PRINCIPI DI REGOLAZIONE METABOLICA
ogni via metabolica è interconnessa con le altre
• le cellule hanno la capacità di catalizzare simultaneamente processi
• metabolici diversi
la regolazione metabolica è quindi una caratteristica peculiare degli
• organismi
attraverso una serie di meccanismi in tempi diversi, la velocità ddel flusso
• metabolico viene regolata in base alle condizioni esterne
CONDIZIONE DI STATO STAZIONARIO DINAMICO
è lo stato in cui si trovano le cellule , definito come OMEOSTASI: per
• ciascuna reazione della via metabolica il substrato viene fornito dalla
reazione precedente, alla stessa velocità con la quale viene convertito in
prodotto.
Quindi anche se la velocità del flusso della via metabolica può subire
variazioni, la concentrazione del substrato rimane costante.
LA QUANTITA' E L'ATTIVITA' CATALITICA DI UN ENZIMA
POSSONO ESSERE REGOLATE
FATTORI CHE INFLUENZANO L' ATTIVITA' ENZIMATICA:
1. SEGNALI EXTRACELLULARI(ormonali, neuronali, fattori di crescita,
citochine)
2. FATTORI DI TRASCRIZIONE DI GENI SPECIFICI(proteine che
quando legate al DNA attivano o disattivano la trascrizione del gene)
3. STABILITA' DELL'mRNA
4. mRNA TRADOTTO AI RIBOSOMI
5. DEGRADAZIONE DELLA PROTEINA (dipende dalle condizioni della
cellula)
6. SEQUESTRO DELL'ENZIMA IN ORGANELLI(trasporto dei substrati
attraverso le membrane degli organelli cellulari)
7. VARIAZIONI DELLE CONCENTRAZIONI DEI SUBSTRATI
8. ENZIMA LEGA IL LIGANDO (EFFETTORE ALLOSTERICO)
9. ENZIMA VIENE FOSF/DEFOSFORILATO
10. COMBINAZIONE ENZIMA/PROTEINA REGOLATRICE:
ad esempio le proteine chinasi AMPc-dipendenti, che rimangono inattive
fino che il legame con AMPc non separa la subunità catalitica da quella
regolatrice.
I più comuni punti di regolazione sono le reazioni lontane dall' equilibrio,
• quindi fortemente esoergoniche, che tendono all' accumulo dei prodotti:
esse non possono raggiungere l' equilibrio, in caso contrario si avrebbe
un' alterazione dell'osmolarità cellulare
•
NUCLEOTIDI ADENINICI
RUOLO SPECIALE NELLA REGOLAZIONE METABOLICA
• CONCENTRAZIONI DI ATP DEVE RIMANERE COSTANTI
•
Se la [ATP] diminuisse significativamente, gli enzimi non sarebbero più saturati
dal loro substrato, cioè l'ATP, e la velocità di migliaia di reazioni che richiedono
energia diminuirebbe.
Rapporto[ATP]/[ADP]influenza tutte le reazioni che utilizzano questi due
nucleotidi, dal momento che l'ATP viene convertito in ADP o AMP quando viene
"speso" per compiere un lavoro cellulare
La concentrazione di AMP è un indicatore dello stato energetico della
cellula.
Normalmente nella cellula la [ATP] (5-10 mM) è maggiore di quella di
[AMP] (<0,1mM)
Se qualche processo consuma ATP, l'AMP viene così prodotto attraverso due
reazioni distinte:
1. idrolisi dell'ATP-->ADP
2. 2ADP--> ATP + AMP enzima: ADENILATO CHINASI
quindi se viene utilizzato il 10% di ATP l aumento di AMP è superiore della
ADP, è per questo che molti processi di regolazione dipendono dalle
variazioni di AMP
PROTEINA CHINASI ATTIVATA DA AMP (AMPK): enzima regolato dall'
AMP.
Esso incrementa il trasporto del glucosio e l'attività della glicolisi e della
ossidazione degli acidi grassi. Inoltre rallenta alcuni processi che richiedono
energia, come la sintesi degli acidi grassi, del colesterolo e delle proteine.
