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I simboli cristiani

La formazione dell'insegnamento cristiano (I)

Dal Kèrygma dell’apostolo all’insegnamento del discepolo

Il cristianesimo cominciò a diffondersi prima a Gerusalemme e poi in Giudea e nei diversi centri urbani del mondo greco-romano in cui erano insediate comunità della diaspora ebrea. Inizialmente si trasmetteva da persona a persona, poi attraverso viaggi missionari intrapresi dai cristiani per volontà personale o mediante missioni organizzate da una Chiesa.

Inizialmente, questa corrente religiosa si presentava come ebrea, ma non tardò a essere vista come una nuova religione. Nel 43 furono negativamente designati come "cristiani" dai romani, indicando un gruppo di ebrei dissidenti che preoccupava lo Stato. Con l'incendio di Roma nel 64 e la persecuzione che ne seguì, le autorità romane impararono a distinguere tra gli ebrei (religione riconosciuta dal senato romano) e i cristiani (che seguivano quindi una religio illecita).

In ambiente ebreo, la prima predicazione cristiana (il Kèrigma) avveniva spesso nelle sinagoghe e consisteva nel dimostrare che Gesù era il Messia atteso. Essa era rivolta a ebrei devoti che conoscevano le Scritture e le sue affermazioni si basavano su di esse.

La primitiva comunità cristiana avviò un'intensa attività di rilettura delle Scritture per capire alla luce della risurrezione i fatti della vita di Gesù.

Quando si presentava la fede ai pagani come "la buona notizia" (vangelo), essi non riconoscevano la novità del messaggio gesuano, in quanto Gesù appariva come una divinità scesa sulla terra come molte altre nella mitologia pagana. In primis, era necessario convertire i pagani al monoteismo, e indicare come e in che cosa Gesù potesse essere il salvatore di tutti gli uomini.

Nei primi tempi, coloro che erano attratti dalla nuova fede venivano battezzati rapidamente, dopo una succinta istruzione. Questo atteggiamento era più fruttuoso negli ebrei che intendevano divenire cristiani, mentre nel caso dei pagani, una formazione superficiale comportava apostasie. Ci si rese conto che era necessaria una formazione cristiana solida. Ben presto fecero la loro comparsa i maestri o didascali, itineranti o fissi, che vivevano delle offerte dei fedeli e consacravano la loro vita esclusivamente al catechismo.

  1. Kèrygma= annuncio, nel NT come già nel mondo greco si intende sia il contenuto del messaggio sia l’atto stesso dell’annunciare, ovvero il nucleo proprio non solo del vangelo ma di tutta la comunità cristiana primitiva. Elementi che costituiscono il Kerygma sono la morte e la resurrezione di Cristo, che nel momento stesso in cui vengono annunciati attualizzano la salvezza nella vita di ciascun credente, così il Kerygma diviene realtà storica ed escatologica insieme. Per i Padri dei primi secoli il Kerygma è la globalità del mistero di Cristo (Erma) il cui sigillo è il battesimo, per Ireneo il k. è costituito da quanto è stato predicato dagli Apostoli e dai loro discepoli, per Eusebio K. è la predicazione in senso ampio.

Nella pratica, apostoli e didascali non erano sempre distinti. Paolo stesso si definisce a volte apostolo, a volte didascalo. Nella prima lettera ai Corinzi, i didascali figurano dopo gli apostoli e i profeti. Possiamo ritenere che gli apostoli annunciavano inizialmente il Vangelo presso una comunità, poi l'adesione alla nuova fede veniva garantita dai maestri che proseguivano l'istruzione dei nuovi adepti in modo più approfondito. In origine, tali maestri erano certamente ebrei, conoscitori delle Scritture e abili nei metodi esegetici delle sinagoghe e chiaramente convertiti al cristianesimo, quindi la funzione aveva prestigio ma richiedeva competenze che non tutti avevano.

Tra i discepoli di Antiochia viene ricordato Barnaba, un tempo collaboratore di Paolo, al quale la tradizione attribuisce una Lettera, che nella stesura attuale risale alla prima metà del II secolo, ma che nel nucleo primigenio potrebbe essere proprio di Barnaba. In ogni caso, l’autore della versione che ci perviene è uno di quei maestri itineranti che istruivano le prime comunità cristiane e la lettura dell’epistola ci ragguaglia sui contenuti e sul metodo dei didascali.

