Le antiche versioni latine della Bibbia
Indice
- Introduzione
- La Vetus Latina
- Caratteristiche e storia
- I manoscritti dell'AT
- I manoscritti del NT
- La Vulgata
- Caratteristiche e storia
- I manoscritti dell'AT
- I manoscritti del NT
- La Neovulgata
- Conclusione
- Abbreviazioni
- Bibliografia
Introduzione
Il tema di questo elaborato ha come obiettivo quello di raccogliere e sintetizzare tutte le informazioni relative alle antiche versioni latine della Bibbia, in particolare la Vetus latina e la Vulgata. Dopo aver esposto in forma semplificativa le caratteristiche e i riferimenti storici relativi alle singole versioni individuate, esporrò tutti gli elementi contenutistici che differenziano le due “traduzioni”. In particolare, segnalerò per ciascuna di esse la maniera in cui il testo sacro è stato letto, studiato ed interpretato lungo i secoli e mi soffermerò - quindi suddividerò l’analisi - sia sui libri dell’Antico Testamento che su quelli del Nuovo Testamento. Non potrò mancare un riferimento anche agli sviluppi successivi alla Vulgata. Sviluppi che ci portano direttamente ai giorni nostri e che hanno a che vedere con la versione che nacque da un espresso desiderio di Paolo VI, la quale va sotto il nome di Neovulgata.
La Vetus latina
Prima di addentrarci nelle caratteristiche della Vetus latina (d'ora in avanti VL), è opportuno spendere qualche parola per spiegare innanzitutto che i termini “versioni” o “traduzioni” stanno ad indicare l’adattamento dei testi biblici in altre lingue diverse dalle originali in cui furono scritti. Nel caso della VL (ma anche della greca dei LXX, della Vulgata e della Neovulgata) siamo di fronte ad una versione che assume una speciale importanza per via dell’uso che ne ha fatto la Chiesa nel corso dei secoli. In altri termini, essa sta a rappresentare come il testo sacro sia stato letto, studiato e interpretato lungo la storia. Poiché sorta poi in un periodo anteriore ai più antichi manoscritti completi del testo originale, questa acquista anche un fondamentale valore sul piano della critica testuale.
Caratteristiche e storia
La VL indica in modo convenzionale tutte le traduzioni latine della Bibbia anteriori alla Vulgata eseguita da san Girolamo alla fine del IV secolo. Relativamente al numero di queste e al loro processo di composizione, non siamo in grado di fornire dati certi; il motivo per cui furono scritte va invece ricercato nella necessità di diffondere il cristianesimo in Occidente, in un’epoca in cui il latino aveva già raggiunto una generale diffusione. Questa antica versione è attestata a partire dal II-III secolo nell’Africa settentrionale, nella Gallia meridionale e in Italia, dove era usata dalle comunità cristiane di lingua latina, appunto. Fondamentalmente, dipende dalla versione greca dei LXX di cui presuppone, per la sua antichità, una forma precedente alla revisioni e alle recensioni dei secoli III e IV.
Per quanto riguarda il testo africano, questi è collocabile intorno al 150, nell’epoca di Tertulliano, ed è attestato che traduca un testo greco del II secolo, anteriore alla recensione di Origine, perciò molto antico e di considerevole valore critico. Tale traduzione ha subìto negli anni continui adattamenti al linguaggio liturgico dei diversi luoghi nei quali si diffuse. Anche le diverse recensioni che circolavano in Italia, Gallia e Spagna verso la fine del IV secolo e denominate “europee” conservano tracce del primitivo testo africano.
Ve n’è poi una, che sant’Agostino chiama Itala, considerata dallo stesso Agostino superiore agli altri codici per la fedeltà al testo e la chiarezza di espressione. È pur vero che essendo rivolte ad un popolo che non conosceva il greco, sono state redatte in una lingua popolare, lontana da quella letteraria. Per quanto concerne l’indicazione negli apparati critici dei manoscritti della VL, questi vengono identificati con le lettere minuscole dell’alfabeto latino. I più importanti del testo africano sono e, h e...
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