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IMA
L’attacco ischemico non transitorio ma che determina morte cellulare e quindi infarto acuto del miocardio. La
definizione è che è una ischemia miocardica che porta alla morte cellulare mentre in precedenza non
avevamo la morte cellulare qui si con perdita dell’attività elettrica e meccanica del miocardio quando muore
quel pezzo di cuore non riprende più e soprattutto non partecipa alla eiezione ovvero alla espulsione del
sangue dal ventricolo sinistro. Colpisce la popolazione adulta circa il 5%. In Italia ci sono 130000casi l’anno di
cui 80000 primi infarti e 30000 recidive. Ovvero sono pz che hanno avuto un primo infarto , poi presenta un
secondo infarto , poi fa l’angioplastica e presenta un altro infarto , si fa il by-pass aorto-coronarico e presenta
un altro infarto e perché la coronaropatia non curiamo perché non conoscendo la causa non la curiamo. Noi
curiamo solo gli effetti cioè noi facciamo solo delle terapie palliative non curative perché noi non conosciamo
la causa che ha dato la patologia. Esiste un rapporto uomo-donna 3:1,7:1 ma questo prima della menopausa
poi successivamente nelle donne diabetiche il rapporto si normalizza e diventa 1:1 e nelle donne più anziane
cioè nelle decadi successive vi è un aumento di percentuale di donne che hanno l’infarto perché vivono di più
degli uomini
L’anatomia patologica
Distinguiamo gli infarti transmurali dagli infarto sottoendocardico, non Q. la necrosi può essere dall’endocardio
all’epicardio oppure colpire alcuni strati . oggi con l’introduzione delle statine la maggior parte degli infarti non
sono più transmurali ma sono tutti non Q perché le statine hanno modificato la struttura delle placche
aterosclerotiche , le rendono più stabili delle placche e riducono molto l’entità della diffusione . nell’infarto
transmurale noi troviamo una cicatrice oppure l’aneurisma cioè una cicatrice che è più estesa di quanto fosse
la superficie del miocardio che è stato colpito da necrosi e che soprattutto è una parete che non tiene cioè nel
senso che invece di rientrare durante la sistole si espande e va verso l’esterno. Troviamo l’occlusino
trombotica dell’arteria tributaria o se non altro una grave subocclusione di questa arteria. Se l’infarto non
supera il 5% della massa totale del miocardio non è riconoscibile cioè non da segni di tipo enzimatico né
dolore , né all’ECG. L’entità dell’infarto più comunemente riscontrato è del 10-20% e se invece raggiunge 20-
35% della massa è così grave che compromette l’emodinamica del pz per cui il pz va incontro ad edema
polmonare. Esiste poi l’infarto non Q che in genere è sottoendocardico ma può essere anche a livella degli
stati centrali del miocardio. Troviamo severe stenosi senza occlusione completa e soprattutto le alterazione
della cicatrice che invece di essere transmurale e localizzata solo nel sottoendocardio.
Chi colpisce l’infarto. La prima manifestazione colpisce il 45% dei maschi e 40% nelle femmine, quasi sempre
quando compare l’infarto c’è sempre una modificazione del tipo di angor. L’angina precede del 32% nei
maschi , 56% nelle femmine cioè quasi tutto hanno il campanella d’allarme prima della comparsa
dell’infarto.il tipo di angor si modifica nel senso che invece di essere angina da sforzo diventa angina a riposo
e soprattutto vi è un peggioramento del numero delle crisi. Molto spesso la prima manifestazione è la morte
improvvisa , il pz muore direttamente senza fare la diagnosi . non sempre la causa della morte è l’infarto anzi
è una delle cause meno importante. La sede della necrosi può essere anteriore quando colpisce il setto e la
parete libera del ventricolo sinistro, in genere è colpita la discendente anteriore o l’arteria interventricolare
anteriore. può essere inferiore cioè della parete posteriore del cuore ed in genere è colpita la coronaria dx
oppure a sede laterale e l’arteria colpita è la circonflessa. Il problema è della primissima parte, la prima ora
dell’attacco ischemico non è transitorio e quindi si va verso il necrosi. Mentre nelle fasi più sensibile quarta
quinta ora ed il pz si è già ricoverato noi abbiamo migliorato notevolmente le nostre capacità di intervento
terapeutico ed abbiamo portato la mortalità dal 15-18% degli anni ottanta al 7%. Quindi ci sono stati
grossissimi andamenti dell’attacco, nella primissima fase dell’infarto non c’è stato nessun miglioramento , la
mortalità era ed è esattamente allo stesso livello per un motivo molto semplice perché i pz non arrivano in
tempo. La prima unità coronarica a bari nel 1981 i pz ci arrivavano in terza quarta ora, poi pian piano in
seconda , in prima ed ora alcune ore dopo l’ischemia. Si perde tempo perché il pz non si accorge della gravità
del problema, pensa mi passerà come le altre volte, pensa di chiamare il medico curante e poi di chiamare il
cardiologo e si perde tempo. Il problema è di arrivare in reparto nel più breve tempo possibili, entro un ora 1
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dall’inizio dei sintomi il pz deve essere già ricoverato in un posto perchè la mortalità massima è durante questo
periodo.
