BIOCHIMICA
Struttura dell’atomo
Pag. 2
Legami pag. 3
- Reazioni redox
pag. 4
- Biomolecole pag. 4
Proteine (definiz.)
pag. 8
- Amminoacidi + legame peptidico
pag. 11
- Struttura
pag. 12
- Gli enzimi
pag. 13
- Cinetica delle reazioni enzimatiche
pag.13-14
- Emoglobina e mioglobina
pag.15-16
- Effetto Bohr + tossicità monossido di carbonio
pag.16-17
- Destino degli amminoacidi
pag. 17
- Sintesi dell’urea
pag. 19
Carboidrati
pag. 20
- Definizione e classificazione
- Digestione
pag. 22
Lipidi
pag. 23
- Acidi grassi pag. 23
- Glicerofosforici
pag. 24
- Steroidi e colesterolo
pag. 24
- Nutrienti
- Destino dei lipidi: BETAOSSIDAZIONE
pag. 26
Acidi nucleici
pag. 29
-DNA e RNA
Funzioni termodinamiche
pag. 30 Pag. 1
Composti ad alta energia
pag. 31
Metabolismo + fasi
pag. 32
Glicolisi + fasi
pag.33-35
Respirazione cellulare
pag. 35
Ciclo di Krebs
pag. 36
Complesso succinato deidrogenasi
pag.36
Complesso della catena respiratoria
pag. 37
Gluconeogenesi
pag. 39
Vitamine pag.
42
- Storia
- Idrosolubili (B1, B2, B3, B5, B6, B7, B9, B12, C)
pag. 43
- Liposolubili (A, D, E, K)
pag. 46
La parola biochimica significa chimica degli organismi viventi perciò la materia si
occupa dei componenti chimici degli organismi viventi, delle trasformazioni
energiche e processi chimici che avvengono negli organismi.
Cosa distingue un organo vivente da un oggetto inanimato? Gli organismi viventi
hanno un alto grado di complessità chimica e di organizzazione microscopica,
estraggono l’energia dall’ambiente e sono in grado di trasformala e utilizzarla e
hanno capacità di riprodursi. Tutti gli organismi viventi usano gli stessi tipi di
subunità monomeriche: carboidrati, proteine, lipidi, acidi nucleici e le strutture di
queste macromolecole determinano la funzione biologica.
chimica
La è la scienza che descrive la materia, le sue proprietà e le trasformazioni
energia
che essa subisce. Si definisce la capacità di compiere lavoro o trasferire
materia
calore è tutto ciò che ha massa, occupa uno spazio e possiede energia; la
l’atomo.
materia elementare che costituisce la materia è
elemento
Un’ è una sostanza che non può essere trasformata in sostanze più
composto
semplici (rame, zolfo, ferro); invece un è una sostanza in cui più elementi
Pag. 2
si combinano tra loro e può essere separata in componenti più semplici attraverso
trasformazioni chimiche ma non fisiche.
miscela
La è un insieme di sostanza mescolate in rapporti variabili e i componenti
miscela
possono essere separati mediante trasformazione fisica; si distingue
omogenea (soluzioni), in cui i componenti sono mescolati così bene che non sono
miscela eterogenea
più distinguibili (es. sale in acqua) e dove è più facile
individuare i diversi componenti a occhio nudo (acqua e olio, acqua e benzina,
acqua e gesso).
La materia si può trovare in 3 stati fisici:
-solido, forma e volume fisso
-liquido, volume fisso ma forma variabile
-gassoso, volume e forma variabile
La materia subisce:
trasformazione chimica,
- cambiamenti radicali della materia così che cambia
proprietà fisiche, chimiche e organolettiche (arrugginimento del ferro)
trasformazione fisica,
- cambiamento dello stato fisico ma non della natura chimica
(ebollizione dell’acqua)
LA STRUTTURA
DELL’ATOMO
Atomo, dal greco “atmos”
significa
indivisibile; in
realtà è composto da 3
particelle:
Elettroni
Protoni
Formano il nucleo e gli Neutroni
elettroni ruotano intorno
Il nucleo è quindi
caratterizzato da:
Pag. 3
Numero atomico
Z = numero di protoni = numero di elettroni
Numero di massa
A= numero protoni + numero neutroni
isotopo.
Quando un atomo perde un neutrone dà origine a un Sono quindi atomi
che hanno stesso numero di massa ma differente numero di neutroni.
