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Interpretazione dei testi della letteratura italiana

Rapporto tra commedia e novella

Nella novellistica è possibile trovare delle tracce di teatralità (lo stesso si può fare con la commedia). Per quanto riguarda le Cene di Grazzini ci possiamo concentrare nella cornice ma anche in un breve segmento all'interno della novella 9 della cena 1, ma anche in altre novelle, in particolare quelle dedicate al tema della magia, e quelle in cui compaiono elementi teatrali, e in particolare nella novella di Bartolomeo degli Avveduti del Magliabechiano.

Cornice

In particolare quella che introduce il manoscritto, perché le cornici all’inizio delle varie novelle sono esili (brevi accenni alle reazioni dei ragazzi alla novella precedente). Qui la brigata si riunisce in un palazzo dove abita la vedova Amaranta (che incarna il ruolo della Pampinea decameroniana). Qui l’aspetto teatrale è evidente, infatti Grazzini sottolinea che i 5 ragazzi sono degli abili musicisti e per questo passano la giornata di maltempo suonando e cantando vari madrigali di Verdelotto e Arcadelte. Anche la presenza dei lumi è un elemento scenico (con il fuoco Grazzini rielabora l’elemento del locus amenus: che sposta dall’aperto e dalla natura all’interno di una casa con un fuoco). Qui Amaranta fa accendere il fuoco (ritorna l’elemento del fuoco), ma ciò che è davvero importante è la presenza delle sedie su cui si sederanno i novellatori all’interno di un palazzo ci rimanda al luogo del teatro come era concepito nel Cinquecento nelle varie corti italiane.

Novella 9, cena 1

Racconta la vicenda di Brancazio Malespini dove il novellatore, Silvano, finge che la novella l’abbia sentita raccontare da un’altra persona (Giovanfrancesco del Bianco), di cui vengono descritte le sue abilità oratorie e narrative (gran memoria, voce, pronuncia, presenza scenica). E questi sono tutti elementi che rimandano alla dimensione scenica attoriale (quindi anche all’actio, una delle parti della Retorica). Qui c’è il rimando alla novella di Madonna Oretta del Decameron, dove il cavaliere cerca di intrattenerla raccontando una novella ma non essendo capace di raccontarla la fa star male. Anche qui vengono messi in evidenzia gli aspetti performativi della novella.

Novelle di magia (4-6 della II cena)

Nella quarta novella appare la figura del finto mago, Zoroastro, e quando lui appare ci troviamo di fronte ad uno spettacolo teatrale, oltre al fatto che tutti gli apparati scenici che vengono allestiti dai beffatori delle varie novelle delle Cene (che appartengono al mondo artistico fiorentino) assomigliano a degli allestimenti scenici. Poi ci sono anche le maschere presenti nell’unica novella della III Cena, di Mastro Manente, ovvero i Caponi che sembrano ridere che i sequestratori di Manente indossano. Inoltre, le novelle di magia sono quelle che presentano al loro interno delle sequenze molto ampie dove lo scambio dialogico, che è tipico del teatro, sembra sostituire l’elemento narrativo diegetico del racconto. Infatti, ci sono delle sequenze dove i dialoghi sembrano riprodurre le battute di una scena di un atto di una commedia.

Novella di Bartolomeo degli Avveduti

Richiama la Mandragola in quanto è presente il marito sciocco e vecchio (aspetto simile alla commedia). Un altro elemento è la figura della mal maritata. All’inizio c’è un richiamo alla Mandragola attraverso una battuta fatta da Ligurio nel primo atto, scena terza (riguardo una bella donna che sposa uno sciocco). Inoltre, tutta la sequenza in cui viene narrata la notte di passione tra Ginevra e Ruberto può essere interpretata come una trasposizione narrativa della vicenda della Mandragola. Di solito il rapporto è inverso, cioè la commedia rappresenta degli adattamenti scenici di spunti narrativi. Nella Mandragola la notte di passione viene raccontata da Callimaco, non è rappresentata (anche a causa delle convenzioni sociali). Mentre Grazzini attua uno svelamento, cioè racconta ciò che era tenuto nascosto nella Mandragola.

