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Comunicazione e potere - Castells (cap.3) Appunti scolastici Premium

Questo appunto è un riassunto del terzo capitolo del testo Comunicazione e Potere, M. Castells,2009, utilizzato durante il corso di Comunicazione politica tenuto dalla prof.ssa Bentivegna. Qui, Castells propone un’analisi delle relazioni specifiche tra emozione, cognizione e politica e mette in relazione i risultati di questa analisi con... Vedi di più

Esame di COMUNICAZIONE POLITICA docente Prof. S. Bentivegna

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priming

cardine nell’influenzare ciò a cui la gente deve pensare.2)il è una sorta di estensione

dell’agenda setting, i mass-media suggeriscono all’audience quali sono i temi da utilizzare come

framing

metro per valutare i candidati/i leader etc 3)il cioè selezionare/sottolineare alcuni aspetti

di temi o eventi in maniera da promuovere una certa interpretazione e spingere verso una certa

linea/decisione. Solo i frame che riescono a connettersi al messaggio di frame preesistenti

diventano attivatori di una certa condotta. Secondo Entman i frame contenenti immagini, parole

emozionalmente cariche e facilmente memorizzabili hanno più possibilità di influenzare un

pubblico più vasto. Il framing inoltre opera lasciando delle info lacune che il pubblico riempie

tramite schemi preconcetti; se non ci sono contro-frame alle info diffuse il pubblico si baserà su

quelli suggeriti.

L’erogazione dei messaggi da parte dei media dipende dall’indexingindicizzare la rilevanza

delle notizie secondo l’importanza che l’élite e la pubblica opinione le danno. Questo nella maggior

parte dei casi si traduce, da parte dei media, nel dare importanza a una questione sulla base delle

dichiarazioni del governo (che non vuol dire riprodurre il pdv governativo). La capacità dei media di

decidere rispetto all’indicizzazione dipende dall’accordo/disaccordo che esiste tra èlite e opinion

leader su un certo temapiù c’è divisione più i media esercitano un giudizio diversificato

nell’indicizzazione di un evento. La differenziazione di queste opinioni nelle élite su questioni

politiche spesso riflette la divisione presente nella gente (su questi temi) in questo caso per

avere un’opinione informata ai cittadini dovrebbero essere forniti contro-frame.

Entman propone inoltre un’integrazione analitica tra agenda- setting, framing e priming nota come

parzialità per distorsione

con 3diversi significatiparzialità (notizie che distorcono la realtà),

parzialità di contenuto (“consistenti modelli nel framing della comunicazione mediata che

parzialità decisionale

promuovono l’influenza di una parte dei conflitti sull’uso del potere statale”)

(in riferimento alle motivazioni dei media per produrre contenuti tendenziosi). Con questi 3

meccanismi si direbbe all’audience non solo “a che cosa pensare” ma piuttosto “che cosa

pensare”. Esempio del potere di framing dei media è il caso di Abu Ghraib studiato da Bennett

si parlò di caso isolato di torture a opera di pochi militari, la vicenda sparì subito dai

subito

notiziari nonostante si fosse in possesso di tanto materiale fotograficonon si volevano

contraddire le forze armate americane soprattutto nel bel mezzo di un conflitto. Entman ha

proposto un modello sulla relazione tra framing delle notizie, pubblica opinione e potere (sulla

attivazione a cascata

base di temi di politica estera USA) chiamato è un’interazione sequenziale

tra diversi attori che stabiliscono tra di loro relazioni asimmetriche e che combina tutti in processi in

uno solo. Le dichiarazioni prodotte dal governo spesso danno avvio a notizie giornalistiche (questo

per due motivi: perché le fonti sono in possesso di info privilegiate e perché le loro scelte politiche

hanno molte possibilità di produrre conseguenze).Il processo di agenda setting è sua volta filtrato

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dalle èlite politiche di secondo strato o straniere di primo strato. I frame si diffondo nei media e

nelle reti interpersonali fino ad arrivare nella mente delle persone. I cittadini a loro volta tramite il

livello di attenzione o i commenti “rispondono” ai media. In questo modello la audience è

equiparata alla pubblica opinioneil pubblico è visto come un mix di consumatori politici e di

audience reattiva. Questa non è l’opinione di Entman bensì cerca di ricostruire l’agenda-setting e il

framing dal pdv delle èlite politiche e dei media.

