INTRODUZIONE ALLA BIOCHIMICA
FONDAMENTI DI BIOCHIMICA
La biochimica cerca di spiegare come le eccezionali caratteristiche degli
organismi viventi derivino dalle migliaia di differenti biomolecole. Queste
molecole, una volta isolate ed esaminate singolarmente, si adattano a tutte le
leggi fisiche e chimiche che regolano il comportamento della materia vivente;
ciò riguarda tutti i processi che avvengono negli organismi viventi. Lo studio
della biochimica mostra come tutte le molecole, di per sé prive di vita, che
costituiscono gli organismi viventi interagiscano tra loro per mantenere e
perpetuare la vita utilizzando solo quelle leggi fisiche e chimiche che
governano l’universo non vivente.
Le caratteristiche che distinguono gli organismi viventi sono:
un alto grado di complessità chimica e di organizzazione a livello
- microscopico = migliaia di molecole diverse formano l’intricata
struttura interna delle cellule. Si tratta di lunghi polimeri, ciascuno con
una caratteristica sequenza di subunità, una specifica struttura
tridimensionale e una spiccata capacità di selezionare altre molecole
con cui interagire nella cellula;
sistemi capaci di estrarre, trasformare e utilizzare l’energia
- dall’ambiente = consentono agli organismi viventi di costruire e
mantenere le loro complesse strutture e di svolgere un lavoro
meccanico, chimico, osmotico ed elettrico. Ciò rappresenta il contrario
di quanto accade per la materia non vivente, che tende invece a
decadere in uno stato disordinato, per raggiungere una condizione di
equilibrio con l’ambiente circostante;
funzioni specifiche di ogni componente cellulare e loro interazioni
- controllate = questo riguarda non solo le strutture macroscopiche,
come le foglie e gli steli, o il cuore e i polmoni, ma anche le strutture
microscopiche intracellulari e i singoli composti chimici. L’interazione tra
i componenti chimici degli organismi viventi ha un carattere dinamico.
Le variazioni dei livelli di uno di essi provocano la modificazione
coordinata o compensatoria nella quantità di altri, dando vita ad un
insieme che mostra caratteri che non rispecchiano quelli dei singoli
componenti. Tutto l’insieme delle molecole segue un programma
finalizzato a riprodurre il programma stesso e ad autoperpetuare quello
specifico insieme di molecole, cioè la vita;
meccanismi per percepire e rispondere alle alterazioni
- dell’ambiente circostante = continuamente adattano la chimica della
cellula alle variazioni ambientali o alla loro localizzazione nell’ambiente;
capacità di autoriprodursi e di autorganizzarsi = una singola cellula
- batterica, posta in un mezzo nutriente sterile, può dare origine a ca. 1
miliardo di cellule figlie identiche nel giro di 24 h. Ogni cellula contiene
migliaia di molecole, alcune estremamente complesse eppure, ogni
nuovo batterio è una copia fedele dell’originale, costruita interamente
sulla base dell’informazione contenuta nel materiale genetico della
cellula originale;
capacità di cambiare nel tempo attraverso un’evoluzione graduale
- = gli organismi viventi sono in grado di cambiare lentamente le strategie
vitali ereditate al fine di sopravvivere al mutare delle condizioni
ambientali. Il risultato di eoni di evoluzione è un numero enorme di
forme di vita diverse, che condividono una discendenza evolutiva
comune. Esiste dunque anche una fondamentale unitarietà tra gli
organismi a livello molecolare, riflessa nella similitudine strutturale dei
geni e delle proteine.
Nonostante queste proprietà comuni e la fondamentale unitarietà della vita
che esse sottendono, è difficile fare generalizzazioni sui sistemi viventi. La
biodiversità del nostro pianeta è enorme. Al gran numero di habitat
corrisponde un numero altrettanto elevato di adattamenti biochimici, che si
realizzano per mezzo di strategie chimiche comuni.
La biochimica descrive in termini molecolari le strutture, i meccanismi e i
processi chimici comuni a tutti gli organismi, insieme ad una serie di principi
organizzativi, validi per tutte le forme di vita, che vanno sotto il nome di
logica molecolare della vita. Anche se la biochimica è in grado di offrire
importanti prospettive e applicazioni pratiche nel campo della medicina,
dell’agricoltura, della nutrizione e anche dell’industria, il suo fine ultimo
rimane quello di scoprire le leggi che governano la materia vivente.
