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Caratteri distributivi e tipologia degli edifici

Lez. 1 Introduzione

L’insegnamento riflette intorno ai modi pratici e teorici con cui si trasmette la conoscenza delle opere di architettura, realizzate o semplicemente progettate. Dell’architettura si fa esperienza ed essa è un insieme di pratica e teoria. Marco Vitruvio Pollone (23 a.C.): “Architettura è una scienza, che è adornata di molte cognizioni, e colla quale si regolano tutti i lavori, che si fanno in ogni arte. Si compone di Pratica e Teorica. La Pratica è una continua, e consumata riflessione sull’uso, e si eseguisce colle mani dando una forma propria alla materia necessaria di qualunque genere ella sia. La Teorica poi è quella, che può dimostrare, e dar conto delle opere fatte colle regole della proporzione, e col raziocinio. Quindi è che quelli Architetti, i quali si sono senza la Teorica applicati solo alla Pratica, non hanno potuto giungere ad acquistare nome colle loro opere: come al contrario coloro i quali si sono appoggiati alla Teorica sola ed alla scienza, hanno seguita l’ombra, non già la cosa”.

Egli afferma che pratica e teoria sono una cosa inscindibile in architettura e che a pratica è la manualità/il disegno che da forma alla materia qualunque essa sia che è la dimensione dell’architettura. Con uso inoltre intende i bisogni che l’architetto soddisfa.

Le Corbusier in “Les voyage d’Allemagne e d’Orient”, che è un carnet contenente le sue esperienze di viaggio, mostra che non conta molto il bel disegno (poiché come si può vedere questo è fatto spesso molto velocemente) ma conta assorbire le questioni fondamentali. Alcuni esempi sono degli schizzi sulla Certosa di Ema vicino a Firenze che è molto importante dal punto di vista tipologico per la relazione tre cella del monaco e chiostro/ privatezza e vita comunitaria e che rende evidente l’importanza della “promenade architectura” che è la passeggiata tra il luogo intimo e il luogo pubblico. Altro esempio è lo schizzo di una casa orientale di cui lui sottolinea il meccanismo a turbina dato dalla posizione dei letti che poi lui riprenderà nel suo progetto dell’ospedale.

Louis Kahn: “Prima di tutto voglio dirvi che l’architettura non esiste. Esiste un’opera di architettura. E un’opera di architettura è un’offerta all’architettura nella speranza che quest’opera possa diventare parte del tesoro dell’architettura. Non tutti gli edifici sono architettura”. Dice che esistono degli edifici che fanno architettura e che sono destinati a entrare a far parte del tesoro ossia quelle conoscenze latine pienamente disponibili alla rielaborazione.

Nel corso si affrontano i termini “tipo” e “carattere” e concetti per accreditarne o confutarne la centralità nel dibattito architettonico moderno e contemporaneo. Tipo: dal lat. tўpu(m), dal gr. týpos, propr. ‘impronta’, deriv. di týptein ‘battere’. Esemplare singolo o schema ideale cui sia riconducibile, sulla base di caratteristiche comuni fisse, una molteplicità di oggetti. Il termine tipologia significa letteralmente studio di tipi.

Lo studio è finalizzato alla loro classificazione in gruppi contraddistinti ognuno da particolari caratteri. Per questa ragione la tipologia è rivolta, nell’uso comune, allo studio di tutti quei caratteri che tendono ad accomunare tra loro cose, fatti, persone ecc. in antitesi con i loro caratteri individuali. La tipologia è, in questo caso, uno strumento prevalentemente classificatorio il cui unico scopo è quello di ordinare razionalmente il sapere. Non ha interessi critico-storiografici, ma semmai quello di fornire le basi su cui impostare la critica e la scrittura storiografica.

La parola tipo non rappresenta tanto l’immagine di una cosa da copiarsi quanto l’idea di un elemento che deve esso stesso servire di regola al modello. Modello: dal lat. modĕllus, dim. di modŭlus: v. modulo. L'oggetto o il termine atto a fornire un conveniente schema di punti di riferimento ai fini della riproduzione o dell'imitazione, talvolta dell'emulazione: copiare fedelmente.

Leon Battista Alberto: “Architettore chiamerò io colui, il quale saprà con certa, e maravigliosa ragione, e regola, sì con la mente, e con lo animo divisare; sì con la opera recare a fine tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti, e ammassamenti di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all'uso de gli homini (da De Re Aedificatoria)”.

