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ARTI VISIVE: SECONDO SEMESTRE

L’immaginario influenza la nostra vita, ogni volta che interagiamo con il mondo attraverso le immagine, esse esercitano una resistenza, legato

all’essere diverse da tutti gli atri segni. I soggetti della prima immagine ovviamente non erano consapevoli del

citazionismo accaduto, il rapporto iconico viene infatti creato dallo

L’immaginario ha un

spettatore per i meccanismi di immaginario.

funzionamento indipendente, segue leggi iconiche legate solamente alle

immagini e non ad altri segni.

“Marilyn”; questa serie fu prodotta subito dopo la morte della donna, sull’onda di un

Andy Warhol,

trauma suscitato da questo evento, servendosi di un immagine [di una locandina di un film, apparteneva

già quindi all’immaginario] che appariva spesso sui quotidiani che esponevano la notizia. Costruire

immagini da altre immagini era tipico della Pop Art, ma qui con alcuni elementi nuovi che creano

distacco: chiaro scuro da stampa, appiattimento del volto. Questi espedienti sembrano spegnere

l’immagine, attuando un processo di “iconizzazione”, nella nostra quotidianità il termine icona viene

usato in due accezione: icona pop [vivente che però vive già come immagine, ha una sua posizione

nell’immaginario] e icona di windows.

Attentato alle Torri Gemelle, 11 Settembre 2001; per le persone che hanno assistito a questo evento,

l’immagine ha valore documentario, svolge la funzione dell’indice,ossia un segno che ha una forma

che la produce [come l’impronta digitale],

di coesistenza fisica con il significato immagine che

serviva per il suo legame di continuità immediata con l’evento reale. Per chi invece non si ricorda

l’attacco, questa immagine è un’icona, ha una natura simbolica nell’immaginario, tanto che poi

diversi artisti lavorarono su questa immagine [“September”, Gerard Richter] e pur vedendola

modificata, tanto è radicata in noi, la sentiamo come familiare.

tre fotogrammi del film “Neverland” ovviamenti sottotitolati per divertire lo spettatore,

Meme; la sua

capacità di diventare simbolo, quindi il suo potere iconico, viene usato per rinegoziare continuamente i suoi

dell’icona, l’immagine

contenuti. Il meme è quindi una sorta di parodia è una presenza: una cosa che

diventa immagine viene leggittimata in maniera diversa rispetto ad una cosa che si limita ad esistere nel

mondo, livello di esistenza diverso.

Immagine dalle torure di Abu Ghraib, 2003; carcere militare in cui i soldati americani torturavano i

prigionieri iracheni, “colpevoli” di appoggiare il terrorismo islamico. Soldatessa trascina l’uomo

l’immagine è umiliare

come se fosse un cane, atto di umiliazione e azzeramento morale del nemico,

l’atto di umiliazione

perché testimonia e il fatto di diventare immagini, conferiva ai gesti valore

aggiuntivo rispetto al fatto: se qualcosa si limita ad esistere dispone di un grado di esistenza diversa

rispetto all’immagine, essa si impone nell’immaginario.

perché

Relitto della Costa Concordia, 2012; foto pubblicata su diversi quotidiani e da qui partì un

processo di iconizzazione, generando effetti raccapriccianti come attrazione turistica per foto

ricordo, ciò significa che la gente nel scattare la foto si costituivano come immagine in una

posizione privilegiata dell’immaginario, perché vicino ad un’immagine

le persone si trovano

immediatamente riconoscibile da chiunque.

Salterio e nuovo testamento di Dumbarton Oaks, 1084; mentre tutto il resto del manoscritto è conservato

perfettamente, questa pagina è visivamente rovinata perché veniva esposta ai fedeli durante le messe di

danneggiando l’immagine. L’omaggio portato

Pasqua ed essi lo baciavano in un atto di idolatria, a questa

immagine non è puramente spirituale, è anche fisico, diventa presenza delegata del soggetto stesso, non si

limita a comunicare il referente.