Gli organismi viventi possono essere raggruppati in tre distinti domini
Tutti gli organismi viventi possono essere suddivisi in tre grandi gruppi
(domini), che corrispondono a tre branche evolutive che si dipartono da un
progenitore comune. Due di questi gruppi sono costituiti da organismi
unicellulari, distinguibili sulla base delle loro caratteristiche biochimiche e
genetiche: i batteri e gli archea o archeobatteri.
I batteri vivono nel terreno, sulla superficie dell’acqua e nei tessuti di altri
organismi viventi o in decomposizione.
Molti archea, riconosciuti come un dominio a sé da Carl Woese negli anni ’80,
vivono in condizioni estreme, per esempio in acque salate, sorgenti calde,
paludi molto acide o nella profondità degli oceani.
Le conoscenze attuali suggeriscono che gli archea e i batteri si siano separati
abbastanza presto nel processo evolutivo. Gli eucarioti, che rappresentano il
terzo dominio, si sono evoluti dalla stessa branca da cui sono derivati gli
archea. Quindi, gli eucarioti sono evolutivamente più vicini agli archea,
rispetto ai batteri.
All’interno dei domini degli archea e dei batteri vi sono dei sottogruppi
distinguibili in base ai loro habitat. Negli habitat aerobici, caratterizzati
dall’abbondante disponibilità di ossigeno, alcuni organismi traggono l’energia
dal trasferimento degli elettroni dalle molecole combustibili all’ossigeno. Altri
habitat sono invece anaerobici, cioè praticamente privi di ossigeno, e i
microrganismi che vi si sono adattati ottengono energia dal trasferimento
degli elettroni al nitrato (con formazione di N ), al solfato (formando H S), o
2 2
alla CO (formando CH ). Alcuni di questi organismi che si sono evoluti in un
2 4
ambiente anaerobico, sono anaerobi obbligatori: essi muoiono al contatto
con ossigeno. Altri sono invece anaerobi facoltativi, capaci di vivere sia in
presenza che in assenza di ossigeno.
Si possono classificare gli organismi anche sulla base dell’energia e degli
atomi di carbonio richiesti per sintetizzare il materiale cellulare. Esistono due
ampie categorie basate sulle sorgenti di energia: i fototrofi assorbono e
usano la luce solare, e i chemiotrofi traggono la loro energia dall’ossidazione
dei combustibili chimici. Alcuni chemiotrofi, i litotrofi, ossidano combustibili
- 0 0 4- 2-
inorganici, per esempio l’HS in S (zolfo elementare), l’S in SO , l’NO in
3- 2+ 3+
NO e il Fe in Fe . Gli organotrofi ossidano una grande varietà di
composti organici disponibili nell’ambiente. I fototrofi possono essere
suddivisi in organismi che ottengono tutto il carbonio di cui hanno bisogno
dalla CO (autotrofi), o che richiedono nutrienti organici (eterotrofi).
2
I diversi livelli di osservazione
La cellula eucariotica
Le tipiche cellule eucariotiche sono molto più grandi delle cellule batteriche. Il
loro diametro è generalmente compreso tra i 5 e i 100 μ. I caratteri distintivi
delle cellule eucariotiche sono il nucleo e i vari organelli circondati da
membrana, con funzioni specializzate: i mitocondri, il reticolo endoplasmatico,
il complesso di Golgi, i perossisomi e i lisosomi. Oltre a questi organelli, le
cellule vegetali contengono anche i vacuoli e cloroplasti. Nel citoplasma di
molte cellule sono presenti anche granuli o gocce di piccole dimensioni che
fungono da deposito di sostanze nutrienti, come i grassi o l’amido.
La microscopia a fluorescenza ha messo in evidenza diversi tipi di filamenti
proteici che attraversano la cellula eucariotica, formando una rete
tridimensionale di interconnessioni chiamata citoscheletro. Esistono tre
principali tipi di filamenti citoplasmatici: i filamenti di actina, i microtubuli e i
filamenti intermedi. Essi differiscono per spessore (da 6 a 22 nm),
composizione e funzione specifica. Tutti e tre questi filamenti contribuiscono
alla struttura e all’organizzazione del citoplasma e alla forma della cellula. I
filamenti di actina e i microtubuli contribuiscono anche al movimento degli
organelli e dell’intera cellula. Ogni tipo di componente del citoscheletro è
composto da semplici subunità proteiche, che si associano non
covalentemente, formando filamenti di spessore uniforme. Queste, ad
eccezione dei filamenti intermedi, non sono strutture permanenti, ma si
disorganizzano continuamente nelle subunità costitutive e si riorganizzano si
nuovo in filamenti. La loro localizzazione nella cellula non è rigidamente fissa,
ma cambia durante la mitosi, la citocinesi, i movimenti ameboidi e durante i
cambiamenti di forma della cellula. Questi processi e la localizzazione di tutti i
tipi di filamenti sono regolati da altre proteine, la cui funzione è quella di
legare o raggruppare i filamenti, o di spostare gli organelli citoplasmatici
lungo queste strutture. Il quadro che emerge da questa breve rassegna sulla
struttura della cellula eucariotica descrive la cellula come una rete di fibre
strutturali e un complesso sistema di compartimenti delimitati da membrane.
