BATTERI GRAM POSITIVI
STAFILOCOCCHI
Gli stafilococchi sono batteri Gram +, prendono
questo nome perché di forma sferica e
raggruppati in grappoli (in ammassi irregolari);
hanno un diametro di 0,8-1 μm, sono immobili
ed asporigeni (non capaci di formare spore).
Hanno una spiccata alofilia, caratteristica che
viene sfruttata per la coltura; solitamente, infatti,
non hanno esigenze particolari quindi crescono
molto bene nei comuni terreni di coltura ed è
solo per specifiche analisi che si vanno ad utilizzare terreni selettivi che, ad es., sfruttino
l’alofilia (preferenza a crescere in un ambiente ricco di sale, infatti nel terreno selettivo c’è
l’NaCl al 7,5 %, percentuale alla quale la maggior parte degli altri batteri non riesce a
sopravvivere e a moltiplicarsi).
In coltura vanno a formare delle colonie abbastanza regolari, tonde, a margini netti,
convesse, opache e con una caratteristica pigmentazione sulla colonia stessa che va dal
bianco (opaco) a gradazioni del giallo.
[Il pigmento che rimane sulla colonia prende il nome di cromoforo mentre quello che
diffonde nel terreno cromòparo. Un esempio di cromparo è lo Pseudomonas.]
Questi batteri sono aerobi/anaerobi facoltativi e, nonostante siano asporigeni, resistono a
condizioni ambientali sfavorevoli; a permettere la loro sopravvivenza in queste condizioni
è proprio l’alofilia.
Ci sono circa 30 specie diverse di stafilococchi e il più
importante, per il suo potere patogeno, è lo S. aureus: il
suo nome deriva dal possesso del pigmento giallo-oro
delle colonie, che deriva dai carotenoidi, e che si
manifesta in coltura su terreno solido. E’ un batterio
molto diffuso in moltissime specie animali e lo stesso
uomo ospita stafilococchi potenzialmente patogeni
sulla cute e nel naso-faringe (sono documentati
numerosissimi casi di portatori transitori o intermittenti
o comunque di soggetti che ospitano questi batteri per
periodi molto prolungati).
Questo batterio è l’agente eziologico di infezioni cutanee (foruncoli, favi e impetigini a
livello della cute; i favi sono un insieme di foruncoli e le impetigine macchie) che originano
dalle ghiandole sebacee e dai follicoli piliferi in conseguenza di produzione di enzimi
lipolitici. Questi enzimi lipolitici causano l’eliminazione dei lipidi cutanei che hanno una
funzione protettiva e in alcuni casi (sebo) antimicrobica; i lipidi vengono utilizzati, così, dal
batterio come sorgente di energia metabolica.
Il fatto che l’uomo sia ospite, nonché portatore sano, di questi batteri comporta che
questo batterio sia diffusissimo e che moltissimi soggetti abbiano dei naturali anticorpi.
L’incontro con un antigene, infatti, non è per forza causa di malattia in quanto il SI, una
volta venuto a contatto con un antigene, può produrre una risposta anticorpale. Quando si
effettuano sierodiagnosi, quindi, su pazienti e si riscontrano positività anticorpali nei
confronti dei batteri non si parla di malattia ma di sieroprevalenza, ovvero quei pazienti
sono venuti a contatto con l’antigene senza sviluppare malattia ma, anzi, sviluppando
anticorpi.
Il meccanismo dell’azione patogena di questo batterio si avvale di diversi strumenti:
-capsula e proteina A, consentono la moltiplicazione dei batteri negli spazi intracellulari. La
maggior parte degli stipiti non ha una capsula ben evidente e si parla, per questo, di una
microcapsula mentre quelli con una capsula più consistente sono anche detti ceppi
mucoidi;
-tossine ed esoenzimi, comportano una lesione di elementi cellulari con conseguente
diffusione dei batteri e, quindi, dell’infezione non solo in tessuti vicini a quello che era il
focolaio iniziale ma anche in parti più distanti essendoci una diffusione per via ematica.
