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La bibbia e la poetica di Aristotele

La Poetica di Aristotele è il primo libro di un filosofo per le strutture narrative. Non si sa se esiste il secondo volume dedicato alla commedia. Si occupa anche di poemi omerici.

Il corpus biblico

La Bibbia è un corpus di scritti ebraici, con una successiva parte per i cristiani, che comprende i quattro vangeli, alcune epistole degli apostoli, due lettere di Paolo (i documenti più antichi del Nuovo Testamento), gli atti degli apostoli dello stesso autore del vangelo di Luca, e l'Apocalisse, attribuita all'autore del vangelo di Giovanni. Solo la tradizione cristiana inserisce il Nuovo Testamento al corpus più antico. Per gli ebrei la Bibbia inizia con la Genesi e termina prima dell'arrivo dei romani.

La storia di Israele e Abramo

Israele è una nazione che all'inizio non esiste. Abramo, il patriarca delle tre religioni monoteiste, che viene da un territorio sumero, viene chiamato ad obbedire alle istruzioni di Dio fino a trovare la Terra Promessa. Abramo vive a lungo. L'ultimo figlio, Isacco, è il vero erede. Si rimane in buona parte delusi nella ricerca di veridicità storica nella Bibbia. Non si trova documentazione storica, ad esempio, degli ebrei trattenuti in Egitto. L'Esodo, il secondo libro, contiene l'uscita dall'Egitto verso la Terra Promessa, che però non ha nessuna traccia storica.

Il diluvio universale e altre narrazioni

Esistono tracce, invece, nella letteratura sumera e babilonese e di Ovidio del Diluvio universale. Esiste qualcosa che ha smosso le acque, facendogli sommergere grandi parti di territori. La Bibbia è composta da tanti libri riuniti in uno. Per gli ebrei è il libro sacro. In parte è usato anche dall'Islam per alcuni episodi, come ad esempio per gli episodi che riguardano Ismaele, progenitore degli islamici, mentre Abramo è il progenitore, con i dodici figli, di ebrei e cristiani.

Il canone biblico

Un punto fondamentale è l'ingresso di questi libri nel canone. Durante i secoli i vari libri sono diventati canonici, come, ad esempio, il cantico dei cantici, che pur essendo un canto erotico tra un uomo e una donna, viene allegorizzato e canonizzato. Ci è entrato relativamente presto, perché in epoca ellenistica il canto in ebraico era già parte del canone, mentre altri libri, tra cui alcuni sapienziali, come il libro della sapienza, mancando un originale in ebraico, non vengono ammessi nell'Antico Testamento, mentre nel Nuovo Testamento viene accettato.

Traduzioni e usi della Bibbia

La Chiesa di Roma ha dalla sua parte la tradizione. La Bibbia è stata trasmessa in ebraico, ma è stata tradotta in greco nel III secolo a.C con la traduzione dei Settanta. Gli ebrei che vivevano in Egitto non conoscevano l'ebraico, quindi Tolomeo la fece tradurre in greco, ammettendo altri libri. Per i cristiani la versione greca è importante tanto quella ebraica, tanto che San Girolamo nel V-VI secolo d.C le usa entrambe per la sua traduzione in latino. La versione latina canonica di San Girolamo viene definita la Vulgata, preceduta dalla Vetus Latina, non tutta pubblicata, in quanto più dispersa. La Vulgata è stata quella utilizzata per circa 1500 anni. La Chiesa di Roma la usa come testo di fondo. La Chiesa non ha mai incoraggiato le traduzioni in volgare, in quanto temeva le interpretazioni personali, quindi imponeva l'uso della vulgata di Girolamo, accompagnata da quella Clementina durante la controriforma.

