Autori letteratura latina
I Romani collocavano l’inizio della storia della letteratura latina nel 240 a.C., anno in cui Livio Andronico aveva fatto rappresentare per la prima volta un testo scenico in lingua latina. I Romani si ponevano in concorrenza con la letteratura scritta greca, che vantava quale iniziatore Omero, maestro di tutti i poeti e principio di ogni genere letterario. Lo stretto confronto con i modelli greci impose alla letteratura romana una precoce maturazione.
Importanza delle forme comunicative non letterarie
Di notevole importanza sono tutte quelle forme comunicative che non possono essere considerate letteratura, ma che comunque hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione della scrittura e nell’alfabetizzazione di Roma arcaica (iscrizioni su pietra o su bronzo, il cui uso scritto è legato a momenti della vita quotidiana; i Fasti, ovvero documenti scritti che inizialmente designavano il calendario ufficiale romano, che ogni anno i pontefici divulgavano con la distinzione in giorni “fasti” e “nefasti”).
Un passo importante avvenne con l’uso della “tabula dealbata”, ovvero una tavola bianca che il pontefice massimo esponeva pubblicamente per dichiarare i nomi dei magistrati, eventi di guerra, dichiarazioni; queste disposizioni presero il nome di Annales Pontificum.
I Carmina
I Carmina: (“canto”), formule misteriose con la finalità di dettare una regola, il cui testo doveva suggerire la solennità adeguata a imporre comportamenti precisi (es: giuramenti, profezie, sentenze di tribunali). Le più antiche formule di carmina riguardano una produzione di carattere religioso e rituale di pubblici riti annuali, le cui principali testimonianze consistono nel carmen Saliare e in quello Arvale.
Il Saturnio
Le più antiche testimonianze poetiche romane utilizzano un verso chiamato saturnio (presente nell’Odusia di Livio Andronico e nel Bellum Poenicum di Nevio), la cui etimologia, legata al nome del dio Saturno, sembra indicare un’origine puramente italica.
Il teatro romano arcaico
Tra il 240 a.C. e l’età dei Gracchi, la cultura romana conobbe un’importante fioritura di opere sceniche. Le rappresentazioni impegnano l’intera collettività (dalle autorità statali alla nobiltà, ai cittadini). La diffusione di questo tipo di comunicazione artistica supera la letteratura scritta. Fioriscono corporazioni professionali, in cui si raccolgono autori e attori.
Principali generi teatrali romani
- La palliata: di carattere comico, deriva il nome da “pallio”, una veste greca, corta, indossata dai suoi personaggi (autori di palliate: Plauto, Cecilio Stazio, Terenzio).
- La cothurnata: di argomento tragico, deriva da “coturni”, gli altissimi calzari degli attori classici greci.
Palliate e cothurnate sono ambientate in Grecia, i personaggi hanno nomi greci e in greco è lo sfondo degli avvenimenti della trama. Tutti i drammi hanno inoltre corrispettivi di opere teatrali greche. Successivamente si svilupparono il genere della commedia e della tragedia romana: la togata e la praetexta.
La più antica ricorrenza teatrale è legata alla celebrazione dei Ludi Romani in onore di Giove Ottimo Massimo; proprio in occasione di questi ludi, Livio Andronico sembra abbia messo in scena, nel 240 a.C., il primo testo drammatico.
Oltre i ludi romani, venivano celebrati: i ludi Megalenses (in onore di Magna Mater), i ludi Apollinares, i ludi Plebei. A organizzare i ludi erano sempre dei magistrati in carica. La nobiltà influenzava molto le scelte di temi di tragedie e commedie, poiché era interessata a far celebrare, attraverso questa forma artistica, gli antenati illustri.
La fondazione del Collegium scribarum histrionumque
Un’altra data importante per la letteratura latina è il 207 a.C., quando venne fondato il Collegium scribarum histrionumque (la confraternita degli autori e degli attori). Inizialmente gli scrittori erano identificati con il termine “scriba”; successivamente venne adottato il termine greco “poeta”, indice di una maggiore autocoscienza e della valorizzazione sociale dell’attività letteraria.
Prima del 55 a.C., anno in cui fu edificato a Roma il primo teatro di pietra per volontà di Pompeo Magno, le strutture teatrali erano solo provvisorie. Le rappresentazioni della palliata, impostata su modelli greci del IV-III secolo erano probabilmente in grado di riprodurre sulla scena gli allestimenti tipici del teatro greco.
