BIOLOGIA MOLECOLARE
II ANNO I SEM
LEZIONE 1
Cosa sono le biotecnologie?
Tutte le applicazioni tecnologiche della biologia.
La biotecnologia è l’applicazione tecnologica che si serve dei sistemi biologici, degli organismi viventi o di derivati di
questi per produrre o modificare prodotti o processi per un fine specifico.
Ramo della biologia che utilizza gli esseri viventi al fine di ottenere beni o servizi utili al soddisfacimento dei bisogni
della società. dal DNA alle proteine passando per l’RNA.
Il corso si occupa del flusso dell’informazione
→
Replicazione è il processo secondo il quale da una molecola di DNA iniziale vengono fatte due molecole di DNA
figlie identiche.
porta a una copia in RNA dell’informazione genetica
→
Trascrizione contenuta nel DNA.
dall’informazione genetica contenuta nell’mRNA. Dal
→
Traduzione consiste nella sintesi di una proteina a partire
momento che le proteine sono fatte da amminoacidi, la traduzione comporta il trasferimento
dall’informazione dagli acidi nucleici a una molecola completamente diversa. Le proteine costituiscono
i 2/3 circa del materiale organico di una cellula.
Per spiegare i diversi argomenti necessario capire come storicamente si è arrivati a queste conoscenze, quindi quali
tecniche sono state utilizzate.
Argomenti in rosso (fatti in altri corsi ma da sapere), in verde si fanno durante il corso.
DNA come principale depositario dell’informazione. Gli acidi nucleici trasmettono l’informazione genetica
che esisteva un materiale genetico, un principio trasformante, un’informazione che poteva
Come abbiamo compreso
essere trasferita da una cellula ad un’altra?
→
Esperimento di Griffith lo streptococcus pneumoniae (pneumococco) causa la polmonite, il batterio esiste in due
ceppi: S (capsula), colonie lisce, virulento, altamente infettivo e R (no capsula protettiva, viene riconosciuto e distrutto
dal sistema immunitario), rugose e benigno.
Cosa rende il ceppo rugoso tale e il liscio altamente infettivo? Il ceppo di batteri S, smooth, possedeva un rivestimento
costituito da una capsula polisaccaridica e se questo veniva iniettato in un topo riusciva ad evadere il sistema
combatteva l’infezione.
→
immunitario e il topo moriva virulento. Se iniettato invece il batterio R, il topo viveva,
→
Controllo Griffith prende i batteri S e li tratta con calore, per verificare di averli uccisi, vengono iniettati (es. 1/10) nel
topo che sopravvive.
Una stessa quantità (es. 1/10) viene miscelata ai batteri di tipo R, iniettati nel topo, questo muore. Analizzando i batteri
l’informazione che permette di costituire la capsula è
→
presenti nel topo si vede che sono presenti batteri di tipo S
passata dai batteri S uccisi dal calore dentro i batteri R. Ciò che permette questo trasferimento è il principio
(oggi DNA), un’informazione che può essere trasferita da una cellula all’altra →
trasformante primo organismo
geneticamente modificato.
Cos’era? Oggi è definito come DNA ma in passato era difficile purificare le molecole di DNA in quanto molto lunghe,
inoltre non si pensava che una molecola così semplice potesse contenere tante informazioni e renderci così complicati.
Era già stato compreso però che le proteine erano composte da 20 aa diversi che potevano susseguirsi in ordine
diverso, di conseguenza si pensò che l’informazione genetica risedesse in esse.
LEZIONE 2
Come abbiamo compreso che il DNA conteneva l’informazione genetica?
l’informazione genetica risiede in un acido nucleico.
→
Bomba di Avery
Avery lavora ancora con pneumococchi, cellule batteriche coltivabili sia in solido che in liquido (usato liquido) e studia
in provetta la trasformazione da tipo R a S.
S e sottoposte a lisi, venne separato, tramite centrifugazione, l’estratto cellulare. Questo
Vennero prese cellule di tipo
venne incubato con una coltura di batteri vivi di tipo R e piastrato su un terreno di coltura. Batteri di tipo S comparvero
dimostrando l’esistenza
nella piastra del principio trasformante.
Per capire in quale componente risiedesse, una grossa quantità di coltura venne divisa in diverse aliquote in provette,
ciascuna contenente una sola componente macromolecolare ottenuta usando trattamenti enzimatici per degradare le
altre (preparata anche una provetta di controllo, tampone).
Piastrato e analizzato il contenuto di ogni campione, si scoprì che solo in quello contenente DNA avveniva il
→
trasferimento miscela pneumococco R con DNA→ trasformazione in tipo S.
