DONATO BRAMANTE
Donato Bramante nacque a Fermignano, presso Urbino, nel 1444. fra Carnevale Piero
Crebbe alla corte del Montefeltro dove si formò plausibilmente sotto i pittori e
della Francesca, divenendo pittore prospettico.
Michelozzo da Forlì
Bramante conobbe i pittori (Nomina del Platina nella Biblioteca Vaticana e
Luca Signorelli
Cupola della Sagrestia di S. Marco nel Duomo di Loreto), (Cappella di San Brizio nel
Perugino
Duomo di Orvieto, Cappella Sistina e Ciclo di Momre Oliveto Maggiore), (Cappella sistina),
Pinturicchio Giovanni Santi Francesco di
(Cappella Sistina), (padre di Raffaello), e gli architetti
Giorgio Martini Luciano Laurana
e
Prospettiva: riproduzione progettazione della realtà.
Piero della Francesca uno dei massimi esponenti della prospettiva.
Nella figura consegna delle chiavi di San Pietro.
Bramante è a contatto con pittori del calibro di Piero della Francesca che a Urbino compila il “De
prospectiva pingendi”, il primo trattato che prendendo spunto dalle innovazione Brunelleschiane
sulla rappresentazione, codifica la costruzione prospettica. Per questo Urbino è nota per le tavole
prospettiche, diventando il centro di sviluppo della prospettiva. Bramante si forma quindi come
prospettico. Le città ideali si vanno definendo sulle tavole prima ancora che nelle città . L’inventiva di
questi pittori si sviluppa in un periodo dove si progetta ancora in stile gotico.
LO STUDIOLO DI FEDERICO DA MONTEFELTRO (1473-76)
Le tarsi sono attribuite diversi autori (Boccio, Pontelli e
Giuliano da Maiano, eseguiti su disegni prospettici
attribuibili a maestranze educate alla scuola di Piero della
Francesca (autore del De Perspectiva pingendi).
I nomi sono quelli di Francesco di Giorgio Martini e del
giovane Donato Bramante.
Originariamente le pareti erano decorate con 28 ritratti di
uomini illustri, opera dei pittori Giusto di Gand e Pedro
Berruguete.
Pedro Berruguete/G. Di Gand (attr) Ritratto di Federico da Montefeltro con il figlio Guidobaldo, 1475
c. (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche).
-> Nel Rinascimento comincia una concezione a cannocchiale dello spazio: l’esempio dello studiolo
di Federico nel palazzo di Urbino ne è un esempio. Gli studioli erano luoghi appartati caldi e
accoglienti, spesso con rivestimenti lignei alle pareti, molto spesso con delle boiserie, ovvero
pannellature lignee per il comfort che nascondevano degli armadi a muro. Queste boiserie
diventano con Urbino l’occasione per sfoggiare la prospettiva. Non sappiamo a chi sia attribuibile
questa opera (1473-1476), ma sappiamo sicuramente che il realizzatore ere uno dei discepoli di
Piero della Francesca, molto Probabilmente il Bramante.
Federico da Montefeltro (lo si riconosce perché rappresentato di profilo, aveva perso un occhio in
battaglia, con il naso mozzato per vedere con l’unico occhio che gli era rimasto) per il suo studiolo,
situato sul retro del palazzo sul lato facciata rivolte verso i colli (facciata dei Torricini). È una
celebrazione del suo sapere non solo tramite le tarsie ma anche tramite i dipinti, di fatti era fregato
da una serie di ritratti di uomini illustri dipinti da Giusto di Gand e Pedro Berruguete (spagnolo e
fiammingo).
BRAMANTE IN LOMBARDIA: MANTOVA E BERGAMO (1477 c)
Nel suo viaggio in Lombardia Bramante fece tappa
Mantova dove vide le opere di Leon Battista Alberti e
Andrea Mantegna.
A Bergamo, Bramante affrescò la facciata del Palazzo
del Podestà con figure di filosofi dell’antichità
inquadrate da architetture.
-> Bramante lascia Urbino per cercare fortuna altrove
(come Raffaello che Bramente incrocia a Roma.
Bramante diventa l’architetto del Papa e Raffaello il
pittore del Papa). Per arrivarci percorre una serie di
tappe, una delle quali è Mantova per vedere le opere di
Alberti (S. Sebastiano e S. Andrea) dove lo stile
architettonico di Alberti si fonde al gusto del Mantegna il quale realizza i fregi a girali di foglie
d’acanto. Dopo Mantova si sposta a Bergamo dove si ferma per lavorare al palazzo del podestà
lavorando come pittore. Sulla facciata dipinge i filosofi dell’antichità rielaborando il tema dello
studiolo di Federico di Montefeltro inquadrandolo in una serie di architetture dipinte.
