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Riassunto esame Comunicazione, prof. Perrotta, libro consigliato Attraverso la rete, Sorrentino

Riassunto per l'esame di Comunicazione, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Attraverso la rete, Sorrentino. Gli argomenti trattati sono: la fine della deadline e i nuovi formati giornalistici tra fiducia e memoria, come ripensare lo spazio e i tempo nel giornalismo.

Esame di Comunicazione docente Prof. D. Perrotta

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2. la developing news e le trasformazioni del formato giornalistico

Cambia il concetto di formato, finora decisamente limitato e quindi definito nel tempo ma anche dallo

spazio. Ora non c’è più il vincolo del tempo, permangono invece i limiti spaziali. Gli articoli online sono

limitati, brevi sia per la minore leggibilità consentita dallo schermo sia per la ricchezza di materiali a cui è

possibile accedere. E si arriva all’ambivalenza del formato spaziale, la logica dei link, dei collegamenti

progressivi potrebbe non finire mai, facendo sconfinare in due distinte direzioni il percorso della notizia:

- Da siti propriamente giornalistici ad altri non giornalistici

- Da contenuti gestiti da professionisti dell’informazione ad altri realizzati dalle fonti, dai produttori

degli eventi, dai consumatori dell’informazione

Non solo: il titolo di ogni testata può farci spostare nel tempo facendoci accedere ai contenuti dei giorni

precedenti. Il prodotto giornalistico tende a perdere l’aura della completezza per aprirsi e diventare un

contenitore molto più ampio e tendenzialmente “meticcio”. Tale caratteristica produce una serie di

conseguenze molto interessanti da esplicitare e valutare, che per convenienza esplicativa raggruppiamo in

due principali interrogativi:

1 la maggiore in distinzione produce una minore divisione degli spazi informativi da parte del pubblico,

stabilendo progressivamente una minore condivisione di conoscenza e dei significati da attribuirvi, quindi,

una perdita di memoria comune

2 la tendenziale scomparsa di “confini” spaziali e temporali, ridefinisce le logiche della notiziabilità, incide

anche sui concetti di completezza e credibilità informativa, nonché sulla significatività degli eventi.

3. Condivisione dei significati e forme della memoria

Si è soliti affermare che una delle principali caratteristiche dei media giornalistici, sia quella di superare i

monopoli informativi. La crescita dell’alfabetizzazione ha prodotto l’allargamento del bacino potenziale dei

prodotti informativi e lo sviluppo di un ampio mercato di letteratura e stampa popolari. Col tempo il

giornale diventa importante luogo di condivisione informativa e luogo dei significati d attribuire ad un

evento. L’acquisto e la lettura di un giornale affermano anche la progressiva adesione a quelle che Benedict

Anderson ha definito “comunità immaginate”, un insieme di persone che iniziano a condividere uno stesso

sguardo sul mondo, l’assunzione di una specifica prospettiva fondata su analoghi valori. Per Anderson è

stata proprio la stampa a sviluppare il senso di appartenenza nazionale fra individui. Con l’avvento dei

media elettronici questa condivisione cresce ancora. Il mondo entra in casa. Il pubblico si allarga, pone gli

stessi topoi, nasce una nuova mitologia che rappresenta l’attribuzione a specifici personaggi di simboli che

possano essere facilmente riconoscibili e universalmente condivisi. I media tradizionali hanno creato la

possibilità di legare soggetti, tramite incontri virtuali. Si ridefinisce totalmente la tradizionale dimensione

comunitaria. Scuola, lavoro, viaggi, associazionismo, vita politica diventano pratiche sociali quotidiane e

diffuse per più persone. Si realizza così una moltiplicazione di mondi sociali di ciascuno, che fa confluire la

varietà di esperienze diverse nella costruzione identitaria di ognuno. Il soggetto sviluppa un capitale sociale

individuale meno definito alle proprie appartenenze tradizionali e maggiormente consistente nelle sue

diverse azioni in un maggior numero di ambienti sociali; diviene più facile fare esperienza d’alterità. La varia

esperienza individuale sommata a quella virtuale (che diviene parte del lavoro quotidiano mentale)

aumenta il capitale immaginativo. I primi luoghi di conoscenza dell’altro perdono l’importanza passata nel

passaggio di cultura e tradizione, non ci confronta più solo con vicini, parenti, prete. Si ridefiniscono