Due concetti:
→ 1. Si prevede spesso che tutte le colonie piastrate siano di tipo liscio, ci fu una trasformazione del batterio (preso
DNA estraneo, in genere molecola plasmidica, capsula liscia e di conseguenza capacità di produrre batteri lisci). Evento
raro in quanto le cellule tendono a difendersi da DNA estraneo (immagini dei libri di solito non corrette in quanto solo
una colonia ogni tanto diventa di tipo liscio) e quindi dovrebbero essere presenti anche di tipo R.
→ 2. Controllo negativo e positivo. Un esperimento può avere artefatti. Per esempio, si può avere una
contaminazione, quindi presenza di batteri dove non dovrebbero esserci.
Buona regola negli esperimenti. Controllo positivo controlla di saper ottenere sia crescita di cellule rugose che lisce
senza alcun problema.
Controllo negativo controlla tutti gli artefatti possibili, in questo caso la contaminazione di cellule lisce (un controllo per
ogni campione, metto un’aliquota uguale di cellule rugose piastrato con tampone con proteine e con tutti gli altri tamponi,
non deve venire il risultato aspettato). Se non c’è nessuna colonia liscia, corretto, altrimenti non affidabile.
ESEMPIO: PCR. Serve per amplificare grossa quantità di DNA di nostro interesse. Si usano due primer presenti nel
genoma del virus, aggancio DNA polimerasi, cicli di replicazione, grandi quantità di DNA iniziale. Paziente infetto di
virus a DNA.
Controllo negativo: non metto DNA (no DNA), non deve dare banda quando piastrato su gel di agarosio; usare DNA
→
genomico di individuo sicuramente non infetto, sì banda primer non corretti.
Controllo positivo: uso campione di DNA di individuo sicuramente infetto, deve risultare tale.
Prese cellule S che contiene anche CapS (gene per comporre la capsula), viene isolato il DNA frammentato. Alcuni di
questi frammenti entrano in una cellula di tipo rugoso e si integrano (tutti eventi molto rari).
→
Trasformazioni batteriche introduzione DNA esogeno. →
Se DNA aggiunto a cellule eucariotiche superiori animali o vegetali trasfezione.
Nuovo esperimento che conferma il dato in quanto la comunità scientifica non è convinta:
→
Esperimento di Chase e Hershey (usate cellule procariotiche in quanto quelle eucariotiche difficili da coltivare al
tempo). Usati fagi e E. Coli.
Vengono coltivate cellule di Coli in presenza di zolfo 35 (radioattivo) in quanto presente cisteina che contiene gruppi
→
SH marcate proteine virali, in particolare capside. →
Vengono anche marcati acidi nucleici con fosforo radioattivo fagi con DNA marcato.
Vengono presi i virus marcati nei due differenti modi e posti a contatto con cellule di Coli non radioattive, cresciute in
ambiente normale. Si lascia iniziare l’infezione e poco dopo si mette la coltura in un frullatore (forza meccanica stacca
all’esterno e blocca l’infezione). Posto in provetta quello che è stato ottenuto, lo si pone in centrifuga
virus, rompe cellule
a bassa velocità per separare Coli (pesa di più) da virus (sovranatante da gettare). Il pellet ottenuto dai due esperimenti
viene verificato, quello radioattivo è quello in cui è stato marcato il genoma virale→ DNA è il principio trasformante.
→
Trasformazione batterica (plasmide + batterio -cellula ospite- cellula ospite trasformata). Le cellule ospite vengono
l’entrata del DNA batterico.
trattate per formare pori e facilitare
Processo: sviluppo della fase di competenza; legame del DNA trasformante alle cellule competenti; ingresso DNA
trasformante; integrazione del DNA (ricombinazione); espressione del DNA trasformante.
Come è fatta una molecola di DNA?
Gli acidi nucleici sono polimeri lineari (nel genoma di Coli no) di nucleotidi: base azotata
+ zucchero pentoso (ribosio RNA, in 2’ ossidrile; 2’-deossiribosio, DNA) + gruppo
fosfato attaccato al C in 5’.
Nucleoside, nucleotide senza gruppo fosfato (zucchero + base azotata).
SAPER DISEGNARE DNA/RNA. NON NECESSARIO CONOSCERE STRUTTURA DI TUTTE LE BASI.
Il DNA, senza gruppo ossidrile, rispetto all’RNA è molto più stabile, il gruppo inoltre occupa spazio e di conseguenza
l’RNA non può stare in conformazione come il DNA a doppia elica.
Legame fosfodiesterico (5’-3’) tra gruppo fosfato in 5’ di un nucleotide e carbonio in 3’ dell’altro. → Il P forma un legame
estere con il 5’C di uno zucchero e uno con il 3’ dello zucchero successivo.
