LO STUDIO DELL’ISTOLOGIA
L’istologia è vita. Perché? L’istologia infatti si occupa dello studio dei tessuti che
sono composti da cellule. Per questo possiamo affermare che citologia e istologia
sono strettamente correlate. L’istologia si occupa dello:
-Studio delle cellule: la più piccola porzione di materia vivente dotata di vita
autonoma. Nel nostro organismo le cellule si trovano in tessuti e in fluidi biologici,
come il sangue.
-Studio dei tessuti: porzioni di materia vivente formati da cellule e alcuni anche da
matrice extra cellulare. Più tessuti danno origine a organi, più organi ad apparati, più
apparati a un organismo.
LIVELLI DI ORGANIZZAZIONE DELLA MATERIA VIVENTE
tre proprietà:
La materia vivente si caratterizza per fondamentali
- L’organizzazione secondo un piano strutturale: la materia vivente si presenta
sotto forma di organismi (unicellulari o non) dotati di caratteristiche specifiche. Gli
organismi viventi e le singole cellule sono delle strutture assai complesse, dove ogni
parte dell’organismo e della cellula stessa è legata secondo uno schema ben preciso.
La capacità della materia vivente di mantenere determinate caratteristiche costanti è
omeostasi.
chiamata
-la capacità di adattamento all’ambiente: l’adattabilità è la capacità di interagire
con l’ambiente, modificando sia questo che la materia vivente, in modo da garantire lo
svolgimento dei processi vitali.
- la capacità di riprodursi: indica la possibilità di dare origine a nuova materia
vivente con caratteristiche simili a quella che l’ha prodotta.
STRUMENTI DI STUDIO
Le cellule sono troppo piccole per essere viste a occhio nudo (cellula più grande:
ovocita). Occorre quindi impiegare microscopi che aumentano il potere di
risoluzione , ovvero viene aumentata la minima distanza tra due punti affinché
quest’ultimi possano essere percepiti come separati tra di loro. Per esempio l’occhio
umano riesce a percepire una distanza minima tra due oggetti pari a 100 micron.
Invece il microscopio ottico riesce a percepire una distanza minima di 0,2 micron che
rappresenterebbero la millesima parte del mm. Infine abbiamo anche il microscopio
elettronico che ha una risoluzione di 1 nm.
MICROSCOPIO OTTICO
Il microscopio ottico è formato da vari pezzi quali:
-l’ illuminatore: ovvero da (una sorgente di luce). Ormai è incorporato in tutti i
microscopi moderni, anche nei più semplici, e la lampada a bassa tensione è
regolabile tramite un reostato.
- il diaframma dell’illuminatore: modula l’intensità della luce, regolando l’ampiezza
del fascio di luce che arriva al condensatore, in modo tale da controllare la qualità
dell’immagine
- Il condensatore: ha la funzione di condensare la luce proveniente dall’illuminatore
sul piano del campione. Il condensatore è provvisto di un diaframma ad iride per poter
regolare la ampiezza di luce che entra nell’obiettivo
- porta preparati o stativo
- l’ obbiettivo: è un sistema di lenti che danno la prima immagine ingrandita del
campione. Sono avvitati su una torretta che ne può contenere fino a 6. Un obiettivo è
un sistema di lenti che proietta l’immagine ingrandita ed invertita del
campione nel piano focale inferiore dell’oculare, in modo tale che questo
possa ingrandirla ulteriormente.
La distanza di lavoro di un obiettivo, cioè la distanza della lente frontale dal campione
è piuttosto ridotta (da 30 micron a 0,1 mm). Inoltre potere di ingrandimento e distanza
di lavoro sono inversamente proporzionali, quindi maggiore è l’ingrandimento minore
sarà la distanza di lavoro dell’obbiettivo.
Le scritte riportate sulla montatura degli obbiettivi ne indicano le caratteristiche. Per
esempio possiamo trovare l’APERTURA OTTICA: cioè indica il potere di risoluzione e
quindi anche la sua qualità ottica.
(Il fascio luminoso che parte dal campione diretto all’obbiettivo è un cono di luce che
ha un’ampiezza pari a 2 alfa. Tale ampiezza dipende dall’indice di rifrazione tra
campione e obiettivo.)
ESPRESSIONE DEL CONCETTO DI RISOLUZIONE:
∝
A × N=n× sen
Questa espressione indica la massima ampiezza del cono di luce che entra
nell’obbiettivo. Si può notare come l’A x N sia direttamente proporzionale all’indice di
rifrazione n del mezzo posto tra campione e lente dell’obiettivo.