Alcuni studi sulla copertura giornalistica della guerra in Iraq hanno mostrato che le posizioni

politiche ufficiali ricevono più spazio/tempo mediatico di quelle che dissentono, ciò non vale solo

per gli USA ma anche UK, Svezia e Germania hanno evidenziato questo aspetto. I contro-frame

hanno invece più influenza nel caso di eventi considerati culturalmente ambigui ( vedi uragano

Katrina e protezione civile vs governo). Le variazioni nell’elaborazione del framing (e quindi la

possibile introduzione di contro-framing) nel modello a cascata dipendono da due fattori: il livello di

unità o meno nell’èlite politica e la congruenza culturale o meno dei frame proposti al vertice della

cascata. I contro-frame per avere attenzione devono essere culturalmente consonanti con il

pubblico in quanto i partecipanti sono “avari cognitivi” e tendono ad evitare dissonanze

emozionali. Ad es. il pubblico quando si distacca dal processo di cascata in un dato sistema

mediatico, perché dissente da quei frame, si affida alla rete globale dei media giornalistici per

confermare le proprie idee.

Conquistare le menti, conquistare l’Iraq,

conquistare Washington: dalla disinformazione alla mistificazione

sottocommissione della Camera USA marzo 2004

La sulla Riforma del governo nel produsse

relazione 237

una con affermazioni false sulle ragioni della guerra americana in Iraq fatte dal

presidente Bush e tutti i membri più importanti del suo staff (il vice Cheney, il segretario alla difesa

Rumsfeld etc). Queste dichiarazioni richiedevano una guerra preventiva in Iraq per la presenza di

armi di distruzione di massa e per il forte legame esistente tra Saddam Hussein e Al Qaeda (e

giugno 2004

quindi il suo coinvolgimento nell’11/09). Nel il 9/11 Commission Report affermava

che non esistevano prove relative al collegamento tra Hussein e Al Qaeda. Il mese dopo la

Commissione del Senato sull’Intelligence diffuse un rapporto che smentiva le affermazioni

dell’amministrazione e ad ottobre Charles Duelfer veniva incaricato di indagare sulla

questionenel suo rapporto si dichiarava che dal 1991 fino ad oggi l’Iraq non aveva portato avanti

un programma di armamenti e non era stata stabilita nessuna connessione precedente alla guerra

tra l’Iraq e Al Qaeda. Nonostante i media americani abbiano diffuso ampiamente queste info

nell’ottobre 2004(sondaggio Harris) e anche successivamente(vedi dicembre 2006 indagine PIPA)

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numerosi sondaggi mostrano che il consenso alla guerra non diminuisce e che numerosi cittadini

sono convinti della presenza delle armi di distruzione di massa e dei collegamenti tra il leader

iracheno e Al Qaeda. Ma come si spiega tutto questo?

La gente tende a credere a ciò che vuole credere. Inoltre l’amministrazione Bush dopo l’inizio della

guerra ha continuato per anni a diffondere dichiarazioni fuorvianti che si basavano su percezioni

errate. Il sostegno popolare si è raccolto tramite le connessioni emozionali e cognitive sui concetti

terrorismo guerra in Iraq e preoccupati per la propria incolumità

di e soggetti più ansiosi

i

tendevano a opporsi alla guerra mente i soggetti arrabbiati, non perché fossero meno informati,

rinforzavano il loro appoggio alla guerra. Inoltre le persone ansiose erano meno portate ad

appoggiare la guerra ma quelle che l’appoggiavano difficilmente lasciavano influenzare le loro

opinioni da informazioni correttiveLe info in se stesse non alterano le opinioni a meno che non

via un’eccezionale livello di dissonanza cognitiva. Questo perché la gente sceglie le proprie info in

guerra al terrore

base ai propri frame cognitivi. I 2 principali frame attivati furono la e il

patriottismo

che costruivano una rete di associazioni nella mente delle persone. Attivavano

l’emozione più profonda esistente nel cervello umano: la paura della morte. Alcuni ricercatori

hanno rilevato, indagando sull’impatto dell’ansia, che la presenza della morte nella mente degli

elettori ha portato al sostegno di Bush nelle elezioni del 2004 anche da parte dei soggetti di

ideologia liberale (la paura della morte conduce ad idee più conservatrici, nazionaliste, sostenitrici

della famiglia patriarcale e dei valori tradizionali). Ma come è avvenuto praticamente tutto questo?

politica ha fornito i frame ai media che li hanno offerti al pubblico. La presidenza è

L’agenzia

solo una delle parti dell’agenzia, composta inoltre dal Congresso, le Forze Armate, Le Nazioni

