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Cultura

Tradizioni, abitudini comuni, valori e stile di vita

Il concetto di cultura non si riferisce a una "cultura nazionale" come un concetto unitario, perché esistono sottoculture, diversi gruppi. Ogni gruppo sociale ha dei propri tratti culturali (linguaggi, valori, tradizioni, abitudini comuni...).

Definizioni storiche della cultura

Nel '700 si sviluppano definizioni umanistiche del concetto di cultura. In Europa il termine cultura ha tre accezioni:

  • Francese (tradizione illuminista) = civilisation: indica la ragione, che va contro l'ignoranza; la cultura è vista come progresso dell'uomo. L'uomo infatti, secondo l'illuminismo, attraverso la ragione può raggiungere il progresso. La cultura in questa accezione può espandersi, non è un concetto individuale ma collettivo (proprio di tutta la società). Si tratta di qualcosa di universale, a cui tutti possono accedere. Esiste però un paradosso, perché l'illuminismo francese riteneva sé stesso come il massimo livello di progresso e cultura esistente. Vengono quindi cancellate le differenze: c'è uguaglianza, identità tra gli uomini (tutti possono accedere alla ragione), ma non c'è differenza (non possono esistere diverse culture, ma solo diversi stadi di un processo evolutivo che porta tutti gli uomini allo stesso obiettivo). Cultura = scienza.
  • Tedesca (tradizione romantica) = Kultur: la cultura viene vista come spirito di un popolo. Gli intellettuali tedeschi, infatti, erano diffidenti nei confronti del progresso. La cultura è ciò che un popolo ha e che rende più autentico lo spirito di un popolo. Non viene posta una gerarchia tra le culture, ma le diverse culture dei diversi popoli sono considerate come parallele. Cultura = spiritualità.
  • Inglese (tradizione aristocratica) = high culture: si contrappone alla popular culture. Rappresenta l'ideale dell'uomo colto, istruito, che è contraria al popolo ignorante, al borghese. Anche gli inglesi avevano un'idea universale, gerarchica di cultura, ma a differenza dei francesi, non pensavano che tutti potessero accedervi. Come i tedeschi, gli inglesi pensavano che la cultura fosse un aspetto spirituale.

Il termine cultura quindi può avere moltissime accezioni diverse.

Eduard Tylor e la definizione di cultura

Eduard Tylor (antropologo) dà una prima definizione di cultura nelle scienze sociali: "La cultura o civiltà è un insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita da un uomo in quanto membro di una società". Tutto ciò che appartiene a un individuo in quanto membro di un gruppo è cultura (la cultura non è quindi qualcosa di individuale, ma è una cosa collettiva). Esistono tante culture quante sono le società. Cultura è tutto ciò che non è natura.

Critiche alla definizione di Tylor

  • Tylor prevede confini netti tra le culture e non prevede l'ibridazione tra esse (i popoli non si mischiano tra loro, ogni popolo ha la propria cultura, diversa da quelle dei popoli vicini).
  • Questa idea di cultura non lascia libertà, perché dice che l'individuo è un "drogato culturale", in quanto tutto ciò che l'individuo fa è totalmente determinato dalla sua cultura e non c'è spazio per la negoziazione.
  • Nella concezione di Tylor è assente l'idea del cambiamento. La cultura viene spesso vista come qualcosa di statico, che non cambia. In realtà la cultura è sempre in costante mutamento, e quindi studiando la cultura è importante studiare il cambiamento.

Le critiche al concetto di cultura di Tylor (tipico dell'antropologia culturale per molti anni) hanno portato a un nuovo concetto di cultura, che si pone su un livello completamente diverso.

Definizione di Geertz

Geertz definisce: "La cultura è un insieme storicamente trasmesso di significati (idee, norme, rappresentazioni), incorporati in precise forme simboliche, per mezzo delle quali gli uomini interpretano il mondo e decidono i propri comportamenti". La cultura quindi appartiene all'essere sociale dell'uomo. Dal concetto di cultura nascono tutte le parti della sfera sociale dell'uomo che non appartengono alla sfera del significato. Le scienze sociali, nel momento in cui scrive Geertz, si vogliono separare dalle scienze naturali. L'ambito culturale cerca di autonomizzarsi ad esempio dall'economia e dalla psicologia (scienze che appartengono alla sfera del significato). Studiando la cultura non si studia l'economia, la psicologia, ma le rappresentazioni, come vengono incorporati i significati. Studiare dal punto di vista culturale un gruppo sociale vuol dire studiare come i membri di quel gruppo interpretano il mondo, e non significa studiare tutti gli aspetti che caratterizzano quel gruppo.