Basi: A-C-T-G-U. Purine (2 anelli aromatici A-G) e pirimidine (1 solo anello aromatico C-T-U).
per il secondo AMP.
Per capire se si tratta di un nucleotide di DNA o RNA, per il primo si scrive dAMP…,
Il nucleotide trifosfato è il precursore degli acidi nucleici. Per convenzione i fosfati sono chiamati alfa (primo, legato allo
zucchero), beta (intermedio), gamma. Quando si utilizzano nucleotidi marcati per creare acidi nucleici marcati
radioattivamente è necessario conoscere questa dicitura.
→
Esperimento di Chargaff specifica la composizione nucleotidica del DNA.
Prende cellule di DNA di diversi organismi e lo purifica. Lo riduce tutto a nucleotidi con fosfodiesterasi. Separa i diversi
nucleotidi con cromatografia su strato sottile e scopre che i 4 nucleotidi non sono presenti in ugual quantità nel genoma
→ →
(diversi anche tra specie, anche se tutte li contengono) vero principio trasformante. Spot di A=G e di T=C rapporto
purine-pirimidine uguale a 1.
→ il DNA dello stesso organismo ha sempre la stessa composizione in basi.
doppia elica destrorsa formata da un’ossatura esterna o scheletro data dall’alternanza zucchero-fosfato
Struttura DNA:
e carica negativamente (resta sempre un fosfato libero in 5’ e un OH in 3’), all’interno presenti le basi (idrofobe) che
formano legami ad idrogeno.
I due filamenti sono antiparalleli.
La doppia elica è estremamente stabile per gli innumerevoli legami deboli che si formano (come quelli ad idrogeno).
Esiste una sola forza di repulsione che è la carica negativa dei fosfati che tendono ad allontanarsi tra loro (importante
quando si curva il DNA (nucleosoma) questi si avvicinano molto).
→
Possibili solo due appaiamenti A-G, C-T il diametro doppia elica costante (circa 2 nm o 20 A) (base piccola-base
grande), se non regolare il legame, il diametro cambia e interviene un controllo.
In un giro completo della doppia elica sono presenti circa 10,5 paia di basi.
Si formano un solco minore e uno maggiore (uno dei punti preferenziali di ingresso delle proteine che devono interagire
con DNA), sono cavità.
La doppia elica non contiene solo l’informazione genetica ma anche la capacità di duplicarsi (complementarità
→
garantisce la duplicazione) se viene aperta, si denatura, in un punto per copiarla, entrambi i filamenti possono fare
da stampo per la molecola di nuova sintesi e si formano due molecole di DNA figlie identiche.
La struttura descritta è quella di Watson e Crick ed è la conformazione B, non
sempre è quella favorita.
Esistono anche il DNA-A (se DNA-B messo in soluzione alcolica prende
questa conformazione se non precipita) e DNA-Z (levogiro e scoperto in vitro,
in dubbio se esistente in natura).
Il DNA-A presenta coppie di basi più angolate rispetto al piano
all’asse della doppia elica; presenta 11 coppie di basi per ogni
perpendicolare
giro d’elica; passo 25 A° e diametro 23.
In vivo è tipica di etero duplex RNA/DNA o duplex RNA/RNA (RNA presenta
elica difficili da formare in quanto l’ossidrile
raramente strutture a doppia non
lo permette, se riesce forma un ibrido).
presenta un’elica sinistrorsa; diametro 18 A°
Il DNA-Z e passo di 46.
Scoperta studiando DNA sintetici in cui G e C si alternano lungo la sequenza.
Oggi ci sono prove sperimentali che esista una piccola frazione di DNA in
vivo in forma Z e ci sono delle proteine che legano DNA Z.
Esistono delle rare basi del DNA: la 5-metil-citosina (informazioni di tipo regolativo) e la 5-idrossi-metil citosina, ottenute
tramite la modifica da parte di alcuni specifici enzimi.
LEZIONE 3 RNA
Singolo filamento (forma anche regioni a doppio), contiene uracile al posto della timina e ribosio al posto del
deossiribosio. Molecole molto più corte di quelle di DNA, portano l’informazione di uno o pochi geni. Sono molecole
molto instabili e contengono spesso delle basi insolite, modificate e non presenti nel DNA. Esistono genomi a RNA a
doppio o singolo filamento come nel caso dei virus.
Generalmente la molecola di RNA non rimane a singolo filamento ma assume strutture secondarie per permettere
l’ingresso, ad esempio, dei substrati nel sito catalitico.