identità, significati. I media diventano uno spazio sociale, inoltre essi razionalizzano e semplificano la

complessità di argomenti e pensieri, grazie alla classificazione in settori e argomenti, generi. Tale

semplificazione permette di facilitare il leggere e interpretare i mondi della quotidianità. Sustein definisce i

media “intermediari d’interesse generale, che cresce secondo il numero di persone che si approcciano a

quel determinato interesse. I media forniscono agli individui una maggiore assunzione di consapevolezza di

quanto accade e permettono loro di formarsi giudizi meditati attraverso l’esposizione a punti di vista

plurimi e diversificati. La memoria non è conversazione del passato ma opera nel presente è strettamente

correlata alla capacità di dimenticare, perché si basa sulla selezione. Grazie alla memoria, ogni individuo

costruisce peculiari processi d’appropriazione culturale. Il termine “appropriazione” connota bene il lavoro

di comprensione di sé e degli altri che si compie attraverso le informazioni ricevute. L’appropriazione

traccia un complesso percorso d’elaborazione di una specifica prospettiva culturale da parte del ricevente,

definendo il suo punto di vista sul mondo, produce forme di deliberazione, di giudizi e d’azioni conseguenti.

La caratteristica dei nuovi media e l’allargamento della memoria comune, che non produce per forza una

maggior condivisone, anzi rende la stessa molto problematica per la varietà d’interpretazioni messe in

campo. In tal modo rende più aspra la lotta per la visibilità, dove si stabilisce lo statuto di fatto pubblico,

condiviso da un grande numero d’individui. Si rischia di far perdere profondità alla memoria e provocare

uno sterile appiattimento sul presente.

4. la fiducia e il giornalismo

4.1 Il giornalismo come sicurezza ontologica

La condivisione dei significati è importante, l’essenza è uno dei concetti su cui lavorano i media, molto

spesso, perché i soggetti cercano “sicurezza ontologica”, che è conseguente alla fiducia nei confronti

dell’ambiente circostante. Con i processi di distanziazione spazio-temporale delle società moderne,

equivale a un fidarsi a distanza. La regolarità e la sequenzialità della programmazione forniscono al pubblico

che richiede continuità. Questo contribuisce a una mediazione dell’ansia, che avviene attraverso la

differenza e la diversità, le storture e i pericoli del mondo. La sicurezza ontologica si ritrova spesso nel

sistema giornalismo, in quanto sistema credibile. Il sistema segue quella che è la completezza che richiama

regole deontologiche e di tipo organizzativo. Le regole deontologiche sono quelle che ricordano come ogni

giornalista debba controllare le informazioni che riceve. Quest’azione presenta dei limiti, il principale dei

quali porta alle regole organizzative: la completezza deve essere realizzata nell’arco di tempo che il

giornalista ha a disposizione. C’è un momento in cui non c’è più tempo di verificare la veridicità delle

informazioni, allora il giornalista deve cercare fra tutte le notizie raccolte quali sono adeguatamente

verificate per poter pubblicare articoli. Per fare questo bisogna raccogliere il parere di tre fonti diverse,

anche se non sempre questo metodo funziona. Ci sono molti casi in cui tre fonti diverse sullo stesso

argomento creano non chiarezza ma confusione. Allora bisogna routinizzare l’imprevisto, cioè costruire la

notiziabilità (newsmaking). Si tratta di de-costuire i contesti degli eventi da cui provengono le notizie e

ricostruirli su un modello giornalistico.

4.2 La negoziazione giornalistica

Il processo selettivo permette d’introdurre un concetto fondamentale nell’attività giornalistica: la

negoziazione. In ogni attività comunicativa la selezione delle informazioni da fornire dipende da tre fattori

principali: il destinatario, il contesto e la specifica identità del mittente. Il processo di negoziazione tra i tre

soggetti va a definire con approssimazioni sempre più precise quali sono le informazioni da omettere e

quelle che non lo sono. Gli stessi tre fattori caratterizzano anche la selezione del lavoro giornalistico.