Unite e i leader stranieri. L’amministrazione all’inizio ha avuto molto successo a diffondere i frame

della guerra, del patriottismo alle élite politiche statunitensi e in questa maniera ha abbattuto ogni

tipo di opposizioneogni dissenso sarebbe stato visto come antiamericano. Secondo Lakoff a

quel tempo la battaglia politica era battaglia per il framing. Il primo frame era legato ad una

autodifesa

narrazione di dalle armi di distruzione di massa, nelle prime settimane di guerra

l’immagine dei militari americano che aiutavano i cittadini iracheni a rovesciare la statua di Hussein

frame della vittoria.

era stata diffusa in maniera capillare e con essa il Pian piano i servizi hanno

parlato sempre meno delle violenze in Iraqquesta non è stata una caratteristica solo

dell’informazione made in USA ma anche gli altri paesi hanno avuto la propensione a far passare il

messaggio guidato dall’amministrazione. Le armi di distruzione di massa non trovate introdussero

narrazione del soccorso:

la gli Stati Uniti erano in Iraq per esportare la democrazia. Ben presto

però fu chiaro che la resistenza irachena non si sarebbe arresa così facilmente il popolo da

guerra per autodifesa.

liberato fu (ri-)trasformato in terroristanarrazione Successivamente si

frame patriottico

capì che la chiave per la vittoria della guerra sarebbe stata l’introduzione del i

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leader stranieri e l’ONU a seconda del loro schieramento erano definiti “coalizione dei volenterosi”

oppure “partner inaffidabili”. Il frame patriottico servì anche a giustificare l’isolamento: noi in quanto

americani siamo difensori della libertà a prescindere dall’irresponsabilità degli altri paesi.

Dal framing politico si poteva così passare all’agenda setting, la quale è rivolta ai media e serve ad

influenzare l’opinione pubblica. L’agenda deve:1)dare rilevanza a determinate questioni 2)definire

una narrazione per queste. In questo caso la narrazione originaria, come si è detto, era basata

sulla disinformazione. Come hanno dimostrato Entman e Bennett i media reagiscono diversamente

a seconda del livello di accordo/disaccordo delle èlite politichepiù ci sarà dissenso più sarà

diversificato il trattamento della narrazione. Nel 2002-2003 c’era scarso dissenso rispetto alla

guerra in Iraq nel Congresso, finché i media non percepirono il dissenso rimasero confinati nella

media di

narrazione dall’amministrazione. Bisogna inoltre fare un ulteriore differenziazione tra

parte mainstream.

e Il giornalismo schierato cattura un segmento importante del mercato perché

riunisce tutti i soggetti che desiderano trovare nell’informazione mediatica una conferma ai loro

pdv. Ad es. i media conservatori hanno utilizzato il frame del patriottismo e quello della guerra al

terrore per legarli alla guerra in Iraqla copertura giornalistica è stata quindi caratterizzata da una

parzialità distorsiva. Una parzialità che è perdurata nel tempo e che esisteva ancora nel 2007

quando uno studio di Jacobson ha mostrato una correlazione tra la fonte delle notizie e le

News Channel

percezioni errate (Fox fu allora l’emittente che più sostenne la linea

dell’amministrazione e il primato cultural- politico degli USA). Nel caso di un media di parte sono

due i processi in attole persone vengono influenzate dal media in sintonia con le loro idee

perché ascoltano solo chi vogliono ascoltare, ci si affida ad una parzialità mediatica in quanto ai

soggetti ansiosi, che di solito sono inclini all’approfondimento, una certa esposizione mediatica può

condurre all’estremo opposto. Per quanto riguarda il mainstream questi media hanno seguito la

linea dell’amministrazione finché le élite politiche non si sono divise sulla guerraman mano che

disinformazione.

le critiche si intensificavano i media mainstream hanno iniziato a parlare di

Manuel Castells e Amelia Arsenault hanno realizzato un lavoro per comprendere il sostegno alla

guerra in Iraq e la valutazione del suo andamento (che va da marzo 2003 ad aprile

2004

2008)gennaio la maggioranza degli americani crede ancora che l’intervento in Iraq sia

febbraio 2004

stato giusto; l’opinione pubblica si inizia a schierare contro la guerra. Come mai? Il

2004 era stato l’anno delle presidenziali perciò i media si erano aperti ad un’agenda-setting che

deviava da quella delle èlite politiche. Bush continuava a fare della guerra il suo cavallo di battaglia

mentre Howard Dean, all’opposizione, si schierava contro. Egli organizzò la sua campagna

puntando su internet e perciò nella blogosfera il tema della guerra divenne molto accessocitizen

journalism. Abu

In questo periodo vari media pubblicano materiali scomodi alla guerra (vedi foto

Ghraib provenienti da una fuga di notizie all’interno della struttura militare)questo dissenso

