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Appunti di Scienze fisioterapiche applicate alla biomeccanica e alla cinesiologia - Prof. De Vita

Appunti di Scienze fisioterapiche applicate alla biomeccanica e alla cinesiologia del Prof. De Vita basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. dell’università degli Studi di Perugia - Unipg. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Scienze fisioterapiche applicate alla biomeccanica e alla cinesiologia docente Prof. A. De Vita

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ESTRATTO DOCUMENTO

Per testare l’ileopsoas, lo testo in corsa intermedia, è sconsigliato valutare tale

muscolo in eccentrica perché comporterebbe rischi troppo elevati. Un buon

compromesso per valutare efficacemente tale muscolo e utilizzando una valutazione

isometrica. Per farlo, il paziente va posizionato seduto e valutare la flessione

dell’anca, in quanto da questa posizione, l’ileopsoas rimane l’unico muscolo che

flette l’anca perché gli altri sono già accorciati.

Se vado in retroversione, aumento la flessione ostacolando così l’estensione.

Insufficienza attiva: un muscolo biarticolare fa almeno due cose, ad esempio il

bicipite femorale si divide in capo lungo che è bi articolare e capo breve che è

monoarticolare.

A ginocchio flesso, la coscia viene estesa principalmente con il grande gluteo perché

gli hamstring sono preaccorciati. A ginocchio esteso l’estensione della coscia avviene

per opera degli hamstring e del grande gluteo che però viene attivato in misura

minore.

Massimo reclutamento: è la maggiore attivazione delle unità motorie.

Il gluteo viene attivato meglio in modo sinergico e non analitico, ovvero da massimo

accosciamento fino in piedi, questo perché un muscolo così grande e potente come

il gluteo è nato principalmente per far si che l’uomo svolgesse questo tipo di

movimento.

Segno di trendelemburg: devo ricordare che il medio gluteo è un muscolo

importante in quanto va a stabilizzare l’emibacino, e quindi in caso di lesione del

medio gluteo avrò una caduta dell’emibacino contro laterale rispetto alla zona lesa.

Se ho questo problema bilateralmente, per evitare eccessiva dispersione sul piano

frontale, quando cammino, sposto io il mio baricentro in avanti ricercando

l’efficienza e raggiungendo quello che è il mio obiettivo quando cammino ovvero

quello di avanzare.

SFABC 21/03/2017

Ginocchio: la parte prossimale è la base della rotula la parte distale è l’apice.

Il quadricipite in realtà è un pentacipite in quanto al vasto mediale, vasto laterale,

vasto intermedio e retto del femore si aggiunge il tensore del fascio intermedio.

Il tendine rotuleo è anche il legamento rotuleo, è un legamento xk unisce la patella

alla tuberosità tibiale anteriore, è un tendine perché è la parte finale di un unità

funzionale il quadricipite.

Ad entrambi i lati del legamento patellare ci sonno due fossette le cavità glenoidee,

lateralmente alla cavità glenoidee abbiamo la rima articolare, a monte della rima

troviamo i condili femorali, la parte più sporgente del condilo mediale è l’epicondilo

mediale, la stessa cosa dal lato laterale.

La zampa d’oca la riscontriamo medialmente e in direzione mediole-laterale

riscontriamo il semitendinoso, il gracile e il sartorio.

Il tendine del semitendinoso è il più spesso l’altro vicino è il tendine del gracile.

Nell’emirima mediale quando ruoto internamente la rima viene fuori che è il

menisco mediale quando ruota esternamente torna dentro.

Se posizioniamo la mano lateralmente sul ginocchio a livello del 5° dito riscontriamo

il perone lateralmente dove si inserisce il peroneo lungo che si inserisce sul perone e

sulla tibia, passa poi dietro al malleolo laterale va medialmente a livello della prima

testa metatarsale fa abduzione pronazione e estende.

Poi a livello dell’anulare è il flessore comune della dita che fa flessione dorsale e ha

una componente di abduzione e pronazione.

Nel medio e indice abbiamo il tibiale anteriore che poi va medialmente alla prima

testa metatarsale flette dorsalmente, adduce e ruota medialmente.

L3 estensore di ginocchio ….. S1 flessione plantare.

Nel ginocchio a livello del menisco posso avere i topi articolari ovvero pezzi di

menisco rotto che mi determinano un sensazione strana.

