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Esistono o no le idee innate?

Ovvero conoscenze che il soggetto, la mente, la ragione, l’anima, l’io possiede dalla nascita:

Concezione razionalista

Cartesio sostiene che le idee innate esistono. Sono conoscenze indipendenti dal fatto che ci sia esperienza.

Concezione empirica

Locke e Hume affermano che non esistono idee innate; l’uomo non possiede alcun contenuto conoscitivo senza l’esperienza del mondo esterno mediata attraverso la sensibilità.

Concezione mediatrice di Kant

Dal punto di vista del contenuto della conoscenza, appoggia gli empiristi (perché senza la sensibilità del mondo esterno non si hanno conoscenze positive), ma della forma della conoscenza appoggia i razionalisti: esistono strutture a priori (prima di ogni possibile esperienza) che sono proprietà della ragione. Conosciamo con i sensi ma anche concettualmente.

Cartesio

Iniziatore dell’età moderna, cioè in ambito filosofico è finita la stagione della filosofia scolastica (praticata durante il medioevo e durata circa 1000 anni, dal 400-500 d.C. al 1300-1400 d.C.). Il medioevo è stato pieno di attività intellettuale di alto livello, non è l’epoca buia di cui si parla, ha strutturato la forma del pensiero occidentale in maniera forte con le università. Questa età mette al centro del mondo l’essere umano. Archivia e rifiuta inizialmente la tradizione, si propone di iniziare a fare filosofia ed esercitare l’intelligenza umana in funzione della conoscenza del mondo, del progresso e del benessere dell’essere umano nel mondo facendo astrazione, cioè indipendentemente da come era stata fatta fino a quel momento. Nota bene: non rinuncia alla filosofia didattica, la rivede in base al progresso che si è verificato.

Con lui non inizia l’età moderna, riflette sul cambiamento delle cose, sul progresso e sulla necessità di un nuovo metodo di conoscenza rispetto a quello che è stato seguito fino ad ora.

Filosofo del soggetto

Passa all’uomo come soggetto e al suo rapporto con il mondo. Il metodo e il suo fondamento si trovano all’interno del soggetto, nelle capacità strutture e contenuti nell’anima individuale. La correlazione tra anima e Io si stanno saldando. L’Io è il soggetto, ha più peso l’individualità, Cartesio mira alla fondazione di un metodo da cui si colga la verità in maniera universale. La base dell’universalità del sapere si può attingere di partenza dal soggetto, dall’Io prima di ricercarla fuori.

Fondatore del razionalismo

Corrente della filosofia moderna in cui la ragione è il principale organo di verità (grazie al quale si ha una nuova visione del mondo). Razionalismo equivale a innatismo (conoscenze innate, a priori, conoscenze impresse nell’anima indipendentemente dall’esperienza). La ricerca del fondamento nell’Io e nell’anima sono coesi con il razionalismo, poiché se si riesce a trovare all’interno dell’anima (qualcosa che ha più prossima a sé e può indagare in maniera diretta) contenuti originali uguali per tutti, il problema di costruire una verità che vada bene per tutti a partire dall’Io è in prima istanza risolto. Se si trova all’interno di ciò che è uguale e accessibile a tutti come ciò che gli è più intimo, perché nell’anima riposa l’Io e in questa ci sono contenuti propri che di partenza uguali per tutti e non dipendono dall’esperienza, la base della verità condivisa è garantita. Razionalismo e innatismo si sposano bene con una teoria del soggetto forte che ritenga che nell’Io si trovano i contenuti di verità, qualcosa che valga per tutti e metta al centro l’individuo.

Vita

  • 1596 - 1650: Nasce a Touraine, muore a Stoccolma.
  • 1604-1612: Educato nel collegio gesuiti (migliore a quel tempo), scrive il “Discorso sul metodo” criticando i loro insegnamenti perché insufficienti per condurre delle indagini.
  • 1618: Si arruola nell’esercito del principe di Nassau (Guerra dei Trent’anni). Gira il mondo (esperienza formativa).
  • 1619: Anno di "illuminazione". Analogamente ad Agostino, ha una sorta di conversione: cambiare il modo di impostare le questioni. Si deve partire dall’io, quello che viene da fuori non devo prenderlo del vero finché non trovo all’interno di me un criterio con il quale attribuire la certezza. Questo criterio si chiamerà evidenza (solo ciò che mi appare a me incontrovertibile dovrà valere come criterio di verità). È soggettiva ma per certe circostanze può essere intersoggettivo (universale) quando quest’evidenza costituisce verità incontrovertibili per tutti.
  • 1619-1630: Militare in Francia, Svizzera e Italia. Studi di matematica e fisica.
  • 1628: Si stabilisce in Olanda; compone le “Regole per dirigere l’ingegno” e il “Trattato del mondo”, trattato di fisica e astronomia in cui sosteneva la dottrina copernicana (non lo pubblica per la condanna di Galilei).
  • 1637: Pubblica la Diottrica, Meteore e Geometria introdotte dal “Discorso sul metodo”.
  • 1641: Pubblica il trattato sulla metafisica le Meditazioni Filosofiche. In seguito trasforma il trattato sul mondo in un sommario per le scuole dal titolo: “Principi di filosofia”.
  • 1649: Scrive le “passioni dell’anima” (trattato di filosofia morale).
  • Muore a causa di una polmonite.