Commedia

Nasce nel primo 500, almeno per quanto riguarda la commedia regolare (in 5 atti secondo la ripartizione data da Orazio nell’Ars Poetica), essa è in volgare e nasce con la Cassaria, prima commedia scritta da Ariosto e rappresentata nel 1508 al Palazzo Ducale come forma di intrattenimento all’interno della corte di Ferrara. La commedia nasce come durante le feste per celebrare il signore. Ferrara fu un centro importante, così anche Firenze, Siena, Roma, Mantova e Venezia. Ogni centro ha delle caratteristiche proprie sul principio dell’imitazione, quindi ci sono sempre gli stessi personaggi e situazioni. Le commedie venivano rappresentate più volte e ciò ha creato delle specificità a livello filologico. Perché quando si doveva pubblicare una commedia bisognava tenere presente delle varianti di scena. La commedia è un genere aperto che accoglie forme di contaminazione e commistione di codici, linguaggi e generi. È caratterizzata dal realismo, cioè prende in considerazione elementi della quotidianità ma anche elementi della contemporaneità (la critica si occupa di rintracciare i richiami agli eventi e personaggi della contemporaneità).

Tipi di prologo

  • Prologo plautino: ha la funzione di esporre l’argomento della commedia.
  • Prologo terenziano: l’autore si difende dalle accuse che gli vengono mosse.
  • Prologo misto: inizialmente c’è una parte dedicata alla spiegazione dell’argomento e poi una parte più teorica. Viene usato da Machiavelli e Ariosto.

Nella commedia del 500 si diffonde un quarto tipo di prologo il quale diventa uno spettacolo teatrale a sé in cui si esibisce l’attore prologante, staccato dal resto della commedia. Un esempio è il prologo del Marescalco di Aretino e quello della Calandria del Bibbiena.

Machiavelli

Opera a Firenze. Molto importante è il cenacolo di Bernardo Rucellai in cui si riunivano letterati interessati anche al teatro. Probabilmente Machiavelli iniziò a frequentare queste riunioni dal 1517 in poi, mentre Stoppelli sostiene che iniziò a frequentarle dal 1514 dopo l’esilio all’Albergaccio. Forse attraverso queste frequentazioni si interessò alla commedia e compose la Mandragola. Si occupò anche del volgarizzamento dell’Andria in prosa. Poi nel 1525 compose la Clizia. Compose anche un’altra commedia che però non ci è giunta: le Maschere. Ne dà notizia suo nipote, Giuliano de Ricci, primo filologo di Machiavelli che riordinò le sue carte e trascrisse molte opere. Per quanto riguarda le maschere dice che è un testo scritto su imitazione delle Nuvole di Aristofane e decise di non trascriverlo perché il manoscritto era lacunoso e era fortemente polemico contro i cittadini del 1504. Nel prologo della Mandragola ci sono delle strofe che richiamano le critiche alle Maschere: la voce si rivolge a coloro che potrebbero criticare l’opera, ricordando che l’autore è esperto nell’arte del dire male, della scrittura satirica e che questa è la sua prima arte. Nel 18° secolo viene pubblicata una raccolta delle opere di Machiavelli edite e non, e viene inserita anche un’altra commedia, Frate, che poi si è scoperta essere di Grazzini. Alla fine del 18° secolo viene scoperto un manoscritto tra i codici di Strozzi di Machiavelli. È una commedia in versi a cui venne dato il titolo di Commedia in versi. Ferlieri scoprì un codice in cui c’erano due commedie di Strozzi ma si scoprì che la seconda era la Commedia in versi e non era di Machiavelli ma di Strozzi, di cui Machiavelli fu copista.

Clizia

Commedia di Machiavelli rappresentata per la prima volta nel 1525 a casa di Jacopo Fornaciari, probabilmente il committente, e venne rappresentata dalla compagnia La Cazziuola. Venne composta di getto forse perché l’autore aveva poco tempo a disposizione, e ha molti tratti in comune con la Mandragola e per questo le due commedie sono considerate un dittico. È presentata come una commedia nuova nonostante sia un adattamento della Casina di Plauto. Racconta di un vecchio, Nicomaco, innamorato di una ragazza, Clizia, e questo è un elemento autobiografico perché anche Machiavelli in età senile si innamorò di una giovane donna, Barbara Salutati, la quale recitò gli intermezzi durante la prima rappresentazione. Gli intermezzi della Clizia presentano delle novità perché il testo richiama la storia della commedia e perché il cantore è accompagnato da una polifonia invece che dalla lira.

