visibilità, dove si stabilisce lo statuto di fatto pubblico, condiviso da un grande numero d’individui. Si rischia di far perdere profondità alla memoria e provocare uno sterile appiattimento sul presente.

La fiducia e il giornalismo

Il giornalismo come sicurezza ontologica

La condivisione dei significati è importante, l’essenza è uno dei concetti su cui lavorano i media, molto spesso, perché i soggetti cercano "sicurezza ontologica", che è conseguente alla fiducia nei confronti dell’ambiente circostante. Con i processi di distanziazione spazio-temporale delle società moderne, equivale a un fidarsi a distanza. La regolarità e la sequenzialità della programmazione forniscono al pubblico che richiede continuità. Questo contribuisce a una mediazione dell’ansia, che avviene attraverso la differenza e la diversità, le storture e i pericoli del mondo. La sicurezza ontologica si ritrova spesso nel sistema giornalismo, in quanto sistema credibile.

Il sistema segue quella che è la completezza che richiama regole deontologiche e di tipo organizzativo. Le regole deontologiche sono quelle che ricordano come ogni giornalista debba controllare le informazioni che riceve. Quest’azione presenta dei limiti, il principale dei quali porta alle regole organizzative: la completezza deve essere realizzata nell’arco di tempo che il giornalista ha a disposizione. C’è un momento in cui non c’è più tempo di verificare la veridicità delle informazioni, allora il giornalista deve cercare fra tutte le notizie raccolte quali sono adeguatamente verificate per poter pubblicare articoli. Per fare questo bisogna raccogliere il parere di tre fonti diverse, anche se non sempre questo metodo funziona. Ci sono molti casi in cui tre fonti diverse sullo stesso argomento creano non chiarezza ma confusione.

Allora bisogna routinizzare l’imprevisto, cioè costruire la notiziabilità (newsmaking). Si tratta di de-costuire i contesti degli eventi da cui provengono le notizie e ricostruirli su un modello giornalistico.

La negoziazione giornalistica

Il processo selettivo permette d’introdurre un concetto fondamentale nell’attività giornalistica: la negoziazione. In ogni attività comunicativa la selezione delle informazioni da fornire dipende da tre fattori principali: il destinatario, il contesto e la specifica identità del mittente. Il processo di negoziazione tra i tre soggetti va a definire con approssimazioni sempre più precise quali sono le informazioni da omettere e quelle che non lo sono. Gli stessi tre fattori caratterizzano anche la selezione del lavoro giornalistico.

Ovviamente la negoziazione nel mondo giornalistico è più complessa in quanto i giornali raccontano ciò che avviene nel mondo. Possiamo definire la selezione d’informazioni come passaggio da una negoziazione situata ad una di contesto. La prima tratta di quella negoziazione che avviene in redazione fra giornalisti, la seconda invece considera la selezione delle notizie come caratterizzata dal più complessivo clima sociale nel quale avviene la diffusione.

Gli eventi-notizia sono come frammenti divisi. In sintesi potremmo dire che la negoziazione è il frutto di una negoziazione quotidiana fra giornalisti e fonti, attraverso la quale questi ultimi definiscono dei criteri di rilevanza che nel corso del tempo standardizzano e routinizzano. Un sistema giornalistico è il risultato di una più ampia negoziazione che coinvolge l’intero sistema sociale di riferimento e risente significativamente anche del feedback indiretto del pubblico. La notiziabilità è connessa all’esigenza di rendere prevedibile o negoziabile una notizia nel mondo.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Liszt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Perrotta Domenico.
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