BIOLOGIA MOLECOLARE
Flusso dell’informazione genetica dal DNA alle proteine: DNA trascrizione mRNA
traduzione PROTEINE
Che cos’e la biotecnologia?
Biologia: scienza della vita, ovvero studio di ciò che sostanzialmente è vitale, studio di
come funziona il mondo vivente.
Biotecnologie: è l’applicazione delle conoscenze biologiche per produrre dei beni o dei
servizi.
La biotecnologia è l’applicazione tecnologica che si serve dei sistemi biologici, degli
organismi viventi o di
derivati di questi, per produrre o modificare prodotti o processi per un fino specifico.
In altre parole: è un ramo della biologia che utilizza gli esseri viventi o le conoscenze
che derivano dalla biologia.
MATERIALE GENETICO: gli acidi nucleici trasmettono l’informazione genetica.
La vita si sviluppa a partire dall’RNA ma avviene poi un passaggio al DNA in quanto la
struttura a doppia elica ha una maggiore stabilità (vantaggio). Si era convinti che
l’informazione genetica fosse trasmessa tramite le proteine poiché il DNA è una
molecola troppo semplice, un polimero composto dalla sola ripetizione di quattro basi.
Si eseguono quindi diversi esperimenti:
GRIFFITH: parte dal presupposto che esiste una molecola depositaria
dell’informazione genetica. Griffith studia un vaccino della polmonite utilizzando
Streptococco.
due ceppi di
Il ceppo R, che genera colonie rugose, è benigno, non è dotato di capsula
polisaccaridica protettiva e il sistema immunitario della cavia in cui viene
iniettato riesce a degradarlo.
Il ceppo S, virulento e liscio, contiene nel genoma le informazioni per l’involucro
polisaccaridico (che conferisce la forma liscia) che lo isola dal riconoscimento
immunitario. Griffith aveva trovato che il batterio virulento, anche quando
ucciso dal calore, era in grado di trasformare il batterio benigno in un batterio
virulento vivo. Suggerì quindi che il materiale genetico codificante la capsula
rimanesse intatto anche dopo l’uccisione del batterio virulento e che potesse
entrare in un’altra cellula per ricombinare il suo materiale genetico.
CONTROLLO
POSITIVO
CONTROLLO NEGATIVO
PRIMA PROVA
SECONDA PROVA
Effettua poi un prelievo di sangue dalla cavia in cui erano state iniettate
entrambi i tipi di cellule e trova delle colonie di Streptococco S. l’informazione
per la produzione dell’involucro è così passata dalle cellule morte a quelle vive.
C’è un PRINCIPIO TRASFORMANTE.
AVERY: conclude che il DNA è il principio trasformante. Crea una coltura di
cellule S ed esegue diverse estrazioni e aggiunge alle diverse provette cellule R.
I risultati ottenuti piastrando le cellule e facendo crescere colonie furono:
1. PROTEINE
cellule R
2. DNA
cellule R +
COLONIE
DI
CELLULE S
3. RNA
cellule R
4. LIPIDI
cellule R
5. POLISACCA
RIDI
cellule R
6. LIQUIDO
(CONTROLLO NEGATIVO) cellule R
Da questo si conclude che è il DNA il principio trasformante.
Cosa succede a livello molecolare? S
Le cellule S contengono il gene cap che codifica per il
rivestimento polisaccaridico.
Con il calore si ha la rottura della cellula.
Si rompono anche le molecole di DNA. S
Quando avviene il contatto con le cellule R, il gene cap , in alcune
R
cellule, va a sostituire con un doppio crossing-over il gene cap
che non codifica per nessun rivestimento.
Al termine ottengo alcune cellule che hanno sviluppato la capacità di generare il
rivestimento e che non sono quindi eliminabili dal sistema immunitario.
Il mondo scientifico rifiuta però l’esperimento di Avery.
CHASE E HERSEY: utilizzano un virus, un organismo che ha al suo interno solo
DNA e proteine in modo tale da discriminarne definitivamente uno.
Crescono due colonie in terreni differenti:
1. Il primo contiene ZOLFO 35, marcatore di PROTEINE
2. Il secondo contiene FOSFORO 32, marcatore di DNA
Iniettano poi un batterio ospite, E. Coli, con fagi derivati da uno dei due terreni e
centrifugano in modo tale da terminare l’infezione, eliminare tutto il materiale
del fago rimasto fuori dal batterio e ottenere sul fondo delle due provette un
pellet batterico.
Analizzo poi la radioattività delle due provette:
1. La provetta con virus marcato con ZOLFO 35 riscontra radioattività solo
nella fase contenente i capsidi dei virus.
