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Cinema, fotografia e televisione (più storytelling) - appunti delle lezioni

Appunti completi delle lezioni del corso di cinema, fotografia e televisioni con anche la parte di storytelling. Integrano lo studio delle slide fornite dal prof con le spiegazioni delle lezioni. Utili a preparare l'esame. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Cinema, fotografia e televisione docente Prof. F. Buscemi

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ESTRATTO DOCUMENTO

video ufficiale ci sono vecchie Vespa e Lambretta, Enzo Ferrari ma non le sue auto, i video degli utenti hanno la

500 nuova.

Social media e turismo: Turisti per caso era un programma dal 1991 al 2006 con successo straordinario con Susy

Blady e Patrizio Roversi, stava nascendo questo turismo più curioso dopo quello massificato, andare in posti dove

vanno in pochi e scoprire cose nuove. Il programma incoraggiò e cavalcò questa tendenza, facevano vedere i posti

come interessanti per il turismo o andavano in luoghi di massa svelavano cose inusuali. Quando nacquero i siti

fecero anche il sito ma non esattamente del programma ritrovando le cose mandate in onda ma hanno creato un sito

con il linguaggio di internet: le persone mettevano le loro esperienze, segnalavano già cosa funzionava e cosa no in

una località, consigli e sconsigli, democratizzazione assoluta; in qualche modo era un sito sempre agganciato al

programma con nome e grafica, i conduttori quindi ancora una forma di mediazione, ponte tra un modo e l’altro.

TripAdvisor ebbe la meglio perché agli occhi dell’utente era un sito che non mediava (2001­2004), più affidabile di

Turisti per caso; questa compagnia abolisce la mediazione quindi uno si sente totalmente produttore, dà

l’impressione di essere la pura democrazia. Ma lo è davvero? 1% degli utenti produce 50% dei messaggi su internet,

16% dei navigatori produce l 99% della comunicazione e quindi l’84% produce l’1%. In fondo ci stiamo accorgendo

che da qui alla vera democrazia c’è molta strada. Alcune recensioni sono finte, degli stessi ristoratori o albergatori,

c’è paura che la democratizzazione porti a comunicazioni false e quando si parla di argomenti come la sanità è

delicata la questione.

Oggi ci affidiamo a persone che riconosciamo come esperti, i tutorials, i fashion blogger come Chiara Ferragni, gli

riconosciamo un’autorità, Aranzulla. Movimento 5 stelle nato come fare politica su internet, con democrazia ma

ancora non ingrana, bastano poche preferenze per candidare a sindaco. Non c’è ancora maturità per una

democrazia piena.

In conclusione la tecnologia che ci dà la velocità permette di passare il messaggio su internet, tv, ecc. il digitale ha

messo in crisi la mediazione tradizionale, utenti come produttori. Ma è una libertà che non siamo in grado di

gestire.

Sviluppo della televisione in Italia: inizio nel 1954 ma in modo simile alla televisione pubblica britannica.

Vedremo il rapporto con la politica, la neotelevisione e televisione commerciale e la globalizzazione della tv con

grossi canali globali come Sky.

La RAI nasce vent’anni dopo la BBC e come questa si occupava della radio, nasce come tv pubblica. La tv

americana già come emittente commerciale che da noi arrivò molti anni dopo. Scrupolo di informare il cittadino lo

capiscono i privati, la pubblicità è fortissima, c’è dialettica tra giornalista quindi funzione pubblica e il discorso del

capitale privato. In Italia invece proprio perché della RAI nasce in modo simile alla Gran Bretagna, la differenza è

nel rapporto con la politica perché sin dall’inizio si decide che il parlamento e il governo hanno un controllo quasi

totale, eleggendone il consiglio d’amministrazione eletto dalla politica. 7 consiglieri su 9 dalla commissione

parlamentare di vigilanza e altri 2 dal ministro dell’economia quindi forte dipendenza dalla politica che in Gran

Bretagna non c’era, è distaccata dal parlamento. Come la BBC, la RAI nasce senza concorrenza, non esiste questo

concetto, unico scopo il servizio pubblico, con il controllo politico il servizio pubblico è politicizzato, democrazia

cristiana e partico comunista influiscono la tv e la nomina dei dirigenti, l’unico canale riflette da vicino il modo di

pensare dei cattolici; invece il PCI fa un po’ da contraltare negoziando con la DC la presenza di giornalisti non

della DC. All’inizio l’acquisto di un televisore è una cosa enorme, in Italia è un momento difficile,

sarà nella seconda metà anni ’50 e anni ’60 che esploderà l’economia; chi può compra il televisore e chi non può va

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nei locali pubblici o al cinema, bar, teatri. 400.000 persone la vedevano da casa, 800.000 in casa altrui e 3 milioni

nei posti pubblici, ancora non possono permettersi il televisore.

Nel ’54­’55 le lingue parlate sono i dialetti, bassa scolarizzazione quindi la tv ha la funzione di parlare italiano,

programma “Non è mai tropo tardi” dove un maestro lo insegna. Aumenta l’informazione perché le persone hanno

accesso al telegiornale, più semplice del giornale per chi non sa leggere che può ascoltare. Nascono le prime forme di

divismo cioè popolarità di personaggi come Mike Bongiorno.

Rai e lingua italiana: Tullio de Mauro (fratello del de Mauro del Caso Mattei) parla della tv che prende molto dal

teatro con sceneggiati in cui adatta romanzi dell’800 come Promessi Sposo, Cime Tempestose, ecc. Adattandoli la

cultura alta e il linguaggio resta alto (italiano formale) ma si sviluppano anche programmi popolari come

Canzonissima; accanto alla cultura alta c’è anche quella popolare con italiano informale. Ci sono delle parole che si

usano perché imparate da noi dal doppiaggio, come allora la lingua della tv ha istruito e modificato gli italiani e la

lingua. De Mauro fa distinzione tra ceti colti che adottarono la lingua italiana, i ceti meno abbienti la scelgono

come seconda lingua (coi dialetti non si capivano fra loro) questo continua fino alla tv. Che lingua era?

Nella tv si parla un italiano romanizzato perché a Roma c’è la base RAI, quindi anche allora c’era questo mix

tosco­romano.

Quando arriva un nuovo mezzo crea una scossa nel soggiorno degli altri mezzi, la tv prende il suo spazio e gli altri

si devono adattare. Il cinema ne soffre di più, tanto che si adattano a trasmettere la tv. Nel 1955 819 milioni di

spettatori al cinema, 525 milioni nel 1970; teatro 21 milioni nel 1950, 10milioni nel 1962. Alla fine del 1956 la tv

la potevano vedere il 95% degli italiani. Ci sono questioni sul

fatto che questo è un fenomeno ingente che influisce molto sulle persone, si può usare per influenzare politicamente,

un’arma pazzesca e come usarla? I primi anni sono l’insegna della censura più totale, i vertici della DC colgono il

potere e ne sono terrorizzati, scelgono questa strada per non corrompere la morale degli italiani ad es. l’amante del

bandito diceva moglie, oppure anziché parto si diceva lieto evento, non si poteva dire membro del parlamento

forte morale cattolica, mentre i comunisti volevano negoziare non riuscendo sempre. Gli italiani dovevano

migliorare con la tv e non peggiorare, per gli occhi di Filiberto Guala per farlo bisognava far stare fuori ciò che non

riguardava la religione. Ettore Bernabei capì che non si poteva

continuare così, continuò la politica di Guala, fu il secondo direttore dal ’61 al ’74, c’erano parole proibite ma

assunse Eco, Camilleri, Colombo. Pur restando fermo su certe posizioni, era più permeabile alla modernizzazione

della Rai; ebbe una storia straordinaria, fu padrone della Rai e poi anche dall’esterno con una casa di produzione

di sceneggiati, fiction con forte stampo cattolico fino a pochi anni fa. Grazie a lui nacque TV7, programma Rai che

fa informazione in modo trasparente e ha fatto scuola; faceva inchieste e temi scottanti. Inoltre sceneggiati di

Omero, Tolstoj, Manzoni rendendo popolari romanzi di qualità. Sceneggiati 1954­57: il dottor Antonio, Piccole

donne, Cime tempestose, Jane Eyre, Orgoglio e pregiudizio, Piccolo mondo antico; dal 1958: Dostojevskij, Deledda,

ecc. Gli attori degli sceneggiati erano di teatro come anche il meccanismo di produzione nel senso che molti

sceneggiati sono fatti in diretta come il teatro senza musiche ne montaggi. Il primo tg inglese prendeva dal cinema,

quando nasce qualcosa di nuovo bisogna ispirarsi a un mezzo precedente, e la Rai si rivolse al teatro.

