Coltivazioni biologiche
Attualmente la produzione convenzionale è definita come agricoltura integrata. Ci sono tutta una serie di vincoli e prescrizioni richiesti all’agricoltore che in precedenza non c’erano per l’uso dei fitofarmaci. Questo ha portato l’agricoltura convenzionale ad avere una maggiore sostenibilità, se non altro dal punto di vista ambientale.
Storia dei metodi
Da una agricoltura tradizionale, pre-rivoluzione verde, in mancanza di strumenti e caratterizzata da ridotte rese e intensità di lavoro e con anche biodiversità limitata, si arriva fino alla rivoluzione verde agli inizi del 1900 con la produzione dei primi concimi e nella seconda metà del 1900 con la produzione di fitofarmaci, soprattutto diserbanti, insetticidi e fungicidi, e la genetica. Questi nuovi strumenti tecnologici a disposizione dell’agricoltore hanno determinato l’aumento delle rese, ma portando delle criticità che piano piano si sono messe in evidenza.
Dopo la rivoluzione verde si sono sviluppate via via tecniche di agricoltura sostenibile. In effetti, già con l’introduzione dei primi concimi minerali all’inizio del 1900 c’era il sospetto che sarebbe stato meglio approfondire lo studio e la conoscenza dei fenomeni naturali che possono aiutare a gestire la fertilità dei nutrienti dei terreni. L’agricoltura sostenibile riduce con tecniche agronomiche l’impatto dei fertilizzanti aumentandone l’efficienza. L’agricoltura sostenibile viene declinata con le tecniche dell’agricoltura di precisione che è assistita da strumenti di monitoraggio e di previsione sulla crescita delle colture e sulle loro necessità, in modo da avere una distribuzione degli input differenziata a seconda delle singole aree del campo, che presentano una maggiore o minore fertilità.
Agricoltura biologica
All’agricoltura biologica si arriva seguendo diversi percorsi: l’Organic agriculture è quindi il sistema biologico accettato. Nell’agricoltura biologica si citano anche diversi modi di interpretare il metodo biologico, come il metodo biodinamico. A questo si arriva da diverse strade, un agricoltore può diventare biologico partendo da una gestione tradizionale, che succede in molte situazioni, oppure si può arrivare direttamente da un percorso che l’agricoltore compie in termini mentali.
L’approccio all’agricoltura biologica è uno di sistema, in cui l’agricoltore deve essere seriamente intenzionato a riprendere nelle sue mani le conoscenze legate al sistema e come funziona, tenendo conto che in questo sistema c’è un aspetto importante che è la natura del campo e soprattutto il suolo in cui i processi biologici giocano un ruolo importantissimo più che quelli fisici e chimici, che sono indicatori di quelli biologici.
Nel corso degli anni c’è stato un maggiore interesse all’efficienza, in modo da aumentare l’effetto degli input in termini di output.
Impatti dell'agricoltura convenzionale
Impatti ambientali
L’agricoltura convenzionale ha degli impatti sul ciclo dell’acqua, in termini di quantità, qualità e sul paesaggio. Si ha perdita di zone umide per abbassamento delle falde, salinizzazione, inquinamento delle acque (anche per allevamenti intensivi, ma anche dall’agricoltura convenzionale non zootecnica). Si ha eutrofizzazione con perdita di produttività di fiumi, laghi e mari; impatto dei gas serra, quelli a base di azoto, il cui più importante, e maggior responsabile di emissione di CO2 equivalenti, è il protossido di azoto che deriva dai nitrati e dall’ammoniaca dai suoli, ma anche dalle acque superficiali. L’effetto serra deriva dalla CO2 dalla mineralizzazione della sostanza organica.
La riduzione della sostanza organica nei suoli, determinati da bonifiche e deforestazioni, determina anche un 30% del potenziale effetto serra proveniente dai sistemi terrestri che coinvolgono l’agricoltura. Il gas serra più importante in agricoltura è il protossido di azoto che ha un potere serra di 300 volte superiore rispetto all’anidride carbonica. Il metano, invece, ha un effetto serra 30 volte superiore. Tenendo conto di questi effetti serra si costruisce l’impatto climatico dei tre gas serra. Tutti questi gas hanno avuto una impennata negli ultimi anni con 405 ppm di CO2 e 320 per NO2.