FORMULA DI ABBE
In conclusione, l’AN è un valore che descrive la qualità della lente. Oltre a questo, l’AN
ci indica anche qual è l’ingrandimento massimo al quale l’obiettivo può essere usato.
Infine possiamo affermare che l’AN determina il potere di risoluzione secondo la
formula di ABBE:
R= 0,5 (lunghezza d’onda: AN)
Dove R è la risoluzione ovvero la distanza minima che il sistema ottico riesce a
percepire tra due oggetti. E AN indica l’apertura numerica dell’obbiettivo.
GLI OCULARI: L’oculare non solo ingrandisce l’immagine formata dall’obbiettivo, ma
è in grado di correggere anche alcuni errori (aberrazioni). L’oculare porta inciso un
numero sulla montatura che va ad indicare il suo potere di ingrandimento. Questo vale
moltiplicato al valore dell’ingrandimento dell’obbiettivo dà l’ingrandimento totale.
Come si formano le immagini dell’oggetto attraverso le lenti del microscopio
ottico?
L’oggetto è posto oltre il fuoco della lente dell’obiettivo. Questa forma un’immagine
reale ingrandita e capovolta che è situata tra la lente dell’oculare ed il suo fuoco.
Dall’immagine capovolta si forma un’altra immagine ingrandita e diritta. Come
risultato finale avremmo un’immagine capovolta, virtuale e ingrandita.
risoluzione definizione
Quando aumento l’ingrandimento, aumento anche la e anche la
dei particolari.
DIFFERENZA TRA INGRANDIMENTO E POTERE DI RISOLUZIONE
risoluzione
La determina il livello di dettaglio contenuto nell’immagine. L’
ingrandimento non determina un aumento di risoluzione delle immagini.
ALTRI TIPI DI MICROSCOPI:
Microscopio invertito:
Chiamato così perché sono stati invertiti i vari pezzi: in alto troviamo la sorgente di
luce ed il condensatore. Invece al di sotto del tavolino portaoggetti troviamo gli
obbiettivi e la torretta. Viene utilizzato principalmente per osservare cellule viventi o
organismi al fondo di un grande contenitore. È il microscopio più utilizzato nelle
tecniche di micromanipolazione.
IL CONTRASTO DI FASE
Alcuni microscopi tra cui quello invertito sono dotati del contrasto di fase. Il contrasto
di fase è un diaframma scuro posto nel condensatore che lascia passare la luce solo
attraverso una corona circolare in modo tale che arriverà un fascio di luce conico
vuoto la centro. Quindi il percorso del fascio di luce viene deviato e per questo motivo
l’immagine sarà bianco e nera.
Microscopio polarizzatore:
Sono presenti 2 prismi: uno detto polarizzatore (posto sotto il condensatore) e
l’altro analizzatore (posto tra l’obbiettivo e l’oculare). Se i reticoli cristallini dei 2 prismi
vengono incrociati, si otterrà un’immagine buia. A questo punto viene fuori il concetto
di isotropia e misotropia. L’isotropia rappresenta una zona scura. Invece la
misotropia rappresenta una zona chiara. Sono isotrope le sostanze composte da
molecole disordinate. Mente anisotrope quelle sostanze che presentano una struttura
ordinata.
Microscopio a fluorescenza
Il campione da analizzare contiene una sostanza che si chiama fluoroforo, la quale può
essere già presente nel campione oppure può essere immessa dall’esterno. Tale
sostanza viene colpita da un fascio di luce ultravioletta o laser, e di conseguenza
emette luce per fluorescenza. La luce ultravioletta viene fermata prima di arrivare
all’oculare, da un apposito filtro di sbarramento, così che all’occhio arrivano solo i
raggi luminosi emessi per fluorescenza.
Microscopio confocale
Si differenzia da quello a fluorescenza
-per la presenza di una sorgente luminosa laser che aiuta a migliorare la qualità delle
immagini.
-per la presenza di un sistema ottico ed elettronico che permette di scandire l’intera
superficie, aumentando così la risoluzione. Per fare questo si utilizzano due pinhole
ovvero due piccoli fori focalizzati sullo stesso piano cioè confocali tra loro.
Metodi alternativi alla microscopia focale:
- Tecnica di convoluzione: trattamento dell’immagine di fluorescenza attraverso
metodi matematici di convoluzione
- tecnica del multiphoton: simile a quello a fluorescenza solo che il laser eccita il
fluorocromo solo nel punto di fuoco.