Paleo­televisione: non trasmetteva tutto il giorno, differente con la neo tv, mattina nessun programma, serviva solo

per educare. Non c’erano soldi ma il vero motivo è che la tv non era per cambiare lo stile di vita delle persone,

volevano capire come entrare nella vita delle persone seguendo i tempi della famiglia, riempiendo i vuoti

considerando la vita dei ragazzi e il lavoro, supportare la vita. Non c’era l’idea che la partita di calcio potesse

essere spostata in funzione della tv, la partita veniva trasmessa registrata quando non interferiva. Inoltre c’era 15

una netta di distinzione di genere con distinzione tra tv alta con sceneggiati, popolare con Sanremo ma non

interferivano mai, nello spettacolo leggero non c’era politica ad es. Oggi i generi sono mescolati. Ma in questa fase

sono compartimenti stagni. Gli anni ’70 portano innovazione e la RAI si

adatta coi programmi con la rivoluzione socio­politica del paese, cambia il linguaggio, guardando un programma

musicale per giovani sembrano molto più impacciati, è molto acerbo, spontaneità e inesperienza ancora nel ’69 dopo

15 anni di tv. La tv comincia ad aggiornarsi, anche la politica deve rendersi conto che le cose cambiano, riforma del

’74 che dà alla Rai una struttura moderna e meno dipendente dalle ideologie del tempo, si modernizza la Rai. Già

nel 1961 è nato il secondo canale, poi arriverà il terzo nel ‘79 e il colore nel 1978. Mentre prima erano i partiti e il

governo ad avere voce nella tv, adesso passa tutto al parlamento quindi anche i partiti di minoranza possono

intervenire, comincia la pratica italiana della lottizzazione ovvero anziché discutere insieme, ognuno dei partiti

prende il controllo di un canale, è il problema della tv italiana. Ha modernizzato ma non ha sbloccato la

situazione. La riforma del ’74 riconfermava la Rai come unica entità ma già da un po’ di tempo paesi confinanti

come Svizzera italiana o Istria cominciavano a trasmettere in Italia, il molo granitico della Rai si sgretola. Le tv

locali cominciano a trasmettere nel vuoto legislativo, a questo pro è illuminante la pubblicità. La

pubblicità nella fase paleo­tv si localizzava nel Carosello dal 1957 al 1977, andava in onda sempre, era un varietà

con elemento commerciale, nei primi anni aveva un minuto e mezzo di sketch indipendente dalla pubblicità e poi 30

secondi legati allo sketch di pura pubblicità, la Rai considerava tutto pubblicità anche lo sketch. Carosello era una

palestra di attori, registi; chiuso nel ’77 perché il mondo era cambiato, teorie sulla pubblicità che condiziona il

pubblico soprattutto i deboli e i bambini ne erano esposti, visto quindi negativamente per la spinta al consumismo

poi c’è un motivo di linguaggio perché dagli anni ‘70 la pubblicità cambia con linguaggio sintetico, tutto un altro

modo e ai festival della pubblicità i video di Carosello erano un mondo superato. Non aveva senso di esistere.

Neo­televisione degli anni ’80: le tv private erano concesse e ne fioriscono molte a fine anni ’70, ogni provincia o

regione le ha ma nessuno può trasmettere in via nazionale, la riforma parlava di monopolio nazionale non c’era

una legge che diceva se si poteva o no trasmettere, 3 imprenditori si buttano in questo vuoto legislativo. Fanno

accordi con tv locali, erano Berlusconi un imprenditore e due editori che sono Rusconi e Mondadori, coi canali che

trasmettevano la stessa cosa contemporaneamente raggiungendo tutta Italia. C’è tutta una negoziazione politica,

chi fa finta di nulla ma alla fine la Rai deve accettare questa fine del suo monopolio. Questo porta alla rivoluzione

totale della tv, premeva già da anni ma fino all’arrivo di questi soggetti, queste cose rimanevano schiacciate,

esplode la rivoluzione della neo­televisione. Funziona molto diversamente dalla paleo­televisione, trasmettono

tutto il giorno, commercialmente ovvio, non si adegua più ai tempi delle persone ma li detta, se c’è una partita

importante va giocata quando gli ascolti sono al massimo. Più sei grande e più vali, la carta vincente è comprare

altre aziende e schiacciare la concorrenza, quindi chi ha più soldi vince e nell’82 Berlusconi compra Italia 1 e poi

Rete 4 nel 1984. Monopolio della tv commerciale ce l’ha un solo imprenditore, fa concorrenza ai 3 canali della Rai.

La paleo­televisione doveva educare gli italiani, migliorarli, trasmettere informazioni e contenuti, mentre la neo­

televisione ha come scopo tenere il pubblico davanti alla televisione perché gli ascolti valgono il prezzo dello spot

mandato, primo comandamento trattenere il pubblico ho bisogno di meccanismi narrativi che lo tengano

attaccato quindi vengono comprati format americani adattati come Il gioco dei 9, Tra moglie e marito. Non

raccontano la realtà ma quello che gli italiani vorrebbero essere, lo scopo dell’impero televisivo è raccontare i sogni

degli italiani quindi i varietà e programmi come Dallas e Dynasty sono irreali nelle storie e nei personaggi, sono un

sogno di come gli italiani avrebbero voluto avere rapporti, case, ecc. vicende di famiglie ricchissime, petrolieri del

Texas dove gli italiani non si riconoscono ma sognano. La paleo­tv si dedicava alla cultura popolare. La pubblicità

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diventa sintetica, aggressiva, valori degli anni ’80 con individualismo e carriera, non è programmata come con

Carosello ma interrompe continuamente i programmi, i registi cercano di impedirlo ma si devono adeguare ai tempi.

Mentre in Gran Bretagna c’era una rincorsa all’attualità e informazione con ITV e la concorrenza era verso l’alto,

in Italia invece questo nuovo modo di fare tv con la Rai che abbandona il suo ruolo pubblico diventando

commerciale facendo concorrenza alle tv commerciali, programmi come Domenica in e Buona Domenica sono

uguali, conduttori e giornalisti si spostano tra servizio pubblico e tv commerciale, si spostano. Alcuni programmi

hanno gli stessi format, chi offre di più si aggiudica Beato fra le donne e Isola dei famosi. La Rai abbandona

l’indice di gradimento ma sposa quello di ascolto, non è interessata alla qualità, tipica del servizio pubblico per

sapere se funziona e la Rai cancella questo indice e si fa misurare da Auditel creata in accordo con Fininvest (tv

commerciale), scelta commerciale. Le varie reti si fanno la

guerra perché sono lottizzate, Rai 3 comunista, Rai 2 socialista e rai 1 DC e quindi si fanno concorrenza anche i

telegiornali, si fanno la guerra anche a causa della rilevazione degli ascolti, a differenza dell’Inghilterra.

