Il linguaggio delle immagini
C'è un luogo preciso in Francia che è Lascaux, dove ci sono delle caverne con antichi resti. Qui possiamo vedere cosa facevano gli uomini della preistoria che avevano bisogno di esprimersi per immagini, sia di raccontare storie. Quindi, entrambe le cose che facciamo (espressione con immagini e storytelling) hanno origine comune: avevano esigenze di esprimersi. È così naturale esprimerci attraverso immagini come pittura e scultura perché la prima forma di espressione umana è la voce; poi abbiamo inventato la scrittura che media la voce, ma c'è sempre stata questa voglia di esprimersi per immagini perché le vediamo con gli occhi. Com'è fatto questo linguaggio? Che vantaggi e svantaggi ha?
Platone e Aristotele: due punti di vista
O stai con Platone o con Aristotele; ci sono due punti di vista. Il film “Il discorso del re” evidenzia il bisogno dell'espressione: il re era balbuziente ma va da un educatore che lo aiuta ad esprimersi bene, e solo così riesce ad essere sé stesso. Esprimersi è un bisogno umano. Scrivendo su una tavoletta o dipingendo, la cosa diventa fruibile da tutti e si conserva l'espressione.
Tornando a Lascaux, con l’invenzione della scrittura si passa da preistoria a storia. Quello che era un accenno di comunicazione diventa vera comunicazione dell’uomo: c’era un bisogno di comunicare dei messaggi e prima lo facevano con disegni e immagini che vedevano nella vita quotidiana: la caccia, le persone. Ma c’è anche una forma di elaborazione; a volte sono la rappresentazione fedele di ciò che vedevano, a volte era una riproduzione artistica, rielaborata e in questa rielaborazione voglio dire delle cose. Il linguaggio per immagini si è arricchito e evoluto nel corso degli anni. Esempi sono “La Pentecoste” di Giotto o “Il Giudizio Universale” di Michelangelo, che sono religiosi; il quadro di Kandinskij è astratto. Possiamo inventare immagini e storpiare la realtà come fecero Dalì e Guttuso.
La fotografia e il suo sviluppo
Quando nasce la fotografia, viene usata per ogni cosa. Stessa cosa accade col linguaggio visivo. Perché Platone e Aristotele? Mito della caverna di Platone: egli diceva che gli esseri umani non hanno un contatto diretto con la realtà, noi vediamo solo le ombre come se vivessimo in una caverna con un fuoco che proietta le immagini sul muro. Quindi, creare un’immagine significa rappresentare quello che vediamo, ovvero l’ombra della realtà (noi conosciamo la realtà per immagini).
Nell’uomo preistorico c’era questa visione anche senza avere la tecnologia odierna; la potenza delle immagini era già presente. Immagini in movimento ci danno la conoscenza. L’espressione per immagini è naturale e fa parte dei sogni; il cinema è dentro di noi anche senza la tecnologia. I Sumeri prima di Freud avevano interpreti dei sogni, anche Artemidoro, greco, li interpretava nell’Onirocritica. Secondo Freud, i sogni sono la porta d’ingresso dell’inconscio. “Casanova” di Fellini è un film molto onirico.
Nell’ottica Platonica possiamo solo vedere immagini della realtà. La creazione è una mimesis, quindi imitazione della realtà senza mediazione concettuale. Ad esempio, la foto di Nino Migliori “Il tuffatore”, è la bellezza del momento. Altra foto (disegno) del cavallo con le zampe staccate dal suolo: non c’è un messaggio, ma la bellezza del momento.
Interpretazioni della realtà nel cinema
Nel 1872, un imprenditore americano fece una scommessa sui cavalli sostenendo che ci sia un momento in cui le zampe sono staccate da terra, e con la fotografia ci riuscì, ma il cavallo non ha le gambe distese ma ritirate: quindi, non è così bella come nel disegno. La ricerca della bellezza porta a falsare la realtà e a superarla; questo accade nel film “La vita è bella” dove è stata un po’ travisata la storia dimenticando cosa accadeva nei lagher.
Cinema, fotografia e TV si basano su questo: quasi creare un altro mondo come “Matrix”. Molte rappresentazioni sono basate su realtà alternative o anche “The Truman Show”. Truman vive la sua vita e pensa sia così, mentre tutti gli spettatori sanno che è finto. Questo film mette insieme l’idea dei due mondi diversi.
