Forme di integrazione tra le imprese
Dalla scomposizione delle imprese al coordinamento in filiere
La crescente specializzazione delle funzioni nella cosiddetta catena dell’offerta (o supply chain), porta a una frammentazione sempre maggiore della catena stessa. In risposta a questa crescente frammentazione, si instaurano due diverse forme di coordinazione:
- Coordinazione verticale: ossia la nascita di collegamenti tra le diverse fasi della filiera (ad esempio tra l’industria e l’azienda agricola), per ottenere una garanzia di approvvigionamenti di determinata qualità.
- Coordinazione orizzontale: ossia la nascita di associazioni tra imprese di uno stesso settore o ambito della filiera produttiva, in modo da meglio organizzarsi per contrattare con l’industria a valle.
Un esempio della scomposizione delle imprese è riscontrabile nella filiera produttiva del pollo, dove da una situazione in cui l’intera filiera era appannaggio della sola azienda agricola, si è arrivati a una situazione di frammentazione della filiera in diversi stadi produttivi svolti da diverse aziende; tutto ciò in quanto il mercato è arrivato a chiedere un prodotto via via sempre più specializzato.
Nel settore agricolo è molto difficile individuare grandi organizzazioni con una differenziazione dei compiti (ad eccezione delle piantagioni); dunque rimane preponderante l’impresa famigliare, che nonostante problemi, rimane preponderate in molte tipologie di settori. L’impresa famigliare è basata su legami di fiducia e da interessi comuni tra i diversi membri della famiglia, elementi che suppliscono alla difficoltà di controllo. I principali limiti di una impresa famigliare sono:
- Intra-organizzativi: con maggior rilevanza sui problemi di tipo dimensionale, in quanto si riscontra una notevole difficoltà a raggiungere economie di scala.
- Inter-organizzativi: in quanto la debolezza del potere di mercato e la specificità delle risorse sono determinanti fondamentali del potere opportunistico esercitabile dall’acquirente.
Dunque il coordinamento è in grado di fornire una risposta ai problemi organizzativi, senza essere subordinato a una completa integrazione.
Costi di transazione e incertezza
I costi di transazione sono legati alla transazione, essi assumono un valore più elevato all’aumentare della frammentazione dell’impresa. L’efficienza di una “supply chain” è dipendente anche dai costi di transazione e non solamente da quelli di produzione; dunque in condizioni di fallimento di mercato è più efficiente realizzare le transazioni all’interno dell’impresa stessa (costi organizzativi < costi di transazione).
I costi di transazione sono suddivisibili in due categorie:
- Ex-ante: costi di ricerca, contrattazione e negoziazione.
- Ex-post: costi di monitoraggio (controllo) e implementazione dei contratti.
Le principali determinanti dei costi di transazione sono:
- Frequenza delle transazioni per cui maggiore è la frequenza, ossia il numero di volte che viene effettuata una transazione per unità di tempo, minori sono i costi di transazione.
- Incertezza associata alle stesse transazioni, per cui maggiore è l’incertezza e maggiori sono i costi di transazione.
- Specificità delle risorse per cui all’aumentare del livello di specificità delle risorse, maggiori sono i costi di transazione. Dunque per rispondere a questo incremento dei costi al crescere della specificità delle risorse, si risponde con diverse forme di coordinamento nella filiera.
Specificità delle risorse
Una risorsa specifica possiede un rendimento elevato in un determinato processo, per poi assumere un rendimento scarso al di fuori del suddetto processo e assumere quindi una perdita del proprio valore; tuttavia la specializzazione comporta l’ottenimento di prodotti caratterizzati da una elevata specificità. Tuttavia la specificazione delle risorse espone l’azienda agricola ai comportamenti opportunistici dell’industria alimentare, andando così ad aumentare i costi di transazione. Dunque il criterio di identificazione di una risorsa specifica può essere riassunto come segue:
<<le risorse sono specifiche quando presentano un rendimento efficace nell’ambito di una transazione, e viceversa molto basso al di fuori di essa>>
per cui nel caso del fallimento di una transazione con una risorsa specifica, si avrà una notevole difficoltà a riallocare la risorsa specifica che nella maggior parte delle volte diverrà perduta.
Le diverse tipologie di risorse specifiche sono:
- Specificità delle risorse fisiche: esse mantengono un ruolo significativo fintanto che l’attività di produzione del prodotto rimane. Molto spesso per l’utilizzo di queste risorse occorrono impianti specifici, che in assenza delle suddette risorse non possono venire impiegati nella produzione di altre materie. Dunque l’industria alimentare, per supplire alla perdita del mancato funzionamento dell’impianto, instaura contratti di coltivazione e forme di coordinamento con il settore agricolo in modo da non trovarsi mai in situazione di esaurimento della materia prima.
- Valore associato al marchio di impresa: ossia il valore attribuito da un consumatore a una marca è proporzionale agli investimenti attuati sulla marca stessa. Solitamente una marca che ha assunto un elevato valore nel tempo, non si permette di correre rischi qualitativi e quantitativi per non danneggiare il suo marchio di impresa. Anche in questo caso per avere una sicurezza di qualità e quantità degli approvvigionamenti non si ricorre al mercato puro, bensì a differenti forme di integrazione.
