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Semiotica dei nuovi media

Semiotica dei nuovi media: teorie, metodi e oggetti

I. Che cos’è la semiotica dei nuovi media

La semiotica dei nuovi media è un campo disciplinare nuovo, per due ordini di ragioni: alcune empiriche legate al fatto che i corsi universitari che portano questo titolo ci sono solo da pochi anni, e che né in Italia né all’estero sono stati ancora pubblicati lavori sistematici, ma esistono solo tanti saggi sparsi e poco connessi fra loro; una di principio che si annida nel nome stesso della disciplina: in quanto relativa ai media, questa semiotica sarà destinata sempre a rincorrere il nuovo, e a proporsi come nuova, anche quando le ragioni empiriche della sua novità saranno venute meno.

Scrivere un manuale di semiotica dei nuovi media sarà quindi sempre difficile (come qualunque lavoro sui nuovi media); scrivere un manuale di questo tipo comporta anche tracciare in anticipo alcune strade per eventuali ed auspicabili riflessioni future, il che è rischioso.

Nel suo significato più generico il termine semiotica indica una riflessione in qualche modo sistematica sui segni, le leggi che li regolano, i loro usi nella comunicazione, e può essere generale o specifica:

  • Una semiotica generale è una riflessione di carattere filosofico, che pone concetti e costrutti teorici per rendere ragione di fenomeni di significazione e comunicazione apparentemente disparati. È quindi una forma di filosofia del linguaggio, ma se ne distingue perché:
    • Non ha carattere aprioristico ma empirico, in quanto si nutre dell’esperienza di semiotiche specifiche.
    • Generalizza i propri concetti in modo da definire non solo le lingue naturali e i linguaggi formalizzati, ma anche le forme espressive non verbali, quelle non del tutto codificate, alcuni processi cognitivi fondamentali, i segni non prodotti intenzionalmente per comunicare ma interpretati come tali da qualcuno a qualche scopo.
  • Una semiotica specifica fornisce la grammatica di un particolare sistema di segni, cioè fa ipotesi sul sistema di regole che lo governa, ne descrive l’organizzazione, e su questa base spiega e cerca di prevedere i comportamenti di coloro che usano quel sistema di segni. Sono semiotiche specifiche la linguistica (che studia le lingue naturali), le semiotiche del testo (che applicano a diversi mezzi di comunicazione, considerati come testi, concetti e metodi della semiotica generale, o elaborano concetti e metodi nuovi, contribuendo così alla teoria generale), la semiotica della pittura, della musica, del cinema, della pubblicità, che hanno contribuito tutte a definire interi ambiti della semiotica generale.

La semiotica dei nuovi media è una semiotica specifica che studia i nuovi media come testi. La molteplicità di teorie che caratterizza la semiotica è tale che essa va pensata come un campo disciplinare, più che come una disciplina. Non tutte le teorie e i concetti semiotici, ovviamente, si applicano a tutti gli oggetti di analisi: è compito di ogni semiotica specifica scegliere di volta in volta gli strumenti teorici e concettuali che più le si addicono e, se non li trova, contribuire a costruirne di nuovi. La situazione si complica ulteriormente quando i testi con cui ha a che fare una semiotica specifica sono la combinazione di molte forme di comunicazione diverse, come accade con i nuovi media, che sono quasi sempre multimediali.

II. L’analisi semiotica

Anche se le teorie che compongono il campo semiotico sono molte e disparate, la semiotica di ispirazione strutturalista ha elaborato una metodologia unitaria. Alcuni concetti generali di questa metodologia permettono di comprendere in via preliminare cosa vuol dire fare analisi semiotica di un testo e trattare un nuovo medium come testo.