In questo scritto, l’autore sviluppa un’interpretazione spirituale della Scrittura, dove le pratiche cultuali ebraiche (circoncisione, sabato, tabù e precetti alimentari) sono trasferiti sul piano spirituale, talvolta al prezzo di allegorie complicate. Sviluppa un’esegesi che fa dei sacrifici dell’At (Isacco, del capro espiatorio o della giovenca rossa) una prefigurazione del sacrificio di Cristo.

I brani scritturistici su cui si basa la Lettera di Barnaba si trovano anche in altri autori antichi, ciò indica che tutti usavano florilegi di testi biblici, una sorta di manuali molto antichi realizzati in vista della predicazione. La lettera di Barnaba negli ultimi capitoli utilizza ampiamente un opuscolo detto dai moderni Trattato delle due vie, che era probabilmente un manuale redatto in ambiente ebraico per i pagani che volevano convertirsi all’ebraismo e che fu poi cristianizzato dai primi didascali cristiani.

I didascali cristiani elaborarono la loro pedagogia sulla scia dell’ebraismo, anche quando vedevano la Prima Alleanza con occhi negativi come fa Barnaba nella lettera. Al riguardo, si deve ricordare che nei primi tempi la polemica tra ebrei e cristiani era interna, i cristiani non si rendevano conto di gettare le basi di una nuova religione, ma erano solo convinti di rappresentare l’Israele che aveva accolto il Messia mandato da Dio.

Sviluppo dell’insegnamento cristiano nel II e III secolo

Alla metà del II secolo, Giustino testimonia che già al suo tempo si erano imposte regole più rigide per l’ammissione al battesimo. Secondo Giustino, tutta la Scrittura era velata fino alla venuta del Cristo, quindi l’AT richiede un’interpretazione simbolica. In un trattato del 202 di Tertulliano Sul battesimo, ci fa sapere che il sacramento del battesimo veniva conferito a Pasqua o a Pentecoste perché fondato sulla morte e sulla risurrezione di Cristo. Quindi possiamo constatare che i responsabili della chiesa si preoccupavano di conferire il battesimo alla leggera perché una “candidatura può essere ingannevole e ingannata”.

Tertulliano non ci fa sapere però quanto dura l’insegnamento prebattesimale. Piuttosto, la Tradizione apostolica attribuita ad Ippolito parla di 3 anni: “I catecumeni ascolteranno la parola per tre anni” prima di essere ammessi al battesimo e di ricevere una formazione più specifica.

L’opera che è più esaustiva per quanto concerne una buona catechesi alla fine del II secolo è la Dimostrazione della predicazione apostolica di Ireneo di Lione, anche se si presenta piuttosto come un promemoria dei punti fondamentali della fede, quindi destinato a qualcuno già cristiano. Il libro si compone di:

  • Esposizione dottrinale molto densa della “regola di vita” ricevuta dal battesimo;
  • Itinerario biblico che ripercorre la storia della salvezza dalla creazione fino alla resurrezione di Cristo alla predicazione evangelica nella Chiesa;
  • Esame e commento sistematico dell’AT interpretato come profetico rispetto alle successive vicende cristologiche.

Ireneo, come Giustino, ritiene che l’AT è la base di tutto l’insegnamento, insieme alla “regola di vita” ricevuta nel battesimo, alla storia della salvezza e al compimento delle profezie. Queste saranno le basi dell’insegnamento catechetico nei secoli successivi. La regola di fede ha un contenuto omogeneo da una chiesa all’altra, ma la formulazione è varia, e i candidati del battesimo dovranno recitarla dopo che sarà loro stata spiegata. Ireneo riporta la formula di questo Credo in 3 articoli.

Nella prima parte del testo, Ireneo si interroga sul senso della storia proposto dalla Bibbia e qui ha solo un ruolo modesto. Nella seconda parte, l’interpretazione simbolica è dominante e molti passi dell’AT divengono profetici del mistero di Cristo. Il libro è denso e costituiva una parte essenziale nella catechesi antica in quanto conteneva:

  • Condensato dogmatico della formula di fede;
  • Panoramica della storia della salvezza;
  • Interpretazione simbolica degli episodi dell’AT che preannunciano la salvezza di Cristo.

L'organizzazione del catecumenato (IV-V secolo)

Quando la religione cristiana nel 313 divenne la religione dell’imperatore e nel 391-392 divenne la religione ufficiale dell’impero romano, i candidati al battesimo si moltiplicarono e questo richiese un’organizzazione maggiore, tanto più che a volte ci si faceva battezzare più per seguire la maggioranza che per una conversione profonda.

