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Canto II Inferno Divina Commedia

Appunti di italiano sul Canto II dell'Inferno Divina Commedia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Bettoni dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Italiano docente Prof. F. Bettoni

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“io mi confortai”—> il gesto ha un effetto immediato. !

• v.14—> “qui” vuol dire all’inferno, “conviene lasciare ogni sospetto”—> non dovrà aver timore.

• Riferimento al canto secondo e all’intervento delle donne benedette. !

chiasmo “convien ogne” “ogne vilita convien”. qualità che dante non deve avere, mentre sono

• le caratteristiche che hanno i peccatori. Viltà è la mancanza di coraggio. Viene usata questa

parola perché Dante troverà in questo canto i peccatori che abbiamo a volte chiamato

pusillanimi, ignavi o vili. Termine anticipatori a chi incontrerà per primo all’interno dell’inferno. !

metafora: “convien che qui sia morta”—-> serve a rassicurare Dante, come i gesti di Virgilio. !

• “genti dolorose”—> perifrasi per indicare i peccatori. dolorose, figura etimologica prosegue

• dalla porta viene ribadito al verso 17. —-> area semantica del dolore, tema secondario del

dolore. !

“perduto”—> riferimento alla “perduta gente”—> impossibilità di recuperare nei confronti di Dio

• da parte dei peccatori. nessuna possibilità di salvarsi. !

hanno perduto il “ben dell’intelletto”—> hanno per la ragione, la possibilità di vedere dio e di

• capire la verità che è contenuta nella figura divina e dunque hanno perso la possibilità di

vedere Dio. !

contrasto “sospetto e intelletto”—-> rima semantica per opposizione. Sospetto paura di chi ha

• peccato, intelletto prerogativa dell’anima corretta. !

iterazione “mi”—> il viaggio allegorico è un esperienza di Dante il prima persona,

• soggettivismo. ma che lo compie anche in relazione all’umanità intera. Idea di viaggio, homo

viator, pellegrinaggio, viaggio di redenzione. !

“le segrete cose”—-> l’inferno è segreto perché non è accessibile agli uomini, metafora per

• l’inferno. usa la parola “cose” per dire che sarà segreto tutto per chi è vivo, generalizza la

situazione. !

! V 22-30!

• inizia una nuova sequenza: è entrato e prova dolore per i suoni e entra per la prima volta in

• contatto con l’ambiente infernale, ambiente costituito da anime di peccatori e paesaggio. !

3 terzine descrivono l’ambiente infernale !

• prima sfera sensoriale che viene sollecitata: udito. !

• “guai”—-> onomatopea per il verso del cane, indica il dolore di quando il cane piange. !

• sente “sospiri, pianti e alti guai”—> climax ascendente, c’è una prima impressione di

• disumanizzazione per questo Dante Piange perché è spaventato da questi suoni. !

l’udito è importante (v.23) perché è un luogo oscuro, buio fitto, non c’è il cielo. “risonavan per

• l’aere sanza stelle “—-> senza speranza, quindi senza Dio. Simbolismo cromatico e spaziale.

Ambiente unico, a cui dante non è abituato. é completamente diverso dalla terra. !

Ambiente infernale—> funzione simbolica di rappresentare l’assenza di Dio. L’uomo senza di Dio

• è perduto per sempre. !

Reazione immediata di Dante piange perché ha paura (24). tema secondario della paura nel

• canto I torna.!

Ambiente: esperienza violenta che esprima grande drammaticità. !

• Seconda strofa: udito. !

• “diverse lingue”—-> per dare l’idea di un ambiente caotico. In tutto questo caos ci sono anche

• suoni di percosse (si picchiano). !

Il fatto che lui lo senta e basta viene amplificato dai suoni. !

• Climax discendente dalle lingue che diventano “voci alte e fioche”. voci si affievoliscono. !

• Dal punto di vista fonico 2 terzine: “r” esprima una connotazione violenta e dura e trasmette

• l’idea del dolore dal punto di vista fonico. “l” —-> dà l’idea di un rumore costante, che non cessa

mai. riproducono i versi che emettono i dannati e l’idea di caos e il fatto che siano sempre dei

vocaboli al plurale trasmette l’idea di una massa. !

sensazione trasmessa da tutte queste enumerazione è contenuto nell’onomatopea del

• “tumulto”—> allitterazione della “u, vuole riprodurre dal punto di vista semantico il suono ed

esprimere questa idea di caos. !

tumulto è paragonato attraverso una similitudine ad un “turbo”—> tempesta di sabbia. L’idea di

• grandissima confusione e di un rumore sordo, indistinto. !

“sempre”—-> avverbio di tempo, tema dell’eternità. enjambement e allitterazione della “s”

• travolgono dante nella confusione. !

