I SIMBOLI CRISTIANI
Martine Dulaey
LA FORMAZIONE DELL’INSEGNAMENTO CRISTIANO (I)
Dal Kèrygma dell’apostolo al’insegnamento del discalo
Il cristianesimo cominciò a diffondersi prima a Gerusalemme e poi in Giudea e nei
diversi centri urbani del mondo greco-romano in cui erano insediate comunità della
diaspora ebrea, inizialmente per trasmissione da persona a persona e poi attraverso
viaggi missionari intrapresi da cristiani per volontà personale del singolo oppure
mediante missioni organizzate da una Chiesa.
Inizialmente questa corrente religiosa si presentava come ebrea, ma non tardò a essere
vista come una nuova religione, nel 43 furono negativamente designati come
“cristiani” dai romani indicando un gruppo di ebrei dissidenti che preoccupava lo
Stato; ma in occasione del grande incendio di Roma nel 64 e la persecuzione che ne
seguì le autorità romane avevano già imparato a distinguere tra gli ebrei (religione
riconosciuta dal senato romano) ed i cristiani (che non godevano di alcun
riconoscimento ufficiale e seguivano quindi una religio illecita).
1
In ambiente ebreo la prima predicazione cristiana (il Kèrigma ) avviene spesso nelle
sinagoghe e consiste nel dimostrare che Gesù era il Messia atteso. Essa era rivolta a
ebrei devoti che conoscono le Scritture e le sue affermazioni si basano su di esse.
La primitiva comunità cristiana avvia un’intensa attività di rilettura delle Scritture per
capire alla luce della risurrezione i fatti della vita di Gesù.
Quando si presentava la fede ai pagani “la buona notizia ” (vangelo), essi non
riconoscevano la novità del messaggio gesuano, in quanto Gesù appariva come una
divinità scesa sulla terra come molte altre nella mitologia pagana, e in questa
accezione per un pagano venerare Gesù non significava aderire necessariamente
all’insegnamento della Bibbia e conformarsi alla legge morale in essa proposta.
In primis era necessario convertire i pagani al monoteismo, ed indicare come ed in che
cosa Gesù potesse essere il salvatore di tutti gli uomini.
Nei primi tempi coloro che erano attratti dalla nuova fede venivano battezzato
rapidamente, dopo una succinta istruzione. Questo atteggiamento era più fruttuoso
negli ebrei che intendevano divenire cristiani, mentre nel caso dei pagani, una
formazione superficiale comportava apostasie e ci si rese conto che era necessaria una
formazione cristiana solida. Ben presto fecero la loro comparsa i maestri o didascali,
itineranti o fissi, che vivevano delle offerte dei fedeli e che consacravano la loro vita
esclusivamente al catechismo.
1 Kèrygma=annuncio, nel NT come già nel mondo greco si intende sia il contenuto del messaggio sai
l’atto stesso dell’annunciare, ovvero il nucleo proprio non solo del vangelo ma di tutta la comunità
cristiana primitiva. Elementi che costituiscono il Kerygma sono la morte e la resurrezione di Cristo, che
nel momento stesso in cui vengono annunciati attualizzano la salvezza nella vita di ciascun credente,
così il Kerygma diviene realtà storica ed escatologica insieme. Per i Padri dei primi secoli il Kerygma è
la globalità del mistero di Cristo (Erma) il cui sigillo è il battesimo, per Ireneo il k. è costituito da
quanto p stato predicato dagli Apostoli e dai loro discepoli , per Eusebio K. è la predicazione in senso
ampio…
Nella pratica apostoli e didascali non erano sempre distinti, Paolo stesso di definisce a
volte apostolo, a volte didascalo, nella prima lettera ai corinzi i didascali figurano
dopo gli apostoli ed i profeti. Possiamo ritenere che gli apostoli annunciavano
inizialmente il Vangelo presso una comunità, poi l’adesione alla nuova fede veniva
garantita dai maestri che proseguivano l’istruzione dei nuovi adepti in modo più
approfondito. In origine tali maestri erano certamente ebrei, conoscitori delle Scritture
e abili nei metodi esegetici delle sinagoghe e chiaramente convertiti al cristianesimo,
quindi la funzione aveva prestigio ma richiedeva competenze che non tutti avevano.
Tra di discali di Antiochia viene ricordato Barnaba, un tempo collaboratore di Paolo e
al quale la tradizione attribuisce una Lettera, che nella stesura attuale risale alla prima
metà del II secolo, ma che nel nucleo primigenio potrebbe essere proprio di Barnaba.