Il pensiero di Aristotele
Aristotele invece afferma qualcosa di opposto a Platone: noi siamo completamente parte di questo mondo, possiamo cambiare le cose, noi conosciamo attraverso l’elaborazione della realtà, impariamo interpretando e storpiando la realtà. Questa è l’idea di espressione artistica di Aristotele; inoltre, questo ci dà piacere.
Il film “JFK” non racconta cosa accadde a Kennedy ma racconta la versione di Oliver Stone, cosa lui crede che sia successo, è una sua interpretazione. Nessuno sa cos’ha fatto il killer; a volte cinema, fotografia e TV interpretano la realtà.
Film italiani sulla mafia presentano due tendenze: chi racconta cosa è successo sicuramente, e chi racconta supposizioni come “Il caso Mattei” che mostra solo le cose successe. Il rischio di interpretare la realtà è quello di interpretarla troppo, creando uno stereotipo e andando su categorie facili. Ad esempio, il sondaggio recente su fidanzate dell’est, per rendere l’interpretazione più immediata, incaselliamo tutti gli elementi in facili pregiudizi. Nell’esempio è stereotipata la donna dell’est e quella italiana di conseguenza, e anche dell’uomo. Ognuna delle due visioni di Platone e Aristotele ha dei limiti.
Scrittura e immagini
Da “Le metamorfosi” di Kafka, dove un uomo si sveglia scarafaggio, su questa scena sono stati fatti tanti tentativi di disegno. Leggendo il libro, ho un’informazione alla volta; nell’immagine ne ho tante tutte insieme e siamo noi a costruire un percorso.
| Scrittura | Immagine |
|---|---|
| Cognitiva | Emozionale |
| Un’informazione alla volta | Molte informazioni in un attimo |
| Fruitori istruiti | Per tutti |
| Detta il percorso del lettore | Fruitore libero |
| Spazio all’immaginazione | Limiti all’immaginazione |
| Favorisce l’introspezione | Scoraggia introspezione |
Cinema, fotografia e TV non sono a sé stanti; sono quello che la tecnologia ci consente di fare con immagini, soddisfano il bisogno di esprimersi con le immagini, coerentemente con la tecnologia disponibile. Sin dalla preistoria, abbiamo convertito il bisogno con ciò che avevamo a disposizione.
Origini e sviluppo della fotografia
Cronologicamente, la fotografia è il primo rispetto a cinema e TV. Vedremo come l’uomo l’ha immaginata prima che ci fosse e vedremo lo sviluppo della tecnologia, vedremo le principali correnti dell’800. Viene inventata negli anni ’20 dell’800 e per tutto il secolo ci sono sperimentazioni, è il calderone della sperimentazione. Invece, nel ‘900 alcune correnti prendono il sopravvento e si sviluppa anche in relazione al cinema: la fotografia è costretta a cambiare il suo modo di produrre significato.
La fotografia immaginata: la fotografia ha sempre fatto parte dell’idea dell’uomo. Euclide studiò l’ottica applicata alla tecnologia, cercando di capire la tridimensionalità che noi cogliamo e che va oltre la visione binoculare. Egli trovò che le linee parallele viste da lontano non sono viste come tali, è possibile pensare a una prospettiva per dare a chi guarda sensazione di rilievo (nel ‘400 studi di rilievo).
Anche Leonardo studiò la visione binoculare; nel ‘500 c’è una descrizione della camera oscura. Giovanni Battista della Porta elenca e spiega le illusioni ottiche anche sulla percezione tridimensionale. Nell’800 si comincia a pensare alla fotografia in modo concreto, come qualcosa di fattibile. Vi sono due direzioni:
- Uno sviluppo nasce dalla riproduzione pittorica; c’erano già le litografie con la tecnica di imprimere su una superficie che registra e si coloravano con sostanze; attraverso un rilievo si facevano tante copie.
- Altro settore si sviluppa dalla tecnica della visione tridimensionale attraverso prismi e lenti quindi non una copia ma cerco di capire come l’immagine può essere proiettata con prismi.
Prima fotografia del 1827 di Niépce “Veduta dalla finestra a Le Gras” è una registrazione della realtà senza intervento dell’uomo, è un prodotto visivo: questa superficie ha fatto rimanere su di sé l’immagine reale. È un’immagine molto semplice. Niépce ci arrivò con pittura e litografia, trovò il cloruro d'argento e il bitume di Giudea che si colora in modo diverso; quindi, i rilievi della foto sono colorati così, la profondità è data dalla differenza di colori.