Microscopio a 2 fotoni
Utilizza un laser per eccitare molecole fluorescenti in un campione e opportuni
rilevatori per misurare la luce emessa. I laser utilizzati in questo tipo di microscopio
sfruttano l’assorbimento simultaneo di due fotoni nell’infrarosso.
Microscopio elettronico a trasmissione: Intorno agli anni 50 la scienza avvertì la
necessità di migliorare la risoluzione. Perché ciò permetteva lo studio di malattie
diverse, ancora non identificate. Aumentando la risoluzione si è arrivati a vedere il
particolare di una singola cellula. Ciò comporta una nuova comprensione di un
meccanismo antico. Ha un’organizzazione diversa: i protagonisti della sorgente
luminosa sono gli elettroni. Gli elettroni a questo punto vengono inviati a una grande
velocità in un tubo sottovuoto alle cui estremità ci sono un anodo e un catodo.
Elettronico a scansione
Ricorda quello confocale perché scandisce l’intera superficie della cellula invece di
entrare nella struttura interna.
Differenze tra microscopi:
Risoluzione:
Microscopio ottico: 0,1 micron
o Microscopio elettronico a scansione: 1 nm
o Microscopio elettronico a trasmissione :0,2 nanometri
o
Microscopia a forza atomica
Riproducono la topografia superficiale del campione sotto esame con una risoluzione
sub-nanometrica.
Microscopia ad alta risoluzione
Con questo tipo di microscopia è possibile vedere microrganismi con dimensioni
microscopiche. Infatti questo microscopio ha una risoluzione di 100 nm.
STUDIO DELLA MATERIA VIVENTE
Le tappe principali dell’allestimento di un preparato microscopico sono la fissazione, la
sezione e la colorazione.
La fissazione consiste in un trattamento che va a stabilizzare la sostanza vivente in
condizioni più simili possibile a quello dello stato vivente, in modo da bloccare le
alterazioni post-mortali. Il fissativo più utilizzato è la Formalina, ovvero formaldeide in
soluzione acquosa del 40%.
La sezione permette di rendere il preparato attraversabile dalla luce.
La colorazione consiste nella preparazione del preparato con sostanze colorate o
opache per il micro elettronico.
I coloranti: acidi e basici.
Si dividono in Gli acidi sono quei coloranti in cui la parte
che si attacca al tessuto conferendogli colore è un anione (carica elettrica negativa).
Invece basici sono quei coloranti in cui la parte responsabile della colorazione è un
catione (carica positiva).
Si parla di basofilia per indicare l’affinità di un tessuto per i coloranti basici. Si parla di
acidofilia per indicare l’affinità di un tessuto verso un colorante acido. Per definizione
si definisce il nucleo di una cellula basofilo, invece il citoplasma viene definito
acidofilo.
L’azione dei coloranti dipende:
-dall’affinità chimica tra i vari costituenti del tessuto e dei coloranti
- dalla concentrazione di tali costituenti
- dalla loro permeabilità
I coloranti più usati sono:
Ematossilina:
- è una sostanza estratta dal legno di per sé incolore. Colora quando si è
ossidata ad emateina con l’aggiunta di un morzante. Viene anche chiamata lacca
metallica o ferrica a seconda del mordenzante usato.
-Eosina: è un colorante basico.
Altre tecniche di colorazione utilizzate:
Impregnazione argentica
- : il preparato viene trattato con dei sali metallici, che
precipitano in alcune aree e non in altre. Le tecniche che si basano su questo principio
precipitazioni.
si chiamano Se il substrato organico è affine ai sali di argento questi si
legano con il substrato. Se inseguito a tale legame, il preparato viene trattato con una
sostanza riducente, dal sale si libera argento metallico. Camillo Golgi ideò un metodo
che consente l’identificazione del neurone.
Cajal
- : Frammenti di un tessuto dopo fissazione vengono trattati con una soluzione di
nitrato di argento e poi trattati con un agente riducente. Questo metodo rende visibile
anche parti molto piccole.
Reazione per lipidi
I lipidi possono essere sezionati attraverso tecniche come il criostato o con il
microtomo. In tali sezioni i lipidi vengono evidenziati mediante coloranti liposolubili
come il rosso Congo o il Sudan III.
Reazione per i polisaccaridi
Gli zuccheri possono essere identificati attraverso la reazione di PAS: i gruppi ossidrili
sono ossidati dall’acido periodico con la formazione di gruppi aldeidici. Il reattivo di
Schiff che è incolore reagisce con questi ultimi cambiando il suo colore in rosso-
magenta.
