SFABC 15/03/17
Valutazione chinesiologica, valutare in senso qualitativo e quantitativo, delle
articolazioni e dei muscoli. La valutazione va fatta in maniera globale non
concentrandosi solamente sul singolo distretto.
Il nostro approccio deve essere all’insieme e alla persona, nella componente fisica e
psichica.
Valutazione chinesiologica: muskeletral assesment
assessment: valutazione quantitativa e qualitativa = valutazione articolare = bilancio
articolare.
Dobbiamo prestare attenzione a ciò che dice lo strumento ma soprattutto valutare
tramite la palpazione e lo sguardo.
Muscle testing: comprendere come i muscoli lavorano, qual è il timing di attivazione.
Reperi anatomici valutazione cinesiologica ………… cenni clinici.
Se un test viene svolto in un determinato modo è perché quel test va a valutare la
funzione che fa quel distretto.
Un repere è un distretto palpabile che mi permette di orientarmi, mi dice in maniera
precisa dove mi trovo. Nell’anatomia di superficie non tutto è palpabile
direttamente, ma indirettamente riusciamo comunque a raggiungere molti distretti.
La cresta iliaca si trova a livello di L4.
La parte più alta quando sto supino è la SIAS, lì originano il sartorio e il tensore della
fascia lata.
Per evidenziare il gran trocantere, posiziono il paziente in decubito laterale e da lì
osservo il punto più alto, oppure chiedendo al paziente da tale posizione di abdurre
la gamba e noteremo la formazione di una piega sotto la quale si trova il gran
trocantere.
La tuberosità ischiatica è nel primo quarto mediale, tra la tuberosità ischiatica e il
gran trocantere, traccio una linea e li trovo il nervo sciatico.
Tra il gracile e l’adduttore lungo si crea un buco (ilo) e troviamo il piccolo
trocantere.
Intorno ai 22° di flessione del ginocchio ho il massimo grado di instabilità, mentre a
ginocchio esteso ho la massima stabilità e la massima coattazione, quindi se ho
necessità di fare una mobilitazione a livello del ginocchio, la farò a ginocchio flesso
cioè nella posizione più instabile e non in estensione.
La testa del femore non la posso toccare, ma posso accedervi anteriormente,
svolgendo, con una presa a culla, un estensione dell’arto inferiore andando così ad
interiorizzare la testa del femore, per essere certo di averla individuata devo
valutare la presenza del polso, ovvero dell’onda sfigmica dell’arteria femorale.
Posteriormente a ginocchio flesso, la intrarotazione posteriorizza la testa del femore
I movimenti possibili sono infiniti perché avvengono su un numero infiniti di piani.
Flessione a ginocchio flesso 120°
Estensione anca 30°
Abduzione 45°
Adduzione 30-40°
Intra-extrarotazione 40-45°
Il termine “dismetria’’ viene usato impropriamente, meglio utilizzare il termine
“eterometria’’ quando vogliamo indicare una differenza di lunghezza tra gli arti
anche perché la dismetria viene utilizzata per indicare un segno neurologico.
La differenza di lunghezza in cui cominciare a prestare attenzione è a partire dai 7-8
mm, prima fa parte delle fisiologiche simmetrie che contradistinguono ognuno di
noi, dai 7-8 mm potrebbe ma non è detto che ci sia qualche problema e quindi è una
misura che richiede maggiore attenzione.
Il gold standard, (ovvero il miglior modo per), in questo caso misurare la differenza
di lunghezza fra i due arti è la radiografia, ma tale strumentazione non viene
impiegata per un compito così “basilare”.
Se l’eterometria è reale i reperi da usare sono il malleolo mediale e la SIAS.
Per valutare l’eterometria funzionale, si possono prendere in considerazione
l’ombelico o l’apofisi xifoidea sempre misurando verso il malleolo mediale.
Valutazione articolare: quantitativa con il goniometro articolare, non perché è il
miglior strumento da utilizzare ma perché è il più semplice da utilizzare e perché ha
un buon grado di validità e affidabilità.