II.I. Che cos’è un testo

Nella seconda metà del '900 la linguistica e la semiotica hanno spostato l’attenzione sulla nozione di testo: ne nacquero la linguistica testuale e la semiotica del testo. "Spostare l’attenzione verso il testo" vuol dire spostare l’attenzione verso unità di analisi superiori non solo alla singole parole, ma superiori anche alle frasi e agli enunciati. La vocazione generale della semiotica ha ampliato questo concetto fino a renderlo quasi onnicomprensivo. In prospettiva semiotica, infatti, sono testi:

  • I miti e racconti di folclore
  • I testi scritti (racconti, romanzi, poesie, articoli, sceneggiature)
  • I testi visivi (dipinti, stampe, pubblicità a stampa, foto, manifesti)
  • I testi audio (brani musicali, canzoni, trasmissioni radiofoniche)
  • Gli audiovisivi (lungometraggi, cortometraggi, spot, trasmissioni televisive, videoclip)
  • I testi multimediali (Cd e Dvd multimediali, siti web)
  • Gli ambiti istituzionali
  • I rituali
  • Le pratiche sociali
  • Le interazioni fra individui

Dal punto di vista semiotico, un testo è dunque qualunque porzione di realtà dotata di significato:

  • Che sia per qualcuno
  • Di cui si possano definire chiaramente i limiti, per cui si riesce a distinguere il testo da ciò che ne sta fuori
  • Che si possa scomporre in unità discrete, secondo più livelli gerarchici di analisi, dal più concreto e superficiale al più astratto e profondo
  • Secondo criteri oggettivabili

II.II. La descrizione e i suoi livelli

L’analisi semiotica dei testi non ha nulla a che vedere con indagini sociologiche volte ad ottenere percentuali e statistiche, né mira a definire le condizioni che i testi dovrebbero rispettare per essere, a seconda dei casi e del tipo di analisi, più o meno comprensibili, pragmaticamente efficaci, esteticamente validi. Il metodo analitico della semiotica, come quello della filosofia del linguaggio, non è quantitativo ma qualitativo, non è normativo ma descrittivo. A differenza della filosofia analitica del linguaggio, però, il metodo semiotico non è aprioristico. Infatti, mentre il filosofo analitico parte spesso dall’analisi dell’uso ordinario di espressioni linguistiche, supponendo che corrisponda a quello della maggior parte delle persone, e si muove all’interno di questa supposizione, il semiotico considera sempre il testo o la pluralità di testi che analizza come un banco di prova empirico che può confermare o confutare dall’esterno le sue teorie e ipotesi.

L’analisi semiotica è un’operazione di smontaggio, di scomposizione di un testo in elementi pertinenti cioè ricorrenti sia in quel testo che in altri. L’analisi procede aumentando progressivamente il grado di generalità e astrazione dei suoi concetti o, come si dice in semiotica, scendendo via via dalla superficie alla profondità del testo: si passa cioè dalla superficie discorsiva particolare e concreta, in cui il testo manifesta la sua unicità, a livelli di analisi sempre più generali e astratti che costituiscono la sua profondità semantica. L’individuazione di più livelli gerarchici di significato, dalla superficie di un testo a gradi sempre più profondi di astrazione e generalizzazione, è una delle caratteristiche fondamentali che distinguono il metodo semiotico da quello filosofico-analitico, linguistico, sociologico.

II.III. Il sistema e l’enciclopedia

In questa operazione di smontaggio analitico e stratificato, la semiotica cerca le regole e i significati generali profondi che governano un testo, e li confronta con quelli reperibili in altri testi e nella cultura (storicamente e socialmente determinata) in cui il testo è immerso. Lo strutturalismo ha insegnato alla semiotica che i significati e le regole non stanno mai da soli, ma sono sempre inseriti in un sistema di relazioni, che queste relazioni sono di opposizione, contrarietà o contraddizione, e che come tali possono essere organizzate in forma di quadrato, come ha fatto Greimas.

S1 2S S S = categoria semantica1 2S S = poli delle categorie = contraddizione = contrarietà = complementarietà2 1non S non SL’analisi semiotica cerca innanzi tutto le relazioni di opposizione che sono esplicite o implicite in un testo, ma le confronta continuamente anche con ciò che sta fuori dal testo, ovvero con l’intertestualità di cui il testo è intessuto (citazioni, allusioni ad altri testi, regole di genere) e con quella che Eco chiama enciclopedia o Lotman chiama semiosfera, cioè col patrimonio di conoscenza e credenze condivise nella cultura, nella società, nel momento storico in cui il testo vive. Quindi l’analisi semiotica si configura sempre come analisi sistematica di ciò che si sa, del patrimonio comune e condiviso di saperi che circonda un testo in un certo contesto culturale, sociale, storico e ne permette la significazione, circolazione e comprensione.