“aura sanza tempo tinta”—-> aria scura, vuole dire che all’inferno non c’è un’alternanza giorno

• notte, stagione, anni, è tutto sempre uguale ed uniforme simboleggiando l’eternità. Tutto è

costante ed eterno. !

paesaggio in analogia con i Dannati. L’atmosfera, il paesaggio, le grida, la sfera sensoriale

• dell’udito esprimono questa analogia. !

ultima terzina viene costruita la sinestesia del tumulto e della rena, perché sia il rumore che la

• vista è annebbiata. colore predominante è l’oscurità, il buio perché Dio è assente dall’inferno. !

sensazione che dante ha provato in prima persona e di conseguenza la vuole esprimere così

• come l’ha vissuta al lettore. Per questo utilizza le sfere sensoriali. !

!

V.31- tema del peccato e del tema del contrappasso!

Dante non conosce il paesaggio infernale, “segrete cose”, pone delle domande al suo maestro. !

• Virgilio ha questa funzione e spiega ogni cosa che Dante si trova davanti. !

• ripetizione dell’epiteto “maestro”—-> affetto e vicinanza. !

• “e io ch’aveva d’error”—-> error può essere inteso come dubbio o paura e timore. Metafora della

• “testa cinta” vuol dire che la sua mente è circondata da questi dubbi, timori e paure. !

Struttura parallela a quella precedente, domande di dante, risposta di Virgilio. Per mettere in

• evidenza la funzione essenziale di Virgilio all’interno del canto: guida e il maestro. !

“odo”—> fa riferimento all’udito in quanto vi sia una grandissima difficoltà a vedere perché

• l’inferno è caratterizzato dall’oscurità. !

“gente”—> torna l’idea della massa, del gruppo di dannati. non vengono nominati uno a uno

• perché mancano di dignità.!

Figura etimologica del dolore “duol” come nelle terzine precedenti. !

• “duol di vinta”—> metafora, per dire che il dolore le sopraffà. Dal punto di vista morale ormai

• sono destinati alla dannazione. !

“cinta, vinta e tinta”—> allitterazione di nt nella rima dà l’idea dell’impossibilità di cambiare la loro

• situazione. Mancanza di volontà. Non possono opporre nessuna resistenza. !

v.34- spiegazione di Virgilio. !

• anime che hanno vissuto senza l’infamia e senza lode sono gli ignavi. Gli ignavi o pusillanimi o

• vili sono definiti da questa perifrasi “coloro che visser senz’ infamia e senza lodo”. Isocolon serve

a mettere in antitesi due apposti. Non sono abbastanza cattivi ma neanche degni di lode. Dio dà

all’uomo il libero arbitrio= l’uomo ha la capacità intellettiva di scegliere il bene dal male. I vili non

hanno usato un dono che dio ha dato loro, non hanno sfruttato questa possibilità e non hanno

compiuto ne il bene ne il male, sono rimasti passivi, impassibili. !

Assonanza “modo, coloro, loco, coro, fuoro” lettera “o”. Rima + assonanza—-> trasmette una

• connotazione di cupezza agli ignavi. !

v.37- Mischiate sono a quel cattivo- anastrofe indica il caos nel quale sono coinvolti - esprime la

• loro condizione di peccatori (sinonimi: misero, triste cattivo) .!

insieme ai vili ci sono gli “angeli”. gruppo di angeli che in quel momento di ribellione di lucifero

• non si è schierato ne da parte di dio ne dalla parte di lucifero. non si sono ribellati ma non sono

neanche rimasti fedeli a dio e hanno agito solo per se stessi. Immagine è mutata da delle

interpretazioni popolari dai testi sacri. Non si trova nella bibbia, ma è stata inserita per una lettura

popolare. l’immagine degli angeli vuole ribadire l’importanza di usare il bene. !

I cieli li cacciano perché non sono degni di rimanere in cielo. ma allo stesso tempo non li vuole

• nemmeno l’inferno più profondo perché non hanno osato abbastanza ribellarsi a dio. Non li

desidera nessuno, né l’alto né il basso. !

La loro mancanza di dignità, enfatizzato dalla negazioni “non”, ci sono molte litoti “alcuna”. Non li

• vuole nessuno. !

terzina di riposta di Virgilio servono alla presentazione degli ignavi. (34-42) Sono presentati come

• una massa. L’idea di massa sta nel plurale “l’anime”, “cattivo coro”, “angeli,” il pronome

“caccianli”, “li riceve”, “d’elli”—-> sempre dipinti come un gruppo indistinto. !

inversioni sintattiche “caccianli i ciel” mette enfasi sul verbo, indica il verbo di cacciare cioè il

• disprezzo per costoro. !

chiasmo con “inferno riceve” e”caccianli i ciel” (alliterazione della “i”)!