L’affidabilità intraoperatore è maggiore di quella interoperatore.
Dal punto di vista qualitativo utilizzo il tatto, mentre mobilizzo l’articolazione,
importante è prestare attenzione soprattutto alla sensazione presente verso la fine
del ROM.
Le sensazioni possono essere diverse:
Lassità: Contatto fra superfici molli che cedono fino a un certo punto.
Rigidità: contatto fra due distretti ossei, ad esempio la sensazione provata nella
massima estensione del gomito.
Solidità: in questo caso l’aumento di resistenza è esponenziale alla sollecitazione di
allungamento.
Con il goniometro posso misurare in tempo reale o in un momento successivo
all’esecuzione del movimento.
Se voglio misurare l’adduzione un consiglio è quello prima di abdurre l’arto inferiore
contro laterale a quello che voglio misurare.
La tensione che si sviluppa durante un movimento è ad opera dei muscoli
antagonisti di quel movimento.
Per valutare la rotazione, dal punto di vista qualitativo è utile valutarla da supino,
ma quantitativamente da prono con le gambe fuori dal lettino è più consigliata.
Valutazione muscolare qualitativa: significa analizzare i muscoli agonisti e
antagonisti di un dato movimento, giustificando il movimento a seconda delle
inserzioni muscolari e della direzione delle fibre muscolari, significa inoltre
analizzare il timing di attivazione dei vari distretti e comprendere a quale ROM
intervengono per compiere quel movimento.
La valutazione muscolare quantitativa utilizza una scala, la scala del MRC (Medical
Research Council) o scala di Daniels-Worthingham, questa scala va da 0 a 5, dove il
valore 3 indica la possibilità di svolgere il movimento contro gravità.
Per testare l’ileopsoas, lo testo in corsa intermedia, è sconsigliato valutare tale
muscolo in eccentrica perché comporterebbe rischi troppo elevati. Un buon
compromesso per valutare efficacemente tale muscolo e utilizzando una valutazione
isometrica. Per farlo, il paziente va posizionato seduto e valutare la flessione
dell’anca, in quanto da questa posizione, l’ileopsoas rimane l’unico muscolo che
flette l’anca perché gli altri sono già accorciati.
Se vado in retroversione, aumento la flessione ostacolando così l’estensione.
Insufficienza attiva: un muscolo biarticolare fa almeno due cose, ad esempio il
bicipite femorale si divide in capo lungo che è bi articolare e capo breve che è
monoarticolare.
A ginocchio flesso, la coscia viene estesa principalmente con il grande gluteo perché
gli hamstring sono preaccorciati. A ginocchio esteso l’estensione della coscia avviene
per opera degli hamstring e del grande gluteo che però viene attivato in misura
minore.
Massimo reclutamento: è la maggiore attivazione delle unità motorie.
Il gluteo viene attivato meglio in modo sinergico e non analitico, ovvero da massimo
accosciamento fino in piedi, questo perché un muscolo così grande e potente come
il gluteo è nato principalmente per far si che l’uomo svolgesse questo tipo di
movimento.
Segno di trendelemburg: devo ricordare che il medio gluteo è un muscolo
importante in quanto va a stabilizzare l’emibacino, e quindi in caso di lesione del
medio gluteo avrò una caduta dell’emibacino contro laterale rispetto alla zona lesa.
Se ho questo problema bilateralmente, per evitare eccessiva dispersione sul piano
frontale, quando cammino, sposto io il mio baricentro in avanti ricercando
l’efficienza e raggiungendo quello che è il mio obiettivo quando cammino ovvero
quello di avanzare.
SFABC 21/03/2017
Ginocchio: la parte prossimale è la base della rotula la parte distale è l’apice.
Il quadricipite in realtà è un pentacipite in quanto al vasto mediale, vasto laterale,
vasto intermedio e retto del femore si aggiunge il tensore del fascio intermedio.
Il tendine rotuleo è anche il legamento rotuleo, è un legamento xk unisce la patella
alla tuberosità tibiale anteriore, è un tendine perché è la parte finale di un unità
funzionale il quadricipite.
