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Diartrosi

Articolazioni sinoviali. Accomunate da:

1. cartilagine articolare

2. capsula articolare

3. cavità articolare

4. legamenti

Le articolazioni mobili si differenziano per forma delle superfici articolari e per movimenti consentiti:

• Enartrosi (o a sfera) caratterizzate da una sfera piena (testa) che viene ospitata in una cavità articolare a forma

sfera cava. I movimenti si effettuano lungo tutti e 3 gli assi

•Condiloartrosi (o elissoidale) caratterizzata da due superfici elissoidali che si incastrano, una concava (cavità

glenoidea) e l'altra convessa (condilo). Presenta i raggi di curvatura diversi e si effettuano movimenti su due piani

• Trocleoartrosi o (ginglimo angolare) caratterizzato da due superfici cilindriche, una concava e l'altra convessa,

perpendicolari ai capi ossei. Si effettuano movimenti uniplanari

• Trocoidi o ginglimo laterale caratterizzato da superfici cilindriche, una concava (troclea) e l'altra convessa,

parallele ai capi ossei. Si effettuano movimento uniplanari

•Artrodie caratterizzato da due superfici piane che effettuano solo uno scivolamento reciproco. Non fa movimenti

angolari ed è un'articolazione intrinsecamente instabile

• A sella caratterizzata da due superfici rispettivamente concave e convesse. La parte concava ha la forma di una

sella e non può effettuare rotazioni sul proprio asse

ARTICOLAZIONE DELLA SPALLA: è un'enartrosi con 3 gradi di libertà ed ha quindi la possibilità di

muoversi lungo tutti e 3 i piani ed attorno a tutti e 3 gli assi. È l'articolazione più mobile ma è poco stabile; la

stabilità è data dai muscoli, dalla conformazione osea e dai legamenti. La posizione più stabile della spalla è in

flessione a 90°, perchè ha raggidi curvatura differenti non essendo la testa dell'omero una sfera perfetta.

Composta da 5 articolazioni (3 vere, cioè hannouna struttura anatomica e 2 false=segmenti ossei non propriamente

legati)

VERE

-scapolo omerale (+ impo della sotto deltoidea) ENARTROSI

-acromio-clavicolare ARTRODIA

-sterno-clavicolare A SELLA

FALSE (foglietti di scivolamento o borse sinoviali interposte)

-scapolo-toracica FOGLIETTI DI SCIVOLAMENTO

-sotto-deltoidea BORSE SINOVIALI

(con i foglietti di scivolamento e le borse sinoviali, queste articolazioni, non sono funzionali dal punto di vista

anatomico perchè non uniscono direttamente i capi ossei, ma sono importanti nei movimenti).

I muscoli che stabilizzano la spalla

A causa della sua mobilità, la stabilizzazione non può essere assunta solo dai legamenti: ci sono stabilizzatori

trasversali (compattano la testa dell’omero alla cavità glenoidea, abbracciandola) e longitudinali che impediscono

la lussazione (sostengono l’arco superiore affinché non ceda per il peso dell’arto o per il peso di un carico). Quelli

trasversali sono quello più stressati e coinvolti.

I trasversali di dividono in anteriore e posteriore (entrambi bloccano la testa dell'omero):

• Anteriore: sovraspinoso, sottoscapolare, capo lungo del bicipite che è anche stabilizzatore longitudinale

• Posteriore: sovraspinoso, sottospinoso e il piccolo rotondo che sono anche extra-rotatori

anche i longitudinali si dividono in anteriore e posteriore:

• Anteriormente le fasce anteriori del deltoide, fascio clavicolare del pettorale e capo lungo del bicipite

• Longitudinale: posteriormente fibre posteriori e mediali del deltoide, capo lungo e capo breve del tricipite

brachiale;

Vi è una predominanza degli stabilizzatori longitudinali (prevalgono su forza e potenza rispetto i trasversali) perché

sempre in attivazione dovendo sostenere anche semplicemente il peso dell’arto. Quando vengono messi in gioco

soprattutto quelli longitudinali indeboliscono i trasversali (ad esempio nella pallavolo e nel tennis). La

predominanza dei muscoli longitudinali a lungo andare può consumare i muscoli trasversali.

Muscoli che muovono il cingolo scapolare:

TRAPEZIO: i fasci superiori agiscono sostenendo la parte laterale della spina e permettendo di sollevare

(elevazione acromion) il moncone della spalla (movimento menefreghismo). Infatti effettua una rotazione esterna

della clavicola, mentre si alza; agiscono anche a livello del collo inclinandolo. I fasci mediali portano indietro le

scapole avvicinandole ai processi spinosi; quelli inferiori abbassano le scapole e impediscono che cedano sotto il

peso dell’avambraccio (se i fasci si contraggono insieme compattano le scapole sulla parte toracica). La scapola

ruota esternamente in alto o in basso di circa 20°

trapezio e grande dentato agiscono in modo simultaneo anche se in modo opposto (uno tira su e l'altro tira giu) →

coppia di forze. Hanno direzione diversa ma giocano un ruolo importante nella mobilizzazione della scapola.