LA BERGAMO DI GIOVANNI ANTONIO AMADEO
Nel 1470 viene commissionato da Bartolomeo Colleoni a
Giovanni Antonio Amadeo il completamento della sua cappella
funeraria, la Cappella Colleoni a Bargamo, iniziata da Guiniforte e
Francesco Solari. decorazioni policrome
Amadeo aggiunse delle e diverse
sculture in stile antico, medaglioni, colonne,
alcuni piccole
busti, alto rilievi di storie dell’antico testamento storia di Ercole.
I due si incontreranno anche a Milano nei cantieri del Tiburio del
Duomo e di Santa Maria delle Grazie.
-> La cultura di Bergamo in quel periodo è ancora legata al tardo
gotico legata alle figure di Giovanni Antonio Amadeo e Guiniforte
Solari, costruttori con i quali si dovrà poi confrontare anche a
Milano.
A Giovanni Antonio Amadeo, Guiniforte e Francesco Solari viene
affidata la costruzione della Cappella Colleoni che l’Amadeo
(responsabile anche della Certosa di Pavia) impreziosisce di
elementi a metà fra il medioevo e il nuovo lessico rinascimentale.
BRAMANTE A MILANO, LA MILANO DELLA TORRE DEL FILARETE (1452)
La Torre costruita per Francesco Sforza, fu distrutta da un’esplosione all’inizio del XVI secolo è
ricostruita dall’architetto Luca Beltrami fra 1893-1911 sulla base di un affresco esistente della
Cascina Pozzonbelli e della Torre sforzesca del Castello di Vigevano.
-> Bramante arriva Milano. A Milano c’era anche Filarete.
Al casello Sforzesco realizza la famosa torre del Filarete che non è
quella che si vede oggi. L’originale è esplosa poco dopo la
costruzione a inizio 500. Ciò che vediamo oggi è l’pera di
ricostruzione da Luca Beltrami che nel 1893 ricostruisce idealmente
questa torre ispirandosi a fonti iconografiche.
Il Filarete scrive un trattato che rimane manoscritto conservato a
codice magliabechiano
Firenze: il che racconta della città ideale
del Rinascimento (Sforzinda) 1460-1464.
Codice Magliabecchiano: manoscritto della città ideale dedicato
agli Sforza eccepita con me la capitale moderna e non Medievale:
pianta a stella data dalle mure, porte nella parte concava
dell’angolo che convergono al centro, Piazza al centro concepita
come foro romano.
Questa città non verrà mai realizzata.
BRAMANTE A MILANO (1478)
LA MILANO DI MICHELOZZO DI BARTOLOMEO E DEL BANCO MEDICEO (1455-59)
Nella città di Milano già si era distinto Michelozzo di Bartolomeo al servizio del banchiere mediceo
Mediceo).
Pigello Portinari, per il quale edifico il palazzo (Banco
distrutto,
Dell’edificio, andato sopravvivono, nel Codice Magliabechiano, un disegno di Antonio
Averulino (detto il Filarete) e il Portale scolpito (Milano, Museo del Castello Sforzesco).
-> Banco Banco mediceo di Milano è una filiale del Banco mediceo di Firenze.
Il palazzo viene costruito secondo il carattere fiorentino. Viene costruito da Michelozzo di
Bartolomeo.
È una struttura bugnata, con finestre piccole al piano terra (piano di servizio), i portali sono
incorniciate da colonne trabeate.
Al secondo piano sono presenti le bifore con pinnacolo fiammeggiante che richiama il gotico
cortese (le bifore non sono a sesto pieno come nei palazzi fiorentini).
Il palazzo del banco mediceo è un ibrido tra il mondo antico e il gotico.
Portale
Ciò che resta del palazzo è il (ora nel castello sforzesco).
Il portale ha lesene scanalate (secondo gusto antico).
Il portale a dei tondi con ritratti di profilo all’antica con i putti
nella parte del fregio (come il tempio di San sebastiano di
Alberti).
C’è un gusto goticheggiante, a fianco alle lesene, sovrapposte
in scale diverse.
OSPEDALE MAGGIORE (CA’ GRANDA)
Data: 1456-65 con Filarete; 1465-81 sotto
Guinforte Solari
Luogo: Milano
L’Ospedale maggiore è voluto dagli Sforza
all’interno della città.