In ogni caso l’autore della versione che ci perviene è proprio uno di quei maestri
itineranti che istruivano le prime comunità cristiane e la lettura dell’epistola ci
In questo scritto l’autore sviluppa
ragguaglia sui contenuti e sul metodo dei didascali.
un’interpretazione spirituale della Scrittura, dove le pratiche cultuali ebraiche
(circoncisione, sabato, tabù e precetti alimentari) sono trasferiti sul piano spirituale,
talvolta al prezzo di allegorie complicate. Sviluppa un’esegesi che fa dei sacrifici
dell’At (Isacco, del capro espiatorio o della giovenca rossa) una prefigurazione del
sacrificio di Cristo.
I brani scritturistici sul quali si basa la Lettera di Barnaba si trovano anche in altri
autori antichi, ciò indica che tutti usavano florilegi di testi biblici, una sorta di manuali
molto antichi realizzati in vista della predicazione. La lettera di Barnaba negli ultimi
capitoli utilizza ampiamente un opuscolo detto dai moderni Trattato delle due vie, che
era probabilmente un manuale redatto in ambiente ebraico per i pagani che volevano
convertirsi all’ebraismo e che fu poi cristianizzato dai primi didascali cristiani.
I didascali cristiani elaborarono la loro pedagogia sulla scia dell’ebraismo, anche
quando vedevano la Prima Alleanza con occhi negatici come fa Barnaba nella lettera,
al riguardo si deve ricordare che nei primi tempi la polemica tra ebrei e cristiani era
interna, i cristiani non si rendevano contro di gettare le basi di una nuova religione, ma
erano solo convinti di rappresentare l’Israele che aveva accolto il Messia mandato da
Dio.
Sviluppo dell’insegnamento cristiano nel II e III secolo
Alla metà del II secolo Giustino testimonia che già al suo tempo si erano imposte
regole più rigide per l’ammissione al battesimo. Secondo Giustino tutta la Scrittura
era velata fino alla venuta del Cristo, quindi l’AT richiede un’interpretazione
simbolica. In un trattato del 202 di Tertulliano Sul battesimo, ci fa sapere che il
sacramento del battesimo veniva conferito a Pasqua o a Pentecoste perché fondato
sulla morte e sulla risurrezione di Cristo. Quindi possiamo constatare che i
responsabili della chiesa si preoccupavano di conferire il battesimo alla leggera perché
una “candidatura può essere ingannevole e ingannata”. Tertulliano non ci fa sapere
però quanto dura l’insegnamento prebattesimale, piuttosto la Tradizione apostolica
attribuita ad Ippolito parla di 3 anni “I catecumeni ascolteranno la parola per tre anni”
prima di essere ammessi al battesimo e di ricevere una formazione più specifica.
L’opera che è più esaustiva per quanto concerne una buona catechesi alla fine del II
secolo è la Dimostrazione della predicazione apostolica di Ireneo di Lione, anche se si
presenta piuttosto come un promemoria de punti fondamentali della fede, quindi
destinato a qualcuno già cristiano. Il libro si compone di:
esposizione dottrinale molto densa della “regola di vita” ricevuta dal battesimo;
-
- itinerario biblico che ripercorre la storia della salvezza dalla creazione fino alla
resurrezione di Cristo alla predicazione evangelica nella Chiesa;
esame e commenti sistematico dell’At interpretato come profetico rispetto alle
- successive vicende cristologiche.
Ireneo come Giustino ritiene che l’AT è la base di tutto l’insegnamento, insieme alla
“regola di vita” ricevuta nel battesimo, alla storia della salvezza e il compimento delle
profezie, queste saranno le basi dell’insegnamento catechetico nei secoli successivi. La
regola di fede ha un contenuto omogeneo da una chiesa all’altra, ma la formulazione è
varia, e i candidati del battesimo dovranno recitarla dopo che sarà loro stata spiegata.
Ireneo riporta la formula di questo Credo in 3 articoli.
Nella prima parte del testo Ireneo si interroga sul senso della storia proposto dalla
solo un ruolo modesto. Nella seconda parte l’interpretazione simbolica
Bibbia e qui ha
è dominante e molti passi dell’at divengono profetici del mistero di Cristo. Il libro è
denso e costituiva una parte essenziale nella catechesi antica in quanto conteneva:
-condensato dogmatico della formula di fede;
-panoramica della storia della salvezza;
simbolica degli episodi dell’At che preannunciano la salvezza
-interpretazione
di Cristo.
L’organizzazione del catecumenato (IV-V secolo)
la religione dell’imperatore e nel 391
Quando la religione cristiana nel 313 divenne
392 divenne la religione ufficale dell’impero romano, i candidati al battesimo si
moltiplicarono e questo richiese un’organizzazione maggiore, tanto più che a colte ci
si faceva battezzare più per seguire la maggioranza che per una conversione profonda.