L’Italia diventa un caso unico quando il proprietario della tv commerciale si candida a primo ministro, Berlusconi,

e si crea un enorme conflitto di interessi, poteva decidere come controllare la tv, fare leggi per sé. Si crea un

cortocircuito, in Italia non si divide tv e politica, c’è sempre stato. La tv commerciale diventa politica ma

concretamente, fanno campagna elettorale a Berlusconi nei programmi.

Arriva il digitale, questo sconvolge la televisione, con questo ci riavviciniamo al resto del mondo, arrivano

tantissimi canali come Sky, Fox e questo ridiscute il panorama completamente, distruggendo il duopolio Rai­

Mediaset, col digitale tanti canali e il panorama si riequilibra. L’Italia è economicamente debole, diversamente

dagli anni ’50 e ’60 e quindi rispetto all’Inghilterra, la rivoluzione digitale fa giocare un ruolo passivo al nostro

paese, l’Italia compra i format ma non li vende, solo il 3% dei programmi sono format italiani. Il digitale seve a

rinnovare, anche la Rai ritrova la dimensione pubblica, ha ripreso anche la rilevazione qualitativa, ha aperto canali

di servizio pubblico come Rai Storia o quelli per bambini, informazioni 24h, anche altri lo fanno, si genera una

rincorsa verso l’alto. Succede che il digitale

cambia culturalmente la televisione, molti di questi canali hanno pochi soldi ma format che vanno bene in tutto il

mondo quindi ci sono programmi esteri con voce del narratore che racconta ciò che accade, questo modo funziona

come Real Time, vanno bene e si hanno soldi per farli in Italia con produttori italiani. Questi programmi che

sembrano colonizzare, diventano un genere che fanno fortuna anche ai produttori italiani.

Esempio della tv del cibo: in Italia funziona, siamo molto legati al cibo benché non siamo nazionalisti il cibo ci

contraddistingue. Fino alla neo­televisione c’era un’idea di cibo che era molto italiana, solo donne, no chef di

professione, legato alla casa e non ai ristoranti, incarnava perfettamente l’idea di cibo italiano. Con la tv globale i

format stranieri ci hanno portato altre idee con gli chef professionisti inglesi, cucina come professione e tecnologica.

Si pensava che non avrebbero mai attecchito e invece comincia a crescere, programmi tradotti o doppiati poi hanno

incoraggiato produzione casalinga. Programma straniero che va bene da doppiato e poi si prende il format e lo si fa

in Italia. Esempio Cucine da incubo, la cultura italiana adatta i programmi prendendo linguaggio e format.

Arrivano gli chef che prima non avevano posto, prima non andavano perché era costruita in altro modo la cucina in

tv, arrivano donne chef anche che prima non cucinava per professione ma per la famiglia. Cibo etnico entra nella

cultura mentre prima veniva considerato inferiore.

Cineturismo: quando i film creano una destinazione turistica, inventano una destinazione turistica senza

saperlo, il pubblico vede i luoghi e scatta la curiosità. Più la cosa diventa un business più questo secondo fine 17

diventa consapevole, si fanno film pensando all’utilizzo turistico, casi dove il primo fine è proprio il turismo.

Vedremo la struttura che sta dietro questo come film commission. Diversi tipi di cineturismo, i problemi e i limiti

del business, infine comparazione tra cineturismo e pellegrinaggi.

Cineturismo è una parola nuova, prima si giravano i film e si scopriva che la gente visitava quei luoghi, fa parte del

turismo culturale e di conoscenza per conoscere quel luogo che ho visto nel film. I parchi letterari fanno parte del

turismo culturale, ci sono forme di turismo anche legate alla fotografia o architettura. Si intende un turismo che ha

come destinazione luoghi connessi al film, i parchi delle case di produzione cinematografica non fanno parte dei

luoghi del film ma la struttura che ripropone la scenografia. Il cineturismo ha funzionato perché era una win win

situation, vinceva il cinema e il turismo, i luoghi erano omaggiati e più gente li visitava; vengono anche dati premi

ai film per la promozione turistica, sono consapevoli di fare qualcosa per il turismo. Tour di Angeli e demoni è un

cineturismo anche se legato a Roma, approfittando del suo successo c’è un tour collegato al film.

James Herriott premiato nel 1984 per aver fatto conoscere lo Yorkshire. Peter Jackson ha ricevuto premi per Il

signore degli anelli e il turismo in Nuova Zelanda o al Commissario Montalbano per Ragusa.

I primi esempi sono negli anni ’30, ci si rese conto dell’affare, possibilità di un business allora si sono create

organizzazioni apposite, film commission, il settore pubblico si è appropriato di questo settore, incoraggiano le case

di produzione e i registi a filmare in un certo luogo, per attirarli pongono facilitazioni spendendo qualcosa cioè di

solito permessi gratuiti per girare i film, trasporti gratuiti, Londra ha abbattuto le tasse per girare i film. Film

commission si sono messe in mezzo tra cinema e settore pubblico e l’affare lo fanno in 3.

Visit Scotland ente del turismo scozzese, una parte si occupa di film commission e hanno stampato una brochure

con location disponibili anche private trovando ben 500 proprietà come ville, si riconosce qualcosa al proprietario,

si fanno assicurazioni e si dà alla troupe in concessione. Film di 007 girato in Scozia ha dato visibilità. Si sono

occupati però anche del polo dei turisti, creando una brochure di set cinematografici proposti come meta da visitare.

Mr. Crocodile Dundee, protagonista attore dell’ente del turismo australiano, già testimonial dell’Australia. Hanno

fatto film che non hanno niente a che vedere con l’ente ma l’attore aveva un volto già legato al turismo, dopo il

film Paul Hogan è tornato a fare promozione turistica ma col nome di Crocodile Dundee.

Woody Allen: nel caso di suoi alcuni film tutto questo si è spinto all’eccesso, lui aveva dei problemi negli USA, lui

è sempre piaciuto più in Europa che là quindi guardando qui ha trovato delle film commission che lo hanno

invitato offrendogli benefici e partecipando alla produzione. Ha trovato spazio inizialmente in Inghilterra a

Londra per un film che inizialmente doveva girare a New York e lo ha trasposto. Lui crea film e lo gira nella città

che offre di più. Match point (2005) dove Londra è

vista bene ma i personaggi la vivono andando in luoghi non conosciuti e c’è equilibrio perfetto tra narrativa e

turismo, vanno alla Tate Modern, sembra un messaggio promozionale ma c’è lo storytelling, si vedono altre parti di

Londra come il grattacielo Gherkin o shopping a Mayfair. L’anno dopo

fa un altro film, Scoop (2006), sempre a Londra, si vedono luoghi famosi e quartieri come Kensington; poi Sogni e

delitti (2007) e Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010) sempre a Londra con lo stesso modello. Nel 2008

Barcellona, 2010 Midnight in Paris e 2012 To Rome with love, uno dietro l’altro, ha trovato un business. Nel 2008

Barcellona perché la film commission offre soldi, commedia romantica “Vicky Cristina Barcelona”, si vedono le

