Comunicazione interculturale
Lezione 1: Cos'è la comunicazione interculturale
La comunicazione interculturale è l'interazione tra due persone che appartengono a culture diverse, ossia con background culturali differenti. Può coinvolgere due persone che parlano o la fruizione di un oggetto culturale da parte di comunità interpretative appartenenti a contesti culturali differenti.
Esempio: fruizione di un oggetto culturale come un telegiornale o programma televisivo che appartiene a comunità o background diversi.
Il successo o il fallimento della comunicazione interculturale dipende da due dimensioni della comunicazione:
- Referenziale: Lo scambio di informazioni su un oggetto. La comunicazione ha successo quando io ti spiego come si utilizza il computer e tu capisci. Se ti spiego un mio problema e tu non lo capisci, la comunicazione è fallita. Questo tipo di comunicazione guarda allo stesso oggetto culturale, i conflitti dipendono dai diversi sguardi su questo oggetto.
- Relazionale: Il rapporto tra i soggetti della comunicazione. Nella relazione non c'è uno scambio paritetico; a seconda di chi abbiamo davanti, stabiliamo un tipo di rapporto diverso.
Il termine di riferimento è la cultura nazionale, legata a come la nazione ha costruito la sfera simbolica in cui si rappresenta.
Teorie e ricerche empiriche sulle culture nazionali
Ruolo dello stato nazionale su organizzazione della sfera simbolica e culturale (educazione, legislazione…) ma esistono aggregazioni culturali a livello superiore e inferiore che rendono il quadro più complesso. Ad esempio, aggregazioni sovranazionali: Europa, Occidente e Oriente.
Esempio: "Cinesi, non siate maleducati all'estero", articolo sul Corriere della Sera sui cinesi. Mappa culturale all'interno della quale categorizziamo i cinesi. Il governo di Pechino ha stabilito che i cinesi che partono per l'Europa devono conoscere un galateo. Il governo ha messo in scena la rappresentazione dei cinesi visti dagli europei, creando una cattiva visione.
Il Corriere scrive un decalogo di stereotipi, costruiti sull'altro in maniera denigratoria. L'effetto di questo articolo è un'immagine negativa dei cinesi, effetto opposto di quello desiderato dai cinesi, che volevano produrre un'immagine di apertura verso l'Europa. Ne scaturiscono in realtà solo le differenze.
Lezione 2: Discipline di riferimento della comunicazione interculturale
Psicologia
La comunicazione è quell'attività che dà le risorse per definire la mia identità personale.
Assiomi della comunicazione interculturale ereditati dalla psicologia:
- È impossibile non comunicare. Lo zero comunicazionale non esiste. Oggi è anche impossibile non comunicare interculturalmente.
- Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e di relazione, dove il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione. La dimensione relazionale più sincera dà il vero senso di ciò che viene trasmesso dalla dimensione del contenuto. (Sei stanco? No (ma sbadiglio) la comunicazione non è sincera). Ma il rischio di fraintendimento interculturale è elevato.
- Gli esseri umani comunicano con un codice numerico e analogico.
- Tutti gli scambi della comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati su uguaglianza o differenza.
- La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i partecipanti.
I paradigmi della comunicazione con l'Altro e i sistemi emozionali attivati
La psicologia si chiede: Chi è l'altro? Un soggetto diverso da me verso il quale riconosco una differenza. Quando mi trovo davanti all'altro, ci sono quattro diverse modalità relazionali:
- Nemico: Il sentimento che lavora è l'ostilità. Se scavo sotto l'ostilità trovo la paura.
- Preda: Abbiamo innescato un meccanismo di preda e predatore. Il sentimento è la superiorità. Sotto la superiorità c'è lo sfruttamento.
- Diverso: Porre se stessi come modelli, io sono il punto di riferimento che stabilisce la norma. Il sentimento è l'arroganza, rabbia e rifiuto.
- Simile: Collaborazione che porta all'accettazione.
