Letteratura moderna e contemporanea
Parte generale
Si richiede la lettura di almeno cinque dei seguenti romanzi:
- Piccolo mondo antico di A. Fogazzaro o Canne al vento di G. Deledda
- Tre croci di F. Tozzi o Tre operai di C. Bernari
- Cristo si è fermato a Eboli di C. Levi o Il mare non bagna Napoli di A. M. Ortese
- La noia di A. Moravia o Capriccio italiano di E. Sanguineti
- Palomar di I. Calvino o Altri libertini di P. V. Tondelli
Parte monografica: Luzi e Volponi
1860: Inizia una nuova letteratura, moderna e contemporanea.
Moderno (modus = ora): un modello nuovo
Nel Seicento, il termine viene usato in senso opposto e superiore ai classici (il moderno non può fare a meno del classico). In Italia, per deridere i francesi, si usava “oggidiani”, ovvero gli scrittori di oggi.
Agli inizi dell’Ottocento, Madame de Staël scrive, in francese, riguardo il teatro italiano: “Siete fissati con l’opera lirica, ma non si scrive del buon teatro”; c’è Alfieri, ma è difficile da rappresentare, e Goldoni, che è stato talmente sottovalutato a Venezia, che va a Parigi. Il teatro italiano, dunque, è visto come fermo e statico (ad esempio, le tragedie di Manzoni, che però non rispettando le unità aristoteliche, sono difficili da un punto di vista scenografico, perché ci sono salti nel tempo e altri elementi che Manzoni era riuscito a scrivere perché narratore; inoltre, non c’è un pubblico così preparato).
Poi la questione dal teatro si sposta sul rapporto tra gli italiani e i loro padri, e l’accusa si allarga: gli italiani sanno essere moderni? Risponde Leopardi, a soli diciassette anni: afferma il valore dei classici, ma è bene anche scartarsi, guardare oltre. Leopardi è moderno, né classico e né romantico. Infatti non ama comporre sonetti, ma scrive cose che somigliano (ad esempio Infinito di 15 versi), canzoni particolari, idilli (già presenti in età barocca) che solitamente narrano storie d’amore tra pastori, dunque, una scrittura erotica (a Leopardi non interessa il contenuto, ma la parola, che usa in senso spirituale); sono poesie che devono rasserenare. Leopardi, recuperando il sentimento, automaticamente diventa moderno; svuota la parola dal punto di vista formale e inserisce il sentimento, ma con la necessità di attaccarla alla classicità.
Il problema dell’Italia è che ha un rapporto troppo visceralmente connesso con le sue origini classiche. L’Italia, insieme alla Grecia, è in un certo senso l’immagine della “culla della classicità”. Il suo tempo immobile era fonte di un’ispirazione sentimentale durante il Gran Tour.
Il Risorgimento dimentica e azzera tutto: la questione più urgente è “fare l’Italia”. La questione letteraria viene messa da parte in Italia. Non occorre più dichiararsi romantici o classicisti, ma solamente se si vuole l’Unità o meno. L’Unità, fatta in maniera improvvisa ed arrangiata, porta allo scioglimento del Regno delle Due Sicilie.
Dopo l’Unità (vedi Confessioni di un italiano) la letteratura comincia a guardare all’Europa. Il grande autore di riferimento è il campano Francesco de Sanctis: riparte in lui l'idea di una modernità della letteratura.
Novecento e Futurismo
Nel Novecento nasce il Futurismo, intorno a Marinetti: l’Italia è un paese in piena decadenza, con una funzione dirompente e provocatoria (che porta alle Avanguardie), con lo scopo di abolire tutto ciò che vecchio, segnando la fine della questione, mai risolta, della modernità. Moderno è guardare lontano dalle proprie radici: “moderno” → “modernità” → “modernismo” (Chiesa).
Contemporaneo
L’autore che convive con i nostri problemi (concetto d’identità). Problema della periodizzazione: ad esempio, durante le due guerre mondiali, l’Italia interviene sempre un anno dopo rispetto lo scoppio (1915 e 1940), ma i problemi esistevano già da prima. Di quel periodo sono i romanzi di Bassani.
La letteratura nasce nell’Atene classica (da orale a scritto). Non è democratica, perché bisogna studiare, dunque avere il denaro per farlo. L’intento degli ateniesi era di rendere la letteratura democratica: per quanto fosse aristocratica, ha una propensione democratica (vedi Democrazia letteraria di Vittorio Spinazzola).
