Capitolo 1: Comprendere le istituzioni
Il concetto di modello ideale
Max Weber è uno dei padri fondatori della sociologia. Il suo metodo di analisi può essere definito "comprendente e istituzionale".
- Comprendente perché l'oggetto di studio della sociologia è l'agire dotato di senso, che Weber definisce come "l'atteggiamento umano a cui l'individuo che agisce attribuisce un suo senso soggettivo in riferimento all'atteggiamento di altri individui". Scopo della sociologia è comprendere e al tempo stesso spiegare l’agire sociale di una o più persone, in modo da pervenire a conclusioni per lo più oggettive. Comprendere e spiegare devono integrarsi in un unico processo di spiegazione comprendente. La spiegazione comprendente deve far riferimento sia alle cause oggettive che possono aver indotto gli individui ad agire in un dato modo, sia alle motivazioni soggettive che gli individui danno al loro agire.
- Istituzionale perché studia le condizioni e i vincoli che determinate istituzioni sociali pongono sia all'agire umano che al senso che i soggetti danno del loro agire. Gli uomini hanno creato nel corso della storia infinite forme di istituzioni sociali, che riguardano tutte le sfere dell’agire umano: vi sono istituzioni statali (monarchia, repubblica), politiche (democrazia, dittatura etc.), giudiziarie (magistratura), economiche (latifondo agrario, capitalismo etc.), religiose (chiese, sette, monasteri etc.).
A differenza di Marx che privilegia i rapporti economici, di Freud che privilegia gli impulsi libidici dell'individuo, Max Weber non privilegia nessun fattore, non mira a dare spiegazioni generali della storia, la sua attenzione è rivolta a studiare le infinite forme istituzionali apparse nel corso della storia umana. Lo strumento fondamentale di ricerca è per Weber la costruzione di tipi ideali, ossia modelli che non esistono nella realtà ma solo nella mente del ricercatore. Per costruire il tipo ideale il ricercatore osserva e seleziona fra tutti gli aspetti di una data realtà gli elementi che sembrano più significativi, li collega tra loro, li accentua e li coordina in un quadro che deve essere coerente e privo di contraddizioni. Il tipo ideale è sempre un concetto limite, una forma pura che non si trova nella realtà concreta ma che serve come modello orientativo per la ricerca su quella realtà. Quanto più si approfondisce la ricerca, tanto più essa richiede di costruire delle varianti o sottospecie di un tipo ideale, in modo di definire e concettualizzare le differenze che compaiono nel fenomeno studiato. È importante sottolineare che il tipo ideale non nasce da medie statistiche ma è un concetto qualitativo costruito selezionando e accentuando aspetti della realtà osservata e la sua capacità euristica dipende solo dalla bravura del ricercatore; inoltre non è un modello morale di condotta e non indica qualcosa che si possa desiderare.
Forme pure di potere, legittimazione e burocrazia
Weber costruisce tipi ideali per lo studio del potere. Weber definisce il potere come "la possibilità per specifici comandi di trovare obbedienza da parte di un determinato gruppo di uomini". Il potere non è una qualità intrinseca di una persona, ma ha una natura relazionale e specifica. È relazionale perché nasce dal rapporto tra chi comanda e chi accetta di obbedire ed è specifica perché bisogna sempre stabilire le circostanze, condizioni e limiti in cui un rapporto di potere si instaura. Il potere ha due proprietà fondamentali: la prima è che quando viene esercitato in maniera continuativa richiede di essere legittimato, ossia che i sottoposti lo accettino come legittimo. La seconda proprietà è che per essere esercitato ogni potere legittimo ha bisogno di un apparato amministrativo, diverso a seconda del tipo di legittimazione di cui gode il potere. Weber distingue tre forme di potere legittimato:
- Potere carismatico: da carisma (dono della grazia) si basa su qualità eccezionali che i seguaci attribuiscono a un capo. Non è detto tuttavia che il potere carismatico sia durevole, perché ha bisogno di continue conferme da dare ai seguaci e nella sua forma pura, secondo Weber, il potere carismatico è irrazionale, nel senso che manca di regole, ed è rivoluzionario perché rovescia il passato. Secondo Weber tale potere nasce da una rottura radicale con le Istituzioni. L'apparato amministrativo del potere carismatico è rudimentale, formato da discepoli a diretto contatto con il capo, persone che hanno dato prova di fedeltà. Tale potere trova la sua forma più pura nella sfera religiosa ma anche nella sfera politica dei grandi rivoluzionari e nella sfera economica dei grandi imprenditori. Tale movimento si affievolisce con la scomparsa del capo o se si ritira e i suoi seguaci trasformano il carisma in pratica quotidiana, e Weber la definisce routinizzazione del carisma, diventando alla fine un potere burocratico o tradizionale.