Statua della Madonna di Loreto; nella cultura cristiana questo fenomeno di idolatria iconografica si è

concretizzato con il pellegrinaggio, questa statua dal punto di vista estetico e artistico vale poco ma dal

punto di vista religioso vanta una grande fortuna, tanto da attirare migliaia di fedeli ogni anno. Ci

comportiamo davanti a questa immagine come se fosse una persona, spesso i religiosi prendono anche

un’immagine [santino] portatrice di tutti i valori di presenza prima attribuiti alla statua.

grandi iconografi in “What do pictures want?” afferma che

William J.T. Mitchell, uno dei più noi accettiamo il fatto che le

immagini siano esseri dotati di volontà, e in quanto esseri viventi vogliono qualcosa da noi, non perché pensano di poterci

dominare, ma perché ne hanno bisogno [nel mondo reale, potrebbero essere paragonate a un soggetto discriminato, diverso]. Egli

dice quindi che anche se fossero inerti, le immagini esistono nella nostra vita come se non lo fossero, con quindi volontà personale,

ma non è un fenomeno da combattere, bisogna però analizzarlo, proponendo tre esempi:

Manifesto promozionale per il film “The Jazz Singer” di Alan Crosland; primo film sonoro della storia del

cinema, realizzato nel 1927, è una rappresentazione astratta del contenuto del film: attore e cantante

caucasico che non riuscendo a sfondare nel mondo della musica jazz, decide di travestirsi da afro americano

per poi realizzarsi professionalmente. Secondo Mitchell, questa immagine sembra voler uscire dal riquadro,

il nero è il colore di fondo che fa emergere ancora di più le mani.

“Bolle di Sapone”, 1733; pittore di genere francese del Settecento che gioca sul suo

Jean Chardin,

virtuosismo tecnico, mostrando trasparenza, lucentezza e l’aspetto tattile della bolla, ma anche attraverso

dinamica iconico: siamo portati a guardare la bolla perché tutti i protagonisti dell’immagine la guardano.

“Your Gaze Hits the Side of my Face”,

Barbara Kruger, 1981; artista femminista, lo sguardo tipico della

società occidentale moderna è tipicamente maschile e considera il suo oggetto come femminile: dinamica

sessualizzata dello sguardo. Questa immagine sembra voler esagerare questa dinamica, ma sgretola lo

sguardo in questa scritta: lo sguardo non la possiede, non è in grado di controllarla e possederla come suo

oggetto.

Iconoclastia

Le immagini sono qualcosa di più di segni destinati a fruizione visiva, testimoniano infatti l’assenza del soggetto diventando loro

presenza e quindi presentandosi come sostituzione del referente, proprio per questo processo noi riversando sulle immagini

Iconoclastia significa letteralmente distruzione dell’immagine dovuta

reazioni destinate al mondo umano. ad un atto di

per capire che senso abbia scatenare reazioni e azioni negative verso l’immagine serve

sostituzione di questa con il suo referente, Nell’Esodo, Antico Testamento, nel capitolo venti Dio

guardare la definizione del suo opposto, ossia idolatria o iconodulia.

“Non avrai altro Dio al di fuori di me, non

comunica uno dei comandamenti a Mosè dicendogli ti farai nessuna scultura né

Uno dei fondamenti principali dell’idolatria,

immagine delle cose che sono su nel cielo, o sulla terra, o nelle acque sotto la Terra”.

è l’atto di produzione di immagini che vieta il Divino, perché ciò implica la produzione di sostituti, creando un mondo alternativo

l’unico

rispetto al quale si possono instaurare dei rapporti con i rappresentanti delle cose del mondo, ente autorizzato a produrre

oggetti di venerazione è Dio stesso. “Adorazione d’oro”,

Luca de Leida e Nicolas Poussin del vitello realizzati ad un

secolo di distanza [1530, 1633]. Il primo è rappresentante della cultura protestante,

qui il vitello è talmente relegato che quasi non si vede, vediamo solo la scia di

abbandono totale ai sensi, ebrei incaricano Aronne di realizzare vitello d’oro. Nel

secondo invece, realizzato in un’epoca meno moralista, è possibile mettere il

soggetto in primo piano e questa idea di abbandono ai sensi non è per forza

in entrambe non cambia però l’associazione

peccaminoso, tra immagine e stimolazione dei sensi.

“Michael Statue”,

Omri Amrany, Julie Rotblatt-Amrany; Jordan 1994; attraverso questa

rappresentazione monumentale diventa l’oggetto di venerazione dei Chicago Bulls, che lo vedono come

fenomeno identitario. Simile alle immagini precedenti, il referente del mondo diventa oggetto di

adorazione mediante una sua immagine, ovviamente più accessibile della persona in sé. La venerazione

non si dirige più all’ente venerato, bensì all’immagine a lui sostitutiva.

Iconofobia

Nell’atto idolatra si trova il rischio di venerare e fermare all’immagine la propria venerazione, porta come reazione la paura verso

l’immagine. Fotogramma del film “Zero Dark Thirty” di Kathryn Bigelow, 2012; documentario di semi-

fiction sull’uccisione di Bin Laden, colui che è ritenuto responsabile per il 9/11, l’autrice

manifesta una paura costante verso l’immagine del nemico morto, rinunciando quindi a

mostrare l’immagine del corpo [solo dettagli ma mai totalità].

