Un metodo di lavoro
L’accoglienza non riguarda solo i primi momenti del mattino. La scuola deve essere un luogo dove si accolgono bambini e parenti, fondato sulla comunicazione, l’ascolto e l’organizzazione degli spazi. L’accoglienza è un metodo di lavoro complesso, è un modo di essere dell’adulto, è una idea chiave nel processo educativo.
Una scuola dell'accoglienza è una scuola in cui adulti, educatori o insegnanti, esprimono il loro reale interesse per i bambini che frequentano il servizio educativo e instaurano con loro relazioni sociali piacevoli. Il metodo è il modo di pensare l’educazione e non può funzionare se non si ha una visione aperta alle cose reali, è una modalità di considerare il rapporto fra scuola e fuori scuola. I genitori sono portatori di idee e accogliere un bambino è anche accogliere il mondo interno del bambino, le sue aspettative, i suoi progetti, le sue ipotesi o le sue illusioni.
Caratteristiche di un metodo accogliente
Un metodo accogliente si concretizza nel lasciare spazio per le esperienze reali e vitali dei bambini per darle la possibilità di costruire la conoscenza, specie quando l’adulto predispone e conduce a sviluppo gli spunti che sono offerti dagli stessi bambini. Un metodo accogliente ha due caratteristiche: il clima ludico e la comunità.
Il clima ludico
Al gioco viene attribuito il compito di trasformare la realtà che il bambino vive secondo le proprie esigenze interiori. Il gioco è vissuto da un punto di vista psicologico, ma anche secondo un’ottica pedagogica e culturale. Il gioco di finzione è la forma di gioco più privilegiata nella scuola dell’infanzia (Piaget, Vygotsky, Bruner). Per Piaget, il gioco è il primo passaggio indispensabile per la socializzazione; per Vygotsky, il primo mezzo per spiegare la realtà; per Bruner, lo strumento principale per costruire significati condivisi. Quanto più le cose sono predisposte e calcolate a misura di bambino, tanto meno diventa necessario l’intervento diretto dell’adulto.
La comunità
La seconda connotazione del metodo accogliente è relativa alla costituzione di un clima sociale positivo che favorisca la realizzazione di una comunità di intenti e di relazioni. La parola “classe” (“clasis”, adunata, raccolta di persone obbedienti) conduce all’idea di uniformità, non di diversità, ricorda raggruppamenti dei bambini indistinti, non di bambini attivi e progettanti. (non è sinonimo di gruppo, né tanto meno di comunità). I diversi rapporti fra bambini devono essere presi in carico anche dagli adulti, predisponendo l’ambiente perché essi si possano manifestare. Nelle scene del diario si legge in controluce la regola alla quale si sono ispirati gli adulti: quanto più le cose sono predisposte e calcolate a misura dei bambini, tanto meno diventa necessario l’intervento diretto dell’adulto. L’adulto appare nei momenti difficili.
Un atteggiamento accogliente riconduce ad un ambiente predisposto e organizzato a misura del bambino, che espone a messaggi e sollecitazioni e invia segnali identificabili. Un ambiente confuso produce situazioni confuse mentre un ambiente troppo vuoto risulta demotivante.
Ambiente e contesto
Differenza tra ambiente e contesto: l’ambiente viene, in genere, definito come tutto ciò che resta di una situazione "a prescindere" dal soggetto di cui si sta parlando. In questo senso, ad esempio, l’ambiente di un bambino in classe è il "gruppo classe" (insegnanti, compagni, spazi, oggetti materiali, ecc.) meno il bambino stesso. Il contesto educativo è costituito, oltre che dagli elementi materiali della situazione (spazi, tempi, oggetti...), da individui (bambini ed educatori) e dalle loro interazioni.
L'importanza dell'ascolto
La disponibilità dell’insegnante all’ascolto è molto importante. L’ascolto significa mettersi nell’ottica del bambino, capire quali ipotesi sta costruendo. Gli insegnanti si sentono spesso pressati da obiettivi, scadenze, valutazioni e si ritrovano spesso a sviluppare una didattica “conduttista”. Un atteggiamento accogliente presuppone una didattica “attendista” che riconduce alla necessità naturale del bambino di trovare un sostegno nell’adulto, una guida per l’apprendimento.