Il senso dell’architettura sta nella capacità dividere lo spazio che distribuisce il carattere di unicità. Operare un tracciamento mentale/divisare è il primo passo progettuale per dare dignità agli usi degli uomini così da entrare nella dimensione di raziocinio.

Lez. 2 Adrian Forty “Parole ed edifici”

Nel libro si affronta la parola tipo. Forty è uno storico di architettura, arte e filosofia, nato il 1948, con una visione complessa e stratificata dei termini e nozioni che usa, però quando tratta la questione tipologica incorre in totem (nomi che tornano) che vengono da lui contestualizzati in ogni capitolo.

La prima parte del libro affronta la questione del linguaggio applicato all’architettura e le metafore. Parte affrontando il tema del linguaggio del modernismo e proietta il discorso subito su un livello molto particolare della critica storiografica dell’architettura. Egli guarda indietro nel passato ma solo per capire meglio l’attuale in quanto il suo punto di arrivo è sempre la contemporaneità.

Nella seconda parte esplica nozioni approfondendone di ciascuno il proprio humus culturale. Ad esempio “storia” non è una nozione univoca ma ci sono molti punti di vista e “utente” è una nozione che ha avuto la sua auge e poi si è andata perdendo.

Christian Norberg Schulz (1926-2000), architetto norvegese ed eccezionale teorico, viene assorbito dalla cultura italiana e nel suo libro “Genius Loci” dice che la storia dell’architettura dimostra che lo sviluppo dei tipi è essenziale al sistema architettonico. Aldo Rossi (1931-1997) che scrisse “l’architettura della città” disse che il tipo è la vera idea dell’architettura, quella che più si avvicina alla sua essenza.

Il tipo quindi si pone in un sistema e racconta le relazioni dell’architettura o tra gli elementi dell’architettura. Il tipo fa inoltre sempre riferimento al mondo delle idee. Il tipo si divide in morfologico e funzionale. Jacques-Francois Blondel (1705-1774) si occupa del secondo nel suo “Trattato degli edifici”. Si tratta di una raccolta delle sue lezioni tenute all’accademia francese divise in capitoli in base alla funzione degli edifici (edifici per negozianti, case regali palazzi, hotel, ecc.). più che parlare di tipi si riferisce a generi.

Altro esempio di organizzazione dei tipi su base funzionale è Nicolaus Pevsner (1902-1983) che scrisse “Pioneers of the modern movement” libro sostenitore dell’immagine del movimento moderno e “The history of building types”. Egli è un ebreo tedesco fuggito dalla guerra, rifugiato in Inghilterra, che lavora con “The architectural review”. Il suo opposto è Jean Nicolas Durand che scrisse “Précis des leçons d’architecture” la cui particolarità è che si parla nel libro di combinazione degli elementi degli edifici, formazioni delle parti degli edifici, insieme di edifici e composizione degli edifici. Poi sviluppa una serie di esempi sviluppati su una griglia modulare per disporre pilastri, scale, ecc. prima ancora di sapere la funzione poiché ritiene più importante capire la composizione e darsi una logica mentale.

Le tematiche specifiche secondo Forty sono:

