Comunicazione politica (Donatella Campus)
Introduzione
La comunicazione politica: un fenomeno in evoluzione. La comunicazione politica basata sui canali di comunicazione elettronica limitati e regolati, una stampa ed un pubblico di massa con affiliazioni politiche identificabili, sta cedendo il passo ad una struttura nuova, più decentralizzata e pluralizzata, caratterizzata da frammentazione ed incertezza. È innanzitutto cambiata l'industria dei media, che è sempre più interessata alla competitività, ed ha portato anche al cambiamento nel concepire l'informazione politica. Il cittadino è visto come il consumatore di un qualsiasi altro bene, sottoposto ad una propaganda simile a quella commerciale e attirato attraverso la spettacolarizzazione e la drammatizzazione delle notizie. Ormai questa è una visione dominante nel giornalismo politico.
Un'altra particolarità della nuova comunicazione politica è la diversificazione dei messaggi. Oggi esistono diversi canali per veicolare i messaggi destinati ad audience diverse e quindi in forme diverse. La propaganda politica preferisce rivolgersi con un'offerta diversificata a fasce di elettori differenti sperando di massimizzare il numero dei voti. "Diversificazione centrifuga" indica questo movimento che va dal centro alla periferia, nel senso che l'informazione e la propaganda vanno a raggiungere in modo capillare i vari segmenti della cittadinanza complessa e stratificata.
Nella nuova comunicazione politica vi è una contaminazione tra "logica politica" e "logica dei media" con una prevalenza della seconda nel determinare forme e modalità della prima. Molti sono d'accordo nel riconoscere che l'interazione tra media e politica ha portato a cambiare molti aspetti della politica contemporanea e tutti sottolineano la dipendenza che lega la politica ai media. Infine, la nuova comunicazione politica ha trasformato il rapporto tra cittadini e politici, abbattendo i filtri posti dai tradizionali intermediatori sociali. Adesso i leader, attraverso il "going public", vale a dire l'esporsi direttamente al pubblico senza intermediari, mantengono un canale di comunicazione aperto e diretto col pubblico. Questo avviene soprattutto grazie alla TV ed in special modo grazie ad Internet.
Capitolo 1: I cittadini
La teoria della democrazia classica presuppone che i cittadini si interessino alla politica: ne consegue che se non esistono le giuste condizioni che permettono ai cittadini una giusta informazione politica, si impedisce al sistema democratico di funzionare correttamente. La ricerca empirica ha provato ad accertare se esistono davvero cittadini informati e consapevoli da meritare la definizione di Dalton di "buoni cittadini" o "supercittadini". Ma a partire dagli anni Sessanta in poi si è arrivati a sostenere che sono in pochi ad avere una conoscenza approfondita della politica. L'elettorato è stratificato: solo una piccola minoranza sarebbe informata. La maggioranza è in possesso di nozioni di politica basilari, mentre un altro piccolo gruppo, è quasi per nulla informato. Nonostante l'innalzamento del grado di istruzione non è aumentato il livello di conoscenza della politica. Ma bisogna specificare che non è cambiato il livello della competenza politica nell'elettorato, nonostante sia mutato il processo di acquisizione dell'informazione.
Oggi la stragrande maggioranza dell'elettorato indica la TV come la principale fonte di informazione (70%). Appare evidente che la conoscenza della politica avvenga tramite i mass media: per alcuni i mass media adempiono efficacemente il loro compito di trasmettere informazione, per altri i mass media trasmettono "cattiva" informazione, anziché reale conoscenza.
Secondo la prima tesi (mass media che adempiono efficacemente alla loro funzione) cittadini e mass media interagiscono in un "circolo virtuoso" per cui "tenersi informati sui fatti di attualità e politica attraverso i media rinforza gradualmente l'impegno civico, così come l'impegno civico porta ad una maggiore attenzione ai mezzi di informazione". In sostanza, se è vero che molti cittadini sono poco interessati, consumano poca informazione e sanno poca politica, quelli che sono più esposti ai mezzi di informazione hanno una conoscenza più approfondita dei problemi e partecipano di più alla vita democratica.