Planimetria: impianto centrale (croce greca),
quinconce (croce greca inscritta in un quadrato), forma
rettangolare con 2 croci che definiscono 4 quadrati
all’interno di quadrati maggiori.
Le braccia della crocie sono le corsie dell’ospedale.
Un cortile divide i quadrati dell’edificio.
È la forma che va assumendo gli ospedali nel ‘400.
L’ospedale era spesso rifugio per i più deboli.
L’edificio è una struttura in laterizio con inserti in cotto.
I mattoni sono perfettamente tagliati e levigati con fini
corsi di malta. In mezzo ci sono dei pezzi stampati che è una sintesi
tra una ghiera antica con decorazioni
di gotico cortese.
Le ghiere sono ad arco acuto come
le bifore. Le bifore sono incorniciate
da delle arcate a tutto sesto con
colonne liscie.
Il cortile dell’Ospedale maggiore è ispirato a quello dell’
Ospedale degli Innocenti di Brunelleschi.
Sono presenti gli archi a pieno centro. Per inalzare le
colonne si usano dei dadi.
CAPPELLA PORTINARI
Architetto: Michelozzo (forse anche Filarete)
Data: 1462-68
Luogo: Milano
Michelozzo Filarete)
(ma é stato fatto anche il nome di progettò per
Pigello anche la Cappella Portinari in Sant’Eustorgio (costruita fra
1462 e 1468).
cappella funeraria
È la di Pigello Portinari.
-> all’esterna è concepita come un cubo. Agli angoli ci sono dei
pinnacoli concepiti come tempietti antichi anche se ricordano i
pinnacoli tardo gotici.
Il tiburio cilindro racchiude la cupola a calotta a mezza sfera (come
in cappella Pazzi e in sagrestia vecchia a Firenze).
Interno: pietra grigia che descrive gli elementi fondamenti
dell’architettura (paraste, lesene, ghiere d’arco). Il muro
viene smaterializzato dell’intonaco bianco (sembra
trasparente).
Si inseriscono però dei dipinti (in questo modo però la
trasparenza del muro scompare).
C’è un rilievo in cotto policromo con una schiera di angeli
musicanti.
La teca è all’antica ma la tomba è tardo gotica.
TORRE DI BONA DI SAVOIA
Data: 1476-77
Luogo: Milano
Committente: Ludovico II Gonzaga
Secondo il Filarete il marchese di Mantova Ludovico Il Gonzaga era
principe «gran fabricatore» e «intendentissimo di architettura».
-> Ludovico II Gonzaga era committente anche di Alberti.
PALAZZO GONZAGHESCO DI REVERE
Luogo: Revere
Flavio Biondo a proposito di Revere asseriva che Ludovico Il
Gonzaga «se ingegna d'ornarla d'un bellissimo palazzo».
Filarete
Trattato di Architettura
Nel afferma che «il Signore di
Mantova, il quale é intendentissimo [d’architettura], a fatto fare
a uno suo castello in sul Po, la quale ne da testimonianza».
-> il Filarete vede questo palazzo e lo apprezza. È un castello
sul Po.
Il palazzo è una sintesi tra i modelli toscani (cortile d’onore,
griglia regolare delle finestre) e i modelli mantovani (palazzo
concepito come castello con muratura cieca e torri).
Luca Fancelli partecipa alla costruzione di questo palazzo.
Il portale marca il centro (come nel Banco Mediceo)
MILANO: LEONARDO DA VINCI (1482-1499/1500)
Leonardo Da Vinci ha sbagliato le tecniche esecutive
Cenacolo.
dell’ultima cena
Leonardo da Vinci applicato tecniche da cavalletto
all’affresco causando un degrado rapido della
superficie pittorica.
Ultima cena
Nell’ c’è la tecnica della prospettiva.
Città: la città viene concepita su due livelli: un livello
per i pedoni e un livello per il trasporto pesante.
Trasporto pesante a Milano era dato dai navigli (via d’acqua).
Il piano nobile è sul piano sopra, piano di servizio è il piano terra.
L’INCISIONE PREVEDARI
BRAMANTE A MILANO (1480-99): (1481)
-> 1º opera di Bramante
Data: 1481 Bernardo Prevedari
È una stampa. Incisa da su disegno di Donato
Bramante,.il cui nome é riportato in un iscrizione in caratterli lapidari
(««BRAMANTUS FECIT IN MEDIOLANO »). -> firma di Bramante.
Dimostra come molti temi dell'architettura bramantesca legati al
rapporto con l'antico ed alla lezione di Leon Battista Alberti, siano già
maturi vent'anni prima delle opere romane, come ad ese
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