Siccome nei quadri clinici sono comprese le infezioni piogeniche (caratterizzate da
presenza di pus), nel meccanismo patogeno delle infezioni piogeniche subentrano, come
tossine, le emolisine o citolisine (α, β, γ e δ) e la leucocidina di Panton-Valentine (si indica
come leucocidina PV);
-si difendono mediante la produzione di catalasi (enzima che scinde i perossidi, altrimenti
letali per la cellula batterica) e superossido-dismutasi (consente al batterio di difendersi
dall’azione nociva del radicale superossido). Questi enzimi, quindi, permettono la
protezione del batterio da tutti quegli elementi che si formano in conseguenza del killing
intrafagocitario (in quanto l’antigene viene prima fagocitato da un macrofago e poi
all’interno c’è il killing, ovvero tutto un processo per procedere all’eliminazione dei
batteri).
[I Gram + non hanno l’endotossina in quanto si trova nella membrana esterna che è
peculiarità solo dei gram - ]
I caratteri antigeni di questi batteri sono:
-la capsula polisaccaridica che permette la loro classificazione in 11 tipi antigeni. E’ fatta
essenzialmente da acidi uronici, è di modesto spessore ma ha comunque potere
antifagocitario. Gli stipiti maggiormente isolati nell’uomo o nei ruminanti (in cui causa la
mastite bovina) sono quelli con il polisaccaride capsulare di tipo 5 o di tipo 8;
-il fattore agglutinante o clamping factor che è un recettore per il fibrinogeno, ovvero lega
il fibrinogeno causandone la precipitazione intorno alla cellula batterica e questo fa sì che
in vitro vi sia la formazione di aggregati di batteri tenuti insieme dall’interazione tra il
campling factor del batterio e il fibrinogeno;
-tra le strutture superficiali c’è anche la proteina A che si trova
nella parete ed è in grado di legare la prozione Fc delle IgG
soprattutto ma anche, seppur con minore affinità, quella delle
IgM e IgA2. Questa proteina A in vivo (quindi nei soggetti)
determina l’attivazione del complemento e l’inibizione della
fagocitosi, quindi l’azione patogena si esplica in quanto i
batteri si moltiplicano negli spazi intracellulari e possono
provocare soprattutto focolai di infezione piogenica acuta a diversa localizzazione.
Nei ceppi che producono esotossine c’è una patologia chiamata necròlisi epidermica acuta
o sindrome da cute pseudo-ustionata da stafilococco ed è un quadro clinico che si verifica
soprattutto nel neonato (dove prende il nome di malattia di Ritter) o nel bambino della
prima infanzia (malattia di Lyell); può anche verificarsi nel soggetto adulto ma devono
esserci delle cause favorenti, come immunodepressione o altre patologie concomitanti,
altrimenti, essendo batteri molto diffusi, col passare del tempo l’adulto avrà sicuramente
gli anticorpi specifici, a differenza del neonato o bambino di pochi anni;
-tra le tossine c’è la tossina epidermolitica (o esfoliativa o esfoliatina) che è causa della
sindrome da cute ustionata (SSS = Scalded skin syndrome o SSSS = Staphyloccocal scalded
skin syndrome). Questa malattia provoca lo scollamento spontaneo di ampie zone degli
stati superficiali dell’epidermide a causa della rottura dei desmosomi: la tossina si diffonde
per via ematica e va a localizzarsi nello strato granuloso dell’epidermide, provoca la
rottura dei legami intercellulari (desmosomi) con conseguente distacco dell’epidermide al
minimo insulto meccanico. Si formano, quindi, bolle al di sotto delle quali confluisce un
liquido e a scollarsi è la zona sovrastante della pelle; ci possono essere bolle localizzate o
estese, l’eritema non si estende oltre i bordi della bolla e all’interno della lesione (bolla)
sono presenti i microrganismi (per tale motivo è contagiosa nelle comunità dei bambini,
come negli asili) quindi le lesioni sono altamente contagiose nei soggetti particolarmente
predisposti.