Il Pentateuco e la Torah

Il Pentateuco è sempre uguale, sia per l'ebraismo sia per il cristianesimo. La Torah o Pentateuco è composto dalla Genesi, dall'Esodo, dal Levitico, dai Numeri del Deserto e dal libro delle parole. Seguono in quella ebraica i profeti anteriori (Giosuè, Giudici, Rut, Samuele, Re I e II), i profeti posteriori (Isaia, Geremia, Ezechiele), gli scritti o agiografi (salmi, Giobbe, proverbi, cantico dei cantici, lamentazioni, Ester, Daniele, cronache). Gli agiografi sono divisi in sapienziali. La narrativa è molto diversa rispetto a quella a cui si è abituati oggi. Istruisce alla fede attraverso la narrazione. La fede deve essere nell'unico e solo Dio.

Il monoteismo e le influenze culturali

Nel mondo da cui gli ebrei erano circondati c'era un mondo politeistico. Molti popoli avevano decine se non centinaia di divinità. Gli ebrei conquistano e affermano ripetutamente il monoteismo. In alcuni luoghi rivela il suo vero nome o Yhwh (Yaveh), che viene rimpiazzato, in quanto impronunciabile secondo la dottrina, da Adonai o Signore. Per un libro tutto dedicato all'affermazione del monoteismo, si apre con un'affermazione quasi politeista. Nel primo versetto cita Bereshit barà Elohim ovvero In principio creò Dio, tuttavia Elohim è il plurale di El. È un plurale magnificante, in quanto il regolare è Elhim. Quindi sembra un in principio crearono gli dei. Nel libro dell'Esodo, Dio non appare più in visione o in realtà agli uomini, ma compare in maniera enigmatica, come il roveto ardente a cui si avvicina Mosè, che continua ad ardere senza consumarsi ed in più ha la capacità di comunicare con lui.

Mosè e la rivelazione divina

Mosè è stato allevato da una principessa egiziana, che lo ha ritrovato in una cesta nel Nilo. Mosè chiede chi gli dà la missione di liberare gli ebrei dall'Egitto. La voce replica Io sono ciò che sono o Ehyeh asher Ehyeh. Poi aggiunge di essere il Dio dei suoi padri, come Giacobbe o Isacco. Il primo capitolo della Genesi viene attribuito al documento sacerdotale redatto dai sacerdoti dopo l'esilio babilonese, liberati poi e ritornati a Gerusalemme, dove si sono dati alla redazione di questo testo. Ci sono tre documenti per la Genesi e l'Esodo, S (sacerdotale), Y (Yavista) e E (eloista). Gli ultimi due si basano sul modo in cui viene nominato Dio, quindi Yhwh o Elhoim. Nel primo della Genesi si nota solo il sacerdotale.

I versetti dal II capitolo in poi sono intarsiati uno nell'altro. Esistono due versioni della creazione dell'uomo, una del documento sacerdotale e uno di quello Yavista (IX secolo a.C). In ordine il primo ad essere stato stilato è quello Yavista, poi quello Eloista e in fine quello sacerdotale. L'immaginario e la filosofia dei popoli vicini influenzano il popolo ebraico. Durante la redazione dei libri sapienziali c'è l'influenza della cultura ellenica.

La creazione secondo i documenti biblici

Nel documento sacerdotale la creazione avviene in 6 giorni e il settimo è quello di riposo. L'originale sostiene che In principio creò Dio, ma quale principio? Presumibilmente Dio esisteva da sempre. Quindi il principio del mondo? Ma se Dio lo stava per creare. La prima cosa creata è la luce e non il cielo e la terra. Ma se la luna, il sole e le stelle ancora non ci sono, quale luce poteva esserci. Secondo John Milton è una luce di quintessenza. In greco non esisteva una parola per creare, ma usa il verso fare, stesso verbo attribuito ai poeti. Nella Bibbia è detto solo di Dio barà. L'uomo non crea, l'uomo fa. L'uomo è facitore, Dio è creatore. L'uomo in pratica crea da qualcosa che già esiste. Dio crea dal nulla.