La flessione di ginocchio è 135° circa in linea di massima 120° è ancora buono, il

limite è 90° perché più di 90 posso fare più o meno tutto se ho meno di 90 è un

problema.

Avere 5° in più o meno dipende dal grado di flessione che abbiamo perché su un

soggetto sano cambia poco ma tra avere 85° e 90° di flessione cambia parecchio.

Gli angoli articolari vengono valutati con mobilità passiva che non deve essere

forzata.

L’estensione viene considerata di zero gradi, comunque fisiologica e frequente è un

iperestensione.

La tibia a zero gradi ovvero in estensione non ruota perché è il punto di massima

stabilità del ginocchio, anche se in estensione la tibia la troviamo ruotata, mano a

mano che fletto ruota verso l’interno quando estendo tende a ruotare verso

l’esterno.

Per far ruotare la tibia devo dare dei gradi di flessione per farlo devo sbloccare la

tibia, questa azione è svolta da un muscolo monoarticolare, il popliteo.

Il massimo della rotazione della tibia la ho a 90° e poi decresce ancora.

La rotazione che ho a 5° è circa la metà che ho a 90°.

La rotazione che ho è circa 60-65° totali con più intra e un po’ meno extra.

La tibia ruota esternamente quando si va in estensione.

Il punto non è la misurazione della rotazione della tibia e valutare se il grado di

rotazione rispetta in maniera precisa dei valori standard, ma è la valutazione della

rotazione della tibia e il confronto con la tibia contro laterale.

La stabilità sul piano frontale è data dai legamenti collaterali che sono

completamenti tesi a ginocchio esteso e si detendono a ginocchio flesso i legamenti

crociati invece sono sempre tesi con gradi di tensione variabili durante la

flessio-estensione.

A 15-30° ho il massimo grado di instabilità del ginocchio. La stabilità in questo

range è garantita solo dal crociato anteriore.

Il crociato posteriore spesso si lesiona singolarmente senza interessare l’anteriore

quando ci troviamo a 90° infatti spesso avvengono quando si ha un incidente in

auto perché in quel caso la gamba è flessa a 90°.

Il 40% dei crociati dopo intervento chirurgico non raggiunge più i livelli di

performance come prima dell’operazione, in quanto il problema non è garantire

stabilità biomeccanica del ginocchio la quale spesso si riesce a garantire, ma

riottenere la propriocezione tipica del crociato fisiologicamente sano, difficile da

riottenere in quanto il crociato viene sostituito o con un il tendine del

semitendinoso con un materiale sintetico.

I collaterali determinano stabilità frontale e vengono sollecitati con stress in valgo e

in varo ma non in completa estensione perché li ho il massimo grado di coattazione

in quanto intervengono altre componenti nella stabilizzazione, ma nei gradi di

massima instabilità del ginocchio perché li c’è più apertura sull’emirima mediale,

con lo stress in varo( ovvero con una forza che dalla zona mediale spinge verso

quella laterale) vado a sollecitare e valutare il collaterale laterale.

I crociati determinano stabilità sul piano sagittale.

Il primo test è il Lachman la trazione non sarà perfettamente sagittale ma è più in

diagonale verso l’esterno, il range è di 2-3 mm di stabilità.

Il Lachman è sia anteriore che posteriore.

Il cassetto lo valuto in 90° in flessione mi siedo sul piede del paziente per

stabilizzarlo, posiziono i pollici nelle cavità glenoidee e valuto la lassità.

In fase acuta viene consigliato di effettuare il Lachman in quanto è quello più

affidabile di tutti e quello che mi permette con maggior probabilità di evitare i falsi

negativi.

Nell’Apley extra ruoto e vado a stressare il comparto mediale, ora se spingo e ho

dolore posso avere un problema al menisco mediale, se invece di spingere traziono

stresso sempre il comparto mediale ma non il menisco, in particolar modo le borse

e tutta la struttura capsulo legamentosa in particolar modo il collaterale mediale.

Se faccio un intrarotazione vado a stressare il comparto laterale.

((((Un test possibile per il crociato posteriore è il segni la tibia tende ad andare in su

e questo può dare falsi positivi nel test del cassetto.))))

(((Test di daial prono a 90° e a 30° vado in extra e serve a valutare la differenza tra i

due.)))