• verbi posti all’apertura e chiusura del verbo—> posizione metricamente forte nel verso. !

!

v.46-54 !

Rime che tornano all’interno della commedia che vogliono indicare la drammaticità della loro

• situazione. “forte, morte”. Lamento talmente forte che in rima con morte fa pensare che loro

preferirebbero morire, piuttosto che stare in questa condizione. !

di nuovo viene iterato l’epiteto “maestro”!

• sfera sensoriale dell’udito “lamentar li fa sì forte?”. !

• punto di vista fonico: pesantezza di questa condizione e di conseguenza il dolore e il tema del

• peccato. Loro sono in questa condizione perché hanno peccato. allitterazione della “r”!

enjambement dopo “greve” che enfatizza questa parola, sempre con il suono duro della “r”. !

• sta chiedendo perché gridano così tanto, di chiede Dante? !

• Virgilio risponde: te lo dirò molto brevemente. Risposta breve è perché questi dannati non sono

• nemmeno degni di una lunga spiegazione. Hanno una condizione così bassa che non dobbiamo

nemmeno perdere tempo. “non ragioniamo di lor, ma guarda e passa”.!

hanno una vita “cieca” (metaforicamente ciechi) e “bassa”. la vita è cieca perché ora sono in

• una condizione di buio eterno che significa che non c’è la luce perché non c’è Dio. la loro vita

che non gli ha fatti scegliere, e vedere il bene di conseguenza sono all’inferno in una condizione

di oscurità perenne, privi della speranza. !

la loro vita è bassa perché sono così passivi che non hanno una morale, sono al di sotto degli

• altri dannati. richiama il simbolismo spaziale. hanno una condizione di mancanza di dignità e

inoltre sono all’inferno. !

cieco —> simbolismo cromatico, oscurità!

• basso— >simbolismo spaziale.!

• legge del contrappasso: perché loro non sono lì in tranquillità ma verranno sottoposti a una pena

• molto severa. !

termine dispregiativo “ invidiosi”—> anastrofe mette in evidenza la loro bassezza morale ed

• etica. !

V-49-51!

• “mondo”—-> soggetto del verso. V.49 è un iperbato, sintassi sovvertita per mettere in rilievo la

• parola “fama”. Non sono degni di essere ricordati. !

idea di massa “loro”. !

• “misericordia e giustizia”—> attributi di Dio, divini. il mondo terreno non li ricorda, dio li sdegna, di

• conseguenza anche noi non “ragioniam di lor, ma guarda e passa”.!

Uso della negazione, litoti, mostrano questa assenza di dignità, non vale la pena. !

• “guarda e passa”—> guarda oltre, si collega all’idea del cammino verso il regno dell’oltre tomba. !

• V-52- Contrappasso: il legame che intercorre tra il peccato commesso e la pena la quale le

• anime sono sottoposte. Tale legame può essere costruito sul principio dell’analogia o del

contrasto. !

principalmente per opposizione: sono costretti a correre incessantemente (ignavi) !

• tuttavia, nella terzina dal verso 64-69 troveremo anche una analogia con la loro condizione e

• quella che è stata definita una “cieca vita tanto bassa” verrà per analogia associata a dei “vermi”

che raccolgono il loro sangue. —> verme connotazione di ripugnanza. !

immagine dell’”insegna”—> è l’insegna che ricorda l’appartenenza politica. è in un movimento

• costante all’interno dell’anti inferno (“correva”). !

sfera sensoriale dalle vista che viene esplicitata tramite due verbi “riguardai” e “vidi”. —> ora si

• avvicina e vede gli ignavi. !

separazione tra il soggetto “insegna” e il pronome relativo “e io” è molto forte per indicare

• l’importanza dell’insegna e del movimento “girando correva”—> sempre l’utilizzo di due verbi. !

“tanto ratta”—> molto veloce. è una corsa molto veloce. !

• 2 terzina allitterazione della t “ratta, tratta, fatta”e la rima con la doppia t è una rima semantica

• per analogia ed enfatizza la velocità di questo movimento e l’idea di massa.!

“lunga”—> così lunga questa moltitudine di “gente”, enjambement enfatizza con la mancanza di

• una pausa il movimento, ed è simmetrico alla terzina precedente. !

“mi parea indegna”—> indegna suffisso di negazione, così come l’insegna non era data la

• possibilità di fermarsi, allo stesso modo non viene data a loro. indegna e insegna è un suono

cacofonico (non suona bene) producono un suono sgradevole mostrando il disprezzo di Dante.

fonosimbolismo. !