Un aspetto fondamentale della messa in scena era costituito dall’uso delle maschere, che erano fisse per i determinati tipi di personaggi ricorrenti nelle varie trame comiche (il vecchio, il giovane innamorato, la matrona, la cortigiana, lo schiavo, il parassita, il soldato). La funzione di tali maschere era quella di far riconoscere quale fosse il tipo del singolo personaggio. L’attore, cambiando maschera, poteva recitare più di una parte.
L’Atellana
L’Atellana: sottogenere teatrale popolare che deriva il suo nome dalla città di Atella e che è accostato alla nostra commedia dell’arte.
Alta e media repubblica: Livio Andronico
Livio Andronico nacque presumibilmente a Taranto intorno al 280 a.C., anche se della sua biografia non sappiamo molto, e abbiamo solo scarne informazioni derivateci da Cicerone e Livio. Venne condotto a Roma come schiavo del nobile romano Livio Salinatore (il patrono da cui una volta liberato prese il nome), al termine della guerra contro la città magno-greca di Taranto (guerre pirriche: la Repubblica romana, tra il 280 e il 275 a.C., dovette affrontare una serie di guerre contro il re epirota Pirro).
Fu attivo a Roma come “grammaticus” (professore di greco e di latino), come autore di testi scenici. Al suo nome è legata sia una data importante, ovvero quella del 240 a.C. della prima rappresentazione del primo testo drammatico rappresentato a Roma durante i ludi romani (erano delle festività del calendario dell’antica Roma; dedicati a Giove, I giochi in un'arena (pompa circensis) venivano anticipati da una parata che conteneva dei concorrenti, giovani rampolli della nobiltà romana a cavallo, danzatori armati, musicisti, un coro di satiri, e immagini degli dèi; si tenevano al Circo Massimo fra il 12 e il 14 settembre), e data che, secondo i Romani, segnava l’inizio della letteratura latina.
Sia la traduzione in latino, nel verso tradizionale “il Saturnio” (il saturnio, l'unico verso usato nella poesia latina arcaica, in epoca precedente all’adozione dei metri greci; il nome del verso è riconducibile al dio Saturno, che, detronizzato dal figlio Giove, si rifugiò nel Lazio, dove fondò un regno e dette inizio all’età dell’oro) dell’Odissea di Omero, che venne intitolata “Odusia”.
Opere di Livio Andronico
- Produzione teatrale - Tragedie (legate al ciclo della Guerra di Troia)
- L’Achilles
- L’Aiax mastigophorus (il fustigatore)
- L’Equos Troianus
- L’Aegisthus
- Commedie (un solo titolo sicuro): Gladiolus (Sciaboletta): si tratta di una commedia incentrata sulla figura di un soldato fanfarone.
- L’Odusia: rappresenta il primo testo di argomento epico in lingua latina. L’iniziativa di tradurre in lingua latina l’Odissea di Omero rese accessibile una maggiore diffusione a Roma di un testo fondamentale della cultura greca e contribuì al progresso della cultura letteraria latina. I frammenti mostrano la ricerca di Livio di una mediazione fra la fedeltà all’originale e il rispetto della mentalità romana.
Gneo Nevio
Nacque tra il 275-270 a.C. in Campania. Di origine plebea, era un cittadino romano, e combatté contro i cartaginesi nella prima guerra punica (264 a.C.-241 a.C.). Terminata la guerra, Nevio visse a Roma lavorando come poeta: fece rappresentare la sua prima opera drammatica nel 235 a.C. Le scarse notizie conservate sulla sua vita e l'esiguo numero di frammenti delle sue opere giunte fino ad oggi non permettono di ricostruirne dettagliatamente la vita e le opinioni politiche; si configura tuttavia come un poeta indipendente, che, tramite le sue opere, seppe manifestare pubblicamente la sua opposizione alla classe dominante.
È infatti rimasto noto il suo scambio di invettive (altercatio) con la potente famiglia dei Metelli: alla notizia dell'elezione al consolato scrisse "Fato Metelli Romae fiunt consules," (Per la rovina di Roma, i Metelli sono fatti consoli).
Opere di Gneo Nevio
- Il Bellum Poenicum “La Guerra cartaginese”: poema epico che adotta il saturnio. Aveva come argomento molto attuale la prima guerra punica e il racconto delle origini mitiche di Roma, con l’arrivo di Enea nel Lazio. Importanza assunta dalle figure di suono, ovvero ripetizioni, allitterazioni, assonanze, che formano uno stile solenne.
