Transessualismo
La transessualità è la condizione di una persona la cui identità sessuale fisica non
è corrispondente alla condizione psicologica dell'identità di genere maschile o
femminile e che, sovente, persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio
corpo, attraverso interventi medico-chirurgico.
il “Disturbo dell’Identità di Genere” ha 2 componenti, che devono
Nel DSM-IV
essere entrambe presenti ai fini della diagnosi:
Un’intensa e persistente identificazione
1) col sesso opposto (Criterio A);
2) Un persistente malessere riguardo alla propria assegnazione sessuale, o un
senso di estraneità riguardo al ruolo di genere del proprio sesso (Criterio B).
3) La diagnosi non va fatta se il soggetto ha una concomitante condizione fisica
intersessuale.
Inoltre, per fare diagnosi deve esservi prova di un disagio clinico significativo, o una
compromissione dell’area sociale o lavorativa del soggetto.
e genere è stata fatta da Stoller, che limita il “sesso” ad una
La differenza tra sesso “genere” è un termine che ha delle connotazioni
condizione più biologica, mentre il
psicologiche e culturali. La differenza tra sesso e
genere è stata fatta da Stoller, che limita il “sesso” ad una condizione più biologica,
mentre il “genere” è un termine che ha delle connotazioni psicologiche e culturali.
l’identità di genere
Abbiamo poi e il ruolo di genere: la prima è la percezione e la
conoscenza che si appartiene a questo o a quel sesso, mentre il secondo è il
comportamento manifesto che si adotta in ambito sociale. Da quanto detto emerge
che, nell’interpretazione psichiatrica della problematica transessuale, si dà per
scontato il fatto che non vi siano differenze tra ciò che il soggetto dichiara di sentire e
ciò che egli è. Allo stesso modo, tra ciò che il paziente dice circa la propria
sofferenza e la sofferenza effettiva non vi sarebbe alcuna differenza significativa. Ma
chi può garantire che la domanda del soggetto coincida col suo desiderio effettivo, e
che la sua sofferenza coincida con quella effettivamente patita?
Spesso i soggetti, durante i colloqui, alla domanda di localizzare temporalmente il
momento in cui è iniziato il loro disagio, rispondono con un “Da sempre” che chiude
la causa ad un “errore di
la condizione transessuale su se stessa, ed attribuiscono
natura”. Pertanto, alla base di questi soggetti vi è un’ “autodiagnosi in cerca di
conferma”. L’errore in cui spesso cadono gli psicologi clinici sta proprio
nell’accettazione acritica di questa autodiagnosi, confermandola a priori.
Da ciò deriva quella condizione che Oppenheimer definisce “double bind”, ovvero
“doppio legame”: infatti, il transessuale imprigiona l’altro (terapeuta) in questo
“doppio legame”, in cui il mancato riconoscimento metterebbe fine alla relazione,
mentre la neutralità viene interpretata come assenso; tale intrappolamento riflette ciò
che il soggetto ha vissuto in passato, essendo questa influenza sull’altro l’inverso di
un sottostante sconforto profondo. Da quanto detto emerge come lo psicologo clinico
abbia una forte responsabilità etica, per cui non basta accettare acrit
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