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Il fenomeno della Commedia dell’Arte si esaurisce, diventa più sporadico con Carlo Goldoni  il

pubblico si stanca della ripetizione dei canovacci e per l’Europa si respira un’aria culturale diversa

(Illuminismo).

Goldoni sente la necessità di riformare il teatro per poterne garantire la sopravvivenza e propone

agli attori di sostituire all’improvvisazione un testo scritto; inizialmente la proposta non viene ben

accolta, ma gli attori devono ricredersi dopo aver ottenuto maggior successo grazie a

• una maggior complessità delle storie;

• la vicinanza alla realtà  “Ho guardato il teatro e il mondo”, Goldoni metteva in scena ciò

che accadeva intorno a lui.

>Goldoni NON toglie le maschere dalle sue commedie, ma in certi casi sostituisce al carattere

ripetitivo delle maschere l’introspezione psicologica del personaggio.

Per il teatro che proponeva opere nuove ogni sera, Goldoni inventa il ruolo del suggeritore, che

esiste ancora in particolare nel teatro d’opera  evidenza della riforma goldoniana sulla scena: il

suggeritore è l’aiuto agli attori che devono ora imparare a memoria i testi

“Il teatro comico” opera meta-teatrale di Goldoni dove mette in scena una compagnia della

commedia dell’arte che recita basandosi su un testo scritto

>Dal 1750 scrive sempre i suoi testi, e si sposta nel 1761 da Venezia a Parigi, capitale del teatro 

riforma il teatro italiano, ma in Francia si ritrova a scrivere i canovacci per la Commedia dell’Arte,

che veniva apprezzata dal pubblico francese.

Carlo Goldoni riforma la Commedia dell’Arte mettendo per iscritto gli spettacoli  Strehler mette in

scena “Arlecchino servitore di due padroni” attribuendo i dialoghi a Goldoni.

Elementi dell’Arlecchino:

• tema degli amanti;

• tema del doppio;

• tema del travestimento;

• tema della fame legato a quello del denaro;

• ambientazione veneziana, dialetto veneziano, scenografia semplice

• costumi di Ebe Colciaghi fedeli a quelli della rappresentazione originale (recupero della

tradizione), qualità dei tessuti

• testo non sempre di facile comprensione

Dal 1947 Strehler interviene sul testo per dare allo spettacolo maggiore semplicità e linearità

Le edizioni più importanti:

• la prima, nel 1947, Piccolo Teatro di Milano nella sala di via Rovello, con Marcello Moretti nel

ruolo dell’Arlecchino;

• nel 1956 prima edizione internazionale in Edimburgo: Strehler interviene immaginando che una

compagnia di guitti stia mettendo in scena lo spettacolo;

• nel 1963, in seguito alla morte di Moretti, è la prima edizione a cui prende parte Ferruccio

Soleri, ai giardini di Villa Litta;

• nel 1977, teatro Odeon di Parigi;

• nel 1987, “Edizione dell’Addio”-Strehler aveva deciso di non riprendere più lo spettacolo;

• nel 1990, Strehler tradisce i suoi propositi di nuovo con Soleri e gli attori della scuola del

Piccolo

GRANDE ATTORE:

Oltre alla Commedia dell’Arte, esisteva l’opera lirica, che nel ‘700 era lo spettacolo di maggior

richiamo  castrato = anello di congiunzione tra il teatro musicale e il teatro di prosa dei giorni

nostri: cantanti d’opera, ruoli maschili, caratteristica vocale data dalla loro mutilazione:

raggiungevano voci molto alte (superava le tre ottave) e un colore della voce innaturale, grandi

interpreti, personaggi unici, il pubblico andava a vedere lo spettacolo non per seguire la vicenda o la

partitura musicale ma per assistere all’interpretazione del singolo (es. Farinelli), gli evirati, in

numero inferiore, gareggiavano con le voci femminili, e la loro straordinaria popolarità consentiva

loro di cantare arie che provenivano da altre opere  “divinità”, guarivano con la loro voce i malati o

facevano svenire gli spettatori, personaggi che impongono un certo disordine nel teatro italiano,

favorendo l’apprezzamento del pubblico più per l’abilità del singolo.

