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Boris Pasternak: vita

Boris Pasternak nasce a Mosca da una famiglia di intellettuali ebrei, con il padre pittore e la madre concertista di pianoforte. Iniziò a studiare al conservatorio, influenzato da un'atmosfera intellettuale con diverse personalità musicali e letterarie importanti, che si esibivano e visitavano casa sua, come Tolstoj. Successivamente, studiò filosofia a Marburgo e iniziò nel 1914 a scrivere poesie, le quali tuttavia si distaccavano da quelle futuriste ed avevano un'accezione più intima, meno "aggressiva".

In due poesie tratta il tema della rivoluzione del 1905, proiettato in una lontananza fiabesca, a cui si sovrappongono ricordi di infanzia ("L'anno 1905" e "Il luogotenente Schmidt"). Scrive molte prose, per lo più autobiografiche. Negli anni venti si avvicina al gruppo futurista di Majakovskij, LEF, ma dopo la rivoluzione prende una posizione indipendente da qualsiasi movimento politico.

Il rapporto con la rivoluzione e l'indipendenza poetica

Dal punto di vista politico, Pasternak aderisce alla rivoluzione, cercando di essere sempre leale verso il regime, senza però nascondere le atrocità che questo commetteva. Dopo la rivoluzione decide però di rimanere in patria e di mantenere il suo posto fra i poeti contemporanei, iniziando però a sognare una nuova Russia, dall'anima europea e universale. Contrastò il regime prendendo posizione contro le terribili condizioni dei contadini collettivizzati e si premurò di intercedere presso Bucharin per salvare Osip Mandel'stam, che aveva scritto un'ode contro Stalin, il quale nel 1934 viene arrestato e morirà in un campo di concentramento.

Nel 1945 si distacca dalla politica culturale del partito e attacca i deviazionisti e i borghesi. In quello stesso anno inizia a scrivere il "Dottor Zivago". Termina di scrivere il romanzo nel 1955. L'Unione degli Scrittori non gli permette di pubblicarlo in Russia, che ai tempi del regime bolscevico-stalinista non poteva permettere la pubblicazione di un libro che, fortemente autobiografico, raccontava i lati più oscuri della Rivoluzione d'ottobre.

Il premio Nobel e le conseguenze

La critica occidentale accolse il libro in un modo incredibile, tale che nel 1958 Pasternak venne insignito del premio Nobel per la letteratura. La notizia in Russia non fu ben accolta, e Pasternak fu accusato di tradimento e minacciato di espulsione. Il regime di Kruscev lo costrinse a rinunciare al premio, che aveva sicuramente un significato anti-sovietico. Da quel momento l’autore decise di ritirarsi a vita privata nella sua dacia di Peredelkino, vicino Mosca. Lavorò anche come traduttore e pubblicò nel 1957 un’autobiografia.

Il regolamento dell'Accademia Svedese, ente designato a scegliere il vincitore del Premio Nobel per la letteratura, prevede che per ottenere il riconoscimento, l'opera in questione debba essere stata pubblicata nella lingua materna dell'autore, requisito di cui "Il dottor Zivago" difettava. Pertanto, a pochi giorni dal momento in cui l'assegnazione avrebbe dovuto essere resa nota, un gruppo di agenti della Cia e dell'intelligence britannica riuscì ad intercettare la presenza di un manoscritto in lingua russa a bordo di un aereo in volo verso Malta. Obbligarono così l'aereo a deviare, per entrare in possesso momentaneamente del manoscritto che, fotografato pagina per pagina, fu precipitosamente pubblicato su carta con intestazione russa e con le tecniche tipografiche tipiche delle edizioni russe. Questo lo stratagemma per consegnare il capolavoro perseguitato alla verità e al merito del Premio Nobel.

Dapprima Pasternak inviò un telegramma a Stoccolma esprimendo la sua gratitudine attraverso parole di sorpresa e incredulità. Alcuni giorni più tardi, in seguito a pressanti minacce e avvertimenti da parte del KGB circa la sua definitiva espulsione dalla Russia e la confisca delle sue già limitatissime proprietà, lo scrittore con rammarico comunica all'organizzazione del prestigioso premio la sua rinuncia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/21 Slavistica

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