GRAN DENTATO: è il muscolo dell’abbraccio.

-La pozione superiore ruota lateralmente la scapola portandola in avanti. Abduce la spalla di 10/12 cm

-La porzione inferiore ruota esternamente l’angolo inferiore della scapola verso l’alto (movimento di

basculamento). Va in sinergia con i fasci superiore oltre i 90° di abduzione e flessione

PICCOLO E GRANDE ROMBOIDE: adducono le scapole avvicinandole alla colonna, attirano il margine

vertebrale della scapola alla linea mediana, in direzione obliqua verso l’alto. Se deboli → scapole alate

ELEVATORE DELLA SCAPOLA (angolare): contraendosi mantiene la scapola in posizione e la eleva in direzione

obliqua dal basso verso l’alto verso l’interno. Una sua paralisi comporta la caduta della spalla. Agisce anche a

livello della cavità glenoidea, perché sollevano la scapola, va a ruotare la cavità glenoidea

PICCOLO PETTORALE: facendo punto fisso sulle coste va ad abbassare la spalle; mentre facendo punto fisso

Sulla spalla solleva le coste (è quindi inspiratorio nell’inspirazione forzata)

SOTTOSCAPOLARE: anteriormente alla scapola, tra la scapola e il torace. Adduce il moncone della scapola

soprattuto nella flessione associata alla adduzione, permette inoltre una intrarotazione del moncone della spalla.

L’azione del piccolo pettorale e sottoscapolare è detta sinergica muscolare (coppia di forza) perché agiscono in

punti diversi ma effettuano la stessa azione, permettono una rotazione interna e adduzione della spalla. I muscoli

del cingolo scapolare agiscono diversamente sui lati destro e sinistro: sul sinistro il trapezio e il romboide…

SOVRASPINOSO: adduce e ruota esternamente (lateralmente) la spalla. Il problema è che passa dentro un anello

rigido che è formato dalla parte acromiale e coracoidea della scapola. Quando questo si infiamma o aumenta di

trofismo, spinge sul legamento coraco-acromiale essendo costretto in questo foro il muscolo rischia un

danneggiamento o una rottura. Infatti il muscolo è costretto in questa doccia e faticherebbe a scorrere: è uno dei

muscoli maggiormente danneggiato. Se viene molto sviluppato va incontro a sofferenze perchè crea problemi di

scorrimento; lo spazio è piccolo: se è sottile passa bene, se no può creare lesioni.

Movimenti che può fare la spalla:

-FLESSIONE: avviene sul piano sagittale attorno all'asse trasverso. Arriva fino a 180°(braccio su)

i muscoli della flessione si dividono in 3 tempi:

1. da 0 a 50-60° muscoli interessati: fascio anteriore del deltoide, coracobrachiale, fascio clavicolare del

pettorale. Le articolazioni che entrano in gioco sono la gleno-omerale (soprattuto), la sterno-clavicolare e la

acromio-clavicolare. (no flessione della spalla se hai i romboidi contratti.)

2. da 60 a 120° muscoli interessati: trapezio superiore ed inferiore e gran dentato che effettuano il

basculamento della scapola. Le articolazioni che entrano in gioco sono la sterno-clavicolare e la acromio-

clavicolare. (la flessione è limitata se hai una contrattura del grande dorsale e dei fasci inferiori del grande

pettorale).

3. Da 120 a 180° muscoli interessati: muscoli spinali che inarcano la zona lombare e contemporaneamente

appiattiscono la zona dorsale. Importante è il movimento del rachide → colonna leggermente in

inclinazione.

-ESTENSIONE: avviene sul piano sagittale attorno all'asse trasverso. Arriva dino a 50° max.

Muscoli interessati: piccolo e grande rotondo, grande dorsale, capo lungo del tricipite, deltoide. Qui la scapola deve

essere abdotta e fissata al torace (quindi entrano in gioco anche i fasci intermedi del trapezio). La contrazione dei 3

fasci del trapezio si fissano alla scapola.

[flessione + estensione = 230° totali (180+50)]

-ABDUZIONE: avviene sul piano frontale attorno all'asse sagittale. L'ampiezza va da 0 a 180° max. anche qui

abbiamo 3 tempi:

1. da 0 a 60° l'articolazione coinvolta è la scapolo-omerale ed i muscoli coinvolti sono il sovraspinoso ed il

deltoide: il sovraspinoso ha il compito di fissare la testa dell'omero nella cavità glenoidea per prevenire la

lussazione del deltoide. Agiscono sinergicamente → coppia funzionale.