Nella lezione di musica e movimento (“Lupi e pecore..”), la proposta dell’insegnante subisce notevoli trasformazioni: l’adulto è attento a far corrispondere la sua proposta alla situazione dei bambini, piuttosto che far adeguare i bambini alla sua proposta programmata.
Il principio della fiducia
Un principio accogliente si basa sulla fiducia. Troppo spesso gli adulti pongono una eccessiva attenzione a ciò che nel bambino non va, piuttosto che aiutarlo nelle cose che sa fare o che vuole imparare.
La funzione delle insegnanti è, in particolare, quella di sostenere la crescita e la capacità di comprensione dei bambini senza entrare forzosamente nei processi cognitivi, senza mettere i bambini in situazioni problematiche (il tema della fiducia ci permette di capire meglio il ruolo dell’adulto negli interventi nella scuola dell’infanzia). Non si dovrebbero adeguare i bambini ai contratti dell’adulto, renderli esecutori di progetti che non possono gestire, assoggettarli a ritmi inadeguati per la loro età.
La linea di riferimento di ogni progetto educativo dovrebbe essere quella di stare dalla parte dei bambini (predisporre gli spazi per il riposo pomeridiano, predisporre angolini raccolti, il bagno, il giardino ecc).
Le competenze relazionali dell'insegnante nella scuola dell'accoglienza (E. Catarsi)
L’ambientamento e l’accoglienza rappresentano un punto privilegiato di incontro tra scuola e la famiglia perché forniscono preziose opportunità di conoscenza e collaborazione.
Il principio più significativo per l’insegnante: deve avere la capacità di pensare positivo. L’insegnante dovrà avere molteplici competenze: competenze culturali e psico-pedagogiche; competenze tecnico-professionali; competenze metodologiche e didattiche e competenze relazionali (con i bambini ma anche con le loro famiglie). Anche la posizione del corpo ha un suo significato nella scuola dell’infanzia (sedendosi di fronte al bambino, in modo che gli sguardi possono incrociarsi, in senso di essere accettato).
La comunicazione verbale che consente al bambino una continua stimolazione è quella del “rispecchiamento verbale”: l’insegnante mostra continuo interesse alla verbalizzazione del bambino, ridandogli continuamente la parola. Può assumere la forma di espansione (completamento della frase) o parafrasi (riesposizione del contenuto con altre parole).
Ben arrivati (G. Staccioli)
Come esempio di educazione nuova è riportato l’esempio della scuola di Boulogne i cui insegnanti, nel 1952, hanno fatto uno sperimento adattando gli spazi e gli angoli alle necessità dei bambini, coinvolgendoli in tutte le attività della classe (dalla sistemazione del materiale al prendere delle iniziative).
- Gli adulti (insegnanti, genitori ecc) si trovano prima dell’inizio del semestre e si interrogano su come si possa predisporre un setting educativo, adatto ai bambini.
- Le cose che si propongono devono essere pensate in funzione delle esigenze dei bambini (i principi del rispetto verso i bambini, la collaborazione, la privacy che si traducono in scaffali, ganci per cose personali ecc.).
- I bambini contribuiscono al loro star bene (allestendo “angoli di bellezza” o abbellendo l’ambiente). Bisogna stare attenti che il piacere estetico, l’ordine e la cura dei luoghi non diventino pesanti doveri. Non è l’ordine che deve dettare le regole, ma il piacere di star bene che produce un ordine estetico.
Organizzare il contesto, farne partecipi i bambini non è un espediente didattico, è uno stile di comportamento.
Accogliere con le antenne (P. Ritscher)
I bambini, fuori dalla scuola, passano molto tempo davanti alla TV. Questo fatto ha due aspetti, uno corporeo e uno mentale. L’aspetto corporeo: i bambini giocano poco all’aperto, le sole esperienze motorie sono di tipo programmato (lezioni di nuoto..) e non di tipo ludico spontaneo. L’aspetto mentale: i bambini sono inseriti in un mondo televisivo di personaggi, di bisogni indotti e i loro giocattoli, i loro gesti, i giochi simbolici riflettono questa presenza massiccia di mass media nella loro vita. Il compito della scuola è quello di far vivere delle esperienze reali, immediate, varie, globali.
Una volta trovato uno stile accogliente, bisogna saperlo mantenere.
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