VIENE ATTIVATA DA:
elevate [AMP] o basse [ATP]
• esercizio fisico
• sist. Nervoso simpatico
• ormoni peptidici prodotti da tessuto adiposo
•
QUANDO VIENE ATTIVATA:
fosorila le proteine bersaglio
• devia in una serie di tessuti il metabolismo dai processi che conservano
• energia
fuori dal fegato attiva il metabolismo che utilizza gli acidi grassi come
• combustibili
stimola gluconeogenesi epatica per fornire glucosio al cervello
•
REGOLAZIONE COORDINATA GLICOLISI-GLUCONEOGENESI
Tre reazioni della glicolisi sono fortemente esoergoniche->irreversibili
Gluconeogenesi le risolve utilizzando gruppi differenti di enzimi, citosolici e
mitocondriali.
I punti di regolazione consistono proprio nel controllo sugli enzimi che
catalizzano queste reazioni:
1. glucosio <-> glucosio 1P
HK VS G6-Pasi
2. fruttosio 6P <-> fruttosio 1,6 bifosfato
PFK-1 VS F1,6-BPasi-1
3. fosfoenolpiruvato <-> piruvato
PK VS PC
se le due vie procedessero contemporaneamente, si avrebbe un CICLO
• FUTILE, cioè non biochimicamente produttivo e altamente dispendioso in
termini energetici:
ATP + H20 -> ADP + P + CALORE
(un ciclo futile può risultare utile in certe circostanze a mantenere la
temperatura corporea costante ad es. nei bombi)
PUNTO DI REGOLAZIONE PIU IMPORTANTE: PFK-1 VS F1,6-BPasi
PFK-1:
oltre al sito attivo per il substrato della molecola che catalizza, possiete
modulatori + e -:
diversi siti di regolazione a cui si legano
ATP: è sia il prodotto che il modulatore della PFK-1.
•
Quando viene prodotta più velocemente di quanto venga consumata, agisce come
modulatore negativo inibendo l enzima.
Si lega ad un sito allosterico T ( spostando quindi l' equilibrio R<->T verso T) e
diminuisce così l' affinità per il suo substrato ( fruttosio 6-P)
ADP e AMP: rimuovono l'inibizione attuata dall' ATP ,bilanciano
• l'inibizione dell' ATP legandosi allo stato R (spostano l'equilibrio R<->T
verso R)
(Quindi l' attivita dell' enzima aumenta quando ADP e AMP si accumulano, e
diminuisce quando ATP aumenta)
CITRATO: segnala alle cellule che le richieste energetiche sono state
• effettuate e inibisce quindi l'enzima PFK-1
FBFasi-1:
AMP: inibitore allosterico. Quando la sua concentrazione è alta,
• concentrazione di ATP bassa, modulatore negativo. Quindi la
gluconeogenesi, che richiede molta energia, viene rallentata.
FRUTTOSIO 2,6-BIFOSFATO
il fegato controlla i livelli ematici di glucosio (GLICEMIA), ed è sotto il
controllo di due ormoni:
1. GLUCAGONE: iperglicemizzante, segnala al fegato di produrre e
rilasciare nel sangue glucosio (gluconeogenesi)
2. INSULINA: ipoglicemizzante, quando le concentrazioni di glucosio sono
alte stimola il fegato a usare le zucchero come combustibile (glicolisi)
Fruttosio 2,6-bifosfato media la regolazione ormonale della
• gluconeogenesi e glicolisi
è effettore allosterico degli enzimi PFK-1 e FBPasi-1:
•
Quando esso si lega al sito allosterico della PFK-1, aumenta la affinità tra
enzima per il substrato (fruttosio 6P) e diminuisce l'affinità per gli inibitori
allosterici ATP e citrato, accellerando quindi la glicolisi .