2. La provetta con FOSFORO 32 segna radioattività anche nel pellet
batterico essendo che i virus trasmettono il DNA all’interno del batterio
è appunto il DNA il fattore trasformante.
TRASFORMAZIONE BATTERICA metodo utilizzato da Chase e Harsey. Si introduce
DNA estraneo circolare (plasmide) in un batterio. Non è possibile inserire un DNA
lineare perché il batterio lo riconosce come estraneo
e ne degrada le estremità. Solo i virus possono
infettare un batterio con il proprio DNA lineare. Si
differenzia dalla trasfezione che è il processo con cui
introduco DNA estraneo non in un batterio ma in
una cellula.
Come avviene la trasformazione batterica:
Sviluppo della fase di competenza: isolamento del frammento di DNA e del
plasmide.
Legame del DNA trasformante alle cellule competenti.
Ingresso del DNA trasformante.
Integrazione del DNA (ricombinazione): avviene attraverso uno shock termico.
Espressione del DNA trasformante nella cellula in cui viene iniettato il plasmide
ricombinante.
ACIDI NUCLEICI
Gli acidi nucleici sono polimeri lineari di nucleotidi. NUCLEOTIDE = zucchero + base
azotata + fosfato.
Dna: zucchero 2-deossiribosio, in posizione 2’ non c’è un ossidrile.
Rna: zucchero ribosio. Base azotata: composta da uno (pirimidine: citosina, timina e
uracile) o due anelli aromatici (purine: guanina, adenina).
I diversi nucleotidi sono uniti da un legame fosfo-diesterico:
legame che impegna l’ossidrile 3’ di un nucleotide e il
carbonio in posizione 5’ dell’altro nucleotide. Si formano due
legami esteri.
Le basi possono essere modificate dopo la sintesi del DNA/RNA:
DNA: METILAZIONE di CITOSINA, ADENOSINA.
RNA è molto più modificato.
Nucleosidi: base + zucchero.
Nomenclatura dei fosfati: il fosfato alfa è quello direttamente legato allo zucchero e
che forma lo scheletro degli acidi nucleici. Per rilevare la sintesi dovrò marcare il
fosfato alfa. Il fosfato alfa è quelli che forma lo scheletro degli acidi nucleici.
CHARGAFF: specifica la composizione nucleotidica del DNA.
Purifica il DNA da un certo numero di cellule diverse specie in maniera tale da
ridurre il contenuto ai singoli nucleotidi e a separarli. Esegue una cromatografia
su strato sottile per verificare la quantità dei diversi nucleotidi nelle diverse
specie.
CONCLUSIONI:
I quattro nucleotidi non sono presenti in eguale quantità.
o Le specie hanno una diversa composizione in nucleotidi caratteristica.
o Il DNA preparato da diversi tessuti e organi dello stesso organismo ha sempre
o la stessa composizione in basi e non cambia con l’età, lo stato di nutrizione o
l’ambiente.
Il numero di A è uguale al numero di T; il numero di G è uguale al numero di C.
o Il rapporto purine-pirimidine è 1:1.
o WATSON E CRICK: lavorano partendo dalle scoperte di Chargaff, Wilkins e
Franklin (che utilizzarono la tecnica della diffrazione ai raggi X per analizzare le
fibre di DNA) e arrivano ad importanti scoperte sulla molecola di DNA.
DNA
Il DNA ha una struttura a doppia elica destrogira con uno scheletro esterno carico
negativamente (la carica è determinata dalla presenza dei gruppi fosfato). I due
filamenti sono antiparalleli. Le basi stanno all’interno, non sono accessibili alla
soluzione (sono idrofobiche). La doppia elica è molto regolare, con un diametro di 2
nm e un passo (distanza tra due punti nella stessa posizione) di 3,4 nm o 10,5 coppie
di basi. La regolarità è mantenuta dall’accoppiamento delle basi, una purina e
pirimidina (legami idrogeno e interazioni idrofobiche). A e T fanno due legami
idrogeno, G e C ne fanno tre. Si creano un solco maggiore e un solco minore. Quando
una proteina interagisce con il DNA in maniera sequenza specifica (interagisce con le
basi) tende a interagire nel solco maggiore perché la alfa-elica della proteina ha
esattamente le dimensioni per insinuarsi in questo solco. La molecola è molto stabile,
se voglio denaturarla innalzo la temperatura o utilizzo una soluzione basica in quanto
la repulsione elettrostatica è destabilizzante per la struttura.
La complementarietà della doppia elica ne garantisce, oltre alla stabilità, la
duplicazione in due molecole figlie. I due filamenti si aprono e vengono copiati
dall’enzima necessario seguendo la complementarietà delle basi.