Virgilio mentre scriveva l’Eneide, pensa a Mecenate e ad Augusto. Non esisteva un mercato di lettere: non c’erano le tipografie né gli editori. Con l’arrivo della stampa tutto cambia. Le copie non sono più commissionate → problema della vendita: ad esempio, Ariosto scrive per il duca di Ferrara, ma sapeva di dover comunque vendere il suo testo (non esistevano i diritti d’autore e c’era il problema dei plagi) ai lettori della corte, uomini colti (analfabetismo → pubblico ridotto → guadagni poco alti).
Dopo l’Unità d’Italia, il primo problema è riformare la scuola → crescita esponenziale della letteratura. Oggi il mercato è all’incirca lo stesso, perché:
- La letteratura ha tempi di assorbimento molto lunghi (Montale diceva: “lo scrittore è come un porco: si pesa quando è morto”)
- Il libro è anche una merce.
Ai tempi di Virgilio o di Dante, ad esempio, il testo era un’opera non contrattualizzata. Il libro comincia a diventare una merce nel Cinquecento: L’Orlando furioso, ripubblicato tre volte da Ariosto, è un’opera. Inoltre, si inizia a fare opera di traduzione, tant’è che lo scrittore è spesso costretto a chiamare dei giovani per farsi aiutare: Dickens pensava ad un pubblico non solo inglese.
Nel Novecento è l’editore a cercare lo scrittore, non viceversa: nasce il consulente, che chiede l’esclusiva. Ad esempio, Carlo Emilio Gadda, in quindici anni, è passato per Mondadori e per Valentino Bompiani, prima di arrivare a Livio Garzanti (poteva permetterselo perché ingegnere prima di tutto).
Quindi, oggi dietro lo scrittore c’è la casa editrice. L’opera si costruisce: prima si trova la formula, perché è meno costoso, così il romanzo va pensato e lanciato prima. Ad esempio, 1Q84 dello scrittore giapponese Haruki Murakami (il titolo è un omaggio a 1984 di George Orwell: la lettera “Q” del titolo ha la stessa pronuncia del numero 9 in giapponese, ma è anche un riferimento esplicito al "Question mark", ovvero al punto interrogativo in inglese, come spiegato nel capitolo 9) è stato lanciato in modo misterioso e non se ne poteva parlare: così, si creano l’interesse ed un pubblico.
Entrando in libreria, il pubblico vede solo ciò che l’editore vuole che veda, e stessa cosa avviene nel cinema: è la pubblicità del libro. Nella letteratura globale, il libro deve essere pensato bene per poter essere diffuso in maniera internazionale. Un buon mezzo può essere il Book Trailer (utilizzato ad esempio per 1Q84): si tratta di presentazioni filmiche di libri, dove è l’immagine che conta (linguaggio internazionale), ad esempio di un oggetto che incuriosisca il pubblico, perché ormai anche la letteratura è sottoposta alla pubblicità. La letteratura è aristocratica, ci sono dei valori, i testi non sono tutti uguali.
- “Letteratura” sono I promessi sposi di Manzoni o Gli indifferenti di Moravia, cioè i classici di cui si discute nelle aule.
- “Paraletteratura” è imitazione della letteratura, ma non è così grande: è letteratura di consumo, di massa, come ad esempio Il bacio di una morta o La trasparenza dei pizzi antichi.
La differenza sta nella lingua e nello stile; cambiano la prospettiva e il punto di vista. La letteratura prende in prestito oggetti rari, che inquadrano il dettaglio (ad esempio, Gli indifferenti presenta uno stile cinematografico e utilizza parole come “dinoccolata e mal sicura”. Dai gesti, si arriva a capire la psicologia delle persone.
Ideologia e letteratura
Ideologia = mistificazione della realtà. Nel Settecento, oltre al Materialismo francese, troviamo il Sensismo, ovvero il primato delle sensazioni sull’individuo e sulla realtà. Dunque, qual è l’origine delle idee? È da rintracciare nelle sensazioni.
