BIOLOGIA
MOLECOLARE
Prof. Sartori
Anna Pasinelli
Sommario
1. INTRODUZIONE ALLA BIOLOGIA MOLECOLARE ......................................................................................... 2
2. LA REPLICAZIONE DEL DNA......................................................................................................................14
3.TRASCRIZIONE .........................................................................................................................................29
4.TECNICHE DELL’INGEGNERIA GENETICA – TECNOLOGIA DEL DNA RICOMBINANTE ...................................42
5.TECNICHE PER L’ANALISI DELL’ESPRESSIONE GENICA SU AMPIA SCALA ....................................................55
6.TRASCRIZIONE NEGLI EUCARIOTI .............................................................................................................58
7.VHL ..........................................................................................................................................................70
8.TRADUZIONE ...........................................................................................................................................72
9.UTILIZZO DEGLI ANIMALI TRANSGENICI....................................................................................................84
1. INTRODUZIONE ALLA BIOLOGIA MOLECOLARE
La biologia molecolare è lo studio dei meccanismi molecolari degli esseri viventi e delle interazioni tra acidi
nucleici e proteine (avviene un passaggio di informazioni). La tecnologia del DNA ricombinante fa uso di
molecole biologiche studiate da questa disciplina. La genetica osserva i fenotipi e stabilisce le regole per la
trasmissione delle caratteristiche ereditarie. La biochimica studia le molecole e individua le sostanze che
vengono trasmesse. La biologia molecolare ha unito le due discipline.
Cellula procariote: cellula primitiva che contiene un miscuglio di DNA e proteine, è formata da una membrana
fosfolipidica all’interno del quale c’è il cromosoma batterico (DNA circolare) e il citoplasma.
Cellula eucariote: struttura membranosa, le macromolecole sono compartimentalizzate, gli spazi sono
delimitati da membrane, c’è una maggiore complessità cellulare e avvengono più reazioni. Nel nucleo è
presente DNA. L’RNA viene trasferito dal nucleo al citoplasma, dove avviene la sintesi delle proteine e altre
reazioni specifiche.
GENE EUCARIOTICO. Il DNA è grande, è diviso in cromosoma e la funzione dei cromosomi è quella di
preservare il DNA. La funzione fondamentale del DNA è quella di contenere informazioni ed è un polimero
relativamente semplice, formato da basi e da uno scheletro zucchero-fosfato. Gli acidi nucleici contengono
le informazioni per costruire le proteine; per leggere queste informazioni si copia il DNA creando una
molecola di RNA che, una volta letta dai ribosomi, darà poi origine alle proteine che sono polimeri complessi
di amminoacidi. Non tutto il DNA è formato da geni, ci sono anche delle porzioni che, seppur convertite in
RNA, non danno luogo alla formazione di proteine. Il gene non è un tutt’uno: ci sono le sequenze codificanti,
gli esoni, e le sequenze non codificanti, gli introni. Gli introni devono essere eliminati dall’RNA. Un volta che
tolgo gli introni dal RNA. Ottengo l’RNA maturo, che migra nel citoplasma per la sintesi delle proteine. Non
tutti i geni sono trascritti. Genoma e DNA sono sinonimi; il genoma è l’insieme di tutti i geni presenti in un
organismo vivente. Il DNA contiene anche altre porzioni oltre ai geni. Queste porzioni non portano alla
formazione di proteine ma sono comunque tradotte in porzioni di RNA che hanno importanti funzioni di
regolazione. Il numero di geni per produrre le proteine è 24 000, numero molto piccolo rispetto a quello che
si pensava inizialmente. Ci sono delle tecniche che codificano le sequenze degli esoni del gene, così riconosco
le sequenze proteiche e posso prevedere farmaci o terapie in base alle caratteristiche genetiche. La
trascrizione e la traduzione devono essere regolate e avere una certa direzionalità perché se leggessi in
diverse direzioni avrei diversi messaggi finali. Gli acidi nucleici, sia RNA che DNA, sono sintetizzati in direzione
5’-3’, quindi qualsiasi polimerasi si muove in
direzione 5’-3’. I due filamenti di DNA sono:
il coding strand che ha la stessa sequenza
nucleotidica del mRNA con differenza che al
posto dell’uracile c’è la timina nel DNA e il
secondo filamento che contiene la sequenza
complementare.
Quando l’RNA è maturo viene portato fuori
dal nucleo per sintetizzare le proteine.