L'abisso nell'originale ebraico è tehom, che però allude, ricollegandosi al babilonese Tiamat, la dea babilonese del caos, al caos. Ma se tehom sottintende il caos, allora qualcosa esisteva prima di Dio. Nell'originale il surah di Dio merachefet sopra la faccia delle acque. Surah, tradotto con spirito dai greci, significa vento, l'alito di Dio, qualcosa di violento, la tempesta di Dio. Merachefet si può tradurre con il verbo correre oppure con covare. Quindi lo spirito di Dio covava le acque. Alcuni teologi sostengono che Dio stava pensando alla creazione, stava covando l'idea della creazione.

Milton usa l'immagine della Colomba, che covava l'universo. Al versetto 3, Dio disse Sia luce. A Dio basta una parola per creare. L'originale per "parola" è dabar. Dio non ha bisogno di altre azioni. A Dio basta il pensiero. Erasmo da Rotterdam usa la parola sermo per tradurre dabar, che però significava chiacchera. Bene in ebraico era tob, i greci lo rendono con calhon, quindi bello, buono, sottolineando bello. Dio è soddisfatto. L'ultimo giorno è dedicato alla creazione dell'uomo e della donna, mentre nel secondo capitolo vengono creati separatamente.

Il firmamento e la creazione degli esseri viventi

Il cielo viene creato solo nel secondo giorno, ma è in contrasto con il primo versetto. Il firmamento è una parola che traduce l'ebraico per una cosa solida, un pezzo di roccia. Si pensava che il cielo fosse qualcosa di solido in cui vengono attaccate il sole, la luna e le stelle. Il firmamento è qualcosa di fermo. Nel secondo giorno si nota ampiamente lo stile paratattico e la ripetitività. Dio crea l'acqua. Quelle di sotto sono i fiumi e i laghi, mentre quelle di sopra sono le piogge. Poi dà alla terra il compito di produrre erbe e frutti con il seme. Quindi non è più produzione, ma generazione. L'erba non è creata, ma prodotta dalla terra. I frutti sono prodotti dagli alberi, attraverso la generazione.

Il sole e le stelle arrivano solo con il IV giorno. Il sole e la luna e le stelle sono create per illuminare e per fare da calendario, in quanto il tempo prima della creazione non c'era. Il sole scandisce i giorni. La luna scandisce i mesi. Dio crea poi gli animali, con un'anima sensitiva secondo i medievali. Li benedice. Dio vuole vuole la pluralitas degli esseri. Poi vuole la plenitudo, che il mondo sia pieno. In fine c'è l'inequalitas, la non uguaglianza. Nell'antichità esisteva un precetto fondamentale, secondo cui nessun essere creato da Dio è uguale ad un altro. C'è una disuguaglianza di fondo. Nel Medioevo serviva a spiegare le classi sociali.

La creazione dell'uomo e della donna

La creazione culmina con l'uomo. Si usa sempre Elohim come soggetto, quindi facciamo l'uomo. Nel primo capitolo Dio crea uomo e donna insieme a Sua immagine e somiglianza. Ma come può essere se Dio è un essere incorporeo? Secondo i teologi è l'anima fatta a immagine e somiglianza di Dio. Anche all'uomo viene dato il comando di essere fecondo e moltiplicarsi. Dà il dominio all'uomo sugli altri esseri viventi. Dà un comando vegetariano a uomini e animali. Nel secondo capitolo il settimo giorno viene benedetto e consacrato come giorno del riposo. Dio si è riposato. Il secondo capitolo continua in maniera diversa e ripete tutta la creazione. La parola creare viene rimpiazzata da fare. Qui Dio è chiamato Yhwh. Nel capitolo precedente Dio dice, qui invece prende della polvere, della terra e la plasma e poi nelle narici gli alita lo spirito di vita (Dio:Geppetto = Uomo:Pinocchio).