Ramblas, il monumento per le olimpiadi 1992, ci sono scene forzatamente turistiche, diventa più promozione

turistica che film. Midnight in Paris (2011), si vede Hotel Le Bristol, chiese e ristoranti, il protagonista

magicamente sale in una macchina che lo porta nella Parigi anni ’20, idea molto bella narrativamente ma anche per

il turismo, storia molto bella e vince un Oscar, resta un film. To Rome with love (2012), questo non ha una storia 18

ma 4 diverse che vengono raccontate ma non una bella storia che abbia senso che sia a Roma, resta una Roma e

italiani stereotipati nel peggior modo, eccesso di marchi, si avverte lo squilibrio, se la storia e turismo hanno un

equilibrio funzionano ma se viene meno no. Film molto criticato, periodo de La grande bellezza dove Roma è più

vera. Quando salta l’equilibrio non va bene, il turismo deve essere supporto alla narrativa ma se sparisce non ha

senso. Stoccolma nel 2013 offre 20 milioni a Woody Allen per promuovere la città, ma non ha idee, la film

commission propone alle persone su internet con un concorso di dare un’idea, se non c’è la storia c’è solo pubblicità

scottato da ciò che era successo con Roma. Blocca tutto e torna sui suoi passi, gli ultimi film sono americani e

superiori a questi, esperienza film commission finita ma fa capire l’importanza che ha. Il cineturismo esiste e ha

senso ma va trattato con attenzione.

Tipi di cineturismo:

On location: destinazione è il luogo del film, come con Woody Allen, stesso viaggio fatto dai personaggi.

• Off location: come nei parchi degli studios, si ricrea il set.

Perché questo fenomeno? Cosa attira il cineturista? Secondo Urry: un cineturista desidera fare un’esperienza in un

luogo che per lui è fantastico e vuole vederlo nella realtà, questi posti che sono immaginari, si unisce l’esperienza

fantastica e reale. Per chi studia lo storytelling è interessante il cineturismo perché il cineturista attraversa il ponte

tra testo e spettatore, continua l’incantesimo anche dopo il film, si spezza la distanza tra la propria vita e ciò che

non lo è, ci si avvicina.

Esempi di cineturismo sono tanti, il business si è pubblicato, prima lo fai perché ti pagano e questo genera turismo

quindi il denaro arriva anche dopo la produzione del film, è un affare riconosciuto. Nel 1978 dopo il film Incontri

ravvicinati del terzo tipo il turismo incrementò del 74% per vedere la Torre del diavolo, 1 su 5 dichiaravano nel

1989 di aver conosciuto la meta grazie al film. Primi esempi con Gli ammutinati del Bounty 1935 o film come

Niagara e Lawrence d’Arabia furono i primi nel cineturismo, incrementarono l’interesse verso luoghi esotici. Il

signore degli anelli: ben 12 tour operator offrono tour sul set del film, possono durare da mezza giornata a 10

giorni. In molti casi lo stato investe nell’affare, il governo neozelandese investì 9 milioni di dollari per sistemare le

infrastrutture e ricevere turisti di massa. Da 11 mila visitatori dal 2003 quando aprì il sito a Matamata a 46mila

nel 2005, visitare il luogo del film era l’unico motivo del viaggio per molti turisti.

Legame tra turista e storia del film: talvolta non c’è legame ma solo il successo del film per cui la gente visita il

luogo. A volte la destinazione nel film ha un significato negativo come il deserto in Mad Max, comunque

diventano luoghi di attrazione. Altre volte i luoghi hanno connessioni particolari con la storia: cosa deve avere una

destinazione per diventare meta di cineturismo? Cohen dice che il luogo deve essere iconicamente forte così da

rimanere impressa nella mente e suscitare desiderio, impatto visivo forte. Per Urry e Larsen il luogo deve essere

fantastico, perché il cineturista lo vive così, non è più reale ma si ha la sensazione di entrare nel film, di rompere la

distanza, si vive la storia del film. Si può vedere anche come aspetto giocoso, vado nel luogo e mi immagino di

essere lì. Altre volte c’è consonanza tra cineturista e la storia che

racconta, il simbolo che quel luogo ha nel film, evidente nel cinema western, è il modello di costruzione della

nazione americana, la Monument Valley assume questo significato, un luogo che rappresenta le radici della

nazione, per gli europei ci sono altri casi: Local Hero è una commedia inglese che fa vedere una anti­Monument

Valley, il protagonista dagli USA da una grande compagnia petrolifera decide di fare una raffineria in un villaggio

in Scozia e decide che va eliminato e mettere lo stabilimento. Lui va a trattare perché ha lontane origini scozzesi, si

accorge che lì si può fare una vita diversa e passa dalla parte degli abitanti. Ha creato una meta turistica in un 19

luogo sperduto, Pennan, che è l’anti Monument Valley quindi fuga da una società che da stress, chi va lì visita un

luogo isolato e senza stress, Pennan è una meta turistica.

Problemi del cineturismo: possono riguardare i luoghi del cineturismo ma anche le persone che ci vivono. Il caso del

luogo ha come esempio il film The beach con DiCaprio sulla spiaggia della Thailandia ampliata per permettere le

riprese, poi luogo di turismo di massa, le autorità non hanno fatto nulla per preservare la zona ma lo hanno

incoraggiato. Maya Bay è raggiungibile solo coi motoscafi, nel film volevano preservare la zona, nella realtà accade

tutt’altro. Per quanto riguarda le persone, il turismo può coinvolgere le persone locali e avvantaggiarle, ma spesso il

cineturismo costruisce cattedrali senza badare alle comunità, es. Radici sceneggiato girato in Gambia, ha generato

problemi sociali perché il turismo è diventato la seconda industria ma le comunità sono rimaste fuori dal business

quindi si genera risentimento verso i turisti come accade anche a Venezia dove i veneziani non sono parte degli

affari turistici.

Cineturismo e celebrità: fenomeno dei giri turistici per le ville, legame forte tra celebrità e cineturismo, ovviamente

si gira da fuori e non si entra nella villa, unica ragione è il guadagno dei tour operator sulla gente curiosa, ed

essendo solo questo il motivo d’esistere, sta venendo meno perché le mappe le trovi su internet, non essendo basato

né su conoscenza né divertimento, questa forma non ha ragione d’esistere. Il post turista è diventato protagonista

di questo tipo di tour, ogni tanto si fa qualcosa di divertente oltre al turismo culturale, si nutre di questo tipo di

interesse del turismo, rompere la monotonia. Questo tipo di turismo è il grado 0 del turismo, non c’è ragione di

farlo, ma vediamo anche questo legame col sacro e i pellegrinaggi, analizzato da sociologi, tutte le forme di religione

pensano a qualcosa che non c’è in questo mondo, la religione è dentro l’uomo da sempre, ora che la religione è meno

parte della quotidianità quindi ci sono nuove religioni laiche e terrene, tra queste quello delle celebrity, riconoscono

a questi personaggi un potere attribuito alle divinità. I comportamenti delle persone si uniformano a quelli delle

celebrity, ci dicono cosa è giusto o meno, sostituiscono il sacro quindi queste nuove forme di cineturismo sono

religiose. Altra

connessione tra celebrity e religione è il sosia, concetto di icone della divinità, i media rappresentano la realtà e si

instaura con lo spettatore lo stesso rapporto che anticamente c’era tra le icone e chi le adorava, oggi le persone non

trovano il ponte tra celebrity e i media, alle persone interessa la rappresentazione così come le forme di adorazione

si fermava all’icona, non si passava alla divinità. C’è un’incredibile quantità di forme di adorazione dei sosia

presenti nei parchi come Michael Jackson e Marilyn Monroe. Tutte queste forme di tour sono forme di moderni

pellegrinaggi che erano antiche forme di turismo nel 1200 e 1300. Religione e business turistico, c’era rottura dalla

quotidianità, era un viaggio, motivazioni simili alle nostre di oggi, erano fenomeni di massa e c’erano degli

organizzatori e davano da mangiare e da dormire. C’erano i souvenir non solo legato alla cristianità ma tante altre

religioni sono legate al pellegrinaggio. Adorazione della celebrity è una forma moderna di pellegrinaggio, luogo

sacro è il set o villa, stessa cosa che facevano i pellegrini, souvenir al posto di icone.

