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Arte contemporanea (Corso istituzionale A.A.2015-16)

Prof.ssa Di Raddo (I semestre)

"Arte è ciò che gli uomini chiamano arte." Uno dei maggiori filosofi estetici della contemporaneità, Arthur Danto, che ha scritto "L’arte dopo la fine dell’arte", di fronte all’opera di Christofer Sperandio e Simon Grennan, We Got It!, si chiede: "Ma è arte questa?"

Quest’opera, realizzata da due artisti americani, è costituita da una serie di barrette di cioccolato confezionate e poste all’interno di una scatola tipica da supermercato. Realizzate in occasione di una mostra del 1993, durante la quale quest’opera viene anche commercializzata, viene posta sul mercato. È un oggetto, secondo Arthur Danto, che non può essere valutato in una scala diversa rispetto, ad esempio, a un dipinto di Paolo Veronese o a una scultura di Michelangelo perché è un’opera d’arte, è un’opera che si dichiara opera d’arte.

Quando quest’opera viene commercializzata come una barretta di cioccolato, non ottiene un grande successo perché non soddisfa i criteri che dovrebbe avere come una barretta, cioè gusto e qualità. Non soddisfa i criteri di un consumatore, ma soddisfa dei parametri diversi che sono parametri di un consumatore d’arte, non di un consumatore di un prodotto commerciale.

Quest’opera ci fa capire che una caratteristica dell’arte contemporanea, e che la distingue da tutta la produzione artistica precedente agli anni '60 del '900, è che non ha ambizioni di carattere estetico; è un’opera che non può essere valutata secondo dei criteri estetici, infatti, non posso dire che quest’opera è bella. Quindi deve avere altri parametri per essere valutata, dei parametri che si definiscono a partire dagli anni '60 ma che vengono posti in essere nell’arte contemporanea a partire già dal 1915, cioè a partire dal ready-made di Duchamp: questo è un gesto geniale ma al suo tempo provocatorio, interrogativo e discutibile di Duchamp. Duchamp porta un oggetto banale, un oggetto quotidiano all’interno della struttura museale e la presenta come opera d’arte.

Teoria e pratica dell'arte contemporanea

C’è un fatto: parlando di arte contemporanea è possibile anche negare che un’opera sia un’opera d’arte. Parlare di opera d’arte nella contemporaneità significa anche parlare di teoria dell’arte: l’opera tende sempre di più a mostrare l’aspetto teorico del fare arte più di quello manuale, artigianale. L’arte si avvicina sempre di più a una teoria e, certamente, lo Scolabottiglie di Duchamp ha un valore artistico non tanto quanto oggetto ma quanto teoria. È il gesto di Duchamp ad essere opera, non tanto l’oggetto in se stesso tant’è vero che questo Scolabottiglie è stato anche replicato, è stato anche riprodotto in oggetti differenti.

Quello che importa non è tanto quell’oggetto specifico ma l’invenzione di quel gesto che è stato realizzato dall’artista. Partendo dai ready-made, Joseph Beuys, il più radicale interprete di questa intuizione di Duchamp, sostenne non solo che qualunque cosa in potenza è un’opera d’arte ma anche che chiunque è un artista. Noi tutti siamo pittori e scultori secondo quello che sostiene Duchamp. Ma ciò sarebbe come dire che noi tutti siamo matematici o musicisti.

Noi tutti però possiamo imparare a disegnare e a modellare un materiale. Ma non tutti riusciamo ad essere degli artisti. E allora quando diventiamo degli artisti? Quando il mondo dell’arte accetta le nostre creazioni come delle opere d’arte.

Criteri di valutazione dell'arte contemporanea

Un oggetto è arte se è arte, altrimenti non lo è; non ci sono gerarchie di valori. È il mondo dell’arte che definisce ciò che è arte e ciò che non lo è. Non ci sono criteri estetici e di carattere manuale che possano definire ciò che è arte e ciò che non lo è. L’unico requisito che un oggetto deve avere per essere opera d’arte è che deve essere stato prodotto con l’intento di diventare arte. Così come le barrette di cioccolato sono state realizzate per essere opere d’arte. Il mondo dell’arte le ha accettate come opere d’arte e quindi sono delle opere d’arte. Del resto, quelle barrette si possono anche mangiare e non è detto che le opere d’arte non si possano mangiare.