23/03/2017

GINOCCHIO: Valutazione muscolare:

flessore del ginocchio : lateralmente il bicipite, poi semitendinoso,

semimembranoso, gracile e popliteo.

L’esame consiste nell’andare a reperire i muscoli richiesti.

Brake test e make test

Il semimembranoso è più profondo è piatto e per palparlo devo farlo non al centro

ma più medialmente, in quanto si trova sotto al semitendinoso e al bicipite femorale

capo lungo.

Quando fletto la gamba il rigonfiamento che si viene a determinare è dato

dal’aumento dell’espansione di tutti e tre i muscoli.

Il popliteo è monoarticolare si trova lateralmente e si porta sull’altro condilo, è un

debole intrarotatore e flessore,ricordando che in estensione la tibia è extra ruotata,

il popliteo va a sbloccare l’articolazione permettendone un intrarotazione e

flessione iniziale andando così a iniziare il passo.

Per valutare i rotatori assumiamo didatticamente che la tibia lavora sul piano

sagittale, non devo sapere la posizione perché il problema dei rotatori è che fanno

tutte funzioni diverse.

Un muscolo rotatore ha condizione necessaria di inserirsi sulla tibia, gli estensori

non sono rotatori perché anche se si inseriscono sulla tibia sono nella linea mediana

e quindi esercitano una forza assiale, mentre gli estensori non si inseriscono nella

tibia.

I rotatori sono semitendinoso faccia posteriore, gracile è mediale perché

principalmente un adduttore, il sartorio si trova anteriormente.

Più mi accorcio più sono in corsia interna, più sono in corsia interna più il muscolo è

debole, per questo motivo se faccio resistenza sul piede di un paziente prono e

chiedo di flettere la gamba contro resistenza per vincere la resistenza va a flettere

l’anca per diminuire l’insufficienza attiva e quindi per andare ad eliminare

l’accorciamento dei flessori di anca che avevo all’inizio e non mi permettevano in

quel caso di sviluppare la forza necessaria per vincere la resistenza.

Insufficienza passiva: è quando il movimento è impedito dalla posizione assunta a

causa della lunghezza del muscolo che per natura non è quasi mai lungo o corto ma

è il sistema nervoso che non lo fa allungare di più, quindi se voglio valutare qualcosa

a monte devo trovare una posizione che mi elimina quell’allungamento.

Vasto mediale e laterale lavorano assieme si possono isolare singolarmente agendo

sull’angolazione dell’anca, ma essenzialmente lavorano assieme, il vasto mediale

bisogna ricordare che il vasto mediale è uno degli stabilizzatori della rotula.

Funzionalmente il vasto mediale è stato diviso in lungo e in obliquo, in ogni

trattamento clinico c’è rinforzo del vasto mediale obliquo, in realtà però non c’è

questa differenzazione visto che è innervato in toto e non selettivamente quindi in

pratica non è possibile reclutare e attivare selettivamente uno o l’altro.

Quindi questi protocolli clinici che parlano di rinforzo del vasto mediale obliquo o

del vasto mediale in toto ha poco senso visto che vasto mediale e vasto laterale si

attivano assieme.

Quando mi siedo e mi alzo dalla sedia lavora sia la componente anteriore che la

componente posteriore.

La componente anteriore della coscia è in massima allungazione quando l’anca è

estesa e a ginocchio flesso.

La componente posteriore da seduto all’anca è lunga al ginocchio è corta.

Paradosso di Lombard: quando sono in piedi l’anca è estesa e ginocchio è esteso.

Perché questo?

Perché quando mi alzo in piedi la lunghezza totale del muscolo non è variata quindi

lavoro muscolare non significa necessariamente accorciamento muscolare.

Ci sono però due estensioni perché la natura è quella.

Il momento di forza è tanto più efficace quanto più lontano applico una forza.

Il retto del femore prevale non perché più forte in generale ma perché in questo

caso ha possibilità di prevalere rispetto agli hamstring e quindi di sviluppare una

maggiore forza.

Due estensioni che si vengono a determinare sono il risultato dell’anatomia.

Studiare il paradosso di lombard.