Gli elettroni che ruotano intorno al nucleo descrivono una traiettoria che
orbitale;
rappresenta il livello energetico ed è chiamato gli elettroni che si trovano
elettroni di valenza
sull’ultimo livello energetico sono detti e sono quelli che
prendono parte alla formazione di un legame chimico.
LEGAME CHIMICO
Gli atomi tendono a legarsi spontaneamente per formare molecole, dando luogo al
legame chimico. I legami chimici tra gli atomi si formano affinché possano
raggiungere uno stato di maggiore stabilità con una configurazione elettronica
uguale a quella dei gas nobili (regola dell’ottetto). Pag. 4
LEGAMI INTERMOLECOLARI
LEGAME COVALENTE
Ciascun atomo mette in comune con l’altro uno o più elettroni del suo strato
più esterno. polare
La molecola sarà se, a causa della differenza di elettronegatività dei
suoi componenti, avrà una parte carica positivamente e una negativamente,
apolare
oppure se non ci sono differenze di cariche nelle diverse zone della
molecola. Legame covalente polare è
quello dove un atomo è
meno elettronegativo del
“compagno” e si forma una
parziale carica positiva e
una parziale carica negativa.
Es. l’acqua
LEGAME IONICO
Uno dei due atomi è talmente più elettronegativo dell’altro che si appropria di
uno o più elettroni dell’altro
LEGAMI INTRAMOLECOLARI
LEGAME (o ponte) IDROGENO
Pag. 5
Si forma tra molecole che presentano una forte polarità, l’atomo di idrogeno è
sede di una parziale carica positiva. Si forma tra molecole di acqua.
l’elettronegatività:
Possiamo quindi ora definire è la tendenza di un atomo in una
molecola ad attrarre verso di sé gli elettroni di legame che lo legano ad un altro
atomo.
Nel momento in cui si forma un legame c’è un’energia di mezzo; nel momento in cui
entalpia
si rompe un legame si libera un’energia detta ϪH. Se rompendo il legame
genera energia nell’ambiente esterno la reazione sarà esotermica (ϪH < 0), se
invece per romperlo bisogna fornire energia la reazione sarà endotermica (ϪH > 0).
Invece l’energia libera ϪG ci dice se una reazione sarà favorita o sfavorita (ϪG > 0
sfavorita, ϪG < 0 favorita).
REAZIONI DI OSSIDORIDUZIONE (REDOX)
A livello biologico, il loro scopo è quello di conservare energia sottoforma di
trasporto di elettroni in molecole che si prestano a subire reazioni di ossidoriduzioni,
i cosiddetti NAD e FAD. Le cellule tramite questo sistema conserva l’energia ricavata
dalle macromolecole, attraverso gli elettroni scambiati nelle reazioni di
ossidoriduzione.
acidi
Per base
s’intendono quelle sostanze che in acqua cedono ioni H+; si definisce invece
quando in soluzione acquosa cede ioni OH-.
Per definire se una sostanza è acida o basica si misura il pH, che è il logaritmo
negativo della concentrazione degli ioni H+ e varia tra 0 e 14 (0 acida, 7 neutro, 14
basica). sostanza anfotera
L’acqua è una cioè si comporta sia da acido che da base, a
seconda della sostanza con cui viene a contatto. Pag. 6
Le soluzioni tampone sono quelle che sono in grado di tamponare la concentrazione
degli ioni H+.
In una soluzione distinguiamo:
-solvente, la componente predominante
-soluto, la componente in minore quantità
Modi per esprimere la concentrazione () di una soluzione:
-molarità M = n. moli (soluto) / V (soluzione) n.moli= Molarità (mol) x V
-percentuale massa/massa
-percentuale peso/volume
-percentuale volume/volume
SOLUBILITA’: proprietà di una sostanza a sciogliersi in un’altra
CENNI DI BIOLOGIA
Vedi le differenze tra cellula procariotica e eucariotica da biologia
LE BIOMOLECOLE
I componenti chimici sono carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto. Sono i più
abbondanti in natura e la combinazione di questi genera le biomolecole. Ma quali
proprietà li rendono importanti per la chimica della vita? Il carbonio è l’elemento più
versatile cioè capace di formare un vasto numero di legami chimici.
