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Comunicazione politica, Campus

Questo appunto è un riassunto del testo d'esame Comunicazione Politica. Le nuove frontiere, utilizzato nel corso Comunicazione Politica, tenuto dalla prof.ssa Bentivegna.
Si evidenzia come la comunicazione politica sia un fenomeno in evoluzione.Si assiste al passaggio del cittadino da potenziale elettore in comune consumatore.... Vedi di più

Esame di COMUNICAZIONE POLITICA docente Prof. S. Bentivegna

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la capacità e la possibilità di apprendere dalle fonti di informazione loro disponibili.

Inoltre si basa sull’assunto che + informazione politica si assume e + questo innesca

un meccanismo di interesse e curiosità. In questo modello c’è una sostanziale fiducia

nel ruolo del sistema dei media che agisce positivamente sullo stato delle conoscenze

politiche dei cittadini.

Il modello ideale di cittadinanza presuppone appunto che le fonti di informazione

svolgano correttamente il compito di intermediari tra cittadini e politica. Solo così è

possibile x il cittadino assumere quell’informazione che gli consente di formarsi

un’opinione ed esprimere un giudizio sull’operato dei politici. Ma ormai una lunga

tradizione di studi è scettica sulla verosimiglianza di questo modello e sostiene che i

media non siano di nessun aiuto x i cittadini, ma che siano solo in grado di generare

confusione. Questa tesi ha assunto il nome di “video malaise”, “malessere da video”,

sostiene che i media, anziché essere trasmettitori di conoscenza, siano “strumenti di

cattiva informazione” (misinformation) come li definisce Murray Edelman. L’avvento

della tv avrebbe cambiato il rapporto tra politica e mezzi di informazione,

trasformando il cittadino in “homo videns”,(Sartori) cioè spettatore passivo e tele

diretto dello spettacolo della politica. La video politica, termine coniato da Sartori,

indica il fenomeno di spettacolarizzazione della politicax cui alcuni aspetti come la

“horse race” (corsa ai cavalli), gli scandali e tutti gli eventi in grado di fare audience

predominano a scapito di aspetti + sostanziali, come l’analisi dei temi e dei

programmi. Secondo al teoria del video malaise le conseguenze della

spettacolarizzazione della politica e l’uso dello scandalo ha prodotto nei cittadini

apatia, cinismo e spesso ostilità verso la politica. Anche se in fondo questo fenomeno

sarebbe il riflesso di una sindrome + ampia, quella del “mondo cattivo”, secondo cui la

tv inonda lo spettatore di immagini di violenza, crimini e corruzione, diffondendo così

tra i cittadini un forte senso di insicurezza e sfiducia verso il prossimo che finisce con

lo scoraggiare qualsiasi forma di partecipazione alla vita collettiva. Sono i leaders, i

dirigenti dei partiti e tutti i politici in generale ad essere i + compromessi agli occhi del

cittadino. A loro sostegno bisogna affermare che sono messi sempre di + alla gogna

dai media. Un’altra forma di video malaise sarebbe indotta dall’alto grado di

aggressività che caratterizza la politica televisiva. E’ stato dimostrato da alcuni studi

che un linguaggio verbale ed atteggiamenti aggressivi da parte di esponenti politici

generano negli spettatori un sentimento di riprovazione e sfiducia che viene esteso a

tutta la classe politica. C’è un paradosso: da una parte i cittadini rispondo

negativamente alla spettacolarizzazione della politica, e dall’altra lo scontro acceso

risulta coinvolgente e l’inciviltà finisce col pagare in termini di ascolto. Vi sono altre

teorie + ampie del video malaise: Putnam lo vede come una delle cause del declino

sociale negli Usa. Ritiene che la tv fornisca una forma di intrattenimento x il cittadino

medio che lo distoglie da tutta una serie di attività che comportano l’interazione con

altre persone. L’impoverimento del capitale sociale lascia i cittadini + apatici e quindi

meno disponibili ad impegnarsi in politica. Ma alla teoria del video malaise è stato

contestato di demonizzare la tv basandosi su una troppo generica nozione di

esposizione ad essa, senza distinzione tra contenuti e programmazione. L’obiezione è

che non si può condannare la tv in toto ma solo un certo tipo di consumi televisivi. ma

il vero paradosso è che l’interesse e i livelli di informazione aumentano, proprio a

ridosso di eventi mediatici spettacolari. E da questo punto si sviluppa la terza tesi,

quella del “cittadino vigile (monitorial citizen)” che si distacca sia da quella del circolo

virtuoso che da quella del video malaise. Le prime due teorie partono dal presupposto

comune che il buon cittadino democratico dovrebbe essere informato e consapevole.