I quadri clinici dell’infarto acuto del miocardio: abbiamo delle fasi
La fase più critica è rappresentata dalla primissima parte che è la fase inziale che va fino alla quarta ora che è
detta preospedaliera. Poi abbiamo una fase acuta evolutiva intraospedaliera o periodo di permanenza in
terapia intensiva. il pz ha dolore chiama il 118 o si fa portare al pronto soccorso e si ricovera in terapia in
tensiva ed inizia il secondo periodo. Poi c’è una fase subacuta di predimissione , cioè il pz asce dalla terapia
intensiva cardiologica e va nel reparto cardiologico normale dove finisce di fare la sua degenza e il momento
in cui viene fatta la stratificazione prognostica , cioè si chiede che cosa succederà di questo pz, poi c’è lo stato
post-infartuale che dura i primi 6 mesi e poi la fase cronica tardiva il pz ha avuto pregressi infarti del miocardio
quando avuto l’infarto . la prima fase fino la quarta ora , la fase evolutiva in terapia intensiva sono circa 5 giori
in media e c’è una fase subacuta, di predimissione che vale 4-5 giorni la degenza dell’infartuato senza
complicanze giungono ai 9 giorni, in questi 9 giorni si fa anche la coronarografia e l’angioplastica e il pz esce
già con un quadro più preciso ed anche curato oltre che dell’episodio acuto anche della sua anatomia
coronarica.
La parte iniziale va dalle prime 4 ore, dall’inizio dell’ischemia reversibile fino alla necrosi , è il momento in cui
la massima attività della terapia principe in questi casi che è la trombolisi, il farmaco che serve per scioglere il
trombo, se noi sciogliamo il trombo ricanalazziamo l’arteria poi dopo facciamo la coronarografia ed
eventualmente l’angioplastica, però se arriviamo subito, prima arriviamo, prima iniziano il trattamento , più
probabilità abbiamo di sciogliere il trombo .non bisogna chiamare il medico curante o il cardiologo ma
chiamare il 118 che è attrezzato per trasmettere l’ecg anche a distanza . a bari il 118 attuale è il sistema che
serva per portare il medico con l’infermiere a casa del pz che sta male per motivi X. Quando il 118 arriva a
casa del pz registra l’ecg, questo viene inviato ad una centrale a bari già funzionante che reperta l’ecg e
riferisce al medico o all’infermiere che sta a casa se ha o non ha l’infarto. Si può già iniziare la trombolisi a
livello di ambulanza. Il medico del 118 sotto autorizzazione dei cardiologi di bari iniziare la trombolisi oppure
dire dove il pz deve andare, in quale unità coronarica.. oppure se questo non vi è qualunque persona prende il
malato metterlo in macchina e portarlo al pronto soccorso per defibrillarlo perché la complicanza più grane in
questo momento , alcune volte non assolutamente curabile è la fibrillazione ventricolare, in assenza di
defibrillatore il pz è perso, ogni minuto che passa è un rischio perfettamente inutile che il pz corre. È in corso
una campagna di sensibilizzazione dei pz a non perdere tempo in presenza di dolore toracico ma di chiamare
il 118 oppure farsi accompagnare al pronto soccorso oppure anche i centri attrezzati che sono presenti anche
nelle zone più impervie del gargano o subappenino dauno . si fa l’ecg se il pz ha delle caratteristiche c’è
l’angioplastica primaria cioè il pz non fa terapia medica ma va direttamente in sala di emodinamica e fa la
coronarografia e l’angioplastica . a seconda dei tempi e delle condizioni del pz la centrale operativa può dare
indicazioni o di fare la trombolisi il loco o di portare il pz direttamente in sala emodinamica dove si fa la
coronarografia , l’angioplastica e si aspira il trombo, se i tempi sono più lungo si fa la trombolisi ed il pz fa la
coronarografia o il giorno stesso o il giorno successivo per dilatare l’arteria responsabile dell’infarto. Sono
cambiate le strategie di intervento che prevedono non più l’attesa ma intervenire perché noi abbiamo la golden
hour cioè l’ora d’oro, se non interveniamo entro un ‘ora dall’inizio dei sintomi l’80% degli infarti abortiscono
cioè non si realizzano in quanto noi facciamo la trombolisi o l’angioplastica, si riapre il vaso in un modo o
nell’altro e il sangue nella zona ischemica, se c’è stato un po’ di necrosi, quelle poche cellule morte , tutte le
altre che hanno subito un danno si riprendono , soprattutto quelle intontite che con l’arrivo del flusso
migliorano nettamente. Il problema è che più gente lavora per far contrarre il cuore e meglio si sta ed allora
dobbiamo evitare che il pz abbia un danno, cioè che un certo numero di soldati possa essere distrutti ma no
che i soldati muoiono a caso ma muoiono in aree localizzate o distrettuali , tutto il settore non funziona , gli
altri settori del cuore devono lavorare per supplire questo settore e possono andare incontro a complicanze