Dagli anni ’80 il cinema è veicolo consapevole del turismo, può essere on e off location, può creare danni e alla fine

questo ci dice che ciò che vediamo nello storytelling ci insegna qualcosa, sovrapposizione perfetta tra racconto e

turismo.

Fotograf ia, cinema e tv come si trasformano col digitale, smart e turismo : cosa stanno diventando

per il turismo.

Quello che viviamo è un trapasso dalla produzione industriale dei beni a una digitale, cambiano i modi di

produzione e quello che produciamo, ci sono studi interessanti che dicono come cambiano le cose, nell’economia, 20

socialmente, culturalmente e politicamente. Con la rivoluzione industriale dell’800 la produzione industriale

divenne dominante cambiando tutto nella vita delle persone così come oggi accade col digitale. La città divenne la

comunità dei lavoratori, migrazione da campagne a città, cominciarono flussi migratori da un paese all’altro,

andavano in Inghilterra, rotte migratorie legate all’industria. Diventando la città una comunità, cambiò il modo di

vivere delle persone, le città dovevano occuparsi del tempo libero: cinema, nickelodeon, relax, distrazione, giochi,

sport e anche turismo. Nasce la democrazia rappresentativa come la conosciamo noi, i partiti rappresentano i

bisogni e le richieste delle varie classi della città, dirigenti e operai, i partiti mediavano tra persone e governo, i

parlamenti rappresentavano le comunità. Model T della Ford, nacque il consumo di massa perché nacque la massa,

tutti radunati in città, tempi legati al lavoro e industria quindi anche il consumo diventa di massa, in Italia c’è la

500 e la 600, la massa vuole accedere ai beni, ci sono anche valori psicologici importanti, mi sento parte della

comunità se ho questi beni, questo da sicurezza. L’industria ha stratificato la società con dirigenti e lavoratori a

vario livello, il consumo stratifica coi beni la società, Lancia e Alfa Romeo per i dirigenti.

La cultura: il consumo di massa contagia anche la cultura: film, dischi, radio, teatro, giornali e poi anche la tv

diventano aggregatori di massa, hanno questa funzione fondamentale di mediare tra la realtà e il pubblico. Tutto

questo è messo in discussione dal nuovo mezzo di produzione che è l’era digitale.

Era digitale: alla base finisce la struttura che l’età industriale aveva dato. Il lavoro oggi non è legato agli orari

fissi dell’industria, non sappiamo quando andremo in vacanza, il lavoro è diventato precario e spezzettato, tutto

frazionato e segmentato e questo ha preso anche turismo e cultura. Ci sono pochissime fabbriche, cosa farne? Va

cambiata la loro destinazione. I vecchi partiti sono in crisi, la risorsa più redditizia non è più il petrolio ma i dati

dei consumatori (The Economist 2017), non più il petrolio che alimenta i macchinari industriali, ma i dati digitali

diventano la fonte di rendimento. Società digitale con lati positivi e negativi, questa è la strada, bisogna capire i

rischi. Teoria della coda lunga: cosa è

successo al consumo culturale? Si è tutto segmentato, targettizzato, nell’epoca industriale invece le vendite erano

fatte da pochi prodotti, le vendite oggi sono aumentate nella cultura ma i prodotti sono tantissimi, la rete con gli

utenti sono produttori, fare prodotti culturali è tecnologicamente possibile. Allungandosi la coda dei prodotti si

riduce la quota di guadagno dal prodotto, si guadagna poco o niente, la rete consente di mettere in rete senza

guadagnare. Il consumo si è segmentato, chi produce dei beni cerca di prendere le nicchie precise perché il mercato è

molto segmentato. Quello che spiega la crisi del vecchio sistema è

l’industria musicale, forse la prima colpita dal cambio, si potevano scaricare tutte le canzoni gratis senza comprare

dischi, è una crisi totale. Il giornale ogni giorno oggi sostituito da internet, non si paga nulla per leggere il giornale.

Alcune aziende hanno scelto la linea dura, Mediaset ha fatto guerra a Youtube mettendo i suoi programmi sul suo

sito e mettendo la pubblicità che paga, pagano un ufficio che controlla Youtube per risolvere il problema. Quando

un modello entra in crisi bisogna inventarne un altro, questi trend sono inarrestabili, la vera soluzione è farsi venire

un’idea e cambiare modello. Per la musica c’erano un sacco di siti dove scaricare, nessuno compra i dischi,

l’industria musicale era basata sul bene disco, è un’onda inarrestabile, il modello era in crisi quello di vendere coi

dischi, la voglia di sentire musica aumenta. La segmentazione ha portato a una maggiore voglia di fruire la musica

insieme, coi concerti, quello diventa il modo per guadagnare, si possono scaricare i dischi a 99 cent e i biglietti dei

concerti si pagano, condivisione come elemento chiave dell’industria digitale, non guadagnano più dal disco ma

dalla fruizione della musica. Anche i talent in tv diventano parte dell’industria musicale come Amici,

adeguamento alla nuova società. Questo ha cambiato anche l’immagine del cantante, devono essere performer,

spettacoli, show, il cantautore timido e impacciato resterà in secondo piano. 21

Fotografia, cinema e tv non hanno ancora trovato la loro soluzione, internet ci da una possibile idea perché macina

tantissime immagini anche in movimento, è una nuova destinazione di questi mezzi, lo stesso è successo al turismo.

Prima per andare in vacanza si comprava la guida alla destinazione in libreria, oggi le scarichiamo da internet,

ascolto quello che gli esperti hanno da dirmi su internet, cerco altri modelli e forme, industria in crisi ma il turismo

cresce perché costa meno viaggiare e abbiamo più tempo libero, si parte in diversi momenti dell’anno. Il 3% ogni

anno è la crescita del turismo, cifra enorme, contribuendo tra il 2% e il 10% al pil dei paesi. Gli stati si stanno

attrezzando, crescita di settore pubblico e privato, il pil cresce grazie al turismo. Il vecchio modello di turismo è in

crisi ma è in crescita enorme. Questo nuovo turismo dove va? Chi sono i nuovi turisti? Nata l’idea della smart city

e smart land (smart da idea di qualcosa che migliora la vita, intelligente). Smart city: progetto per il 90% ma varie

città nel mondo stanno cercando di sviluppare così, gli stati stanziano progetti e fondi, è una città dove la

tecnologia migliora lo stato della vita, l’ambiente, condivisione informazioni e interattività dei servizi, tutto con la

rete. L’organizzazione si basa su questa interattività. Se viaggio in una città che diventa smart, alcune città

avranno una struttura sviluppata e saranno smart al 60­70%. La smart city ha tre dimensioni: città reale, quella

virtuale grazie a internet e quella della realtà aumentata e dell’internet delle cose, significa che gli oggetti sono in

rete, mettendo insieme la cassa del bar, la biglietteria del treno e del museo colgo i flussi turistici dove vanno.

Un’altra cosa è il mettere in comune, anche i servizi della smart city saranno in rete, istituzioni trasparenti e spesso

sono gli stessi utenti a delineare l’immagine turistia con informazioni e dati.