Prologo

Il prologo è un prologo misto e inizia con la spiegazione dell’argomento della Casina (anche se il titolo della commedia plautina non viene mai citato): tanto tempo fa ad Atene una fanciulla viene accolta a casa di un vecchio e col tempo sia lui che il figlio se ne innamorano ma alla fine lei si sposa con il figlio e vissero tutti felici e contenti. Per giustificare l’uso della materia di una commedia antica, Machiavelli usa il concetto della ciclicità degli eventi che riprende da Terenzio che nel prologo dell’Europa si giustifica così per aver ripreso la materia da Menandro. Ma per Machiavelli non si tratta solo di finzione letteraria perché lui crede davvero che la storia sia ciclica perché ogni avvenimento è dovuto alle passioni umane, che sono sempre uguali, e per questo la storia si ripete e noi possiamo trarne un insegnamento. Questo concetto è presente sia nel primo libro dei Discorsi (dove polemizza con i contemporanei perché leggono i classici solo per diletto e non per trarne un insegnamento) sia nel dodicesimo libro dei Discorsi (dove dice che il passato può essere imitato e in particolare i romani per quanto riguarda la politica, a differenza di Guicciardini che sosteneva che gli antichi romani non possono essere imitati perché le situazioni e il contesto sono cambiati). Il concetto è presente anche in una lettera a Vettori e lo riprende da Terenzio che sosteneva che tutto ciò che diciamo è già stato detto e perciò non c’è nulla di nuovo. Poi continua dicendo che la stessa storia sia avvenuta in tempi recenti a Firenze e preferisce narrare questa perché crede che possa dare maggior diletto agli spettatori, inoltre Atene è ormai una città in decadenza e nessuno parla più il greco. Finge che questa storia sia accaduta realmente quindi per evitare problemi dice che userà dei nomi di fantasia. Passa poi a presentare i personaggi che vengono chiamati sul palco (a differenza del prologo della Mandragola dove i personaggi vengono solo elencati e non chiamati in scena): Nicomaco, che non è il tipico vecchio sciocco da commedia; il figlio Cleandro, il giovane innamorato che a differenza del suo omologo plautino appare in scena; Sofronia, la moglie; Doria, la serva; Eustachio (servo di campagna fedele a Sofronia) e Pirro (servo di città fedele a Nicomaco) e Palamede, amico di Cleandro che appare solo nella prima scena. Per quanto riguarda i due servi qui c’è un’inversione rispetto all’originale perché in Plauto il servo fedele al vecchio è quello di campagna e il servo fedele alla moglie è quello di città. Inoltre, Clizia non appare mai in scena perché Sofronia che l’ha allevata non vuole che lei appaia per motivi di pudore, così come nella Casina. Dopo averli congedati l’attore prologante presenta l’autore, descritto come un uomo morigerato e costumato (anche se ci sono delle scene in cui il linguaggio non è molto costumato) e ha smesso di usare la maldicenza, ovvero l’arte del dire male (mentre nel prologo della Mandragola si dice che è esperto in questa arte). Passa poi a trattare il rapporto tra commedia e riso. Riporta il concetto oraziano del docere e delectare per cui la commedia deve sia far ridere sia insegnare. Insegna la rappresentazione dei vizi umani e di cosa accade all’uomo se non li frena attraverso la rappresentazione (riprendendo il concetto decameroniano che anche i vizi possono essere rappresentati se lo si fa in modo adeguato). Mentre fa ridere attraverso il linguaggio che non deve essere grave e severo ma deve far ridere, deve essere ironico. E questo linguaggio è quello degli sciocchi, degli ingiuriosi e degli innamorati. Al linguaggio deve corrispondere il personaggio e qui i personaggi rappresentati sono gli innamorati e non gli sciocchi come accade nella Mandragola. Di conseguenza, le commedie che non usano un linguaggio ironico non avranno successo perché non faranno ridere.