STRUTTURE ALTERNATIVE DEL DNA:
Quella di Watson e Crick è la conformazione B
Conformazione A: doppia elica con diametro più
ampio, con un passo di 2,5 nm. La troviamo in
presenza di alcol e quindi in un ambiente povero di
acqua. Tipica struttura del RNA nelle regioni a doppio
filamento e durante la trascrizione (DNA appaiato con
RNA).
Forma Z, levogira e più slanciata: ha un diametro di
1,8 nm. Si forma quando la sequenza è ricca in G e C
oppure in condizioni di alte concentrazioni di sale.
Esiste una piccola frazione di DNA in questa forma.
RNA Contiene uracile al posto di timina e ribosio al posto di deossiribosio.
È a singolo filamento anche se forma regioni a doppio filamento.
Le molecole sono molto più corte di quelle di DNA; portano l’informazione di uno
o pochi geni.
Breve vita media (molto instabile in quanto è a singolo filamento).
Può contenere basi insolite, modificate e non presenti nel DNA.
Eccezioni date da virus con genomi a RNA a doppio o singolo filamento.
Può assumere diverse conformazioni in quanto le basi possono ruotare e ripiegarsi
liberamente attorno al legame fosfodiesterico e le basi possono impiegarsi in
appaiamenti non tradizionali. L’ossidrile in 2’ (non presente nel DNA) impedisce la
formazione di una doppia elica di tipo B (conformazione standard del DNA), favorendo
invece la conformazione A con il solco maggiore più stretto e profondo e quello minore
più largo e accessibile. La presenza dell’OH in posizione 2’ rende la molecola di RNA
molto reattiva l’RNA può avere funzione catalitiche.
DENATURAZIONE E IBRIDAZIONE DEGLI ACIDI NUCLEICI
Le soluzioni di DNA a doppio filamento isolato sono molto viscose a ph 7 e a
temperatura ambiente. Quando queste soluzioni vengono sottoposte a condizioni
estreme di ph e temperatura (superiore agli 80°C) la viscosità diminuisce
bruscamente, segno del fatto che il DNA è andato incontro a un cambiamento fisico:
questo cambiamento è detto denaturazione (processo che può essere subito anche
dall’RNA). Con la denaturazione si ha la distruzione dei legami idrogeno tra le basi
appaiate e questo porta la doppia elica a disgregarsi in due filamenti singoli (non
avviene pertanto la distruzione dei legami fosfodiesterici). Dopo la denaturazione, se
la temperatura scende, la molecola a doppia elica si riforma (processo di rinaturazione
o annealing delle basi). La denaturazione può essere totale o parziale. Nel caso di
denaturazione completa, la rinaturazione avverrà in tempi più lunghi in quanto le
sequenze complementari dei due filamenti devono prima cercarsi e, grazie a collisioni
casuali, formano un breve tratto a doppia elica. Successivamente le rimanenti basi si
appaiano più velocemente. Ho un campione con DNA a una certa concentrazione e
con una certa assorbanza (260 nm). Scaldo la provetta e man mano l’assorbanza
aumenta fin quando non ho la denaturazione completa. L’assorbanza aumenta in
correlazione con la denaturazione in quanto la stretta interazione tra le basi della
doppia elica scherma l’assorbimento dei raggi UV (effetto ipocromico). Il filamento
singolo di DNA ha un’assorbanza superiore del 40% (effetto ipercromico). Se lascio poi
riposare il campione a temperatura ambiente mi si riformerà la doppia elica e il valore
dell’assorbanza sarà nuovamente quello iniziale. La transizione dal DNA a doppio
filamento alla forma a singolo filamento può quindi essere rilevata seguendo
l’assorbimento della luce UV.
Come faccio a visualizzare la denaturazione e la rinaturazione?
Per stimare la concentrazione di DNA utilizzo lo spettrofotometro una lunghezza
d’onda attraversa una soluzione contenente DNA e quando incontra DNA viene
modificata. In base alla modificazione calcolo la concentrazione di DNA. Il valore dato
dalla macchina è l’assorbanza, con una formula matematica risalgo alla
concentrazione (Legge di Lamber-Beer A = c l ε).
Se dopo aver denaturato il campione lo pongo a 0°C (la temperatura non scende
gradualmente, ma viene abbassata rapidamente) non riesce a rinaturarsi
regolarmente. Le molecole si dispongono secondo il gomitolo statistico in cui il DNA
forma alcune regioni a doppio filamento random perché ha scaricato energia. La
regione a doppio filamento può derivare da un ripiegamento del filamento stesso o
dall’appaiamento con una regione complementare di un altro filamento. In questa
situazione, come assorbe il DNA? Con un’assorbanza maggiore del valore iniziale ma
minore del singolo filamento (situazione intermedia).