Il sistema endomembranoso segrega specifici processi metabolici e
fornisce le superfici su cui avvengono alcune reazioni catalizzate da enzimi.
L’esocitosi e l’endocitosi, meccanismi di trasporto che comportano la
fusione e la fissione della membrana, costituiscono delle vie di
comunicazione tra il citoplasma e il mezzo circostante, e inoltre permettono la
secrezione di sostanze prodotte dalla cellula verso l’esterno e l’assorbimento
dall’esterno all’interno di materiale extracellulare.
Anche se complessa, l’organizzazione del citoplasma è ben lontana
dall’essere casuale. Il movimento e la disposizione degli organelli e degli
elementi del citoscheletro sono sottoposti ad uno stretto controllo. In certi
stadi del suo ciclo vitale, ad esempio durante la mitosi, la cellula va incontro
ad una radicale riorganizzazione. Le interazioni tra il citoscheletro e gli
organelli sono non covalenti, reversibili e soggette a regolazione in risposta a
vari segnali cellulari ed extracellulari.
Le macromolecole e le loro unità costitutive hanno dimensioni molto diverse.
Una molecola di alanina è lunga meno di 0,5 nm. Una molecola di
emoglobina, una proteina eritrocitaria che trasporta ossigeno, è costituita da
ca. 600 amminoacidi distribuiti in 4 lunghe catene, avvolte in strutture
globulari del diametro di 5,5 nm. Le proteine sono molto più piccole dei
ribosomi (diametro di ca. 20 nm) e, a loro volta, essi sono molto più piccoli di
organelli come i mitocondri, che hanno un diametro di ca. 1000 nm. La
differenza tra le semplici biomolecole e le strutture cellulari visibili al
microscopio ottico è molto grande. Le subunità delle proteine, degli acidi
nucleici e dei polisaccaridi sono unite da legami covalenti. Nelle strutture
sopramolecolari le macromolecole sono però tenute insieme da interazioni
non covalenti, tutte molto più deboli dei legami covalenti. Queste interazioni
non covalenti comprendono i legami a idrogeno (tra gruppi polari), le
interazioni ioniche (tra gruppi carichi), le interazioni idrofobiche (tra gruppi
non polari in soluzione acquosa) e le forze di van der Waals (o forze di
London), ognuna delle quali ha un’energia di legame nettamente inferiore a
quella del legame covalente. I complessi sopramolecolari sono stabilizzati dal
grande numero di interazioni deboli tra le macromolecole, che sono alla base
delle loro particolari strutture.
FONDAMENTI DI CHIMICA
Composizione delle cellule
La chimica degli organismi viventi è organizzata intorno al carbonio, che
corrisponde a più della metà del peso secco della cellula. Il carbonio può
formare legami singoli con gli atomi di idrogeno e un legame singolo o un
legame doppio con l’ossigeno o con l’azoto. Di grande significato in biologia è
la capacità del carbonio di formare legami stabili con fino a 4 altri atomi di
carbonio. 2 atomi di carbonio possono anche mettere in comune 2 o 3 coppie
di elettroni formando legami doppi o tripli. I 4 legami che un atomo di carbonio
può formare si proiettano dal nucleo del carbonio verso i quattro angoli di un
tetraedro, formando un angolo di ca. 109,5° tra due legami lunghi ca. 0,154
nm. Gli atomi possono ruotare attorno a ciascun legame, a meno che non vi
siano legati gruppi molto ingombranti o altamente carichi, che impediscono la
rotazione. Il legame doppio è più corto (ca. 0,134 nm) rispetto al legame
semplice e permette solo una rotazione limitata intorno al suo asse. Gli atomi
di carbonio legati covalentemente nelle biomolecole possono formare catene
lineari o ramificate e strutture cicliche. È probabile che la capacità del
carbonio di formare legami con se stesso e con altri elementi sia stata un
fattore essenziale che ha condotto agli inizi dell’evoluzione alla scelta dei
composti del carbonio come principali componenti delle strutture molecolari
degli esseri viventi. Nessun altro elemento chimico può formare una varietà
così vasta di molecole diverse per grandezza, forma e composizione.