0-60° è il range di massimo forze di taglio anteriore. Quindi pensare che un

programma con tale range di flessione comporti pochi rischi, è sbagliato, o meglio

non vuol dire che non posso farlo, ma se nel caso specifico ci sono problemi al

comparto anteriore, una flessione di pochi gradi è la più pericolosa da svolgere.

Il crociato anteriore è l’unico che tiene nel range 15-30° ovvero il grado di massima

instabilità del ginocchio. Qui o tiene lui o nessuno.

10-70° massimo hamstring EMG ovvero massima attivazione in termine di corrente

questo dato va poi incrociato con dati biomeccanici.

80+ da 80 fino al massima flessione, massima attivazione EMG sul quadricipite, ma

la sensazione è una cosa diversa da quello che succede a livello fisiologico.

50-90° massima forze di taglio su tutto il comparto posteriore. Discorso simile a

quello svolto sul comparto anteriore.

-90° massime forze di taglio sul crociato posteriore

90-130°: massime forze compressive quindi se non voglio aggravare la componente

anteriore faccio questo, perchè la componente legamentosa è meno sollecitata, ma

devo ricordare che le cartilagini e i menischi vengono a subire una maggiore

compressione a livello di forze quindi a seconda del problema, dell’obiettivo, di

quello che voglio fare devo sapere questo.

90°+ : massima attivazione EMG gluteo, corrisponde ad anca flessa .

28/03/17 LA SPALLA

La clinica non viene chiesta all’esame ma è funzionale a comprendere alcuni aspetti

della valutazione.

Per semplicità partiamo da un approccio posteriore, della scapola vediamo bene il

bordo mediale o spinale o vertebrale, se voglio evidenziare questa parte vado in

estensione e intrarotazione posteriormente alla schiena così facendo evidenzio la

parte mediale, inoltre mano a mano che vado in elevazione col braccio mi si

evidenzia sempre il bordo mediale e anche l ‘angolo inferiore.

Al di là della percentuale di massa grassa che ricopre tale zona anche la

conformazione della scapola può variare ad esempio la scapolotoracica si muove

poco e quindi potrei avere difficoltà nel visualizzarlo.

Il prolungamento della spina mi porta all’angolo acromiale che come repere è molto

semplice e lo troviamo in posizione postero-laterale. Una volta individuata la spina

troviamo facilmente la fossa sottospinata e sovraspinata.

A livello del processo coracoideo c’è il coracobrachiale il piccolo pettorale e il capo

corto del bicipite brachiale.

L’angolo superiore della spina della scapola viaggia a livello di T3, la spina della

scapola tra T3 e T4, l’angolo inferiore a livello del settimo spazio intercostale.

Approccio anteriore abbiamo la sternoclavicolare la acromionclavicolare

inferiormente c’è la glenomerale, le articolazioni false sono la scapolotoracica e la

subdeltoidea.

Tutto quello detto oggi consiste nel ritmo scapolo omerale, alla fine con tutti gli

elementi daremo una definizione completa.

Dato clinico così random, importante è il modo in cui il paziente si tocca la spalla,

qualcuno tocca in maniera puntiforme altri a mano aperta non avendo un idea

precisa di dove si ha il dolore, il modo in cui mi tocco mi dice tanto ma non

necessariamente che il problema sia in quella zona toccata, due test importanti per

comprendere il buon funzionamento della spalla sono: il test dell’indice se la lesione

è acromionclavicolare, e il test del palmo che indica un probabile interessamento a

livello subacriomiale, chi era stato puntiforme non ha irradiazione generalmente,

infatti non ci sono diramazioni nervose particolarmente complesse, mente chi è

stato più vago ha di solito irradiazione del dolore .

Torniamo ai reperi sterno e clavicola, seguendo la clavicola sono sull’articolazione.

Il processo coracoideo devo esporlo, lo devo evidenziare e lo posso fare

determinando un estensione di braccio passando sopra la clavicola.

Trochite grande tuberosità dell’omero più laterale, trochine piccola tuberosità

dell’omero più laterale. Nel solco intertubercolare passa il capo lungo del bicipite,

poi sempre nel solco ma non dove vado a palpare ma più caudale e mediale il gran

dorsale e il rotondo, per sapere se l’ho trovato una volta trovato il solco faccio fare il

movimento il paziente intra e extra rotazione sento che le dita entrano e escono dal

solco.