Biodiversità e paesaggio sono molto legati in quanto i paesaggi regolano la biodiversità e pertanto si deve puntare ad una biodiversità coltivata, che nel convenzionale è molto risicata. La biodiversità può essere di tipo genetico, mix di varietà di colture che dà una maggiore capacità di resistere a diverse condizioni pedo-climatiche, biodiversità colturale, consociazione di diverse colture nello stesso campo, e biodiversità all’interno dell’azienda di una rotazione di diverse specie coltivate. C’è poi la biodiversità del suolo, il bioma del suolo è condizionato moltissimo dalla presenza delle piante: l’ipotesi è che sono le piante che gestiscono la biologia del suolo. La biodiversità del suolo è però fortemente impattata dalla gestione agronomica, ma anche dai fitofarmaci.
Impatti economici
La produttività del suolo è decrescente e questo è dovuto al ruolo della sostanza organica e nella crescita della coltura, che è molto legata in termini biologici alla ricchezza della microflora. La sostanza organica è quindi il principio per un suolo sano. Inoltre, l’attività biologica è stata ridotta dall’uso intensivo di lavorazioni, fitofarmaci e fertilizzanti, nonché il ridotto utilizzo di letami e compostati. Inoltre, l’erosione è aumentata mentre si è ridotta l’entomofauna. Tutto questo, anche con la salinizzazione e le resistenze ha contribuito a ridurre la produttività del suolo. Per questo motivo, gli input di fertilizzanti sono aumentati di 7 volte dagli anni ‘50, soprattutto per la perdita di sostanza organica.
Altro aspetto della biodiversità, oltre agli insetti impollinatori, sono le micorrize: basso uso dei fertilizzanti, minori lavorazioni del suolo, le successioni colturali e l’uso di colture di copertura favoriscono le micorrize. In particolare, queste hanno la funzione di sostenere l’alimentazione, espandere il potenziale di acquisizione di nutrienti poco mobili, in quanto entrano in connessione con le radici delle piante con un rapporto mutualistico. Inoltre, determinano una modificazione a livello fisiologico tanto da determinare minori consumi idrici, maggiore resistenza alle malattie, effetti che ora vengono commercializzati.
La spirale del degrado del suolo, una catena di effetti: disturbi intensi, riduzione di sostanza organica, riduzione della diversità, ridotta copertura del suolo, dovuto ad un processo di meccanizzazione, di uso di prodotti di sintesi e di intensificazione della zootecnia con aumento di polli e maiali in Europa, spostando la produzione su produzione di cereali e colza che garantiscono una dieta per tali animali. Il cibo determina quindi l’ambiente e quindi si dovrebbe ridurre il consumo di carne a 50 g di proteina dai 120 tuttora consumati.
Questi disturbi intensi determinano l’erosione: la terra erosa viene spostata da una parte ed accumulata da un’altra. Nella parte erosa vengono sottratte le particelle più fini che sono quelle più ricche in nutrienti. Determina, inoltre, anche la formazione della crosta superficiale essendo ora il terreno meno resistente all’azione della pioggia. Questo porta alla formazione di ristagni idrici che aumentano l’erosione. Si ha una perdita di biodiversità e inoltre si ha un aumento della microporosità con terreni più umidi, ma meno acqua disponibile. Si ha minore produttività naturale e aumenta la pressione delle malattie fungine. Inoltre, si è costretti ad utilizzare sempre più input in questo processo di degrado che avviene molto lentamente. Quello che si propone e che sta avanzando in agricoltura biologica è il concetto di salute del suolo che è basato su 4 principi:
- Minimo disturbo al suolo;
- Massimizzare la copertura del suolo;
- Massimizzare la diversità di colture;
- Massimizzare a livello di campo e azienda, la presenza di verde, piante vive e quindi radici vive (sono gli apparati radicali che sostengono la vita nel suolo in quanto hanno una emissione di circa il 40% della fotosintesi a livello epigeo che va trasferita a livello ipogeo, aumentando la biodiversità del suolo).
Questi 4 principi sono connessi. La sostanza organica, sostanzialmente, costruisce le pareti dove i microorganismi abitano e le lavorazioni, ad esempio, vanno ad interrompere la continuità stabilita dagli apparati radicali delle precedenti colture.