gruppo funzionale
Si definisce
quella catena laterale R
che legata a una molecola
conferisce
delle particolari caratteristiche; è
una catena variabile. Pag. 7
isomeri
La configurazione spaziale degli atomi permette di individuare geometrici:
Pag. 8
cis se le molecole sono sullo stesso lato
trans se su lati opposti
Una molecola con un centro chirale può
avere solo e soltanto due isomeri detti
enantiomeri, cioè uno l’immagine speculare dell’altro
Le principali trasformazioni
chimiche nei sistemi biologici:
Reazioni di ossido-riduzione
Rottura di legame covalente per mezzo di gruppi funzionali molto reattivi
Reazioni di condensazione (eliminazione di una molecola d’acqua)
Reazione di decarbossilazione (eliminazione una molecola di CO )
2
Il legame a idrogeno stabilizza i legami sia negli acidi nucleici sia nelle
proteine, pur essendo legami deboli. I legami non covalenti possono
sembrare meno importanti, ma in realtà sono fondamentali a livello
biologico.
Altre interazioni deboli sono:
-forze di van del Walls, interazioni tra dipoli permanenti
-interazioni dipolo-dipolo
Le membrane biologiche sono importanti perché definiscono i confini di una cellula
e sono costituite da un doppio strato fosfolipidico e sono anfipatiche cioè
presentano una porzione idrofila e una porzione idrofobica. Il modello della struttura
delle membrane biologiche è detto a mosaico fluido poiché sono resistenti e
flessibili grazie alle proteine presenti sulla membrana che fungono da collegamento
integrali,
e comunicazione con le altre cellule. Le proteine possono essere cioè
periferiche
saldamente legate alla membrana, o cioè legate debolmente da legami
a idrogeno. Si presentano nella conformazione a α-elica.
Oltre al collegamento svolgono la funzione di trasportatori:
-proteine uniporter, substrato in una sola direzione
-proteine cotrasportatori divise in
-simporto, due substrati in un’unica direzione
-antiporto, due substrati in due direzioni opposte Pag. 9
ORGANIZZAZIONE DELLA MATERIA VIVENTE
Si parte da elementi semplici fino a costituire i metaboliti, ossia strutture molecolari
che entrano nei processi biologici; questi costituiscono i monomeri che sono le basi
delle macromolecole. Le macromolecole si possono associare a formare struttura
sovramolecolari e a loro volta formano gli organelli della cellula vivente. Quindi i
mattoni della cellula sono: lipidi, proteine, carboidrati e acidi nucleici.
LE PROTEINE
Sono le macromolecole più abbondanti, presenti in tutte le cellule; sono polimeri di
20 amminoacidi e svolgono un numero enorme di funzioni. Tra le funzioni troviamo:
funzione enzimatica, funzione strutturale, funzione di trasporto, regolatrici di
espressione genica, recettori di membrana, anticorpi, ormoni (es. l’insulina),
coagulazione del sangue. Gruppo
Abbiamo un carbossilico
carbonio α (acido)
Legame con
idrogeno
Gruppo
amminico Catena laterale
variabile Pag. 10
Quando l’atomo di carbonio presenta tutti e 4 i costituenti diversi si chiama
carbonio chirale; esistono perciò due modi in cui un gruppo si può presentare
(stereoisomeri) non sovrapponibili.
Anche gli amminoacidi esistono della
forma D e L
(a eccezione della glicina, dove il gruppo
R è un idrogeno) Pag. 11
Gli amminoacidi sono sostanza anfotere quindi in soluzione acquosa si possono
comportare sia da acidi che da basi. In funzione della diversa protonazione,
punto isoelettrico
possiamo definire il dell’amminoacido cioè il valore di pH in
corrispondenza del quale l’amminoacido ha carica elettrica = 0.
Definiamo amminoacidi non proteici quegli amminoacidi che non rientrano tra i 20
naturali ma hanno una somiglianza, come l’ornitina e la citrullina. Pag. 12
Due o più amminoacidi si legano tra loro attraverso una reazione di condensazione
(eliminazione di una molecola di acqua) per formare con legame peptidico un
peptide; ogni peptide avrà una estremità N-terminale e una C-terminale.
In questo caso abbiamo un
tetrapeptide, cioè una struttura formata
da 4 amminoacidi (ala, glu, gly, lys).
Sono legati tra loro e ognuno presenta
la propria catena laterale R (all’esterno
della struttura portante).
Le proteine quindi sono polimeri le cui unità monomeriche (gli amminoacidi) sono
legate da legami peptidici.
Le proteine possono essere formate da una sola catena o più catena avvolte tra
loro.
Le proteine che contengono gruppi non proteici sono dette coniugate e il gruppo è
chiamato gruppo prostetico (es. glicoproteine, emoproteine, fosfoproteine).