Nel’700 il teatro musicale diventa preponderante in Italia anche grazie a queste figure: la commedia

dell’arte va via via scomparendo.

Protagonismo  capacità di dominare la scena attraverso le propria straordinaria bravura, una

caratteristica che ancora oggi è propria teatro italiano, dominato da queste figure che mantengono

l’interesse del pubblico molto spesso a danno del testo, della rappresentazione. Dopo la Rivoluzione

francese, le figure degli evirati scompaiono.

“Grande Attore” coincide con l’800, quando lo spazio della prosa è ancora più piccolo rispetto a

quello della musica

Tommaso Salvini, Ernesto Rossi, Adelaide Ristori tre Grandi Attori: erano ricollegati alle figure

degli evirati per la capacità di adattare il testo alle proprie corde interpretative e di saper “matar” il

pubblico, cioè saperlo coinvolgere mattatore

es. Otello  (TRAMA: Otello sposa Desdemona, ingelosito da Yago, crede che Desdemona lo abbia

tradito con il suo luogotenente Cassio, e, accecato dalla gelosia, la uccide strozzandola dopodichè si

pugnala una volta scoperta la verità) Rossi, interprete del personaggio dell’Otello, riscrive il finale

dell’Otello: egli stordisce Desdemona e si uccide quando scopre la verità.

es. “La dama delle camelie”  la Ristori, marchesa Capranica del Grillo, riscrive il primo atto:

cancella l’immagine di prostituta della protagonista, che appartiene a una classe medio-borghese.

es. “Romeo e Giulietta”  il finale tragico viene sostituito dal Grande Attore con uno nel quale i due

protagonisti non muoiono: dare al pubblico ciò che vuole il pubblico.

Costumi: il Grande Attore era indifferente all’ambientazione storica, indossando abiti

 estranei al contesto dello spettacolo ma che piacessero al pubblico.

Scene: aspetto scenografico legato alla rappresentazione dell’attore, con scene generiche,

 uno spettacolo poteva essere rappresentato con le scene di altri spettacoli

Luci: attore recitava avvicinandosi al pubblico, illuminato dalle luci della ribalta.

 Interpreti: i ruoli degli altri interpreti venivano tagliati perché quello del Grande Attore

 avesse maggior risalto  centralità dell’attore: la figura del Grande Attore nell’800 è il

motore unico della rappresentazione.

La prima attrice moderna sarà Eleonora Duse, che nasce nel 1858 e morirà nel 1924.

Si afferma non senza faticare come Grande Attrice, nel periodo in cui la Duse opera con la

rivoluzione culturale di fine ‘800 nasce una nuova drammaturgia, per cui lei comprende che il ruolo

del Grande Attore ha ormai fatto il suo tempo.

Lavora alla propria preparazione culturale (gli attori fino ad allora non compivano studi regolari)

grazie all’incontro con Arrigo Boito prima, grande letterato e musicista che scrisse il libretto

dell’Otello di G. Verdi, e con Gabriele D’Annunzio poi, introducendo un nuovo modo di fare teatro:

l’attore deve mettersi al servizio dell’arte, dell’autore, restando attento al copione, leggendolo e

interpretandolo vicino al pensiero dell’autore, scoprendo nuovi autori problematici tra cui Ibsen.

“L’istinto non basta nell’arte: occorre studiare” inaugura una stagione che continua finora.

D’Annunzio scriveva per il teatro all’inizio del Novecento, prima di avere svolte belliche, lavora

insieme alla Duse, che recita i suoi versi e interpreta il suo testo: lo modifica poiché sente che non

suona bene sulla scena. D’Annunzio crea un copione fatto esclusivamente per la scena  nuovo

modo di fare teatro, attore attento al testo drammaturgico.

La Duse prima attrice moderna, legata in un primo momento al mondo del Grande Attore.