Fu introdotta un distinzione tra competentes e catecumeni:
- Catecumeni, simpatizzanti del cristianesimo che per il momento non avevano
intenzione di farsi battezzare in quanto avrebbero dovuto seguire i prescritti
comportamentali cristiani. Essi partecipavano a loro piacimento alle liturgie
comunitarie, con l’eccezione dell’eucarestia, prima della quale venivano
invitati da un diacono ad uscire, infatti solo chi era battezzato poteva assistere
alla recita del Credo e alla consacrazione.
Lo stesso Agostino era stato catecumeno fino a 32 anni, nonostante avesse
frequentato occasionalmente basiliche sin dall’infanzia.
- Competentes , candidati al battesimo, dovevano farsi registrare prima della
quaresima, e se la loro richiesta veniva accolta si impegnavano in una
preparazione immediata di 40 giorni o più. La preparazione rituale e morale si
accompagnava ad un’istruzione quotidiana, a Gerusalemme fino a 3 ore al
giorno, ma sembra che fosse un’eccezione. Era come un tempo di ritiro durante
il quale il vescovo, o qualcuno da lui delegato, spiegava ai battezzandi la
preghiera del Padre Nostro, il Simbolo della fede (Credo) ed impartiva
insegnamenti biblici.
Dopo il battesimo seguiva la spiegazione dei sacramenti ricevuti, battesimo ed
eucarestia, sia Ambrogio di Milano che Cirillo di Gerusalemme presentano
infatti una preoccupazione pedagogica e la fede nell’efficacia del sacramento a
giustificare questa usanza, che verrà meno nel VI secolo, quando i battesimi
degli adulti diverranno sempre più rari a vantaggio di quelli dei bambini
Nei secoli IV e V molti documenti ci informano sulla natura dell’insegnamento
impartito dalla Scrittura, sia omelie predicate durante la celebrazione, sia manuali per
aiutare coloro che erano responsabili di seguire il candidato nel battesimo-
- Catechesi prebattesimale di Cirillo di Gerusalemme, metà IV secolo.
E’ uno dei testi più antichi e mescola formazione dottrinale, morale, rituale e
scritturistica. Le prime 3 catechesi parlano dell’importanza del battesimo e
delle disposizioni che devono seguire i candidati; la 4 catechesi è un sommario
di dogmi cristiani. Le 14 omelie successive riguardano l’insegnamento
teologico.
Quest’opera se confrontata con la Dimostrazione di Ireneo mostra i progressi
della teologia sui contenuti della salvezza, ma come argomentazione
scritturistica è molto simile, come Ireneo, Cirillo sfrutta le profezie dell’AT
limitandosi ad arricchirne le interpretazioni simboliche.
Quest’opera è completata da le Catechesi mistagogiche da attribuire al
successore di Cirillo, Giovanni di Gerusalemme, che spiegano in dettaglio i riti
del battesimo e del’eucarestia conferiti come a Milano dopo la ricezione dei
sacramenti quando i neofiti sono in grado di capire i misteri più divini.
- Dei misteri di Ilario di Poitiers, trattato redatti quasi nella stessa epoca della
catechesi prebattesimale, è un manuale di interpretazione della Scrittura ad uso
di catechisti e predicatori. Vengono passate in rassegna alcune figure bibliche
scelte da Ilario in un repertorio già tradizionale, estratti dalla Genesi,
dall’Esodo, dal libro di Giosuè, non viene raccontato niente “cui non dobbiamo
cercare il significato spirituale con la riflessione”.
- Diario di Egeria 381-384era una ricca signora originaria della Spagna che
redisse per i suoi compatrioti un racconto del suo pellegrinaggio in Terra
Santa. In questo diario ci parla del’insegnamento che il vescovo di
Gerusalemme impartiva ai candidati al battesimo nella basilica presso la
rotonda del S Sepolcro “cominciando dalla Genesi, per 40 giorni, il vescovo
percorre tutte le Scritture, spiegando anzitutto il senso letterale e poi
sviluppando il significato spirituale. Allo stesso modo sula resurrezione e sulla
fede, durante quei giorni vengono istruiti completamente; è quella che viene
detta catechesi. Dopo 5 settimane di istruzione, poi, ricevono il Simbolo, di cui
viene spiegata loro la dottrina, come quella di tutte le Scritture, frase per frase,
prima nel senso letterale e poi in quello spirituale” Egeria ci fa sapere che
l’insegnamento si prolungava in 3 ore dalle 6 alle 9 del mattino, ella pare
stupita della profondità dell’insegnamento impartito a Gerusalemme, indicando
come la preparazione al catecumeno non era uguale ovunque.