ISTOCHIMICA: METACROMASIA
È il fenomeno per cui alcuni tessuti assumono una colorazione diversa da quella dei
coloranti. Per esempio il blu di toluidina da blu passa ad essere violetto. Ciò è in
relazione alla disposizione e al numero di radicali anionici che sporgono sul contorno
delle molecole degli stessi (in virtù del fatto che la carica anionica presente nel tessuto
è estremamente elevata).
DNA
Franklin aveva partecipato attivamente agli studi di Watson e Crick. Anche se il suo
contributo non venne mai riconosciuto. Nel 1953 si ha il modello ad elica del DNA.
Reazione FOILLEN: Il DNA è in grado di legare il reattivo Schiff formando un composto
colorato dopo una leggera idrolisi ottenuta con HCL. Questa idrolisi separa le basi
azotate dallo zucchero il cui gruppo aldeidico può reagire con il reattivo di Schiff.
ISTOCHIMICA DEGLI ACIDI NUCLEICI
Alcune sostanze fluorescenti colorano il DNA legandosi alle coppie di basi A, T; G, C.
Tra i fluorocromi A, T specifici più utilizzati sono la quinacrina e il DAPI. Invece la
Cromomicina per la G e C.
CITOCHIMICA: È l’insieme di tecniche che sfruttano il legame specifico tra ligando e
un sito di legame per dimostrare quest’ultimo.
LIGANDO= molecola estranea ad un compartimento della materia vivente, è capace
di lagarsi ad una molecola di tale comportamento.
SITO DI LEGAME=molecola di un compartimento della materia vivente capace di
legarsi specificamente a un ligando
Sito di legame e ligando sono legati da una serie di legami deboli, efficaci poiché sono
numerosi e avvengono tra due superfici congruenti.
CITOCHIMICA DI AFFINIT À
Tale metodica fa utilizzo di specifiche lectine coniugate con un opportuno marcatore
consentendo così la localizzazione delle glicoproteine.
IMMUNOISTOCHIMICA: È quella branca dell’istochimica che si avvale delle reazioni
tra antigene e un anticorpo. L’anticorpo è una sostanza secreta da vari tipi cellulari
in grado di legarsi con una sostanza estranea chiamata antigene. Questo legame può
essere visibile attraverso le tecniche della citochimica. Ogni antigene possiede più siti
specifici chiamati epitopi.
Un anticorpo invece è dotato di un sito modificabile ovvero una porzione capace di
legarsi all’antigene. E da una porzione costante. La reazione di un antigene e di un
anticorpo avviene grazie a legami deboli ma efficaci perché sono numerosi.
IMMUNOFLUORESCENZA: Mediante l’uso di anticorpi marcati con sostanze fluo è
possibile mettere in evidenza gli antigeni. Esistono 2 metodi:
- metodo diretto che usa soltanto l’anticorpo primario marcato con una sostanza
fluorescente
- metodo indiretto lega all’anticorpo primario una o più molecole di anticorpo
secondario marcato da una sostanza fluo.
ANALISI DI IMMAGINE: Consente di calcolare partendo da un’immagine simile a
quella del nostro sistema visivo, parametri come forma, taglia, numero e densità
ottica. Consiste nella manipolazione ed analisi di info scientifiche rappresentate come
immagini.
L’IBRIDAZIONE IN SITU: Consente la localizzazione di sequenze di DNA o RNA nei
tessuti o nelle cellule. L’ibridazione in situ si basa sul principio di complementarietà
tra le basi azotate che sono in grado di appaiarsi tra loro in condizioni particolari. La
marcatura di una delle due sequenze permette la localizzazione della sequenza
bersaglio a cui essa si appaia. LA CELLULA
La sostanza vivente costitutiva delle cellule prende il nome di protoplasma.
La cellula è circoscritta in superficie dalla MEMBRANA PLASMATICA la quale regola
gli scambi con l’ambiente esterno separa la cellula dall’ambiente esterno. Inoltre, la
cellula risulta essere formata anche da un citoplasma e da un nucleo.
Il CITOPLASMA si presenta costituito da una fase otticamente omogenea, lo
ialoplasma e da alcune strutture visibili al microscopio chiamate differenziazioni
citoplasmatiche a loro volta suddivise in organuli e inclusi. Il citoplasma contiene
anche il citoscheletro, ovvero un sistema di strutture filamentose che regola la forma e
permette la mobilità della cellula.
Gli ORGANULI (apparato del Golgi, lisosomi, mitocondri, reticolo endoplasmatico,
ribosomi) sono componenti presenti in ogni cellula e svolgono specifiche funzioni
essenziali per tutte le cellule. Gli inclusi invece sono accumuli di prodotti cellulari
metabolicamente inerti e caratteristici solo
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