- Potere tradizionale o burocratico: fonda la sua legittimità su ordinamenti antichi ed esistenti da sempre. Il detentore del potere richiede obbedienza in virtù della dignità personale che gli è attribuita dalla tradizione. Tipico esempio di potere tradizionale è il sovrano che regna in base a un diritto di sangue. Ma il potere tradizionale non si trova solo nelle società antiche; aspetti tradizionali si possono trovare anche oggi, ad esempio nelle grandi dinastie di imprenditori e in tutti quei casi in cui l’eredità giustifica l’esercizio di un potere. In tale potere si assegnano cariche in base all'appartenenza ad un gruppo privilegiato e non in base alla competenza e in questo si trova il punto debole di tale potere, in quanto è sempre minacciato dall'insorgere di un capo carismatico, oppure alla messa in discussione dell'assenza di capacità del detentore del potere.
- Potere legale o razionale: la credenza nell’equità della legge è il presupposto su cui si basa la legittimazione di questo tipo di potere. Nel potere legale si obbedisce al superiore perché si presume che egli eserciti la carica in virtù di una nomina legale, che sia competente e che i suoi comandi siano conformi ad ordinamenti legali. L’apparato amministrativo tipico del potere legale è la burocrazia.
Superiorità tecnica ed ambivalenze della burocrazia
La burocrazia assume la sua forma più completa nelle società moderne. Weber esamina pertanto i principi e i modi di funzionamento di una burocrazia moderna intesa sia come un’amministrazione pubblica sia come un’impresa privata. Weber distingue la razionalità rispetto al valore e la razionalità rispetto allo scopo. Il valore è qualcosa di buono, di desiderabile, lo scopo è qualcosa che uno o più individui si prefiggono di raggiungere indipendentemente dal suo valore etico. Weber non sostiene che la burocrazia sia orientata verso dei valori, con scopi sempre benefici ma pensa che la burocrazia può anche essere usata per scopi di sfruttamento. Weber pensa che la burocrazia in quanto strumento tecnico, grazie alla sua intrinseca razionalità, è superiore a qualsiasi altra amministrazione. Il suo studio è rivolto ad esaminare le ragioni per cui un modello puro di burocrazia è superiore ad altri modelli puri di amministrazione. Weber vede la burocratizzazione come una tendenza generale della società moderna, la sua originalità sta nel fatto che in un'epoca segnata dall'avvento di grandi progetti politici come il socialismo, il liberalismo, capisce che non sono queste le novità destinate ad affermarsi nel mondo bensì è la burocratizzazione. Il potere burocratico ha una particolarità, è acefalo, non ha cioè dentro di sé le direttive supreme di natura politica che guidano le scelte di un paese o di un’organizzazione. La burocrazia è sempre un apparato al servizio di un potere politico che si può basare su forme di legittimazione carismatica, tradizionale o razionale ossia è conforme ai principi di uno Stato di diritto. Responsabile di un apparato burocratico è il funzionario che prende le direttive di un capo politico, ma mentre il capo politico cambia a seconda delle vicende politiche, il funzionario resta. Tra capo politico e funzionario si instaura un rapporto complesso, in cui ciascuno ha bisogno dell'altro. Da un lato i funzionari hanno bisogno di direttive politiche per la loro azione, ed all’altro il capo politico ha bisogno del funzionario per avere informazioni e realizzare il suo programma. Il paradosso è che quanto più un capo politico esercita un potere assoluto, tanto più egli dipende dall’apparato burocratico per esercitarlo. La tesi di Weber è che le maggiori probabilità di successo nel controllo dell’apparato burocratico si hanno nei paesi in cui sono soddisfatte due condizioni: dove esiste libertà di stampa e di denuncia, e dove si è formata una classe professionalizzata e quindi dotata di conoscenze tecniche e amministrative per controllare la macchina burocratica.