Quadro storico: Nel 1793 la Convenzione nazionale francese scioglie tutte le accademie e, due anni più tardi, il Direttorio istituisce un unico Istituto di Francia articolato in classi corrispondenti alle varie scienze. Dopo il colpo di Stato del 18 brumaio di Napoleone (che si farà incoronare imperatore cinque anni dopo, dando vita al Primo Impero francese) la situazione delle accademie non muta. Negli anni seguenti, Napoleone potenzia l'Istituto di Francia nei suoi rami tecnico – scientifici, necessari allo sviluppo industriale francese, diffidando invece della filosofia, considerata fonte di divisioni e polemiche. Nel 1801 Napoleone proclama il cattolicesimo religione della maggioranza dei francesi, in accordo con papa Pio VII. Nel 1802 istituisce la censura e il controllo sulla stampa. Nel 1803 decide di chiudere la classe di scienze morali e politiche dell'Instituto, considerando l'inutilità delle astratte teorie degli ideologi per lo sviluppo civile ed economico della Francia.
Gli ideologues promuovono la scienza delle idee e vengono criticati da Napoleone: l’ideologia è “metafisica nebulosa e dogmatica” e per la prima volta comincia ad assumere una valenza negativa. Nel 1857 Marx ed Engels scrivono l’Ideologia tedesca, con cui crolla definitivamente il significato positivo del termine. Esistono sei configurazioni:
- Isolazionismo sincronico (relativo allo spazio): la parte è spazialmente isolata rispetto alle altre parti, quindi avviene una mistificazione della sua natura.
- Isolazionismo diacronico (relativo al tempo): la parte è isolata rispetto alla propria storia, quindi è eternizzata e immutabile nel tempo.
- Ideologia idealistica: nell'Ideologia tedesca si conferisce il primato alle idee, i cui portatori fondamentali sono gli intellettuali; ma per Marx ed Engels è la realtà che determina il pensiero → rovesciamento della “camera oscura”.
- Ideologia soggettivista o volontarista: il soggetto può decidere la realtà a proprio piacimento (libero arbitrio); ogni individuo nasce non per sua volontà, e le sue condizioni, circostanze, necessità lo condizionano: l'oggetto (la realtà) dipende dal soggetto.
- Idealizzazione sistematica: il modo in cui la società presenta se stessa, ma solo i lati armonici e positivi, nascondendo quelli bui.
- Casualismo: rimozione dei nessi casuali e di necessità (casualismo vs causalità: il mondo non ha senso).
→ Rimozione: delle parti della storia di oggetti, rapporti materiali, lotte politiche, ecc. di condizioni, circostanze, necessità di rapporti sistematici di aspetti scomodi e crudeli di un sistema.
Idea = “unilateralità che assorbe (o assume) un comportamento invasivo verso di esso”, ponendosi come un intero, un assoluto, la totalità della realtà. Esempi:
- Teorie di Darwin → Darwinismo sociale
- Teorie scientifiche → Positivismo
- Lotta di classe
Ideologemi = elementi ideologici, corpuscoli di un'ideologia, che riguardano termini, rappresentazioni, immagini, espressioni, ecc. Gli ideologemi penetrano all'interno della letteratura, spesso senza che l'autore ne sia consapevole → dimensione inconscia mescolata alla volontà dell'autore. Spesso nemmeno il lettore lo è, ma si crea comunque una trasmigrazione dell'ideologia (dall'inconscio dell'autore all'inconscio del lettore). L'autore deve dare rappresentazione anche alle ideologie, in quanto ideologie, non come verità.
Che rapporto ha l'autore con l'ideologia che tratta? Di subordinazione o di controllo dall'alto? Quanto più un'ideologia è presente in un'opera, tanto minore è il suo valore estetico (il rapporto tra Bellezza e Verità è consolidato, non avversativo) → processo catartico: purificazione delle ideologie della visione del mondo prima di tutto dell'autore.
Per Antonio Gramsci, l'opera più grande sa dare rappresentanza dell'“insieme storico sociale”; dunque, quanto più ampio è il campo che l'opera tratta, tanto più essa è valida esteticamente. Deve penetrare nella realtà, che è anche fatta di ideologie, alle quali l'autore deve dare rappresentanza in quanto ideologie, non in quanto Verità. Importante in questo senso, è il rapporto che l'autore può avere con le ideologie: di subordinazione o di controllo dall'alto.
Auerbach e il realismo
↗ sublimis: stile aulico (gruppi sociali abbienti, i dotti) Sermo ↘ humilis: stile medio – basso (gruppi sociali subalterni) → commissione degli stili (forma e contenuto).