Nemico → ostilità → paura
Preda → superiorità → sfruttamento
Diverso → arroganza → rabbia/rifiuto
Simile → collaborazione → accettazione
Semiotica
La semiotica è utile nella sua modalità di indagine nelle forme della rappresentazione mediale. La semiotica sta attenta a come un segno si lega al suo significato. Comunicare significa trasformare una struttura profonda (significati) in una superficie significante (segni) e situarla in un discorso (testo) attraverso una serie di meccanismi e strategie.
Esempio: due pagine di quotidiani più campagna pubblicitaria di Benetton relativa agli sbarchi dall'Albania. Lo stesso fatto di cronaca è stato incorniciato in segni completamente diversi (l'orda vs porto di mare).
Antropologia
Si focalizza sulla relazione tra comunicazione umana (linguaggi, riti, relazioni) e cultura (insieme degli elementi materiali e immateriali che caratterizzano la vita quotidiana di un gruppo) espressa all'interno di quella comunicazione.
Sociologia
Disciplina più attiva all'interno della comunicazione interculturale, stabilisce un nesso importante tra comunicazione e cultura. Analizza la comunicazione come un elemento che non è solo espressione di cultura, ma si studia considerando linguaggio, cultura e società. I media riflettono la società.
- La comunicazione riproduce, trasforma e trasmette i significati sociali intorno a cui il gruppo si riconosce.
- La realtà è costruita dalle nostre pratiche comunicative e dalle attività simboliche.
Foto di musulmani sembrano tranquillizzare il destinatario attraverso la presenza di donne e soprattutto bambini, che hanno un effetto positivo in chi osserva. Il Corano che viene esposto chiaramente e gli sguardi diretti dei personaggi vogliono creare una relazione con il destinatario. Si cercano elementi comuni per raccontare la diversità.
Altre foto (post 2001) non ci sono più soggetti singoli, ad esempio foto di persone che pregano senza guardare negli occhi: sensazione di disagio, non più di apertura.
Altre definizioni di comunicazione interculturale
- Comunicazione multiculturale: Si accetta l'esistenza sullo stesso territorio di parecchie o multiple culture, ma separate tra loro in diversi modi e per diverse ragioni.
- Multiculturalismo: Strategia politica finalizzata a suggerire la separazione della diversità culturale piuttosto che cercare un punto di incontro e favorire gli scambi culturali.
- Comunicazione internazionale: Tutto ciò che viene svolto all'interno della diplomazia internazionale dai rappresentanti di diverse nazioni; serve per poter studiare le differenze culturali tra realtà diverse per favorire i rapporti.
- Comunicazione interetnica: Comunicazione tra gruppi etnici diversi all'interno di una cultura, ossia diverse co-culture che interagiscono sullo stesso territorio (come ispanicoamericani e afroamericani in USA).
- Comunicazione interrazziale: Scambi tra culture o realtà minoritarie e abitanti ufficiali di una data zona (bianchi e afroamericani in USA).
Elementi che ostacolano o favoriscono la comunicazione interculturale
Il conflitto viene generato da:
- Aspettative diverse fra i comunicanti (ciò che ci attendiamo dal nostro interlocutore più quello che pensiamo l'altro si attenda da noi).
- Differenze fra i comunicanti: le credenze (visione del mondo, valori, norme), aspetti affettivi (modi e grado di espressione delle emozioni), i comportamenti (linguaggio, abitudini, stili di comunicazione).
Tali differenze costituiscono degli ostacoli potenziali che diventano reali quando la motivazione e la volontà di comprendere ed essere compresi vengono a mancare.
- Fraintendimenti: discrepanza tra ciò che il parlante vuole dire e ciò che il destinatario percepisce.
- Comprensione incompleta: i partecipanti sperimentano sentimenti di disagio perché percepiscono che qualcosa non ha funzionato nell'interazione.
Questi problemi sono rintracciabili in qualunque tipo di comunicazione, anche all'interno della stessa cultura, in cui non esiste una totale e piena condivisione dei significati.
- Stereotipi e pregiudizi: mettono in evidenza il fatto che la nostra predisposizione ad accogliere l'altro è legata ad essi. Quando sono negativi, sono difficili da eliminare e influenzano la nostra percezione dell'altro e il nostro comportamento.
Due modelli e due livelli di comunicazione interculturale
Modello di trasmissione
Comunicazione come trasmissione (monodirezionale) = La comunicazione interculturale ha successo quando:
- Il messaggio supera il rumore di disturbo.