Posizioni stabili e non stabili sul ginocchio era facile individuarle, la stabile era in

massima estensione, invece intorno a 15-30° è la posizione più instabile.

Per la spalla è tutto più complesso e se una posizione risulta instabile per un

comparto l’altro va in posizione più stabile.

La spalla sappiamo che di per se è instabile, la gleno-omerale avrà come massima

stabilità, ovvero è massivamente coattata in intrarotazione e abduzione, ma questa

è la massima coattazione e coesione teorica perché è la posizione in cui l’omero sta

maggiormente dentro la glena, in realtà non è coadiuvato in questa posizione dalle

articolazioni.

La posizione instabile è essenzialmente in abduzione 80-90° in flessione sul piano

scapolare.

Le articolazioni acromioclavicolare e …. sono maggiormente instabili nella posizione

di riposo e questo anche perché a riposo devono facilitare la respirazione, mentre

quando andiamo in estensione queste vengono a coattarsi.

Dato clinico se vado a mobilizzare la acromionclavicolare lo faccio dove è più

instabile cioè in posizione di riposo, perché non ha alcun senso cercare di mobilitare

qualcosa che è in una posizione in cui non è possibile fargli compiere dei movimenti

sufficientemente ampi.

Mobilità attiva, ci sono due test utili da eseguire: il test di apley e il test di codman.

Il codman consiste nel toccarsi la scapola con l’arto controlaterale passando

posteriormente, in questo test possiamo misurare la differenza tra lato destro e lato

sinistro. Il test di apley consiste nel toccarsi le mani passando posteriormente,

questo test mi permette di valutare la componente di abduzione di flessione di

extrarotazione e poi di adduzione, l’altro arto fa un adduzione, un estensione, un

intrarotazione e un adduzione. Questi test quindi ci dicono moltissimo.

La posizione di riposo non deve essere necessariamente uguale per tutti ma quando

faccio riferimento a piani e assi e devo effettuare delle misurazioni, a livello

metodologico, e dal punto di vista delle misurazioni devo avere dei punti di

riferimento ben precisi, per esempio a braccio flesso con pollice in alto a 90°

posizione zero per valutare intrarotazione e extrarotazione devo considerare già 30°

di intra.

La scapola non si trova posizionata sul piano frontale ma risulta inclinata, l’omero si

trova a circa 30-45° rispetto al piano frontale e asse della clavicola ne viene fuori un

angolo equilatero di 60°.

Quando dice scapola si riferisce alla scapoloomerale.

Movimenti della scapola: analizziamoli come movimenti puri, noi partiamo dal

principio che la scapola sia sul piano frontale in realtà non è così, la scapola va in

abduzione in adduzione, rotazione mediale o laterale se l’angolo si sposta

medialmente o lateralmente, i movimenti puri non esistono nemmeno partendo dal

piano frontale quindi non esiste un elevazione pura perché il movimento è fatto dai

muscoli che agiscono secondo la loro linea di trazione.

Tutti in movimenti per via didattica vanno fatti nella nostra posizione neutra con la

mano aderente alla coscia. Quindi avrò sempre movimenti associati.

La glenomerale può muoversi su un piano sagittale in estensione circa in 50-60° in

elevazione 180, sul piano frontale abbiamo adduzione abduzione.

In realtà il nostro delle grosse attività si svolgono sul piano scapolare, la mobilità

anteriore è maggiore, mentre quella posteriore è più limitata perché

posteriormente non è poco funzionale.

L’abduzione può essere anche a sul piano orizzontale oltre che sul piano frontale .

L’adduzione che ho sul piano orizzontale è la massima che io possa avere, mentre

sul piano frontale mi devo spostare o anteriormente o posteriormente e questo

necessariamente implica un passaggio su un piano intermedio tra sagittale e

frontale quindi anteriormente avrò un adduzione con una componente di flessione,

il minimo sindacale sul piano”frontale’’ o meglio intermedio è necessario qualche

grado di flessione.

Mano a mano che mi sposto da piani intermedi verso il piano orizzontale arrivo al

massimo di adduzione sul piano orizzontale oltre al quale poi decresce fino ad

arrivare sul piano frontale in estensione.


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Ing_bio

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in fisioterapia (FOLIGNO)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ing_bio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze fisioterapiche applicate alla biomeccanica e alla cinesiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof De Vita Alessandro.

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