La versione del primo capitolo è più astratta di quella del secondo, in cui Dio è più primitivo. Dio crea poi gli animali e li conduce all'uomo che gli dà i nomi. Nella cultura semitica il dare un nome rende signore di quella cosa, padrone dell'essenza di ciò che è nominato. L'uomo non dice a nessun animale di essergli un aiuto. Quindi Dio tolse una costola all'uomo addormentato e ne creò la donna. La creazione della donna qui è più drammatica. La concezione arcaica indica la necessità della parte dell'uomo per creare la donna. Sant'Agostino si chiedeva come mai Dio ci avesse messo sei giorni a creare il tutto. La mentalità di quelli che lo leggevano era primitiva, quindi c'era bisogno di ordine. La giustificazione quindi è il pubblico.

Angeli e demoni nella Bibbia

Nella creazione mancano gli angeli. Nel corso della Genesi compaiono gli angeli, ma non si sa quando siano stati creati. Per saperlo bisogna leggere i libri apocrifi. Non ha creato nemmeno il Diavolo, Lucifero, ma solo il serpente, che non è Lucifero. Lucifero giunge solo nel libro di Isaia. La battaglia tra angeli e demoni raccontata da Milton non esiste nella Genesi. Gli angeli compaiono solo dal capitolo XIX in poi. La narrazione biblica ha in testa uno scopo, narrare la caduta dell'uomo.

La caduta dell'uomo e la conoscenza

Non si sa cosa sia la conoscenza del bene e del mare (Yd tob barà). L'uomo conobbe la moglie e generarono Caino e Abele, attraverso la conoscenza carnale. C'è anche la conoscenza pratica e teorica o una conoscenza etica, come la conoscenza del bene e del male indicherebbe ai moderni. Non viene spiegato ad uomo e donna cosa sia, ma viene solo vietato di mangiarne i frutti. La proibizione è strana in questo contesto. La proibizione, secondo gli arcaici, serve a spiegare la fallibilità dell'uomo. Quindi anche la conoscenza dell'uomo è fallibile.

Secondo il serpente di Milton Dio ha paura che Adamo ed Eva diventino come lui, mangiando il frutto proibito. Il Dio biblico è iracondo e condanna il serpente a strisciare per sempre, mentre la donna deve partorire con dolore, mentre Adamo deve lavorare duramente e li caccia dal paradiso terrestre, evitando quindi che mangiassero anche il frutto dell'albero della vita, diventando quindi effettivamente Elhoim. Quindi c'è un'invidia di fondo di Dio. La sapienza data da Dio a tutti gli esseri è buona, ma la conoscenza può anche essere cattiva. I due cacciati si conoscono e generano i primi figli Caino e Abele, i quali generano la violenza e il primo fratricidio.

La torre di Babele e altri eventi biblici

Ci sono delle tracce e peccati di hybris da parte di umani e divinità. La seconda caduta avviene con la torre di Babele. Non si può fare torri così alte, quindi Dio confonde le lingue. I figli di Dio, gli angeli, si uniscono alle figlie degli uomini e quindi per ira cancella l'umanità con il diluvio universale. Il Dio dell'antico testamento non ha cedimenti. Il terzo oltraggio è con Sodoma e Gomorra. Abramo gli chiese se volesse distruggere tutte le città. Attraverso una contrattazione Abramo insegna la giustizia a Dio Yhwh. Tuttavia tra Sodoma e Gomorra Dio non trova nemmeno dieci giusti e distrugge le due città. A Sodoma arrivano due angeli, di cui gli uomini bramano il possesso. Lot, il cugino di Abramo, e la sua famiglia scappano e la moglie viene ridotta a una statua di sale poiché si è voltata durante la distruzione della città.

La vicenda umana sulla Terra

La vicenda umana sulla Terra inizia dalla cacciata dal giardino dell'Eden. Secondo alcuni il giardino è in mezzo all'Atlantico, secondo Colombo è l'America meridionale. Solo due fiumi di quelli nominati dalla Bibbia esistono davvero in Iraq. La storia inizia subito con un fratricidio, quello di Caino e Abele. Caino uccide Abele per gelosia, in quanto il Signore preferisce le offerte di Abele a quelle di Caino. Caino poi fugge e diventa ramingo per la Terra e diventa maledetto. Adamo ed Eva generano poi altri figli, una grande quantità.