  • Difesa dell'idea di architettura come imitazione della natura. Preambolo: “Santa Maria in Valverde” è uno degli esempi più illustri di barocco in Palermo. Gli elementi architettonici vengono deformati (esempio la colonna si fa tortile) e l'architettura si ibrida con la natura. Marc Antoine Laugier (1713-1769), storico e religioso, disse che questo modo di approciarsi all'architettura era di cattivo gusto. È per lui centrale il tema dell'archetipo rappresentato dalla capanna, nata per difendersi dall'architettura, come si può vedere dal frontespizio dell'“Essai sur l'architecture”. Secondo lui la vera architettura è quella nuda, essenziale e spoglia. La tesi principale del saggio è la convinzione che la natura sia il principio originario dell'architettura e della teoria dell'architettura. Una visione peraltro vicina al pensiero di Jean-Jacques Rousseau. A tale principio Laugier unisce la convinzione che l'architettura possa essere interamente determinata dalla ragione, secondo gli esiti dell'illuminismo. Questa doppia radice del suo pensiero si concretizza nell'assunto che l'architettura, per essere razionale, deve essere naturale. Il saggio influenzò notevolmente la cultura architettonica neoclassica, che cominciava ad affermarsi in opposizione al barocco e al rococò. La sua influenza giunse fino a Étienne-Louis Boullée. Quatremère de Quincy (1755-1849) dice che non è vero che sono due cose slegate ma l'architettura imita la natura non quanto nelle forme quanto più nei processi costitutivi (ad esempio la colonna ha una base che simboleggia le radici di un albero, il fusto e un capitello che rappresenta la chioma). Egli afferma che l'imitazione della natura è di tipo metaforico, che tipo è alla base del modello e il modello e l'oggetto fatto e finito disponibile alla ripetizione. Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) è un intellettuale della filosofia positivista e ha sviluppato un concetto secondo cui la vera natura per lui è quella del gotico tedesco. Ad esempio la Cattedrale di Strasburgo abbaglia nell'insieme dalla composizione generale e non per il singolo elementi, rendendo così la sensazione di totalità estasiante come quando si entra nella natura (concetto evidente anche nei quadri di Friedrich). Gottfried Semper (1803-1879) all'interno di “Style” descrive i quattro elementi dell'architettura che afferiscono tutti ad un'arte diversa e che desume da un'opera dell'esposizione universale: focolare domestico, tetto, basamento che rappresenta l'arte di costruire terrazzi e il diaframma che rappresenta l'arte della tessitura intesa come ricucire spazi diversi all'interno del tessuto urbano).
  • Come un mezzo di resistenza alla cultura di massa. Parla di come diventi centrale il tema delle siedlung e il tema della salubrità, concentrandosi su quale sia il destino del paese guardando in particolar modo agli interessi economici e sociali. Su queste città hanno costruito la loro fama architetti come Walter Gropius. La questione tipologica finisce così per concentrarsi sugli aspetti funzionali e sul settore industriale, si ragiona su quale sia il contenitore più funzionale e sugli oggetti che possono facilitare la vita dell'uomo. All'inizio degli anni venti il settore tipologico comincia a migrare dal settore industriale a quello dell'architettura. Però è ancora un'architettura ancora strettamente legata al mondo dell'industria e a quel modo di sentire. Un esempio sono le case di Le Corbusier.
  • Ottenere continuità. A partire dagli anni '60 nasce il problema per cui il mondo inizia ad avvertire che il modernismo è un modernismo che impoverisce a causa di una logica produttiva basata sul consumo di massa (produzione sempre uguale e mai sottoposta ad una revisione critica ma solo assorbita). Questo concetto viene però in Italia spesso filtrato come ci dimostra nel secondo dopoguerra la torre Velasca che, con i suoi costoloni, diventa un ibrido tra torre medievale e costruzione contemporanea. Si disse agli italiani che non avevano coraggio di approcciarsi all'architettura moderna e che erano troppo storicisti. Rogers rispose dicendo che gli architetti italiani facevano un'architettura che rispondeva ai bisogni dell'uomo. Secondo Rogers la continuità è l'atteggiamento progettuale che tiene insieme i progettisti dell'epoca sia più anziani che più giovani (essere in continuità col tempo ed esser parte della storia). Salerno Muratori è tra i primi del tempo a sporcarsi le mani con il materiale della città storica. Egli nel libro “Storia operante dell'architettura edilizia” fa una mappatura della città storica di Venezia riconoscendo le tipologie formali di edifici e spazi aperti perché ritiene fondamentale studiare il passato per capire come progettare il nuovo. Aldo Rossi dice che il tipo si è sviluppato nella città a partire da una questione morfologica a prescindere dalla funzione e che il tipo persiste a prescindere da cambio di funzione (ad esempio la forma della basilica palladiana permane nonostante il cambiamento di funzione da luogo pubblico a religioso). Ciò è la riprova che secondo lui sul tipo si può costruire una teoria data delle costanti presente nelle città che diventano il fulcro di una teoria dell'architettura. Una volta assorbito questo concetto si può allora introdurre il concetto di analogia, ossia, che io posso incastrare il mio edificio nella forma della città per analogia.
  • Alla ricerca di significato. Ad un certo punto si comincia ad avvertire Vittorio Gregotti, che scrisse “il territorio dell'architettura”, dice il tipo della cellula abitativa così come è stat analizzato ha portato a cose nefaste. Il vero senso dell'architettura lo si trova nella scale territoriali più ampie e nel contesto. Finché l'alloggio sarà pensato di per sé noi continueremo in un vicolo cieco. Se invece lo collochiamo in un contesto, gli diamo significato, poiché lo modifichiamo in base alle caratteristiche dell'intorno e manipoliamo la spazio al fine di valorizzarlo. Per capire meglio il rapporto tra tipo e significato parliamo del progetto di Roosevelt Island a Manhattan, un lotto rettangolare che riprende la griglia fortissima della città e il vuoto centrale che rimanda a central park. La volontà è quella di costruire una piccola New York con al centro un parco e con una griglia sia morfologica che strutturale.