L’mRNA è letto in direzione 5’-3’ e la
proteina ha direzionalità N-C. Entrambi i
filamenti del DNA possono essere letti ma le
due RNA polimerasi devono procedere in
direzioni opposte.
GENE BATTERICO. Nei batteri i geni sono già pronti a produrre le proteine. Nel batterio la traduzione può
cominciare prima che finisca la trascrizione perché non c’è separazione tra nucleo e citoplasma. I geni
batterici non hanno gli introni e quindi traduzione e trascrizione possono avvenire contemporaneamente. Gli
enzimi di restrizione si trovano solo nei batteri. Quando incontrano una sequenza specifica essi tagliano la
doppia elica del DNA del virus nello stesso punto o in punti sfalsati. Questi enzimi sono prodotti dal batterio
per difendersi dai virus: gli enzimi legano il DNA del virus e non quello batterico perché quest’ultimo è
metilato e quindi interrompe il pattern di relazione e impedisce all’enzima di legare il DNA.
Gli enzimi di restrizione sono enzimi batterici che rompono il DNA in maniera specifica; ogni enzima è in grado
di riconoscere solo una specifica sequenza di nucleotidi. Se l’enzima incontra questa sequenza si unisce e
forma un taglio netto. Questi enzimi tagliano il DNA con una precisione chirurgica anche se isolati. Il taglio
provoca la rottura dello scheletro zucchero fosfato portando alla formazione di due catene.
Gli enzimi di restrizione sono prodotti dai batteri e tagliano il DNA.
La cristallografia a raggi X è una tecnica utile per studiare una proteina. Da una proteina pura è possibile
ottenere dei cristalli in cui gli atomi sono disposti in maniera regolare nello spazio. Le onde dei raggi X possono
essere deviati dagli atomi delle proteine cristallizzate; i raggi deviati formano una figura di diffrazione che
permette di capire la disposizione degli atomi nella proteina.
1865: Mendel scopre la caratteristiche ereditarie genetiche
1869: Miescher scopre il DNA (nucleina) isolando degli acidi nucleici
1910: Morgan: teoria cromosomica dell’ereditarietà, analisi della ricombinazione e mappaggio dei
cromosomi
1931: McClintock dimostrazione fisica della ricombinazione
1944: Avery scopre che il DNA è la molecola che contiene l’espressione genica
1953: Watson e Crick scoprono il modello a doppia elica che spiegava tutti i dati sperimentali, spiegava come
il DNA potesse contenere così tante informazioni e come poteva essere replicato
STRUTTURA DEL DNA. Il DNA è formato da due alfa eliche: nella parte esterna c’è lo scheletro zucchero-
fosfato che è la parte polare, ricca di cariche e solubile in ambiente cellulare. Nella parte interna ci sono le
basi azotate. La doppia elica è formata da uno scheletro zucchero-fosfato; le due eliche sono unite grazie
all’appaiamento delle basi azotate che formano due o tre legami idrogeno. I legami idrogeno sono dei legami
chimici molto deboli che permettono di unire due atomi sfruttando la polarizzazione; la presenza di più
legami idrogeno fa sì che le forze si sommino tra loro facendo diventare maggiore la forza che unisce le due
eliche. Questi legami non sono covalenti quindi la cellula è in grado, in determinate condizioni, di rompere il
legame idrogeno separando le due eliche. La formazione di questi legami idrogeno avviene in maniera molto
precisa: le basi si accoppiano come adenina-timina o citosina-guanina. Quindi le due catene hanno delle
sequenze di nucleotidi che sono complementari tra loro.
Con una singola elica di DNA creo sia RNA complementare che il DNA complementare. La geometria tra le
due eliche fa sì che lungo il DNA si formino solchi maggiori e solchi minori che dipendono dall’angolo tra la
base e lo scheletro zucchero-fosfato. Questi solchi permettono l’interazione del DNA con le proteine che di
solito si legano nel solco maggiore perché la proteina è voluminosa. Le proteine riconoscono e legano
determinate sequenze di DNA in modo specifico: meccanismo che sta alla base delle regolazione genica.
Questo modello spiega quindi sia come è possibile contenere molte informazioni (perché esistono numerose
composizioni di nucleotidi) sia come è possibile replicare il DNA (perché avendo una sola catena se ne può
creare un’altra complementare). I dati più importanti che portano alla formazione del modello a doppia elica
sono dovuti agli studi effettuati con la cristallografia a raggi X, effettuati da Franklin e Wilkins, che permisero
di scoprire la struttura tridimensionale. Nel 1962 Watson e crick vinsero il premio Nobel per la medicina.