Nelle prime foto l’esposizione è lunghissima, non potevano scattare foto di soggetti in movimento, stavano in posa 12-13 minuti. Non gli si riesce a dare immediatezza; sono quadri astratti e freddi, da questi primi esperimenti ancora non emerge la vera fotografia. Un chimico francese, Daguerre, contatta Niépce e costruisce il dagherrotipo, la prima macchina fotografica e cominciano a fare foto. Unica cosa è che non si possono fare delle copie ma la cosa ebbe un forte eco: si capì che questo era il futuro.
Il governo francese incoraggiò questa ricerca e chiese a Daguerre e al figlio di Niépce di togliere ogni diritto dall’invenzione in cambio di un vitalizio (anche per internet sono stati tolti i diritti per farlo usare a tutti), accettarono e il dagherrotipo si diffuse in Francia (il nome di Daguerre è sulla Tour Eiffel). Dal concetto di riproduzione meccanica con la litografia al dagherrotipo.
Il secondo sviluppo è anglosassone basato sulla tridimensionalità: coi prismi si poteva creare un’immagine tridimensionale e Wheatstone nel 1832 creò degli strumenti con specchi e prismi che danno sensazione di rilievo, brevettato come stereoscopio da stereo (solido) e scopeo (vedere). Inizialmente lo applicò sui disegni, disegnava e con lo stereoscopio li vedeva in 3D; con la collaborazione di Talbot lo strumento venne usato per produrre fotografie. Nel 1849 Brewster fece un passo avanti inventando il binocolo, sfruttando l’idea di Leonardo, pone le lenti alla stessa distanza delle pupille.
L’Expo del 1851 a Londra sancì il successo degli strumenti, anche la regina Vittoria era entusiasta, si capì che era il futuro; questo Expo celebrò e attestò l’importanza di questo filone di ricerca britannico, aiutò a diffondere la tecnologia poiché destinata a durare. Sia in Francia che Inghilterra la politica ebbe un ruolo fondamentale: in un paese con l’acquisto dei diritti e nell’altro con l’Expo e la diffusione.
L'evoluzione della fotografia
Una volta che gli uomini si resero conto di avere questo strumento, cominciarono a sviluppare nuovi modi di fare fotografia partendo sia dalla litografia che dalla visione tridimensionale: deve servire a riprodurre il reale ma anche immagini che rielaborano la realtà (un po’ come accadde con la pittura), la fotografia segue questo doppio binario: riproduzione o rielaborazione. C’è un caso in cui questi due modi si incontrano: foto di Hill (pittore e litografo) che venne incaricato negli anni 1860, quando la chiesa scozzese si separò ottenendo indipendenza dal resto della chiesa, di dipingere tutti i padri della chiesa, 470, ovviamente era un’impresa complessa.
Egli venne contattato da Adamson, ingegnere chimico, che gli offrì una soluzione: fotografarli con le nuove tecnologie a gruppi o singolarmente e poi creare il quadro unendo le foto. Arte e tecnologia si combinano risolvendo un problema. Non è eccelso come risultato, ma fu straordinario per l’epoca: a metà tra foto e pittura. Nadar, che era un pittore e fotografo, usò la stessa tecnica per produrre un suo Pantheon (regno degli dei) riunendo in un’opera tutte le personalità dell’epoca come Baudelaire, Rossini, quindi fotografò tutti i personaggi montandoli insieme.
Ebbero anche l’idea della fotografia aerea, sorvolò Parigi facendo delle foto nel 1860 scoprendone l’importanza (Google Maps e Earth nascono da qui, immagini coi droni, satelliti) inizio di una cosa che ha cambiato la vita. La fotografia è vista come interesse dai pittori, cosa che accade anche con la TV dove molti registi del cinema si cimentarono qui; quando ancora non è chiara la direzione del nuovo mezzo ci sono dei collegamenti, c’è il bisogno di provare il nuovo, quindi alcuni pittori si misurarono con la fotografia scattando un’immagine e rielaborandola.
D’altra parte, i fotografi capiscono che il mezzo è ancora acerbo quindi ritoccano le foto con un po’ di disegno per migliorarle. Samuel Morse, per evitare la posa immensa della figlia, scattò una foto mossa e la ritoccò.
Tecnicamente, la fotografia si sviluppò da un lato col dagherrotipo che dà un’immagine più nitida ma viene sfocata, non dà il dettaglio di grandi spazi; invece, la calotipia è meno nitida ma va bene per grandi spazi e architetture: la prima viene usata per ritratti e l’altra per paesaggi. Le persone devono stare 15 minuti in posa; le foto non sono naturali quindi non si differenziano dalla pittura proprio per l’acerbità del mezzo. Quando si fotografa una città va fatto senza persone che si muovono; le prime foto di città sembrano fantasmi, città falsata. E anche quando si fotografano le persone sembra tutto finto perché stanno ferme in posa. La tecnologia pertanto non è arrivata al punto.
