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Comunicazione politica

1º lezione – 04.10.2004

La comunicazione politica, come materia strutturata e di larga applicazione, nasce negli USA. Già nel 1956, infatti, fu coniato il primo “slogan” che decretò il successo della campagna elettorale dell’allora candidato Eisenhower. I like Ike (Ike era il diminutivo di Eisenhower), recitava lo slogan che giocava su una serie di assonanze (ripetizione del dittongo “ie”), un suono semplice che entrava in testa e si memorizzava facilmente. Si tratta del primo risultato raggiunto da un’opera di comunicazione politica pianificata ed applicata in modo strategico ad una competizione elettorale.

Negli USA i momenti centrali di una campagna elettorale sono essenzialmente tre:

  • La scelta dei candidati, che viene effettuata chiamando a votare gli elettori stato per stato;
  • La presentazione dei candidati (competitori) nelle Convention del partito, che sono dei veri e propri “eventi mediatici” in cui i competitori “mostrano i muscoli ed i vestiti buoni”;
  • I dibattiti televisivi, durante i quali l’indice di gradimento di un candidato può essere stravolto radicalmente. Ad esempio, il candidato alle prossime elezioni del 2 novembre, John Kerry era sotto di ben sette punti rispetto al Presidente in carica Bush. Dopo il 1º dei tre dibattiti televisivi previsti, i sondaggi sono passati da –7 a +3. Ciò vuol dire che ha guadagnato ben 10 punti durante un dibattito televisivo della durata di “soli” 90 minuti.

Dopo la Convention dei Democratici, gli spot televisivi fatti dal partito di Bush e da gruppi a lui vicini, hanno letteralmente distrutto l’immagine del candidato Kerry che è stato dipinto come il miliardario che indossa camicie costosissime, come l’uomo debole, come colui che mentre combatteva in Vietnam cercava di ripararsi dai colpi di artiglieria nascondendosi dietro la vegetazione.

Gli USA sono indicati a tutti livelli come la nazione che più di tutte le altre ha raggiunto una elevata maturità democratica. Il diffuso interesse verso i programmi politici presentati dai candidati, verso la campagna elettorale, sono un indicatore inconfondibile dell’elevato livello di democraticità degli USA. Maggiore è la propensione al voto, l’affluenza alle urne, maggiore è la maturità democratica dimostrata dagli aventi diritto.

Negli USA, da sempre, è ammessa la pubblicità comparativa che, naturalmente, spesso finisce con essere pubblicità “denigrativa” del concorrente. L’azienda che vuole pubblicizzare il proprio prodotto può presentarlo come migliore del prodotto simile concorrente (ad es. la Coca-Cola è migliore della Pepsi).

Esiste pertanto una fortissima collateralità tra il marketing aziendale ed il marketing politico elettorale. Il prodotto politico viene assimilato al prodotto commerciale e quindi si applicano le regole concorrenziali. Va sottolineata l’enorme importanza della pubblicità televisiva, degli spot. Negli USA, per l’attuale campagna elettorale, sono stati già trasmessi più di 600.000 spot pubblicitari. Gli spot “denigrativi” sono stati scelti dai Repubblicani di Bush per screditare il Democratico Kerry. Ovviamente si scelgono gli spot giusti da trasmettere nelle fasce orarie giuste. Messaggi “personalizzati” (spot a misura di anziano, spot a misura di famiglia, spot a misura di donna in carriera, ecc.).

La campagna elettorale che si sta svolgendo in questi giorni negli Stati Uniti, presenta alcune caratteristiche distintive rispetto alle campagne elettorali precedenti:

  • È stato predisposto un budget triplo rispetto alla precedente campagna elettorale (intorno ai 600 milioni di dollari);
  • Gli stati “persi a tavolino” (ad es. in California, Kerry è di 20 punti avanti rispetto a Bush) non vengono bombardati dagli spot televisivi e dai messaggi elettorali (“money for nothing”);
  • Forte apporto da parte dei simpatizzanti e dei sostenitori esterni ai partiti (supporters).

Naturalmente in questa “sfida” il compito di Kerry sarà molto più arduo, visto che Bush è già seduto sulla poltrona di Presidente, pertanto l’onere della prova è a carico dello sfidante. La comunicazione politica è definita come una materia fortemente interdisciplinare, nel senso che si interseca con tante altre materie, il cui contributo, è fondamentale per la buona riuscita di una strategia di comunicazione politica. Ad esempio per pianificare un’ottima strategia di comunicazione politica non si potranno ignorare elementi di: sociologia, psicologia, filosofia politica, storia, marketing, diritto, semiotica, filosofia del linguaggio e tante altre.