Smart land: allargamento della smart city al territorio, la campagna non è la serva della città, nell’era industriale

era così come fonte di cibo e ci vivevano i contadini, col cambiamento digitale diventa un posto dove vivere al pari

delle città, questo concetto di smart non riguarda solo la città ma anche il territorio attorno, inoltre se abito in

campagna o piccolo paesino ho le stesse informazioni di chi abita in una grande città, questa è la grande

rivoluzione, un tempo si andava nelle grandi biblioteche che racchiudevano il sapere, adesso si fa ancora ma la

maggior parte delle informazioni è su internet. Il territorio extra urbano è meta di turismo curioso in cerca di

esperienze nuove, turismo culturale. È nato il concetto di città diffusa, non si pensa alla realtà locale ma in

termini vasti, il turismo si organizza su aree geografiche, chi fa il tour per arrivare a Venezia passando per il

territorio ha un’esperienza diversa di chi arriva direttamente in città, conoscenza più ampia del turista, non gli fai

visitare un punto ma una città più vasta, si parla di megalopoli, i vecchi stabilimenti diventano mete turistiche, per

chi viene da fuori è interessante scoprire come si producono prodotti tradizionali. Accanto allo stabilimento

ristorante, luogo per presentare libri, bed and breakfast. Qualche industria fa anche visitare lo smaltimento del

prodotto.

Esempi di turismo smart: Malta si sta attrezzando, Singapore stato avanzato, USA alcune città stanno portando

avanti il cambio tecnologico con reti aperte, circolazione informazioni, trasparenza delle istituzioni e elementi

smart, Masdar City e Abu Dhabi. Progetto indiano: rispondere alle critiche in maniera costruttiva, modi in cui

erogano i servizi elettronici, coinvolgimento dei cittadini, smaltimento fino all’energia, l’acqua, nuovi contatori per

il consumo, sistema di parcheggi.

Il turismo smart si basa su alcune cose che fanno parte della tecnologia digitale:

Transazioni digitali, i turisti comprano biglietti e sono legati a queste macchine che danno informazioni,

­ da una parte utili per chi organizza il turismo ma anche tracciature in malafede, se il tracciamento è a fini

turistici può dare info utili.

Social media: condivisioni e poinioni su mete, alberghi, ristoranti.

­ 22

Internet delle cose: oggetti in rete, sappiamo l’uso che le persone fanno degli oggetti da quando comprano

­ un biglietto.

Tutto questo può dare info utili per migliorare i servizi, ovviamente se in malafede si rubano dati sensibili dei

turisti.

Esempio di Barcellona: insieme al bike sharing che mette a disposizione le biciclette ed è già un uso del digitale,

turista è anche dotato di una app con cui vede le attrazioni, destinazioni e prenotare biglietti, porte usb e punti

ricarica per i cellulari alle fermate degli autobus, di tutto per farti entrare nella rete e tenerti dentro. C’è un

progetto fatto insieme alla compagnia telefonica Orange, telefonia diventa strategica, prima erano i video nel

turismo, negli ultimi mesi si passa alle compagnie che gestiscono la rete. Quelli di Orange mettono sensori che fanno

capire quanti visitatori ci sono e che tragitto fanno, molti visitano la piazza della Sagrada Familia e si

allontanano senza entrare a visitarla (si paga). Si possono controllare i flussi, quando c’è bisogno di più mezzi,

gestire i trasporti, seguendo le traiettorie dei turisti posso identificare l’area dove loro si allontanano dall’entrare

alla chiesa, mettendo un botteghino che vende i biglietti. La cosa ancora non digitale è che tutto è dall’alto. Ogni

visitatore da delle informazioni. È un progetto ancora in fase di crescita.

Esempio di Helsinki: quello di Barcellona è un approccio top down quindi dall’alto, mentre qui è dal basso, c’è una

raccolta dati fatto da iniziative di alleanze tra istituzioni pubbliche, aziende private, università e associazioni di

cittadini. Gestione della folla: si è sempre fatta ma prima coi filmati e costava molto, oggi coi sensori e parte di

attività nelle mani di compagnie telefoniche costa niente, serve per pianificare trasporti e identificare percorsi

alternativi mandando i dati via smartphone.

Il turista smart: acculturato, connesso, esperto dei media e ne è equipaggiato, informato, attivo, critico, chiede alta

qualità del livello di servizi personalizzati, condivide sentimenti e esperienze coi social media, dinamico,

contribuisce a creare la sua esperienza personale, utilizza gli apparecchi finalizzati all’utente in maniera multipla,

è promoter e consumatore, multisensoriale, connesso in tempo reale, supporta la sostenibilità, attento al consumo di

energia, vuole conoscere la vita locale, attento alla popolazione ospitante, ha senso di responsabilità.

I media e il turismo smart: le app servono per ricevere le informazioni, modificare il viaggio, tv fotografia e cinema

rivivono nelle app smart con altri scopi e tempi, sono loro ma non sono loro, ci sono 3 tipi di media legati al

turismo: Basati sull’informazione; codici qr, guide, mappe, tutte le info sulla meta.

1. Basati sul turista: realtà aumentata, conoscenza supplementare.

2. Basati sulla partecipazione del turista: recensioni, dire cosa non va.

3.

App e turismo:

Packing pro: come fare i bagagli risparmiando spazio e peso.

­ Tipulator: calcola le mance, in base al paese.

­ Travelsafe: su sicurezza e numeri utili.

­ Foodspotting: guida sul cibo.

­ Foursquare: guida dal basso basata su recensioni.

­ 23

HearPlanet: audio guida di tutto il pianeta.

­

Touchnote: ponte tra vecchio e nuovo, ricrea la vecchia cartolina, permette di fare una foto, scrivere un messaggio e

scrivere un indirizzo per mandarlo e diventerà una cartolina fisica. Tutto questo digitale è più bravo

dell’industriale a informarci più che a emozionarci, consumo virtuale freddo, più informati ma meno emozionati.

Questa app ripesca l’emozionalità.

Flipagram: fa uno slideshow di immagini con musica e commenti, colma il vuoto emotivo.

­ Bonjournal: fintamente francese, contiene lo stereotipo della Francia, sinonimo di classe, fa fare un diario

­ di viaggio, poche foto selezionate e emerge un diario di viaggio.

Tripcast: inviti delle persone a seguire la vacanza, abbatte la temporalità dei social media, qui scegli degli

­ amici a cui si mandano delle foto e viaggeranno con te.

Media e turismo smart: resta comunque lo scopo di intrattenere ma con la digitalità si è moltiplicato. Festa delle

luci di Lione, è un festival dell’immagine in movimento, ci sono istallazioni multimediali, creano realtà aumentata,

cambiano i volumi della cattedrale e crea personaggi che nella realtà non ci sono, utilizzo turistico della produzione

di immagini.

Percorso storico sulla fotografia e il suo sviluppo nel turismo e nei media, come si è

evoluta. La sua nascita per il viaggio risale al 1888 in America, una fotografia di viaggio

esprime il sentimento di un luogo e la sua terra. Un gruppo di scienziati diede alla luce il

National Geographic, mensile di viaggio, mezzo per esplorare il pianeta con grandi viaggi.

1910 prime fotografie sul giornale. Una delle copertine più famose e prima fotografia

spaziale di un uomo, racconta con testo e foto , come la ragazza afghana che Steve Mc??

Ha fotografato e dopo anni anche liberato dalla galera. Nel 1998 arriva anche in Italia.