Quando esso si lega all'enzima FBP-1, riduce l'affinità per il substrato,
rallentando quindi la gluconeogenesi.
la sua concentrazione è regolata dalla velocità di formazione e
• demolizione operata dai 2 enzimi che la fosforilano/defosforilano
Fruttosio 2,6 bifosfato si forma per fosforilazione del fruttosio 6P per
• opera della fosfofruttochinasi-2 ( PFK-2
) e viene defosforilato
dall'enzima fruttosio 2,6-bifosfatasi ( FBPasi-2 ). Sono due entità
enzimatiche separate presenti però sulla stessa proteina, che è
bifunzionale
Il bilancio di queste due attività enzimatiche che regolano il livello
• cellulare di fruttosio 2,6-bifosfato, è controllato dal glucagone e insulina
1. GLUCAGONE: determina un abbassamento dei livelli di fruttosio 2,6-BP
inibendo quindi la glicolisi e stimolando la gluconeogenesi. Ciò consente al
fegato di rifornire in sangue in risposta al glucagone.
DINAMICA:
il glucagone stimola l' adenil ciclasi epatica---> sintetizza AMPc (ciclica)
• dall'ATP
AMPc attiva la proteina chinasi cAMP-dipendente--> trasferisce gruppo P
• dall'ATP alla proteina bifunzionale PFK-2/FBFasi-2
la fosforilazione di questa proteina bifunzionale aumenta la sua attività
• fosfatasica (FBPasi-2) e inibisce l'attività chinasica (PFK-2)
2. INSULINA:
stimola l' attività di ua fosfoproteina fosfatasi---> catalizza la rimozione
• del gruppo P dalla proteina bifunzionale
l'attivita enzimatica chinasica viene attivata (PFK-2)
• i livelli di fruttosio 2,6 bifosfato tendono così ad aumentare , viene quindi
• stimolata la glicolisi e inibita la gluconeogenesi.
REGOLAZIONE DELLA PIRUVATO CHINASI (PK)
La piruvasi è l'enzima che catalizza l'ultima tappa della glicolisi, dove il
fosfoenolpiruvato viene trasformato in piruvato.
aumento della concentazione di alanina: inibizione allosterica della PK
• ATP
• Acetil-CoA
• Acidi grassi a catena lunga
•
Indicano un alto apporto energetico, andranno a inibire in modo negativo l'
attività della piruvato chinasi
accumulo di fruttosio 1,6 bifosfato determina l'attivazione della PK
•
L'isozima del fegato è soggetto a un' ulteriore regolazione ormonale tramite
fosforilazione:
GLUCAGONE attiva la PKA (proteina chinasi AMPc dipendente)--
• >fosforila quindi inattiva la PK L(isozima L)
diminuisce utilizzo del glucosio come combustibile nel fegato
• rende il glucosio disponibile per essere trasportato al cervello e altri
• organi
Basse concentazioni di glucagone: proteina fosfatasi (PP) defosforila la
• PK L attivandola
Questo meccanismo impedisce che il fegato consumi glucosio (glicolisi) quando
la glicemia è bassa, fornendo quindi glucosio
VIA DEL PENTOSIO FOSFATO
Avviene nelle cellule che si dividono rapidamente: midollo osseo, pelle,
• mucosa intestinale, cellule tumorali
utilizzano il ribosio 5-P (il prodotto della via) per costruire il DNA, RNA,
• e coenzimi (ATP, NADH, CoA,NADPH )
2
viene prodotto NADPH a partire dal NADP+
• gli altri tessuti considerano il prodotto principale della via del pentosio P
• il NADPH: necessario per le biosintesi riduttive
tessuti che necessitano l'apporto di NADPH: tessuti che sintetizzano
• attivamente gli acidi grassi (fegato, adipociti, ghiandola mammaria) o che
sintetizzano attivamente il colesterolo e gli ormoni steroidei (fegato,
ghiandole surrenali, gonadi)
NAPH inoltre è necessario per la protezione dai danni ossidativi causati
• dal perossido di idrogeno e dal radicale libero anione superossido ( sono
sottoprodotti del metabolismo della via del pentosio)
durante le reazioni di detossificazione, H O viene solitamente convertito
• 2 2
in H O grazie al NADPH
2
1. FASE OSSIDATIVA: produce NADH e pentosio 5P (irreversibile)
2. FASE NON OSSIDATIVA: vengono riciclati 6 pentosi fosfati in 5
glucosio 6-P (reversibile)
Tutti gli enzimi della via del pentosio fosfato della glicolisi e alcuni della
gluconeogenesi sono localizzati nel citosol. Tali vie sono intersonnesse dalla
condivisione di enzimi ed intermedi
FASE OSSIDATIVA
glucosio 6P-->6-fosfoglucono-d-lattone
•
ossidazione, catalizzata da glucosio 6P deidrogenasi
accettore degli elettroni è NADP+-->NADPH
L entrata del glucosio 6P nella glicolisi o nella via del pentosio fosfato dipende
dal fabbisogno momentaneo della cellula e dalla concentrazione di NAD+ nel
citosol.