Il retroterra ottocentesco
Il fenomeno del brigantaggio, per almeno un quindicennio influenza le regioni centro – meridionali → il governo italiano ricorre all'esercito e alle esecuzioni sommarie. Il brigantaggio si pone in quell'insieme di problemi definito “Questione meridionale”. C'è uno stato autoritario, che impone norme e disposizioni “piemontesi” e una pesante tassazione. Con l'ascesa della sinistra al potere nel 1876, avviene anche un'abile trasformazione parlamentare, per cui le maggioranze mutano con la stessa rapidità con cui si sono formate e i gruppi non hanno più una loro fisionomia specifica. Il potere rimane sempre nelle mani della classe borghese. I cattolici non possono partecipare alle elezioni, a causa del “non expedit”, promulgato dalla Chiesa nel 1874. Questi sono i tempi della delusione risorgimentale.
Con la sinistra, ci sono state alcune aperture democratiche:
- Legge Coppino (1877): introduce l'obbligo dell'istruzione elementare (minimo due anni di corso).
- Industrializzazione delle imprese.
Nel 1882, però, l'alleanza della Triplice Alleanza con la Germania e l'Impero austroungarico, fa incrementare le tendenze antidemocratiche. Nel 1893 nasce a Genova il partito socialista italiano, che fa pubblicazioni sul quotidiano Avanti. Tra il 1876 e il 1918, avviene la Grande Migrazione di 14 milioni di abitanti.
Postmodernismo e letteratura
Il Postmodernismo è determinato da cause materiali:
- Antefatto: Rivoluzione informatica degli anni Cinquanta → diminuzione della fisicità + aumento del senso di evanescenza del mondo.
- Fatto: David Harvey fa risalire il Postmodernismo alla crisi economica del 1973 → Fordismo: basato sulle grandi produzioni e sulla catena di montaggio (conflitto tra capitale e lavoro descritto da Marx) → Postfordismo: basato sui diritti dei lavoratori → instabilità fisica degli individui → smarrimento esistenziale: l'individuo è impossibilitato a dare una programmazione alla propria esistenza → smarrimento: incapacità di comprendere il mondo, che aumenta la sua evanescenza, e l'individuo si trova a dover fare i conti con la propria precarietà fisica, che diventa anche esistenziale.
Postmodernismo = “logica culturale della precarietà”. Presunzione soggettivistica = non comprendendo la realtà, il soggetto non lo ammette, ma lo attribuisce all'oggetto, quindi i limiti del soggetto sono riversati sull'oggetto → il mondo è privo di senso e non si può trasformare.
Hegel: “ciò che è reale è razionale” (Lineamenti di filosofia del diritto) ≠ Postmodernismo: “ciò che è reale è irrazionale” e questo determina il teatro dell'assurdo in Francia, il realismo magico in America latina, la neoavanguardia in Italia, la beat generation, ecc.
Geografia della letteratura
Fino alla Seconda Guerra Mondiale, la città più importante era Firenze; poi il primato passa a Milano, la città più industrializzata, e Torino. A Milano nel 1940 si sposta Carlo Bo, poi farà il pendolare dagli anni della guerra fino alla fine della sua vita. Roma è un polo importante per la narrativa, per la rivista Nuovi Argomenti a cura di Moravia e E. S., per la presenza di molti scrittori. Nel 1984 Caproni prende la laurea ad honoris ad Urbino, ma viveva a Roma (per quanto la sua poesia riporti a Genova e a Livorno). Anche Pasolini e Bertolucci, ad esempio, vivevano a Roma. Nessuno era romano, ma Roma era un centro gravitazionale nella vita culturale italiana. Poi però tutti pubblicavano a Milano, sede di editori.
Decadentismo
Benedetto Croce ne aveva dato una definizione dispregiativa, contro l'irrazionalismo; poi perderà questo connotato negativo e il termine verrà usato per definire un'età. Il Decadentismo è un periodo, ma anche una categoria, in quanto rappresenta un particolare modo di rapportarsi con la realtà. Ma come nasce il Decadentismo? Dall'Estetismo e dalla crisi del Positivismo, dunque, dai limiti del reale → poesia = strumento di conoscenza, influenzato dalla musica.
Qual è il legame tra decadenza e morte? I decadenti restano affascinati dalle epoche in decadenza, dall'ossessiva contemplazione della morte, dalla stanchezza dei sensi, dalla femminilità perditrice.
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Monografico Secondo semestre di Letteratura italiana moderna e contemporanea - La letteratura antagonista