Oggi la comunicazione politica costituisce un’attività permanente e le elezioni, con relativa campagna elettorale, rappresentano solo l’apice di un lavoro continuativo. Quest’attività permanente si legittima attraverso una serie di azioni politiche volte a consolidare il consenso (da parte di chi ha vinto le elezioni) oppure volte a riguadagnare il consenso (da parte dei perdenti).

Cenni storici

Nella polis greca si parlava già di comunicazione politica, infatti, chi si candidava al governo aveva il dovere di esporre il suo programma, le idee che intendeva attuare qualora fosse stato eletto. Una forma archetipa di comunicazione civile confinante con la politica e praticata nell’antica Grecia (poco prima del 487 a.C.) era l’ostracismo. “L’ostraka” (da cui la parola ostracismo) era un coccio di terracotta, usato come “scheda elettorale”, sul quale veniva scritto il nome del candidato politico che l’assemblea voleva fosse esiliato (per risolvere e depotenziare le rivalità politiche interne). Chi subiva l’ostracismo veniva condannato a 10 anni di esilio, ma rimaneva in possesso delle sue proprietà e non perdeva il suo status di cittadino. Da ciò si evince chiaramente il carattere esclusivamente politico dell’ostracismo, introdotto per difendere la democrazia dal rischio della tirannide.

Tra il 65 ed il 64 a.C., nell’antica Roma, la lettera dal fratello a Cicerone – che si presentava candidato – rappresenta una sorta di “manuale del buon candidato politico”, nella quale si sottolinea l’imprescindibile necessità di avere un’ottima memoria. A questo proposito è da ricordare la figura del nomenclator: uno schiavo il cui compito era quello di camminare lungo le strade di Roma insieme al candidato politico, ricordandogli di volta in volta il nome ed altre opportune informazioni su tutti gli aventi diritto al voto che il candidato incontrava. Da ciò si evince l’estrema importanza del contatto umano tra elettori e uomo politico. Il contatto diretto, che oggi è sostituito dal contatto attraverso i media, contribuisce alla formazione ed al consolidamento del gradimento e del consenso.

Successivamente con le invasioni barbariche, i secoli del Medioevo e le monarchie assolute, la comunicazione politica si spegne completamente, per riaccendersi in modo deciso attorno al 1950 in America e al 1980 in Italia.

2º lezione – 05.10.2004

La prima metà del ‘900 vede l’Europa sovrastata dai regimi totalitari, la Russia (poi URSS) schiacciata sotto la dittatura leninista prima e stalinista poi, mentre in USA (intorno al ‘50) nascono già le prime sinergie tra pubblicità, marketing, informazione e sondaggi di opinione, in altre parole esistono già i presupposti di base con cui quotidianamente si confezionano i giochi politici degli schieramenti e delle campagne elettorali (packaging politics). Abbiamo detto che la comunicazione politica sparisce per oltre 10 secoli, per poi ricomparire negli anni ’50 negli USA.

A questo proposito è bene fare una precisazione: i discorsi di Roosevelt alla radio, negli anni ’40 (come pure quelli di Mussolini negli anni ’30 - ’40), costituiscono un esempio di comunicazione pubblica e non politica, in quanto egli era già Presidente degli USA e quindi parlava ai cittadini investito da un ruolo assoluto, non era un candidato. Si deve però ricordare che ci fu una piccola parentesi in questi 10 secoli di silenzio, rappresentata dalle esperienze di Comuni e delle Repubbliche Marinare durante il Rinascimento.

Durante la Rivoluzione Francese (fine del ‘700) si ravvisa il proliferare di un “giornalismo libero” e di ampia scala, nel senso che i bollettini non erano rivolti soltanto ad una schiera ristrettissima di intellettuali e uomini politici ma anche alla gente comune, si ebbe dunque un incremento della dialettica e del confronto politico. L’azione politica trovò diffusione più ampia con il XIX secolo che portò con sé grandissime trasformazioni e numerosissime guerre di indipendenza. Si accompagna a queste trasformazioni, l’avvento delle elezioni cosiddette “libere”. Va comunque ricordato che l’accesso al voto era estremamente limitato, per lo più da fattori legati al censo. Si può dire infatti che era esclusa dal voto più dell’80% della popolazione maggiorenne. Tuttavia è importante sottolineare come, in questo periodo, crebbe il confronto ed il dibattito politico, la circolazione di idee politiche si diffuse e si cercava di rispettare, almeno nella forma, la dialettica pre-democratica.