Si formano delle zone in cui l’RNA si appaia
tramite legami ad idrogeno tra le basi e forma un
doppio filamento antiparallelo dove le basi, che
sono in ambiente acquoso e idrofobiche,
stare all’interno. Queste zone a
cercando di
doppio filamento vengono definite duplex o
stelo, forcina…
Quando l’RNA è a singolo filamento le basi idrofobiche cercando di essere
Può assumere anche una struttura terziaria.
acquoso.
il più possibile lontane dall’ambiente
Questa struttura è resa possibile dall’arrangiamento tridimensionale di blocchi di strutture secondarie.
Le basi possono ruotare e ripiegarsi liberamente intorno al legame fosfodiesterico e ai legami che lo legano al ribosio e
possono anche impegnarsi in appaiamenti non di tipo Watson-Crick.
L’ossidrile in 2’ impedisce la formazione di una doppia elica di tipo B, favorendone una di tipo A con il solco maggiore
più stretto e profondo e quello minore più largo e accessibile.
L’RNA contiene un elevatissimo numero di nucleotidi modificati (fino a 100) che ne aumentano di molto la variabilità
strutturale.
Denaturazione e ibridazione degli acidi nucleici
La stabilità della doppia elica è determinata dai legami deboli
che si possono formare se viene utilizzata energia dal sistema.
Denaturare significa separare i due filamenti del DNA e ci sono
due metodi per farlo, il primo è fornire calore per rompere i
legami ad idrogeno, il secondo (solo per il DNA) è alzare il pH
per esempio con della soda.
La denaturazione termica, con calore, necessita circa 95/100 °C, la temperatura precisa dipende dal numero dei legami
ad idrogeno presenti nella molecola e quindi dal numero di paia di basi (lunghezza campione). Fino a 100 °C il DNA si
denatura e non c’è possibilità di fare legami ad idrogeno.
Se la provetta in questione viene lasciata a temperatura ambiente i legami si riformano raggiungendo la situazione più
stabile ed energeticamente favorita, quella in cui le basi si appaiano come erano all’inizio, ricostituendo la doppia elica.
L’assorbanza alla fine tornerà uguale a quella iniziale.
Se la provetta denaturata viene messa in ghiaccio (crollo vertiginoso di T) le
molecole non hanno tempo di ritrovarsi, i moti browniani sono pochissimi e i
singoli filamenti tendono ad appaiarsi con sé stessi ed eventualmente appaiarsi
→
in modo sfalsato in alcuni punti molecole a gomitolo statistico (doppio
filamento intra-molecola o inter-molecole). *
Rinaturazione. Per rinaturare il DNA (poche molecole), il tempo necessario affinché torni al suo stato iniziale dipende
molto dalla concentrazione.
Quando la temperatura della soluzione di DNA viene abbassata lentamente i singoli filamenti si riappaiano con quelli
complementari, ricostituendo una doppia elica regolare.
Quando invece viene abbassata rapidamente (ghiaccio) si forma un così detto gomitolo statistico, prevalentemente
dato da legami idrogeno intramolecolari. *
Per misurare la concentrazione del DNA si usa lo spettrofotometro (per misurare la quantità di luce assorbita a ciascuna
lunghezza d’onda), lo strumento si usa anche per capire se il DNA si è denaturato o no.
Sono le basi che assorbono le onde, se queste non sono appaiate
possono assorbire meglio rispetto a quando sono a doppio filamento.
°C, l’assorbanza è massima.
Quando ci si trova a 100
solo alle basi, l’assorbanza è maggiore di quella
Se il DNA viene ridotto
(“completo”,
del DNA con scheletro) e raggiunge
una concentrazione maggiore del DNA denaturato. Per
verificare quindi di avere ancora tutte le componenti del DNA, RNA…
è necessaria
l’elettroforesi. Dentro lo spettrofotometro una luce, della lunghezza d’onda adeguata, entra all’interno della cuvetta
contenente il campione e il detector legge la luce assorbita. Per tarare lo strumento è necessario, sempre, usare un
→
bianco (DNA 260 nm). DNA minima assorbanza, RNA maggiore assorbanza.
grande aumento nell’assorbimento della luce a 260 nm
→
Effetto ipercromico
che si verifica quando il DNA a doppia elica si svolge (fonde).
Quando l’agitazione termica supera la forza dei legami idrogeno, delle
interazioni idrofobiche e delle altre forze che stabilizzano la doppia elica, la
molecola fonde e la separazione dei filamenti modifica l’assorbimento della luce
ultravioletta a 260 nm.
Se in una provetta ho solo filamenti di un tipo (rosso) e aggiungo una grande quantità di un solo filamento singolo ma
identico ad uno dei due filamenti rossi (verde), come si appaieranno tra loro? È molto pi&u
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