Fu introdotta una distinzione tra competentes e catecumeni:

  • Catecumeni, simpatizzanti del cristianesimo che per il momento non avevano intenzione di farsi battezzare in quanto avrebbero dovuto seguire i prescritti comportamentali cristiani. Essi partecipavano a loro piacimento alle liturgie comunitarie, con l’eccezione dell’eucarestia, prima della quale venivano invitati da un diacono a uscire, infatti solo chi era battezzato poteva assistere alla recita del Credo e alla consacrazione. Lo stesso Agostino era stato catecumeno fino a 32 anni, nonostante avesse frequentato occasionalmente basiliche sin dall’infanzia.
  • Competentes, candidati al battesimo, dovevano farsi registrare prima della quaresima, e se la loro richiesta veniva accolta si impegnavano in una preparazione immediata di 40 giorni o più. La preparazione rituale e morale si accompagnava a un’istruzione quotidiana, a Gerusalemme fino a 3 ore al giorno, ma sembra che fosse un’eccezione. Era come un tempo di ritiro durante il quale il vescovo, o qualcuno da lui delegato, spiegava ai battezzandi la preghiera del Padre Nostro, il Simbolo della fede (Credo) ed impartiva insegnamenti biblici.

Dopo il battesimo, seguiva la spiegazione dei sacramenti ricevuti, battesimo ed eucarestia. Sia Ambrogio di Milano che Cirillo di Gerusalemme presentano infatti una preoccupazione pedagogica e la fede nell’efficacia del sacramento a giustificare questa usanza, che verrà meno nel VI secolo, quando i battesimi degli adulti diverranno sempre più rari a vantaggio di quelli dei bambini.

Nei secoli IV e V, molti documenti ci informano sulla natura dell’insegnamento impartito dalla Scrittura, sia omelie predicate durante la celebrazione, sia manuali per aiutare coloro che erano responsabili di seguire il candidato nel battesimo.

  • Catechesi prebattesimale di Cirillo di Gerusalemme, metà IV secolo. È uno dei testi più antichi e mescola formazione dottrinale, morale, rituale e scritturistica. Le prime 3 catechesi parlano dell’importanza del battesimo e delle disposizioni che devono seguire i candidati; la 4 catechesi è un sommario di dogmi cristiani. Le 14 omelie successive riguardano l’insegnamento teologico. Quest’opera, se confrontata con la Dimostrazione di Ireneo, mostra i progressi della teologia sui contenuti della salvezza, ma come argomentazione scritturistica è molto simile. Come Ireneo, Cirillo sfrutta le profezie dell’AT limitandosi ad arricchirne le interpretazioni simboliche. Quest’opera è completata da le Catechesi mistagogiche, da attribuire al successore di Cirillo, Giovanni di Gerusalemme, che spiegano in dettaglio i riti del battesimo e dell’eucarestia conferiti come a Milano dopo la ricezione dei sacramenti quando i neofiti sono in grado di capire i misteri più divini.
  • Dei misteri di Ilario di Poitiers, trattato redatto quasi nella stessa epoca delle catechesi prebattesimali, è un manuale di interpretazione della Scrittura ad uso di catechisti e predicatori. Vengono passate in rassegna alcune figure bibliche scelte da Ilario in un repertorio già tradizionale, estratti dalla Genesi, dall’Esodo, dal libro di Giosuè, non viene raccontato niente “cui non dobbiamo cercare il significato spirituale con la riflessione”
  • Diario di Egeria 381-384, era una ricca signora originaria della Spagna che redisse per i suoi compatrioti un racconto del suo pellegrinaggio in Terra Santa. In questo diario ci parla dell’insegnamento che il vescovo di Gerusalemme impartiva ai candidati al battesimo nella basilica presso la rotonda del S Sepolcro “cominciando dalla Genesi, per 40 giorni, il vescovo percorre tutte le Scritture, spiegando anzitutto il senso letterale e poi sviluppando il significato spirituale. Allo stesso modo sulla resurrezione e sulla fede, durante quei giorni vengono istruiti completamente; è quella che viene detta catechesi. Dopo 5 settimane di istruzione, poi, ricevono il Simbolo, di cui viene spiegata loro la dottrina, come quella di tutte le Scritture, frase per frase, prima nel senso letterale e poi in quello spirituale” Egeria ci fa sapere che l’insegnamento si prolungava in 3 ore dalle 6 alle 9 del mattino, ella pare stupita della profondità dell’insegnamento impartito a Gerusalemme, indicando come la preparazione al catecumeno non era uguale ovunque.
  • De misteri di Ambrogio di Milano nel 391, ci dà notizia della catechesi a Milano, ove si dava un insegnamento biblico fondato sulla Genesi e sull’Esodo, oltre che sui libri sapienziali, con un’insistenza del riflettersi di questo insegnamento sacro nella vita personale del catecumeno.
  • Prima Catechesi di Agostino redatto nel 400-403 su richiesta di un diacono di Cartagine che, cosciente della difficoltà del suo compito, interrogava il vescovo di Ippona sul metodo migliore da seguire. Agostino comincia con il rassicurare l’interlocutore confessando che lui stesso talvolta ha l’impressione di non essere all’altezza del ruolo di insegnante. Secondo Agostino non esiste uno schema ideale, è necessario adattarsi all’uditorio e tenere conto della cultura di ciascuno, poi propone due percorsi preliminari: uno breve e uno lungo. Il modello breve insiste sui punti fondamentali come felicità eterna o giudizio che attende l’uomo peccatore, e dopo Agostino traccia uno schema che si rivolge a candidati senza cultura e con scarsa capacità di attenzione. Il modello lungo è più completo come catechesi battesimale “bisogna scegliere i fatti salienti che si ascoltano con grande piacere e che si collocano nei momenti cruciali” e valorizzarli, mentre gli altri verranno ricordati fugacemente. Infatti, secondo Agostino, includere troppo materiale e mettere tutto sullo stesso piano è il modo migliore per confondere le idee all’ascoltatore, quindi è necessario mettere in luce il nucleo essenziale del messaggio cristiano cioè che “Cristo è venuto perché l’uomo impari quanto Dio lo ama e impari ad infiammarsi d’amore per lui..”. Dallo scritto emerge che la catechesi per Agostino si basa sul Pentateuco, i libri storici, i Vangeli e gli Atti degli apostoli. Anche Agostino, come Ambrogio e Cirillo, si metteva a disposizione dei neofiti di Ippona per rispondere alle loro domande.