- La comunicazione è efficace, appropriata, chiara.
- B decodifica 'correttamente' il messaggio e i significati di A.
In questo livello si situano gli atti comunicativi concreti (scambio di messaggi, interazioni quotidiane). La comunicazione interculturale avviene quando un messaggio prodotto da C1 deve essere ricevuto e compreso da C2. Tale atto richiede una competenza interculturale, ossia la capacità di C1 di saper gestire la comunicazione attraverso efficacia e appropriatezza.
Livello delle situazioni
Analizza l'efficacia della comunicazione. È legato al modello trasmissivo con le 5W di Lasswell [who says what, in which channel, to whom, with what effect] (comunicazione come trasmissione di informazione) e individua gli attori implicati in un processo comunicativo. La comunicazione è il processo con cui un messaggio passa da un mittente a un ricevente tentando di sovrastare il rumore di disturbo, secondo il modello comunicativo di Shannon e Weaver. A partire da questo modello si origina il livello delle situazioni, ossia studi che analizzano il piano manifesto della comunicazione interculturale. Analizza quanto è bravo il mittente nel creare delle comunicazioni che siano efficaci ed appropriate.
Modello dialogico
Comunicazione come dialogo (bidirezionale) = processo negoziale regolato, cioè da un continuo feedback da parte dei soggetti, di scambio fra soggetti situati sullo stesso piano temporale. Secondo la comunicazione dialogica, il rapporto tra gli interlocutori è paritetico, esiste una situazione di coevità (l'altro è corresponsabile del presente in cui viviamo) e si mettono in gioco i propri presupposti comunicativi.
Importanza della relazione comunicativa rispetto al messaggio e al canale.
Livello delle cornici
Analisi che approfondisce il piano più profondo della comunicazione. Se le persone hanno pari grado di importanza all'interno del dialogo, allora nessuno si può trovare nella posizione dell'allocronismo (porre in un tempo diverso, lontano dal mio). Il livello delle cornici pone sfide importanti.
In questo livello si situano i presupposti culturali che ispirano le pratiche comunicative concrete e l'agire comunicativo. La capacità di lasciar interagire i presupposti (propri e degli interlocutori) crea potenziali occasioni di riflessività sulla natura dei presupposti stessi.
Terzo livello, da situazioni a cornici: consenso. Strategia che permette di accorciare le distanze per creare un'empatia condivisa. La comunicazione ha successo non solo grazie a un confronto di argomentazioni diverse, ma anche tramite una sintonia emotiva.
Netflix è in grado di ricostruire dei bacini di target e utenti associando persone che appartengono a culture diverse, cogliendo gli aspetti comuni: arrivare a ritrovarsi simili attraverso un discorso empatico (attraverso scelte di consumo) creando nuove regioni di dialogo.
Modello dinamico di sensibilità interculturale
Saggio di M.J. Bennet, esponente del modello delle trasmissioni, descrive i diversi mind-set con cui un soggetto si rapporta alla diversità culturale in termini di atteggiamenti e comportamenti. Egli si occupa di analizzare la comunicazione cross-culturale caratterizzata da un movimento dall'etnocentrismo all'etnorelativismo.
Fasi etnocentriche
Uso spesso inconsapevole del proprio insieme di regole e abitudini per definire la realtà e per giudicare gli altri. Ciò che un individuo riceve durante la sua prima fase di socializzazione viene percepito da lui come l'unica visione possibile della realtà. Non ha un bagaglio esperienziale.
Fasi etnorelative
Uso di differenti standard e abitudini per adattare il proprio comportamento e giudizio a situazioni diverse. Bennet sostiene che un soggetto, nel passare dall'etnocentrismo all'etnorelativismo, può fare diverse esperienze e muoversi lungo un asse.
Tre fasi etnocentriche
- Negazione/Rifiuto: Inabilità di percepire l'esistenza di una cultura diversa dalla propria. Incapacità di rapportarsi e interpretare la diversità culturale. Nessuna esperienza della differenza, gli altri vengono considerati "stranieri" o "immigrati". Incapacità e disinteresse nello spiegare le differenza culturali in modo complesso (uso di categorie ampie). Le altre culture non sono "reali" come la propria. Tratti caratteristici sono gli stereotipi (sfruttamento, disumanizzazione degli Altri come inferiori), visione per lo più tedesca, italiana e giapponese.