Tra il 1996 e il 2006 viene completato il sequenziamento del genoma umano: venne stabilita l’esatta
sequenza di nucleotidi che compongono il DNA contenuto nei nostri cromosomi. Gene RNA proteina
funzione (enzima che catalizza una reazione o proteina strutturale). Gli scienziati pensavano che
conoscendo l’intero genoma si potessero conoscere anche tutte le funzioni del nostro organismo svolte dalle
proteine. Ciò non fu possibile perché non esiste una linearità così precisa tra gene e funzione perché una
proteina per svolgere la sua funzione può essere regolata o modulata da altre proteine. Il numero di geni che
codificano per una proteina è molto più piccolo di ciò che si immaginava, sono circa 23000 i geni che hanno
una sequenza tale da codificare una proteina. Un’altra cosa che si pensava di ottenere in modo molto rapido
conoscendo il genoma era uno sviluppo della medicina personalizzata.
Si pensava infatti che conoscendo il genoma di un individuo sano e di uno malato si potessero studiare le
differenze e le mutazioni (nucleotidi diversi dal genoma sano). Nelle eventuali 200 mutazioni ce ne saranno
alcune correlate alla patologia e studiando più individui malati riconosco delle mutazioni sempre presenti nei
pazienti malati e mai presenti in quelli sani. Questo sarebbe relativamente facile se le mutazioni fossero 200
ma avendo un genoma formato da 3 * 10^9 nucleotidi il numero di mutazioni possibili è pari circa a 10^3-
10^4 e quindi per avere dei dati utili bisognerebbe studiare il genoma di 10^3 individui malati e di 10^3
individui sani.
Le diverse etnie condividono il 99,99% della sequenza nucleotidica: il concetto di “razza” non ha alcun senso
dal punto di vista genetico. Essendo così tanti i geni anche solo lo 0,01% fa sì che ci siano molte diversità tra
gli individui. L’analisi di queste varianti permette di stabilire le correlazioni tra gli individui. SNPs sono le
varianti di un singolo nucleotide che possono ricadere all’interno di un gene che codifica una proteina o in
una sequenza che però non è necessaria per costituire una proteina. Non si possono prendere in
considerazione solo le mutazioni dei geni perché anche le mutazioni in una regione intergenica provocano
delle differenze; anche queste regioni hanno un ruolo: queste magari producono delle molecole di RNA che
interagiscono con l’mRNA di un altro gene interagendo con la produzione della proteina.
Il primo progetto di lettura del genoma umano ha richiesto uno studio di 10 anni; oggi, avendo una sequenza
di riferimento del genoma umano e grazie ad un’evoluzione tecnologica, la completa sequenza del genoma
umano si ottiene in un mese.
LA CHIMICA DEL DNA
Il DNA è un polimero di nucleotidi che sono formati da uno zucchero a 5 carboni (ribosio); in posizione 5’
sono uniti da uno a tre gruppi fosfato mentre in posizione 1’ sono unite le basi puriniche (adenina e guanina)
o pimiridiniche (timina, citosina e uracile).
L’uracile ha le stesse proprietà della timina perché si appaia con l’adenina ma l’uracile è caratteristico del
RNA. La presenza dell’uracile rende l’RNA molto più labile perché all’interno delle cellule ci sono molti enzimi
che hanno il ruolo di degradare l’RNA e il DNA (l’RNA è più instabile del DNA perché a pH basico l’RNA si
rompe ed è più facilmente eliminabile). Gli enzimi che degradano l’RNA sono gli RNAasi mentre quelli per il
DNA sono gli DNAasi. Quando non è necessario avere una proteina viene bloccata la trascrizione e non si
genera l’RNA; si blocca l’attività delle RNA polimerasi che non riconosce i promotori che permettono l’avvio
della trascrizione. Dopo che ha svolto le sue funzioni la proteina viene degradata. L’RNA messaggero ha una
durata di vita molto breve perché una volta avvenuta la trasmissione si degrada all’interno della cellula. Il
DNA quindi è molto più stabile e non viene degradato, mentre l’RNA, una volta che ha svolto il suo ruolo,
viene degradato.
I nucleotidi possono essere modificati prima di essere introdotti in una catena di DNA; per esempio l’ATP può
subire una reazione dove si rompono i gruppi fosfato e si forma l’AMP ciclico grazie all’enzima adenilato
ciclasi. L’AMP ciclico è un segnale, è una molecola importante per regolare la trascrizione genica. Se è
presente poco glucosio viene attivato l’enzima adenilato ciclasi e quindi si produce molto AMP ciclica.