56-57—-> giudizio morale dicendo che è un peccato molto diffuso tra i suoi contemporanei. sta

• facendo un riferimento alla società a lui contemporanea. !

l’uso di questi vocaboli “sì”, “tanta” e “tanto”—> poliptoto e uso del sì fa riferimento fa riferimento

• alla loro pena, allo strazio, intensifica la loro condizione rendendola più drammatica. !

riferimento alla contemporaneità continua nella terzina successiva perché dante fa riferimento ai

• suoi contemporanei e dice: “poscia ch’io..”—> ha riconosciuto qualcuno e parla di qualcuno che

ha fatto un gran rifiuto, una figura molto importante dal punto di vista religioso (riferimento a

Papa Celestino V)!

59-60—-> perifrasi per PAPA CELESTINO V è un papa che aveva accettato la nomina ma nel

• mese di ottobre aveva dato le dimissioni e rinunciato al solio pontificio (carica di papa) . PONZIO

PILATO (altra possibile interpretazione). !

la rinuncia e la viltà di Papa è importante per aver causato l’arrivo di Bonifacio Ottavo (colui che

• esiliò Dante). !

Immagine biblica: Ponzio Pilato era un romano, governatore della provincia, coinvolto nella vita

• di Gesù, poiché se ne è lavato le mani dalla sua condanna. individuo che non ha preso né la via

del bene né quella del male. !

“riconosciuto”, “vidi” e “conobbi” dittologia—> come se fossero dei sinonimi.!

• “gran rifiuto”—-> si tratta di un momento dal punto di vista storico e religioso importante (leggere

• approfondimento sul libro). !

62—> “cattivi” sinonimo di “triste”, sinonimi per indicare i vili !

• “setta di cattivi”—> allitterazione della “t” simboleggia la massa, simboleggia gli ignavi. !

• “dio spiacenti e a’nemici sui”—> nessuno li ritiene degni. !

• Sfera sensoriale della vista è presente in questa terzina perché “questa era la setta dei

• cattivi”——> sono vicini a lui, esperienza del passato che rimane viva anche nel presente. !

“setta” sinonimo di “tratta” di cui abbiamo parlato al verso 55.!

• v-64 non hanno mai preso decisioni, non hanno mai vissuto davvero. doppia negazione (litote)

• con l’utilizzo dell’anastrofe riproduce nuovamente la loro mancanza di dignità. La loro condizione

è indiciate in modo brutale dal fatto di essere “ignudi e stimolati molto”—> privi di qualsiasi

dignità. !

“insetti”—> costantemente li pungono e li feriscono. Sono stimolati a correre per non farsi

• pungere dagli insetti. !

“questa”, “questi”, “ivi”—> rappresentazione pittorica, è talmente vivida che sembra che dante

• stia dipingendo un quadro ed è a scopo didascalico, fatto per insegnare ai suoi contemporanei. !

v.67-69- analogia con la loro bassezza, ignavi e vermi. Così come gli insetti sono degli animali

• fastidiosi allo stesso modo i vermi servono a rappresentare che si nutrono del loro sangue

stando si loro piedi. “fastidiosi”—> aumenta il loro dolore e il loro fastidio a calpestarli,

sensazione di ribrezzo. aumenta l’idea del dolore che provano gli ignavi. (anastrofe)!

tatto con la vista “fastidiosi vermi”. !

• v.67. Iperbato che mette in rima volto ricolto e molto che serve ad indicare come fossero coinvolti

• da questo dolore da capo a piedi e come fosse fastidioso da diversi punti di vista. Allitterazione

della “o” amplifica questa idea di cupezza. !

il sangue che si unisce alle lacrime intensifica la sofferenza. !

• tema del contrappasso, dolore, ferocia con la quale vengono rappresentati, tema secondario

• della mancanza di dignità rappresentato dall’idea di massa. !

presentazione indiretta di celestino V è un modo di denigrarlo. immagine del papa ha dato via a

• diverse interpretazioni. !

dal verso 70 abbiamo un cambio di sequenza e abbiamo una nuova schiera di dannati che Dante

• scorge nel paesaggio infernale, si tratta della riva acheronte. !

questo cambio, ci mostra la sua totale mancanza di empatia, di compassione nei confronti degli

• ignavi. —-> “e poi ch’a riguardar oltre mi diedi.!

paesaggio fluviale—-> “ a la riva d’un gran fiume”—> immagine di matrice classica, mutuato dal

• mito greco che è arrivato fino a lui tramite l’enedie di Virgilio. Si verifica uno dei fenomeni di

interstualità con la rappresentazione di Caronte. Uno dei momenti di massima vicinanza tra

dante e virgilio.!


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DETTAGLI
Esame: Italiano
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraBergomi99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Bettoni Francesca.

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