Ad entrambi i lati del legamento patellare ci sonno due fossette le cavità glenoidee,
lateralmente alla cavità glenoidee abbiamo la rima articolare, a monte della rima
troviamo i condili femorali, la parte più sporgente del condilo mediale è l’epicondilo
mediale, la stessa cosa dal lato laterale.
La zampa d’oca la riscontriamo medialmente e in direzione mediole-laterale
riscontriamo il semitendinoso, il gracile e il sartorio.
Il tendine del semitendinoso è il più spesso l’altro vicino è il tendine del gracile.
Nell’emirima mediale quando ruoto internamente la rima viene fuori che è il
menisco mediale quando ruota esternamente torna dentro.
Se posizioniamo la mano lateralmente sul ginocchio a livello del 5° dito riscontriamo
il perone lateralmente dove si inserisce il peroneo lungo che si inserisce sul perone e
sulla tibia, passa poi dietro al malleolo laterale va medialmente a livello della prima
testa metatarsale fa abduzione pronazione e estende.
Poi a livello dell’anulare è il flessore comune della dita che fa flessione dorsale e ha
una componente di abduzione e pronazione.
Nel medio e indice abbiamo il tibiale anteriore che poi va medialmente alla prima
testa metatarsale flette dorsalmente, adduce e ruota medialmente.
L3 estensore di ginocchio ….. S1 flessione plantare.
Nel ginocchio a livello del menisco posso avere i topi articolari ovvero pezzi di
menisco rotto che mi determinano un sensazione strana.
La flessione di ginocchio è 135° circa in linea di massima 120° è ancora buono, il
limite è 90° perché più di 90 posso fare più o meno tutto se ho meno di 90 è un
problema.
Avere 5° in più o meno dipende dal grado di flessione che abbiamo perché su un
soggetto sano cambia poco ma tra avere 85° e 90° di flessione cambia parecchio.
Gli angoli articolari vengono valutati con mobilità passiva che non deve essere
forzata.
L’estensione viene considerata di zero gradi, comunque fisiologica e frequente è un
iperestensione.
La tibia a zero gradi ovvero in estensione non ruota perché è il punto di massima
stabilità del ginocchio, anche se in estensione la tibia la troviamo ruotata, mano a
mano che fletto ruota verso l’interno quando estendo tende a ruotare verso
l’esterno.
Per far ruotare la tibia devo dare dei gradi di flessione per farlo devo sbloccare la
tibia, questa azione è svolta da un muscolo monoarticolare, il popliteo.
Il massimo della rotazione della tibia la ho a 90° e poi decresce ancora.
La rotazione che ho a 5° è circa la metà che ho a 90°.
La rotazione che ho è circa 60-65° totali con più intra e un po’ meno extra.
La tibia ruota esternamente quando si va in estensione.
Il punto non è la misurazione della rotazione della tibia e valutare se il grado di
rotazione rispetta in maniera precisa dei valori standard, ma è la valutazione della
rotazione della tibia e il confronto con la tibia contro laterale.
La stabilità sul piano frontale è data dai legamenti collaterali che sono
completamenti tesi a ginocchio esteso e si detendono a ginocchio flesso i legamenti
crociati invece sono sempre tesi con gradi di tensione variabili durante la
flessio-estensione.
A 15-30° ho il massimo grado di instabilità del ginocchio. La stabilità in questo
range è garantita solo dal crociato anteriore.
Il crociato posteriore spesso si lesiona singolarmente senza interessare l’anteriore
quando ci troviamo a 90° infatti spesso avvengono quando si ha un incidente in
auto perché in quel caso la gamba è flessa a 90°.
Il 40% dei crociati dopo intervento chirurgico non raggiunge più i livelli di
performance come prima dell’operazione, in quanto il problema non è garantire
stabilità biomeccanica del ginocchio la quale spesso si riesce a garantire, ma
riottenere la propriocezione tipica del crociato fisiologicamente sano, difficile da
riottenere in quanto i
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