Immagine e formazione nel cristianesimo antico (II)

La prima catechesi si fonda sulla Bibbia e più in particolare sull’AT. Successivamente, cominciò una formazione continua alla quale contribuirono l’arte, la liturgia e l’omelia molto di più di quanto non fece la scrittura. Agli inizi del IV secolo era facile procurarsi una Bibbia, ma non tutti erano in grado di leggere un libro per analfabetismo o anche per mancanza di tempo. Il carattere essenzialmente orale dell’insegnamento spiega in parte la popolarità delle figure bibliche, facili da memorizzare, questo è un metodo pedagogico.

L'arte paleocristiana e la catechesi

Funzione didattica delle immagini?

Gregorio Magno alla fine del VI secolo scrive “nelle chiese viene usata la pittura affinché gli analfabeti possano leggere con gli occhi sulle pareti ciò che non sono in grado di leggere sui libri”. Ma già nel 402 Paolino di Nola (presso il Vesuvio) aveva fatto raffigurare sulle pareti delle basiliche da lui ristrutturate o erette un ciclo di rappresentazioni con lo scopo di istruire i fedeli, ed aveva fatto inserire brevi iscrizioni metriche che illustravano le immagini. Egli scrive “chi le guarda nutre la sua anima fedele con immagini che non son inutile se, sotto le immagini senza realtà, egli riconosce la verità”.

Nella stessa epoca, il poeta spagnolo Prudenzio scrisse il Dittochaeon, una serie di piccole poesie destinate a commentare un ciclo di pitture o mosaici, e già 20 anni prima di lui Ambrogio aveva raccolto delle iscrizioni metriche per illustrare le pitture della basilica ambrosiana di Milano.

Alla fine del IV secolo, l’immagine fa parte dei mezzi usati per la formazione dei cristiani e accade che talvolta i predicatori, nei loro sermoni, prendano spunto da un affresco o da un mosaico di contenuto biblico che i fedeli hanno sotto gli occhi nella basilica.

Alcune testimonianze scritte ci informano che un’iconografia cristiana si è sviluppata a partire dal II secolo, ma la prima testimonianza di decorazione murale cristiana pervenutaci è quella di Dura Europos (rive Eufrate), anteriore al IV secolo. A Roma, le prime testimonianze per il IV secolo sono le pitture di SS Giovanni e Paolo al Celio, i mosaici di Santa Costanza e l’abside di Santa Pudenziana. Nel V secolo abbiamo i magnifici mosaici di Santa Maria Maggiore.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/06 Letteratura cristiana antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bibbia e immagini nel cristianesimo primitivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Pennacchio Cristina.
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