In assenza di NAD+ la prima reazione catalizzata dall G6PD non può procedere.
Quando la cellula converte rapidamenre il NADPH in NAD+ nelle biosintesi
riduttive, aumenta il livello di NADP+, la G6PD viene stimolata e il flusso del
glucosio 6P incrementa verso la via del pentosio fosfato.
Quando la velocità di formazione del NADPH è superiore a quella del suo
utilizzo, la concentrazione di NADPH aumenta --> inibisce il primo enzima della
via: maggiore disponibilità di glucosio 6P per glicolisi
6-fosfoglucono-d-lattone-->6-fosfogluconato
•
idrolisi Mg dipendente catalizzato da lattasi
6-fosfogluconato--> ribulosio cheto-P
•
decarbossilazione ossidativa, catalizzata da 6-fosfogluconato deidrogenasi
si genera una seconda molecola di NADPH
ribulosio cheto-P-->ribosio 5-P (isomero)
•
catalizzato da fosfopentosio isomerasi
reazione complessiva:
glucosio 6P + 2NADP + H2O--> ribosio 5P + 2NADPH + CO2 + 2H+
+
FASE NON OSSIDATIVA
ribulosio 5P epimerizzato in xilulosio 5P
• avvengono riarrangiamenti carbocationici degli scheletri carboniosi
• il ripetersi del ciclo che converte 6 molecole pentosio fosfato in 5
• glucosio 6-P porta alla conversione del glucosio 6 P in 6 molecole di CO2
qui agiscono due enzimi tipici: la tranchetolasi e la transaldolasi
• tranchetolasi: catalizza il trasferimento di un frammento a 2 atomi di C
(C1 e C2)
dello xilulosio 5P al ribosio 5P--> si forma sedoeptulosio 7P + gliceraldeide
3P
transaldolasi: rimuove un frammento a 3 atomi di C
del sedoeptulosio 7P alla gliceraldeide 3P--> si forma fruttosio 6P +
eritrosio 4P
transaldolasi: forma fruttosio 6P e gliceraldeide 3P a partire da eritrosio
4P e xilulosio 5P
le due molecole di gliceraldeide 3P che si formano in due cicli vengono
• convertite in una molecola di fruttosio 1,6 bifosfato
fruttosio 1,6 bifosfato viene convertito in glucosio 6P da enzimi FBPasi-1
• e fosfoesosio isomerasi
METABOLISMO DEL GLICOGENO
l'eccesso di glucosio viene immagazzinato convertendolo in forme
• polimeriche di glucosio (glicogeno)
si trova soprattutto nel fegato (max 10% di peso) e nei muscoli
• scheletrici (fibre bianche utilizzate nell'emergenze, hanno pochi
mitocondri, si avrà quindi fermentazione lattica) (max 1-2% di peso)
glicogeno epatico è utilizzato come riserva di glucosio in condizioni di
• digiuno
glicogeno muscolare è utilizzato come riversa di energia immediatamente
• disponibile per il metabolismo aerobico e anaerobico
il glicogeno viene immagazzinato nel citosol sottoforma di granuli che
• contengono: glicogeno, enzimi necessari per la sua sintesi/degradazione,
componenti del sistema di regolazione degli enzimi
STRUTTURA GLICOGENO:
è un omopolisaccaride (formato da un grande numero di saccaridi identici,
• il glucosio).