Anche Piero Manzoni, negli anni '60, fa queste opere che chiama Arte commestibile, usando delle uova sulle quali mette le impronte del proprio pollice che poi dà al pubblico da mangiare. Questo era un modo per diffondere il corpo dell’artista. Manzoni fa un lavoro legato all’idea di autorialità. Joseph Beuys ha realizzato delle sculture con il cioccolato come quelle barrette di Christofer Sperandio e Simon Grennan. Realizza delle opere in cui utilizza non soltanto materiali commestibili ma utilizza anche degli animali come il coyote nell’azione I like America and America likes me.

Questo per far vedere come l’opera d’arte, a partire dagli anni '60, può non essere necessariamente un oggetto ma può essere concepita anche come un’azione, contaminandosi anche con l’azione teatrale e può far uso del corpo dell’artista o, addirittura, di animali.

Interpretazioni e giudizi nell'arte

Quest’azione è realizzata all’interno di una galleria americana. Beuys è un artista tedesco che parte dalla Germania e si reca in America e si fa trasportare direttamente con un’ambulanza dall’aereo fino alla galleria dove svolge questa azione senza toccare il suolo americano con l’intento di realizzare un’azione nella quale vuole entrare in contatto con il territorio americano in modo autentico e quindi sceglie di farlo attraverso il coyote che è l’animale che rappresenta per eccellenza il territorio americano.

Si fa rinchiudere nella galleria per diversi giorni con il coyote, ricoperto da una coperta di feltro e armato di un bastone perché il coyote è un animale selvatico, quindi pericoloso e pian piano si stabilisce un contatto e quindi una conoscenza tra le due entità (tra l’uomo e l’animale) in modo tale che Beuys riesce a stabilire un rapporto di conoscenza del territorio attraverso il coyote. È un’azione che ha un valore antropologico molto interessante.

È un’azione che si serve di materiali poveri, di materiali a portata di tutti, ad esempio, il feltro che è un materiale isolante. Altro esempio di come il cioccolato può essere utilizzato per rinnovare l’opera tradizionale della scultura minimalista è l’opera di Janine Antoni, Gnaw!. Opera realizzata con un materiale organico.

Questi esempi ci portano a riflettere sul fatto che per valutare queste opere non avrebbe senso parlare di qualità o di estetica. La qualità non ha niente a che fare con l’arte come quella che si può considerare con i parametri di Beuys. La qualità è un qualcosa che riguarda l’arte del passato.

La rivoluzione dell'arte contemporanea

Nell’arte contemporanea, cioè quella a partire dagli anni '60, si attua una rivoluzione di tale portata simile a quella che nell’arte si è avuta a partire dalla metà del '400, dal Rinascimento. Si è avuto un cambiamento rivoluzionario dei parametri con cui si è cominciato a valutare il concetto stesso di opera d’arte.

Arthur Danto conclude dicendo che è plausibile considerare l’opera We got it! un’opera d’arte nell’ambito di una definizione filosofica adeguata che nessuno poteva formulare prima di tempi relativamente recenti. Se quell’opera fosse stata valutata con criteri dominanti fino alla metà del '900, We got it! sarebbe stata molto carente, sarebbe stato molto difficile definirla opera d’arte. Se noi oggi utilizziamo ancora quei parametri, difficilmente possiamo definirla opera d’arte. Noi dobbiamo cambiare i nostri criteri con cui considerare oggi ciò che è arte e ciò che non è arte. Non possiamo più utilizzare quei criteri. Noi dobbiamo usare dei criteri adatti al concetto di arte che oggi possiamo applicare all’arte contemporanea.

Come cambia il concetto di arte nell'epoca contemporanea?

Lo vediamo attraverso alcuni momenti perché il concetto di arte non cambia da un momento all’altro; inizia dalle avanguardie. Quando nascono le avanguardie? Nel 1905. Le avanguardie sono un momento importante nell’arte contemporanea perché rappresentano il momento in cui comincia a cambiare qualcosa. La rivoluzione si ha negli anni '60 ma negli anni '60 abbiamo le neoavanguardie, cioè un tipo di arte che ha lo stesso spirito delle avanguardie.