- Produzione teatrale: Praetextae:
- Romulus (fondazione di Roma)
- Clastidium (celebrazione della vittoria di Casteggio, ottenuta nel 222 a.C. contro i galli dal console Marco Claudio Marcello)
- Tragedie mitologiche:
- Lycurgus (il re trace Licurgo che volle abolire il culto di Dioniso)
- Commedie:
- Colax “L’adulatore”
- Guminàsticus “il maestro di ginnastica”
- Dolus “l’inganno”
- Corollaria “la commedia delle ghirlande”
Il teatro neviano conteneva attacchi personali a personaggi politici, civile e anticonformismo che lo portò all’esilio in Africa, a Utica, dove morì nel 201 a.C.
Plauto
Tito Maccio Plauto nacque a Sàrsina (in Romagna) tra il 255 e il 250 a.C. Era un cittadino libero. Fu uno dei commediografi romani più importanti per lo sviluppo del teatro occidentale.
Opere di Plauto
- 130 commedie: di queste solo 21 sono considerate originali, grazie all’intervento di studio di Varrone nel suo “De comoediis Plautinis”:
- Amphitruo
- Asinara (la commedia degli asini)
- Aulularia (la commedia della pentola)
- Captivi (i prigionieri)
- Curculio
- Casina
- Cistellaria (la commedia della cassetta)
- Epidicus
- Bacchides
- Mostellaria (la commedia del fantasma)
- Menaechmi
- Miles gloriosus (il soldato fanfarone)
- Mercator (il mercante)
- Pseudolus
- Poenulus (il cartaginese)
- Persa (Il persiano)
- Rudens (la gomena)
- Stichus
- Trinummus (le tre monete)
- Truculentus
- Vidularia (la commedia del baule)
Questo periodo cominciò un’attività editoriale del poeta: le commedie, ad esempio, furono dotate di didascalie (brevi introduzioni), e di sigle che distinguessero le battute dei vari personaggi.
Le trame delle commedie plautine sono riprese da modelli greci: Menandro, il più importante tra i comici della Commedia Nuova di Atene, fiorita nel IV secolo a.C. (inizio età ellenistica, ultima fase della commedia attica), Difilo, Alessi e Demofilo. Plauto non si preoccupa di comunicare il titolo e la paternità della commedia greca di riferimento, anzi, tendeva a modificare quanto più possibile innestandovi qualcosa di suo.
L’originalità di Plauto resta affidata alla sua creatività linguistica e metrica, che si manifesta in neologismi (nuove parole), giochi di parole, ma anche nei nomi di personaggi, diversi da quelli greci. I tratti più caratteristici della commedia plautina sono i Cantica: parti in metri lirici, vivaci scene cantate e accompagnate dalla musica. Si tratta di momenti dell’azione, che coinvolgono più personaggi.
Le singole scene e gli intrecci sono simili alle commedie greche: riguardano solitamente una lotta tra due antagonisti per il possesso di un bene (generalmente una donna). Il protagonista è spesso un giovane, che, innamorato di una fanciulla, non può unirsi a lei, poiché gli si oppongono altri amanti o il padre.
I tipi di maschere ricorrenti: personaggi che mancano di una caratterizzazione individuale e agiscono come il loro ruolo vuole. Differenza con Menandro: il commediografo greco è più interessato a rendere autentici i caratteri dei suoi personaggi; Plauto invece si disinteressa di questa caratterizzazione introspettiva (analisi dell’interiorità rappresentata da pensieri, sentimenti, desideri, pulsioni).
La figura del servo: mediatore e risolutore dei conflitti tra i vari personaggi. Il servo è un personaggio astuto, che equivale al poeta, come se Plauto trovasse in questo personaggio un rispecchiamento. Il servo è un personaggio che gioca con le parole, con i doppi sensi, le metafore, e produce, aiutato dalla Fortuna, la soluzione della crisi comica, quello stato di tensioni in cui si apriva la commedia.
Ennio
Quinto Ennio nacque a Rudiae (in Puglia) nel 239 a.C. Si formò in ambito magno-greco, a Taranto, per giungere a Roma solo in età matura, nel 204 a.C. A Roma Ennio svolge attività di insegnante e scrive per la scena, soprattutto tragedie. Diventa protetto di una grande famiglia nobiliare, quella di Marco Fulvio Nobiliore. Entrerà anche a far parte della Cerchia degli Scipioni (Il Circolo degli Scipioni fu un gruppo politico-culturale costituito da personaggi appartenenti alla nobiltà romana, tra cui Gaio Lelio, Scipione Emiliano, Furio Filo, che verso la metà del II secolo a.C. si resero promotori a Roma, ma non solo, di attività e interessi letterari, filosofici e culturali in generale di orientamento ellenistico).