Un’altra modificazione chimica frequente è la metilazione, cioè il legame di gruppi metilici ad alcuni atomi di
carbonio. Solitamente si ha la metilazione al carbonio 5 della citosina; queste modificazioni servono sempre
per regolare la trascrizione genica.
I nucleotidi possono essere modificati anche in vitro: vengono formati dei nucleotidi in cui, al posto
dell’ossidrile in posizione 3’, si trova un idrogeno. Questi nucleotidi hanno permesso processi di
sequenziamento. In alcuni casi un gruppo fosfato può essere sostituito da un isotopo del fosforo che rende il
nucleotide radioattivo e quindi di conseguenza permette di ottenere un DNA radioattivo. Si possono
sintetizzare anche nucleotidi in cui viene aggiunta la molecola biotina in quanto questa molecola è
riconoscibile da alcuni anticorpi. Se metto questo nucleotide in un terreno di coltura possono codificare il
DNA sfruttando degli anticorpi (tecniche immunologiche).
I nucleotidi polimerizzano formando la doppia elica; la reazione di
polimerizzazione avviene tra l’ossidrile in posizione 3’ e il fosfato
alfa del nucleotide successivo. La polimerizzazione essendo tra 5’ e
3’ avviene con una certa direzionalità. Il verso della
polimerizzazione avviene sempre in verso 5’-3’. Le due catene di
DNA sono antiparallele. Innalzando la temperatura le due catene si
dividono tra loro, abbassando la temperatura si riuniscono secondo
un appaiamento molto preciso. A 95° le due catene di DNA si
dividono e rimangono come singole eliche all’interno di una
soluzione acquosa; se aggiungo una molecola di ssDNA (molecola
di DNA sintetizzata per via chimica e molto breve con una specifica
sequenza) al DNA denaturato e riabbasso la temperatura, se in uno
dei due DNA spaiati esiste una sequenza complementare
all’oligonucleotide questo andrà ad unirsi li, anche se è una
sequenza molto breve. Utilizzo quindi di una piccola molecola di
DNA come sonda per trovare sul genoma umano il frammento
complementare a quello che sto cercando. Per vedere la posizione della sonda utilizzo dei nucleotidi
modificati e radioattivi.
Nella struttura del DNA i gruppi fosfati sono orientati verso l’esterno delle catene e stabilizzano la struttura
perché sono acidi e quindi, in ambiente neutro, perdono un protone; essendo deprotonate queste catene
esterne hanno carica negativa, sono polari e sono quindi solubili in acqua. Le basi azotate invece si trovano
all’interno e per la formazione di legami idrogeno (che annullano la polarità) si va a creare un ambiente
idrofobico. Questa idrofobicità è un ulteriore elemento che permette di mantenere unite le due catene per
sfuggire alla polarità dell’acqua.
La doppia elica del DNA non è perfettamente simmetrica perché le due eliche sono leggermente sfasate. Il
legame glicosidico che unisce i nucleotidi allo scheletro ha una certa angolazione. Si formano così un solco
maggiore e un solco minore lungo l’elica del DNA. L’alternanza dei solchi maggiori e minori è importante per
determinare l’avvicinamento di una proteina. Una proteina che interagisce con il DNA dovrà avere una
struttura che sia compatibile con l’inserirsi in questi spazi del DNA.
La struttura del DNA esiste in tre forme: A, B, Z. Possiamo avere delle sequenze di DNA dove c’è una
prevalenza di alcuni tipi di nucleotidi; queste sequenze possono assumere delle conformazioni diverse
modificando la distanza tra solco maggiore e solco minore. Queste strutture possono favorire o sfavorire
l’unione di una determinata proteina.
Quando appaiamo tra di loro i nucleotidi complementari non viene annullata del tutto la polarità di questi
nucleotidi. Esistono comunque degli atomi che possono essere in grado di formare dei legami idrogeno in
quanto conservano una certa polarità. A livello dei solchi maggiori e minori il pattern di possibili legami
idrogeno è altamente specifico.
PROTEINE.
Sono polimeri ma ci sono legami consecutivi di amminoacidi, che sono venti. Gli amminoacidi sono
molecole chirali; ogni amminoacido ha una configurazione L e una D ma tutti i sistemi viventi
utilizzano la configurazione L.
Ogni ammi
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.