Ma arrivano a conclusioni opposte circa l’effetto dei mass media: quella del circolo

virtuoso sostiene che i media hanno la capacità di informare e sono agenti di

mobilitazione; quella del video malaise vede i mass media non in grado di informare e

li indica come strumenti di degenerazione della qualità di democrazia. La tesi del

cittadino vigile si allontana dal paradigma classico. Schudson vede il cittadino, non

come informato, ma come obbligato a essere vigile: non informato quindi. I cittadini

vigili sono sulla difensiva piuttosto che essere attivi, sorvegliano l’ambiente anziché

essere attivi. Tengono d’occhio la situazione. In sostanza, passa in rassegna

l’ambiente x individuare le situazioni che richiedono il suo intervento. Sono soprattutto

le storie intense e drammatiche ad attirare l’attenzione del cittadino vigile. In un certo

senso quindi è la spettacolarizzazione della politica in questa teoria è fondamentale. X

alcuni studiosi anzi, i media devono identificare i problemi che richiedono una

situazione immediata, proprio x attirare l’attenzione del cittadino vigile. Certo è che a

volte si può arrivare ad un sovradimensionamento del fenomeno. La teoria del

cittadino vigile sostiene inoltre che questi debba conoscere solo i punti critici del

sistema politico, senza perdersi nei meandri dell’informazione politica ed ammette

anche che questa informazione possa avvenire tramite fonti poco ortodosse come

talk-show ad esempio. In conclusione questa teoria ritiene che i mass media anche

volgendo verso l’infotainment rimangano fonti efficaci di informazione politica. Anzi,

non esclude che i politici possano essere spinti dal “realistico timore” ad agire

responsabilmente, temendo che l’attenzione del pubblico possa essere risvegliata in

circostanze a loro sfavorevoli. Dunque si arriverebbe ad un buon funzionamento della

politica.

Il mercato dei media ha aumentato la sua offerta di informazione politica e quindi si

sono diversificate le abitudini dei cittadini. La consapevolezza che esistono diversi

segmenti di cittadini che possono essere raggiunti attraverso canali differenziati ha

incoraggiato quello che Blumler e Kavanagh hanno chiamato la “diversificazione

centrifuga”.Secondo questi studiosi nel ventennio tra gli anni 60-80 al centro della

comunicazione ci stavano i tg ed i tradizionali programmi di informazione politica.

Quindi l’obiettivo dei politici era quello di esercitare un’influenza sull’agenda di questi

programmi in modo di raggiungere in un solo colpo tutto l’elettorato. Dagli anni 90 la

situazione è cambiata quando si sono presentati pubblici diversi con proprie

caratteristiche e quando si è specializzata la targettizzazione del pubblico. Questi due

fenomeni hanno portato alla nascita della “comunicazione centrifuga”, vale a dire

diversificata e rivolta a particolari settori dell’elettorato. La prima conseguenza

riguarda la definizione del cittadino informato: nella teoria democratica è colui che è in

possesso di conoscenze generali ed esaustive, oggi il quadro presenta una

specializzazione che deriva dal fatto che i messaggi che provengono dai media sono

differenziati. Il targeting aumenta le possibilità che un messaggio persuasivo colga nel

segno. Quindi questo comporta che ci si focalizzi su dei temi a cui dei cittadini sono

ritenuti + sensibili di altri. Una volta identificato ogni segmento di elettori riceve i

messaggi + appropriati attraverso i mezzi + efficaci. Dunque un programma politico

non sarà + unitario ma deve prevedere un insieme di proposte da offrire a segmenti di

potenziali elettori. Cambiano anche altre cose: ad esempio l’agenda non è +

omnicomprensivo come si riteneva in passato. Viene a cadere anche la teoria della

“spirale del silenzio” secondo cui le opinioni politiche prevalentemente diffuse e

sostenute dai media inducono gli individui a conforma visi x non sentirsi isolati dalla

società. Ora rimarrebbe valida non + x la società nel suo complesso, ma solo in

riferimento a ciò che accade nei singoli gruppi. Ci si preoccupa che i vari settori

dell’elettorato si distanzino sempre di + tra loro, anche se poi ci sono studi che

dimostrano il contrario: esiste cioè una interdipendenza tra i diversi network. E’

funzionale x le democrazie che vi sia un certo grado di scambio di idee e che vi sia

anche un certo grado di disaccordo politico in quanto l’esposizione ad idee diverse

dalle proprie rende i cittadini + consapevoli delle proprie opinioni, + equilibrati nei loro

giudizi, anche se poi le nuove tendenze della comunicazione politica sembrano

mettere a repentaglio il valore di questo disaccordo.