Lez. 3 La villa

Il concetto di tipo è instabile ed è complesso e distribuzione e tipologia sono chiaramente legati. Colin Rowe scrisse “The mathematics of ideal villa” e disse che la villa ha bisogno di essere qualificata dal punto di vista tipologico tramite dei caratteri distributivi principali. Questi elementi sono la non adiacenza ad altre case e la sua separazione da queste tramite il giardino che ci fa intendere il rapporto stretto tra villa e natura, la recinzione che è l’elemento che comunica con lo spazio urbano, la maggiore libertà progettuale proprio grazie alla relazione con il paesaggio, e la scala. Quest’ultima è la più importante dal punto di vista distributivo, in alcuni casi essa è stata vista come un elemento sacrificabile ad esempio da Mies Van Der Rohe che affronta il tema della villa ad un solo piano. In altri casi il tema dei diversi livelli viene surrogato da scale nella forma di pochi gradini che creano un dislivello per unire spazi come nella villa di Adolf Loos.

James Ackerman (1919) è uno dei massimi studiosi di Palladio che scrisse il libro “La villa. Forme e ideologie della casa di campagna” interessante fin dal titolo. La villa secondo lui, è l’evoluzione di un tipo più grande che la contiene ossia la casa di campagna. La villa è una forma ma anche un’ideologia per questo parla di idea. L’idea di villa attraversa tutta la modernità ovvero dalla scoperta dell’America (1492) a oggi. Interessante come Ackerman imposta la questione della villa e cosa la rende così singolare. Ne parla in senso antropologico, nell’intimo rapporto diretto tra artificio e natura. La villa nasce in epoca romana e ne parla persino Virgilio nelle “Bucoliche” dello speciale rapporto tra città e campagna/ obblighi della città e piacere della campagna. Le ville romane erano incredibili fucine produttive per la vita rurale, al cui interno vi era anche una zona destinata al signore che è una parte dove si esprime il piacere di vivere in campagna. Ciò avviene fino all’epoca rinascimentale della quale Ackermann parla riferendosi alle ville medicee con una forte relazione con la campagna che vedrà la sua apoteosi con Palladio. Quest’ultimo è un cultore appartenente al circolo nel quale le persone a lui vicine sono fortemente convinte che il ritorno dell’immagine della villa di campagna sia la massima espressione di modernità dell’epoca.

Attraverso Palladio si stabilisce una precisa immagine della città nella cultura cinquecentesca e rinasce così forte che il moderno ancora non la scalfisce e il suo programma tipologico proseguirà fino al 1900. Il libro di Ackermann passa poi a descrivere il ruolo del giardino paesaggistico che si dilata notevolmente. Il personaggio che incarna questo passaggio è Thomas Jefferson (1743-1826), presidente degli Stati Uniti, architetto e filosofo. Si deve a lui un’azione politica che dà inizio alla conquista del west e orizzonti non ancora disponibili. Egli dice che una volta costituito il rapporto architettonico con il luogo, questo rapporto sia ufficialmente illimitato.

Ci sono due declinazioni di questo concetto: primo Ackermann lo descrive come l’affermazione del pittoresco e vernacolare illudendo ad una dimensione più intima e secondo è quello che attraverso l’espressione del romanticismo ci porta direttamente alla grande epopea della villa moderna che egli individua in due protagonisti principali (Wright e Le Corbusier).

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/14 Composizione architettonica e urbana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher persic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Caratteri distributivi e tipologia degli edifici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Gritti Andrea.
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