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Constantin Brancusi

Benjamin Fondane “Constantin Brancusi”

L’arte di Brancusi è un atto di protesta. Dio creò il mondo in sette giorni, ma così facendo ha bruciato molte tappe. L’artista vuole riprendere le creazioni mancate ed essendo un logico le riprende in tutta precisione. Non si basa su delle regole ma si affida alla sua spontaneità e al suo libero sfogo. Ogni sua scultura doveva nascere da un susseguirsi di motivazioni e di pensieri. Brancusi non ha mai avuto come fine il “fare arte” ma voleva dare al metallo una certa consistenza e un certo peso.

Confronto con Picasso

È un teorico, rompe gli oggetti per capirne il funzionamento. Brancusi parte dalla pietra per creare una nuova forma identica alla precedente ma nuova. Vuole vedere le sue opere a contatto con i bambini posizionandole in parchi o piazze. L’arte è isolata da ogni altra attività umana, ma è il fine di tutte le attività umane, la loro affermazione e il loro naturale compimento.

Per Brancusi il mondo non ha più segreti. Ogni volta che realizzava un’opera distruggeva quella precedente per pubblicarne una versione vera. Il simile guarisce il simile. La lentezza è una sua caratteristica fondamentale, aveva paura di raggiungere se stesso.

Non bisogna leggere un insegnamento nelle opere di Brancusi e nemmeno una diagnosi. L’opera di quest’artista non è solo la domanda posta con abilità, ma è una pura e semplice risposta.

Dora Vallier “Da Brancusi”

Visita lo studio di Brancusi. Brancusi ha una lunga barba, berretto e tonaca bianca. Vive isolato e nel silenzio. Osserva gli oggetti che la circondano: un paiolo da lui costruito. Odore tipico delle case dei contadini. Il contesto era ben lontano dalla Parigi nella quale era posizionato l’atelier dell’artista. Si ritrovò nella campagna molto distante. Utensili appesi al muro ricoperti dalla polvere come a sottolinearne il lontano utilizzo e il trascorrere del tempo. Foto del clown Sans Blague. Brancusi aveva scelto la spoliazione, intorno a lui non c’era nessun segno di comodità.

Aveva un'aria da profeta, non aveva mai visto un uomo vivere in così totale solitudine. Brancusi le chiese di togliere la tela da una scultura (in fondo all’atelier). Scoprì l’uccellino lucente, il neonato e Leda. La luce proveniente dalla vetrata sul soffitto illuminava la tonaca bianca. Vallier capì allora il motivo della precisazione fatta sul testamento dell’artista che non voleva alterare la struttura interna del suo atelier quando alla sua morte verrà posizionato nel Museo d’arte moderna di Parigi; non era lo spazio anonimo del Museo che voleva Brancusi, ma il recinto sacro. Voleva mantenere il disordine (immagine del provvisorio) e la polvere che non rimandava alla solitudine ma sottolineava la pienezza delle sculture.

Brancusi intraprese il viaggio dalla Romania a Parigi passando per l’Italia e la Svizzera. Questo non era un atto di provocazione ma un grido dell’anima.

Henri-Pierre Roché “Ricordi di Brancusi”

Brancusi muore del 1957 all’Impasse Ronsin dove abitò dal 1915. Roché aveva un'immagine precisa di Brancusi come contadino vestito con una tunica bianca (“tunica da aviatore”). Non si pronunciò mai sugli altri artisti. Non voleva che alle sue feste venissero critici d’arte e mercanti che si credevano intelligenti. Se le persone lo volevano come amico, non dovevano scrivere di lui fino alla sua morte. Provava simpatia per le persone non colte ma popolari che assumevano un approccio non critico e non influenzato dalla società. Aveva solo rari ammiratori tra cui John Quinn (avvocato di NY).

Durante le visite nel suo atelier Brancusi seguiva con interesse le emozioni e i complimenti espressi dai visitatori (si nutriva dell’emozione suscitata). Non gli interessavano gli acquirenti ma l’incanto suscitato. Michelangelo e Rodin avevano fatto “bistecche” ed anche lui per un po’ di tempo le realizzò, ma un giorno, avendo da rappresentare una coppia unita per un monumento funebre, fece qualcosa che assomigliava a tutte le coppie che si sono unite e abbracciate sulla terra (tramite analisi, studio e sintesi) passaggio all’universalità, diversa da quella di Mondrian.

1912: Brancusi, Duchamp e Roché vanno alla fiera dell’aviazione. Di fronte ad un’elica Duchamp disse “questo è il futuro dell’arte, tu, Brancusi sei capace di fare dell’altro?” Rapporto arte/industria.

Episodio del principe indiano in visita a Parigi: comprare le tre opere più importanti e far costruire all’artista un tempio (12 passi per 12) senza porte né finestre, con entrata sotterranea che aveva come fine la meditazione del singolo. Brancusi ricevette l’invito ma la malattia del sovrano lo costrinse a ripartire dopo solo un mese. Il sovrano guarì, ma il suo progetto non venne mai realizzato.

Amicizia con Erik Satie (1866-1925), compositore e pianista francese, gli insegnò la scherma delle parole (linguaggio con aforismi), la fiducia e l’audacia. Vanno insieme negli USA. John Quinn (avvocato di origine irlandese) portò Brancusi e Satie a giocare a golf.