Se non posso fotografare città vive, fotografo quelle morte quindi si sviluppa nell’800 la fotografia collegata ai siti archeologici (forte sviluppo dell’archeologia); foto del teatro di Taormina. Comincia a essere riconosciuta come un’arte e cominciano dei viaggi di coppie artistiche: fotografo e scrittore, immortalando statue e siti archeologici. Maxime du Camp va con Gustave Flaubert dal 1849 al 1851 in Egitto e nord Africa e al ritorno fanno un resoconto fotografico del viaggio col primo editore di libri fotografici Blanquat-Evrard. In questo libro fotografico, le foto sono di qualità bassa “Egypte, Nubie, Palestine e Syrie: dessins photographiques pendant les annes 1849, 1850, 1851” con 125 foto che erano tante.
Eugene Piot e Teophile Gautier fecero un libro fotografico sull’Italia. In Italia, la fotografia si sviluppa grazie ai fratelli Alinari: l’idea che la fotografia dovesse conservare i beni artistici e culturali, quindi catalogano le opere importanti in Italia, una sorta di censimento “Grande catalogo”, è una rivoluzione di storici dell’arte. Possono analizzare l’opera senza andare ovunque nel mondo per vederla; idea che la foto conserva idee.
Fotografare il territorio: segmento importante in Italia, nasce questo genere, idea che posso fotografare un territorio senza esseri umani come unico protagonista, è un soggetto autonomo, senza architettura. La foresta, il mare sono degni di essere oggetto di fotografia, la natura è un oggetto fotografico mentre prima era uno sfondo. Gustave Le Gray per primo, superando il problema dell’esposizione, fotografò il mare in tempesta cogliendo la dinamicità dell’onda. L’immagine non è molto pensata ma la rivoluzione sta nel soggetto nuovo che vale la fotografia.
In Italia ci sono i fratelli Bisson, ma Vittorio Sella si specializzò nella montagna, piemontese e molto celebrato perché per i tempi e gli strumenti fece cose straordinarie; foto delle Alpi e dell’Himalaya, i fotografi si accodavano ai geografi e antropologi per mostrare territori sconosciuti a chi non ci era stato, vivevano coi popoli del Pacifico ad esempio. Andavano nei luoghi remoti con antropologi e geografi e la fotografia si accreditò il ruolo di stare al passo con letteratura e scienze. Gli studiosi descrivevano a parole i luoghi; la fotografia da allora li fa vedere. Le foto hanno persone che però sono una piccolissima parte, la cosa principale è il paesaggio, l’uomo non domina la natura ma è parte di qualcosa di maestoso.
C’è un’altra curiosa utilizzazione: i pittorialisti, detti anche pre-raffaelliti, che facevano foto e le ritoccavano con colori e forme. Robinson fotografava con doppia esposizione montando inoltre i negativi e non i positivi. La foto può dare qualcosa anche nel ritratto, mentre con la pittura puoi modificare, la pittrice Cameron scatta foto di donne con interpretazione dei visi, donne dell’800 che sembrano molto più reali e che le rielabora col chiaroscuro. Il pittorialismo porta molto oltre questo sistema, ritoccando molto le foto. Era una visione nuova e straordinaria della donna.
Il cinema e la sua evoluzione
La fotografia è stata nella mente umana sin dall’antica Grecia, si è sviluppata in modo scientifico e in modo artistico, dando origine alla rappresentazione della realtà o alla sua rielaborazione. Da qui, più correnti che sfruttavano le potenzialità del mezzo.
Origini e sviluppo del cinema: è fondato su quello che un grande regista, Bergman, ha definito un’imperfezione fisica, cioè il nostro occhio se vede una sequenza di immagini a 16 frame al secondo le coglie come un movimento unico, non le coglie come immagini diverse ma una sola. I fratelli Lumière progettarono la prima macchina che registrava e proiettava su una superficie questo movimento, vista come fonte di spettacolo straordinaria, si capì che questa arma era decisiva per coinvolgere il pubblico. Il primo video è l’uscita da una fabbrica Lumière: c’è una macchina ferma che riprende la scena, era ciò che accadeva ogni giorno ma c’è un senso di costruzione dello spettacolo.
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