Arti visive, design spettacolo dell'Asia orientale
Kanji e il linguaggio giapponese
Kanji - Letteralmente significa "caratteri cinesi" e sono quelli che noi comunemente chiamiamo "ideogrammi". Inizialmente identici a quelli della Cina, poi li integra nel proprio linguaggio con il sillabario "Kana". Sono due i sillabari: lo "Hiragana", nato da una mano femminile, sottile e veloce. "Katakana" ha dei segni invece più stilizzati e semplificati e viene utilizzato quando vengono traslitterati i suoni di parole di nomi stranieri.
Ogni simbolo ha diversi significati e nella lingua giapponese esistono tantissimi omofoni, al che i Giapponesi spesso per farsi capire disegnano i vari Kanji nell'aria, ma la cosa permetteva anche una sorta di gioco letterale, un divertimento, che poi è diventata un'arte, il "poetare". Immediato è il significato dei pittogrammi; più parliamo di segni primitivi e più il significato è evidente.
In giapponese ci sono pochissime frasi relative, ma ci sono tantissime coordinate. Di solito ci sono frasi lunghissime con particelle nominali, oppure frasi con tantissime congiunzioni, frasi lineari con significati alla pari. In termini di pensiero, lo vediamo trasformato in ambiti quotidiani, come nel cibo: Nella tradizione occidentale abbiamo un antipasto, un primo piatto e un secondo, un bel ordine deciso con piatti che vengono cambiati in base alle esigenze, e lo stesso vale per le posate.
In Giappone non esiste un primo o un secondo, ma una serie di piccoli piatti, che si possono ordinare e mangiare in ordine totalmente casuale. Da una parte abbiamo una sintesi e un ordine precostituito, dall'altra invece un ordine paritario. Questo comporta una formazione di pensiero diversa e anche un'espressione artistica diversa. Da un lato abbiamo un sentimento di legame con la natura, dall'altro invece un senso critico e articolato. Nell'arte abbiamo da un lato la semplificazione delle forme, mentre in Occidente abbiamo l'unione delle scienze nella prospettiva.
La cultura del tè
È un momento catartico, la forma d'arte più completa della cultura giapponese ed è il punto d'entrata più facile per un occidentale per accedere alla cultura giapponese. La cultura del tè è strettamente legata alla cultura Zen e, di conseguenza, al Buddismo. Il fondamento del pensiero Zen è concepibile dalla prima predica del Buddha storico, dove la svolge senza parole semplicemente tenendo in mano un fiore, un suo discepolo tra i tanti "Kassiapa" capì che cosa voleva trasmettere da quel gesto, e a sua volta cercò di trasmettere questo concetto.
Daruma lo portò in Cina, dove fondò la scuola Zen e indica come percorso la meditazione. Lo Zen predilige il silenzio, è un cammino in cui la meditazione è al centro. Lo Zen è stata la scuola che rispondeva meglio alle necessità richieste dagli artisti. Presenta vie non presenti nelle altre scuole del Buddismo, lo Zen presenta molti aspetti contraddittori, inspiegabili da...