I atto

I scena

La commedia inizia con la spiegazione dell’antefatto attraverso un dialogo tra Cleandro e l’amico Palamede. Nella Casina, invece, l’antefatto viene raccontato nel prologo e la prima scena rappresenta un litigio tra i due servi (scena che nella Clizia sarà riproposta più avanti). Questa scena, invece, richiama la Mandragola perché anche qui la commedia inizia con il racconto dell’antefatto da parte di Callimaco al servo e sia lui che Cleandro pronunciano la stessa battuta “ti racconto ciò così se avrò bisogno mi aiuterai”. Cleandro decide di raccontare all’amico come mai in questi ultimi tempi è stato strano e gli rivela che è innamorato di Clizia e allora inizia a raccontargli la storia della ragazza. Palamede non è molto contento di ascoltarlo perché dice che tre sono i tipi di uomini che sarebbe meglio evitare, ovvero gli innamorati, i vecchi e i cantori, ma Cleandro ha necessità di raccontare (ciò è un espediente dell’autore per raccontare l’antefatto agli spettatori). Così Cleandro racconta come Clizia sia giunta a casa sua e fa un lungo discorso in cui Palamede interviene con qualche battuta, inoltre è presente un inserto storiografico, ovvero la discesa in Italia di Carlo VIII nel 1494, avvenimento che segnò l’inizio della dominazione straniera in Italia e l’inizio delle guerre tra Spagna e Francia. Questo avvenimento ebbe ripercussioni anche sulla letteratura, ad esempio Boiardo alla fine dell’Orlando Innamorato dice di sentire arrivare i soldati nemici mentre Guicciardini disse che questo evento segnò l’inizio delle calamità per l’Italia. Viene ricordato anche nella Mandragola dove Callimaco dice che sarebbe dovuto restare a Parigi solo 10 anni ma ne rimase altri 10 a causa delle guerre in Italia e nel Decennale (probabilmente perché in questi anni Machiavelli aveva scritto le Istorie Fiorentine e ne venne influenzato). Cleandro spiega che i soldati francesi costrinsero gli abitanti a ospitarli in casa e la stessa sorte toccò ai suoi genitori che dovettero ospitare il generale Bernardo da Guascogna. Nonostante tutto riuscirono a instaurare un bel rapporto con l’uomo, evento eccezionale tanto che anche Palamede lo dice. E Clizia allora era solo una bambina, aveva 5 anni, molto delicata e bella tanto che sembrasse avere nobili origini e faceva parte delle prede di guerra della conquista di Napoli da parte di Carlo VIII (Cleandro cita anche la nascita della Lega Santa nel 1495 e la guerra tra i soldati della lega e di Carlo VIII) che Beltramo mandò a Nicomaco con un servo senza dirgli se fosse nobile o no ma solo dicendo il nome della bambina e che un giorno sarebbe andato a riprendersela. Questo riferimento alla discesa in Italia di Carlo VIII è importante perché ci informa che la vicenda si svolge nel 1506, ora Cleandro ha 22 anni mentre Clizia ne ha 17. Cleandro si innamorò della ragazza. Quindi il suo non è un innamoramento per fama come quello di Callimaco che mentre si trova a Parigi sente lodare la bellezza di Lucrezia così parte per soddisfare il suo desiderio. Stessa cosa accade nella settima novella della settima giornata del Decameron dove Ludovico si innamora per fama di Beatrice. Dalle parole di Palamede sappiamo che la scena si svolge di mattina presto e termina la mattina del giorno dopo, quindi potrebbe sembrare che Machiavelli non rispetti l’unità di tempo, ovvero la prima delle unità aristoteliche che i commediografi dovevano rispettare quando scrivevano delle commedie. L’unità di tempo prevede che la commedia si svolga in una sola giornata, segue poi l’unità di luogo che prevede che la commedia si svolga in un luogo e poi c’è l’unità di azione, che prevede che ci sia un solo intreccio (con il tempo le commedie del 500 allargano l’intreccio). Tuttavia Machiavelli non contravviene all’unità di tempo perché la notte viene considerata un unicum, nessuno dei personaggi va a dormire perciò l’azione non si è interrotta. Stessa cosa accade nella Mandragola dove nel quarto atto Fra Timoteo si rivolge al pubblico dicendo di non criticare l’autore perché l’unità di tempo è stata rispettata dato che nessuno dei personaggi è andato a dormire (in particolare allude alla notte di passione tra Callimaco e Lucrezia). Cleandro continua il suo racconto dicendo che anche il padre si è innamorato di Clizia da un anno (descrive il padre come un uomo autoritario, il tipico vecchio avaro delle commedie) e né lui né la madre Sofronia lascerebbero che si sposi con Clizia perché la ragazza non è nobile. Inoltre, rivela il piano del padre: far sposare Clizia con il suo servo di fiducia Pirro (Cleandro non lo ha mai sopportato e ora ancor di più perché attraverso lui Clizia cadrà nelle mani del padre) perché non gli sembra una cosa giusta possedere una vergine ma possedere una donna sposata sì. Lui e la madre invece vorrebbero che Cl...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lisag1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Interpretazione dei testi della letteratura italiana II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Figorilli Maria Cristina.
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