Determinati ceppi di stafilococco possono essere produttori di enterotossine, causando
delle intossicazioni alimentari quando presenti in cibi contaminati particolari (ovvero
particolarmente ricchi di grasso come la panna, crema, mascarpone). [Si parla di
intossicazione e non di infezione perché si ha l’infezione quando il soggetto assume il
batterio mentre l’intossicazione si ha quando assume la tossina, perché la tossina è già
preformata nell’alimento]
Per il meccanismo dell’azione patogena delle enterotossine, quindi, si parte da cibi
contaminati contenenti l’enterotossina già preformata che giunge nell’intestino dove
interagisce con macrofagi e attiva i linfociti T con liberazione di citochine pro-
infiammatorie, in particolare di interleuchina 1 che provoca, come segno tipico, la febbre;
ne consegue la comparsa di lesioni flogistiche (infiammazione) della mucosa con sintomi
enteritici.
L’enterotossina è resistente all’azione degli enzimi proteolitici e mantiene inalterata la sua
azione anche dopo esposizione ad alte temperature (100° C). La sintomatologia nell’uomo
compare a distanza di poche ore dall’ingestione del cibo (si ha un aumento della
temperatura a causa dell’azione pirogena delle tossine) e i segni clinici sono lesioni
eritematose (non sempre presenti), vomito incoercibile (ovvero inarrestabile e ripetuto)
con diarrea, salivazione abbondante, crampi addominali e prostrazione (cioè debolezza).
Queste enterotossine, quindi, possono essere definite degli emetici, ovvero tossine che
provocano il vomito, in grado di agire sul tratto gastro-intestinale dove lo stimolo
raggiunge i nervi simpatici e il nervo vago. Dato che, come precedentemente detto, questi
batteri producono lipasi, in questi cibi grassi che provocano l’intossicazione traggono
nutrimento da ciò che degradano, quindi proliferano.
Le enterotossine stafilococciche sono suddivise in vari tipi antigeni (classificate con le
lettere maiuscole dell’alfabeto) e causano le gastroenteriti descritte; resistono all’acidità
del succo gastrico.
Un altro quadro clinico è la sindrome da shock tossico, sindrome individuata verso la fine
degli anni ’70 in donne durante il ciclo mestruale con segni generali di tossiemia,
manifestazioni cutanee eritematose, un generale malfunzionamento degli organi, shock
emodinamico ed elevata mortalità. Tutto ciò era causato da un’elevata colonizzazione
vaginale di ceppi tossigeni per la concomitante azione del liquido mestruale e l’utilizzo di
assorbenti interni, con conseguente rilascio della tossina nel torrente circolatorio.
Inizialmente, quindi, si pensava fosse una prerogativa femminile ma successivamente si è
visto che questa sindrome può essere descritta anche nell’uomo in seguito a
colonizzazione di ferite da ustioni o lesioni dello stesso tipo in soggetti
immunocompromessi.
I responsabili di questa sindrome da shock tossico sono i ceppi di S. aureus produttori della
tossina TSST-1 (o TSS-1, toxic shock syndrome).
Per ciò che concerne le citolisine o emolisine nominate precedentemente, sono tossine
proteiche che si accompagnano alla produzione della leucocidina PV e sono in grado di
ledere le membrane delle cellule bersaglio provocandone la morte. Le citolisine agiscono
con due meccanismi di azione:
-inducono produzione di citochine (quindi una risposta infiammatoria) con conseguente
formazione di pori;
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Microbiologia - dimensione dei batteri
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Microbiologia - Batteri
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Batteri Gram positivi e negativi
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Involucri esterni dei batteri Gram positivi