2. Da 60 a 120° entra in gioco l'articolazione sotto-deltoidea, senza lei il movimento non andrebbe oltre i 90°.

I muscoli che agiscono sono gran dentato e fasci superiori del trapezio → seconda coppia funzionale: il

lavoro del gran dentato sposta con un movimento di rotazione antioraria la scapola, facendo si che la glena

si sposti verso l'alto. Ciò permette al trochite omerale di muoversi nella cavità glenoidea fino a 120°

3. da 120 a 180° entrano in gioco tutte le articolazioni e negli ultimi gradi anche le articolazioni delle vertebre.

I muscoli coinvolti sono quelli vertebrali che operano negli ultimi 30°. Si inclina la colonna e se vi è

abduzione di entrambi gli arti vi è una cifosi dorsale che la schiena non riescea compensare con

l'inclinazione ma appiattisce la zona dorsale e compensa con una lordosi lombare.

(Il deltoide si divide in 7 porzioni: per la flessione le prime due, per l’abduzione la terza e la quarta, per

l’estensione le altre 3. Ma se abduci di circa 30° si va a cambiare l’asse di rotazione, quindi la seconda porzione

diventa associata all’abduzione (prima era flessione), e il quarto settore diventa estensore)

-ADDUZIONE: avviene nel piano frontale attorno all'asse sagittale. L'ampiezza va da 0 a 30°. l'adduzione assoluta

non esiste, è possibile solo se associata a flessione e estensione, ed infatti viene chiamata adduzione relativa.

L'adduzione associata alla flessione è maggiore di quella associata all'estensione.

I muscoli che sono coinvolti sono: grande pettorale, grande rotondo, grande dorsale e capo lungo del tricipite.

-ROTAZIONE: si divide in interna ed esterna. Avviene sul piano trasverso attorno all'asse longitudinale. Si misura

a gomito flesso a 90°: internamente arriva fino a 30°; esternamente 80°. questi movimenti coinvolgono

l'articolazione scapolo-toracica. Contando questa articolazione, i movimenti che la spalla è in grado di compiere

sono anche quelli di retroversione, antero-posizione, elevazione e depressione.

Muscoli rotatori:

INTERNI (avvicinano il moncone alla parte anteriore del dorso) → sono i più potenti: grande dorsale (adduce,

estende e ruota internamente), grande rotondo (agisce sotto la testa dell’omero, adduce il moncone della spalla,

sottoscapolare (adduce e ruota internamente), grande pettorale (adduce e ruota internamente)

ESTERNI (ruotano esternamente il moncone della spalla) → meno potenti ma aiutano: sottospinoso e piccolo

rotondo. Questi due sono innervati dal nervo sottoscapolare per sottospinoso e circonflesso per il piccolo rotondo).

Ma questi due nervi fuoriescono da una stessa radice nervosa C5, una paralisi o un stiramento del plesso brachiale

li paralizza simultaneamente quindi non si può più ruotare esternamente la spalla. (il plesso brachiale è dove

escono tutti i nervi e spesso viene stirato ad es nelle cadut motociclistiche a causa del casco).

-CIRCONDUZIONE → FLES+EST+ADD+ABD: permette di portare la mano nelle 3 dimensioni combinando i

movimenti sui 3 piani ed intorno ai 3 assi.

Paradosso di Codman: cambiamento di orientamento del palmo della mano involontaria/automatica nel momento

in cui abduciamo il braccio a 180° e lo riportiamo in giù sul piano sagittale.

Misura ippocratica Possibile valutare la funzione dell’articolazione senza l’aiuto di nessun strumento se si

considera il corpo umano come proprio sistema di riferimento. Senza l’uso del goniometro misuro i gradi

dell’estensione del braccio e quindi la mobilità della spalla: se mi tocco la bocca arrivo a 45°, mentre per

l’abduzione se mi tocco la testa lateralmente arrivo a 120°

ARTICOLAZIONE DELL'ANCA: è chiamata articolazione coxo-femorale ed è un'enartrosi. La testa del femore

è per 2/3 sferica, non completamente sferica, ed attorno alla testa femorale ruotano tutti i movimenti. L’anca riceve

l’80% del peso corporeo che ha un’azione di stabilizzatore e permette di contribuire a provocare la forza di

reazione al suolo (3 legge di Newton). → lavora in stabilità a discapito della mobilità.