Comunicazione

Interazione e dialogo

Interazione (faccia a faccia, mediata), dialogo, messaggio (Jakobson), ≠ informazione (involontaria; la comunicazione è deliberata). Il modello di comunicazione di Jakobson viene criticato perché alcune interazioni, come i rituali, non hanno la funzione di veicolare un messaggio, ma quella di creare un senso (es. durante la Messa, il sacerdote non comunica solo un messaggio, ma si crea una comunità di senso).

Comunicazione come costruzione collettiva

Paccagnella: "La comunicazione è un processo di costruzione collettiva e condivisa di significato, dotato di livelli diversi di formalizzazione consapevolezza e intenzionalità".

Rituale

Durkheim è il primo a definire il = situazione sociale a cui partecipano molti individui, caratterizzata da un fuoco di attenzione condiviso tra tutti i partecipanti e una comune tonalità emotiva. Secondo Durkheim i rituali sono standardizzati, e hanno la funzione di creare gruppo. Il modello di Durkheim è stato utilizzato per studiare non solo i rituali religiosi, ma anche altri rituali (es. i comizi politici).

Il concetto di rituale è stato utilizzato nelle scienze sociali da Goffman. Egli porta l'idea di rituale nell'interazione faccia a faccia quotidiana. In questi rituali gli individui celebrano se stessi, mostrano di riconoscersi a vicenda come individui degni di rispetto reciproco (comune tonalità emotiva). Nei rituali non si comunica mai un messaggio, ma un senso, che viene creato dal contesto comunicativo (il senso è riconoscersi come individui e rispettarsi a vicenda).

Il modello di Jakobson può presentare dei problemi di efficacia della comunicazione, perché gli interlocutori possono non condividere il codice e quindi non comprendersi. Il modello di Jakobson resta però soltanto sul versante cognitivo della comunicazione; il modello che prevede la comunicazione come interazione mette in gioco altri aspetti oltre al messaggio, come ad esempio il concetto di cultura. I malintesi dei rituali possono avvenire sul versante cognitivo (la persona non comprende il messaggio) o sul versante espressivo (la persona non conosce i rituali comunicazione interculturale tipici di quella situazione). Ecco perché una comunicazione interculturale può essere complessa.

Senso comune

Ciò che gli individui che appartengono a un gruppo condividono e danno per scontato. Ognuno di noi compie azioni senza ragionarci, perché fanno parte delle nostre conoscenze e funzionano senza essere elaborate. Secondo Schutz il senso comune è quell'atteggiamento comune che non viene messo in dubbio e viene praticato nella vita quotidiana. Non ci si chiede il perché di tutte le azioni, ma si va oltre il dubbio per risparmiare energie cognitive. Schutz introduce la reciprocità di prospettive, secondo cui ognuno sa qual è il suo posto, e questo è un sapere reciproco. Questo è il sapere reciproco. Se ci sono significati e contenuti che gli individui non portano alla loro conoscenza, che non sono ragionati ma sono istintivi, allora:

  • In queste condizioni c'è qualcuno che può essere avvantaggiato
  • Qualcuno può avere il potere di far diventare un tipo di relazione come scontata (in aula nessuno andrebbe a sedersi al posto del professore, perché è scontato che gli studenti si siedano da un'altra parte).

Alfred Schutz: "Lo straniero: saggio di psicologia sociale"

Saggio che studia la situazione tipica in cui si trova uno straniero che tenta di interpretare il modello culturale di un gruppo di cui intende entrare a far parte. Straniero = individuo adulto che cerca di essere accettato permanentemente o tollerato in un gruppo in cui entra. L'immigrante è il caso analizzato ma possono essere anche: aspirante membro di un club, futuro sposo che vuole entrare nella famiglia della fidanzata; esclude invece turisti perché desiderano stabilire contatto momentaneo. Modello culturale della vita di un gruppo = indica valutazioni, istituzioni, sistemi di orientamento e di guida che caratterizzano e costituiscono ogni gruppo sociale in un momento della sua storia.