Nel “Il Gattopardo” di G. Tommasi da Lampedusa, libro pubblicato all’indomani dell’unità d’Italia, l’autore propone un modello di partecipazione civile mediato dalla conservazione dello status quo. Il principe siciliano del racconto propone al nipote di intraprendere l’attività politica, come a dire che le classi dirigenti provengono sempre dalle stesse origini. Affinché tutto resti invariato è necessario che tutto cambi…

La nascita e la crescita dei mezzi di comunicazione di massa determinano il grande ritorno della comunicazione politica. In Italia si ha l’avvento della comunicazione politica quando la classe politica si rende conto in modo definitivo del grande potere dei media, del fatto che la televisione costituisce “un motore” con effetti moltiplicativi. Abbiamo detto, quindi, che la radio, i giornali, la televisione, ecc. sono i mezzi che maturano le strategie applicabili alla sfera politica.

Che cos’è la politica?

Politica = azione. La politica è un’attività che attraverso la persuasione, la comunicazione, le scelte strategiche, l’autoregolamentazione, esercita un’azione nella continua selezione della classe dirigente, volta alla gestione della res publica (governo di un paese, di un ente locale) attraverso protocolli di potere, la cui espressione democratica più significativa è la stesura e l’approvazione delle leggi.

Quali sono gli avversari naturali della comunicazione politica?

  • La censura;
  • La manipolazione delle informazioni;
  • La propaganda.

Gli elementi appena elencati costituiscono le caratteristiche principali dei regimi assolutistici e dittatoriali che avendo il totale controllo dei media non fanno comunicazione ma propaganda (si pensi ai regimi totalitari di Hitler e Mussolini). Tuttavia c’è da dire che anche oggi si pratica la manipolazione delle informazioni nel giornalismo politico. Così, ad esempio, durante il montaggio dei servizi per i TG si evita di inquadrare la platea scarna ed annoiata se non si vuole far vedere che il politico “parlava da solo”, si glissano le frasi in cui il politico si è impappinato, ecc.

La manipolazione del messaggio può essere vista anche come la necessità continua di correggere, di migliorare il messaggio stesso. L’obbligo di correggere il messaggio subentra quando l’uomo politico si rende conto che l’opinione pubblica è ostile o disinteressata nei confronti della proposta avanzata. Si ricorre quindi al sondaggio per valutare la percezione dell’opinione pubblica sulle proposte fatte e poter, quindi, correggere il tiro.

Interdipendenza tra sistema politico e sistema dell’informazione: dinamica dei vasi comunicanti. Il più grande laboratorio della comunicazione politica mondiale sono gli Stati Uniti d’America. Questo livello è stato raggiunto grazie alla stabilità delle loro istituzioni democratiche, forti di oltre un secolo di storia, grazie alla libertà del sistema dell’informazione ed alla convinzione che la stabilità politica sia legata alla stabilità economica del paese. Esiste un’assoluta interdipendenza tra il sistema politico ed il sistema mediatico, infatti, nessuno dei due può fare a meno dell’altro.

Un esempio inconfutabile di quanto si è appena affermato: La scoperta, da parte di due giornalisti del “Washington Post”, di attività illegali da parte dell’amministrazione del presidente Nixon durante la campagna elettorale presidenziale del 1972 ed il conseguente tentativo di ostruzione della giustizia da parte dello stesso presidente, diede vita allo scandalo noto come Watergate. La vicenda ebbe origine con l’installazione di un sistema di intercettazione telefonica nel quartier generale del partito democratico presso il complesso residenziale Watergate a Washington, a beneficio del comitato per la rielezione del repubblicano Nixon, presidente in carica. Questi, accettando le dimissioni dei suoi collaboratori coinvolti, si dichiarò pubblicamente estraneo alla vicenda, ma uno di loro durante il processo, lo accusò di occultare la sua partecipazione dimostrata da registrazioni di conversazioni presidenziali. Dopo una lunga battaglia procedurale furono rilevate anche illegalità nella raccolta dei fondi per la campagna elettorale, tentativi di evasione fiscale, riscossione di tangenti ed altri reati. Travolto dall’apertura di un’indagine di grandissima risonanza pubblica e dalla messa in stato di accusa da parte del Congresso (impeachment), Nixon si dimise nell’agosto del 1973.