Opere di Ennio
- Scipio (poema in lode a Scipione Africano)
- L’Ambracia (tragedia praetexta, per ricordare la vita di Fulvio Nobiliore)
- Ennio stabilisce un rapporto stretto tra letteratura e potere: per queste sue due opere, Ennio ricevette la cittadinanza romana.
- Gli Annales: primo poema epico latino in esametri. Gli Annales narravano la storia di Roma fino ai tempi del poeta, in 18 libri. Ennio concepiva la sua opera come celebrazione di gesta eroiche, descrivendo gli eventi in ordine cronologico.
- Libro I-III: si narrava la venuta di Enea in Italia, la storia di Romolo e Remo, la fondazione di Roma e il periodo dei re.
- Libro IV-VI: narravano le guerre contro i popoli italici e contro Pirro.
- Libro VII-X: trattazione delle guerre puniche (Guerre tra Roma e Cartagine 264 a.C. al 146 a.C.).
- Libro X-XVI: Guerre in Grecia e in Siria.
- Libro XVI-XVIII: arrivavano fino al 169 a.C., anno della morte di Ennio. Gli ultimi 3 libri furono un’aggiunta secondaria, per celebrare altre imprese romane.
Proemio al libro I: aperto alla tradizionale invocazione alle Muse (divinità della religione greca, figlie di Zeus e Mnemosine, e la loro guida era Apollo. Esse rappresentavano l’ideale supremo dell’arte) il poeta derivava secondo la tradizione, il suo canto da un incontro con queste divinità, dispensatrici di doni poetici. Ennio raccontava di un sogno in cui Omero gli rivelava di essersi incarnato proprio in lui.
Proemio al libro VII: Ennio dava più spazio alle divinità della poesia, le Muse, sottolineando che queste erano proprio quelle dei grandi poeti greci, non più le Camene (divinità arcaiche delle sorgenti).
Opere minori di Ennio
- Gli Hedyphagetica (il mangiar bene; opera didascalica sulla gastronomia)
- Le Saturae (episodi autobiografici)
- L’Epicharmus (in settenari trocaici, si richiamava alle riflessioni del commediografo greco Epicarmo, vissuto a Siracusa nel V secolo a.C.).
Lo stile epico enniano: sperimentale, innovativo, adottò parole e forme sintattiche greche. I versi enniani sono ricchi di figure di suono, di allitterazioni.
Poesia tragica
Tragedie cothurnate
- 20 titoli: i temi sono quelli del Ciclo troiano:
- Alexander
- Hecuba
- Iphigenia
Tragedie praetextae
- 2 titoli:
- Ambracia (la vita di Fulvio Nobiliore)
- Sabinae (che doveva trattare del ratto delle Sabine: secondo la tradizione, Romolo, dopo aver fondato Roma, si rivolge alle popolazioni vicine per stringere alleanze e ottenere delle donne con cui procreare e popolare la nuova città. Al rifiuto dei vicini risponde con l'inganno: organizza un grande spettacolo per attirare gli abitanti della regione e rapire le loro donne).
La tragedia arcaica: Pacuvio e Accio
La tragedia continuò a godere di grandissima popolarità per tutto l’arco della Roma repubblicana. I testi di questi autori erano scritti per essere rappresentati su una scena. Gli argomenti di questo teatro sono spesso politici, di attualità. L’attività di chi scrive teatro, nel periodo tra i Gracchi e Silla, diverrà una tipica occupazione privata degli aristocratici.
Pacuvio
Marco Pacuvio nacque a Brindisi nel 220 a.C., figlio di una sorella di Ennio. Fu a contatto con personalità dell’ambiente scipionico. Inoltre, fu anche pittore. Morì vecchio a Taranto intorno al 130 a.C. Fu autore di sole tragedie, e venne criticato per il suo stile “contorto” e “spericolato” nell’uso di parole nuove.
Opere di Pacuvio
- 12 titoli sicuri di tragedie cothurnatae:
- L’Iliona (la storia della figlia di Priamo, che, sposata a Polimestore, feroce re della Tracia, sacrifica il figlio, Dìfilo, per salvare il fratello Polidoro)
- I Niptra (sul ritorno di Odisseo a Itaca e la morte dell’eroe per mano del figlio Telegono)
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Autori Letteratura latina
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sunto di letteratura latina (da Livio Andronico a Rutilio Namaziano) per la parte monografica dell'esame di latino …
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Schema cronologico di storia romana e letteratura latina