Ha un aspetto diverso per sociologo e attore sociale:

  • Sociologo: osserva il mondo sociale, non partecipa, non crea rapporti.
  • Attore sociale: fa esperienza del mondo, ne organizza la conoscenza; il mondo per lui è un campo da dominare.

L'attore sociale non aspira a una conoscenza completa di tutto ciò che lo circonda, ma desidera una conoscenza graduata degli elementi per lui rilevanti. Quindi il mondo viene diviso in livelli di importanza, delimitati da linee di contorno di importanza. La conoscenza è divisa in molteplici aree di diversa importanza, rappresentata da forma e dimensione. Vi sono:

  • Centri di conoscenza esplicita di ciò a cui si aspira
  • Regione in cui basta fiducia e non è necessaria conoscenza
  • Regione di speranze e congetture
  • Zona di ignoranza

Questa immagine divisa in molte aree mostra che la conoscenza dell'uomo non è omogenea ma è:

  • Incoerente. Gli interessi dell'individuo, che determinano l'importanza di oggetti, variano continuamente, e quindi la gerarchia dei piani muta spesso
  • Solo parzialmente chiara. L'uomo ha un interesse solo parziale a conoscere e comprendere pienamente i rapporti tra gli elementi del suo mondo e i principi che lo regolano (gli basta avere un servizio telefonico funzionante, non è interessato a sapere perché o come funziona)
  • Ricca di contraddizioni. L'uomo considera valide affermazioni incompatibili tra loro.

Queste conoscenze danno all'individuo coerenza, chiarezza e omogeneità che gli consentono di comprendere ogni evento e ogni altro individuo. Ogni membro di un gruppo quindi accetta uno schema standardizzato, un insieme di ricette di cui si fida, e che usa per interpretare il mondo sociale. La ricetta serve come:

  • Schema per esprimersi, precetto per l'azione
  • Scienza di interpretazione

Fornisce direttive pronte all'uso, senza che sia sempre necessario interpretare la situazione in cui ci si trova (= "pensare come il solito"). La ricetta è valida, si può cioè pensare come il solito, finché alcuni presupposti di base rimangono veri, cioè:

  • Finché la vita sociale rimane quella che è stata finora, e quindi le esperienze passate sono sufficienti per interpretare quelle future
  • Finché ci si può affidare alle conoscenze trasmesse da genitori, insegnanti, governi, istituzioni pur non comprendendone i significati
  • Finché si possono manipolare e controllare gli eventi solo conoscendoli in maniera generale o superficiale
  • Finché il sistema di ricette è accettato da tutto il gruppo

Se uno di questi presupposti cade, ci si trova in un momento di crisi che interrompe l'abitudine e rende necessaria la conoscenza degli eventi. I presupposti di cui sopra non sussistono per lo straniero, che deve quindi analizzare e mettere in questione tutto ciò che i membri del gruppo danno per scontato. La cultura del gruppo in cui entra ha una storia: questa storia però, anche se può essere conosciuta dallo straniero, non entrerà mai a far parte della sua biografia, e quindi lo straniero rimarrà sempre escluso dalle esperienze passate del gruppo. Lo straniero, inoltre, ha un suo modello culturale, appartenente al suo gruppo d'origine, con il quale interpreta il nuovo ambiente sociale. Quando lo straniero giunge in un nuovo gruppo, passa dall'essere osservatore ad aspirante membro del gruppo, e quindi deve giungere a dominare, con le sue azioni, il modello culturale. Tale modello culturale era lontano e distante; ora diventa più vicino e definito.

Nel nuovo gruppo sociale il modello culturale originario si mostra inadeguato per l'interpretazione degli eventi. Per questo motivo l'individuo straniero rimane isolato, non reattivo, distorce la realtà e la fraintende, è criticato e vittima di pregiudizi. Lo straniero si rende conto che le cose sono diverse da come si aspettava, e quindi perde fiducia nel suo modo di "pensare come il solito", lo schema di interpretazione non è più valido. Egli non può più usare il suo modello culturale, ma non può neanche integrarlo con il nuovo modello, perché:

  • Ogni schema di interpretazione gode di apprezzamento e fiducia solo dai membri del gruppo di appartenenza, perché è necessario avere una conoscenza che dia la possibilità di orientarsi. Lo straniero non possiede questo punto di partenza per orientarsi, e quindi è emarginato
  • Il modello culturale e le ricette sono utili per interpretare gli eventi solo per i membri del gruppo; lo straniero deve tradurre tali ricette nei termini del suo modello culturale (ammettendo che esistano equivalenti interpretativi). Vi sono però discrepanze nell'interpretazione.