molecole di glucosio unite mediante legami α1-4, ogni 8-12 unità si ha il
• punto di ramidificazione attraverso legame α1-6
ogni estremità libera delle ramificazioni presentano un gruppo -O- (non
• reattivo)--> chiamate quindi estremità non riducenti !qui lavorano gli
enzimi!
ogni molecola di glicogeno ha una sola estremità riducente -OH
•
GRANULI:
diametro: 21 nm
• formato da 55.000 residui di glucosio
• rosette,
20-40 granuli si riunoscono a formare le strutture visibili al
• microscopio elettronico
GLICOGENOLISI
glicogeno fosforilasi, agisce sulle estremità non riducenti: legame
1. glicosidico a1-4 (quindi tra due residui di glucosio) viene scisso
mediante l'utilizzo del Pi--> si forma (a-D-)glucosio-1P
è una reazione fosforolitica, parte dell'energia del legame
◦ glicosidico viene immagazzinata della formazione dell'estere
fosfato
la glicogeno fosforilasi agisce ripetutamente sulle estremità non
◦ riducenti delle ramificazioni, la sua azione poi si blocca a 4 residui
dalla ramificazione a1-6
2. enzima deramificante: con attività transferasica e glucosidasica
catalizza due reazioni di trasferimento delle ramificazioni:
attività transferasica: sposta un blocco di 3 residui dalla
◦ ramificazione a un' estremità non riducente vicina,
attraverso un legame glicosidico a1-4
attività glucosidasica a1-6: il singolo residuo di glucosio
◦ rimasto sul punto della ramificazione viene rilasciato sotto
forma di glucosio libero
si forma così un polimero (a1-4) deramificato che può subire
◦ ulteriormente l'azione della glicogeno fosforilasi!
3. fosfoglucomutasi: sotto classe dell'isomerasi
glucosio 1P <---> glucosio 6P
◦
DESTINO DEL GLUCOSIO 6P:
nel muscolo scheletrico: entra nella glicolisi per fonire energia alla
• contrazione muscolare, viene ossidato a piruvato, che viene ridotto a
lattato
può inoltre entrare nella via del pentosio fosfato per creare ribosio e
• NADPH
nel fegato: obiettivo è quello di rilasciare glucosio nel sangue quando la
• glicemia è bassa (cond. di digiuno) quindi interviene la glucosio 6Pasi che
scinde il legame col gruppo P rilasciando il glucosio libero
glucosio 6Pasi: presente solo nei reni e nel fegato, è una proteina
• integrale di membrana del RE, con sito attivo rivolto verso il lume della
membrana
quindi il glucosio 6P formatosi viene trasportato nel lume della memrana
• del RE da un trasportatore specifico T1 e viene cosi idrolizzato
i prodotti, cioè il glucosi e il Pi vengono trasferiti nel citosol da due
• diversi trasportatori T2 e T3
il glucosio esce dall' epatocita grazie a un trasportatore specifico
• localizzato sulla membrana plasmatica, il GLUT2
UDP-GLUCOSIO
molte delle reazioni di trasformazione e polimerizzazione di esosi, coinvolgono gli zuccheri
nucleotidi: sono i substrati per la polimerizzazione dei mono e di-saccaridi(glicogeno, amido,
cellulosa).
La loro idoneidà in queste biosintesi dipende da:
1. la loro formazione è irreversibile, grazie all'idrolisi del Ppi in 2Pi, che rende la reazione altamente
esoergonica e quindi favorevole alla biosintesi
2. le trasformazioni chimiche che avvengono con l'UDPglucosio non coinvolgono gli atomi di C del nucleotide
3. i gruppi nucleotidilici sono degli ottimi gruppi uscenti, in quanto attivano l'atomo di C a cui sono legati (il
lega
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