Cap.2

I politici

Nell’applicazione del marketing alla politica il confine tra marketing (“dare alla gente

quello che vuole”) e propaganda (opera di persuasione profonda ed irreversibile, con

connotati spesso ideologici). Il marketing affianca inevitabilmente allo scopo

principale, quello di catturare voti, una funzione ideologica che mira a fare aderire i

cittadini ad una certa visione politica. Il primo ambito politico in cui sono state

applicate le regole del marketing è il cosiddetto packaging, ovvero la costruzione, la

vendita dei candidati in campagna elettorale. Non c’è alcun dubbio sul fatto che il

fattore personale esalta + di ogni altro le potenzialità del marketing politico e ne

allarga il suo raggio di azione. Il marketing politico-elettorale fa la sua comparsa lì

dove le elezioni si giocano + sulla scelta di persone e partiti che di idee o programmi.

Come negli Usa. Xchè è + facile vendere le persone che i programmi politici? Xchè

l’immagine è

possono essere trasformati in personaggi mediatici. Secondo Newman

ora + importante nella politica. L’avvento di una cultura della celebrità richiede un

presidente celebrità. Ma cosa è una celebrità mediatica? E’ una persona la cui fama e

la cui personalità derivano dal fatto di essere al centro dell’attenzione. I media e

soprattutto la tv prestano attenzione soprattutto all’immagine del candidato in tutti i

suoi aspetti (capacità di veicolare uno slogan, carisma, battute, gesti) ed è proprio

attraverso questi elementi che un personaggio politico ha la possibilità di diventare

una celebrità. Il motivo per cui l’immagine del candidato è diventata centrale nelle

elezioni odierne consiste nel fatto che le persone suscitano reazioni emotive tanto in

senso positivo che negativo. Il ricorso alla sfera emozionale costituisce x gli elettori

una “scorciatoia cognitiva”. I candidati rispondo a quest’esigenza presentandosi come

elementi su cui + facile farsi un’opinione in quanto meno astratti di programmi ed

ideologie. Ed essendo ogni giorno in tv diventano familiari x gli elettori, x cui + facile

provare simpatie o antipatie. Il successo elettorale dipende dall’abilità nel sapere

suscitare sentimenti positivi. In cosa consiste esattamente l’immagine di un

candidato? Consiste nel modo in cui la gente lo percepisce. Ed in politica un’immagine

viene creata attraverso le impressioni visive che sono comunicate dalla presenza fisica

del candidato, dalle sue esperienze, competenze. Il primo compito del marketing

politico è di identificare un’immagine vincente che possa essere fatta propria dal

candidato in maniera credibile, il secondo compito è fare si che questa immagine

ottenga la maggiore copertura mediatica. Questi due compiti sono il frutto del lavoro

del candidato e del suo staff di consulenti e “campaign managers”. La costruzione di

una celebrità politica implica il rispetto di alcuni passaggi:

1) il cosiddetto targeting: conduzione di ricerche x capire quelle che sono le

caratteristiche personali che risulterebbero gradite agli elettori.

2) lo script: la definizione di un copione, ovvero di un profilo che corrisponda

all’immagine di politico identificata attraverso il targeting. La regola da rispettare è

delineare un’immagine che sia il risultato di un compromesso tra l’autentica

personalità del candidato ed il profilo ideale che piacerebbe ai suoi elettori. Il profilo

deve includere aspetti come il parlare, gesticolare, muoversi, vestirsi ma anche aspetti

+ sostanziali, come per esempio decidere quali eventi della vita privata rendere

pubblici e quali celare.

3) creare eventi mediatici x attirare la copertura dei media e quindi imporsi

all’attenzione del pubblico. Questi eventi devono inoltre rappresentare il rapporto tra

leader ed il suo pubblico e sviluppare un legame di identificazione tra le due parti.

4)trasformare le questioni politiche in questioni di carattere e di leadership. Tutto

dovrebbe essere è o meno ricondotto ad una visione complessiva di leadership.

5) fare si che un candidato incarni il + possibile alcuni dei + importanti miti della

politica.

6)il candidato deve interpretare il personaggio che si è costruito in tutte le occasioni

possibile, specie in tv. E’ soprattutto col mezzo audiovisivo che si entra + in contatto

col candidato, che fa quindi + impressione sul pubblico.

Ad ogni modo questo prodotto, il candidato, deve essere protetto . Queste sono le

preoccupazioni degli strateghi delle campagne elettorali.