“Senza Titolo”, 2004;

Maurizio Cattelan, realizzata in Piazza 24 Maggio a Milano. Suscitò

apertamente di essere un’immagine quindi poteva

immediate polemiche perché non dichiarava

essere presa per realtà, venne rimossa da un nonno che bastonò i corpi. Il vero problema

dell’opera è l’abolizione del confine, della cornice, il gesto dell’anziano nasceva dalla

consapevolezza che fosse un’immagine, egli manifestò la sua paura con un gesto iconoclasta.

Distruggo le immagini non solo perché le disprezzo, ma anche perché ne ho paura.

Si possono individuare due forme di avversione iconofoba:

Contro l’immagine

1. come concetto, il fatto stesso che esistano le immagini provoca avversione ontologica

2. Contro immagini specifiche, che suscitano avversione specifica

Contro il prototipo significato, quindi contro l’immagine come sostituto [odio una persona, quindi anche la sua foto];

2.1 detto “token-bashing”, la decostruzione dei simboli, avversione per l’immagine perché

2.2 Contro le implicazioni-senso,

sta per qualcos’altro [arte moderna con forme geometriche odiate perché rappresentava rinnovamento];

Aniconismo

Conseguenza morbida dell’iconofobia, significa infatti che non riguarda il mondo delle immagini, scelta di non utilizzarle invece

che distruggerle. Moschea Selimiye, cupola centrale, 1568-74; esempio classico di aniconismo è tutta la tradizione decorativa

semitica, utilizza questa esplosione di forme e di colori creando ubriacatura visiva che invade lo spettatore.

Abbiamo tanto da vedere, ma niente si configura come immagine, nulla ci permette di indirizzare la nostra

venerazione su una forma particolare, l’accumulo di queste immagini a suscitare reazioni, decorazione aniconica:

non permette la costruzione di un’idea di spazio, non c’è un punto che attrae il nostro sguardo in maniera univoca.

“White nella stessa piattezza e lucidità rispingono

Robert Rauschenberg, Painting”;

qualsiasi approdo dello sguardo, sono quadri che vogliono essere tali e non immagini. Vuole essere

percepita come esperienza in cui lo sguardo naviga.

“Quadrato nero” e “Puro colore blu”,

Malevic, Rodchenko, al nostro sguardo queste

due opere si assomigliano, ma dal punto di vista iconologico capiamo che dicono sulle

cose diverse: la prima venne allestita nell’angolo

immagini come la tipica modalità

d’allestimento delle immagini religiose ortodosse che si trovavano al buio funzionando

quindi come presenza, non si vedeva sempre [malevic ci fa vedere la sintesi di tutte le

incarna l’idea di arte letterale, che non

immagini ortodosse]. La seconda invece

rimanda a simboli, il costruttivismo affermava che le forme d’arte dovessero essere

dedotte dai materiali e dalle modalità di lavoro. L’unico modo di dipingere era quindi

usare colori nella loro essenza: “ho portato la pittura al suo punto di morte”.

Nel 2002 organizzò una grande mostra sul tema dell’iconoclastia, intitolandola “Iconoclash”, termine interessante che fa capire

cosa voglia dire iconoclastia nell’epoca moderna e perché viene unito alla parola inglese “clash”, ossia scontro come se il nostro

rapporto con le immagini sia conflittuale. In questa mostra, lo studioso cerca di definire una tipologia di atteggiamenti iconoclasti

tutt’altro che lineare dell’iconoclastia con un

e risulta variegata dal punto di vista del materiale esposto, mostrando una storia

passaggio dal passato dal presente. I tipi di iconoclastia che elenca sono:

A. Iconoclastia che si oppone a tutte le immagini, iconoclasta puro il cui disprezzo nasce da un atteggiamento intellettuale,

teme la presenza delle immagini;

B. Iconoclastia che si oppone al fermo-immagine, contrariamente al primo non ha avversione per tutte le immagini, solo

quelle che si presentano come oggetti di un’idolatria, e quindi ne produce altre;

C. Iconoclastia che si oppone alle immagini altrui, non ha nulla contro il concetto di immagini o il loro uso, attacca per quello

che è il senso che qualcun altro attribuisce a specifiche immagini;