Secondo la tesi del circolo virtuoso, i media non si limitano a fornire informazione ma esercitano anche un effetto di mobilitazione, in quanto avrebbero il potere di accrescere e stimolare l'interesse dei cittadini nei confronti della politica. Non è possibile determinare se l'essere maggiormente informati porti ad interessarsi di più alla politica o se sia il maggiore impegno politico a predisporre i cittadini a raccogliere più informazione attraverso i mass media. In conclusione, la teoria del circolo virtuoso rappresenta un'approssimazione del modello ideale della democrazia liberale in quanto ammette la possibilità che i cittadini abbiano la capacità e la possibilità di apprendere dalle fonti di informazione loro disponibili. Inoltre, si basa sull'assunto che più informazione politica si assume e più questo innesca un meccanismo di interesse e curiosità. In questo modello c'è una sostanziale fiducia nel ruolo del sistema dei media che agisce positivamente sullo stato delle conoscenze politiche dei cittadini.
Il modello ideale di cittadinanza presuppone appunto che le fonti di informazione svolgano correttamente il compito di intermediari tra cittadini e politica. Solo così è possibile per il cittadino assumere quell'informazione che gli consente di formarsi un'opinione ed esprimere un giudizio sull'operato dei politici. Ma ormai una lunga tradizione di studi è scettica sulla verosimiglianza di questo modello e sostiene che i media non siano di nessun aiuto per i cittadini, ma che siano solo in grado di generare confusione. Questa tesi ha assunto il nome di "video malaise", "malessere da video", sostiene che i media, anziché essere trasmettitori di conoscenza, siano "strumenti di cattiva informazione" (misinformation) come li definisce Murray Edelman.
L'avvento della TV avrebbe cambiato il rapporto tra politica e mezzi di informazione, trasformando il cittadino in "homo videns" (Sartori), cioè spettatore passivo e telediretto dello spettacolo della politica. La video politica, termine coniato da Sartori, indica il fenomeno di spettacolarizzazione della politica per cui alcuni aspetti come la "horse race" (corsa ai cavalli), gli scandali e tutti gli eventi in grado di fare audience predominano a scapito di aspetti più sostanziali, come l'analisi dei temi e dei programmi. Secondo la teoria del video malaise, le conseguenze della spettacolarizzazione della politica e l'uso dello scandalo ha prodotto nei cittadini apatia, cinismo e spesso ostilità verso la politica. Anche se in fondo questo fenomeno sarebbe il riflesso di una sindrome più ampia, quella del "mondo cattivo", secondo cui la TV inonda lo spettatore di immagini di violenza, crimini e corruzione, diffondendo così tra i cittadini un forte senso di insicurezza e sfiducia verso il prossimo che finisce con lo scoraggiare qualsiasi forma di partecipazione alla vita collettiva.
Sono i leader, i dirigenti dei partiti e tutti i politici in generale ad essere i più compromessi agli occhi del cittadino. A loro sostegno bisogna affermare che sono messi sempre più alla gogna dai media. Un'altra forma di video malaise sarebbe indotta dall'alto grado di aggressività che caratterizza la politica televisiva. È stato dimostrato da alcuni studi che un linguaggio verbale ed atteggiamenti aggressivi da parte di esponenti politici generano negli spettatori un sentimento di riprovazione e sfiducia che viene esteso a tutta la classe politica. C'è un paradosso: da una parte i cittadini rispondono negativamente alla spettacolarizzazione della politica, e dall'altra lo scontro acceso risulta coinvolgente e l'inciviltà finisce col pagare in termini di ascolto.
Vi sono altre teorie più ampie del video malaise: Putnam lo vede come una delle cause del declino sociale negli USA. Ritiene che la TV fornisca una forma di intrattenimento per il cittadino medio che lo distoglie da tutta una serie di attività che comportano l'interazione con altre persone. L'impoverimento del capitale sociale lascia i cittadini più apatici e quindi meno disponibili ad impegnarsi in politica. Ma alla teoria del video malaise è stato contestato di demonizzare la TV basandosi su una troppo generica nozione di esposizione ad essa, senza distinzione tra contenuti e programmazione. L'obiezione è che non si può condannare la TV in toto ma solo un certo tipo di consumi televisivi. Ma il vero paradosso è che l'interesse e i livelli di informazione aumentano, proprio a ridosso di eventi mediatici spettacolari. E da questo punto si sviluppa la terza tesi, quella del "cittadino vigile (monitorial citizen)" che si distacca sia da quella del circolo virtuoso che da quella del video malaise.
Le prime due teorie partono dal presupposto comune che il buon cittadino democratico dovrebbe essere informato e consapevole. Ma arrivano a conclusioni opposte circa l'effetto dei mass media: quella del circolo virtuoso sostiene che i media