che portano all’edema polmonare. Per il 60% di questi pz ha il dolore a riposo o addirittura nel sonno. Il 32%
mentre sta facendo una sforzo ( salire le scale, portare una bacinella di acqua ed anche facendo attività
sessuale ed l’8% dopo sforzo intenso in particolare giocare a tennis che è un gioco individuale, c’è sforzo
tennis. È presente dolore nell’85% dei casi, se non c’è dolore il pz non se accorge , non c’è la complicanza
quindi noi troviamo a distanza che quello ha avuto l’infarto, soprattutto i diabetici che hanno la sensibilità 2
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alterata ed sono coloro che non hanno dolore, nel 27% dei casi inizia con complicanza grave che è l’edema
polmonare acuta, nell’incapacità del cuore di aspirare il sangue totalmente dai polmoni e quindi edema a
livello dei setti polmonari e impossibilità di passarci dell’ossigeno dagli alveoli al sangue e quindi insufficienza
respiratoria. Altre volte non ci sono sintomo , il pz fa l’infarto e muore anche senza accorgersene e molte volte
il pz non si sveglia e muore nel sonno e viene trovato morto . il dolore è retrosternale , irradiato , simile
all’angina , più intenso del dolore dell’angina, il pz che ha avuto già avuto angina si accorge che stavolta è
qualcosa di diverso, è più intensi, più lungo e soprattutto non recede con i nitrati ( la trinitrina), gli stessi pz
hanno già la trinitrina pronta , hanno dolore , si mettono la trinitrina sotto i denti, la schiacciano , la mettono
sotto la lingua e aspettano e si accorgono che il dolore non cessa con il farmaco, e quindi il pz valuta e fa il
paragone su stesso che questo è un fatto nuovo , diverso da un attacco di angina ed abbiamo irrequietezza,
cioè il pz è irrequieto e c’è sempre una alterazione a livello vegetativo caratterizzato da sudorazione
importante. Il pz non presenta assolutamente nulla, è sano all’apparenza, l’esame obiettivo è negativo , ci può
essere un quarto tono un attimino più patologico ma non sempre , oppure ci può essere un aritmia extrasistoli
ventricolari , e qualche volte il pz davanti ai nostri occhi fa la fibrillazione ventricolare oppure la fibrillazione
atriale. L’ecg è tipico , è caratterizzato dal sopraslivellamento di ST, nella zona di distribuzione dell’arteria
occlusa con sottoslivellamento dllea parte opposta cioè nella zona che se è anteriore è posteriore e viceversa.
Altre volte non c’è il sopraslivellamento di ST, invece c’è il sottoslivellamento di ST, di poco nella zona che va
incontro ad infarto oppure compare un onda T alta appuntita oppure compare un onda T negativa simmetrica,
nel primo caso con ST sottoslivellato si evolverà quasi sicuramente verso la necrosi Q transmurale, le altre
volte in genere la necrosi non transmurale , infarto non Q.. possiamo registrare all’auscoltazione e all’ecg la
presenza di extrasistoli, extrasistoli ventricolari sono i più gravi, poi possono notare aritmie atriali (la
fibrillazione atriale ), e presente un’aritmia frequente e grave la tachicardia ventricolare che poi abbiamo visto
degenera nella fibrillazione ventricolare . se il pz ha questo tipo di aritmia , perde conoscenza e se noi
abbiamo il defibrillatore possiamo correggere l’aritmia se non ce lo abbiamo amen. La possibilità di morte
entro le 2 ore è elevata è del 50% in tutti gli infarti e questo è il punto cruciale di cui vi stavo parlando in cui
non abbiamo fatto nessun passa avanti dal punto di vista terapeutico e quello che possiamo fare è far arrivare
il pz in tempo.. la terapia è semplicissima in questa fase: ricovero urgente sedazione del dolore e dell’ansietà e
se è possibile e se ci sono le extrasistoli fare la xilocaina che è un farmaco antiaritmico che permette al pz di
arrivare in maniera corretta al pronto soccorso per ritardare di qualche minuto ( 10 minuti )l’insorgenza della
aritmia ventricolare che può essere fatale per questo pz, fase ancora molto critica , noi dobbiamo incidere la
preparazione , la conoscenze della popolazione per evitare che il pz chiami il medico e il pz raggiunga il
pronto soccorso troppo tardi. Una volta che il pz è arrivato è al pronto soccorso è chiaro che se ha la
fibrillazione ventricolare può essere fatale , se la fibrillazione atriale può essere fatale, se ha l’edema
polmonare acuta può essere fatale cioè tutte le complicanze di un certo rilievo se in ospedale o al pronto
soccorso può ricevere le cure necessarie se invece ciò non avviene tutto questo non è possibile,…. In pz
deve arrivare nel + breve tempo possibile
La fase acuta evolutiva intraospedaliera va dalle 4 ore ad una settimana ma in genere 5 giorni sono + che
sufficienti nei pz che non presentano complicanze che chiamiamo uneventfull , senza eventi. Il pz viene messo
in un letto di terapia intensiva ( la terapie intensive possiedono il monitor localizzato, la