Iconoclastia “inconsapevole”,

D. spesso si presenta come studioso di immagine ma senza volerlo ha un atteggiamento

iconoclasta; quindi verso la funzione e l’importanza stessa dell’immagine, per loro non ha

E. Scetticismo verso idolatria e iconoclastia,

nessuna forza superiore ad altre forme di comunicazione;

Decorazioni della Basilica di Santa Sofia ad Istanbul [Tipo A]; questo, in particolare, è un dettaglio del nartece giustinianeo,

ricoperto nel 768-769. Iconoclasta che crede nel potere delle immagini e nella loro capacità di agire sullo spettatore, e quindi cerca

di educare il prossimo a non immischiarsi in questo meccanismo delle immagini. Iconoclastia

tipica dei grandi fenomeni religiosi, qui i bizantini, che avevano un rapporto conflittuale con le

immagini per il primo comandamento. Il nartece era decorata con scene dalla vita di Cristo, per

ricoperto con uno sfondo d’oro ed il simbolo della croce, ciò ci mostra come il loro

poi essere

gesto iconoclasta non sia distruttivo, e quindi non era di tipo scettico, viene costruito un nuovo

piano in cui ci si tiene lontano dalla logica delle immagini. La croce è un simbolo astratto, non

partecipa alla natura carnale di alcun soggetto, ma comunque rimanda a Gesù.

“Materia”

Umberto Boccioni, [Tipo B]; utilizza le immagini ma prova una profonda avversione e istinto

distruttivo per quelle che si presentano come oggetto statico di venerazione incontestabile, e quindi le

distrugge producendone nuove. Questa tipologia è molto simile allo spirito dell’avanguardia, che si propone

di rompere col passato dando idea di precarietà, il futurismo in particolare ha l’idea di spinta in avanti.

Boccioni prende un’immagine tipica della madre, distruggendo l’elemento di venerazione statica legato ad

essa, per produrne una nuova che indica dinamismo.

“Messa di Papa Gregorio” [Tipo

Seewald, C]; iconoclasta che usa tranquillamente le immagini, ma le

utilizza come armi, distruggendo quelle altrui. Questo quadro è di un misterioso pittore tedesco che in

successiva all’esplosione della rivoluzione luterana, fu oggetto di vari gesti

epoca immediatamente

iconoclasti: le figure di santi e vescovi presentano ferite agli occhi, violenza distruttiva contro e figure che

rappresentano la concezione cristiana legata al cattolicesimo. I vescovi sono rappresentanti in terra dello

spirito divino, quadro danneggiato nei punti che potrebbero diventare oggetti di venerazione per la vecchia

religione cristiana.

Allestimento di maschere Malagàn della Papua nuova Guinea al Museo Etnologico di Berlino

[Tipo D]; iconoclasta inconsapevole, non compie volutamente una violenza contro le immagini,

spesso per indole o per particolare dovere professionale si prende pure cura delle immagini.

Qui, iconoclastia tipica di allestitori di musei, maschere prodotte durante riti tradizionali per gli

dei, in cui le maschere venivano o seppellite e lascate a marcire o direttamente bruciate. Gli

studiosi hanno dissotterrato alcune versioni di maschere e le hanno esposte, esse per funzionare

compiono quindi una violazione dell’immagine.

dovevano però essere distrutte,

Meme ironico su Papa Francesco, [Tipo E]; questo tipo di iconoclastia, si può definite più leggera,

non dà particolare importanza all’immagine di partenza, immagine in quanto ente privo di volontà

può essere trattato come qualsiasi oggetto.

Iconoclash

Iconoclastia di per sé ha un’avversione violenta contro le immagini, ma anche gli iconoclasti tra di loro si collocano in questo

conflitto: io provo avversione verso le immagini che mi porta a sviluppare un’indole violenta contro le immagini, ma il fatto che

essa porti effettivamente all’iconoclastia è una scelta. Anche l’iconoclastia è soggetta ad una soggettività di espressione, ci possono

essere nella stessa immagine dei conflitti, delle forza contrastanti che la mettono in dubbio: le immagini non sono mai da sole, e

non solo valutabili solo in termini di idolatria o iconoclastia senza che questo comporti la valutazione di una seconda immagine.

Episodio di apparente iconoclastia: distruzione di una delle reliquie della Cappella della Sindone

torinese, si tratta in realtà di un intervento di salvataggio durante un incendio. Gesto apertamente

violento che in realtà tutela l’immagine, qui il conflitto ha una caratterizzazione profonda: ho due

immagini [una contenuta nella teca, e una dell’evento], l’immagine secondaria d

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher -dille- di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arti visive e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof MacManus Kevin.
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