Ovviamente la negoziazione nel mondo giornalistico è più complessa in quanto i giornali raccontano ciò che

avviene nel mondo. Possiamo definire la selezione d’informazioni come passaggio da una negoziazione

situata ad una di contesto. La prima tratta di quella negoziazione che avviene in redazione fra giornalisti, la

seconda invece considera la selezione delle notizie come caratterizzata dal più complessivo clima sociale

nel quale avviene la diffusione. Gli eventi-notizia sono come frammenti divisi. In sintesi potremmo dire che

la negoziazione è il frutto di una negoziazione quotidiana fra giornalisti e fonti, attraverso la quale questi

ultimi definiscono dei criteri di rilevanza che nel corso del tempo standardizzano e routinizzano. Un sistema

giornalistico è il risultato di una più ampia negoziazione che coinvolge l’intero sistema sociale di riferimento

e risente significativamente anche del feedback indiretto del pubblico. La notiziabilità è connessa

all’esigenza di rendere prevedibile o negoziabile una notizia nel mondo. La notizia,pur con l’imprevedibilità,

ormai segue una logica di criteri per essere esposta, criteri: sostantivi, relativi al prodotto, relativi al mezzo,

alla concorrenza e al pubblico. Ovviamente sono tutti criteri flessibili. Progressivamente nella definizione

dei 5 criteri di notiziabilità si è passati da un primato dei media alla consapevolezza di come in tale percorso

intervengano tre distinti fattori che operano a differenti livelli:

1 il ruolo dei destinatari dell’informazione

2 le caratteristiche cangianti del contesto e l’abilità delle fonti nell’articolare azioni comunicative che

tengano conto delle esigenze poste dai media

3 le evoluzioni identitarie dell’emittente, cioè della testata giornalistica, che seleziona sulla base del

differente modo di comporsi e articolarsi dei due livelli prima richiamati.

L’individualizzazione dei criteri di notiziabilità aiuta a comprendere il lavoro dei giornalisti, ma hanno anche

avuto il limite di prediligere un’ottica mediacentrica: il concentrarsi sulle dinamiche interne alla redazione.

Per questo, la ricerca sulla notiziabilità si è spostata progressivamente dalla negoziazione quotidiana tesa a

ridurre la realtà nei formati medium, verso un’attenzione che rispondesse alle esigenze di un pubblico.

4.3 La credibilità giornalistica

Come ricorda Gili, la credibilità non è una qualità morale o personale bensì una relazione, e in quanto tale

presente sempre una dimensione intenzionale, comunicativa e simbolica di riferimento a un altro soggetto

con il quale è legato. La credibilità giornalistica è definita dalla relazione, dalla negoziazione con le fonti

produttrici degli eventi e con il pubblico dei consumatori di notizie.

Questa relazione si basa su quattro distinte dimensioni: 1) affidabilità, 2)attendibilità, 3) responsabilità, 4)

reputazione.

1 la capacità del sistema di presentarsi con metodica puntualità all’appuntamento con i suoi referenti.

2 riguarda la sostanziale veridicità della fonte

3 riguarda la consapevolezza d’agire tenendo conto delle conseguenze prodotte dalla propria azione

4 riguarda al credibilità che è sottoposta a prove, verifiche, conferme

Un carattere di quest’ultimo elemento è la sua pubblicità, cioè la larga condivisione da parte dell’opinione

pubblica. La credibilità del giornalismo si è relazionalmente definita sulla base:

- Di norme che con il tempo si sono condivise collettivamente sul “cosa fa notizia”

- Del processo che continuamente le modifica

- Degli intermediari tra produttori degli eventi e pubblico

- Delle competenze tecniche acquisite dai professionisti intermediari, dalle strutture createsi

- Dei formati con cui il giornalismo ha delimitato spazi e generi informativi: i 30 minuti del Tg, le 50

pag. del quotidiano

Spesso la fiducia su alcuni settori porta ad una fiducia sistemica. Parliamo di credibilità nel ruolo e

credibilità del ruolo. La credibilità del ruolo concerne il grado di fiducia generalizzata che il giornalista

ottiene in un dato contesto sociale sulla base del patrimonio più o meno consistente che il giornalismo tout

court come istituzione si è costruito nel tempo. La credibilità nel ruolo riguarda il modo in cui ogni singolo

professionista riesce ad adeguarsi alle norme socialmente definitesi nel tempo in quella negoziazione che

abbiamo prima considerato.