Diverse foto dal 1880 fino al 1950 con Adams, Roberts grandi fotografi, primo modo di far

incuriosire le persone comuni degli USA a posti che loro hanno solo immaginato e letto nei

libri. Francia, Cina, Nuova Guinea ecc. Joseph Rock primo fotografo a raccontare in modo

diretto luoghi conosciuti solo con la lettura.

In Italia la prima rivista di turismo è il Touring Club nel 1894 fondata da amanti della

bicicletta, appassionati che decisero di fondare una rivista che collegassero ciclismo e

viaggio, primi a promuovere le piste ciclabili, inventarono i segnali stradali poi introdotte

nel codice della strada. Il Touring Club era un business trasversale, non solo guide ma

anche inventare un progetto per fare hotel con il loro brand e una scuola alberghiera a

Milano. Prima guida risale al 1922, quella gastronomica del 1931, furono loro a

promuovere l’istituzione di parchi nazionali. Rivista Epoca di

Mondadori, particolare perché interamente dedicata a viaggi e avventure, Bonatti

avventuriero del ‘900 in copertina. Mauro di Biasi foto di Moira Orfei cercava intimità coi

soggetti e narrativa diversa dal reportage, raccontava il mondo in modi diversi.

Kafka decide di fare viaggi in Europa e vuole scrivere guide turistiche perché quelle

esistenti nel 1911 sono fatte male per lui, si doveva chiamare “a buon mercato” modello

simile alla Lonely Planet, spendere poco e vedere l’Europa.

Riviste italiane di turismo: Bell’Europa, Bell’Italia mai foto con persone e Traveller che fa

solo monografici, ibrida tra guida e rivista. Purtroppo i budget delle testate sono

insufficienti per fare fotografo a tempo pieno. Meridiani, In Viaggio, Dove altre riviste. Geo

24

nasce in Germania come ibrido tra turismo e National Geographic con grandi fotografi e

storie e Travel di Panorama generalistica come Tutto turismo e Gente Viaggi non esistono

più.

Dato che le riviste non funzionano molto, i fotografi possono creare libri a tema sui luoghi,

partendo dalla fascinazione che le persone hanno verso i luoghi televisivi. Es. Montalbano

c’è la guida dei luoghi della fiction che sono declinati con nomi di fantasia, altro sulla

cucina della serie, progetti che funzionano bene. Sviluppo notevole della Sicilia grazie alla

serie. La casa di Montalbano è un b&b costosissimo e già tutto prenotato. Anche Game of

Thrones ha portato ad una crescita turistica islandese paurosa, non sanno se potranno

accogliere tutti i visitatori. Altra risposta alla crisi dell’editoria sono

piattaforme come Instagram e Flickr, il primo ha 600milioni di utenti di cui 11milioni italiani,

è un ambiente per fotografi con ritocco e filtri, si condivide e hashtag. Fattore essenziale

qualità dell’immagine, hashtag in inglese, didascalia rapida.

I budget delle aziende, mentre prima investivano nella pubblicità classica, ora investono

sui social tra cui Instagram è un preferito. Igers Italia piattaforma di instagramer famosi

italiani. Meeting fotografici offline, molti musei fanno questo genere di lavori. Flickr

permette di condividere foto, si contattano gli utenti e si possono comprare le foto, modello

open.

Stor ytelling: negli ultimi periodi ha preso un brutto significato, come sinonimo di raccontare cose false. Molti

politici fondano la loro posizione sullo storytelling ma questo ha gettato una cattiva luce su una disciplina onesta.

Tornando sempre alle grotte di Lascaux queste raccontano storie, raccontare le nostre storie è un bisogno umano,

possiamo farlo a fini diversi e mezzi diversi. Per definizione è un racconto ordinato di un insieme di fatti reali o

immaginari. McKee è uno sceneggiatore e valutatore di sceneggiature, egli dice che le storie riguardano princìpi e

non regole, hanno forme eterne e universali e non formule (ci sono dei temi eterni come il destino dell’uomo, il

dubbio, la famiglia, tragedie, che ogni epoca conia a suo modo) temi e non formule; archetipi e non stereotipi

evitare stereotipi che appiattiscono tutto; completezza e non scorciatoie; rispetto e non disprezzo per chi fruisce

pensare che c’è qualcuno che vede; non copiare. Il qualcosa in più

della narrazione avere un motivo per farlo, di tipo emozionale e non cognitivo e razionale, ad es. i giornalisti

fanno data storytelling cioè coi dati (che hanno un effetto razionale) raccontano una storia (emozionale). Ad es.

film su immigrati colpisce di più rispetto alla notizia che informa e basta, messaggio assunto in modo profondo.

Lo storytelling quindi è un atto relazionale tra narratore e almeno un fruitore il cui scopo è la comunicazione

condivisa di un mondo narrato che implica un mondo concettuale condiviso tra narratore e fruitore anche il

fruitore deve conoscere qualcosa di quel mondo altrimenti non lo si coinvolge, quindi si dicono cose che non si sanno

e cose che si sanno, ci vuole il conosciuto e il nuovo. C’è un piano razionale

perché lo storytelling allena il cervello ad elaborare informazioni non solo razionalmente, suggerisce come dare un

senso a quello che succede e come risolvere alcuni problemi che abbiamo, ci insegna le regole del mondo e il nostro

posto nella società, aumenta la conoscenza e ci istruisce. C’è anche una parte irrazionale: suscita emozioni di vario

genere, fa riaffiorare ricordo nel passato che avevamo trascurato ma che fanno parte di noi, sviluppa

l’immaginazione, il pensiero su quello che potremmo essere se cambiassimo qualcosa della nostra vita, dà speranza

per il futuro ma anche paura.

La cosa più importante è condividere le storie: connessione emotiva e affinità con altre persone, scambio di idee a

volte anche critico, impegno e voglia di agire, fiducia reciproca.

Funzione politica del condividere storie: nell’antica Grecia i poveri entravano gratis a teatro o venivano pagati per

assistere, fruire storie era parte del ruolo sociale, le storie creano comunità. Anche oggi succede così con le nazioni

25

come i film western in America o film come “Roma città aperta” sulla liberazione del fascismo.

Ci sono le storie belle e ben riuscite: raccontano passato, presente e futuro (serie sul passato, sul presente come CSI

o sul futuro come Dystopia); significa anche che nella singola storia raccontiamo passato, presente e futuro dei

personaggi e questo rafforza la storia, arricchisce per rendere più coinvolgente; creano immagini limpide e

personaggi iconici e hanno la capacità di semplificare la complessità del mondo, storie che trattano argomenti

difficili ma raccontate bene e semplificano le tematiche; danno ai fruitori l’impressione di poterle vivere stabilendo

un ponte anche se si tratta di fantascienza; coinvolgono emozionalmente; creano relazioni forti con altre storie.

Gli ingredienti di una storia: personaggi, contesto (spaziale e temporale), azioni. I personaggi devono essere

credibili (simili a noi, vicini a noi), mai a una sola dimensione ma a tutto tondo, contraddittori come le persone

reali; luoghi e contesti sono l’ambiente ideale in cui si muovono i personaggi, le storie devono essere verosimili non

vere, dove tutto è possibile: Gotham City rende credibile Batman; le azioni devono essere semplici e convincenti

perché le azioni sono la cosa più importante, a teatro importa ciò che si dice ma al cinema e nella fotografia

importa ciò che si fa. Cos’è la storia per i suoi personaggi: un itinerario che spezza la quotidianità

e la tranquillità, cambia ruoli e motivazioni e talvolta riporta i personaggi al punto di partenza ma con qualche

cambiamento interiore ed esteriore. La Poetica di Aristotele dice che le storie devono

essere verosimili e non vere ed è la verosimiglianza che coinvolge il pubblico, i fruitori devono avere l’impressione di

vivere una porzione di vita reale; Aristotele dice che se faccio una commedia, i personaggi devono essere al di sotto

del pubblico, se faccio una tragedia il protagonista deve essere superiore al pubblico. E questo funziona anche oggi

coi programmi televisivi (Passaparola suscitava ammirazione dal pubblico, Sarabanda era comico).