- De misteri di Ambrogio di Milano nel 391, ci da notizia della catechesi a
Milano, ove si dava un insegnamento biblico fondato sulla Genesi e
sull’Esodo, oltre che sui libri sapienziali, con un’insistenza del riflettersi di
questo insegnamento sacro nella vita personale del catecumeno.
- Prima Catechesi di Agostino redatto nel 400-403 su richiesta di un diacono di
Cartagine che cosciente della difficoltà del suo compito interrogava il vescovo
di Ippona sul metodo migliore da seguire. Agostino comincia con il rassicurare
lì interlocutore confessando che lui stesso talvolta ha lì impressione di non
essere all’altezza del ruolo di insegnante. Secondo Agostino non esiste uno
schema ideale, è necessario adattarsi all’uditorio e tenere conto della cultura di
ciascuno poi propone due percorsi preliminari uno breve e uno lungo:
il modello breve insiste sui punti fondamentali come felicità eterna o giudizio
che attende l’uomo peccatore, e dopo Agostino traccia uno schema che si
rivolge a candidati senza cultura e con scarsa capacità di attenzione.
Il modello lungo è più completo come catechesi battesimale “bisogna scegliere
i fatti salienti che si ascoltano con grande piacere e che si collocano nei
momenti cruciali” e valorizzarli, mentre gli altri verranno ricordati
fugacemente. Infatti secondo Agostino includere troppo materiale e mettere
tutto sullo stesso piano è il modo migliore per confondere le idee
all’ascoltatore, quindi è necessario mettere in luce il nucleo essenziale del
messaggio cristiano cioè che “Cristo è venuto perché l’uomo impari quanto
Dio lo ama e impari ad infiammarsi d’amore per lui..”.
Dallo scritto emerge che la catechesi per Agostino si basa sul Pentateuco, i libri
storici, i Vangeli e gli Atti degli apostoli. Anche Agostino, come Ambrogio e
Cirillo si metteva a disposizione dei neofiti di Ippona per rispondere alle loro
domande.
IMMAGINE E FORMAZIONE NEL CRISTIANESIMO ANTICO(II)
La prima catechesi si fonda sulla Bibbia e più in particolare sull’AT, successivamente
cominciò una formazione continua alla quale contribuirono l’arte, la liturgia e l’omelia
molto di più di quanto non fece la scrittura. Agli inizi del IV secolo era facile
procurarsi una Bibbia, ma non tutti erano in grado di leggere un libro per
analfabetismo o anche per mancanza di tempo. Il carattere essenzialmente orale
dell’insegnamento spiega in parte la popolarità delle figure bibliche, facili da
memorizzare, questo è un metodo pedagogico.
L’arte paleocristiana e la catechesi
Funzione didattica delle immagini?
Gregorio Magno alla fine del VI secolo scrive “nelle chiede viene usata la pittura
affinchè gli analfabeti possano leggere con gli occhi sulle pareti ciò che non sono in
grado di leggere sui libri” ma già nel 402 Paolino di Nola (pressi del Vesuvio) aveva
fatto raffigurare sulle pareti delle basiliche da lui ristrutturate o erette un ciclo di
rappresentazioni con lo scopo di istruire i fedeli, ed aveva fatto inserire brevi iscrizioni
“chi le guarda nutre la sua anima
metriche che illustravano le immagini, egli scrive
fedele con immagini che non son inutile se, sotto le immagini senza realtà, egli
riconosce la verità”.
Nella stessa epoca il poeta spagnolo Prudenzio scrisse il Dittochaeon, una serie di
piccole poesie destinate a commentare un ciclo di pitture o mosaici, e già 20 anni
prima di lui Ambrogio aveva raccolto delle iscrizioni metriche per illustrare le pitture
della basilica ambrosiana di Milano.
Alla fine del IV secolo l’immagine fa parte dei mezzi usati per la formazione dei
cristiani e accade che talvolta i predicatori, nei loro sermoni, prendano spunto da un
affresco o da un mosaico di contenuto biblico che i fedeli ahanno sotto gli occhi nella
basilica.
Alcune testimonianze scritte ci informano che un’iconografia cristiana si è sviluppata
a partire dal II secolo, ma la prima testimonianza di decorazione murale cristiana
pervenutaci è quella di Dura Europos (rive Eufrate) anteriore al IV secolo. A Roma le
prime testimonianze per il IV secolo sono le pitture di SS Giovanni e Paolo al Celio, i
mosaici di Santa Costanza, l’abside di Santa Pudenziana, nel V secolo abbiamo i
magnifici mosaici di S Maria Maggiore.
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Bibbia e immagine nel cristianesimo primitivo - Appunti
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Le antiche versioni latine della Bibbia
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Bibbia, Iliade, Odissea, Lirici greci e Poetica aristotelica
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Conferenze Sulla Bibbia