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« venc » : dal lat. venit. È un perfetto forte, ma da venit non c’è un passaggio come per habuit >

ac. Quindi è un perfetto forte, con l’accento sul tema, e con la finale in velare C [/k/] analogico.

« fis » : ‘fine’. Da notare la caduta della N davanti a S, come prima si è notata la caduta della N in

ta da tantum.

« Mallio Torquator » : lett. ‘Manlio dei Torquati’, essendo Torquator non la prosecuzione di

Torquatus, ma il residuo del genitivo plurale Torquatorum. In verità il nome corretto dell’imperatore

è Manlio Torquato e non esiste una famiglia Torquati.

« donc venc » : ‘allora venne’. Su venc cfr. supra.

« Boecis » : dativo latino senza preposizione, ‘a Boezio’.

« ta granz dolors al cor » : ‘tanto grande dolore al cuore’. — « ta » : dal lat. tantum, con caduta

della N, cfr. supra. — Boezio era consul di Manlio Torquato, lo reputava un bravo sovrano, lo

amava moltissimo, e lui era il suo protetto; per cui il suo arresto gli procurò tanto dolore.

« ne cuid » : ‘non penso’. Cuid da cogito ‘pensare, ritenere’. Con la caduta della vocale postonica

vengono a contatto i suoni G e T (velare sonora + dentale) che danno una ID. Questo, in realtà,

sarebbe un esito della Francia settentrionale, per quel nesso consonantico originario latino. L’esito

più schiettamente meridionale o provenzale sarebbe un altro tipo di palatale, non ID ma C. Infatti,

per questa forma di ‘io penso’ troviamo anche cuc. Nella lingua letteraria del provenzale, e questo

sarà più evidente nella poesia lirica, convivono delle forme che sono proprie delle varie parlate in

cui si suddivide il totale dell’occitanico provenzale. Noi diciamo provenzale perché facciamo

riferimento alla letteratura provenzale lirica, ai trovatori provenzali, ma dire provenzale vuole dire

utilizzare un aggettivo che fa riferimento soltanto a una parte di tutta l’Occitania, cioè alla

Provenza vera e propria. Le parlate occitaniche sono di più, vanno dal Delfinato fino su al

Pittavino, quella regione che è molto importante per la letteratura meridionale che sta più a

nordovest, al confine con la Francia del nord. In questa regione, e anche nell’Alvernia e in altre

regioni che confinano con la Francia del nord, si hanno degli esiti che sono affini ai risultati che si

hanno per il francese. Ora questo testo è stato probabilmente scritto nel monastero di San

Marziale di Limoges, che è appunto la capitale del Limosino, e questo monastero era stato un

centro di cultura importantissimo nel Medioevo, quindi questo può spiegare come ci possano

essere in questo testo, che si presenta abbastanza compatto dal punto di vista linguistico

occitanico, degli esiti più settentrionali che meridionali. Questo è ancora più sensibile nella poesia

lirica, che ha visto crescere una specie di lingua comune in cui venivano accettati vari esiti di varie

regioni senza che questo creasse disturbo alla diffusione e alla crescita di questa poesia. I poeti

erano tanti, di varie regioni, molto spesso nelle loro poesie erano presenti elementi della loro

variante regionale, che poteva essere il Delfinato, l’Alvernia, il Poitou, il Limosino ecc. Ciò era

ammesso e non creava nessuna difficoltà.

« aprob altre dols li demor » : ‘presso di lui dimori altro dolore’. Per Boezio si trattò di un grande

dolore e non ne ebbe altro di maggiore.

VII.

Morz fo Maillós Torquator dunt eu díg: Morto fu Manlio Torquato del quale io

ec vos e Róma l’emperador Teiríc; narro:

del fiel Déu no volg aver amíc ed eccovi a Roma l’imperatore Teodorico;

fra i fedeli di Dio non volle avere amico

« Morz fo » : ‘Morto era’. Il fo comunque ricarca la forma del perfetto latino fuit.

« dunt » : dal lat. de unde, ‘donde, del quale’.

« eu » : dal lat. ego, ‘io’.

« dig » [pron. dik] : dal lat. dico, ‘dico, racconto’. Si pronuncia dik perché, in provenzale come in

francese, quando ci sono delle consonanti sonore in fine di parola, queste vengono pronunciate

sorde. La pronuncia è confermata dalla rima dig : Teiric.

« ec vos » : dal lat. ecce vos, ‘eccovi’.

« e » : da en, con caduta della N finale.

« emperador » : cfr. supra.

« Teiric » : ‘Teodorico’. Si tratta del re degli Ostrogoti presso il quale si trovò a vivere, esplicando

le sue funzioni pubbliche, Boezio e che lo mandò in prigione e poi lo fece giustiziare. Viene qui

definito « emperador », ma continuando quella specie di equivoco storico, per cui anche Manlio

Torquato viene indicato come imperatore, presso il quale Boezio sarebbe conte anziché console.

« del fiel Deu » : ‘dei fedeli di Dio’.

« no volg » [pron. volk] : ‘non volle’. Anche questo volg, come venc, come ac, è un perfetto forte

analogico su quello del verbo avere ac, e quindi ha l’esito in velare.

« aver amic » : ‘avere amico’. Teodorico, in sostanza, era contrario ai cristiani; e questo crea la

pregiudiziale proprio nella presentazione di questo personaggio, di nuovo regnante, che è

Teodorico, nei confronti di Boezio che viene qui visto sotto l’aspetto di martire cristiano.