La breve descrizione delle varie dimensioni di credibilità consente di delineare come essa derivi:

1 efficacia delle forme di costruzione del significato messo in piedi dal “sistema esperto” giornalistico

2 dalla significatività che tutti noi riconosciamo ai contenuti stabili attraverso tali forme

La credibilità è soggetta a continue variazioni dovute al mondo che la circonda.

2. Dal giornalismo monomediale alla convergenza cross mediale

1. Il declino del giornalismo monomediale

La professione giornalistica si può ben dire “monomediale” quando contenuti, professionalità e processi

iniziano e finiscono all’interno di un solo medium. Il giornalismo monomediale si riferisce a rapporti di forza

ed equilibri caratteristici di un ecosistema nel quale la tecnologia non ha ancora modificato a fondo i

processi tradizionali di raccolta. Il processo è lineare quanto alla cronologia e relativamente povero quanto

al coinvolgimento di soggetti negoziali e media diversi.

Evento notiziabile

Fonte + giornalista (negoziazione)

Notizia

Tv o stampa o radio…

Tale processo non prevede una diversificazione strategica dei prodotti informativi, anche dal punto di vista

professionale, il campo giornalista monomediale soffre di scarsa mobilità interna. La scarsa mobilità tocca il

giornalista nello scrivere quanto il radiofonico nell’utilizzo del microfono. Con l’avvento dei computer nelle

redazioni, il giornalista ha dovuto imparare a fare qualcosa più che scrivere, assumendo nozioni di

montaggio o di post-produzione audiovisiva. Vi è una liquidità professionale che oggi trova origine anche

nelle possibilità convergenti delle Rete, in cui è sempre più difficile porre confini netti tra medium e

medium. Una fluidità professionale che sembra passare da un’iniziale propensione “multimediale” a una

convergenza “cross mediale”. Nel primo caso la giustapposizione dei contenuti mediali avviene a posteriori,

cucinata dal desk redazionale, nella seconda i contenuti vengono prodotti con strategia unitaria, da un

unico giornalista o un un’unica redazione.

2. Il giornalismo multimediale e la moltiplicazione dei formati

Le tecnologie evolute alimentano la complessità del panorama mediale. Le tecnologie rendono possibile

articolare il panorama mediatico, differenziando formati, canali, e linguaggi. Questa possibilità si trasforma

in realtà di successo quando incontra specifiche esigenze sociali d’intensificazione degli scambi informativi.

Per affrontare giornalisticamente la multimedialità ci si è fin da subito appoggiati a logiche di repurposing:

applicando cioè metodi e processi di lavoro tipici dei media preesistenti. La multimedialità dei primi player

giornalistici in Rete faceva riferimento a un’idea di giustapposizione online di formati provenienti da media

differenti. L’idea di multimedialità ha accentuato la “deskizzazione” del giornalismo, la centralità del desk

come “cucina”, seppur multimediale, degli eventi. Ci sono 2 grandi modalità di organizzazione dei

contenuti: una generalista(informazione di carattere generalista che sviluppa comunque parallelamente in

canali tematici contenuti per pubblici “targhettizzati), l’altra tematica( produzione di contenuti specifici). La

notizia non muore mai, attraverso l’integrazione di contenuti. Si viene formando un complesso notiziale di

tipo multimediale, la cui gestione avviene nelle redazioni. Le funzioni che caratterizzano il flusso produttivo

sono (quelle più interessanti secondo il libro): l’unione dei contenuti e la produzione di contenuti. A fare la

differenza è il desk. Il desk(scrivania) determina l’attività svolta in redazione, dal giornalista, dal controllo

delle fonti, all’impaginazione. A quest’evoluzione ha contribuito la nascita di formati digitali compressi

(mp3, mpeg). PRODUZIONE MULTIMEDIALE

Evento notiziabile

Fonte+giornalista Fonte+giornalista Fonte+giornalista Fonte+giornalista

Testo Audio foto Video

Desk/notizia multimediale

Notizia

TV o stampa o radio o Web

La fig. sopra riassume il flusso della produzione multimediale. Vi sono alcuni punti da mettere in eveidenza:

1 la produzione è atomizzata: un unico fatto attiva diverse unità/processi produttivi

2 la produzione richiede disponibilità di tempo per raccolta informazioni

3 la produzione mette al centro del flusso il desk, che aggrega, gerarchizza e costruisce una cornice di un

senso all’interno della quale inserire i contenuti multimediali

4 i contenuti possono essere arricchiti progressivamente

5 i contenuti possono provenire da fonti plurime

6 il giornalista può godere di una certa autonomia

7 la pubblicazione avviene sempre più spesso nel web, che fonde in modo convergente gli altri media