Il viaggio è la migliore metafora per parlare di una storia; il ponte: quando creiamo una storia c’è un ponte tra noi e

chi la crea ed è fatto di fiducia reciproca, si fa di tutto per farlo funzionare, l’incoerenza la noia e l’implausibilità

può spezzarlo. Incantesimo: la storia è un incantesimo, fruitori sono stregati e la noia, paura e inverosimilità

possono spezzarlo. Ritmo della storia:

i colpi di scena sono momenti in cui l’itinerario dei personaggi cambia bruscamente direzione, la loro frequenza

dipende dal ritmo della storia e come tutti gli ingredienti il ritmo va maneggiato con cura. Differenti fruitori e

situazioni chiedono ritmi diversi, parti più lente permettono di riflettere sulla storia, è la combinazione di velocità

e lentezza che dà ritmo alla storia. Capire quando serve accelerare e rallentare.

Abbiamo visto gli ingredienti fondamentali della storia, ora vediamo come si possono combinare con le strutture

narrative mettono in ordine gli elementi, sequenze di come esporli favorendo alcune parti della narrazione e

vedremo i personaggi.

Struttura nar rativa: non è una regola perché nella narrazione non esistono regole assolute, ci sono piuttosto

dei suggerimenti; ad es. chi lo dice che il protagonista non può morire all’inizio del film? Accade questo in

American Beauty, o in La moglie del soldato dove vengono raccontate due storie completamente diverse con forte

rottura non ci sono regole assolute. La struttura non è neanche una ricetta perché non ci sono modi giusti, come

nel ritmo ci sono diversi modi e dipende da mille variabili. Le strutture sono strategie come gli schemi del calcio

perché non esistono schemi validi per tutte le storie. Ogni storia ha il modo migliore di essere raccontata, una

preferisce una struttura e una un’altra, altre chiedono di inventare una nuova struttura, si tratta di trovare la

giusta alchimia tra personaggi, contesti e azioni.

La prima struttura è quella lineare, più classica:

 Introduzione i personaggi e la situazione viene presentata, tranquillit à. Solitamente famiglie felici,

1. equilibrio. 26

Evento scatenante che causa un problema es. muore qualcuno. Nei gialli o film d’azione pu ò essere

2. omicidio, rapina, incidente. Le persone ordinarie sono messe davanti allo straordinario che richiede azione.

Tensione per risolverlo. Si scatena l’azione.

3. Apice e scontro antagonista, ostacolo.

4. Risoluzione.

5. Nuovo equilibrio. Può essere quello dell’inizio ma non per forza, gente che cambia vita, può essere interiore

6. o esteriore.

Molto cinema hollywoodiano è costruito così, frase di Spielberg dice che molte sue storie sono di gente ordinaria

alle prese con storie straordinarie. Struttura lineare ha il vantaggio di essere semplice e frequente quindi

riconoscibile, il pubblico è facilitato a entrare nella storia, già si sa che accadrà qualcosa. All’interno della

struttura ci sono viaggi che il protagonista compie:

Tragedia:

• introduzione con personaggio molto in alto accentua la caduta, se si racconta la caduta di qualcuno

­ che è in alto è più forte la reazione del pubblico come il film “Il capitale umano”, le tragedie greche, di

Shakespeare.

Aspirazione enorme.

­ Caduta libera.

­

Status quo:

• Personaggi bassi o medi non si parte dall’alto, uomo medio (come diceva Spielberg un personaggio

­ ordinario con avventura straordinaria).

Aspirazione e sforzo per ottenere qualcosa

­ Si ritorna al punto di partenza non si cade in basso ma si ritorna indietro. Alla fine si deve capire se

­ il personaggio è lo stesso di prima dopo aver vissuto una storia così importante, può aver risolto un

problema con la storia.

Quello che stiamo dicendo lo possiamo applicare ai documentari ma anche alle storie vere, non solo storie inventate.

“Sfide” storie di sportivi della Rai si parte dal successo, infortunio e risalita oppure sportivo che ha una vittoria

poi torna come prima.

C’è anche il modo non lineare, soprattutto riguardo il tempo, es. film “21 grammi” dava alla storia un tempo

 non lineare ma la gente capisce cosa sta accadendo anticipandogli delle cose e nascondendone altre permette

di giocare col pubblico.

Altro modo è le azioni parallele dove due o più azioni sono raccontate parallelamente e si incontrano solo alla

 fine, come il film “Man on wire” racconta la preparazione raccontato con le interviste con cosa succede in una

torre e nell’altra in modo parallelo finché si uniscono con lui che cammina. 27

Altra struttura è multilineare ovvero molte storie lineari che si intrecciano come nel film Magnolia dove si

 intrecciano più storie, tutti i personaggi del film hanno uguale importanza e tutti portano avanti l’azione.

Struttura può essere metaforica quindi basata su un simbolo o idea, come film basato sull’orchestra come

 metafora della vita. Film The corporation basato sulle grandi aziende viste come esseri umani.

Struttura circolare:

 L’eroe (non protagonista) ha un desiderio interno o bisogno esterno

1. Comincia un viaggio per appagarlo

2. Si imbatte in un nemico e in chi lo aiuta

3. Battaglia

4. Secondo nemico

5. Battaglia

6. Rivelazione sulle sue origini o destino

7. Risoluzione

8.

L’eroe qui ha tanti nemici, ed è per enfatizzare il suo ruolo di eroe. Se il nemico è uno solo è importante quanto il

protagonista, invece così spicca l’eroe. Come Ulisse, supereroi, serie tv dove c’è un nemico per volta.

Le strutture narrative non sono obblighi ma suggerimenti, sono lì per essere contraddette e cambiate.

I personaggi : sono costruiti attraverso

Personalità : emerge dalle scelte del personaggio (es. il silenzio degli innocenti, la protagonista tiene testa a

 Hannibal).

Motivazione : film Missing dove il protagonista è motivato dal trovare il figlio, esse spingono il

 personaggio a determinati comportamenti che trainano il racconto verso lo sviluppo e la conclusione.

Interazione: creano un sistema, il personaggio assume significato attraverso le interazioni e relazioni con

 gli altri. Serie Brothers and sisters basato su questo. Personaggio trova la sua misura attraverso

l’interazione con altri.

Coerenza: aspetto base della credibilità di un personaggio, si intende che in qualsiasi momento e situazione

 della storia il personaggio abbia comportamenti in linea con attitudini, emozioni, aspetto fisico, principi,

idee e altri elementi che lo caratterizzano. Es. Il caso Spotlight.

Credibilità: riguarda azioni, decisioni e comportamenti del personaggio. Essa racchiude l’interazione tra

 tutte le componenti fisiche e psicologiche del personaggio e tra queste e il mondo esterno. Es. Erin del

film ? ottiene le cose coi suoi modi ed è credibile.

Il personaggio di Man on wire ha una certa personalità, idem la motivazione era un sogno da realizzare e

sottolinea la differenza tra francesi quindi Europa e gli Stati Uniti/cultura anglosassone i primi non sanno

perché fanno le cose, il perché non è sempre razionale a differenza dei secondi. Interazione con gli amici che lo 28


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del turismo
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 94ili94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cinema, fotografia e televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Buscemi Francesco.

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