Angolo di inclinazione:

-sul piano frontale: la conformazione del femore ha un angolo di inclinazione che permette di vedere se ho

un’articolazione vara, normale o valga. Questo angolo è formato dalla retta che divide a metà la testa femorale e la

retta passa lungo l’asse longitudinale della diafisi del femore. Nel bambino è valgo (145, perché oltre i 130 è già

valgo) infatti i bambini camminano a gambe larghe perché non avendo molto equilibrio devono aumentare la base

d’appoggio, nell’adulto si stabilizza e negli anziani diventa varo (120), infatti gli anziani camminano con i piedi

vicini. (Se la coxo-femorale è vaga, il ginocchio è varo)

[bambini= 145°; adulti= 126°; anziani= 120°]

-sul piano orizzontale: l'angolo di declinazione o antiversione valuta se il bacino si trova in antiversione o

retroversione. È dato dall'asse che taglia a metà la testa del femore trasversalmente e si intrinseca con la linea che

unisce posteriormente i condili femorali. Ampiezza dell'angolo circa 10-30°.

l'acetabolo avvolge quasi tutta la testa del femore, tranne la parte anteriore. Quando eravamo in quadrupedia la

testa era tutta coperta, mentre in posizione eretta con anca a 0° no. La testa viene avvolta completamente con una

flessione di 90° , una leggera abduzione e una leggera extra-rotazione.

L'anca lavora sempre in compressione sotto il peso corporeo. Gli elementi stabilizzanti dell'anca sono 4:

1)STRUTTURA TRABECOLARE (ossea):formato da strutture che si incrociano occupando tutte le parti della testa del

femore. La struttura trabecolare dell’anca è forte.

Collo e femore sono disposti a “trave a balzo”. In diagonale aumenta il braccio di resistenza e diminuisce il

braccio di potenza. Quindi con collo inclinato ottengo 2 grossi sistemi trabecolari che danno forza e potenza

all'articolazione: il principale e l’accessorio.

Il principale è formato da :

-fascio arciforme: parte dalla corticale interna della diafisi femorale e si estende a ventaglio in direzione della testa

del femore e va verso il cotide.

-fascio cefalico o ventaglio di sostegno: parte dalla corticale esterna e si dirige a ventaglio verso la parte superiore

del cotide.

Quello accessorio è formato da:

-fascio trocanterico: dalla corticale interna del piccolo trocantere, alla fascia esterna del grande trocantere

(abbracciando la diafisi femorale)

-fibre verticali e parallele nel grande trocantere: permettono di costruire una bella impalcatura → seguono le

direzioni del trocantere.

Questi sistemi irrobustiscono l’osso, ma la zona di minor resistenza è quella con meno fasci ed è qui che

avvengono la maggior parte delle fratture (zona sopra al piccola trocantere è il “tallone d’Achille”) → qui

diminuisce la densità ossea dei soggetti anziani → zona più colpita da osteoporosi.

2)CARICO: nella stazione eretta compatta la testa all'interno dell'acetabolo.

3)LEGAMENTI: assieme ai muscoli, mantengono in sede la testa, nella flessione soprattutto

I legamenti sono 4 extra-articolari (legamento ileo-femorale, pubo-femorale, ischio-femorale (è il più grosso e può

sopportare anche 350kg), zona orbitale e un solo intra-articolare (legamento rotondo)

Ileo-femorale: blocca e stabilizza il bacino assieme ai muscoli adduttori.

Anteriormente ileo-femorale e pubo-femorale: limitano estensione e extraruotano;

Posteriormente ischio-femorale e la zona orbitale: limitano la flessione e intraruotano;

4)PRESSIONE ATMOSFERICA: all’interno dell’acetabolo, viene chiamato “azione o effetto di sottovuoto”

Scopro attraverso un esperimento in cui hanno effettuato una perforazione del cotile, con conseguente fuoriuscita

della testa dell’acetabolo dalla cavità acetibolare. Infatti la pressione all’interno dell’articolazione è minore di

quella atmosferica e tiene incollata la testa.

Movimenti che può fare l'anca:

i movimenti dell'anca permettono di orientare il piede ma l'anca ha minore range di movimento rispetto alla spalla

perchè lavora in compressione.

-FLESSIONE: avviene sul piano sagittale attorno all'asse trasverso. Avvicina la superficie anteriore della coscia al

tronco. La flessione attiva è condizionata dalla posizione del ginocchio: a ginocchio esteso il range va da 0 a 90°, a

ginocchio flesso da 0 a 120/140°. In una flessione passiva si arriva a 145° quando con le mani mi prendo il

ginocchio (perchè il bacino in retroversione aiuta il movimento facendo sparire la lordosi a livello lombare.

É una leva di terzo genere, sempre svantaggiosa: il fulcro è l’articolazione coxo-femorale, la potenza sulla

tuberosità tibiale, il braccio di resistenza è la gamba. Quindi se diminuisco il braccio di resistenza il range

aumenta (se fl

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Scienze mediche MED/48 Scienze infermieristiche e tecniche neuro-psichiatriche e riabilitative

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martina-iraci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cinesiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bragonzoni Laura.
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