1)respingere le critiche ed evitare gli scandali. Evitare innanzitutto che possano essere

strumentalizzati i punti deboli di un candidato. Alcuni aspetti della vita di un

candidato, anche del passato, possono risultare svantaggiosi. Bisogna dunque cercare

di ridefinirne il dibattito nel modo meno svantaggioso x il candidato e spostare

l’attenzione su altri aspetti. Anche se poi alcuni aspetti problematici si possono poi

rivelare vantaggiosi. Bisogna anche evitare gli scandali: meglio tirare subito fuori gli

scheletri dagli armadi,o lo faranno i media o gli avversari. Dunque prima di una

campagna il candidato ed il suo staff studiano i comportamenti o gli episodi del

passato che possono essere usati contro di lui.

2)trarre vantaggio dagli aspetti mediatici: altro compito della macchina elettorale è

gestire e dirigere l’andamento della campagna sia creando eventi sia “cavalcando

l’onda”, cioè coordinando la propria campagna con gli eventi esterni x beneficiare al

massimo della visibilità dei media. Quindi il candidato deve anche sapere approfittare

di quello che succede.

3) tenere basse le aspettative: un’altra strategia di una buona campagna è gestire al

meglio le proprie chance, valorizzando il + possibile l’immagine del candidato senza xò

permettere che si sviluppino eccessive aspettative. Richiede molto equilibrio: essere in

testa nei sondaggi è un fatto positivo in quanto sollecita l’effetto “bandwagon”, ovvero

il salire sul carro dei vincitore. Questo succede xchè xchè gli elettori gradiscono salire

sul carro del vincitore, puntare su un candidato che ha buone possibilità di farcela.

Anche se nelle campagne lunghe, partire con sondaggi molto favorevoli, espone al

rischio di non essere all’altezza delle aspettative. Dunque l’ideale x un candidato è sia

mostrare d’essere competitivo, sia sperare di superare le aspettative, ovvero vincere

ai primi stadi con un margine + alto del previsto.

1980, The Permanent Compaign, S. Blumenthal: l’argomento principale del libro era

che, dal punto di vista della comunicazione politica, non esisteva + una netta

differenza tra il periodo di campagna elettorale e quello di governo. Le tecniche di

propaganda che già da tempo caratterizzavano le campagne avevano iniziato ad

essere usate come strumenti x creare consenso intorno alle politiche e x mantenere

alta la popolarità del governo. Oggi è diventata pratica comune governare attraverso il

sostegno di una potente macchina di pubbliche relazioni, che di occupa in maniera

serrata e continuativa di ottenere una copertura mediatica favorevole. Affinchè il

processo di news management possa essere efficace, media e politica devono essere

simbiotici. Oramai il successo e la legittimità dell’azione politica dipendono da quanto

bene si gestisce la comunicazione. Parlando di news management si deve distinguere

tra messaggi incentrati sul leader (tesi a rafforzarne l’immagine, con la creazione di

eventi che prevedono una sua performance e a cui affidare un alto valore simbolico: lo

scopo di questi eventi è di mantenere un certo livello di popolarità personale) e

messaggi che riguardano temi e politiche pubbliche (costituito da eventi costruiti

intorno ai programmi di politiche che il governo intende promuovere. In teoria le

decisioni dovrebbero prima essere prese nel mondo politico e poi essere presentate ai

mass media. Ma adesso questi stadi si fondono in un amalgama non facile

interpretazione. Meyer parla di “colonizzazione della politica da parte dei media”, in

cui si impone che tutte le politiche siano passate al vaglio di considerazioni basate

su:a) sulla loro capacità di attrarre copertura positiva da parte dei media; b) sulla loro

potenzialità persuasiva nei confronti del pubblico. Programmi di politiche che non

soddisfano questi requisiti sono scartati da subito).


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DESCRIZIONE APPUNTO

Questo appunto è un riassunto del testo d'esame Comunicazione Politica. Le nuove frontiere, utilizzato nel corso Comunicazione Politica, tenuto dalla prof.ssa Bentivegna.
Si evidenzia come la comunicazione politica sia un fenomeno in evoluzione.Si assiste al passaggio del cittadino da potenziale elettore in comune consumatore. La politica, invece, fa proprie le logiche dello spettacolo mediatico con le sue regole di spettacolarità e semplificazione delle notizie. Nella nuova comunicazione politica, infatti, vi è una contaminazione tra “logica politica” e “logica dei media” con una prevalenza della seconda nel determinare forme e modalità della prima.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di COMUNICAZIONE POLITICA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bentivegna Sara.

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