- Specificità delle risorse umane: ossia sono costi investiti dall’impresa in risorse e competenze umane per l’attuazione di una specifica attività.
Considerando nello specifico il settore agricolo, si trovano ulteriori sottocategorie caratterizzanti la specificità delle risorse:
- Specificità localizzativa: per cui la localizzazione dell’impresa e del processo produttivo in un determinato luogo, può accrescere il valore della produzione stessa (zone in cui sono presenti certificazioni DOP e IGP). Mentre da un aspetto più prettamente organizzativo la localizzazione è fondamentale nella produzione di alimenti deperibili, in quanto ciò determina la vendita del prodotto stesso.
- Specificità delle risorse dedicate: ossia riguardante tutte le produzioni altamente specifiche, in cui l’impresa agricola realizza un prodotto altamente specializzato e utilizzabile solamente in un unico processo produttivo. Nel caso del mancato acquisto del suddetto prodotto da parte dell’azienda trasformatrice, l’imprenditore agricolo andrà incontro a una perdita.
- Specificità delle risorse umane: ossia investimento da parte del produttore in particolari tipologie di produzione e processi, che se non impiegate andranno perse.
I “sunk costs” sono costi fissi non recuperabili, il cui valore viene meno nel caso di interruzione della produzione; come detto in precedenza la specificità delle risorse è un fattore che porta all’abbandono del mercato puro in quanto rappresenta una forma bloccata. Nel settore agroalimentare ci sono diversi fattori che incentivano ad abbandonare il mercato puro in favore di organizzazioni di produzione, questi fattori sono:
- Qualità: di fondamentale importanza in quanto il mercato agroalimentare è foriero di moltissime asimmetrie informative (dalla certificazione di un prodotto biologico, alla tecnica di raccolta o allevamento, alla dichiarazione “free ogm”…) per cui occorre creare filiere di produzione per rispondere alla richiesta di prodotti con un livello di specificità sempre più in accrescimento. La creazione di una filiera, attraverso contratti di coltivazione o strumenti di coordinamento, da un lato favorisce il produttore che così guadagna un acquirente sicuro, dall’altro lato favorisce l’acquirente che è in grado di reperire in modo sicuro e certo la materia prima a lui necessaria.
- Natura Biologica: posseduta dal prodotto agricolo, la cui immissione sul mercato non può essere ritardata per un periodo troppo dilazionato nel tempo.
- Stagionalità della Produzione: in quanto il ciclo biologico di produzione di un prodotto ne influenza la sua permanenza sul mercato. Dunque l’ottenimento di prodotti performanti, ossia in grado di essere sul mercato in modo precoce o tardivo rispetto ai canonici cicli di raccolta, consente di incrementare maggiormente il guadagno per l’agricoltore.
Nonostante quanto affermato in precedenza, per cui in una filiera produttiva di un prodotto agricolo conviene stipulare accordi tra industria alimentare e impresa agricola rispetto che appellarsi al mercato puro, è poco frequente il ricorso alla completa integrazione per la produzione di un prodotto agricolo, soprattutto per le diversità esistente tra le fasi verticalmente contigue che compongono una filiera. I limiti che si oppongono alla formazione di un coordinamento pienamente verticale sono:
- Dotazione di capitali: in quanto la richiesta in denaro per l’acquisizione di terreno è molto elevata; dunque le industrie non hanno interesse di acquisire il possesso della terra, bensì stipulano accordi con gli agricoltori in modo di avere un prodotto performante alle caratteristiche da loro richieste.
- Bassi margini di profitto: per cui aumentano i costi di una perfetta integrazione verticale, per cui a una azienda di trasformazione o distribuzione non riscontra appetibile l’acquisizione di una proprietà.
- Dimensioni ottimali: in quanto è presente una forte differenza di dimensioni tra il comparto agricolo e l’industria, in quanto quest’ultima ha notevoli dimensioni ed è fortemente centralizzata.
- Mancanza di ordinamenti specializzati: aspetto che rende maggiormente difficile la creazione di una integrazione dal punto di vista organizzativo.
Forme di governo delle transazioni libere nel sistema agroalimentare
Le forme di coordinamento ibrido si collocano in una via intermedia tra il libero scambio e la forma completa della integrazione verticale, queste forme intermedie sono nate da un lato per supplire all’eccessivo costo di forme di integrazione totali e dalla eccessiva mutevolezza della forma di mercato puro (“make and buy”).
Dunque classificando le forme di governo dalla più libera alla più integrata si ottiene:
- Mercato Spot: in cui il prezzo si forma sulla singola transazione e vi è la possibilità di un cambio di interpreti; esso è fondato sui singoli scambi.
- Contratti: in cui le due parti (industria e impresa agricola) stipulano un accordo per cui il produttore a fronte di un prezzo pattuito a priori (non influenzato dalle dinamiche contemporanee di mercato) si impegna a consegnare all’industria una determinata quantità di prodotto con determinate caratteristiche.
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Strategie di marketing dei prodotti agroalimentari
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Marketing dei prodotti agroalimentari - Primo parziale
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Seconda parte di Marketing dei prodotti agroalimentari
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Marketing dei prodotti agroalimentari - Secondo parziale