Qualunque nuovo medium, proprio in quanto ha bisogno, per essere compreso e usato, di appoggiarsi alle regole che governano i media che l’hanno preceduto, trasformandole e ricombinandole in modo più o meno originale e trasparente, ma comunque sempre attingendo abbondantemente al passato. È questo che Bolter e Grusin chiamano il processo di ri-mediazione (remediation) che continuamente i media applicano in modo stratificato su quelli che li hanno preceduti nel tempo, o anche gli uni sugli altri nella contemporaneità. L’analisi semiotica di ciò che si sa su come comunicano e funzionano i vecchi media sarà dunque utile per l’analisi dei nuovi media.

III. Media e nuovi media

Quando si parla di media o mezzi di comunicazione si è sempre costretti a fare molte distinzioni; le parole che li designano, infatti, sono tutte molto ambigue. Compito dell’analisi semiotica è sciogliere questa ambiguità intrinseca, definendo confini, somiglianze e differenze. Fra le tante distinzioni possibili quando si parla di media, ne riprendiamo solo una, che li riguarda tutti, che si è ormai assestata negli studi di sociologia dei media e ci aiuta ad individuare subito un ambito d’indagine pertinente anche per la semiotica. Si tratta della distinzione fra media intesi come tecnologie e media intesi come forme di comunicazione, cioè come insiemi di regole, convenzioni e forme organizzative (culturalmente, socialmente e storicamente determinate) che le persone seguono quando comunicano usando le tecnologie.

Il punto è che a nessuno dei media contemporanei corrisponde una sola forma di comunicazione, ma tutti, vecchi e nuovi, ne permettono una molteplicità, con regole anche molto diverse. Non sono quindi mezzi di comunicazione dal punto di vista semiotico la televisione o la radio come tecnologie di ricezione e trasmissione (cavi, apparati fisici), né come agglomerati indistinti di persone, ambienti e mezzi, ma i diversi generi e formati dei programmi televisivi e radiofonici (TG, talk show, fiction, giornale radio) e l’organizzazione dell’ambiente comunicativo che rende possibile ciascun genere e formato.

Per quanto riguarda Internet non sono media, dal punto di vista semiotico, le reti di calcolatori (tecnologie hardware) né i protocolli Tcp/Ip che regolano la trasmissione di dati sulle reti (tecnologie software), ma non lo sono neanche i vari applicativi software che permettono la comunicazione interpersonale su Internet (e-mail, chat, forum, ..), né tanto meno il Web come tale. Quest’ultimo punto è meno ovvio, come mostrano le numerose discussioni che trattano queste tecnologie come se ognuna fosse una forma comunicativa: si parla, ad esempio, della comunicazione via mail o chat e del Web, come se mail, chat e il Web fossero ciascuna una cosa sola dal punto di vista comunicativo, mentre queste tecnologie permettono ognuna una varietà di usi e pratiche sociali che andrebbero indagate separatamente.

L’informatica ha moltiplicato a dismisura le forme di comunicazione che ciascuna tecnologia permette di realizzare. Con la digitalizzazione, si convertono in formato numerico, si memorizzano e si rendono elaborabili e fruibili sullo stesso supporto fisico informazioni e grandezze che, in formato analogico, sono registrate, trattate e fruibili su supporti fisici diversi: per questo il computer è la tecnologia in assoluto più versatile. È la digitalizzazione che rende possibile, dal punto di vista tecnico, i fenomeni contemporanei della multimedialità e della convergenza dei media, che è l’integrazione di media diversi riguardanti le telecomunicazioni, le comunicazioni di dati e le comunicazioni di massa.

In generale, è nuovo tutto ciò a cui non siamo ancora abituati, che non controlliamo bene e non riusciamo ad inquadrare, del tutto o in parte, nelle regole che conosciamo e seguiamo. Dunque il significato del nuovo cambia innanzi tutto in funzione del tempo: man mano che ci abituiamo a qualcosa, questo cessa di essere nuovo per noi e diventa prima noto, conosciuto, poi, via via che passa il tempo, sempre più scontato e vecchio. La percezione del nuovo dipende anche da variabili soggettive (ciò che è nuovo per me può essere vecchio e scontato per altri), che però alla semiotica non interessano: il nuovo semioticamente rilevante è quello condiviso dai più in un certo ambiente culturale e sociale e in un certo momento storico, è quello cioè registrato dal senso comune, dall’enciclopedia di una certa cultura.