FORMAZIONE LEGAME PEPTIDICO
I due amminoacidi reagiscono a
livello del gruppo ossidrilico di uno
(funzione acida) e dell’idrogeno
dell’altro; va via quindi una molecola
di acqua (reazione di
condensazione) e si forma il legame
peptidico C-N.
Intorno a questo legame la molecola
non può ruotare Pag. 13
STRUTTURA DELLE PROTEINE
Primaria, è quella più semplice e ci fornisce la successione degli amminoacidi
Secondaria, definisce l’organizzazione spaziale della struttura amminoacidica.
Può essere ad α-elica o β-foglietto.
Terziaria, fa riferimento al ripiegamento della catena polipeptidica
Quaternaria, fa riferimento alle interazioni fra più subunità
La struttura terziaria è stabilizzata da interazioni deboli.
Sulla base di questi livelli strutturali le proteine si classificano in due grandi gruppi:
-
Proteine fibrose, le catena polipeptidiche sono organizzate in lunghi fasci, struttura
secondaria, insolubili in acqua, funzione strutturale (collagene, cheratine)
Proteine globulari,
- assumono forme sferiche, varie funzioni (es. emoglobina)
Le proteine si possono denaturare cioè perdere la loro conformazione nativa; agenti
denaturanti sono calore, pH estremi, solventi organici, urea. È un processo
reversibile. Pag. 14
GLI ENZIMI
Sono catalizzatori biologici; sono proteine altamente specializzate e affinché possa
svolgere la sua funzione dev’essere nella conformazione nativa. A volte richiedono
cofattori
dei (ioni inorganici oppure grosse molecole organiche) che operano come
trasportatori temporanei.
La loro funzione è quella di aumentare la velocità di reazione.
sito attivo
In un enzima individuiamo il , una cavità dove il substrato si va ad
alloggiare. Non segue il modello chiave-serratura ma il modello dell’adattamento
indotto, cioè il substrato instaura delle interazioni che lo rendono adattabile.
CINETICA DELLE REAZIONE ENZIMATICHE
Lo studio della cinetica enzimatica consiste nello studiare la velocità i una reazione,
cioè trovare una relazione tra la velocità iniziale e la concentrazione del substrato.
Innanzitutto diciamo che l’interazione con il substrato porta alla formazione del
enzima-substrato.
complesso
Quindi quando vogliamo conoscere la velocità di una reazione dobbiamo ricordare il
seguente equilibrio
S P cioè il substrato che si
Trasforma in prodotto Mettendo sugli assi cartesiani in ordinata
la velocità e in ascissa la
concentrazione, la reazione chimica
procede linearmente fino a quando non
V = k[S] la velocità è si esaurisce ossia quando non si ha più il
direttamente proporzionale alla substrato e si ha il prodotto.
concentrazione del substrato Più alta è l’energia di attivazione, più
bassa sarà la velocità della reazione
Mentre una reazione chimica procede linearmente, una cinetica enzimatica segue
andamento iperbolico dove si raggiunge velocità massima: se l’enzima ha occupato
tutti i siti di legame, pur mettendo substrato la reazione non avviene. Le reazioni
chimiche quindi seguono una cinetica di saturazione con andamento iperbolico.
Esiste una reazione tra velocità di reazione e la concentrazione del substrato Pag. 15
Un altro modo per rappresentare l’equazione di Michaelis – Menten è il grafico dei
doppi reciproci, più semplice, in cui fa il
reciproco dell’equazione e corrisponde
all’equazione di una retta.
INIBIZIONE ENZIMATICA (regolazione attività enzimatica)
Si parla di inibizione enzimatica quando l’attività dell’enzima viene bloccata. Può
essere reversibile, competitiva e non competitiva.
competitiva
Per s’intende quella in cui il substrato e l’inibitore competono entrambi
per legarsi sullo stesso sito attivo dell’enzima. Graficamente abbiamo una retta che
fa capire l’andamento con inibitore e una retta con andamento senza inibitore:
l’inibitore competitivo andrà ad influenzare la km.
non competitiva
Per è quella in cui inibitore e substrato non vanno sullo stesso sito
ma l’enzima ha un substrato specifico per entrambi: a variare in questo caso sarà la
velocità dell’enzima.
Gli enzimi che hanno struttura globulare, quindi più subunità proteiche, seguono
una cinetica allosterica cioè l’enzima oltre al sito di legame per il substrato può
avere dei siti modulati da molecole dette modulatori (nel caso dell’emoglobina 4 siti
di legame per
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