La spirale positiva della salute del suolo, una catena di cause ed effetti:
- Riduzione delle lavorazioni e dei disturbi, coltivare piante diverse, maggiore copertura viva del suolo, maggiore radicazione;
- Aumento della sostanza organica: le radici lavorano il suolo e riducono il compattamento;
- Riformazione degli aggregati strutturali;
- Aumenta l’infiltrazione, si riduce l’erosione e il ristagno idrico;
- Aumentano i lombrichi, aumenta l’attività microbica, funghi e micorrize;
- Aumenta la ritenzione idrica e l’acqua disponibile per le piante;
- La produttività aumenta, diminuisce la pressione delle malattie fungine;
- Aumenta la redditività delle colture, minore uso di input esterni (minori costi), aumenta la qualità delle produzioni, diminuisce l’inquinamento, e il degrado del paesaggio.
Per vedere un effetto sulla struttura del suolo si devono aspettare 4-5 anni, un effetto globale sulla produttività delle colture 5-10 anni, mentre per un effetto sulla sostanza organica si deve aspettare ancora di più, con tempi lunghissimi, più lunghi persino dei tassi di degradazione della sostanza organica. Si deve cambiare l’approccio da una visione agronomica ad una visione olistica che guarda all’agroecosistema, ma anche alle parti sociali ed economiche. L’agricoltura biologica sta vedendo questo trend di crescita per la maggiore consapevolezza di abbandonare le pratiche del passato.
Impatti economici del convenzionale
Si tenga presente che il settore agricolo è interdipendente con altri settori, ed in più è fortemente dipendente dalle condizioni pedoclimatiche (aspetto positivo e negativo). Sta di fatto che si possono annotare alcuni fatti:
- La dipendenza delle aziende agricole dai mezzi produttivi esterni;
- Scarsa contrattualità dell’azienda nelle filiere agroindustriali (ma sempre maggiore consapevolezza di ritorno all’azienda di prossimità);
- Dipendenza dalle sovvenzioni pubbliche;
- Sovvenzioni pubbliche e loro effetto sui costi;
- L’abbandono delle aziende e delle aree rurali;
- L’impossibilità di creare nuove aziende;
Delle sovvenzioni la maggior parte finisce agli input, macchine agricole, fitofarmaci, fertilizzanti, che incidono in gran parte dei costi.
Impatti sociali
L’agricoltura biologica dovrebbe portare ad una maggiore occupazione rispetto al convenzionale dati i maggiori interventi manuali richiesti. Si ha poi l’impatto sulla salute degli agricoltori e dei consumatori: chi consuma biologico tende ad essere più attento all’ambiente e alla salute. Ad esempio, la dieta del consumatore biologico è più ricca, con impatti notevoli sulla salute umana. Si deve anche considerare il fatto che il problema della fame nel mondo non è di quantità limitate, ma di sprechi. Il consumatore biologico è conscio di questo ed è un buon alleato dell’agricoltore biologico che vuole riprendere il controllo della terra, anche tramite una formazione che è persino maggiore di un convenzionale.
L’agricoltura convenzionale punta alla massimizzazione del reddito puntando sulla coltura più redditizia. Questo approccio determina un modo operativo semplificato, identificando il suolo come un sistema solo fisico-chimico. Per quanto riguarda il suolo, la fertilità è determinata dalla tessitura, su cui l’agricoltore non può fare molto, e la struttura, che può essere ottimale quando è grumosa, o deleteria con particelle singole ammassate fra di loro che riducono la porosità a microporosità. Un suolo ben strutturato avrà una densità inferiore e quindi anche una porosità superiore. Quindi, la porosità sarà più verso il favorire macropori e avere un equilibrato rapporto di micropori che servono a trattenere l’acqua a determinare la capacità di ritenzione idrica. Dal punto di vista chimico si considera solo la concimazione per alimentare i fabbisogni di una pianta: quello che cambia è però il fatto che l’apporto può essere minore o maggiore. Si deve però considerare l’apparato radicale che espandendosi può avere un maggiore assorbimento e da qui l’importanza delle caratteristiche fisiche del suolo. La sfida dell’agricoltura biologica è quella di superare le lavorazioni del suolo, usando tecniche di minimo impatto, riducendo le lavorazioni.