Recitazione interiorizzata, non declamatoria, vocalità sussurrata, lontana dal modo di recitare del

Grande Attore, si immedesimava nel personaggio seguendo il metodo di recitazione Stanislavskij 

l’attore si cala totalmente nella parte da interpretare, approfondendo psicologicamente il

personaggio e arrivando a immedesimarlo anche nel modo di pensare e nella gestualità.

La sua recitazione era legata a piccoli gesti (non stentorea) “la cosa importante per un attore è

nascondere, non mostrare”.

Recitare per sottrazione: la Duse nascondeva, rendeva meno evidenti certi movimenti, certe parole,

anche nei costumi, non utilizzava le luci della ribalta

Muore a Pittsburgh, andando a chiudere una carriera straordinaria  alla base della storia del teatro,

l’“attrice divina”, difficilmente paragonabile ad altri.

TEATRO ELISABETTIANO:

>Il teatro elisabettiano è caratterizzato dall’avvento una mentalità moderna, che apre ai nuovi

contenuti laici della spettacolarità cinque-seicentesca, e dal conservarsi della libertà spazio-

temporale e della mescolanza degli stili, comico e tragico, tipiche del teatro religioso medioevale.

>Nell’Inghilterra elisabettiana, tra Cinquecento e Seicento, si sviluppa, in anticipo sul resto

d’Europa, un’industria dello spettacolo: il teatro non è riservato a un élite, ma agli spettacoli assiste

un pubblico interclassista pagante; si stima che a Londra il 15 % della popolazione (200 mila

abitanti) frequentasse settimanalmente i teatri della City: il ruolo del teatro di allora è simile a

quello della televisione di oggi e chi scriveva per il teatro sapeva di dover fornire una produzione

commerciale, scrivendo su commissione e in tempi brevi.

Le opere di Seneca ebbero fortuna nel teatro inglese: l’orrido e il macabro presente nelle sue

tragedie piacquero molto agli spettatori di allora.

>Al teatro, considerato immorale, si opposero duramente i Puritani, cioè la fetta dei protestanti

inglesi particolarmente rigoristi: gli attori, equiparati ai vagabondi, per sfuggire alla durezza delle

sanzioni previste dalla legge inglese erano costretti a cercare la protezione di qualche nobile 

Shakespeare lavorava nella compagnia dei Lord Chamberlain’s Men, divenuta poi quella dei King’s

Men, i servitori del re.

>Le playhouses erano strutture circolari simili alle arene da combattimento degli animali, a cielo

aperto, costituite da

• platea, dove gli spettatori, che pagavano solo 1 penny, stavano in piedi;

• palchetti coperti, tutt’intorno alla platea, destinati ai nobili e ai gentiluomini;

• palcoscenico, che si protendeva dentro la platea e sul quale c’erano una botola, che stava a

simboleggiare il passaggio verso l’inferno, ed un paio di colonne, che, reggendo una tettoia,

andavano a creare un vano utilizzato per scene d’interno.

• balconata, dove venivano sistemati i musici.

Scenografia verbale  le parole dei personaggi evocavano il tipo d’ambientazione, data la povertà

della scenografia dei teatri.

Non esistevano attrici, vista anche la pressione moralizzatrice dei Puritani, ed i ruoli femminili

erano interpretati da giovinetti vestiti da donne  teatro elisabettiano a protagonista maschile.

Scrittori di teatro Christopher Marlowe, Thomas Kyd e Ben Jonson, il più importante William

Shakespeare

SIGLO DE ORO:

Nel corso Quattrocento in Spagna è terminato il processo della Riconquista, che ha visto i cattolici

scacciare musulmani ed ebrei dalla terra spagnola religione come spinta per la liberazione e

collante per unificazione sotto la corona.

Centralità religiosa nella drammaturgia  mentre avviene una progressiva laicizzazione dei contenuti

drammaturgici, continuano ad esistere tematiche di carattere sacro all’interno della scena spagnola,

con commedie che attingono a personaggi della Bibbia e con gli autos sacramentales.

L’interesse per il teatro, nonostante ad esso guardassero con diffidenza gli strati più rigidi del potere

religioso e politico, è enorme  10000 testi prodotti dalla scena spagnola VS 1500 dalla scena

elisabettiana.