IBRIDAZIONE DEGLI ACIDI NUCLEICI: IL CONCETTO DI SONDA
Prendiamo due molecole identiche che si differenziano solo per due sequenze. Scaldo
e denaturo. Riscendo con la temperatura ad un valore vicino a quello iniziale posso
formare degli ibridi tra i due filamenti (duplex ibridi) con delle regioni di mismatch.
Non necessariamente ho un perfetto appaiamento.
Tutto questo introduce in concetto di SONDA, fondamentale negli esperimenti di
biologia molecolare. La sonda è una molecola, spesso marcata e riconoscibile, a
singolo filamento e aggiunta in largo eccesso in maniera tale che trovi la propria
sequenza complementare. Deve essere in largo eccesso in modo tale che venga
favorito l’appaiamento con la sonda. Quando ho denaturato aggiungo la sonda e
scendo con la temperatura in modo tale da rinaturare. La sonda in largo eccesso avrà
maggiore probabilità di incontrare il suo complementare.
PROTEINE
Macromolecole composte da amminoacidi che formano una lunga catena lineare che si
ripiega su se stessa in strutture tridimensionali. Le proteine sono le macromolecole da
cui dipendono tutte le attività della cellula.
AMMINOACIDI Ogni amminoacido contiene un carbonio
centrale (detto carbonio alfa) a cui sono
legati un gruppo amminico, un gruppo
carbossilico e una catena laterale che è
quella che caratterizza ciascun
amminoacido. Il legame peptidico avviene
tra il gruppo carbossilico di un amminoacido
e il gruppo amminico dell’amminoacido
successivo (con liberazione di una molecola
d’acqua).
CONFORMAZIONE DELLA PROTEINA:
Ogni proteina assume un’unica conformazione anche se ne potrebbe
teoricamente assumere un numero enorme. Le informazioni per quella
conformazione specifica sono contenute nella sequenza amminoacidica di cui si
compone la proteina. Se denaturiamo una proteina (65°) è difficile che essa
ritorni nella sua conformazione iniziale assunta durante la sintesi peptidica. Non
siamo capaci di prevedere con assoluta certezza la conformazione di una
proteina, ma possiamo fare delle ipotesi nel caso in cui si abbia a che fare con
proteine di struttura primaria simile.
Il folding, il ripiegamento, è prevalentemente influenzato dal comportamento
della proteina in ambiente acquoso e quindi dalla natura degli amminoacidi i
residui idrofobici tendono a stare all’interno, mentre quelli polari tendono a
stare verso l’esterno in modo tale da poter interagire con l’acqua.
La struttura finale di una proteina è mantenuta da legami deboli non covalenti
(interazioni idrofobiche, legami idrogeno, interazioni ioniche, forze di Van der
Waals). Significa quindi che le proteine perdono facilmente la propria struttura.
LIVELLI STRUTTURALI
1. PRIMARIA: sequenza di amminoacidi legati da legame peptidico in cui il gruppo
carbossilico di un amminoacido interagisce con il gruppo amminico
dell’amminoacido successivo. L’ordine degli amminoacidi è scritto nel gene che
codifica per la tale proteina.
2. SECONDARIA: alfa elica (10-15 residui) e foglietto beta (3-10 residui). Ogni
proteina ha circa 1/3 di ogni struttura, il resto è disordine proteico che connette
le diverse strutture secondarie. Nell’alfa elica i legami peptidici sono paralleli
all’asse dell’elica e si formano legami idrogeno intracatena. I gruppi R degli
amminoacidi sono rivolti verso l’esterno dell’elica. Nel foglietto beta i gruppi R
sporgono perpendicolarmente all’asse del foglietto e si formano legami idrogeno
tra foglietti adiacenti (paralleli o antiparalleli).
3. TERZIARIA: definita dall’orientamento tridimensionale delle strutture secondarie
e delle anse che le connettono: la proteina si ripiega nello spazio, fatto reso
possibile dai legami deboli. Esistono anche legami covalenti nella struttura
terziaria, sono molto pochi. Un esempio è il ponte disolfuro tra due cisteine. La
struttura terziaria che una catena polipeptidica assume dopo l’avvolgimento è
quella con la più bassa energia, ovvero la struttura più stabile dal punto di vista
termodinamico. Questo è determinato già dalla sequenza amminoacidica della
struttura primaria.
4. QUATERNARIA: struttura assunta da proteine composte da diverse subunità che
possono essere ugu
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