Il discorso sul metodo

Metodo: procedimento di indagine con regole volte ad evitare l’errore e a raggiungere risultati validi. Descrive sé stesso in prima persona in merito all’educazione appresa dai gesuiti. Ritiene che non gli sono stati insegnati i criteri per distinguere il vero dal falso. Per lui il metodo dev’essere: unico e semplice, teorico e pratico, far distinguere il vero dal falso, utile e vantaggioso per la vita degli uomini. La filosofia ha l’obiettivo di conseguire la saggezza e la scienza di tutto ciò che è utile all’uomo.

Per poter definire il metodo si avvale delle scienze matematiche perché lo possiedono già. Però non può applicarsi a tutti i campi del sapere finché il metodo non viene giustificato e viene posto come obiettivo l’uomo o la ragione.

Compito filosofico di Cartesio

  • Formulare le regole del metodo (tenendo presente il procedimento matematico).
  • Una volta individuato il metodo, ricercarne il valore universale con la ricerca metafisica.
  • Dimostrare l’applicabilità del metodo nei campi del sapere.

Il "Discorso sul metodo" è un orientamento all’uso del Lumen naturale (struttura che orienta la conoscenza presente in ciascun essere umano per natura, anche chiamato buon senso. È il punto di partenza per arrivare alla verità), bisogna dare delle istruzioni per usare questa facoltà che tutti possiedono, suddiviso in 6 parti:

  • Considerazioni sulle scienze
  • Principali regole del metodo
  • Regole di morale
  • Sull’esistenza di Dio e dell’anima umana
  • Questioni di fisica e fisiologia
  • Riflessioni sul modo di far progredire le scienze

Considerazioni sulle scienze

“... appena l’età mi permise di uscire dalla tela dei miei precettori, abbandonai interamente lo studio, e risolsi di non cercare altra scienza fuori di quella che potevo trovare in me stesso o nel gran libro del mondo”

“...considerando i costumi degli altri uomini... vi trovavo quasi altrettanta disparità di vedute quanta avevo riscontrata prima tra le opinioni dei filosofi”

Ripresa concettualmente nell’introduzione alla critica della giuntura di Kant: i sistemi della metafisica sono inconciliabili tra loro, singolarmente tutti danno dimostrazioni coerenti, ma globalmente tutti hanno pareri discordanti tra loro. Non si riesce a scegliere il proprio, il problema della verità è ulteriore rispetto a quello della coerenza. Alcune dimostrazioni possono eliminarsi grazie alla dimostrazione dell’incoerenza. Non solo la Doxa è erronea ma anche l’episteme e anche la scienza sono potenzialmente erronee. Cartesio affronta il problema dello scetticismo parlando del dubbio.

“...dopo aver impiegato alcuni anni a studiare nel libro del mondo e a farne esperienza, presi un giorno la risoluzione di studiare anche in me stesso”

Conversione: cerco dentro, non più fuori.

Principali regole del metodo

  • Rivendicazione del “buon senso”, ragione o lume naturale: “... non si può immaginare nulla di tanto strano o poco credibile che non sia stato detto da qualche filosofo” già il buon senso afferma che c’è qualcosa che non funziona.
  • Fine della ricerca è il vantaggio dell’uomo nel mondo: concezione rivoluzionaria rispetto alla logica che guidava la filosofia scolastica e la filosofia a servizio della teologia lì non è un vantaggio per l’uomo perché sa cosa fa, sconta i suoi peccati, cerca di orientarsi in maniera accorta cercando di rispettare le leggi di Dio e spera nella salvezza ultraterrena (qui è il vantaggio, il mondo di partenza è il luogo della colpa). Adesso l’essere umano è al centro, il sapere deve servire a farlo stare meglio nel mondo.

Le 4 regole per dirigersi nella ricerca

  • Evidenza: accettare solo quanto si presenta alla mente in modo chiaro e distinto. Fino a che si hanno dubbi non si è in possesso della verità. È la più importante perché l’evidenza è il principale contrassegno di verità. Tutto ciò che è evidente è vero. Cartesio afferma che: “tutte le cose che percepiamo con assoluta chiarezza e distinzione sono vere”.
  • Analisi: suddividere un problema in sotto-problemi più semplici. Così facendo risulta più semplice trovare la soluzione di un problema.
  • Sintesi: passare per gradi dalle conoscenze più semplici alle più complesse (la matematica si occupa di elementi semplici).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nigrovalentina14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof D'Alfonso Matteo Vincenzo.
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