8 in alcuni casi le produzioni monomediali possono bypassare la cucina multimediale per proporsi come

prodotti finiti e autonomi

3. Il giornalismo cross mediale e contemporaneità produttiva

La multimedialità è un elemento distintivo del sistema mediale moderno. La crossmedialità supera e

include la multimedialità. La crossmedialità è la versione 2.0 della multimedialità, è la proprietà/ la capacità

di una narrazione mediale di essere ideata, realizzata, promossa e distribuita su più media e canali

comunicativi. Un giornalista che scrive un pezzo per il quotidiano e poi lo riadatta per pubblicarlo sulle

pagine online o su un blog redazionale. Vi sono fattori non solo strutturali, ma anche giuridico normativi,

nel passaggio dalla multimedialità alla crossmedialità: le modalità contrattuali attualmente in vigore non

consentono la versatilità necessaria al passaggio verso il cross mediale.

PRODUZIONE CROSSMEDIALE

Evento notizia bile

Fonte + giornalismo cross mediale

Testo audio foto Video

Piattaforma cross mediale

Notizia

Tv/radio Stampa Web Mobile

La produzione giornalistica cross mediale, risponde a una qualche logica di contemporaneità:

1 di tipo cognitivo (cosa racconto e tramite quale canale)

2 “”produttivo

3 distributivo

4 consumo interattivo e/o partecipato: a) interattiva (nel momento in cui c’è una risposta alle sollecitazioni

del feedback da parte del produttore di contenuti), b) partecipativa ( nel momento in cui vengono

autonomamente prodotti contenuti da immettere nel sistema, ovvero gli UCG (User Generated Content).

Le principali caratteristiche del passaggio dal multimediale al cross mediale sono:

A l’omogeneità dei contenuti, che vengono da un solo giornalista che lavoro su più fonti integrandole tra

loro

B questa moltitudine di fonti aumenta l’autorità del prodotto consentono al giornalista di incrementare il

controllo delle fasi pre-produttive e post-produttive questo amplifica il tema della fiducia, il soggetto è di

nuovo l’uomo

C la produzione cross mediale permette una simultaneità distributiva: in linea di massima il prodotto cross

mediale nel momento in cui viene pubblicato è completo. Questo tipo di simultaneità equivale a un

allungamento delle fasi pre-produttive legate a un unico giornalista. Il prodotto giornalistico cross mediale

viene pensato prima per adattarsi poi a formati, linguaggi, mezzi di comunicazione differenti. Il giornalista

deve proprio essere capace di pensare per i multicanali, deve avere una competenza cross mediale, cioè,

non solo deve essere supportata a livello culturale, normativo convocando saperi e relazioni; ma a pensare

una storia per in molte versioni.

4. Il giornalismo e la convergenza cross mediale

La crossmedialità si caratterizza per il suo essere “digitale”, animata da una logica di convergenza, laddove

la multimedialità s’ispira a una logica di divergenza. La convergenza alleggerisce i limiti della multimedialità.

Le tecnologie mediali sono in continuazioni connesse, è produce un prodotto finale sempre più Web based

(fruibile online). La convergenza cross mediale è espressione del bisogno del pubblico. La Rete sta

spostando gli equilibri giornalistici, se non dal punto di vista economico, sicuramente da quello

organizzativo e produttivo.

4.1 Integrated Newsroom: le redazioni s’integrano

Con la crossmedialità le testate giornalistiche si uniscono. Le media company, basate sulla divisone tra

media verticali (quotidiano, Web, radio ecc.) e quindi su divisioni tematiche (cronaca, esteri, cultura, sport)

non sono sufficientemente elastiche e flessibili. L’evoluzione vuole che inizialmente le redazioni tradizionali

decisero di introdurre una redazione online. Poi si è arrivati all’integrazione di più redazioni per tali motivi:

