L'arte totale nel primo Novecento
Nel primo Novecento si creò l'idea di un'arte totale che sintetizzasse tutte le altre. Già citata in Nietzsche e in Wagner, l'arte totale racchiude pittura (pianovisivo), poesia e musica (piano ritmico), cinema (che racchiude entrambi i piani) e danza, quest'ultima caratterizzata dalla gestualità e dalla ricorsività. Ecco citato l'eterno ritorno dell'uguale di Nietzsche, e l'illusione con il passare ed il ritornare delle stagioni che la vita dell'uomo sia circolare e ricorsiva, quando invece è solo lineare.
Ardengo Soffici e il futurismo
Ardengo Soffici è un poeta e pittore avanguardista, della linea dei Futuristi fiorentini (in seguito si delineerà la differenza fra fiorentini e milanesi), che nelle sue opere riprende l'idea dell'arte totale. Alla maniera di Gozzano, Soffici trova nella sua poesia una dimensione visiva: vi è un rapporto stretto tra parola e immagine, prevale il significante (fonico), l'effetto visivo e gli aspetti tipografici (ricordiamo le opere di Apollinaire).
Soffici si serve di più codici per la stesura dei suoi testi:
- Lettere
- Numeri
- Colori
- Ritmo (accelerazione / decelerazione, effetti cinematografici)
Nella sua dimensione visiva (dove la Luna diventa un punto), Soffici riprende gli elementi tipici della poesia futurista: il senso ricorsivo dato dal ritmo del ritornello, lo shock tra aulico e prosaico, rime semplici, versi ripetitivi con il fine di farle rimanere impresse. Per quest'ultima motivazione la sua poesia verrà sfruttata dalla pubblicità.
Le correnti futuriste
Sebbene il futurismo abbia il suo inizio a Milano con Marinetti, si andò a definire in seguito una seconda linea futurista, quella fiorentina. Le due correnti si distinsero nel 1914, quando con gli ideali interventisti la guerra divenne sinonimo di "igiene del mondo". A questa idea i futuristi si trovarono d'accordo, ma personaggi come Ungaretti, Palazzeschi e lo stesso Soffici si dissociarono, andando a formare la linea fiorentina.
I manifesti del futurismo
Manifesti del futurismo in ordine di uscita:
- Febbraio 1909: "Il primo manifesto del futurismo" (a Parigi) Marinetti
- Aprile 1909: "Uccidiamo il chiaro di luna" Marinetti, approfondimento in italiano del primo manifesto. Il titolo rispecchia la voglia di uccidere la tradizione, il passato, le romanticherie (luna -> simbolo e immagine che ispirò molti dei poeti romantici, come Leopardi).
- 1912: "Manifesto tecnico della letteratura futurista" Marinetti, ripetizione delle norme tecniche della poesia futurista.
- 1913: "Distruzione della sintassi / Immaginazione senza fili / Parole in libertà" Marinetti
1) Distruzione della sintassi -> scelta di una logica diversa, abolito ogni nesso logico.
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