In biologico è più difficile dato che si devono trovare i modi per combattere le infestanti, in modo da superare il compattamento del suolo. Quindi non è semplice, anche con la gestione di patogeni, insetti e malerbe e si devono capire bene gli equilibri fra di loro. In agricoltura biologica si parla molto di misure preventive, e la prima è la rotazione delle colture dove un ruolo fondamentale ce l’hanno le cover crops. Tra i metodi della gestione della fertilità nel convenzionale sono importanti, in ordine, le lavorazioni, le cover crops, la concimazione organica e le rotazioni. Nel basso impatto, invece, è il contrario:
Nell’ambito dell’agricoltura convenzionale si vede che è più importante la lavorazione mentre nei metodi a basso impatto, come l’agricoltura biologica, viene presa in considerazione al primo posto la rotazione. C’è una rotazione fra fertilità fisica e fertilità chimica: una buona fertilità fisica in termini di struttura e porosità cambia la prospettiva della pianta e cambia aspetti della fertilità chimica aumentando le disponibilità di nutrienti. La fertilità chimica, espressa come fertilità dei nutrienti, è espressa anche come accessibilità dei nutrienti: con una buona fertilità fisica gli apparati radicali crescono meglio. Tutti questi metodi hanno effetti l’uno sull’altro nell’ambito delle fertilità. Ad esempio, la concimazione organica va ad aumentare gli aspetti generali della fertilità fisica.
Agricoltura sostenibile
Questo termine fa riferimento ad una condizione soddisfacente per il presente e per il futuro rispetto agli obiettivi di produzione di cibo, redditività, salubrità ambientale, e qualità della vita. In effetti spesso veniva utilizzato, ora meno, in senso univoco privilegiando più uno o alcuni di questi obiettivi, trascurando o penalizzando di conseguenza altri. Ecco allora sotto il termine di sostenibile o ecocompatibile, affermarsi un metodo di buona pratica agricola (Eco-condizionalità/greening, rotazioni, della PAC) nella gestione dell’agroecosistema, proteggere il suolo, l’acqua, l’atmosfera, la biodiversità.
Agricoltura integrata
Se si parla di produzione integrata si indica l’agricoltura odierna, chiamata per assolvere e per giustificare i contributi che la PAC assegna alle diverse aziende agricole. Viene definito come sistema di gestione aziendale che produce alimenti di alta qualità, ed altri prodotti e servizi, usando le risorse ed i meccanismi naturali al fine di sostituire gli input esterni inquinanti o non rinnovabili e garantire una attività agricola sostenibile (in termini di reddito ma anche quantità e qualità della produzione e del processo produttivo). Non è agricoltura biologica in quanto ci sono input esterni di sintesi, comunque normati. Ora l’agricoltura integrata cambia il termine con agro-ecologia rimanendo sempre all’interno degli stessi principi.
Anche la protezione integrata è una strategia che vede come tecnica preferita la prevenzione, come in biologico, che richiede una pianificazione e una visione di sistema.
Agricoltura biologica
In agricoltura biologica la prevenzione è basata su una buona agronomia, fatta su una rivisitazione dei principi che stanno alla base della produzione agricola e di rivisitazione nell’uso dei metodi, lavorazione, consociazioni, rotazioni, concimazioni, in modo da favorire sempre una naturale evoluzione dinamica della vita del suolo. Tra i mezzi biologici, ad esempio, c’è il discorso degli approcci al miglioramento genetico che ha scopi diversi rispetto alla tecnica tradizionale. In effetti, di miglioramento genetico se ne fa troppo poco e c’è una forte richiesta di miglioramento genetico nel sistema biologico.
L’agricoltura biologica, in inglese organic agriculture, nasce nei primi anni del 1900 dove si sono sviluppati 3 movimenti: agricoltura biodinamica, agricoltura organica e agricoltura biologica. Si parte dal 1924 con Steiner che inventa l’agricoltura biodinamica. Nel 1938 in Giappone nasce l’agricoltura naturale (o agricoltura del non fare). Nel 1948 Draghetti in Italia pubblica “Fisiologia dell’azienda agraria”, dove analizza anche i flussi di energia e dove rielabora le teorie di Steiner e Fukuko. Nel 1978 Bill Morris...
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