1 ribadire centralità della notizia

2 aumentare consapevolezza circa la necessità di una valutazione funzionale riguardo a quale medium sia

più adatto per una notizia

3 permettere un più fluido ed efficace trattamento multimediale o cross mediale

4 evitare sprechi di risorse

5 ridurre sempre i più frequenti problemi di comunicazione. Un esempio: il New York times è stato tra i

primi ad unificare la redazione di carta stampata con quella online, inizialmente si era creato un ponte

d’informazione tra le due redazioni oggi è una sola. La struttura della redazione integrata riproduce dunque

la classica divisione d’area (cronaca, politica, sport), ma rende le gerarchie e le responsabilità del tutto

trasversali al mezzo. Altri esempi vengono dal: Dayli Telegraph, Los Angeles Times, Guardian, Financial

Times. La strategia dell’integrated newsroom è stata il trend più diffuso nell’area anglosassone nel biennio

2005/6. Dalla vecchia newsroom si è passati al nuovo information center, in cui dall’idea di notizia si passa a

quella più generica d’informazione. Tra gli elementi innovativi:

1 Le redazioni integrate hanno una multi-piattaforma. L’information Center è il centro di racoclta

informazioni

2 l’integrazione redazionale prevede strategie comuni sul singolo coverage e divisione dei ruoli tra cartaceo

e web

3 c’è una propensione netta alla neutralità della piattaforma mediale

4 la divisione è per 7 macroaree trasversali( digital, public service, community conservation, local, costum

content, data, multimedia)dove si sviluppa la crossmedialità

5 la priorità è data alle notizie locali. Un modello di comunicazione/interazione con i propri lettori che

richiama il crowdsourcing ( un modello di business secondo il quale un’azienda o un’istituzione esterna lizza

un compito o un singolo lavoro svolto all’interno verso un gruppo indefinito e grande di persone attraverso

un appello aperto su internet) come obbiettivo per coinvolgere varie comunità.

4.2 interattività, mashup e distribuzione multicanale

Attraverso un Web è possibile costruire un prodotto giornalistico nuovo usando le varie versioni di una

notizia. La branca che si occupa d’infografica più o meno evoluta è,per esempio, quella che utilizza mashup

con sistemi di geolocalizzazione come le mappe di Google. In questo esempio i contenuti informativi sono

visualizzati all’interno di sistemi di mappatura liberamente disponibili i contenuti testuali con sistemi di

mappatura liberamente disponibili, geolocalizzazndoli precisamente nel territorio rappresentato

arricchendo di fatto i contenuti testuali o fotografici originari di un surplus informativo. Come dice Vittorio

Zambardino:

il mashup giornalistico è la scrittura che traduce in multimedia la cara vecchia cronaca e regala all’industria della carta

l’accesso a un mondo inesplorato, dona tutte le “lingue” dei media a chi parlava solo la propria lingua madre. È

giornalismo allo stato puro, ma tecnologicamente “motorizzato”. Certo segna anche la nascita di un nuovo giornalista:

più chef che mescola sul Web linguaggi diversi che affabulatore in 120 righe.

Altre forme di mashup uniscono il trattamento multimediale della notizia insieme con una sorta di data

journalism, che si occupa di gestire giornalisticamente i data base d’informazioni. Un multidata journalism è

stato definito: sorta di infografica tecnologicamente “potenziata”, che permette la produzione di prodotti

innovativi, che includono diversi linguaggie formati mediali. Spesso si utilizzano anche mms, sms per

diffondere determinati contenuti. È molto adottata anche la tecnologia del web based dei feed RSS. Gli RSS

(acronimo perd RDF Site Summary o Really Syndication) sono una famiglia di formati per la distribuzione dei

contenuti sul web, usati da blog, siti e quotidiani online. L’RSS consiste in una lista di del contenuto

aggiornato e aggiornabile di un sito, contenuto che può essere completo o parziale. I Feed sono leggibili

attraverso software chiamati aggregatori che scaricano automaticamente gli aggiornamenti. Se dal lato del

produttore i feed RSS permettono una veloce ed efficace distribuzione, dal lato dell’utente la sottoscrizione

dei feed gli consente di seguire molte fonti differenti. La diffusione di feed RSS come standard ha creato di

fatto alcuni prodotti giornalistici ibridi, come il podcast e il video cast. Altri ibridi riguardano la possibilità di

condivisione del contenuto giornalistico che alcuni siti mettono a disposizione, per esempio: il New York

Times che ha vicino l’articolo oltre il pulsante “stampa” ha anche quello “condividi”, che permette al lettore

d’inviare con un semplice click il singolo contenuto a siti di editing o bookmarking sociale o ad aggregatori

di vario genere( Fb, Digg, Newsvine). Il lettore del New York Times può scegliere di personalizzare e

organizzare i contenuti informativi leggibili sul sito della testata. Questo accade sottoscrivendo i feed RSS

(channel) di siti o blog esterni. Così torna la deadline, grazie al lettore che stabilisce il : “visto, si stampi”

quindi l’importanza dell’articolo o del contenuto di un articolo.