La burocrazia tra tipo ideale e varianti storiche
Weber delinea un modello ideale di burocrazia espresso in dieci punti:
- Fedeltà di ufficio: è previsto il dovere di obbedienza ai superiori in quanto detentori di un ruolo formale. I superiori possono cambiare, ma il dovere di obbedienza rimane.
- Competenza disciplinata: i dipendenti svolgono compiti precisi secondo norme prestabilite, che garantiscono il massimo di formalizzazione e di standardizzazione.
- Gerarchia degli uffici: un rigido sistema di subordinazione dell’autorità. La gerarchia è sia una struttura di governo dall’alto verso il basso che un canale di comunicazione dal basso verso l’alto.
- Preparazione specializzata: lavorare in una burocrazia richiede un corso di studi predeterminato per acquisire le conoscenze necessarie per svolgere i compiti preposti.
- Concorsi pubblici: per entrare in una burocrazia o per passare a livelli superiori sono previsti dei concorsi per valutare con criteri universalistici il merito dei concorrenti.
- Sviluppo di una carriera: si lavora in una burocrazia con la possibilità di ricoprire posizioni sempre più alte e più retributive per motivi di merito e di anzianità.
- Attività a tempo pieno: il lavoro svolto in una burocrazia è una professione continuativa e non può essere un’attività secondaria.
- Segreto di ufficio: la burocrazia prevede la non divulgazione delle pratiche di ufficio e la rigida separazione tra vita d’ufficio e vita privata dei funzionari.
- Stipendio monetario fisso: pagato dall'amministrazione per cui si lavora. Nella burocrazia pura non si ricevono compensi economici diretti dai clienti o dagli utenti dell’amministrazione.
- Non possesso degli strumenti del proprio lavoro: da parte dei dipendenti.
La leadership nella burocrazia: razionale, carismatica o tradizionale
Il burocrate puro immaginato da Weber è legittimato a dare ordini perché possiede un’autorità che gli proviene dal suo ruolo formale. Il burocrate puro non chiede né di essere amato né di essere temuto per i suoi tratti caratteriali, egli trae la sua autorevolezza solo dal fatto di rappresentare la legge. Non sono previsti né tradizione né carisma nella burocrazia pura perché vige solo la fedeltà di ufficio. Bisogna riconoscere che in una organizzazione burocratica si può obbedire anche per ragioni differenti da quelle indicate da Weber. Uno spunto su ciò arriva da un sociologo israeliano, Etzioni che osserva che il carisma non nasce solo dal rifiuto di un ordine preesistente, ma può nascere anche dentro le istituzioni e che il carisma può anche essere esercitato su persone esterne all'organizzazione. Osserva Etzioni che il carisma può non riguardare il vertice dell’organizzazione mentre ci possono essere persone inserite a livelli intermedi che possiedono un carisma legato alla loro eccezionale abilità in un dato campo di competenza. Questo avviene tipicamente nelle organizzazioni professionali, come ospedali o scuole. Il problema nasce quando il professionista carismatico entra in contrasto con il vertice. Scoppiano allora dei conflitti interni che possono danneggiare l’intera organizzazione e che richiedono interventi straordinari dall’alto. Tuttavia i conflitti più laceranti, osserva Etzioni, sono quelli che nascono in organizzazioni gerarchiche come le Forze Armate o la Chiesa cattolica in quanto queste organizzazioni ammettono solo un carisma di vertice. Altro problema si pone nelle carceri, in cui tra i detenuti vi sono spesso leader con carisma che conservano un attivo appoggio negli ambienti malavitosi esterni. Infine, in una burocrazia ci possono essere anche aspetti tradizionali. Vi è un agire tradizionale quando dirigenti, funzionari o impiegati fanno carriera non per merito ma per appartenenza a determinati gruppi sociali. Vi sono esempi eclatanti in cui “il figlio di papà” supera spudoratamente un concorso che dovrebbe essere meritocratico. Altra situazione d’intreccio tra criteri tradizionali e razionali o meritocratici, si ha nelle carriere accademiche dove un docente porta un proprio allievo in concorso. Esiste il sospetto che il docente favorisca il proprio allievo oltre il lecito, a danno di altri candidati più meritevoli ma di diversa provenienza culturale.