Roger Fry, in Un saggio di estetica (1909), in pieno periodo avanguardista, afferma che il concetto di bellezza deve essere superato. "L’arte non è ricerca di bellezza o copia del mondo esterno, ma serve a esprimere l’emozione dell’artefice e a trasmetterla al riguardante mediante i suoi mezzi specifici (e storicamente accertati): linea, composizione, colore". Roger Fry preannuncia la nascita dell’astrattismo: l’astrattismo non è riprodurre ciò che si vede ma è darne una interpretazione personale, magari chiudendo gli occhi perché la realtà rappresentata da un quadro di Picasso non è una realtà vista ma è una realtà interpretata, modificata dall’artista. L’artista interviene a metterci molto di se stesso. Linea, composizione e colore sono aspetti di cui parlerà molto Kandinsky nei suoi testi teorici.

L'arte concettuale e il ruolo dell'autore

Sol Lewitt, artista del minimalismo, in Paragraphs on Conceptual Art (1967), riprendendo il ready-made e Duchamp, afferma che: "L’idea in se stessa, anche se non realizzata visualmente è un lavoro d’arte tanto quanto un prodotto finito... Le idee possono essere espresse con numeri, fotografie o parole o in qualsiasi modo scelto dall’artista, dato che la forma non è importante". Io posso prendere un qualsiasi oggetto e presentarlo come un’opera d’arte perché non mi interessa il significato di quell’oggetto ma mi interessa il gesto che io faccio, l’operazione che io faccio, cioè presentarlo come un’opera d’arte.

In questo momento nasce una forma radicale di arte che è l’arte concettuale. Gli artisti non presentano nemmeno più gli oggetti ma si limitano a presentare delle statistiche, dei progetti. Dino Formaggio, storico dell’arte bolognese, in L’arte (1973) conclude che "Arte è ciò che gli uomini chiamano arte", cioè si può definire arte tutto ciò che il mondo dell’arte definisce tale. È possibile oggi definire l’arte quello che il mondo dell’arte, in modo unitario, definisce arte.

La definizione di arte secondo Dino Formaggio e Giulio Carlo Argan

Questo lo possiamo capire bene quando ci troviamo di fronte a delle forme artistiche come l’opera di J. Michel Basquiat, Do Not Revenge, 1982, che è un artista della Street Art o Graphic Art americana, che ha delle caratteristiche molto vicine all’arte infantile perché questo tipo di arte si avvicina ad un linguaggio semplificato e immediato che richiama quello dell’infanzia ma non si potrà mai confondere l’opera di Basquiat con quella di un bambino.

Perché ciò che importa è l’intenzionalità con cui l’opera è stata fatta; un bambino non farà mai un disegno con l’intenzione di fare un’opera d’arte ma lo farà per esprimere la sua creatività. Allora è necessario distinguere la creatività (come può essere quella di un bambino) da un’opera d’arte che ha, invece, un’intenzionalità artistica.

Se, come ci dice Dino Formaggio, tutti noi possiamo essere artisti, tutto può essere arte, allora che cosa si studia come arte? È necessario intervenire di fronte a questa grande artisticità che ci circonda con un giudizio di valore, cioè quello che Giulio Carlo Argan ha definito "giudizio di valore". Argan sostiene che l’arte attesta il valore e quindi l’artisticità di ciò che la creatività dell’uomo produce, quindi il grado di artisticità. Questo giudizio di valore che si può formulare è necessariamente soggettivo ma si basa, da una parte, sull’estetica ma soprattutto sulla conoscenza della storia dell’arte. Ecco perché noi studiamo la storia dell’arte: per dare un giudizio di valore. Per poter capire se quell’oggetto, quella forma creativa che noi abbiamo di fronte è un’opera d’arte, possiamo utilizzare l’aspetto estetico, cioè possiamo formulare un giudizio di bellezza, di esteticità ma, soprattutto, dobbiamo inserire quest’opera all’interno della storia dell’arte, cioè deve essere collocata in un periodo storico ben preciso.

Ad esempio, se oggi facessimo un taglio nella tela come faceva Lucio Fontana, non sarebbe la stessa cosa perché il taglio di Fontana ha un certo valore in quanto è stato realizzato alla fine degli anni '40, quindi ha avuto un segno ben preciso in quel momento.