Lo straniero può usare il modello culturale solo dopo averlo conosciuto profondamente: differenza tra conoscenza e conoscenza profonda = differenza tra conoscere e comprendere passivamente una lingua e saperla dominare attivamente. La lingua infatti non consiste solo di parole (contenute nei dizionari) e regole grammaticali, ma anche di:

  • Valori emotivi, implicazioni irrazionali, elementi passati e futuri
  • Accezioni secondarie dei termini che derivano dal contesto
  • Espressioni idiomatiche, dialetti, termini tecnici
  • Storia del gruppo, che si rispecchia nel modo di dire le cose

Tutte queste peculiarità sono accessibili solo ai membri del gruppo di appartenenza, non si possono apprendere né insegnare. Il membro del gruppo è in grado di comprendere immediatamente gli eventi e sa applicare la ricetta adeguata, auspicando di ottenere il risultato sperato con un minimo sforzo, semplicemente comportandosi come un "tipo" richiesto dalla ricetta stessa (la ricetta è efficace quanto minore è la deviazione dal comportamento tipificato; ci si aspetta un certo comportamento dai diversi tipi nelle diverse situazioni). Per i membri del gruppo le situazioni sono ovvie, e il modello culturale fornisce sicurezza e tranquillità.

Per lo straniero il modello culturale non garantisce il successo, ma presuppone un'analisi della situazione. Gli attori sociali da un lato non vengono considerati come esecutori di funzioni tipiche, ma come individui; dall'altro lato tratti individuali vengono scambiati per tipici. Ciò porta all'impossibilità di creare un quadro coerente per l'interpretazione, e all'impossibilità di adottare atteggiamenti tipici propri del modello culturale di arrivo. Quindi per lo straniero il modello culturale non è un rifugio ma in campo di avventura.

Questi fatti spiegano due caratteristiche dell'atteggiamento dello straniero nei confronti del nuovo gruppo:

  • Oggettività. Lo straniero considera il nuovo modello come incoerente e incongruente, non perché giudichi il gruppo in cui è entrato da poco, ma perché deve ancora acquisire piena conoscenza degli elementi del nuovo modello culturale.
  • Dubbia lealtà. È un pregiudizio da parte dei membri del nuovo gruppo, che vedono lo straniero come poco disposto a sostituire il suo modello di origine con quello nuovo. Viene quindi definito ingrato, perché rifiuta di riconoscere il nuovo modello come un rifugio. In realtà il nuovo modello non può essere un rifugio (nello stato di transizione), perché lo straniero non sa orientarsi al suo interno.

L'estraneità e la scarsa familiarità sono sensazioni che non provano solo gli stranieri, ma chiunque, quando ci si trova di fronte a qualcosa di precedentemente sconosciuto. In queste situazioni si definisce il nuovo fatto, si cerca di comprenderne il significato, si trasforma il proprio schema per renderlo compatibile con il nuovo fatto. Se queste operazioni riescono ciò che era un problema diventa elemento conosciuto. Lo straniero opera continuamente un processo di analisi del modello culturale in cui è appena entrato. Se l'analisi riesce, il modello e i suoi elementi diventeranno ovvi, un rifugio. A questo punto lo straniero non sarà più uno straniero.

Alessandro Dal Lago: "Esistono davvero i conflitti tra culture? Una riflessione storico-metodologica"

Questione di civiltà. Ogni epoca seleziona un certo tipo di conflitto simbolico, e oggi quello prevalente nel dibattito scientifico e nel senso comune è il conflitto tra religioni come espressione di civiltà e culture. Huntington basa la sua dottrina sullo scontro tra occidente e resto del mondo. Il termine civiltà, per Huntington, è la forma complessiva che in una ce...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filipix95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Perrotta Domenico.
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