Le biomolecole in gran parte possono essere considerate come derivati degli
idrocarburi, in cui atomi di idrogeno sono sostituiti da una serie di gruppi
funzionali, che conferiscono caratteristche proprietà alle molecole, formando
le diverse famiglie di composti organici. Molte biomolecole sono
polifunzionali, poiché contengono due o più gruppi funzionali, ciascuno con
caratteristiche specifiche. La “personalità” chimica di un composto deriva
dalla chimica dei suoi gruppi funzionali e dalla loro disposizione nello spazio.
gruppi funzionali che caratterizzano le diverse classi di composti organici
La fase acquosa (citosol) di tutte le cellule contiene un migliaio di piccole
molecole organiche diverse, che costituiscono i metaboliti della maggioranza
dei processi che avvengono in quasi tutte le cellule e che si sono conservati
nel corso dell’evoluzione. Questa varietà di molecole include gli amminoacidi,
i nucleotidi, gli zuccheri e i loro derivati fosforilati e un certo numero di acidi
mono-, di- e tricarbossilici. Le molecole sono polari o cariche, solubili in
acqua e presenti in concentrazioni da micromolari a millimolari. Esse sono
intrappolate all’interno della cellula perché la membrana plasmatica è
impermeabile a queste sostanze, anche se specifici trasportatori di
membrana possono catalizzare il trasferimento di alcune molecole organiche
all’interno o all’esterno della cellula oppure tra i compartimenti delle cellule
eucariotiche. La presenza dello stesso gruppo di composti organici in tutte le
cellule viventi è un indice dell’universalità del disegno metabolico, poiché
riflette la conservazione evolutiva dei meccanismi metabolici che si
svilupparono nelle prime cellule.
Ci sono altre piccole biomolecole specifiche in alcuni tipi di cellule o
organismi. Per esempio, le piante vascolari contengono, in aggiunta al
gruppo di sostanze universali, piccole molecole chiamate metaboliti
secondari, che giocano un ruolo specifico nella vita della pianta. Questi
metaboliti comprendono composti che conferiscono alle piante i loro profumi
caratteristici, e altri come la morfina, la chinica, la nicotina e la caffeina che
hanno effetti psicologici sull’uomo, ma sono usati per altri scopi dalle piante.
L’insieme delle piccole molecole in una data cellula è stato definito come
metaboloma cellulare, in analogia con il termine “genoma”.
Molte biomolecole sono macromolecole, cioè polimeri con peso molecolare
superiore a 5000 che si formano a partire da precursori relativamente
semplici. I polimeri più corti sono detti oligomeri. Le proteine, gli acidi
nucleici e i polisaccaridi sono macromolecole composte da monomeri con un
peso molecolare pari o inferiore a 500. La sintesi delle proteine è uno dei
processi biologici che richiede più energia. Le macromolecole possono
raggrupparsi, formando complessi sovramolecolari funzionali, come i
ribosomi.
Le proteine, lunghi polimeri di amminoacidi, costituiscono la parte più
rilevante (oltre all’acqua) di una cellula. Alcune, come gli enzimi, possiedono
attività catalitica; altre fungono da elementi strutturali, recettori di segnali o
trasportatori di sostanze specifiche dentro e fuori la cellula. Le proteine sono
forse le biomolecole più versatili. L’insieme di tutte le proteine funzionanti in
una cellula è detto proteoma.
Gli acidi nucleici, DNA e RNA, sono polimeri di nucleotidi. Essi conservano e
trasmettono l’informazione genetica. Inoltre, alcune molecole di RNA hanno
ruoli strutturali e catalitici in complessi sopramolecolari.
I polisaccaridi, polimeri di zuccheri semplici come il glucosio, hanno tre
funzioni principali: come riserve ricche di energia, come componenti strutturali
delle pareti cellulari (nelle piante e nei batteri) e come elementi extracellulari
che si legano a proteine o ad altre cellule. Polimeri più corti di zuccheri
(oligosaccaridi) legati alle proteine o ai lipidi sulla superficie cellulare fungono
da segnali cellulari specifici.
I lipidi, derivati idrocarburici insolubili, servono da componenti strutturali delle
membrane, come riserve ricche di energia, pigmenti e segnali intracellulari.
Le proteine, i polinucleotidi e i polisaccaridi contengono un gran numero di
subunità monomeriche. Il loro peso molecolare è quindi elevato, da 5000 a
più di 1 milione per le proteine, fino ad alcuni miliardi per gli acidi nu
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