La storia dell'arte come guida

Quindi arte è la storia dell’arte; ci viene in aiuto la storia dell’arte per capire ciò che è arte e ciò che non lo è. Questo vale per l’oggi ma vale anche per il passato. Oggi studiare l’arte contemporanea è più difficile perché ancora non abbiamo la distanza storica.

Riassumendo: parametri per formulare un giudizio di valore

  • Il giudizio di valore formulato da Argan che deve tenere conto dell’importanza storica dell’opera d’arte.
  • Valore di astanza dell’opera d’arte: Cesare Brandi è un grande studioso di arte antica che ha introdotto il concetto di astanza per l’opera d’arte. Il concetto di astanza è un concetto basilare per l’opera ed è il concetto di forma che permane nel tempo. Il concetto di astanza equivale a forma o testimonianza nel tempo: un’opera d’arte è un qualcosa che ha un valore di testimonianza formale, visiva nel tempo. Ciò significa che se noi osserviamo un’opera a distanza di anni, quell’opera avrà per noi un valore di testimonianza, dovrà dirci sempre qualcosa. Anche le opere di oggi dovranno avere un valore di testimonianza, se sono opere di valore, anche per gli uomini che nasceranno tra 30, 40, 100 anni. L’opera deve sempre avere un valore comunicativo perché ha sempre un messaggio; l’artista vuole dire qualcosa con l’opera d’arte e questo modo di comunicare è come quello di un poeta, di uno scrittore: è voler comunicare all’umanità. Questo è il modo di comunicare nel tempo. Questo valore di testimonianza è visivo, non linguistico. Questo modo di comunicare si definisce ASTANZA.
  • Il terzo parametro che si deve utilizzare per valutare l’opera d’arte è formulato da Kubler il quale studia l’utilità e l’inutilità dell’opera d’arte. Per distinguere l’opera d’arte da forme di creatività utile Kubler sostiene che l’opera d’arte è tanto inutile quanto un attrezzo è utile. Pensiamo al design: questo saggio di Kubler viene scritto proprio quando esplode il design negli anni '50. Il design ha delle forme di grande esteticità, bellezza e ambisce all’arte, ad avere delle forme artistiche ma un oggetto di design è un oggetto che serve a qualcosa, è un oggetto utile. L’opera d’arte non serve a qualcosa: l’opera d’arte può essere appesa alla parete, può essere appoggiata su un piedistallo o inserita in uno spazio ed ha un valore spirituale.

Questi 3 aspetti vanno presi in considerazione per valutare l’opera d’arte, per formulare un giudizio di valore sull’opera d’arte. Cosa dobbiamo rispondere se qualcuno ci chiede: "Ma questa è arte?" Basta uno storico dell’arte che formuli un giudizio di valore. Il giudizio di valore ha bisogno della distanza storica.

Bruno Munari e la trasformazione del ritratto

Bruno Munari, Tavola rotonda fuori dal tempo e dallo spazio: Munari è uno dei padri del designer contemporaneo. Questa tavola, pubblicata in uno dei suoi libri, ci mostra come il ritratto è mutato nel corso degli anni nella storia dell’arte a partire da Leonardo fino ad arrivare al monocromo. Qual è il grande cambiamento che avviene nell’arte contemporanea? Qui lo si vede molto bene. La rappresentazione dell’uomo o della natura così come faceva Leonardo è un tipo di rappresentazione che noi troviamo almeno fino all’impressionismo, cioè la copia dal vero, l’imitazione dal vero, cercando di rappresentare sulla tela la realtà come la vediamo, sperimentando dei modi realistici. Leonardo, nella Gioconda, rappresenta questa figura femminile dando l’interpretazione della sua personalità attraverso gli occhi, le velature rappresenta il paesaggio con effetti atmosferici attraverso l’uso dell’azzurro proprio per dare l’effetto dell’atmosfera, dell’aria. Quindi riesce ad usare il colore in modo sublime per rappresentare nel miglior modo possibile l’atmosfera. Il problema di rappresentare col colore sulla tela l’atmosfera è lo stesso problema che avevano gli impressionisti: gli impressionisti, alla fine dell’ottocento, continuano a sentire il bisogno di rappresentare l’immediatezza dell’istante, della visione; gli impressionisti sono ancora dei realisti.

Il vero grande cambiamento, quindi la modernità, se pure con delle tappe, avviene nel periodo...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maryconcetta90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Di Raddo Elena.
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