Burocrazia professionale o burocrazia meccanica?
Mentre Weber era interessato solo a delineare i tratti generali e comuni della burocrazia pura, la sociologia post-weberiana sente l'esigenza di distinguere tra i diversi tipi di burocrazia, con doveri, competenze precise, controlli più o meno diretti, carriere più o meno potenti e prestigiose. Gouldner (1954) osserva che il principio weberiano di competenza disciplinata si basa su una tensione che lo rende instabile. La competenza contrasta con la disciplina. La maggior parte delle burocrazie sono organizzate in modo da distinguere tra lavori di elevata professionalità dove il principio di competenza è istituzionalmente riconosciuto come superiore al principio di disciplina (medico, giudice), e lavori di scarso contenuto professionale dove il principio di disciplina sovrasta su quello di competenza (impiegati impegnati in mansioni di routine). La tesi di Gouldner è che occorre passare dal modello unico weberiano di burocrazia ad un modello dualistico che distingue tra una burocrazia basata sul principio di competenza e un’altra basata sul principio di disciplina. Un altro modo di concettualizzare la differenza tra due burocrazie è quello suggerito da Mintzberg (1979) che distingue tra burocrazia professionale e burocrazia meccanica. La burocrazia professionale comprende ruoli che richiedono vasti margini di discrezionalità e di iniziativa personale, la burocrazia meccanica comprende mansioni ripetitive e standardizzate secondo procedure prestabilite. Secondo Mintzberg, su entrambe le burocrazie, l'organizzazione esercita dei controlli: nella burocrazia professionale il controllo è esercitato sulla formazione iniziale dei funzionari, in quella meccanica il controllo è esercitato sulle modalità di prestazione del lavoro affidato. Il diverso criterio di controllo va anche collegato al fatto che mentre gli addetti di una burocrazia meccanica operano in ambienti aperti e sotto gli occhi dei loro diretti superiori, i membri di una burocrazia professionale operano nel chiuso dei loro uffici. Un originale criterio per valutare i differenti gradi di professionalità in seno a un’organizzazione burocratica è Jaques che osserva che quanto più un lavoro è ricco di contenuti discrezionali e di professionalità tanto più è lungo il periodo massimo di tempo in cui un dipendente è autorizzato a prendere di sua iniziativa decisioni che riguardano un dato ammontare di risorse appartenenti all’organizzazione. Dopo di che vi è un controllo di merito sulle decisioni prese: più si sale di livello più diminuiscono i controlli. Il modello di Jaques permette di costruire un quadro più articolato di quello offerto dalla semplice polarizzazione tra burocrazia meccanica e professionale. Esso consente di precisare che il concetto di burocrazia professionale comprende tutti i lavori che richiedono una rilevante discrezionalità ed abilità di mestiere nel loro esercizio. Va però osservato che il modello di Jacques, elaborato negli anni '60, richiede oggi una revisione. Oggi un lavoro tecnicamente complesso è monitorato in permanenza per evitare il rischio di incidenti che potrebbero essere catastrofici. Entra in crisi così il presupposto di Jacques che esista una equivalenza tra responsabilità e autonomia. Infine, comparando il processo di burocratizzazione di Weber e l'organizzazione scientifica del lavoro di Taylor (taylorismo), notiamo che, mentre Weber vede nella razionalizzazione burocratica il processo distintivo della società moderna, la taylorizzazione che investì le fabbriche nella prima metà del XX secolo, si impone come la manifestazione più estrema di burocrazia meccanica. In base al principio che per ogni problema esista sempre una sola soluzione ottimale, tutto nella fabbrica viene sottoposto a controllo, ordine, programmazione, specializzazione delle mansioni. Il lavoro umano diventa dunque appendice della macchina. La penosità del primo taylorismo si è attenuato per effetto delle nuove tecnologie, della protesta operaia e dei nuovi orientamenti del management. Oggi si parla di neotaylorismo, come nell’organizzazione del fast food, il McDonald's, lavoro telefonico nei call center, ecc.
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