Punti forti della tensione del giornalismo online verso una convergenza cross mediale:

- una convergenza cross mediale

- crescente centralità del giornalismo online

- nel giornalismo online convergono sempre più formati, anche tradizionali, generando nuovi ibridi mediali

- tali ibridi trovano convergenza all’interno dell’ecosistema ricco del Web evoluto

- una matura situazione cross mediale permette ai contenuti giornalisitici nati sul web di crescere

- le dinamiche attive nel web non stoppano mai la ricerca giornalistica, anzi incrementano pubblicità e

fruizione dei contenuti

5 Quando il lettore diventa scrittore: il giornalista che conversa

FEEDBACK E CONVERSAZIONI

Evento notiziabile

Fonte+ giornalismo cross mediale

Testo audio foto video

Piattaforma cross mediale

Notizia

Conversazi

one e

feedback WEB stampa Podcast

Tv

mobile o Rss Blog

n SS

ve on

rs ver

La cosa più importante è gestire il feedback del pubblico. L’obiettivo delle testate è quello di stimolare

fertili discussioni fra i lettori. Il lettore ha sempre ragione e il giornalismo non può più evitare di tenere da

conto il pubblico mediale. Il gatkeeper, la figura che seleziona notizie, e tutta la redazione, devono essere

aperti all’ascolto del pubblico. Bisogna tener da conto la figura dello screttore (lettore col potere di parola e

pubblicazione) che nasce dal fertile terreno del web 2.0, si passa quindi da un Web read-only a un read e

write web. Fonti, pubblico, giornalisti: sono tutti online. Il networked journalism (capacità della rete di

storia) ha ancora diversi difetti strutturali: costi elevati e nessun modello di business. Il giornalismo online

aiuta i giornalisti professionisti a non perdere mai il punto d’interesse delle persone. Il mondo del web è

pieno di passion-driven journalism, di forte personalizzazione e interattività spinta. Il pubblico è come un

partner informativo.

6. le competenze del giornalista convergente

Gionvanni Bechelloni parla di competenze giornalistiche espresse come:

-tecniche

- politiche o relazionali

- culturali

E queste definiscono la professionalità del giornalista. Nello specifico le competenze tecniche sono una

relazione di: dotazione tecnica, competenza tecnica e ambiente tecnologico . necessari per il lavoro sono:

computer portatile, palmare, videocamera, buona connessione, registratore, fotocamera digitale. Ma la

situazione migliora con il back pack journalist(un giornalista con lo zainetto come si definì Jane Stevens, con

tutti i suoi strumenti). La Reuters, concentrando l’attenzione sulle potenzialità data da device e servizi legati

al mondo della telefonia mobile, ha chiamato la dotazione offerta ai suoi giornalisti in collaborazione con la

Nokia Mobile Journalism Toolkit. Dentro lo zainetto cross mediale della Reuters trovano spazio:

1. smartphone di ultima generazione (foto, video, connessione, archivia materiale)

2. tastiera bluetooth da usare in abbinamento con un altro cellulare per scrivere testi

3 un piccolo treppiede per video senza troppi scossoni

4 microfono professionale per audio di qualità

5sistema di power supplì, dotato di celle solari, utile in caso di mancanza di corrente

Il tutto crea grande autonomia per il giornalista. Però le piattaforme multimediali devono essere in grado

di:

1 gestire i contenuti multimediali/cross mediali(provenienti da strumenti e canali diversi)

2 produrre varie e differenziati formati dei contenuti multimediali/cross mediali

3 pubblicare e/o archiviare “”

4 distribuirli verso vari canali comunicativi


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AUTORE

Liszt

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DETTAGLI
Esame: Comunicazione
Corso di laurea: Corso di laurea in comunicazione di massa pubblica e istituzionale
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Liszt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Perrotta Domenico.

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