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diede l’occasione a una parte dei media di distaccarsi dal frame dominante sulla guerra. L’opinione

pubblica però non condannò in maniera pesante quegli atti: ad un mese dalla loro pubblicazione il

76% degli americani aveva visto quelle foto e un 1/3 le considerava troppo scottanti per essere

mostrate in tv. Successivamente nella campagna presidenziale del 2004 il tira e molla di John

Kerry che prima aveva appoggiato la guerra presentandosi come veterano del Vietnam, quindi

persona più competente in campo rispetto a Bush sottrattosi invece alla leva militare, e poi se ne

era distanziato per andare incontro al sentimento contrario dei suoi democratici gli provocò una

perdita in termini di credibilità. democratici però crearono così un’apertura nei media per

i 2004

un’analisi più precisa sulla/della guerra. Nell’ottobre il sostegno per la guerra scese per la

prima volta al di sotto del 50%. Ciò che però cambiò il clima politico fu la cattiva gestione

Katrina

dell’Uragano da parte di Bush venne meno il frame di presidente padre protettivo ed

efficiente leader nei momenti di crisi. I democratici così si sentirono sempre più svincolati dal

presidente ed ovviamente i media ne approfittarono per diversificare le loro fonti. In previsione poi

2006

delle elezioni del congresso del i democratici puntarono sulla guerra come argomento per

contrastare Bush e i suoiil risultato fu una situazione di maggioranza per i democratici per la

2007 surge

prima volta dopo 12 anni. Nel i media tornarono a seguire l’agenda fissata da Bush:la

strategy. Il presidente licenziò Rumsfield e Wolfowitz perché considerati gli artefici della perdita

bellica e decise di trasferire le responsabilità sulle truppe o meglio sul generale Petraeus un

ufficiale colto e laureato in relazioni internazionali a Princeton che capì che la strategia chiave era

quella di ridurre le vittime per ottenere consenso. Ecco perché rovesciò l’alleanza con gli sciiti e ne

formò una con i sunniti ai quali fornì armi e addestramento militare perché difendessero i loro

territori. Negoziò intanto con l’esercito di Mahdi di Al-Sadr offrendogli il controllo di molte località

tra cui Bassora, Baghdad, Sadr City. Insomma cercò di ridurre i conflitti civili per concentrare le

settembre 2007

forze militari statunitensi contro i piccoli gruppi di Al-Qaeda. Nel ottenne così la

credibilità della nuova agendai media presero per buona questa agenda-setting e intanto

frame della vittoria.

l’amministrazione legittimava temporaneamente la guerrarisorgeva così il

Ciò che andava perso in questa narrazione era l’incapacità della surge strategy di affrontare la

ricostruzione dell’Iraq (cioè la democratizzazione, la coesistenza di diverse comunità religiose

etc)è vero i dati sulla perdita di vite umane diminuivano e con essi anche le immagini di violenza

portatrici degli aspetti emozionali ma gli aspetti cognitivi del conflitto ( ad es. le cause della guerra)

erano seppelliti in editoriali o commenti poco letti. Dunque i giornalisti durante la guerra non furono

in grado di rispondere alla domanda di notizie da parte del pubblico, eccetto che nel periodo di

mistificazione

testimonianze di Petraeus la prendeva il posto della disinformazione. C’era in

questo periodo una diffusa indipendenza operativa da parte dell’amministrazione sia perché le

menti dei cittadini erano più sgombre dal pensiero della guerra sia perché l’attenzione dei media si

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DESCRIZIONE APPUNTO

Questo appunto è un riassunto del terzo capitolo del testo Comunicazione e Potere, M. Castells,2009, utilizzato durante il corso di Comunicazione politica tenuto dalla prof.ssa Bentivegna. Qui, Castells propone un’analisi delle relazioni specifiche tra emozione, cognizione e politica e mette in relazione i risultati di questa analisi con il condizionamento della comunicazione politica da parte di attori politici che intervengono nei media e in altre reti di comunicazione per favorire i propri interessi, attraverso meccanismi come la scelta dell’agenda, la falsificazione e la manipolazione delle notizie e di altri messaggi.Viene quindi proposta un’analisi empirica del processo di disinformazione del pubblico americano da parte dell’amministrazione Bush sulla guerra in Iraq.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di COMUNICAZIONE POLITICA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bentivegna Sara.

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