Negli ultimi anni, nei paesi ricchi dell’occidente e nord del mondo, i media che l’enciclopedia comune registra come nuovi cambiano con grande rapidità, molto più che in passato. Dal punto di vista delle tecnologie, dagli anni '60 in poi l’informatica ha registrato cambiamenti rapidissimi. L’innovazione delle tecnologie informatiche è inoltre enfatizzata dalle strategie congiunte delle multinazionali del settore informatico: le aziende che producono microprocessori, come Intel, quelle che producono hardware (IBM, Compaq, Sun, ..), quelle che producono software (Microsoft, Macromedia, ..), corrono su binari paralleli, per cui sviluppano versioni sempre più complesse di software, che richiedono sistemi hardware con capacità di memoria sempre maggiore e processori sempre più veloci.

I cambiamenti imposti dall’informatica e dalle sue strategie di marketing ci hanno messi quindi nelle condizioni di non poterci abituare quasi a nulla in questo campo, perché i tempi di sostituzione delle tecnologie informatiche sono talmente rapidi che non riusciamo a sentirci mai abbastanza a nostro agio da percepirle come vecchie. Per questo, l’unica cosa oggi chiara dei nuovi media è che si basano su tecnologie informatiche, che in quanto tali sono condannate ad una condizione di novità permanente. Questa considerazione non aiuta certo a delimitare il campo dei nuovi media.

In una situazione in cui il nuovo sta ovunque e cambia sempre più rapidamente, si seleziona di cosa parlare e su cosa riflettere anche sulla base di mode. Ad esempio, fino alla fine degli anni '90 andava di moda parlare di ipertesti; oggi il dibattito sugli ipertesti si è quasi completamente spento; eppure non ci sarebbero ragioni per questo, visto che gli ipertesti sono più vivi di prima, sia come tecnologie che come forme comunicative. Dobbiamo forse pensare che siamo talmente abituati agli ipertesti che non li consideriamo più nuovi media? No davvero, visto che l’enciclopedia comune registra ancora come nuove molte tecnologie a base ipertestuale (prodotti multimediali su Cd e Dvd, videogiochi, menu di selezione delle pay Tv); semplicemente, non va più di moda discutere in che misura e modo questi testi siano forme di ipertesti.

Per fare esempi di tendenze del momento, oggi va di moda parlare di:

  • Web, anche se non se ne parla più in termini di ipertesto
  • E-learning (apprendimento a distanza; che negli anni '90 si preferiva chiamare Fad)
  • Intranet (reti di computer interne alle aziende e alle amministrazioni pubbliche, chiuse a utenti esterni e delimitate geograficamente)
  • E-government (insieme di relazioni che le amministrazioni pubbliche intrattengono su Internet con i cittadini, le imprese e altre amministrazioni)
  • Web semantico (inclusione nei documenti web di informazioni sugli argomenti e i concetti di cui i documenti trattano, sulla loro categorizzazione, sulle relazioni con altri documenti web)
  • Wi-fi (wireless fidelity; possibilità di connettersi a Internet senza cavi, da un computer portatile, un palmare, un cellulare)
  • Mms (Multimedia Message Service; tecnologia che permette di inviare e ricevere sul proprio cellulare file di immagini e audio)

Alcune di queste mode sono dettate dalle strategie commerciali delle grandi imprese informatiche, altre dai mezzi di comunicazione di massa, altre invece sono più giustificate dal punto di vista semiotico, perché nascono da saperi e pratiche effettivamente condivise in certi ambiti culturali e sociali. Sarà compito del semiotico, di volta in volta, prima distinguere i vari tipi di discorsi sui nuovi media, poi selezionare come propri oggetti di analisi solo quelli semioticamente fondati.

Questo manuale introduttivo si propone di fornire strumenti concettuali e metodologici abbastanza generali per permettere e stimolare analisi testuali, discussioni e riflessioni semiotiche su questo o quel nuovo medium, anche seguendo le mode quando vale la pena di farlo. A questo scopo, sono stati selezionati alcuni concetti e ambiti tematici abbastanza generali e assestati da essere utili per affrontare, da qualche punto di vista semiotico.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione multimediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Ghireli Cristina.
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