Lo scandalo Watergate, come tanti altri, evidenzia il delicato equilibrio esistente tra il sistema politico ed il sistema dell’informazione, quasi si trattasse di vasi comunicanti. In Italia un evento di pari gravità è ravvisabile nello scandalo noto come Tangentopoli, scoppiato agli inizi degli anni ’90. Tangentopoli portò alla sparizione di gran parte dei partiti politici di allora, quali la DC ed il Partito Socialista. Nel 1992 il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, affidò a Giuliano Amato il compito di formare un governo per affrontare la crisi finanziaria causata dal crollo della lira, con la conseguente svalutazione della nostra moneta e l’uscita dallo Sme. Amato vagliò una finanziaria durissima (la cosiddetta finanziaria “lacrime e sangue” da 93 mila miliardi). Nell’aprile 1993 a Giuliano Amato successe Carlo Azeglio Ciampi. Un’inchiesta giornalistica partita da un fatto di cronaca di poca rilevanza (l’arresto di Mario Chiesa, socialista, direttore di un ospizio pubblico che aveva intascato una mazzetta da 7 milioni di lire per “vendere” l’appalto delle pulizie), costituì il punto di partenza di una serie di indagini sulla corruzione politica e finanziaria che portò ad oltre 3.200 persone indagate, 577 condanne e la distruzione del “pentapartito”. Tangentopoli segnò il passaggio dalla 1ª alla 2ª repubblica.

Riassumendo, dunque: La dinamica dei vasi comunicanti (sistema politico e sistema dell’informazione) diventa a volte una dinamica fortemente oppositiva e di scontro tra le due sfere.

Politica e televisione

L’avvento della civiltà dell’immagine sancita dall’arrivo della televisione, ha segnato una vera svolta in materia di comunicazione politica.

1960 - USA. Il vicepresidente uscente Nixon e il giovane rampollo democratico J.F. Kennedy animano il primo dibattito televisivo nella storia della politica americana. Nixon suda sotto i riflettori ed è impacciato nelle posture. Kennedy è a suo agio davanti alle telecamere, dimostrando calma e sicurezza. Chi ascolta per radio riconosce la superiorità di Nixon, più netto nelle posizioni. Chi guarda attraverso la tv non ha dubbi: Kennedy, meno passionale, s’impone in modo schiacciante. Le elezioni furono vinte da Kennedy, il politico che decretò la raggiunta maturità della tv, traghettando la politica nell’era televisiva.

1994 - Italia. Dibattito tra Achille Occhetto, leader del Partito Democratico della Sinistra (ex partito comunista italiano) e Silvio Berlusconi (leader di Forza Italia). Occhetto aveva un abito marrone dal taglio un po’ fuori moda, tanto da sembrare un funzionario di secondo piano del partito comunista bulgaro. Berlusconi, invece, era truccato, indossava una spilla con dei brillantini ed aveva dei luccichini sulla giacca, cosa che offriva alle telecamere un effetto-luce molto impattante. Al di là dei contenuti offerti da quel dibattito la gente preferì l’immagine di Berlusconi.

Dove non c’è comunicazione politica non c’è democrazia. Quanto più è ben fatta la comunicazione politica tanto più la democrazia avrà una sua compiutezza. Ci può essere un sistema multipartitico, ci possono essere divisioni bipolari, l’importante è che i soggetti coinvolti nel processo di comunicazione siano i più possibili. È importante il ruolo delle associazioni, del volontariato, che seguono il mondo della politica pur senza esercitarla direttamente.

3º lezione – 06.10.2004

L’accelerazione decisiva della comunicazione politica si ha quando si diffonde la convinzione che la tv è “un motore” con effetti moltiplicativi. Forte interdipendenza tra sistema politico e mondo dei media. Metafora dei vasi comunicanti: c’è un flusso continuo e reciproco che dalla sfera politica passa alla sfera informativa e viceversa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della comunicazione e dell'informazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Bendicenti Donato.
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