Carola Giedion-Welcker “Ricordi e riflessioni”

Welcker conobbe Brancusi tramite le numerose visite al suo atelier e il contatto a NY (1939). Si basa sulla filosofia orientale (è l’oriente che influenza l’artista e non le avanguardie); assoluto, universale, orientale. Brancusi era un uomo dotato di forze occulte che aspirava alla comunione universale.

Analisi: concetto di “vuoto” (ma non la sua rappresentazione). Significava semplicità che portava in sé abbondanza e molteplicità. Concetto di “incuranza” (essenzialità). È la complessità che viene semplificata; espulsione dell’aspetto “tragico e drammatico” nella vita e nelle opere. Non devono influenzare.

Metamorfosi: amava mascherarsi. Nemico per Brancusi: narcisismo, presunzione, vanità, illusione e l’assenza di giudizio oggettivo. L’attenzione all’Io rende l’uomo cieco. Sublimazione: processo di “raffinamento” (ricerca dell’essenzialità, spogliando l’elemento statico). La Welcker lo paragona alla cucina quando ci sono ospiti.

Liberazione: è la direzione della ricerca di spiritualità, saggezza ed equilibrio. Non si parla di ricerca della tranquillità ma di un “processo di liberazione”. Resistere alla pressione della vita personale per raggiungere l’oggettività. Sensibilità: si manifesta in tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro origine. Quelli che la società definiva “pazzi” gli sembravano dei veggenti.

“Creare come un Dio, comandare come un re ma anche lavorare come uno schiavo”. Musica: voce da tenore. Amava le canzoni popolari e il canto di chiesa (soprattutto quello gregoriano).

Dopo la II Guerra Mondiale: scontento della sua vita, voleva morire. “Sono lontano da me. Presso le cose essenziali”. Aveva scelto la semplicità (no distrazioni), e rimaneva fedele alle sue origini rustiche e alla sua tradizione. Amministrazione delle sue opere: non appartenevano alla comunità. Esitava a partecipare alle esposizioni, per guidare il pubblico correttamente era necessario raggruppare le sue sculture dando una giusta idea della loro evoluzione e non isolandole (visione frammentaria).

Umanità: sempre più lontana dal mondo dell’arte e dalla vita interiore. Ovunque c’era presunzione e tensione. Tema della “spirale”: è lo smarrimento che fugge la vita e il giorno per cercare l’ombra e sfociare talvolta nel suicidio (Paul Klee). Polvere: per Brancusi il meraviglioso sorgeva dalla polvere del quotidiano. Sorgeva dalla vita e bastava saperlo accogliere. Il meraviglioso si manifesta in diverse circostanze della vita. Anche aiutando le persone a vincere le loro inibizioni.

Amava gli animali: nelle sue sculture esaltava il loro equilibrio naturale. L’animale manifesta la sua paura con un’intensità senza paragoni (episodio di un rospo che gridava mentre stava per essere divorato da un serpente). Equilibrio e simmetria: studiati durante un seminario a Zurigo. Colonna senza fine: forme regolari. Stessa figura presa come un’unità di lunghezza e traslata in verticale. Simmetria bilaterale secondo 4 piani verticali e secondo i due piani orizzontali.

Individualismo: lavorava in isolamento estraniandosi dalla società e dalla collettività (tutto il resto stava sullo sfondo). Il narcisismo era un male così come il soggettivismo che aveva ucciso l’arte. Bisognava scoprire, liberare e controllare l’essenza degli esseri, processo di raffinamento (paragone con la cucina).

Patria natale: Valacchia carpatica. Fermento attivo della sua vita (come l’Irlanda per Joyce). Evocava il canto popolare della sua patria. Il suo modo di immaginare la fine del mondo era all’insegna del pessimismo di un vecchio contadino ossessionato da visioni apocalittiche.

Contro la politica: sottometteva l’uomo. Come in Joyce, il suo senso sociale si manifestava nella sua azione personale verso il prossimo (era un uomo molto generoso).

Sua morte: da anni era curato da un dottore rumeno ma negli ultimi giorni venne consultato anche Neully (dottore di un ospedale americano). Gli consigliarono di farsi ricoverare ma lui tenne duro ai suoi principi e al suo stile di vita. Il funerale tradizionale non corrispondeva alle sue concezioni, in quanto il defunto avrebbe fatto subito “ritorno alla terra” e quindi era inutile chiuderlo dentro alla “prigione di legno”.

Ettore Sottsass “Brancusi”

Andò a Parigi con Fernanda Pivano a trovare Brancusi. Il suo atelier si trovava in fondo a un cortile parigino in mezzo a piccole case bianche. Lo studio consisteva in un enorme stanzone invaso di polvere di marmo (tempio antico abbandonato). Brancusi li accoglie e inizia a parlare loro di ciò che gli sembrava aver sbagliato, di non aver raggiunto. Sottass afferma di non aver mai incontrato una persona così semplice ma sofisticata.

Mircea Eliade “Brancusi e le mitologie”

Analisi della dimora di Brancusi: mondo forgiato da lui. Si sofferma sulla stufa: simbolo dell’illuminare un determinato segreto del genio dell’artista.

Polemica: Geist (influenze extra rumene: Parigi e arte negra) VS rumeni influssi: école de Paris (avanguardia parigina) + arte popolare rumena (mondo arcaico). Movimento di “interiorizzazione” (delle sue esperienze vitali), di ritorno verso un mondo segreto e indimenticabile (infanzia e immaginario). Diventa consapevole delle sue origini contadine quando arriva a Parigi. Brancusi è riuscito a vedere il mondo come gli autori dei capolavori preistorici, etnologici.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

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