Il luogo dove avvenivano le rappresentazioni era il corral  cortile costituito dalle pareti di case

contigue, dove il palcoscenico occupava una estremità dello spazio.

Il pubblico popolare assisteva in piedi dal terreno di fronte al palcoscenico, mentre intorno c’erano

gradinate con posti a sedere per spettatori più agiati.

Al pubblico femminile era riservato la cazuela, loggione posto in fondo alle gradinate, mentre la

dame e gli spettatori di rango elevato assistevano dai balconi delle case circostanti.

Lope de Vega è l’inventore della comedia nueva, la quale riprende tratti tipici della tradizione

medievale come la libertà spazio-temporale e la mescolanza dei generi, che dà vita a una struttura

denominata tragicommedia. Nel teatro spagnolo c’è un rapido moltiplicarsi di commedie di genere

avventuroso  capa y espada.

Centralità sociologica del pubblico  il drammaturgo scrive seguendo i gusti, e di conseguenza

rispettando i limiti culturali, del pubblico interclassista, vero committente-pagatore.

Lope de Vega

• “Fuente Ovejuna”, encomio, esaltazione del potere della corona  angherie

dell’amministrazione del Commendatore nel paesino di Fuente Ovejuna, contadini portatori

di moralità e dignità.

Ferdinando de Rojas

• “La Celestina”, testo teatrale da leggere, (21 atti), parodia dell’amor cortese (Calisto e

Melibea)+ realismo medievale, impianto moralistico

Tirso de Molina

• “L’ingannatore di Siviglia”, ladro d’amore

Pedro Calderon de La Barca

• “La vita è sogno”, Sigismondo e il padre Basilio, la vida es tan corta, obrar bien

GRAND SIECLE:

La Francia subisce l’influsso della cultura classicista del Rinascimento italiano, e diventa la seconda

patria della Commedia dell’Arte  Petit-Bourbon, sala parigina dove si esibivano i comici dell’Arte

Teatro come luogo di scontro fra le classi sociali  borghesia in ascesa che aspira al potere politico e

aristocrazia desiderosa di riconquistare l’antico potere feudale.

Corneille

• “Le Cid” valori cavallereschi dell’aristocrazia, onore e amore, Rodrigo (Cid) e Chimene

Comedie Francaise:

Racine

• Andromaca, modernità data dallo scavo psicologico prefreudiano sui personaggi, i figli degli

eroi  Pirro (figlio di Achille), Oreste (Agamennone), Ermione (Menelao e Elena)

• Fedra, conflittualità padre/figlio  Ippolito/Teseo (padre castratore)

Moliere  scrive commedie anticipatrici del dramma borghese che si svilupperà propriamente nel

‘700, i suoi personaggi respirano lo status sociologico della condizione borghese

• Tartufo, Orgone e la moglie Elmira, critica al fondamentalismo religioso cattolico

• Don Giovanni, libertino, piacere istintuale di molteplici rapporti amorosi, NO ingannatore

(cfr. Tirso de Molina)

MILANO CITTA’ DELLO SPETTACOLO :

• Teatro La Scala e il Teatro della Canobbiana, ora Teatro Lirico, costruite dall’architetto

Piermarini ospitavano l’opera, il melodramma.

• Teatro Carcano e altre sale concentrate nella zona dei navigli erano destinate alla prosa.

• Teatro delle marionette, che aveva una sala (teatro Gerolamo) in Piazza Beccaria

• Teatro dei Filodrammatici, una sola sala che ospitava il teatro dialettale.

L’avvento del cinema comporta per il teatro inizialmente la condivisione degli spazi, dopodichè,

una volta preso il sopravvento, diverse sale teatrali chiudono e vengono sostituite da quelle

cinematografiche  Teatro Excelsior (a fianco della Rinascente) vecchio teatro fino agli anni ’70 che

è diventato un cinema. Si tratta di un luogo adattato, così come altre sale.

Attualmente, succede che tendano a scomparire sale cinematografiche.


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RB41

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze umanistiche per la comunicazione
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RB41 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bentoglio Alberto.

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