- Difesa: Meccanismo di difesa contro una cultura che si innesta quando si riconosce la propria cultura come l'unica possibile visione stereotipizzata. La differenza viene percepita sulla base di un modello dicotomico: noi/loro (modalità polarizzata di pensiero), dualismo in cui tra le due categorie percepisco il NOI come superiore. Le culture dominanti hanno paura che quelle minoritarie attacchino i loro valori. In una prospettiva più ottimistica, la difesa si evolve in un aiuto verso i gruppi minoritari. Le nazioni si creano partendo da questo principio della difesa. C'è una cultura diversa dalla nostra che ci fa paura, la paura infatti è il sentimento che caratterizza la difesa.
- Inversione: Alternativa della difesa concorda con essa promuovendo l'approccio noi/loro, ma non vede le altre culture come minaccia. Sembrerebbe un approccio più positivo, ma in realtà maschera una visione ancora stereotipizzata dell'altra cultura.
Fase di minimizzazione
Minimizzo l'importanza della propria cultura, che viene vista come universale. Prende in considerazione i tratti culturali superficiali. Le differenze vengono tollerate in quanto incorporate in categorie familiari, basate su principi di similarità (tutti umani o ipotesi culturali universalistiche). Vi è la tendenza a correggere il comportamento degli altri per meglio adattarlo alle proprie aspettative. È uno stadio di transizione tra la negazione/difesa e la fase di accettazione/adattamento poiché, nonostante si giudichi la propria cultura come superiore, si riconoscono comunque delle differenze con le altre.
Tre fasi etnorelative
- Accettazione: La mia cultura è sullo stesso livello delle altre visioni del mondo. Riconosco l'altro umano tanto quanto me. Rispetto per le differenze in merito ai comportamenti. Acquisizione della consapevolezza dei propri riferimenti valoriali e della costruzione culturale di questi valori. Percezione dei valori stessi come processi e strumenti per organizzare il mondo.
- Adattamento: La mia visione del mondo è influenzata da altre, capacità di empatia. Non è un'assimilazione (assunzione di valori altri e perdita dei propri), ma è un'ampliamento del proprio repertorio di comportamenti e atteggiamenti. Parola chiave: autenticità. Sviluppo di atteggiamenti di adattamento e abilità di comunicazione interculturale. La conoscenza delle altre culture è abbinata a un’intenzionalità nell’assumere la prospettiva dell’altro. Ciò è reso possibile dalla flessibilità acquisita nella costruzione di categorie di osservazione e di classificazione.
- Integrazione: L'esperienza personale viene espansa grazie all'inclusione di altre differenti. Progressiva interiorizzazione delle cornici di senso per integrarle nella consapevolezza che il proprio sé e la propria identità sono frutto di un processo dinamico, con margini di mutamento. Processo in continuo divenire. Le persone nello stadio dell’integrazione sono già biculturali o multiculturali, ma attraverso un’azione riflessiva danno senso e coerenza all’esperienza di un sé allargato.
Problema della marginalità culturale:
- Incapsulato: percepita come alienazione.
- Costruttivo: diverse culture per costruire l'identità. Ciò che emerge è che secondo il MDSI l'esperienza ha valore costruttivo. Questa è la teoria principale del cognitivismo costruttivo, secondo cui noi percepiamo gli eventi grazie all'esperienza di categorie tramite i quali percepiamo i fenomeni. Le persone inoltre possono avere sensibilità differenti nel rapportarsi alle differenze culturali.
Cognitività complessa, secondo cui gli individui organizzano le idee in modi diversi. Costruttivismo esperienziale, secondo alcuni teorici, esiste un rapporto di co-creazione tra la nostra esperienza e la lingua, il corpo e l'emotività che interagiscono con ambienti naturali e umani.
Approccio monoculturale: una visione del mondo.
Approccio multi: diversificazione delle esperienze culturali.
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