X

El Capitoli l’endema, al di clar, Nel Campidoglio l’indomani, al giorno

lai o solíen las altras liz jutjar chiaro,

lai veng lo reis sa felnía menar. là dove solevano giudicare le altre

Lai fo Boecis, e foren i soi par. vertenze,

Lo reis lo pres de felni’ a reptar colà venne il re a perpetrare la sua fellonia.

qu’el trametía los breus ultra la mar, Là era Boezio, e là erano i suoi pari.

Roma volía a obs los Grex tradar. Il re prese ad accusarlo di fellonia:

Pero Boéci anc no venc e pensar. cioè che egli inviava lettere oltremare,

Sal en estant e cuidet s’en salvar: che voleva tradire Roma a favore dei Greci.

l’om no·l laiset e salvament annar. Ma [ciò a] Boezio non venne mai in mente.

Cil li faliren qu’el soli aiudar, Si alzò in piedi e pensò di salvarsi:

fez lo reis e sa charcer gitar l’uomo non lo si lasciò andare a

salvamento.

Gli vennero meno quelli che lui soleva

aiutare,

il re lo fece gettare nel suo carcere.

La lassa X racconta l’inizio della sventura di Boezio.

« El » : da En lo, preposizione articolata ‘nel’.

« liz » : ‘liti’.

« felnia » : dal germanico fel, felon, ‘fellonia’, ma con vari significati: ‘inganno’, ‘malvagità’,

‘tradimento’.

« foren » : ‘furono’, ‘erano’.

« a reptar » : ‘a reputare’, qui nel senso di ‘ad accusare’.

« felni’ » : cfr. supra: ‘fellonia’, cioè ‘tradimento’.

« trametía » : dal lat. transmittere, ‘inviare’.

« los breus » : ‘le brevi’, cioè ‘le lettere’. Nella terminologia del papato, il breve è una lettera in cui

si danno delle istruzioni o si affermano degli elementi della dottrina.

« ultra la mar » : ‘oltremare’, cioè all’imperatore d’Oriente.

« a obs los » : obs dal lat. opus, ‘a opera’, ‘a vantaggio dei’.

« tradar » : ‘tradire’.

« anc » : ‘mai’.

« e pensar » : e da en, ‘in pensiero’.

« Sal en estant » : ‘Si alza in piedi’. Boezio, a sentire questa accusa che per lui è inaudita, sal en

estant, lett. ‘sale in piedi’. — « estant » : dal lat. stantem.

BOECIS

Per chi si interessi principalmente di letteratura, il termine provenzale richiama essenzialmente la

poesia lirica e il tema dominante di essa, l'amore cortese. Agli inizi, tuttavia, la letteratura volgare

dei territori che si estendono a sud della Loira e di carattere religioso, piu' o meno come al nord,

ed e' stimolata analogamente dai monasteri.

Dei testi superstiti, si puo' presumere che il piu' antico sia il frammento noto come Boeacis: si tratta

di un'ipotesi, perche' non vi sono testimonianze esterne in appoggio ad una sua datazione anche

approssimativa, e di conseguenza le opinioni espresse al riguardo sono notevolmente diverse.

In base a indizi paleografici il manoscritto puo' essere assegnato all'XI secolo, e l'esame delle

particolarita' linguistiche del testo ha indotto la maggior parte degli studiosi a collocarne la

composizione non molto dopo l'anno mille.

Prima notizia → XVIII secolo, bibliofilo abbe' Leboeuf lo cita in una sua opera.

Il testo provnzale conclude un voluminoso manoscritto latino contenente estratti della Bibbia e dai

sermoni, mutilo della pagina finale, con cui e' andata perduta l'ultima pagina del frammento.

Quello che resta e' un poema di 257 decasillabi regolarmente cesurati dopo la quarte e riuniti in

lasse di lunghezza diseguale: ci troviamo dunque in presenza di una forma poetica strettamente

simile a quella dell'epica francese piu' tarda, ma con la singolare e forse significativa differenza che

nel Boecis l'assonanza e'gia' stata sostituita dalla rima.

Inizio: considerazioni moralistiche di tono misantropico

Poi l'autore narra la storia della vita di Boezio che il medioevo aveva trasformato in martire

cristiano.

Perpetuando la confusione medievale tra CONSUL e COMES, egli fa di Boeazio un conte di

Roma, vassallo feudale dell'imperatore.

Analisi linguistica:

trattamento delle vocali e' tipicamente provenzale:

-a tonica si conserva, non c'e' traccia di dittongazione spontanea :

cf vocali aperte in era, meler (<melior), breus (breves), Grex, cor, dols, obs (<opus), e le vocali

chiuse in aver, valor, onor, senor, genzor (<genitioremL comparativo acc di gens, gentis): il dittongo

latino volgare AU si mantiene in causa. ə,

Tra le vocali la a postonica, che nei dialetti moderni e' variamente diventata e e piu'

comunemente o, sembra mantenere il suo timbro originario.

Cio' puo' essere dedotto dal fatto che, quando una vocale finale ricorre come vocale d appoggio, e'

trascritta come e, es. altre, e , ancora nello stesso testo, entre, essemple.

L'evoluzione consonantica mostra in particolare la perdita di n divenuta finale.

es. ta (<tantum), endema (<in de mane)/

La mancata rappresentazione dei nuovi fonemi l e n palatalizzare, es meler, senor sara' da

attribuire a deficienza di pratica scrittoria: il che e' un ulteriore prova della relativa antichita' del

testo, perche' piu' tardi in provenzale tali fonemi sono regolarmente rappresentati sia con il e gn,

come in franciano, sia piu' caratteristicamente con lh e gn.


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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sensep di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Marinetti Sabina.

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