Le generazioni e il diluvio universale

La ragione per cui Genesi si chiama così è perché vengono elencate le generazioni, importanti per la mentalità antica, per spiegare come si passa dai primi progenitori ai primi patriarchi. Sommando la vita dei patriarchi, per gli ebrei, si giunge alla creazione del mondo, circa nel 5000 a.C. Secondo Dante il mondo nacque il 21 marzo del 5000 a.C. Il primo accadimento negativo dopo la caduta è il Diluvio Universale, che compare anche nell'Epopea di Gilgamesh e nelle Metamorfosi di Ovidio e nelle letterature indiane d'America. Ci deve essere stato un cataclisma nella protostoria che ha sconvolto la terra ferma. La causa è la furia di Dio, perché i suoi figli angelici si uniscono alle donne umane.

Il patto con Abramo

L'unione dei figli di Dio con le figlie degli uomini fa scattare Dio e gli fa decidere di ripulire l'umanità, facendo piovere per quaranta giorni e quaranta notti, ricoprendo tutto, tranne Noè e la sua famiglia, che con una coppia di ogni specie animale, si salva grazie all'arca dell'alleanza. Le figlie di Noè amavano il padre, in ogni senso. L'uomo è costantemente tentato dall'idolatria e dal politeismo. A seguito di ciò si ricordano le torri di Babele, frutto di un peccato di superbia. Per far cessare questa superbia dilagante, Dio confonde la lingua parlata dagli uomini, facendo sì che gli uomini non potessero più capirsi in maniera universale.

Secoli dopo, il patto con Noè viene rimpiazzato da quello con il vero primo patriarca, ovvero Abramo. Abramo non è un ebreo. È un uomo che viene da Ur, dall'Iraq odierna. È un sumero, un caldeo, che passa la sua vita a osservare le stelle. Riceve una chiamata da Dio. Abramo è il capostipite di tutte e tre le religioni monoteiste: Islam, ebraismo e cristianesimo. Gli ebrei sono eredi diretti, i cristiani indiretti, come l'islam, che deriva dal figlio di Abramo, Ismaele.

La discendenza di Abramo

La moglie amatissima di Abramo è Sara, con cui viaggia in Egitto. All'inizio i patriarchi sono tutti migratori. Il Signore ha promesso ad Abramo una discendenza infinita, quante sono le stelle nel cielo e i granelli di sabbia sulla Terra, ma Abramo non ha figli, in quanto Sara è sterile. Genera un figlio con Agar, Ismaele. Sara si ingelosisce e fa cacciare Agar e il figlio non ancora nato, ma nel deserto un angelo riferisce alla donna che lei e il figlio sono benedetti dal Signore. Il piano di Dio per l'umanità dopo la caduta si chiama storia sacra o storia dei Santi. C'è un piano di Dio, il quale ha in mente un progetto, che conduce in una certa direzione. Secondo i cristiani conduce alla nascita di Cristo e, quindi, all'assoluzione dal peccato originale dell'umanità. Il figlio di Dio paga con il proprio sangue sulla croce. Gli ebrei prevedono un Messia, che non è ancora arrivato, mentre per i cristiani è il personaggio storico di Gesù di Nazareth.

La promessa di Dio e la visita divina

Dopo la cacciata di Agar e Ismaele, Abramo protesta sempre con il Signore per la mancanza di figli. Nel capitolo XVIII originariamente non appare il Signore davanti ad Abramo, ma appare Yhwh. Sebbene sia apparso Yhwh, ci sono tre uomini (??), davanti a cui si prostra fino a terra. Il documento originale oscilla tra il singolare e il plurale. Non si capisce di che diavolo si stia parlando, è uno o sono tre gli uomini? Al pasto ci sono tre uomini; tutti i verbi originali e tradotti sono indubbiamente al plurale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serena.fagioli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Svizzera italiana - Usi o del prof Boitani Pietro.
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